“Io avrò cura di te”, già diversi gli operatori sanitari accolti nelle strutture diocesane: le storie e le testimonianze

È un vero «ripensamento dell’accoglienza» quello in atto in alcune delle strutture caritative della diocesi. Ci tiene a sottolinearlo don Pierluigi Codazzi, responsabile di Caritas Cremonese. «I centri nati per l’accoglienza delle fragilità – sottolinea – oggi a loro volta accolgono persone che si sono messe a disposizione per aiutare gli altri». Medici e infermieri giunti da altre regioni d’Italia per supportare il sistema sanitario locale in questo periodo di emergenza.

 

Cremona, Casa di Nostra Signora

«Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo». Lettera agli Ebrei, versetto secondo. E non solo. Anche l’idea alla base di «Io avrò cura di te», progetto di accoglienza attivato dalla Diocesi di Cremona per offrire alloggio gratuito a operatori sanitari giunti sul territorio per prestare servizio presso gli ospedali locali o impossibilitati a rientrare a casa per evitare il contagio dei familiari.

«Prendersi cura significa preoccuparsi per qualcuno e nello specifico cerchiamo di ricambiare la sollecitudine che queste persone stanno dimostrando nei nostri confronti». A parlare è Nicoletta D’Oria Colonna, responsabile di «Casa di Nostra Signora», struttura di accoglienza femminile della Caritas che, dal 2014, ospita donne in situazione di fragilità e da qualche settimana, con loro ma in ambienti separati, una decina tra dottoresse e infermiere provenienti da diverse città italiane.

Come Elisa Violi, infermiera pediatrica di 25 anni, calabrese ma domiciliata a Torino. «Sono venuta a Cremona vista la situazione critica che avvolge gli ospedali lombardi. Dopo essere stata contattata dall’ospedale di Cremona, tramite il personale amministrativo, sono venuta a conoscenza della possibilità di soggiornare a Casa di Nostra Signora, che ha offerto gratuitamente degli alloggi per noi operatori sanitari, gesto molto apprezzato, data la mole di stress psicologico e fisico che affrontiamo tutti i giorni».

O come Silvia Ianni, 45 anni, infermiera a partita iva, che a Roma, dove vive, ha lasciato i genitori anziani e il servizio prestato come volontaria con i ragazzi del quartier Quarticciolo, periferia che non esita a definire «dura». «I primi di marzo ho mandato disponibilità immediata, il 17 sono stata contattata e dopo un paio di giorni ero in reparto a far visite e notti. Ho trovato una città in guerra, ospedale reinventato, un altro costruito nel parcheggio e soprattutto ferite già profonde. E poi tanto coraggio, tanti grazie e pure accoglienza». Così ci racconta. E prosegue «Non vado via. I sanitari locali stanno pagando un prezzo troppo alto per lasciarli soli».

Anche questa è accoglienza presso Casa di Nostra Signora. Non solo lo stress generato dalla difficile situazione di stallo e di convivenza forzata tra realtà delicate, ma anche scambio continuo tra le diverse storie che si intrecciano in un groviglio di umanità in divenire.

«Sembra un controsenso accogliere in un momento in cui ci viene chiesto di isolarci – dichiara ancora Nicoletta D’Oria Colonna – ma la vicinanza finalmente sembra essere riscoperta come valore imprescindibile dopo decenni di individualismo esasperato». Vicinanza su più fronti e a tutti gli effetti. Non solo materiale, ma anche psicologica e spirituale. Vicinanza tra chi non ha una stabilità economica, una famiglia, una casa, un lavoro (sono trenta le ospiti della struttura che vanno da madri con bambini anche neonati a ultra ottantenni) e chi ha scelto liberamente di lasciare la famiglia, la casa, i propri affetti per un bene più grande, per rispondere alla vocazione che chiede di essere medico del malato, prossimo del bisognoso. E oggi Cremona e i suoi malati di coronavirus diventano «l’occasione di incontro con la vulnerabilità dell’altro che suscita in noi la cura, come il malcapitato fa buono il Samaritano».

