Genovesino restaurato: martedì al Museo civico di Cremona il primo degli incontri

Luigi Miradori, detto il Genovesino, è il protagonista a Cremona di un percorso diffuso che ha il suo cuore nella Pinacoteca del Museo civico “Ala Ponzone”, passando anche da Palazzo comunale e dalla Cattedrale. Delle cinquanta opere in mostra, giunte da diverse parti del mondo, quattordici provengono da diverse chiese del territorio, dalla città come dai paesi limitrofi: Casalbuttano, Soresina, Castelleone, S. Martino dell’Argine, Castelponzone. Accanto alla nota pala del “riposo nella fuga in Egitto” della chiesa cittadina di S. Imerio, resa famosa dalla recente mostra dell’Expo di Milano, vi sono dipinti che restaurati per l’occasione si svelano come mai nessuno li ha visti sino ad ora.

Proprio al restauro dell’opera del Genovesino guardano i due incontri in programma al museo di via Ugolani Dati (sala Puerari) per illustrare il lavoro effettuato. Si tratta di opere provenienti dalle chiese dei Santi Marcellino e Pietro a Cremona, di San Siro a Soresina, di San Giorgio a Casalbuttano e dal Museo del Seminario Vescovile. I lavori sono stati eseguiti grazie alla collaborazione della Diocesi e delle Parrocchie che le ospitano. L’ispettore incaricato della Sovrintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di Cremona, Lodi e Mantova, Angelo Loda, insieme ai curatori della mostra Francesco Frangi, Valerio Guazzoni e Marco Tanzi, ha seguito i restauri compiuti.

Gli incontri, entrambi introdotti da don Gianluca Gaiardi (incaricato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici) e Marco Tanzi, vedranno gli interventi restauratrici che hanno condotto il restauro dei dipinti.

Laura Allegri, Alberta Carena illustreranno domani, martedì 7 novembre, gli interventi sulle tavole con il Martirio e la Gloria di Sant’Orsola e della tela con la Presentazione della Vergine al tempio dalla chiesa dei Santi Marcellino e Pietro a Cremona. A seguire, Sonia Nani interverrà sulla tela Madonna del Rosario tra i Santi Domenico e Caterina da Siena dalla chiesa di Casalbuttano e su quelle del Museo Berenziano con la Nascita e la Morte di San Carlo Borromeo.

Il 1° dicembre sarà la volta di Federica Cattadori e Mariarita Signorini, autrici rispettivamente degli interventi sulla tela di San Siro a Soresina, Miracolo del Beato Bernardo Tolomei, e sulla tavoletta recentemente “riscoperta” del Museo Berenziano con lo Sposalizio mistico di Santa Caterina.

Otto le opere della realtà ecclesiastica cremonese interessate da un profondo restauro conservativo. Tra queste spiccano quelle del Museo del Seminario Vescovile e le tavole della chiesa di S. Marcellino. Con una riscoperta o scoperta: la recente attribuzione della tavoletta raffigurante “Lo sposalizio mistico di S. Caterina”, di proprietà del Museo Berenziano (Seminario).

Il prezioso lavoro di restauro, condotto da diversi studi locali, ha permesso di rileggere il vero Genovesino, con i suoi colori accesi, tra tutti spicca il rosso, la dovizia cromatica e stilistica dei particolari, quasi maniacali, l’innovativa composizione stilistica, nulla hanno da invidiare ai realisti emergenti nello stesso periodo storico.

Locandina degli incontri

 

 

La mostra

Sarà visitabile sino al 6 gennaio la mostra “Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona” (info: www.mostragenovesino.it).

Piacevole, accurato, traboccante di particolari doviziosi, adombrato di misticismo, citazioni dalla fantasia creativa, arricchito dalla natura e dalla sua stessa invenzione. Tutto questo è il Genovesino, artista poliedrico che la mostra monografica a lui dedicata, allestita a Cremona in questo periodo, mette sotto la giusta luce.

La mostra restituisce a Luigi Miradori, protagonista indiscusso della pittura nella città del Torrazzo nel bel mezzo del seicento, la giusta dignità e il valore di un autore non cremonese, che ha trovato nella città padana il contesto ideale per la sua fortuna e la sua affermazione. Dimenticato dai più, critica compresa, solo a metà del novecento il prof. Roberto Longhi ha saputo cogliere l’occasione, attraverso la giovane Mina Gregori, dandole la possibilità di approfondire i suoi studi e farlo così riemergere dal silenzio. Arrivato dalla città ligure quasi sconosciuto, pochissime sono li le tracce di un suo operato, non si scrollerà mai più di dosso le sue origini, portandone il nome. Giunge a Cremona per starci definitivamente. Qui trova la sua fortuna, lavorando da subito per i grandi ordini religiosi e per le famiglie aristocratiche vicine all’ambiente spagnolo, che gli permettono di allargare le sua conoscenze stilistiche.

Nella staticità artistica della Cremona del seicento, il Genovesino emerge come il pittore dalle alti doti espressive, per la bravura e la raffinatezza compositiva, per l’originalità e la creatività. Accanto alla capacità ritrattistica non comune, si possono ammirare le doti apprezzate già allora dai colti committenti, religiosi e non.