Inaugurato a Casalmaggiore il nuovo “Spazio Tenda”

Sabato 6 novembre nel cuore di Casalmaggiore è stato inaugurato il nuovo “Spazio Tenda”, centro di raccolta e smistamento di abiti di seconda mano ma anche luogo di incontro tra persone e associazioni.

Di questo si tratta. Dell’incontro avvenuto tra l’associazione Aquile di Martignana di Po, le ACLI – Circolo di Casalmaggiore e Tenda di Cristo, che quel luogo ha fondato nel 2017 grazie alla presenza di Franca, sarta per mestiere e volontaria per passione.

Nei tre piani siti in via Pozzi 15 nel tempo si sono incrociate molte storie di vita. Quella stessa vita interrotta dall’arrivo della pandemia che ha costretto anche i volontari di Tenda a chiudere battenti per più di un anno. Ma ora soffia un vento nuovo e ci si riprova. Grazie alla complicità di una rete di associazioni che in maniera spontanea si sono organizzate per assicurarne l’apertura, Spazio Tenda si prospetta essere non solo luogo di riuso e vendita a offerta libera, ma anche spazio di incontro con le famiglie (è stato preparato un apposito angolo bimbo con libri, giochi in scatola, strumenti musicali dal mondo) e con tutti coloro che vorranno fermarsi a raccontarsi davanti a un buon tè.

«È con gioia che abbiamo deciso di riaprire nuovamente e con ottimismo, lo Spazio Tenda – dichiara padre Francesco Zambotti, fondatore e responsabile di Tenda di Cristo -. L’idea di aprire Spazio Tenda nell’ottobre del 2017 è nata dal desiderio di condividere le varie donazioni che arrivavano nelle nostre comunità, per aprirci al territorio e metterci in ascolto delle persone e delle nuove necessità».

E Pierangela Cattaneo, responsabile di Casa Paola, aggiunge «In questi mesi abbiamo accolto con gioia ed entusiasmo la proposta di riaprire grazie alla collaborazione dell’associazionismo locale. Lo Spazio Tenda vuole essere una vetrina sul mondo del volontariato, una vetrina del “positivo” che molte volte è nascosto».

Come ci raccontano i volontari presenti, molte idee sono in cantiere. Spazio Tenda vuole diventare un “punto di comunità” dove la persona si senta accolta e ascoltata.

Questo sarà possibile grazie al coordinamento della rete che assicura una presenza efficace e creativa sul territorio, per ora nelle giornate di venerdì e sabato, in grado di ascoltare i bisogni delle persone ed elaborare proposte di condivisione e inclusione.

«L’arrivo di nuovi volontari – dichiara Maurizio Stradiotti, presidente dell’associazione Le Aquile – e fra tutti in particolare di Casajus Jorgelina, che è responsabile del progetto, ha dato il là per iniziare questa nuova esperienza». E conclude «Rispondere ai bisogni del prossimo è diventato per noi volontari importante tanto quanto il tema del riuso e del NON-spreco».

Non solo abiti, dunque, ma anche prodotti di artigianato provenienti dai numerosi viaggi di padre Zambotti in Messico e Brasile. Non solo libri per bambini, ma anche giochi, accessori, scarpe, stoffe, pietre, gioielli. Anche e soprattutto, però, come dichiara Alda Cozzini, responsabile delle ACLI di Casalmaggiore «un’idea, quella dell’incontro, dell’accoglienza con la multiculturalità che vive le nostre città, un luogo educativo che insegna l’arte del riuso e del riciclo, dove tutti possono entrare per portare un oggetto che non usano più o per raccontare un’idea che vogliono mettere al servizio della comunità».

A concludere la giornata, dopo una preghiera e la benedizione del padre camilliano, un aperitivo offerto dalla Bottega di commercio equo e solidale e una foto di gruppo con volontari, bambini, amici e il sindaco di Rivarolo del Re, Luca Zanichelli, che ha presenziato all’evento.




