“Francesco d’Assisi. Un uomo libero” secondo Mazzolari. Presentato il nuovo libro con testi del parroco di Bozzolo

 

“La libertà è la sostanza dello spirito e della vocazione di Francesco”. Così scriveva don Mazzolari nel 1949 sul Poverello di Assisi. E questa affermazione è risuonata nel pomeriggio di sabato 17 gennaio nel Salone dei Quadri del palazzo comunale di Cremona in occasione della commemorazione, come da tradizione, della nascita di don Primo, parroco di Bozzolo e parroco d’Italia, nato a Cremona, nella frazione del Boschetto, il 13 gennaio 1890.

Per l’occasione, davanti ad un salone gremito, sono stati infatti presentati alcuni dei testi che Mazzolari ha dedicato al santo di Assisi di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte e in nome del quale Papa Leone XIV ha aperto un anno di celebrazioni. Si tratta di prediche, meditazioni e articoli di Mazzolari che sono diventati un libro: Francesco d’Assisi. Un uomo libero, curato da don Bruno Bignami e don Umberto Zanaboni, i due postulatori della causa di beatificazione del sacerdote cremonese.

Moderati dal direttore del quotidiano La Provincia di Cremona, Paolo Gualandris, hanno alternato le loro voci fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento di Assisi, e Gabriella Chiellino, founder ceo di Eambiente, oltre ai due sacerdoti cremonesi: don Bignami, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e del lavoro, e don Zanaboni, responsabile diocesano della Pastorale missionaria e delle migrazioni.

A fare gli onori di casa, il sindaco Andrea Virgilio, che ha sottolineato l’attualità di un messaggio – quello di Francesco – che Mazzolari ha incarnato e arricchito. La libertà oggi pone ancora quella domanda, che per un amministratore, ma per ogni cittadino, risulta fondamentale: «Quale rapporto abbiamo con il possesso e il potere?».

Mazzolari scrive: “Francesco come fu povero, fu libero”. Ed è proprio il parroco di Bozzolo a spiegare che cosa Francesco intendesse per libertà: «La povertà – ha chiarito don Bignami – è libertà dalle cose». Vuol dire godere delle cose anche senza possederle. Ciò implica un cambio di prospettiva sul mondo, che nella vita quotidiana significa abbracciare una «logica folle che ci deve portare a rivedere i nostri bisogni», come ha aggiunto la Chiellino. Che porta a scelte alternative e a «diffondere – ha spiegato fra Moroni – una cultura alternativa al capitalismo malato».

Perché perseguire oggi la povertà – sembra suggerire don Mazzolari – vuol dire invertire la rotta e «mettere al centro la persona, le relazioni. Un’economia dell’accaparramento – ha sottolineato Bignami – è destinata a fallire perché non soddisferà mai tutti ma solo pochi».

Per dare una svolta di libertà – pare suggerire ancora Mazzolari – bisogna, sulla scorta di san Francesco, dare il giusto valore alle cose, al creato e alle persone. E a proposito di questo i relatori si sono soffermati su alcuni fatti di cronaca che vedono alcuni giovani togliersi la vita per un vuoto interiore probabilmente dovuto a una mancanza di relazioni basate sulla fiducia e a un prevalere di una solitudine che non sa dare il giusto peso a ciò che ci circonda. Possedere oggetti non rende liberi e pieni di senso. Le nuove generazioni, spesso hanno molto ma manca loro la libertà che li rende capaci di misurare ciò che li circonda.

Mazzolari «a 16 anni – ha spiegato don Zanaboni – già scrive di Francesco come un eroe», già vede in quella figura un uomo controcorrente che suggerisce la povertà come strada di libertà. «Ed è morto povero, con il portafoglio vuoto», ma libero come Francesco.

Questa essenzialità sta alla base «della scelta – ha detto fra Moroni – di esporre i resti mortali di Francesco ad Assisi». Un percorso di meditazione accompagnerà il fedele fino alle povere ossa mortali di un grande uomo «che ha donato tutto, anche se stesso, per i poveri raggiungendo la piena libertà».

A margine dell’incontro è stato presentato, dalla Chiellino, un concorso proposto agli alunni delle scuole superiori per realizzare un progetto che rispetti i principi dell’ecologia integrale.