Il Vescovo ai funerali di don Braggiè: «La solitudine, che può essere vista come apparente libertà, né ci conserva né ci custodisce»

Chiesa parrocchiale di San Zeno gremita di fedeli nel pomeriggio di mercoledì 5 giugno per l’ultimo saluto a don Sante Braggié, morto improvvisamente nella serata di sabato 1° giugno, all’età di 59 anni (ne avrebbe compiuti 60 fra pochi giorni), all’ospedale di Fermo dove il sacerdote originario di Cassano d’Adda si trovava ricoverato. Don Sante viveva da un anno a Montedinove (AP), presso i frati minori conventuali, per un periodo di formazione permanente ed avrebbe ripreso il suo ministero dopo l’estate.

A celebrare le esequie, alle 15, è stato il vescovo Antonio Napolioni. Accanto a lui il vescovo emerito Dante Lafranconi, il vicario generale don Massimo Calvi e una trentina di sacerdoti.

Fra i banchi, oltre ai famigliari, c’erano i sindaci di Fontanella (Mauro Brambilla), di Barbata (Vincenzo Trapattoni) e di Casaletto di Sopra (Roberto Moreni), comunità alla quali don Sante è stato legato.

«Dio ha voluto con sé don Sante nel suo abbraccio – ha detto monsignor Napolioni all’inizio Messa –. In questo giorno di dolore, guardiamo avanti, guardiamo al suo ingresso nel regno di Dio». Parole di speranza che il Vescovo ha ripreso anche nell’omelia. “La parola di Dio – ha spiegato – viene a restituirci la luce che si traduce per noi in gratitudine e speranza. E don Sante può andare orgoglioso della compagnia della Parola del Signore, quel Signore che ora lo custodisce e lo consola come custoditi, consolati e conservati lo siamo anche tutti noi».

«Ho incontrato don Sante nel suo momento più fragile – ha proseguito mons. Napolioni – e ringrazio Dio per coloro che si sono presi cura di lui».

Di don Braggié il Vescovo ha sottolineato anche l’esperienza francescana. «È stato per lui un anno di luce – ha spiegato – nel quale ha gioito, ha lavorato e ha cantato le lodi del Signore riscoprendo l’appartenenza alla diocesi che nei prossimi mesi, ora posso dirlo, lo avrebbe visto a Castelleone, come collaboratore. Con lui avevo fatto un patto: di non ricadere più nella trappola della solitudine. Questo deve essere il testamento spirituale che ci lascia: la solitudine, che può essere vista come apparente libertà, non ci conserva né ci custodisce, mentre la fraternità è la vera medicina. Qui a Cassano aveva celebrato la sua prima messa e qui oggi lo riconsegniamo a Dio, davanti a tanti fedeli, con fiducia e gioia, la stessa gioia che ho percepito nella sua voce solo qualche giorno fa, quando l’ho sentito per telefono mentre si trovava in ospedale. Fidiamoci quindi di Dio e non rimarremo delusi».

Dopo la preghiera dei fedeli il Vescovo è tornato brevemente sul concetto del reciproco aiuto. Una raccomandazione, la sua, che ha tenuto particolarmente a sottolineare. «Tutti i volti di una comunità – ha precisato – aiutino ciascuno a prendersi cura di sé e degli altri».

Al termine della messa il parroco di Cassano, mons. Giansante Fusar Imperatore, insieme ad alcuni altri sacerdoti, ha accompagnato la salma verso il cimitero di Cassano per la tumulazione.

Photogallery della celebrazione

 

Il ricordo a Montedinove

Don Sante Braggiè è stato ricordato anche con una Messa di suffragio dalla comunità dei Frati Minori Conventuali di Montedinove (AP), dove aveva recentemente vissuto un periodo di formazione permanente.

 

 

Profilo di don Sante Braggiè

Don Sante Braggiè, nato a Conselve, in provincia di Padova, il 13 giugno 1959, è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1983 mentre risiedeva a Cassano d’Adda. È stato vicario a Fontanella (1983-1993), poi a Sant’Ambrogio in città e contemporaneamente incaricato per il Cimitero Civico (1993-2000). Per un anno (2000-2001) è stato cappellano dell’Ospedale di Treviglio-Caravaggio, quindi vicario a Soncino (2001-2006). Nel 2006 la nomina a parroco di Casaletto di Sopra e Melotta. Dal 2015 al 2017 è stato collaboratore parrocchiale dell’unità pastorale del Boschetto – Migliaro, a Cremona, e cappellano del Cimitero cittadino.