Dal campo da rugby al campo sportivo dell’oratorio. La vocazione di Antonello Livrieri

L’estate è arrivata e le novità per la parrocchia di S. Stefano a Casalmaggiore non si sono fatte attendere. Il Grest “Bella storia”, partito come ogni anno con entusiasmo con più di 100 iscritti, ha riservato a bambini e famiglie un’insolita sorpresa: a coordinare gli educatori è Antonello Livrieri, volto noto del Rugby Viadana con 20 anni di carriera da professionista.

“Dopo anni vissuti sul campo da rugby, dopo aver giocato il Torneo Sei Nazioni nel 2000 e conquistato il titolo di Campione d’Italia con il Viadana Rugby nel 2002, la mia vita è cambiata, andando nella direzione dell’educazione”. Su come Livrieri, detto “Anto”, abbia dato una svolta alla sua vita, è lui stesso a raccontarci.

“Nel 2006 avevo conseguito il diploma di Master in Psicologia dello sport e la mia passione per lo studio è proseguita durante gli anni da professionista, quando ho iniziato a frequentare la facoltà di Scienze e tecniche psicologiche, specializzandomi in Psicologia clinica dell’intervento sociale. Poi l’incontro con Il Cerchio onlus di Casalmaggiore, che mi ha dato fiducia e mi ha permesso di crescere professionalmente”.

Torinese d’origine, casalasco di adozione dal 1998, nel 2010 lascia il Rugby per intraprendere la strada dell’educazione, convinto che l’attività sportiva sia una delle tante vie per accompagnare nella crescita e nello sviluppo i bambini e i ragazzi. Dal 2003 ad oggi ha gestito settori giovanili del Rugby Colorno e ha coordinato campi estivi e centri ricreativi con fasce d’età dai 5 ai 14 anni, avendo a che fare anche con quelli che definisce “ragazzi con fragilità”.

“L’esperienza del Grest è, tra le tante che ho seguito, sicuramente quella che maggiormente coniuga gli aspetti educativi con quelli relazionali, senza trascurare la componente spirituale e morale. L’accoglienza che le famiglie, la comunità e don Marco mi hanno riservato sta facendo sì che tutto vada nella giusta direzione”.

Che altro non è che la direzione della Chiesa in uscita tanto cara a papa Francesco, possibile grazie all’apertura al territorio, ai servizi educativi già attivati da altri soggetti e alla fiducia accordata ai laici, che tanto hanno ancora da dare.




Don Paolo Antonini, il prete dell’accoglienza, “erede” di don Primo (VIDEO)

Si è conclusa domenica 16 giugno la tre giorni dedicata alla figura di don Primo Mazzolari “Rimandi Mazzolariani. Il fiume, la cascina, la pianura”, voluta da Fondazione Mazzolari in occasione del sessantesimo anniversario della morte di don Primo. Con il patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Bozzolo, Comune di Sabbioneta, ass. FiloMeeting, ass. Gli Amici di Gemma, Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Francesco” di Mantova e naturalmente della Parrocchia di Bozzolo, la rassegna ha visto affiorare una modalità nuova di relazionarsi al pubblico che, numeroso, ha raggiunto Bozzolo in questi giorni: tanti gli appuntamenti dedicati alla figura di don Primo che, anche in simultanea, si sono avvicendati in diversi luoghi cittadini.

“La formula che abbiamo scelto per questa celebrazione è stata vincente – dichiara il parroco don Luigi Pisani-. Le persone hanno potuto partecipare in base alle loro preferenze. Abbiamo proposto dibattiti, ma anche momenti di riflessione a partire da letture delle parole di don Primo. E poi musica, cinema, arti visive. Senza dimenticare di dare spazio a momenti di animazione per bambini. Tra la fine dell’anno in corso e il successivo si succederanno altri eventi tra Cremona e Mantova in collaborazione con l’attuale rassegna bozzolese e ci auguriamo che questo sia l’inizio di un percorso che si possa ripetere ogni anno”.