La commozione del Vescovo al cimitero nel ricordo «delle bare che non abbiamo potuto toccare»

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Nel pomeriggio di martedì 2 novembre le parrocchie della città di Cremona si sono ritrovare presso il civico cimitero per la consueta preghiera in suffragio dei defunti presieduta dal vescovo. Accanto a monsignor Antonio Napolioni il vescovo emerito Dante Lafranconi e il vicario zonale don Pietro Samarini con gli altri sacerdoti della città. Un momento particolarmente sentito in città e che ha visto la presenza del sindaco Gianluca Galimberti insieme alle autorità cittadine.

Presenze che testimoniano – ha sottolineato monsignor Napolioni – «la comunione delle parrocchie di città in questo luogo che a tutti appartiene». Il Vescovo ha quindi rivolto un sentito ringraziamento ai presenti e un particolare pensiero di vicinanza a chi ha seguito la preghiera da casa per l’impossibilità di recarsi al camposanto.

A guidare la riflessione è stata la pagina del Vangelo di Luca, che narra la risurrezione del figlio della vedova di Nain. Il Vescovo ha invitato a chiedere al Signore «che aumenti la nostra fede in lui morto, sepolto e risorto per la salvezza del mondo». E ha proseguito «Il Signore ci dia la certezza che anche i corpi mortali si risveglieranno e saranno associati a lui nel trionfo sulla morte».

La vicenda di Naim è storia di riconciliazione della città attorno alla figura di una madre che ha perso suo figlio, ed è il racconto di gesti d’amore compiuti da Gesù, che coglie nell’imprevista richiesta della donna la possibilità di manifestare la «potenza della sua compassione». «Gesù non era preso tanto dalle sue cose da non accettare un imprevisto – ha riflettuto il Vescovo -. Quell’imprevisto rivelerà la potenza della sua compassione, che si manifesterà con il suo avvicinarsi e toccare la bara».

E ha proseguito: «Non posso non pensare alle bare che un anno fa non abbiamo potuto toccare». E visibilmente commosso ha aggiunto «Non ho potuto baciare alcuni di quei miei preti e mi fa ancora male. Gesù ci insegna a riscoprire quei gesti di prossimità, ci insegna a non cancellare la memoria, ad abitare il dolore, a toccare la bara. Ci insegna a non cancellare in fretta le tracce, anche se ci fanno male».

E concludendo ha esortato la Chiesa, i cristiani e tutti «a continuare a toccare la morte affinché non ci faccia paura, ma la rispettiamo come momento riassuntivo di un’esistenza. Perché anche oggi – ha detto abbiamo bisogno di avere questo senso profondo delle cose, non la spavalderia di chi si gloria di se stesso ma il noi filiale di chi sa che il Padre ha cura dei suoi figli nella vita e nella morte. Questa è la certezza di fede con cui preghiamo per i nostri cari, camminiamo dietro di loro a testa alta, grati per ogni giorno della vita, pronti a riconsegnarla per vivere in eterno nella comunione dei santi».

 




Defunti, il Vescovo in Cattedrale: «Attesi a un banchetto che ci coinvolge tutti»

«Le memorie dei nostri defunti si fondano e diventano comunitarie, ecclesiali. Queste memorie diventano Eucaristia, memoriale della morte e della risurrezione del Signore e ci forniscono la possibilità di credere e di sperare al di là del dolore, trasfigurando le nostre ferite aperte e le nostre prove». Così il vescovo Antonio Napolioni nella Messa presieduta nel pomeriggio di martedì 2 novembre in Cattedrale nella commemorazione dei fedeli defunti.

Durante la celebrazione, concelebrata dai canonici del Capitolo della Cattedrale, monsignor Napolioni si è soffermato in particolare nella pagina in cui l’evangelista Matteo narra la separazione dei salvati dai dannati per le opere compiute in vita. Chiara l’immagine del banchetto, preparato «coinvolgendo tutti noi nei preparativi, sia i morti che chi è ancora vivo. Perché anche i santi partecipano dell’opera salvifica che si attualizza attraverso la loro intercessione e la sollecitudine dei santi patroni». E che può essere pregustato attraverso il banchetto sacramentale, che è l’Eucaristia.

