Il Vescovo al novello sacerdote don Arrigo Duranti: «Benedici, ricorda, dai» (VIDEO e FOTO)

L’augurio e insieme il programma per la vita da sacerdote di don Arrigo Duranti, il vescovo Antonio Napolioni l’ha voluto riassumere in tre atteggiamenti: «Benedici, ricorda, dai». Tre verbi ispirati dalle letture della solennità del Corpo e Sangue di Cristo, nel cui contesto, nella serata di sabato 22 giugno nella Cattedrale di Cremona si è svolta l’ordinazione presbiterale di questo giovane, originario di Soncino, della parrocchia di S. Maria Assunta e S. Giacomo Apostolo.

«Il sacerdozio ministeriale – ha subito voluto precisare il Vescovo – non è un fatto privato, non è un premio, non è una professione, non è la semplice realizzazione di un sogno, ma è un’esperienza di comunione, con Cristo e con i fratelli». A cominciare da quelli della famiglia presbiterale nella quale è entrato a far parte.

Numerosi i sacerdoti che hanno concelebrato la solenne liturgia, alla presenza anche del vescovo emerito Dante Lafranconi. Insieme al parroco di Soncino, don Giuseppe Nevi, che ha accompagnato all’altare il diacono Arrigo, c’erano gli educatori del Seminario, a cominciare dal rettore don Marco d’Agostino che, dopo il Vangelo, ha chiesto formalmente l’ordinazione di don Duranti, che poco prima aveva pronunciato il proprio «Eccomi!».

La Messa, animata con il canto dal coro della Cattedrale, con il supporto del gruppo liturgico San Pio V di Soncino e di alcuni ottoni, è stata servita all’altare dai compagni di Seminario. Presenti anche diversi diaconi permanenti e don Francesco Mazza, diacono della Diocesi di Fidenza che insieme a don Arrigo ha vissuto gli anni di studio nel Seminario di Cremona: per lui l’ordinazione presbiterale il 29 giugno prossimo nella Cattedrale di S. Donnino.

Nell’omelia mons. Napolioni si è rivolto a don Arrigo con tre particolari sottolineature. Non prima però di aver ricordato che il «vero protagonista», «sacerdote per sempre», è Cristo Signore.

La figura di Melchisedek (Gen 14,18-20) è stato lo spunto per ricordare che è «Dio che sempre ci benedice, che ha creato benedicendo, che dicendo il bene ha fatto il bene, che ha reso l’uomo capace di benedirlo». «Tu possa essere sempre in mezzo a questo flusso di benedizioni reciproche – ha detto mons. Napolioni a don Arrigo -: tu possa essere capace di provocarlo. Parlando a Dio degli uomini, per avere la sua benedizione. E parlando agli uomini di Dio, perché lo lodino e lo ringrazino dei suoi benefici». E ancora: «Possa la tua vita e la tua parola essere una benedizione. Con semplicità. Non ti sarà chiesto di fare miracoli, ma di trasmettere ciò che hai ricevuto».

Della seconda lettura (1 Cor 11,23-26), in cui san Paolo propone «le parole che ci consegnano la memoria fondativa della vita cristiana», quelle della consacrazione del pane e del vino, il Vescovo ha voluto in particolare soffermarsi su un passaggio: «ogni volta». «Significa – ha affermato – che ogni Messa sarà una sfida». Il riferimento non tanto per le parole da pronunciare nell’omelia o per l’esteriorità della liturgia, quanto piuttosto per quel pane affidato nelle mani. «Non si finisce mai di stupirsene! Di riconoscere che questo è davvero tutto per noi! Se togliamo la Messa non rimane niente!», ha affermato mons. Napolioni prima di metter in evidenza un particolare: come l’atteggiamento di Papa Francesco cambi radicalmente durante la Messa, con un riferimento, tutto personale, alla recente visita di Francesco a Camerino. «Ogni volta che prendiamo in mano l’Ostia da sacerdoti – ha continuato – noi annunciamo la morte del Signore finché egli venga. E chi sta a contatto con la morte di Gesù entra a contatto più vero con le vicende della vita degli uomini: con le pagine più drammatiche, con gli eventi più indecifrabili».