Sul palco, anzi sarebbe meglio dire tra i borghi di Bozzolo, si sono succedute grandi personalità del panorama nazionale che nella più assoluta semplicità hanno dato vita a momenti di elevata riflessione: don Bruno Bignami (presidente della Fondazione Mazzolari e direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro), che ha aperto la manifestazione venerdì sera con una riflessione intitolata “In dialogo con don Primo Mazzolari”; Stefano Zamagni (docente di economia politica presso l’Università di Bologna e presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali) che ha presentato nel pomeriggio di sabato 15 una riflessione dal titolo “Redistribuire la ricchezza”; Moni Ovadia che ha proposto i suoi “Racconti di un viandante”.

Particolarmente significativo l’evento di apertura di domenica 16 quando, presso la sala  assemblee dell’oratorio, è stato presentato il docu-film “Don Paolo Antonini, il prete dell’accoglienza”. Ideato da un gruppo di volontari provenienti da diverse zone della Diocesi di Cremona, credenti e non credenti, legati alla figura di colui che dal 1978 al 1997 fu parroco a Casalmaggiore, produzione e regia di Gigi Bonfatti Sabbioni, il documentario è stato introdotto dalle parole di don Luigi Pisani.

“C’erano tanti preti che come don Paolo ripercorrevano le orme di don Mazzolari – ha dichiarato – ma se ai tempi di don Primo la profezia era nella base della Chiesa oggi è al vertice. Eppure una parte della base della Chiesa non la ascolta, non è sintonizzata con i valori di una Chiesa dei poveri e nemmeno con quelli espressi dal Concilio Vaticano II. Ma noi non possiamo tornare indietro”.

Una lettura attualizzata molto intensa della vita di don Paolo Antonini. Una lettura condivisa con l’amico e giornalista Nazzareno Condina.

“Nei dieci anni in cui ho avuto il piacere di collaborare con lui – dichiara – non l’ho mai visto rifiutare un aiuto a qualcuno. Non riusciva mai a dire di no. Don Paolo era una persona particolare già dai suoi modelli, che passavano dal pacifismo militante di Balducci ai teologi della liberazione, dall’inquietudine di Turoldo alla lezione di don Milani. Senza dimenticare il suo don Primo Mazzolari, che citava sempre. Don Paolo infatti era un uomo di cultura oltre che un uomo di profonda fede. E oltre che essere un uomo di cultura era un uomo di azione”. Azione che viene narrata proprio nel documentario.

Attraverso il racconto di testimoni oculari, Bonfatti Sabbioni ha riproposto la cronologia della storia di don Paolo dall’ingresso in seminario giovanissimo, dove venne ordinato sacerdote nel 1945, al decesso in Domus a Bozzolo nel 2009.

Don Paolo fu inviato giovane prete nella parrocchia di Breda Cisoni, dove sarebbe rimasto fino al 1961 per poi entrare in Gazzuolo e qui vivere il sacerdozio per 17 anni. Sono gli anni dell’apertura dei primi circoli ACLI della zona, a dimostrare l’interesse di un giovane parroco verso giovani uomini. E se già in quei primi anni si poteva intuire lo spessore dell’uomo oltre che del sacerdote, “mi dicevano di lasciar perdere gli scritti di don Primo e di dedicarmi allo studio dei testi” dichiara lo stesso don Paolo a Giancarlo Ghidorsi di Fondazione Mazzolari, il vero exploit si ebbe all’arrivo a Casalmaggiore, dove prese in mano la parrocchia che era appartenuta fino ad allora a Mons. Brioni. Qui l’apertura della Casa dell’accoglienza per quelli che allora venivano chiamati “extracomunitari” (termine oggi sostituito dal più inclusivo “migranti”), che fungeva inizialmente da alloggio per i lavoratori stagionali ma poi divenne rifugio per tutto l’anno, fu probabilmente l’opera che più lo identificò sia in paese che fuori.

Figura complessa e dedita all’uomo in tutte le sue sfaccettature, don Paolo viene descritto come il prete degli ultimi, degli emarginati, dei soli. Il prete che agiva la sua fede, a dirla con una sua dichiarazione rilasciata nel 1993 allo stesso Bonfatti Sabbioni, in “orizzontale”.

