Il Vescovo a Vicobellignano nel ricordo di san Vincenzo Grossi: «Siamo tutti chiamati alla santità, cioè a una vita nel Signore»

Domenica 7 novembre, nella memoria liturgica di san Vincenzo Grossi, il sacerdote pizzighettonese fondatore delle Figlie dell’Oratorio che a Vicobellignano è stato parroco dal 1883 sino alla morte (avvenuta il 7 novembre 1917), il vescovo Antonio Napolioni ha celebrato l’Eucaristia nella chiesa parrocchiale di Vicobellignano, affiancato dal parroco don Gabriele Bonoldi e da don Franco Vecchini, parroco emerito residente in paese.

«Siamo qui per ricordare insieme il giorno in cui san Vincenzo raggiungeva quel Gesù che aveva amato e cercato di fare amare da tutti – ha detto don Bonoldi all’inizio della celebrazione -. Lo aveva fatto con la parola, i sacramenti e la vita. In lui affidava pensieri e propostiti. Spetta a noi non lasciar spegnere quella luce di santità che ha brillato in questa chiesa».

Dopo aver confidato il piacere nel vedere un’intera comunità «dal passeggino al bastone» riunita tutta in chiesa, il vescovo Napolioni si è soffermato sulla Parola del giorno per comprendere meglio la vicinanza dei Santi, in particolare alla comunità insieme alla quale hanno vissuto buona parte della loro vocazione.

«Noi facciamo la festa ai santi – ha detto monsignor Napolioni – ma alla fine ci incontriamo tutti nel Signore Gesù, unico figlio di Dio che ha dato la vita per noi e continua a darci gioia e speranza». È sull’esempio testimoniato dai profeti, sia vetero-testamentari (come il profeta Elia della seconda lettura) che contemporanei (come san Grossi), che «siamo tutti chiamati alla santità con San Vincenzo Grossi, cioè a una vita nel Signore. E, qualunque sia la nostra vocazione, a spenderci totalmente».

Avvicinando quindi la figura di san Vincenzo Grossi a quella del profeta Elia, monsignor Napolioni ha proseguito: «Gli assomiglia perché come lui era convincente portatore della forza di Dio. Entrambi infatti hanno combattuto contro i falsi profeti con le armi di Dio che sono l’essergli fedele e l’avere pazienza».

Quali sono state dunque le iniziative prese dall’allora don Vincenzo per rendere la parrocchia una bella comunità? «Attirare i giovani, le donne, gli animatori, i catechisti e gli allenatori. Dando a ciascuno il suo spazio in comunità. E soprattutto inventando nel 1885 la Congregazione delle Figlie dell’Oratorio».

Dove ha trovato san Vincenzo la forza del suo coraggio? «Nella preghiera costante davanti a questo altare, in questa chiesa in cui per tanti anni don Vincenzo rimaneva solo a pregare e ritrovava la forza per essere un convincente testimone della sua esperienza di fede».

Da ultimo, soffermandosi sul Vangelo della povera vedova che dona la sua unica moneta, il Vescovo ha fatto un appello ai numerosi bambini e ragazzi presenti alla celebrazione: «Promettetemi che non butterete mai più il pane che avanza in tavola. Il pane non si butta mai, sprecare oggi nel mondo è un delitto!». E, fuor di metafora, ha concluso dicendo: «La parrocchia povera assomiglia alla vedova. Come si fa a essere una bella comunità? Se ognuno mette la sua monetina, se ognuno mette se stesso. Allora – ha terminato – che ne dite di mettere tutta la vostra gioia, i nostri sogni e il vostro futuro nel tesoro della comunità?».

Alla celebrazione – che è stata animata con il canto dalla corale parrocchiale diretta dal maestro Maurizio Monti, con all’organo il maestro Vittorio Rizzi – ha preso parte anche una rappresentanza delle Figlie dell’Oratorio, l’istituto religioso fondato da san Vincenzo Grossi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Vincenzo Grossi

San Vincenzo Grossi nacque il 9 marzo 1845 a Pizzighettone (Cremona) da una umile famiglia. A diciannove anni nel 1864 entrò nel nostro Seminario e fu ordinato sacerdote il 22 maggio 1869. Da allora tutta la sua attività pastorale si svolse in diverse parrocchie della nostra Diocesi (fu successivamente vicario a S. Rocco di Gera di Pizzighettone, a Sesto Cremonese, economo spirituale a Ca’ de Soresini). Nel 1873 fu nominato parroco di Regona di Pizzighettone e nel 1883 passò a Vicobellignano. Tutta la sua vita fu spesa nel ministero pastorale: animazione delle comunità a lui affidate, predicazione di missioni al popolo, formazione spirituale delle coscienze, attenzione ai poveri, educazione dei fanciulli e dei giovani. Per aiutare i sacerdoti nella catechesi e nella formazione umana, soprattutto della gioventù femminile, don Vincenzo cominciò a raccogliere attorno a sé delle giovani, con le quali diede vita all’Istituto delle Figlie dell’Oratorio. Morì a Vicobellignano il 7 novembre 1917. Fu canonizzato da papa Francesco il 18 ottobre 2015.

 

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