Il 13 dicembre è la Giornata del Seminario: domenica alle 18 in Cattedrale il conferimento del Lettorato (diretta web)

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Domenica 13 dicembre, III domenica d’Avvento, in Diocesi di Cremona si celebra la Giornata del Seminario. Il titolo che quest’anno l’accompagna è “Vegliate e svegliate. Attenti alla voce del Maestro”. Così, si intende restare in sintonia con le linee pastorali che il Vescovo ha consegnato a tutta la Diocesi all’inizio dell’anno pastorale, attuandole anche al cammino di Seminario. Non potendo raggiungere le parrocchie con il “solito” supporto cartaceo, la comunità del Seminario ha deciso di coinvolgere le comunità parrocchiali attraverso un percorso di accompagnamento sui canali social del Seminario, che si conclude alla vigilia della Giornata con il messaggio proposto dal vescovo Antonio Napolioni.

Proprio in occasione della Giornata del Seminario, domenica 13 dicembre, alle 18 in Cattedrale, il Vescovo conferirà il ministero del Lettorato a cinque seminaristi diocesani. Il rito avverrà nella Messa delle ore 18, che potrà essere seguita in diretta sul nostro portale e i canali social ufficiali della Diocesi. Il ministero del Lettorato, che rappresenta un servizio strettamente legato alla Parola di Dio, sarà conferito ai giovani della classe IV teologia: Andrea Bani, classe ’97, di Agnadello; Claudio M. Bressani, classe ’83, di Caravaggio; Alex Malfasi, classe ’94, di Castelleone; Jacopo Mariotti, classe ’98, di Cremona (Cristo Re); Paolo Zuppelli, classe ’87, di Trigolo.

Da sinistra: Mariotti, Zuppelli, Bressani, Malfasi e Bani

 

Il messaggio del Vescovo per la Giornata del Seminario

Raccolgo il titolo affidatomi e mi chiedo che effetto mi fa. La prima impressione è di perplessità, quasi negativa:

chi veglia, non dorme, e si preoccupa di svegliare gli altri, deve proprio avere una seria ragione per farlo! Mi tornano in mente certe mattine, quando i ragazzi urlano alla mamma, o al prete se siamo al campo scuola: “Lasciami stare! Sono stanco, voglio dormire!”.

Se invece la riflessione si sviluppa e prende il largo, sorge una luce, proprio come il sole all’aurora. La vita è troppo bella per non percepirne il mistero, la densità, la grazia, anche e soprattutto quando se ne sperimenta la fragilità, quando si è nella prova.

Alcune testimonianze pubblicate in questi giorni lo attestano: chi è guarito dal duro attacco del virus si è come svegliato da un incubo, e ora guarda le cose, la realtà, i volti, con occhi nuovi, più umili e grati, con stupore e delicatezza. Tutto è dono, e ben venga un ceffone della natura se serve a riscoprirlo, a non vivacchiare dando tutto per scontato, come un diritto, come qualcosa che si compra e poi si butta.

Per noi cristiani, l’Avvento è il tempo che ci riallena a questo sguardo, purificando le troppe aspettative per ritrovarci intorno all’unica Attesa, quella che salva. Le notti di Maria possono farci intuire come vegliare, gravidi di promesse che si compiono perché – anche per noi – vengono da Dio. Non esistono solo le notti del dolore e della paura, esistono le notti dell’amore e del desiderio. I mistici, come Benedetto XVI, hanno parlato persino di un eros di Dio che rende possibile il dilatarsi del cuore umano a proporzioni di amore gratuito e purissimo, che ci permettono di fare anche noi Natale, di far nascere e vivere Gesù nella nostra stessa carne. Lo confermano anche i nostri giovani e le ragazze che osano il sì alla vocazione verginale per il Regno dei cieli e per il servizio dei fratelli.

Mi sembrano buoni motivi per vegliare e svegliare, innanzitutto noi stessi, le nostre comunità, perché non sia la paura ma la fiducia a farci da bussola per il cammino che abbiamo davanti.

+ Antonio, vescovo

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Materiali per la Giornata del Seminario:

 

 

Cinque seminaristi ammessi tra i candidati all’ordine sacro (FOTO e AUDIO)