Gli auguri del Vescovo in Caritas, «un laboratorio di vita impressionante»

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Si è tenuto nel pomeriggio mercoledì 22 dicembre alla Casa dell’accoglienza di Cremona l’incontro tra il vescovo Antonio Napolioni e gli operatori e i volontari della Caritas diocesana.

A dare il via all’appuntamento, che si è svolto nel salone mensa della struttura di viale Trento e Trieste, le presentazioni iniziali di tutti i partecipanti e l’introduzione del direttore don Pierluigi Codazzi: «Si tratta di un evento semplice, pensato giusto per farci gli auguri e per sottolineare, soprattutto in questo periodo, l’importanza del lavoro d’insieme, del fare gruppo».

Poi l’intervento di mons. Napolioni, costruito sul parallelismo tra il simbolo della Natività, il presepe, e la comunità cristiana, cremonese e non. «C’è un presepe  – ha affermato il Vescovo – che vive 365 giorni l’anno, non solo a Natale, nelle nostre chiese, nelle nostre comunità. Esistono molte realtà piene di vita fragile, ferita, ma anche curata. Bisogna curare questa “fantasia della carità”, anche se la fantasia non basta; servono energie e sudore a rendere possibile tutto ciò».

Il Vescovo ha poi sottolineato ed elogiato il lavoro dei giovani e delle famiglie in sostegno di Caritas, definendola «un laboratorio di vita impressionante», auspicando, inoltre, l’arrivo di uno «tsunami di giovinezza», che non distrugga, ma che coinvolga sempre di più.

Per questo periodo di festività, il Vescovo ha assegnato un compito: un invito all’ascolto sinodale, al confronto sul cammino, sui percorsi d’insieme.

L’incontro si è concluso con gli auguri, la preghiera e la benedizione finale, seguiti dall’esibizione musicale di alcuni giovani della Casa dell’Accoglienza e un brindisi.




Medici Cattolici: «L’impegno nella cura parte dalla condivisione». Nell’incontro con il vescovo presentata la nuova presidente

Si è tenuto giovedì 16 dicembre, presso il Seminario Vescovile di Cremona, l’incontro di preghiera con il vescovo Antonio Napolioni con i rappresentanti dell’Associazione Medici Cattolici Italiani della sezione di Cremona, durante il quale è stata anche presentata ufficialmente la dottoressa Rosalia Dellanoce come nuova presidente incaricata del Consiglio dell’associazione, rinnovato lo scorso 18 ottobre in occasione della festa di san Luca, patrono dei medici, e che comprende il vicepresidente dottor Bruno Franzini, la dottoressa Ilaria Gaimarri, segretaria e tesoriera, i consiglieri dottor Gianmario Corbani e dottor Gianluigi Perati, ex presidente al quale è stato rivolto un ringraziamento speciale per l’impegno e la dedizione mostrati durante il periodo di incarico.

Il momento di preghiera si è svolto con una Lectio Divina guidata dal Vescovo, che ha proposto una lettura meditata del brano tratto dal capitolo 8 degli Atti degli Apostoli scelto come testo guida per l’anno pastorale in corso, che ha proprio come tema «Va’ avanti, accostati», l’invito che proprio in questo passaggio della Scrittura l’angelo del Signore rivolge a Filippo invitandolo all’incontro con il funzionario etiope incontrato lungo la strada per Gerusalemme.

Lo stesso invito che il Vescovo condivide con i medici dell’associazione: «Va’ avanti e accostati! È l’invito che sentiamo rivolto a noi, oggi, in questo crocevia della storia, mentre crediamo di poter uscire dalla pandemia, di poter riprendere il cammino, ma non semplicemente come prima, per quanto è avvenuto e ci ha segnato, ci ha parlato». L’invito è quello di accostarsi agli altri, a chi ha sofferto, ad ogni persona, ad ogni famiglia.

«Ma come riavvicinarci? In che modo? A chi?» . Sono questi gli interrogativi evidenziati dal Vescovo, che prosegue: «Sicuramente con l’atteggiamento propositivo, riabilitandoci progressivamente alla familiarità, all’incontro; e non solo verso i malati o i disagiati fisici».