E qui il passeggio al terzo spunto di riflessione, con il «Grande Maestro» che nel Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Lc 9,11b-17) esorta i discepoli: «voi stessi date loro da mangiare». «Il Regno di Dio è sempre possibile – ha affermato mons. Napolioni –. Nulla può impedire la crescita del Regno». E ha continuato, rivolto a don Arrigo: «Tu dai, tu comincia a spezzare il pane, tu non fare i conti… il  buon senso ci vuole, ma non sempre può avere l’ultima parola. Qui ha l’ultima parola la presenza di Cristo e la sua missione agli apostoli». E pensando alle dodici ceste di avanzi ha detto: «Di grazia di Dio ce n’è d’avanzo, sempre nella storia del mondo. Di amore di Dio ce n’è d’avanzo. Sta a noi di farla a pezzetti, sta a noi distribuirlo, sta a noi non esserne padroni, sta a noi non chiuderlo a chiave, sta a noi di non impedire a Dio di benedire gli uomini e insegnare agli uomini di ritrovare il dialogo con Dio».

E ha concluso: «Stai tranquillo, non ti mancheranno mai folle (non tanto in chiesa, ma per le strade) e non ti mancherà mai la Parola del Signore. Fa’ che tutto questo si incontri nei tuoi giorni e davvero anche tu sarai una piccola cellula di quel “sacerdote per sempre” che è Cristo Signore».

Dopo l’omelia don Duranti si è portato sull’altare, dove la celebrazione è continuata con l’interrogazione circa gli impegni da assumere come sacerdote e l’atto di obbedienza. Poi il sempre suggestivo canto delle litanie dei santi mentre don Arrigo si è prostrato a terra. Subito dopo il momento più solenne: l’imposizione delle mani. Il gesto compiuto dal vescovo Antonio è stato poi compiuto anche dell’emerito Lafranconi e da tutti i presbiteri presenti.

Poi i riti esplicativi: la vestizione con la casula, l’unzione con l’olio del Crisma e la consegna del pane e del vino. Infine l’abbraccio di pace con il Vescovo e tutti gli altri sacerdoti.

La celebrazione è continua con la liturgia eucaristica: la vera prima Messa di don Arrigo concelebrata con i vescovi Antonio e Dante e con i nuovi fratelli presbiteri.

Dopo la Messa, l’abbraccio festoso di amici e parenti in piazza S. Antonio Maria Zaccaria.

Nella mattinata di domenica 23 giugno, alle 10, nella Pieve di Santa Maria Assunta, a Soncino, il novello sacerdote celebrerà la sua Prima Messa e in serata la processione del Corpus Domini.

 

Photogallery 1 (fotoservizio Chiodelli)

Photogallery 2

 

 

Il libretto della Messa di ordinazione presbiterale di don Arrigo Duranti

 

Chi è don Arrigo Duranti

Classe 1990, ordinato diacono il 29 settembre scorso, Arrigo Duranti è originario della parrocchia S. Maria Assunta e S. Giacomo Apostolo in Soncino.

La sua è una vocazione scoperta in giovanissima età, sin da bambino, quando a sei anni il parroco gli chiese se voleva fare il chierichetto. Una proposta rivolta a lui come a tanti altri, ma che per Arrigo ha da subito avuto un significato speciale: così dal servire quotidianamente la Messa all’entrata in Seminario il passo è stato breve.

Duranti ha vissuto l’esperienza del Seminario minore dal 2004 al 2010 frequentando un anno il liceo Vida e successivamente l’istituto tecnico Einaudi a indirizzo sociale.

Rientrato nel 2012 nella classe propedeutica, ha svolto il suo servizio pastorale presso la parrocchia della Beata Vergine del Roggione (Pizzighettone). In prima e seconda Teologia ha servito la comunità di Spinadesco, animando anche le attività del Centro diocesano vocazioni. In terza teologia ha prestato servizio presso la parrocchia di Casalbuttano e in quarta presso la comunità della Beata Vergine di Caravaggio in Cremona. Lo scorso anno ha svolto la sua esperienza pastorale presso le parrocchie di Casalmaggiore, dove quest’anno ha svolto il ministero diaconale.

Don Duranti fa parte dell’Unitalsi cremonese e come barelliere negli ultimi anni ha prestato il suo aiuto agli ammalati in diversi pellegrinaggi, in particolare a Lourdes.