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Inaugurata al Museo diocesano la mostra “Giuseppe Vertua. Vedutista cremonese”

«Le opere esposte sono il racconto di una cultura, un vissuto che intercetta la fede». Don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano per i Beni culturali, ha presentato con queste parole la mattina di sabato 16 settembre la mostra dedicata a “Giuseppe Vertua. Vedutista cremonese” in occasione dell’inaugurazione presso il Museo diocesano di Cremona dove sarà visitabile sino al 19 novembre.

Si tratta di una retrospettiva dal sapore tutto locale, infatti «tutti i quadri di Vertua – ha spiegato la curatrice Raffaella Poltronieri – si trovano in città o al massimo in provincia» e rappresentano sulla tela squarci di vissuto ottocentesco, scorci di vie e chiese cittadine o folgoranti paesaggi di campagna su cui svetta il Torrazzo e il Duomo. Ben 19 le opere dell’autore esposte (7 prestate dal Museo civico, le altre da privati) insieme a un quadro di Giuseppe Canella e uno di Giulio Gorra, autori a lui vicini.

L’apertura del percorso espositivo, realizzato grazie alla collaborazione con la Camera di Commercio, con il gallerista Pietro Quattriglia Venneri, diversi sponsor e collezionisti privati, sabato è stata preceduta dalle parole di don Gaiardi, di Giandomenico Auricchio della Camera di Commercio, di Venneri e della curatrice davanti al vescovo Antonio Napolioni, al curatore del Museo diocesano Stefano Macconi, all’assessore alla cultura del Comune di Cremona Luca Burgazzi e a un pubblico raffinato, per certi versi già a conoscenza di alcune delle opere del pittore. Ma non di tutte, perché cinque sono inedite, come la veduta di Santa Lucia del 1858.

Pensata e studiata da due anni, la mostra si è avvalsa di ricerche d’archivio che hanno consentito di tratteggiare la figura di un pittore la cui “famiglia qualunque”, priva di titoli nobiliari, è stata ricostruita dalla fine del 1700. «Il nonno vendeva formaggi in corso Pietro Vacchelli – ha detto Poltronieri –, il padre era un musicista, la madre vendeva tabacchi e il giovane Felice la aiutava in bottega, un cugino era un parrucchiere, un altro vendeva cappelli». Non dunque un pittore di professione, ma un autodidatta che si nutriva però di salotti e amicizie con musicisti (tra cui Giuseppe Verdi), pittori e famiglie nobiliari dell’epoca. Vertua ha infatti lavorato su commissione per casate conosciute a Cremona come i Trecchi o i Manna (attualmente in possesso di tre opere in mostra).

Il percorso segue un ordine cronologico che evidenzia alcuni guadagni della maturità. Si parte con quadri di piccole dimensioni per arrivare a vedute più grandi, ma anche maggiormente indipendenti dalle influenze di altri artisti. Curiosa la presenza di due ovali dal soggetto letterario, dedicati cioè alla vicenda dell’Orlando furioso.

Ad accompagnare la mostra una monografia che ricostruisce la storia di Vertua.

 

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