“Non è possibile vivere la nostra esperienza di fede limitandola ad un rapporto verticale, il rapporto con Dio, senza una dimensione orizzontale, quindi senza una dimensione sociale. Non si può andare a Dio se non si passa dall’uomo e il nostro andare a Dio rimanda all’uomo. Noi crediamo in un Dio che si è incarnato, Dio che fa della sua esistenza un dono all’uomo. Un Dio per l’uomo, un Dio con l’uomo, un Dio nell’uomo. Questo è il mistero dell’incarnazione e della redenzione”. E le sue non erano solo parole, ma diventavano accoglienza, ascolto, comprensione. Diventavano vicinanza a ragazzi dipendenti dalle droghe, a famiglie in difficoltà, a malati nel corpo e nella psiche. Diventavano alloggio per uomini e donne che venivano da lontano a cercare una vita migliore e tentativi di impostare, tra essi, il dialogo interreligioso proposto dal Concilio Vaticano II. Molto ancora ci sarebbe da dire, ma vogliamo rimandare al prossimo novembre quando, stavolta a Casalmaggiore, prenderanno avvio le celebrazioni per il decennale della sua morte.




A Casalmaggiore nasce “Stelle sulla terra” per i bimbi affetti da autismo

Il circolo ACLI S. Agata di Cappella, frazione di Casalmaggiore, ha ospitato mercoledì 5 giugno la Festa di fine anno della Scuola dell’Infanzia del paese (I.C. Diotti di Casalmaggiore), alla quale, per volontà delle maestre e delle famiglie, è stato invitato il neonato comitato “Stelle sulla terra”.

Nato il 4 aprile 2019 “davanti ad un caffè” – come ha raccontato Gabriela Mangu, mamma di Gabriele, un bambino della Scuola dell’Infanzia di Cappella- “il comitato riunisce famiglie di bambini affetti da sindrome dello sviluppo cognitivo, la maggior parte dei quali da autismo”, che hanno deciso di superare l’isolamento in cui spesso le istituzioni li lasciano per condividere necessità, dubbi ed esperienze, nella certezza che insieme si può fare e fare meglio.

Ispirato ad “Accendi il buio”, associazione cremonese a sostegno delle famiglie con bimbi affetti da autismo, “Stelle sulla terra” vuole essere un tentativo di integrazione a tutti gli effetti nel tessuto cittadino, a partire dai luoghi maggiormente vissuti dai bambini quali sono le scuole. A partire dalla consapevolezza che la conoscenza permette di superare diffidenze e paure e di vivere a pieno titolo l’essere cittadini per tutti e non solo per alcuni, perché tutti i bambini hanno diritto a vivere la loro infanzia senza dover rinunciare all’educazione, al gioco e alla socializzazione.

Per questo Gabriela Mangu, Daniela Panico, Francesca Guerra, Daniela Zinelli, Elisa Marino, Rosalia Saimbene, con la loro portavoce Greta Visioli, hanno inaugurato il loro comitato pubblicamente il 9 maggio scorso presso la Biblioteca di Casalmaggiore e continuano ad essere presenti ad ogni occasione pubblica per poter raccogliere il maggior numero possibile di adesioni da parte di singoli e famiglie che vogliano interessarsi alla condizione dei bambini “stelle sulla terra” e con loro fare un percorso di condivisione e accoglienza.




Casalmaggiore, scuole in marcia per la pace

Per il terzo anno consecutivo il circolo ACLI di Casalmaggiore ha organizzato la “Marcia per la pace con le scuole”. L’appuntamento si è svolto nella mattinata di lunedì 3 giugno quando circa 2mila tra alunni, studenti e docenti hanno marciato per le vie cittadine al grido di “Salviamo la pace”, per poi trascorrere l’intera mattinata nella zona golenale tra musica ed esposizioni. Ad essere coinvolti tutti gli istituti cittadini: scuola dell’infanzia San Giuseppe; I.C. Marconi infanzia e primaria; I.C. Diotti con infanzia di Cappella, primaria di Vicobellignano e di Vicomoscano e secondaria di primo grado di Casalmaggiore; I.I.S. G. Romani e Fondazione Santa Chiara.

Tutte queste realtà hanno elaborato nel corso dell’anno scolastico dei percorsi di riflessione attorno al tema della pace e della convivenza civile tra i popoli, che sono confluiti in un momento di condivisione e di festa collettiva.