Oggi più che mai ci si sente tutti figli dello stesso Padre, tutti ugualmente fragili. La donna, sia essa sola per mancanza o per scelta. Pur sempre donna che dà la sua vita per difendere quella dell’altro, nel riconoscimento che «solo il gesto che difende la vita la moltiplica, la avvalora».

E oggi più che mai risuonano profetiche le parole di papa Francesco quando l’8 marzo 2019, in occasione dell’incontro con una delegazione dell’American Jewish Committee, dichiarava: «La donna è colei che fa bello il mondo, che lo custodisce e mantiene in vita. Vi porta la grazia che fa nuove le cose, l’abbraccio che include, il coraggio di donarsi».

Sara Pisani

 

Cremona, Casa dell’Accoglienza

Se a Casa di Nostra Signora l’ospitalità è rivolta alle donne, in una parte riservata dalla Casa dell’Accoglienza, sempre a Cremona, c’è la possibilità di accogliere una decina di uomini. Già più della metà dei posti è occupata.
Un doveroso impegno che è anche implicito ringraziamento per la generosa disponibilità garantita da questi professionisti. «Mi piace in questo senso ricordare – continua don Codazzi – anche la disponibilità data per l’alloggio dal parroco di Monticelli d’Ongina, in casa parrocchiale. Una opportunità che al momento non abbiamo potuto sfruttare in quanto i medici e gli infermieri che attualmente ospitiamo non sono muniti di mezzi di trasporto propri e dunque gli spostamenti sarebbero difficoltosi». «In queste ore – conclude il direttore della Caritas – siamo stati contattati anche da un medico residente fuori città e che lavora all’ospedale di Cremona, interessato a poter avere un punto di appoggio fuori casa, per garantire maggiore sicurezza ai propri familiari».

 

Caravaggio, Centro di spiritualità del Santuario

In prima fila anche il Santuario di Caravaggio che ha aperto gli ambienti del Centro di spiritualità per la accoglienza di medici e operatori sanitari accorsi in rinforzo alle locali strutture ospedaliere. «In collegamento con la Caritas diocesana – precisa il rettore del Santuario, mons. Amedeo Ferrari – siamo stati invitati a contattare gli ospedali per sondare le necessità ed è emersa una condizione di bisogno presso i presidi di Treviglio-Caravaggio e Romano di Lombardia. La nostra disponibilità ad accogliere e ospitare gratuitamente i sanitari giunti a rinforzo da ogni parte d’Italia è totale e così sarà per tutta la durata dell’emergenza sanitaria».  Sono cinque i medici che hanno finora trovato ospitalità: professionisti con varie specializzazioni come biologi di laboratorio, chirurghi, dentisti e anestesisti. «Provengono da Napoli, Roma, Bergamo, Pistoia e Senigallia  – spiega ancora il rettore – hanno risposto alla richiesta di volontari e la loro giornata è sempre molto piena, assorbiti come sono dall’enorme e duro  lavoro ospedaliero e dalla loro grande responsabilità». Si tratta di un servizio prezioso quello offerto dal Santuario,  che riesce a trasformarsi in una esperienza arricchente per tutti. «Capita di parlare con loro e di ragionare un attimo su quanto sta accadendo – conclude il sacerdote –, si mostrano preoccupati ma testimoni di speranza e di coraggio».

Marco Galbusera

 

Come sostenere il progetto

È possibile sostenere il progetto «Io avrò cura di te» con un versamento su conto corrente postale 68411503 o bancario (Iban IT 57 H 05156 11400 CC054 0005161) intestati a «Fondazione San Facio onlus» e indicando la causale «Io avrò cura di te 2020». Informazioni e donazioni anche presso gli uffici della Caritas diocesana.

A Cremona la possibilità di accoglienza per le donne è presso Casa di Nostra Signora di via Ettore Sacchi (info al 334–1062553, e–mail cns@serviziaccoglienza.it), per gli uomini all’interno della Casa dell’Accoglienza di viale Trento e Trieste (335–354429, donpiercr@gmail.com). Disponibilità è stata garantita anche a Caravaggio, presso il Centro di spiritualità del Santuario (centralino 0363–3571, info@santuariodicaravaggio.org).

La presentazione del progetto

 


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