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Giornata mondiale dell’Alzheimer, dalla Fondazione Germani uno sguardo al benessere di chi è solo

Tre appuntamenti, il 19, il 20 e il 21 settembre, organizzati dalla Fondazione Elisabetta Germani per la XXX Giornata mondiale dell’Alzheimer, che ricorre quest’anno proprio il 20 settembre. Un’iniziativa presentata presso la sala consiglio della Fondazione, che ha sede a Cingia de’ Botti, nel pomeriggio di venerdì 7 luglio. Presenti alla conferenza di presentazione il presidente, Enrico Marsella, il direttore generale, Ivan Scaratti, e il direttore sanitario, la dottoressa Isabella Salimbeni.

«Saranno tre giorni nei quali andremo a presentarci come struttura, perché nel corso del tempo abbiamo investito, investiamo e continueremo a investire per diventare sempre di più punto di riferimento per quanto riguarda questa patologia nel territorio – esordisce il presidente Marsella –. Abbiamo professionalità, strutture e organizzazione che ci permettono di sviluppare sempre di più questa condizione». La Fondazione Germani, oltre al nucleo Alzheimer specialistico, propone infatti una filiera di servizi che parte dall’ambulatorio geriatrico, all’attivazione di servizio domiciliari (rsa aperta, solvenza domiciliare con il progetto “Sos demenze”), un centro diurno da poco ristrutturato per essere dedicato a persone con fragilità cognitive e psicologiche e un nucleo in solvenza per periodi di sollievo.

Gli eventi che uniranno incontro, ricerca e approfondimento, avranno inizio il 19 settembre, alle 16, con un evento ludico presso il Bar-Lume della Fondazione, dal titolo Dove finiscono le parole inizia la musica. Pensieri e note sul tema dell’inclusione, in presenza di un ospite a sorpresa con cui dialogare e comunicare attraverso la musica in compagnia di residenti, familiari e dell’intera comunità.

Momento centrale del calendario di eventi è il convegno dal titolo Innovazioni, buone pratiche ed interconnessioni nel percorso di cura della Persona con Malattia di Alzheimer, occasione di informazione professionale e dibattito per gli addetti ai lavori, ma non solo. Il convegno, accreditato ECM, si terrà nella giornata del 20 settembre, presso la Cascina Colombarone di Cingia de’ Botti e vedrà, con la moderazione della dottoressa Isabella Salimbeni, un susseguirsi di specialisti che aiuteranno ad affrontare con un punto di vista scientifico i temi legati alla cura dei pazienti e l’affiancamento delle famiglie.

 

 

Dopo il benvenuto dell’associazione “VolontariAmo” e i saluti delle autorità, il presidente Aip, Marco Trabucchi aprirà i lavori con un intervento dal titolo “La cura dell’Alzheimer: indicazioni a 10 anni, tra speranza e realismo”. Seguirà Stefano Govoni, docente presso l’Università di Pavia, che esporrà sul tema di ’”Innovazione e personalizzazione della terapia”. Ad Andrea Rotolo, docente in Bocconi, spetterà relazionare circa “Il ruolo dell’innovazione tecnologica dei servizi di welfare”. La mattinata verrà chiusa dallo psichiatra Leon Nahon, che affronterà il delicato tema dell’integrazione tra innovazioni tecnologiche e relazione nel percorso di presa in carico della persona fragile, con l’intervento “Umanità e tecnologia nella relazione di cura”.

Nel pomeriggio i lavori proseguiranno con una tavola rotonda, moderata dal direttore sanitario dell’Azienda speciale comunale Cremona Solidale, la dottoressa Simona Gentile, dal titolo Rispondere ai bisogni in modo innovativo. Alla tavola rotonda parteciperanno vari interlocutori agenti nel territorio, allo scopo di avere una panoramica delle inter-relazioni in cui la complessità dell’assistenza alla persona fragile con decadimento cognitivo venga inquadrata da più angolature: quella delle Istituzioni, rappresentate da Ats Valpadana e da Asst Cremona, quella di un medico di Medicina generale e quella dell’ Associazione dei familiari, nella persona di Annalisa Losacco. Il punto di vista del mondo socio-sanitario sarà rappresentato da Ivan Scaratti, Alessandra Bruschi, direttore generale di Cremona Solidale, e Maria Grazia Ventura, direttore generale della Fondazione Istituto Vismara De Petri di San Bassano.

Una tavola rotonda che, come evidenzia il direttore generale della Fondazione Germani, «offrirà l’occasione per interrogarsi, confrontarsi, capire e trovare risposte ai bisogni della popolazione».

 

 

 

Il 21 settembre, a conclusione del calendario di eventi, è dedicata a residenti, familiari ed operatori, l’iniziativa dal titolo Diamo vita al nostro spazio e significato al nostro tempo con l’Inaugurazione del Giardino terapeutico, secondo la realizzazione del progetto dell’équipe educativa-occupazionale del Nucleo Alzheimer Madre Fiordalisa “La natura che cura”. Saranno presenti anche Lyons Club Cremona Europea e la famiglia Garavelli di Terre Davis di Torre de’ Picenardi, a cui sono dedicati rispettivamente l’angolo dell’aromaterapia e l’area dell’ortoterapia. «Un giardino nato dall’esigenza di consentire ai residenti di muoversi in sicurezza all’aperto – racconta la dottoressa Salimbeni –. Il giardino c’era anche prima, ma gli ospiti necessitavano di essere accompagnati. La creazione di questo giardino, che presenta notevoli misure di sicurezza, ci consentirà di lasciare andare in piena autonomia i residenti, perché possano vivere in libertà questi spazi».

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo i casi di demenza siano attualmente circa 55 milioni mentre nella sola Italia, secondo i dati stimati dell’Istituto superiore di Sanità, vi sono circa 1 milione di persone con disturbi cognitivi e circa 3 milioni sono direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari.

«Numeri che fanno riflettere e indicativi di quanto sia necessario ed urgente contribuire concretamente alla rete dei servizi integrati, offrendo interventi multi-professionali alle persone con-viventi con disturbi cognitivi, in modo appropriato e multiforme, capace di adeguarsi all’evoluzione naturale della patologia – spiega la dottoressa Salimbeni –. Così come è importante cambiare l’approccio di cura ed assistenza, abbandonando una visione biomedica “malattia-centrica” prediligendo una modello che parta dalla persona. Questo perché l’obiettivo non può essere la guarigione (ad oggi non esiste cura), bensì la promozione del benessere ed il mantenimento quanto più a lungo possibile di una vita “normale e attiva”. Oltre il disturbo, il sintomo, la patologia, vi è la persona in tutte le sue dimensioni: psicologica, sociale, familiare, relazionale. E a fianco della persona che riceve la diagnosi vi è una famiglia che ha il diritto in egual misura di ricevere sostegno, cura ed ascolto lungo il percorso della malattia».

Tre giorni, dunque, per promuovere l’idea della capillarità contro la solitudine dei malati di Alzheimer. Tre giorni per far capire sempre di più l’importanza di una rete costruita attorno a ogni nucleo familiare. Un’occasione per mettere le basi per un polo specializzato, senza lasciare però indietro tutti gli altri settori di cui la Fondazione, da 125 anni, si occupa. Un’idea che non sia circoscritta al convegno, ma che prosegua, con progettualità, nel tempo.

La realizzazione dell’evento è resa possibile dal sostegno e dalla collaborazione di numerose realtà. L’accesso e la partecipazione sono liberi e gratuiti.