La mattinata è stata aperta dall’associazione di promozione sociale YoRido, che con la teacher Barbara Manenti e i bambini della scuola dell’infanzia di Cappella e della primaria di Vicomoscano ha proposto una serie di esercizi di risata collettiva unica nel suo genere per il coinvolgimento di così tante persone. A questo hanno fatto seguito canti e letture di ogni scuola, che sono stati conclusi dalla premiazione della sezione locale del Lyons dei poster realizzati sul tema della pace dai bambini della scuola media Diotti.

Diversi i temi su cui ha riflettuto anche l’Istituto di istruzione superiore Romani, che i ragazzi hanno esposto attraverso delle rielaborazioni grafiche: sfruttamento minorile e tratta, caporalato e lavoro irregolare, cambiamenti climatici, integrazione.  A supportare le loro analisi la mostra fotografica “Il caporalato nell’agro-pontino” di Andrea Sabbadini, fotografo professionista che ha gentilmente concesso le foto alla scuola; e la mostra “Operai- Rocco e la sua squadra” sul lavoro edile invisibile. Ad affiancare queste mostre, una serie di pannelli ideati dai bambini di una classe quinta dell’Istituto comprensivo Marconi, rappresentanti personaggi che hanno costruito percorsi di pace: Martin Luther King, Nelson Mandela, Patch Adams, Bebe Vio, Malala Yousafzai, Mahatma Gandhi, Rigoberta Menchù, Tu Youyou.

Da segnalare anche la distribuzione gratuita di acqua da parte di Padania Acque, il cui presidente Claudio Bodini ha ricordato l’importanza di rispettare l’ambiente per vivere in un mondo in armonia. Anche questo è costruire la pace.

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La vita di coppia alla luce del Vangelo con Elsa Belotti (AUDIO)

Si è svolto sabato 11 maggio l’ultimo incontro del ciclo “Testimoni” organizzato dall’oratorio di Vicomoscano, Quattrocase, Casalbellotto e Fossacaprara. Ospite della serata la terapeuta Elsa Belotti che ha condotto un intervento dal titolo “Pillole di vita per la coppia cristiana”.

Con il suo approccio scientifico basato sull’evidenza, la Belotti ha raccontato le difficoltà che gli sposi possono incontrare durante la loro vita coniugale e ha cercato di dare delle chiavi di lettura di quelli che sono i problemi più comuni, partendo, come è solita fare, dalla parola del Vangelo: “Vangelo e psicologia non sono mai in contraddizione in quanto la prima persona che ha studiato l’animo umano è Gesù Cristo”.

Ascolta l’audio della serata

Il discorso è ruotato attorno a tre parole-chiave, come piccoli petali di una sola margherita: perdono, volersi bene, consapevolezza.

“ Il tradimento – descritto dalla dott.ssa come una delle principali motivazioni di crisi coniugale – non è la causa di una separazione ma la conseguenza di una separazione già in atto”. Pertanto, di fronte a certi atteggiamenti che rompono e disuniscono, la soluzione può essere perdonare l’altro, apprezzando “quello che l’altro ci dà come ce lo sa dare”.

Anche in questo caso è il Vangelo che ci viene in soccorso: “Ama il prossimo tuo come te stesso” significa necessariamente in un rapporto coniugale amare il proprio sposo o la propria sposa come si è in grado di amare se stesso. Quindi imparare a volersi bene è la chiave per voler bene anche all’altro. Eppure, anche il bene non è sufficiente se non è accompagnato da una profonda dose di consapevolezza. “Se ci sposiamo per essere felici non lo saremo mai. Solo le persone sagge sono persone felici”.

E la saggezza nel matrimonio risiede nel riconoscere i limiti propri e dell’altro e nell’accettare i momenti in cui veniamo delusi e in cui soffriamo. Perché attraverso questa sofferenza possiamo raggiungere la saggezza, che ci rende felici. E la prima forma di saggezza, per la dott.ssa Belotti, prevede di lasciare il padre e la madre, che invece troppo spesso interferiscono, direttamente o indirettamente, nella vita di coppia. Ancora una volta, secondo la Parola: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola”.