«Ecco dunque come possiamo prepararci nel banchetto celeste – ha evidenziato il Vescovo -. Entrando nella logica di cura reciproca, affinché nessuno manchi alla festa. Aiutando a sorridere, rigenerando la benevolenza, e compiendo opere di misericordia temporali e spirituali». Perché nel lasciarci toccare dalla misericordia e dal perdono, si rivelerà il progetto del Padre, in cui è il nostro vero bene.




Il Vescovo in Cattedrale il 1° novembre: «La santità è un cammino proposto a tutti, oltre le differenze di cultura e religione»

Si è celebrata nella mattinata di lunedì 1 novembre la S. Messa per la solennità di Tutti i Santi, presieduta da Mons. Antonio Napolioni in Cattedrale a Cremona.

La riflessione proposta dal Vescovo ha richiamato l’attenzione dei fedeli sulla possibilità che Dio offre a ogni uomo e donna, appartenente a qualsiasi religione e cultura, di perseguire la santità quale stile di vita e accoglimento del disegno di Dio per sé e per il mondo.

«La santità è il disegno originario di Dio – ha detto – ed è il nostro destino e cammino nel tempo», un tempo in cui la nostra fragilità umana incontra la forza dello Spirito per divenire frutto nel contesto di vita. 

Ricordando il Convegno della Chiesa Italiana che 15 anni fa motivava all’analisi della situazione ecclesiale a partire dalle iconografie dei Santi di ogni diocesi,  il Vescovo chiede alla Chiesa cremonese uno sforzo di realtà. Abbandonare l’immagine “da figurina” dei Santi come uomini e donne perfetti e aderire a un modello, quello cristiano, che fa del cammino verso la santità la ragione della nostra gioia e della nostra speranza. «La santità non è un optional – ha detto durante l’omelia – ma la vera grande questione della nostra esistenza. Non come un peso, ma come una grande opportunità offerta davvero a tutti, secondo il disegno originario che attinge la sua sorgente all’abisso d’amore della Santissima Trinità».

Quello della santità  – aggiunge il Vescovo – è «un cammino che non compiamo da soli, perché siamo in Sinodo, in cammino condiviso con il Signore e con tutti i fratelli e le sorelle che ci mette accanto».

Un cammino di speranza anche «in una società che invecchia e sembra non trasmettere più ragioni di speranza», perché «noi sappiamo che quando il Signore si manifesterà appieno noi saremo simili a lui. Questa chiamata alla somiglianza segna il tragitto della storia: siamo stati pensati simili a Dio, saremo per sempre simili a Lui. Si compirà il destino che il Signore non scrive da solo, ma scrive assieme alla libertà, alla responsabilità, alla vicenda di ciascuno di noi».

Un disegno, un destino che il Signore non scrive da solo, ma che racchiude la libertà e la responsabilità delle vite di tutti noi. Dentro e fuori dalla Chiesa: «Siamo stati creati fratelli e sorelle – ha concluso mons. Napolioni – abitanti di questo pianeta che ora rischia e che ha bisogno di un sussulto di santità, la santità cristiana ma anche di tutti coloro che cercano vita, il vero bene, il futuro per tutti. Nel destino di santità c’è, sì, la gloria della Chiesa celeste, ma quante sorprese avremo! I giusti tra le nazioni, i poveri del mondo, chi è stato fedele alla sua coscienza, chi avrà operato per il bene di tutti, al di là delle differenze di razza e di religione. Perché il Padre manifesterà il compimento del suo disegno universale».

E  in un periodo storico in cui la Chiesa mostra li segni della sua fragilità, il vescovo ricorda come continuino a « fiorire i martiri, i seminatori, i costruttori. Che danno luce al mondo come il Signore Gesù». 