Dopo la riflessione del Vescovo, ha avuto spazio la condivisione dei medici presenti e di don Maurizio Lucini, incaricato diocesano per la pastorale della salute. La Chiesa, la Diocesi cremonese e la sanità si trovano in una situazione simile a quella di Filippo, che sale sul carro di uno straniero e si immerge con lui per battezzarlo; anche noi, tutti i giorni, ci dobbiamo dedicare all’altro, curare e farci curare, instaurando rapporti di collaborazione reciproca.

«L’immersione di Filippo è significativa. Esprime la consapevolezza di dover fare un passo importante, quello del Battesimo e la condivisione della gioia dello stesso – ha riflettuto la neopresidente Dallanoce, geriatra dell’istituto Vismara de Petri di San Bassano –. La condivisione è la chiave di volta nella professione del medico. È essenziale per poter fare quel passo che ti porta a quella situazione di pace, di serenità».

L’incontro si è concluso con la presentazione del dottor Corrado Casto, nuovo associato dell’Amci di Cremona e con l’enunciazione, da parte della dott.ssa Dallanoce della programmazione per l’anno venturo: anzitutto una formazione sul fine vita, con un corso tenuto da don Simone Valerani, professore di bioetica, e poi alcune iniziative dedicate ad una maggiore vicinanza alla Diocesi. Tra queste “Accompagnare chi accompagna”, un convegno a tema su chi porta la croce dei malati, degli afflitti.

Infine la preghiera condivisa, la benedizione del Vescovo e gli auguri di Natale a tutta la comunità, a tutti i medici e a tutti gli operatori sanitari.




Assemblea delle scuole cattoliche: «Lo scopo è quello di parlare tutte le lingue: non integralismo, ma integrazione»

Si è tenuta il 14 dicembre, presso il Centro Pastorale di Cremona, l’assemblea delle scuole cattoliche del territorio, alla presenza del Vescovo Antonio Napolioni e di don Aldo Basso, collaboratore dell’Ufficio per la Scuola e l’Educazione della Diocesi di Mantova.

L’attenzione si è inizialmente concentrata sull’introduzione di don Aldo, che ha presentato la situazione attuale delle scuole cattoliche italiane, evidenziandone i due problemi principali: la questione dell’identità cattolica e le condizioni organizzative necessarie per un efficiente funzionamento degli istituti.

L’introduzione ha riguardato una distinzione fra scuole cattoliche e scuole di ispirazione cristiana; apparentemente possono sembrare la stessa cosa – ha spiegato il sacerdote – e in effetti si basano entrambe sui medesimi principi, ma c’è una differenza di tipo formale, giuridico: la scuola cattolica è tale solo se gestita da un’autorità ecclesiastica, da una persona giuridica ecclesiastica o da terzi, ma con una delega dell’autorità ecclesiastica. «Ci sono numerosi documenti a testimoniare l’identità delle scuole cattoliche, ma dove è dichiarata? – spiega don Aldo – È scritta in ogni Progetto Educativo. È un diritto e un dovere esprimere la natura cattolica della scuola».

Citando Papa Francesco, don Aldo ha spiegato che le scuole cattoliche non forniscono nulla in più rispetto alle scuole statali, bensì offrono qualcosa di diverso: «Se nelle nostre scuole non si sviluppa un modo diverso di essere umani, una cultura e una società diversa, stiamo buttando via il tempo».

Il secondo tema, quello riguardante il funzionamento delle scuole, è un problema che si pone sulla figura degli insegnanti. «Se la scuola cattolica fa molto affidamento agli insegnanti, si riesce a trovare insegnanti su cui fare affidamento? – continua don Aldo – Serve formazione, serve declinare in senso cristiano ogni proposta». Ognuno risulta responsabile dell’identità di una scuola, il gestore in primis, ma anche gli insegnanti, i genitori, i Vescovi: «Il reperimento e la formazione dei docenti – ha osservato – stanno diventando molto più difficili. Servono alcuni requisiti fondamentali: il Probitas Vitae, cioè la rettitudine, l’integrità morale, ma anche la formazione cristiana, l’insegnamento della religione».

A seguire, alcuni docenti delle scuole cattoliche cremonesi hanno condiviso la loro esperienza, la loro testimonianza. Il passaggio dalla scuola statale a quella paritaria ha fatto da filo conduttore negli interventi degli insegnanti, che hanno spiegato come la passione, la curiosità, la personale esperienza di fede e l’interesse verso la centralità della persona a discapito della sicurezza monetaria abbiano svolto un ruolo fondamentale nelle loro scelte.