 

 

 

 




Le reliquie dei S. Teresa di Lisieux e dei genitori a Casalmaggiore aprono la “Festa della famiglia”

Avrà inizio mercoledì 8 maggio la “Festa della famiglia” delle Parrocchie di Santo Stefano e San Leonardo in Casalmaggiore. Appuntamento importante nella vita della comunità, la festa venne introdotta da don Marco Tizzi negli anni ’80 e, dopo una pausa durata alcuni anni, venne reintrodotta con l’arrivo di don Marco Notarangelo, vicario parrocchiale responsabile anche del Gruppo famiglie.

Proprio al Gruppo famiglie don Marco ha affidato il compito di pensare, stilare e realizzare un programma fatto di momenti di riflessione, ma anche di svago, divertimento, cucina, spazi riservati ai bambini, cinema  e spettacoli per grandi e piccini. Il senso della festa è sperimentare il valore della famiglia quale luogo originario del privato e del pubblico, quale momento di nascita e crescita della prima micro-società con la quale ogni essere umano, a qualsiasi latitudine, si trova a dover fare i conti. Fondamento della società e della Chiesa stessa.

Interessanti gli spunti di riflessione sul tema della famiglia oggi, ma anche di apertura al territorio e alla Diocesi. In questo senso, da lunedì 6 a venerdì 10 maggio, saranno accolte nel Duomo di Santo Stefano in Casalmaggiore le reliquie di santa Teresa di Gesù Bambino e dei suoi genitori, i coniugi Luigi e Zelia Martin, anch’essi canonizzati dalla Chiesa.

Data la volontà degli organizzatori di far coincidere la festa con il loro arrivo in città, a significare che dall’esempio di questa Santa famiglia si può ancora imparare, la festa è stata anticipata al mese di maggio (quando da tradizione si tiene a giugno). L’inaugurazione è prevista mercoledì 8 alle ore 21 in Duomo con la Veglia di preghiera condotta dal parroco don Rubagotti e da padre Sangalli, dei Carmelitani Scalzi e postulatore della causa per la canonizzazione dei coniugi Martin. Lo stesso padre Sangalli terrà un incontro il 9 maggio alle ore 21 in Duomo.

È dovuta invece alla collaborazione con La città dei bambini iniziativa, alla sua quarta edizione, organizzata dal Comitato Slow Town e FIAB Oglio Po, la partecipazione a “In lupo fabula, chi ha paura del lupo”, spettacolo di fiabe con i Casalmattori che si terrà sabato 11 alle ore 16 in via Baldesio. Per i bambini spazio alla fantasia anche venerdì 10 alle ore 21 quando verrà proiettato un film adatto a loro (per poter lasciare i genitori alla visione di “Fire Proof”) e domenica pomeriggio alle ore 18.30 con lo spettacolo “Aladdin”. Tutte le iniziative per bambini vedranno la presenza di educatori per la dovuta assistenza.

Ogni sera cena e spettacoli sono previsti sul piazzale antistante il Duomo, per aprirsi alla cittadinanza e vivere ancora di più la dimensione della “Chiesa in uscita” tanto cara a papa Francesco.

 

Locandina con il programma completo




L’Europa al centro della relazione del prof. Filippo Pizzolato

Si tenuto martedì 30 aprile, presso l’auditorium Santa Croce di Casalmaggiore, l’incontro “Europa com’è, Europa che vogliamo” organizzato dal circolo ACLI locale. Relatore il prof. Filippo Pizzolato, docente di Diritto dello Stato preso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Milano, nonché uno dei maggiori esperti di questioni europee.

Presentato da Francesco Caffelli del circolo ACLI, il relatore ha avuto modo di analizzare le complesse questioni riguardanti il processo di unificazione europea, sottolineando l’inadeguatezza del dibattito pubblico, ridotto ad una disputa tra opposte fazioni Europa sì-Europa no, sovranisti contro federalisti.

Il prof. Pizzolato, stimolato dagli interventi dei presenti, ha invece sottolineato come la sfaccettata vicenda dell’integrazione europea possa essere risolta solamente accelerando i processi di armonizzazione delle varie istituzioni. «Se guardiamo in faccia i fallimenti dell’Unione Europea, dobbiamo ammettere che sono frutto di un’incompiutezza. Di Europa ce n’è troppo poca, non troppa!».