Anche questo è segno della fedeltà di Dio Padre alla nostra umanità. Anche questo significa che la Santità non è un miraggio ma una possibilità offerta alla vita di tutti.




«La funzione educativa della scuola è di insegnare la strada che conduce ad un’assunzione di responsabilità che rende adulti»

È ormai tradizione che il vescovo Antonio Napolioni, dopo l’avvio dell’anno scolastico, voglia dedicare una celebrazione eucaristica dalla Cattedrale di Cremona al mondo della scuola. Quest’anno l’appuntamento con dirigenti scolastici e docenti si è svolto sabato 23 ottobre.

Alla presenza di alcuni dei sacerdoti impegnati nel mondo della scuola, e tra loro don Giovanni Tonani, incaricato diocesano per la Pastorale scolastica e responsabile dell’Insegnamento della religione cattolica, il Vescovo si è soffermato nella sua omelia sul valore educativo dell’essere docente oggi più che mai e su come ogni contesto possa divenire, alla luce del Vangelo, un banco di prova per essere tutti insieme, famiglie, nonni, società civile, “mondo della scuola”.

«Tutti siamo del mondo della scuola – ha dichiarato-. Di una scuola cuore che batte in un corpo che ha bisogno di aver cura di se stesso e di tutte le sue membra». Il compito educativo a cui siamo chiamati è un compito di crescita,  dunque, in quanto finalizzato ad agevolare l’incontro di cui ogni essere umano sente necessità perché «ogni vivente ha bisogno di una trasmissione di vita».

Traendo spunto dal Vangelo del giorno che narra la guarigione del cieco nato, la riflessione proposta si sofferma sull’importanza del ridare luce alle giovani generazioni, spesso attirate da false promesse che le allontanano dalla comprensione della realtà. La funzione educativa della scuola, di ogni ordine e grado, pubblica o paritaria, sia allora quella di insegnare la strada che conduce ad un’assunzione di responsabilità che rende adulti, perché «il campo degli obiettivi educativi è grande quanto l’esistenza» e gli educatori che incontrano i fanciulli e i ragazzi che frequentano il modo della scuola possono e devono essere «conduttori, testimoni, narratori, interpreti di una luce che trasmette le ragioni del coraggio, che dà la forza di alzarsi e narra il fascino della chiamata».

La stessa chiamata, o vocazione, che i docenti hanno ascoltato e che l’Eucaristia odierna ha benedetto. «Che tutti noi possiamo essere quella parola detta con amore – ha concluso il Vescovo Napolioni – per illuminare la vita dei ragazzi».




Tempo del creato, a Pontirolo una riflessione sull’acqua come bene comune e diritto condiviso

Domenica 5 settembre, presso località Pontirolo (Drizzona), si è svolto l’incontro promosso dalla zona pastorale IV nell’ambito del Tempo del creato. L’evento – dal titolo ”Di acqua e altri racconti” – ha avuto per tema l’acqua come bene comune e diritto condiviso ed è stato preparato dalla professoressa Annunciata Camisani e da Luana Cappelletti Griffini, proprietaria di Cascina Pontirolo, la meravigliosa location che ha accolto i presenti.

A introdurre i lavori la professoressa Camisani che, dopo aver dedicato «questo spazio di riflessione a tutte le donne e in particolare alle donne afgane, prime vittime di ogni discriminazione e assenza di diritti», ha approfondito il concetto di opportunità data dal rispetto dei diritti umani. Primo fra tutti la possibilità di usufruire di un bene comune, quale l’acqua, protagonista delle letteratura di ogni tempo, perché centrale nella vita di ogni uomo. Aprendo a un breve excursus letterario da Petrarca a Virginia Wolf fino ad arrivare ai Millennium Goals delle Nazioni Unite, la prof. Camisani (come tutti la chiamano dopo tanti anni al liceo linguistico Romani di Casalmaggiore) si è soffermata sulla situazione delle donne nel mondo. «Il pensiero ci porti alle tante donne e bambine che camminano per ore alla ricerca di un pozzo a cui attingere acqua e che non hanno per questo la possibilità di studiare e istruirsi».

