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Inaugurato il «Centro donna» di Casa Famiglia Sant’Omobono

Nel 1197, Omobono Tucenghi, famoso mercante dal passaporto cremonese, moriva durante la celebrazione della messa nella chiesa di Sant’Egidio. Attorno alla sua figura si sono raccolte decine di storie di carità verso il prossimo e di prodigi miracolosi. Ma la traccia che Omobono ha lasciato è più profonda di quanto l’agiografia lasci intendere. Sull’opera esemplare del Santo si è costruito il braccio forte di una città votata a soccorrere chi è in difficoltà.

La Fondazione Sant’Omobono Onlus ne dà la dimostrazione portando alto il suo nome. Soccorre da anni le donne in difficoltà. Ci riesce grazie all’impegno sempre attivo di educatori e volontari, insieme all’intera collettività, cattolica e laica. La Casa Famiglia di via degli Ippocastani 14 accoglie ragazze con problematiche legate alla maternità e all’integrazione sociale; lo fa attraverso aiuti immediati, iniziative e stimoli sempre nuovi.

La festa del Santo patrono è stata l’occasione per inaugurare ufficialmente le attività del Centro Donna all’interno di uno spazio che per una singolare casualità numerica è situato al civico 13 di via degli Ippocastani, appena di fronte alla Casa Famiglia.

Si tratta di uno spazio aperto a tutte le donne, qualunque sia la loro etnia, estrazione sociale e credo religioso. Vengono realizzati, a cadenza settimanale, laboratori di ogni tipo: sono attivi già dal mese di ottobre due nuovi corsi di alfabetizzazione (di livello base e avanzato) che rispondono all’esigenza di accostare all’italiano scritto e orale le donne immigrate da poco e un corso di attivazione corporea che unisce la ginnastica dolce alla danza, per mezzo di esercizi collettivi utili a finalizzati a prendersi cura del proprio corpo. Sono infine in cantiere altre attività riguardanti l’educazione alla cittadinanza, la cucina e il teatro sociale.

L’accoglienza diventa la chiave di volta per un efficace scambio culturale con l’Altro-da-sé. E l’Altro non è necessariamente chi arriva da un altro paese e parla un’altra lingua; l’Altro è anche il conterraneo che ha perso la fiducia nelle proprie possibilità e ha bisogno di riconquistare la dignità.

Se però in questo periodo storico l’emergenza porta a soccorrere soprattutto a chi sfugge da una miseria più lontana, meno conosciuta ai nostri occhi, ecco che la Casa Famiglia allarga lo sguardo e le braccia, e lo fa senza indugiare.
A benedire il nuovo spazio non poteva mancare mons. Dante Lafranconi, al termine del suo incarico nella diocesi di Cremona.

Oltre al Presidente della Fondazione, Gabriele Panena, e alla Direttrice della Casa Famiglia, Paola Bignardi,  sono intervenuti alla manifestazione anche il Sindaco Gianluca Galimberti e Barbara Manfredini, Assessore alla Città Vivibile e alla Rigenerazione Urbana. Presente anche la prof. Silvia Corbari, presidente diocesana di Azione Cattolica. Con loro, oltre alla comunità religiosa e laica, anche le donne e le mamme ospiti della casa famiglia, provenienti dalle più diverse zone del mondo: dalla Somalia alla Costa d’Avorio, dalla Nigeria alla Cina passando per la Romania. Alcune sono state le protagoniste di un video di danza, altre hanno dato manforte in cucina, altre ancora si sono preoccupate di documentare l’evento scattando fotografie.

Tutte le ospiti si sono lasciate coinvolgere con entusiasmo. Una giovane nigeriana, arrivata da poco, ha chiesto impacciata e in inglese se per caso questo signore, Sant’Omobono, fosse ancora vivo. “Vivissimo”, è stata la risposta di qualcuno. E a giudicare dall’atmosfera di grande solidarietà e condivisione che si è respirata per tutto il giorno in Casa Famiglia, si direbbe che aveva proprio ragione.

Queste donne hanno partecipato, giocato, sorriso. Sono azioni minime, ma che rapportate alle loro storie difficili diventano segnali forti per la vita. Come a dire che loro, le donne, di sicuro non si arrenderanno.