«Il nostro compito non è essere dei “criticoni” del mondo. – ha poi riflettuto il Vescovo Napolioni nel suo intervento – L’aggettivo “critico” lo caratterizzerei in un altro modo: la scuola cattolica è quella che sa superare le crisi, che insegna a superare le criticità». «Lo scopo – ha proseguito – è quello di parlare tutte le lingue; non l’integralismo, ma l’integrazione. Il metodo della scuola cattolica deve essere quello della Pentecoste, non l’assolutizzazione di un gergo».

L’incontro si è concluso con il messaggio di don Aldo: «Mi ha colpito, nelle testimonianze, la passione educativa. Sono convinto che gli insegnanti pratichino esercizio di carità nel loro lavoro, nel loro impegno. Ma prima di guidare, dobbiamo essere guidati». Con questo spirito di apertura è disponibilità si è dunque concluso l’incontro con un momento di preghiera e gli auguri del Vescovo Antonio.

 

Fare scuola dopo l’emergenza, presentato il XXIII Rapporto sulla scuola cattolica in Italia




Dal 25 al 27 aprile pellegrinaggio diocesano a Lourdes guidato dal Vescovo

È in programma, il prossimo aprile, il pellegrinaggio diocesano con destinazione Lourdes, guidato dal vescovo Antonio Napolioni. Promosso dall’Ufficio diocesano pellegrinaggi con il supporto tecnico dell’agenzia ProfiloTours, l’evento, fissato dal 25 al 27 aprile, rappresenta un’opportunità per tornare a viaggiare, uniti nella fede, dopo il blocco sanitario degli ultimi tempi.

“Una primavera di fede e di speranza: la desideriamo tutti”, l’auspicio per questa iniziativa che, compatibilmente con le norme legate alla pandemia, vuole riportare “a Lourdes per un pellegrinaggio di gratitudine e rinnovato affidamento a Maria, per imparare da Lei le vie della giustizia e della solidarietà”.

La partenza è prevista la mattina di lunedì 25 aprile dall’aeroporto di Bergamo – Orio al Serio. All’arrivo la preghiera alla Grotta darà ufficialmente inizio al pellegrinaggio. Per il pomeriggio è prevista la partecipazione alle celebrazioni, seguite dalla cena e il pernottamento in albergo.

La giornata di martedì 26 aprile sarà dedicata alla visita dei luoghi di santa Bernadette.

La giornata conclusiva, quella di mercoledì 27, vedrà la celebrazione della Messa e la partecipazione alle attività del Santuario. Successivamente il trasferimento in aeroporto e la partenza per il rientro a Bergamo.

Le iscrizioni al pellegrinaggio sono già aperte. La quota base è di 450 euro, cui saranno aggiunte le spese di gestione pratica e le tasse aeroportuali. La quota comprende: il volo con il bagaglio in stiva (15 kg) e un piccolo bagaglio in aggiunta, i trasferimenti in pullman da e per l’aeroporto di Lourdes, l’alloggio presso hotel 4 stelle in camere a due letti con pensione completa dal pranzo del primo giorno al pranzo dell’ultimo giorno, assistenza sanitaria, assicurazione del bagaglio, annullamento del viaggio e Cover Stay AXA.

Per la partenza sono necessari un documento d’identità valido per l’espatrio (carta d’identità o passaporto) e il green pass. Lo svolgimento del programma è subordinato alle disposizioni emanate dalle autorità sanitarie.

Le iscrizioni presso l’agenzia Profilotours, nei locali attigui alla biglietteria del Museo Diocesano, all’interno del Palazzo vescovile di Cremona: gli uffici sono aperti tutti i giorni dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 (tel. 0372-460592, email info@profilotours.it, sito internet www.profilotours.it).

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“Barche troppo piene”, l’8 dicembre a Cristo Re rappresentazione sul tema dell’integrazione

“Barche troppo piene” è il titolo della rappresentazione teatrale sul tema dell’integrazione che andrà in scena mercoledì 8 dicembre, alle 17, presso la palestra della parrocchia di Cristo Re, a Cremona.