Eppure è inconfutabile che questa UE ha accumulato diversi fallimenti, soprattutto in settori che hanno rivelano le maggiori criticità quali le politiche di accoglienza, quelle economiche e la politica estera. Quest’ultima era, a ben vedere come è stato ricordato, già evidente nel dibattito sulla costituzione dell’allora Comunità Europea tra il segretario della Democrazia Cristiana e Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e il grande intellettuale cattolico Giuseppe Dossetti. Dibattito che non è mai stato risolto fino in fondo.

Il futuro dell’Europa, quindi, si gioca perseguendo la strada di un’integrazione per livelli successivi, ovvero la cosiddetta “Europa a due velocità”. Con quali criteri andrebbero individuati gli Stati componenti il nucleo centrale attorno al quale costruire la nuova Europa? Il criterio fondamentale, secondo il relatore, risiederebbe nella convinzione espressa dall’opinione pubblica dei singoli Stati  rispetto al progetto di un’Europa più integrata.




Convivere insieme in pace ed armonia: a Casalmaggiore una serata di confronto tra religioni

Una serata di altissimo livello quella organizzata dall’Associazione culturale Arrahma (misericordia la traduzione in italiano) che si è svolta a Casalmaggiore sabato 27 aprile, intitolata “Convivere insieme in pace ed armonia”. A sedere al tavolo dei relatori i rappresentanti di diverse religioni presenti sul territorio casalasco, per condividere l’idea che la convivenza tra espressioni di fedi differenti sia non solo auspicabile, ma assolutamente possibile.

Per la cristiani Cattolici era presente il parroco di Santo Stefano e San Leonardo, don Claudio Rubagotti; per i cristiani Evangelici (comunità pentecostale) il pastore Antwith; per il Sikhismo, Gursharan Singh; e a rappresentare l’Islam, invitato da una moschea di Milano, l’imam Mahmoud Najib.

Nella sala preposta all’evento, l’auditorium Santa Croce di Casalmaggiore, nemmeno una sedia è rimasta libera. Fianco a fianco, occhi negli occhi, donne e uomini di diverse regioni del mondo hanno fatto risuonare un canto nuovo. Con la loro stessa presenza hanno seminato un germe di rinnovata vita comunitaria. Qualcuno ha detto che era dai tempi di don Paolo Antonini (colui che nel 1989 aprì proprio a Casalmaggiore la prima Casa dell’accoglienza) che non si respirava un’aria così intensa di dialogo interreligioso. E tutti, o quasi, ne hanno avuto la  concreta percezione.

L’incontro, che è stato moderato dai giornalisti Marco Bazzani de La Provincia e Nazzareno Condina di Ogliopo News, si è aperto con un intervento di quest’ultimo che ha dichiarato il senso di una serata come questa, facendo memoria che “Casalmaggiore è la terra di un prete che ha fatto dell’accoglienza la sua primaria necessità”. Evidente il riferimento alla storia della comunità casalasca che tra gli anni ’80 e ’90 è stata raggiunta dalle prime migrazioni e ha visto convivere pacificamente nella Casa dell’accoglienza “Don Bosco” una decina di nazionalità diverse. Notevole coincidenza che uno dei relatori (il pastore protestante Antwith) fosse stato tra gli ospiti del don Bosco: appena presa la parola, ha ricordando don Paolo e lo ha ringraziato a distanza di 20 anni, definendolo “grandissimo profeta”.

È seguito l’intervento introduttivo di Bazzani che, citando la Dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II (28 ottobre 1965) e gli incontri interreligiosi di Assisi indetti per la prima volta da Giovanni Paolo II nel 1986, ha dimostrato che il dialogo interreligioso è fondante tutta la dottrina del Magistero della Chiesa Cattolica da più di cinquant’anni a questa parte.

Tutti i relatori sono stati capaci, con un rispetto e un’eleganza a cui non siamo più abituati, di ragionare sul valore della conoscenza delle reciproche diversità, sfogliando le pagine dei propri libri sacri o dei documenti magisteriali alla ricerca di ciò che unifica, di ciò che crea senso di appartenenza alla medesima comunità, la si chiami famiglia umana o cittadinanza italiana. O perché no, cittadinanza casalasca. Perché anche di questo si è sentito parlare: di integrazione del migrante nel paese di accoglienza, pur mantenendo fede alle proprie origini anche nella diversità religiosa; e di convivenza pacifica tra chi, nella medesima condizione di ospite su questa terra, è chiamato a ricordare di essere fatto della stessa materia umana, che qualcuno direbbe è materia dei sogni.

