Intorno all’opera/16 – La Trinità della Pieve di Soncino

Sopra l’antico fonte battesimale, c’è un affresco degli inizi del XVI secolo raffigurante la Santissima Trinità. La particolarità iconografica con le Tre Persone assolutamente identiche, secondo la più diffusa rappresentazione medioevale in luogo di quella più recente del Padre, del Figlio e della Colomba dello Spirito Santo, indussero l’autorità ecclesiastica nell’età della Controriforma a far coprire l’immagine, che venne ritrovata solo nel 1843 durante i lavori di rifacimento della cappella della Trinità.

Benché anonimo, l’autore di questo affresco – peraltro molto ridipinto – dovrebbe essere un pittore soncinese degli inizi del Cinquecento e potrebbe trattarsi di Alberto Scanzi o del giovane figlio Francesco, secondo le attribuzioni del prof. Mario Marubbi.
Infatti la più recente e moderna iconografia della Trinità, che ha nell’affresco del Masaccio nella cattedrale fiorentina un mirabile esempio, mette al centro della nostra riflessione la distinzione dei ruoli del Padre, del Figlio e del Paraclito, mentre la più antica iconografia, che possiamo ritrovare nei lacerti ritrovati nella chiesa di S. Maria maggiore in città alta a Bergamo o nella sinopia del monastero milanese di Viboldone, come in tante altre chiese italiane ed europee, mette al centro della meditazione il tema teologico delle tre persone uguali ma distinte.

Sedute allo stesso tavolo davanti a tre calici, tengono con la mano sinistra un libro, mentre con l’altra benedicono. Certo l’imprudente restauro degli anni ottanta dello scorso secolo ha contribuito a far perdere bellezza e plasticità, ma il dipinto introduce un tema a noi caro che ci sembra consegnato solo all’iconografia delle icone ortodosse che tanto piacciono ultimamente e che invadono la nostra spiritualità contemporanea. Basti pensare a quella famosissima di Rublev, dove i tre Signore dialogano tra loro proprio davanti a un’unica coppa.

Nell’antica Pieve di Soncino, nella nostra diocesi, contrastando le antiche eresie come quella ariana, dipingevano sopra il fonte la Trinità, perché nel sacramento siamo battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, tre persone uguali, ma distinte.

don Gianluca Gaiardi

incaricato diocesano per i Beni culturali