«La nostra parrocchia – racconta don Enrico Trevisi, parroco di Cristo Re – ha aderito al progetto della Cei “Apri”, garantendo ospitalità a tre giovani profughi, con l’obiettivo di garantire loro l’autonomia, donando loro la possibilità di studiare, di lavorare e di trovare un’abitazione».

Scritto da Yannick Som, Abou Papis Cissé e Zayid Hamadi, la performance si presenta come un’occasione per ascoltare il punto di vista di un immigrato, che racconta la sua storia, il suo viaggio, il suo angosciante cammino attraverso il deserto, attraverso la Libia e attraverso il Mediterraneo.

Lo spettacolo, che è aperto a tutti – ragazzi, giovani, famiglie, anziani – rappresenta un modo diverso per riflettere insieme e per pensare alle sofferenze di tante persone. Una provocazione per poi continuare a pensare su questo nostro mondo.

«Il tema non è facile – spiega ancora il parroco –. Si presta a discussioni accese, a semplificazioni ingenue, a letture ideologiche, a paure ancestrali riguardanti lo straniero. Nel proporre questo spettacolo non vogliamo dare soluzioni, ma sollecitare un incontro, una presa di coscienza, un sussulto spirituale. E certo anche un desiderio riguardante un mondo diverso, premessa per un impegno, ciascuno a proprio modo, ma in risposta a un Dio che ci parla anche attraverso le sofferenze dei fratelli».

L’ingresso è libero, nel rispetto delle normative anti-covid vigenti.




“In-contro al lupo”, l’11 dicembre a Martignana di Po rappresentazione teatrale ispirata al testo di Mazzolari

 

Sabato 11 dicembre a Martignana di Po andrà in scena “In-contro al lupo”, una performance di teatro di comunità del gruppo “Tortelli e Svarioni”.

Sarà la sala S. Giovanni Paolo II, situata in via Libertà 26, ad ospitare alle 20.45 la rappresentazione promossa dal locale circolo Acli “Enrico Anelli” in sinergia con la Parrocchia di S. Lucia e il gruppo di protezione civile “Le aquile”.

In collaborazione con la Coop. Agorà, lo spettacolo, diretto dalla regista Noemi Lupi, coadiuvata da Fabrizio Sartor, metterà in scena la storia di san Francesco e il lupo di Gubbio, sulla scia del racconto che già don Primo Mazzolari narrò a Padova nel 1950 e sul quale scrisse il suo libro “Francesco d’Assisi e il lupo”.

«….a un certo momento ci sono delle strane cose che passano nell’anima dell’uomo! Ed è questo, è appunto questo che ci vuole: un lupo che tenga a posto gli altri lupi. Ne abbiamo fabbricati tanti».

Il gruppo teatrale metterà in risalto gli insegnamenti di don Primo, che, intrecciando il racconto di san Francesco al Vangelo, lo ha trasformato in una parabola tuttora valida.

L’accesso alla sala sarà libero e consentito solo tramite il possesso del green pass.

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Un “giardino fiorito” per i bambini nella chiesa di Santa Lucia a sostegno del progetto Bahia

In occasione della festività di santa Lucia, come ogni anno, l’omonima chiesa di Cremona appartenente all’unità pastorale “S. Omobono”, aspetta i più piccoli con un’attenzione alla solidarietà.

Fino all’arrivo della pandemia bambini e ragazzi erano impegnati nelle scuole e nelle parrocchie in attività laboratoriali, feste e spettacoli. Progetti che, coordinati da Rossella Galletti, confluivano proprio in un momento di festa nella chiesa di S. Lucia in occasione del 13 dicembre. Le restrizioni imposte dalla pandemia hanno costretto ad annullare tante iniziative, ma senza riuscire a fermare del tutto il coinvolgimento dei razzi che quest’anno hanno allestito nella chiesa di S. Lucia un “giardino fiorito”, che può essere visitato dal 5 al 13 dicembre tutti i pomeriggi, dalle 15.30 alle 17.30.

Per tutti i visitatori vi sarà una “sorpresa profumata”, ma anche la possibilità di sostenere la scuola di danza della parrocchia di Gesù Cristo Risorto, a Salvador de Bahia, in Brasile, contribuendo così al “Progetto Bahia” cui guarda anche l’Avvento di Fraternità promosso quest’anno in diocesi.