Quale sintesi della serata alcuni concetti chiave espressi dai relatori.

Empatia. Con questo concetto ha aperto il suo intervento il rappresentante del Sikhismo invitato dalla Comunità Sikh di Casalmaggiore. Empatia come riconoscimento dell’altro a partire, come è tipico di questa religione monoteista che si fonda sul concetto di uguaglianza, dal più debole, dal povero, dall’ultimo. Nel tempio Sikh di Casalmaggiore il langar (la cucina) è aperta 24 ore su 24, notte e giorno, per chiunque (sikh e non, straniero e italiano) abbia necessità di mangiare un pasto caldo.

Ricordando il valore della gerarchia per la Chiesa Cattolica e del primato petrino, don Rubagotti si è soffermato sul dialogo interreligioso come qualcosa di indiscutibile. “Se il Papa ad Abu Dhabi ha incontrato il Grande Imam di Al-Azhar, succede qualcosa che non è opinabile: non si può camminare da soli. Tutti i raggi sono il nostro futuro, italiani e non. Se non siamo capaci di abbracciarci la nostra fede sarà sconfitta”. Il riferimento è a NA2: “La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni […] che non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”.

L’imam Najib ha sottolineato, a partire dal Corano, come il dialogo sia tutto per sconfiggere le paure. E questo è dimostrato dal fatto che Dio stesso ha dialogato con le sue creature. “Noi dobbiamo essere come le dita della mano, diverse ma unite. Esse lavorano insieme in modo armonioso” perché “la nostra convivenza è una realtà, un destino. Sta a noi fare di questa realtà una punizione o un privilegio, un vantaggio”. E ha riportato l’esempio della città di Milano in cui si mette in pratica quanto detto grazie al lavoro svolto da don Giampiero Alberti: 10 imam incontrano mensilmente 10 preti cattolici per studiare insieme il documento Nostra Aetate e condividere le proprie religioni. E ha lanciato l’appello alla comunità islamica casalasca di pensare di aprire la moschea (che invero qui non è presente se non come luogo di incontro in un retro bottega) all’intera cittadinanza, perché conoscendosi si superino le diffidenze.

Il pastore pentecostale Antwith, rappresentante della comunità ghanese protestante, accompagnato al tavolo da una Abigail, giovane di seconda generazione. Entrambi hanno ricordato il valore dei giovani che sono ponte tra le famiglie e il territorio e che chiedono di mescolarsi (nel volontariato, nella scuola, nel lavoro) con i giovani italiani, per “elevarsi come esseri umani”.




A Casalmaggiore candidati sindaci a confronto sulla Dottrina Sociale della Chiesa

Un confronto tra candidati sindaci originale quello promosso dal circolo ACLI di Casalmaggiore mercoledì 24 aprile presso l’Auditorium Santa Croce della città. Tema della serata, infatti, la Dottrina Sociale della Chiesa, dipanata nei suoi numerosi ambiti attraverso una decina di domande inerenti a lavoro, ambiente, welfare. Sono intervenuti I candidati delle uniche due liste finora presentate, che concorreranno per il ruolo di primo cittadino alle elezioni amministrative del 26 maggio prossimo: il sindaco uscente Filippo Bongiovanni per Casalmaggiore al centro e Fabrizio Vappina per Il Listone e CNC Casalmaggiore la nostra casa.

L’organizzazione della serata ha previsto che ai candidati venissero proposte una decina di domande finalizzate a esprimersi sui temi della pastorale sociale (pochi minuti il tempo a disposizione per ciascuna risposta) e che poi dal pubblico, presente numerosissimo, venissero raccolti altri stimoli più legati al territorio e alla politica locale.

