Il Cattedrale il ricordo dei vescovi cremonesi, «grandi debitori d’amore»

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«L’amore ricevuto è tanto e l’amore restituito non basta mai». Con queste parole monsignor Antonio Napolioni ha ricordato i vescovi che nel corso dei secoli hanno guidato la Chiesa cremonese. L’occasione è stata la Messa in suffragio dei vescovi cremonesi presieduta come tradizione in Cattedrale all’indomani della commemorazione di tutti i fedeli defunti. A concelebrare l’Eucaristia, nel pomeriggio di mercoledì 3 novembre, anche il vescovo emerito Dante Lafranconi e i canonici del Capitolo della Cattedrale.

La riflessione del vescovo Napolioni nell’omelia si è sviluppata intorno all’amore ricevuto nella vocazione episcopale: «Le parole dell’epistola di Paolo illumina perfettamente la memoria dei tanti vescovi che mi hanno preceduto e che sono già nella pace eterna – ha spiegato mons. Napolioni –. Il vescovo è un grande debitore d’amore. Verso il Signore prima di tutto, perché quando lo chiama ad essere successore degli apostoli e guida del popolo di Dio attira un uomo in una vicinanza e intimità che porta a compimento la chiamata del Vangelo».

Il pensiero è quindi andato all’incontro con i tanti fedeli che il vescovo avvicina nel proprio ministero: «Il legame con la gente è un modo sacramentale di stare nella realtà, perché di qui si acquisisce uno sguardo di fede e una sensibilità spirituale che permette di riconoscere il Signore ovunque». E ancora: «Del rapporto con Dio noi vescovi non possiamo essere possessori unici. Un debito d’amore verso il Signore che si estende al proprio popolo e alla propria Chiesa».

La figura dei sacerdoti diocesani è stata poi al centro della riflessione: «Nonostante un declino dell’autorevolezza della Chiesa, percepisco tanta fiducia e credito da parte delle persone verso chi ha il compito di spezzare il pane della Parola, testimoniare che Cristo è risorto e tenere unita la comunità. Nella consapevolezza che questo debito d’amore non verrà mai onorato completamente, perché si lascia sempre qualcuno scontento – ha quindi proseguito mons. Napolioni -. Conta il cercare insieme la volontà di Dio e la strada da intraprendere: in questo ogni vescovo conta tantissimo sulla vicinanza dei suoi preti. Non è un rapporto umano di obbedienza, ma una scommessa umana e cristiana che rende possibile la fecondità della Chiesa, perché solo chi ha ubbidito è in pace, sereno e porta frutto»

Mons. Napolioni ha quindi concluso la sua riflessione allargando la visione nel tempo e nello spazio: «Dietro di Lui si può osare di dire un “sì” sempre più aperto, perché si moltiplicano i legami: basta mettere da parte il registro dei conti e accogliere ogni giorno ogni incontro con cuore di fanciullo e in comunione con tutti i vescovi nel tempo e nello spazio». Quindi una confidenza personale: «In questi anni mi sono divenute sempre più familiari le vicende della Chiesa cremonese e con tutti i fratelli che nelle Chiese d’Italia oggi conosco e con i quali condividiamo timori e speranze per essere insieme un segno umile ma credibile della fedeltà di Dio al suo popolo».

Al termine della celebrazione, prima della benedizione finale, il vescovo Napolioni ha voluto ricordare anche il ventesimo anniversario dell’arrivo in diocesi del vescovo emerito Dante Lafranconi: infatti mons. Dante Lafranconi prese possesso della diocesi il 4 novembre 2001, nominato vescovo di Cremona da Papa Giovanni Paolo II dopo l’improvvisa morte del vescovo Giulio Nicolini avvenuta nel giugno dello stesso anno.

Infine, il clero e l’assemblea si sono recati nella cripta, dove riposano le spoglie di diversi vescovi che hanno guidato la diocesi, per una preghiera finale in loro suffragio.