Al tavolo dei relatori era seduto anche Diego Antonioli, già consigliere provinciale presso le ACLI Cremonesi e attivista nei Movimenti per l’acqua che portarono al Referendum del 2011. La sua relazione ha avuto per titolo “Acqua bene comune” e si è dipanata a partire dalla prima guerra per l’acqua avvenuta in Bolivia nel 2000, che ha portato alla privatizzazione delle risorse idriche, per poi proseguire nella descrizione del Comitato per l’Acqua Pubblica cremonese. Grazie ai tanti Movimenti per l’acqua pubblica si raccolsero, a seguito del 3° Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua del 2006, 700.000 firme per proporre una legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua e della sua gestione. Da ultimo, Antonioli ha voluto ricordare, nell’ambito dell’impegno di tutto il territorio cremonese sul tema, la netta presa di posizione della Diocesi di Cremona, che nel 2007 aveva invitato, grazie a don Bruno Bignami, l’allora vescovo della Patagonia Cilena, mons. Luis Infanti della Morra, autore della Lettera Pastorale “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana. L’acqua è vita”.

La parola è poi passata a Mina Bettinoni, volontaria dell’associazione AsSos Africa di Cremona. Il suo intervento si è concentrato sulle opere idriche che l’associazione ha promosso negli anni tra Uganda e Madagascar, grazie ai fondi raccolti in Italia. In particolar modo è stato presentato il progetto “Padania Acque for Africa”, nato in collaborazione con l’azienda del territorio cremonese, che ha permesso ad oggi di costruire in Madagascar tre pozzi e una scuola. Perché l’assenza di acqua potabile è sempre correlata a povertà e malnutrizione, ma anche ad un alto tasso analfabetismo e mancanza di istruzione. «Il 16 agosto 2019 sono stati inaugurati contemporaneamente i 3 pozzi che abbiamo costruito grazie alla manodopera locale», ha spiegato la Bettinoni, mostrando fotografie di donne e bambini tra i banchi di scuola. Ed ha proseguito descrivendo il “Progetto Milly” in fase di svolgimento, che prevede azioni mirate a combattere la malnutrizione delle donne e dei loro bambini. Un progetto «che vuole ricordare il senso dell’essere donna, madre, moglie e di tutte quelle dimensioni che le donne del Madagascar vivono sempre, nonostante spesso vengano emarginate o perdano i loro bambini».

In chiusura del pomeriggio alcune parole del vicario zonale e parroco di Piadena-Drizzona-Vho, don Antonio Pezzetti, che ha invitato a «promuovere il Bene passando da azioni che generano il bene, quello vero, concreto, tangibile» e che ha auspicato che l’associazione AsSos Africa possa interfacciarsi con le realtà scolastiche del territorio e con gli oratori nel periodo del Grest, perché «è giusto che i bambini conoscano quello che succede attorno a loro e trovino delle strade per poter contribuire a modo loro al Bene».

L’incontro è stato anche l’occasione per presentare il prossimo appuntamento culturale, che si svolgerà nel mese di ottobre presso i locali dell’oratorio di Piadena e che riguarderà i diritti umani.

 

Nella Giornata del Creato l’invito a una vera transizione ecologica. Ecco le proposte nelle zone




Tempo del Creato, a Bozzolo veglia di preghiera e riflessione

Nell’ambito del Tempo del Creato, voluto da Papa Francesco per stimolare una riflessione sui temi della salvaguardia del creato durante tutto il mese di settembre (dal 1° settembre Giornata per il creato al 4 ottobre festa di san Francesco d’Assisi) in tutte le Zone pastorali della diocesi sono stati promossi incontri di testimonianza e preghiera per richiamare il tema e promuovere un processo di attenzione capace di continuare, al di là degli appuntamenti di calendario, con un impegno e uno stile di chi intende prendersi cura della casa comune. Dopo la giornata promossa a Pontirolo dalla Zona 4, nella serata di mercoledì 22 settembre per le comunità della Zona pastorale 5 è stato proposta una veglia di preghiera. L’appuntamento è stato nella chiesa parrocchiale di Bozzolo. Slogan della serata: “Camminare in una vita nuova”.