 

Qui i temi principali analizzati durante il dibattito:

Sul sociale e il lavoro

  1. Stimolare la partecipazione alla politica e alla vita della città – Offrire ai giovani e agli adulti spazi di incontro e di aggregazione
  2. Progettare un nuovo welfare efficace, sostenibile e partecipativo – Conoscere ed integrare le comunità immigrate – Aumentare l’attenzione verso i gruppi marginali e devianti
  3. Lo sviluppo del lavoro nei vari settori economici – Accompagnare i giovani in un percorso di scelta educativa e professionale

Sull’ambiente

  1. Stimolare una economia circolare e sostenibile (agricoltura e foreste – industria e artigianato – commercio e servizi)
  2. Beni comuni: acqua pubblica / privata, consumo di suolo, infrastrutture
  3. Migliorare la qualità del nostro paesaggio e territorio, urbano ed extraurbano

Domanda conclusiva

  1. Aprire la nostra comunità al territorio limitrofo

 

Molte le occasioni in cui i presenti hanno potuto riferirsi ai numerosi documenti del Magistero della Chiesa relativi ad accoglienza dei migranti, a dignità del lavoro, a salvaguardia dell’ambiente. Molti i pontefici citati, da Benedetto XVI con l’enciclica Caritas in veritate (per comprendere il valore dell’accoglienza e dell’integrazione delle popolazioni migranti) a Francesco con la Laudato sì’ (per un’ecologia integrale della persona nel rispetto del creato e di tutte le creature)  e con l’esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit (dedicata ai giovani).

Perché, come dichiarato in apertura da Vappina, “occorre far riferimento alle encicliche della pastorale sociale per non limitarci a parlare di argomenti che sono i nostri senza averli filtrati attraverso i contenuti della Dottrina Sociale della Chiesa”.

Molti anche i momenti in cui, in quasi perfetto accordo tra loro, i candidati sindaci, strizzando l’occhio così alle numerose associazioni presenti sul territorio, hanno ricordato il valore del volontariato, in un’ottica di sussidiarietà, attribuendo alla Dottrina Sociale della Chiesa un’auspicata partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Vita del territorio a cui sono chiamati a partecipare anche e soprattutto le nuove generazioni, che – per citare Bongiovanni – “penso siano in difficoltà a trovare una collocazione all interno di questa società perché a volte ci sono adulti non più all’altezza del compito di educatori. In futuro il welfare andrà ripensato valorizzando e promuovendo quelle iniziative che vedano riportare al centro la persona e le sue relazioni, quelle vere, quelle reali”.

Il confronto si è concluso con una serie di domande dal pubblico relative ad ambiente (sottosuolo, diserbanti e biodiversità, riduzione della plastica) e turismo (attrattiva del fiume Po).

Il prossimo appuntamento promosso dal circolo ACLI di Casalmaggiore si terrà martedì 30 Aprile alle 20.45, sempre presso l’Auditorium Santa Croce, dal titolo “L’Europa che vogliamo”. Relatore sarà il professor Filippo Pizzolato, docente di diritto presso l’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano.? Locandina dell’evento




Le suore Francescane Missionarie di Assisi in visita a Casalmaggiore

Il lunedì dell’Angelo per la parrocchia di Santo Stefano in Casalmaggiore è stato segnato da un momento davvero speciale: hanno fatto visita alla città e ai luoghi sacri loro cari le suore Francescane Missionarie di Assisi. Fondatore dell’ordine nel 1702, infatti, padre Giuseppe Antonio Marcheselli, frate minore conventuale, nato a Casalmaggiore (dove pure gli sono dedicati un palazzo e una via) nel febbraio del 1676.

Qui venne battezzato il 21 febbraio nel fonte cinquecentesco tutt’ora custodito presso la chiesa di San Francesco, prima tappa delle religiose. Una mezz’ora per sostare in preghiera, dopo aver ricevuto una calorosa accoglienza dal parroco don Claudio Rubagotti, che ha fatto loro da cicerone. E poi subito pronte per raggiungere il Duomo, dove le sorelle hanno potuto ammirare i tesori e le tele ivi esposti.

Da ultimo, prima della partenza per Vicenza sui luoghi di madre Angela Maria del Giglio (co-fondatrice dell’ordine insieme a padre Marcheselli), le religiose hanno visitato il Santuario Madonna della Fontana, dove Marcheselli era solito pregare sin dall’infanzia, accompagnato dalla madre. Proprio qui si conservano i ritratti originali di padre Marcheselli e della sorella Chiara.

Una giornata di particolare significato per queste suore, provenienti da Paesi anche molto lontani (la maggioranza tra loro è di origine asiatica), ma tanto vicine alla città di Casalmaggiore.