Il 29 maggio una delegazione diocesana in Emilia per la Messa in ricordo di don Ivan Martini

A ormai dieci anni dalla sua salita al Cielo, la Diocesi di Cremona si unisce alla Diocesi di Carpi nella commemorazione di don Ivan Martini, missionario fidei donum cremonese operante a Rovereto sul Secchia, morto nella sua chiesa durante il tragico terremoto nell’Emilia del 2012. E sarà la chiesa provvisoria di Rovereto ad ospitare la celebrazione in suffragio di don Ivan Martini, alla quale parteciperà anche una delegazione cremonese, per ricordare, nell’affetto e nella preghiera, il confratello deceduto.

La Messa, in programma domenica 29 maggio alle 20.30 a Rovereto, sarà presieduta da monsignor Erio Castellucci, vescovo di Carpi e di Modena-Nonantola. A seguire i fedeli si recheranno in processione verso il cimitero, per una preghiera conclusiva sulla tomba del sacerdote.

Don Martini era nato a Cremona il 28 giugno 1947. Originario della parrocchia cittadina di S. Michele, era stato ordinato il 23 giugno 1973. Aveva iniziato il suo ministero come vicario della parrocchia di Vicobellignano (frazione di Casalmaggiore). Nel 1979 il trasferimento, sempre come vicario, presso la comunità di Gazzuolo (MN). Nel 1985 aveva lasciato la diocesi di Cremona per svolgere il suo ministero come sacerdote “fidei donum” nella diocesi di Carpi. Dopo essere stato collaboratore nella parrocchia di Quartirolo e parroco di Budrione e Migliarina, dal 2003 era parroco di Rovereto sul Secchia (Novi di Modena). Don Martini era anche collaboratore del cappellano alla Casa Circondariale S. Anna di Modena.

Don Ivan fu sorpreso e colpito dalla scossa delle ore 9 del 29 maggio all’interno della chiesa parrocchiale, mentre con un vigile del fuoco effettuava un sopraluogo, probabilmente con l’intento di mettere al sicuro qualche oggetto di valore.

«Tutti abbiamo conosciuto i tratti umani del suo temperamento – ricordò don Carlo Malavasi al termine delle esequie –: la sua irruenza focosa, la sua instancabile generosità, i suoi interventi carichi di un entusiasmo che coinvolgeva più che le parole… La sua umanità esuberante, non facilmente contenibile, lo aveva reso sensibile alle mille forme di povertà che un sacerdote può incontrare: i luoghi da lui preferiti, le persone da lui preferite erano i reclusi della casa circondariale di Sant’Anna in Modena, gli ammalati dell’ospedale: si lasciava provocare e coinvolgere fino ad alzare la voce da ogni forma di umanità sofferente e lasciata a se stessa». Poco prima del terremoto, nel mese di aprile, si era recato in Malawi con una delegazione del Centro missionario diocesano in visita alla missione e all’ospedale del medico missionario Germana Munari di Carpi per portare il frutto degli aiuti raccolti dalla parrocchia per i detenuti di un carcere con i quali era in contatto, sempre tramite i missionari.