A guidare la serata è stato il parroco don Luigi Pisani, accompagnato dalla comunità bozzolose oltre che dalla presenza di rappresentanti della società civile e di associazioni e gruppi impegnati sul versante di tutela e cura dell’ambiente, tra queste la Comunità Laudato si’ di Viadana e Marcaria.

Al centro della veglia di preghiera anche la testimonianza di Paolo Bergamaschi, già europarlamentare eletto con il partito dei Verdi, sempre sensibile al tema della transizione ecologica e capace di esaminare il periodo storico che l’umanità sta attraversando.

«Non siamo di fronte a una crisi climatica, ma a un’emergenza climatica – ha sostenuto Bergamaschi -, molto più lunga della crisi pandemica in cui siamo immersi». E, dopo aver descritto alcune azioni mirate a contenere i cambiamenti climatici messe in campo da parte di Nazioni Unite e Unione Europea, Bergamaschi ha letto alcuni brani tratti dai testi dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco e del collega e amico Alexander Langer. «La politica – ha infine affermato Bergamaschi – non può trovare una soluzione perché ragiona sul breve periodo, quello elettorale. La soluzione sta nell’etica. Se non produciamo un cambio radicale negli stili di vita, non ce ne andremo fuori».




Nuova luce per la chiesa del Migliaro: Messa con il Vescovo per presentare la fine del restauro

Si è svolta in semplicità la visita del Vescovo Napolioni nel pomeriggio di venerdì 17 settembre presso la Chiesa Parrocchiale del Migliaro da poco interessata da lavori di restauro.

«Il Vescovo ha apprezzato molto i lavori compiuti – spiega il parroco don Maurizio Ghilardi – ma ha soprattutto rimarcato quanto la nuova luminosità della Chiesa debba far maturare nelle persone la capacità di sentirsi accolte e di essere a loro volta accoglienti».

Oltre all’impianto elettrico, luci e audio e all’impianto anti-intrusione (curati rispettivamente dalle ditte Bastoni Luciano e Rossi Sistemi, con la collaborazione degli architetti Angelo Landi e Fabio Bosio), è stato interessato dai lavori anche il presbiterio (seguito dalla Ditta Ghilardi Marmi), che ha consistito nello spostamento all’indietro dell’altare e nell’avanzamento dell’ambone, e la ricollocazione del tabernacolo sull’altare laterale, creando così l’altare del Santissimo, oltre al restauro dei portoni.

Durante l’omelia Mons. Napolioni ha voluto sottolineare che «la bellezza della chiesa deve rendere anche i cuori molto più luminosi». E ha poi così terminato. «Spessissimo siamo legati alle suppellettili della nostra chiesa. Non cadiamo nel rischio che siano queste le cose che ci rendono ricchi. La vera ricchezza della chiesa deriva dalla capacità di farsi accogliente».

 




Dialoghi sull’uomo con don Primo, è iniziata la tre giorni mazzolariana di Bozzolo

Si è aperta con linatteso arrivo a Bozzolo del vescovo Napolioni, la prima giornata di Luomo ritorna. Dialoghi sulluomo con don Primo Mazzolari, la tre giorni di riflessioni attorno alla figura del parroco di Bozzolo, organizzata da Fondazione Mazzolari.

Il Vescovo è stato accolto dal sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, dal parroco don Luigi Pisani, da don Antonio Pezzetti e don Umberto Zanaboni, oltre che da numerosi rappresentanti di “Fondazione Mazzolarie concittadini.

Dapprima don Pisani ha portato i saluti della Presidente di Fondazione Mazzolari Paola Bignardi, anticipando lintenzione di creare un momento riflessivo annuale attorno alla figura di don Primo, sulla modalità del Festival Letteratura di Mantova, che si dovrà svolgere nel mese di giugno. «Il tentativo -ha dichiarato- è di dividere per argomenti perché vogliamo coinvolgere più gente possibile, come i giovani. Ogni anno prevediamo di interessarci a un pensiero di don Primo. Questanno è il dialogo con luomo che affronteremo sotto tanti suoi versanti e grazie a diverse forme artistiche come la letteratura, il teatro, lo sport».

Subito dopo Mons. Napolioni ha preso la parola con una battuta che ha fatto sorridere i presenti. «Sono venuto a verificare di persona leffervescenza della coppia sindaco-parroco. Ogni tanto è bene scoprire i frutti di questa bella collaborazione». E ha proseguito con un auspicio. «Mi auguro che tutte le esplorazioni creative intorno al pensiero di don Primo, che si avventurano sui vari sentieri dellattualità, non perdano di vista la sorgente. Lui ha un messaggio sulluomo perché ha incontrato luomo Gesù Cristo. Laugurio – conclude – è che scavando e confrontando emerga sempre di più questa grazia che è resa possibile davvero a tutti, anche a noi in ogni tempo».

Il saluto del sindaco Giuseppe Torchio è, invece, stato incentrato su un impegno preso dal Comune di Bozzolo.  «In questa loggia -lincontro si è infatti tenuto presso la Loggia del Comune – è stata posta la stele delle visite del Santo Padre e del Capo dello Stato. Presto anche la porta dingresso della città sarà dedicata alla figura del nostro sacerdote».

È seguito lintervento di don Bruno Bignami su Mazzolari educatore di coscienze, che «ci aiuta a capire che la più grande sfida è abitare il nostro tempo da testimoni credibili di unumanità convertita al Vangelo». Mazzolari, la cui umanità ha incarnato un ministero che doveva essere per ogni uomo, lontano da giochi di potere e con al centro il Vangelo, ha sempre fatto della carità il «respiro della vita di ogni cristiano, il luogo rivelativo della fede». Ed è nella storia, ha proseguito don Bignami, che si sviluppano quelle vicende umane in cui il percorso di fede si può manifestare. La scelta è tra accettare di vivere quella narrazione che è data dagli eventi, essendone protagonisti attivi, oppure lasciarsi alle spalle, «come una scenografia», un vissuto che non ci interpella, lasciandoci indifferenti. «Don Primo scelse di esserci e di raccontarlo nei suoi libri, che sono il gesto damore con cui il sacerdote avvicinò e avvicina oggi lumanità intera, a partire dai più lontani».

È questa, tra le altre, la funzione della scrittura. Lavvicinarsi, lesserci, empaticamente, per il lettore. E lo ha ben raccontato Carlo Lucarelli, autore di numerosi romanzi gialli, introdotto dal professor Enrico Garlaschelli. «Io scrivo per cercare di capirci qualcosa» dichiara allinizio del suo intervento. Ma poi la scrittura prende una sua vita per il lettore che può decidere di criticarla, giudicarla, appassionarsi al punto da non lasciarla più. E grazie ad essa anche i lontani si avvicinano, la conoscenza diventa confronto, il senso di smarrimento si trasforma in dialogo. «La scrittura – ha concluso Lucarelli- diventa un ottimo mezzo per far parlare i lontani».

Al termine dellincontro gli organizzatori hanno ricordato gli eventi di sabato 11 settembre, che si apriranno con gli interventi del dottor Bottura dalle ore 16.30 presso la Chiesa di San Francesco, e  si concluderanno con il Recital inedito in cui Cochi Ponzoni interpreta Don Primo Mazzolari, alle ore 21.00 presso Cascina Paganini.

 

«L’uomo ritorna…» dal 10 settembre torna la Tre giorni mazzolariana di Bozzolo




«L’uomo ritorna…» dal 10 settembre torna la Tre giorni mazzolariana di Bozzolo

Ci saranno don Primo Mazzolari, il suo impegno e le sue parole al centro della tre giorni mazzolariana intitolata “L’uomo ritorna. Dialoghi sull’uomo con don Primo Mazzolari”, organizzata per il secondo anno da Fondazione “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo con il patrocinio di Parrocchia, Comune e dell’Istituto superiore di Scienze religiose “San Francesco” di Mantova, in collaborazione con Libreria Paoline e Associazione Isacco, grazie al contributo di Fondazione Comunità Mantovana onlus.

L’evento avrà inizio venerdì 10 settembre alle 17.30 presso la Loggia del Comune di Bozzolo con una riflessione proposta da don Bruno Bignami, direttore dell’ufficio nazionale della Cei per i problemi sociali e il lavoro, postulatore della causa di beatificazione di don Primo e già presidente di Fondazione Mazzolari. La relazione di don Bignami, intitolata “Don Primo Mazzolari, oggi”, affronterà il tema della scrittura di don Primo quale rilettura critica degli avvenimenti del suo tempo, tradotti da don Primo in lucida testimonianza capace di stimolare una riflessione anche nell’oggi.

«Gli scritti di don Primo sono una miniera anche per il nostro tempo – spiega don Bignam i-. Non solo per i temi ma anche per lo stile con cui ha affrontato i problemi del suo tempo da credente, senza mai fuggire ma con grande senso di responsabilità e lasciandosi interrogare da quelli che sono stati i problemi della storia del secolo scorso. E questo – conclude – è di straordinaria attualità».

A seguire, alle 18.30, sarà il momento per una riflessione condotta da Carlo Lucarelli, noto romanziere e volto televisivo, che relazionerà sul senso della scrittura con un intervento intitolato “Scrivere, oggi”. Filo rosso anche della giornata di sabato 11, la scrittura come testimonianza, che si dipanerà in collaborazione con la libreria Paoline-Il Rio di Mantova. A partire dalle 16.30 presso la Chiesa di San Francesco verranno presentate due riflessioni scaturite in due libri del dottor Renato Bottura, medico geriatra mantovano: “Gesù. Il senso. Un medico per gli ultimi incontra il grande maestro” e “Nel ventre di una donna. Storie di donne e di violenza in Congo”, quest’ultimo alla presenza della co-autrice Veronica Barini.

Affidata invece alla serata la parte ludica, ma pur sempre riflessiva, in Cascina Paganini che si aprirà alle 19 con il concerto del gruppo musicale “1234”, seguito da un apericena e dal Recital “Cochi Ponzoni interpreta don Primo Mazzolari” durante il quale il poliedrico attore interpreterà alcuni brani tratti dai testi del prete bozzolese “Diario di una primavera” e “Impegno con Cristo”.

La terza e ultima giornata si aprirà domenica 12 alle 16.30 presso Palazzo Casalini con una riflessione sull’economia, affidata a don Roberto Maier, docente di teologia presso l’Università Cattolica di Piacenza, e a seguire si dialogherà sul tema dell’educazione, in cui lo stesso Maier sarà accompagnato da Barbara Rossi e Beatrice Gatteschi.

«La proposta di eventi di questa tre giorni riguarda questioni di attualità, dall’economia all’educazione, dalla letteratura alla poesia -dichiara Bruno Volpi, uno dei curatori dell’evento-. Perché don Primo era uno scrittore capace di dare un significato poetico alle cose».

Alle 19 invece sarà il momento dello sport, alla presenza di un emblema, il centrocampista Roberto Boninsegna, che sarà accompagnato dal finalista olimpionico del salto triplo Andrea Dallavalle.

«Con questo ultimo intervento si cercherà di evidenziare gli aspetti che nello sport sono dati dalla nostra umanità, quindi non solo l’agonismo e la sete di successo ma anche l’uomo che c’è dietro allo sportivo -prosegue Volpi-. Che è poi quello che don Primo diceva rispetto ai lontani: siamo tutti nella stessa condizione, parte del genere umano, tutti fratelli».

La giornata si concluderà con la cena comunitaria alle ore 20.