Anche lo scorso anno le iniziative di carità di Santa Lucia erano state destinate alla parrocchia brasiliana dove operano i missionari “fidei donum” cremonesi, sostenendo l’acquisto di generi alimentari per la “cesta basiche” offerte alle famiglie più bisognose della favela.




Don Ezio Bellini: «Per me “missione” è andare dentro i popoli, in mezzo ai popoli»

Ha fatto rientro in Italia, dopo otto anni di missione a Mogi das Cruzes, in Brasile, don Ezio Bellini (in foto accanto al vescovo Napolioni, durante la sua visita in Brasile nel luglio 2017). Il sacerdote classe 1946, originario di Villacampagna, laureato in Teologia e licenziato in Filosofia, aveva iniziato il proprio ministero come vicario a Soncino e Soresina, partendo poi per il Brasile nel 1986. Dopo ventotto anni di servizio come “fidei donum”, nel 2004 era rientrato in Italia svolgendo per alcuni, nei quali è stato insegnante in Seminario e ha collaborato con le parrocchie di Soncino e Ticengo. Sino al 2013, quando era ripartito per il Brasile, dove è stato vicerettore dell’Istituto Paolo VI, l’università filosofico-teologica della diocesi di Mogi das Cruzes, collegata alla Facoltà teologica di S. Paolo, oltre che viceparroco della Cattedrale di Mogi.

Don Ezio, lei negli ultimi anni ha prestato servizio a Mogi das Cruzes, ci parli di questa realtà.

«Mogi das Cruzes è localizzata nella grande periferia di San Paolo. Data l’espansione demografica della metropoli, la città si è spostata, in seguito alle continue migrazioni interne, a Mogi. Si trova a 40 km da San Paolo e si può dire che è il suo orto. Il commercio di verdure, ma anche le industrie tecniche e quelle siderurgiche, mantiene e fa crescere il popolo di Mogi».

Qual è la più grande differenza tra la comunità cristiana cremonese e quella di Mogi?

«Fare comparazioni è sempre difficile, ma posso dire, in generale, che le comunità del Brasile sono affettive, vivono la vita partendo dall’emozione, dal suono. Là le celebrazioni sono ritmiche e vivaci: impressionano sempre l’occhio del visitatore europeo. Ed è proprio l’opposto della situazione europea: se in Europa prevale la razionalità, in Brasile la fanno da padroni le immagini e i suoni».

Che cosa significa per lei la parola “missione”?

«Come tutte le altre parole ha una sua storia. L’Eucaristia era detta in latino Missae, perché era celebrata e continuava ad essere celebrata nell’andare. Ecco, per me “missione” è andare. Dove? Dentro i popoli, in mezzo ai popoli».

Che cosa le ha lasciato l’esperienza della missione?

«Sono stato impressionato dal movimento. In Europa abbiamo una parola che ci protegge molto: io. Un’isola impenetrabile cui tutto gira intorno. In Brasile invece esiste il tu. Il Brasile ha causato in me un movimento che ha permesso al mio “io” di divenire “tu”».

Cosa si sente di dire a chi oggi o domani parte per la missione?

«I grandi filosofi hanno passato gli anni a chiedersi che cosa fosse l’essere. A me ha sempre colpito Plotino, che invece si chiedeva: perché l’uno? Quindi io consiglio una cosa sola: in un mondo globalizzato come quello attuale, dobbiamo iniziare a capire che siamo di tutti e siamo fatti di tutti».




Pandemia e solidarietà, l’analisi sulla città di Cremona della ricercatrice Valentina Cattivelli

Intervenuta venerdì 26 novembre al Centro del riuso, situato presso l’ex mercato ortofrutticolo di Cremona, Valentina Cattivelli, ricercatrice e docente cremonese dell’università IULM di Milano, ha presentato il suo studio in merito alla distribuzione di alimenti durante la pandemia grazie al coinvolgimento di trenta associazioni del territorio.

«Sono una ricercatrice – spiega Valentina – e il mio impegno verte soprattutto sull’agricoltura urbana. Durante il primo lockdown ho condotto una ricerca riguardante la raccolta e la distribuzione di alimenti avanzati in bar e ristoranti a Napoli, ma solo nel settembre del 2021 ho iniziato a concentrarmi sulla situazione cremonese».

La sua indagine si è basata su una fitta rete di telefonate, al fine di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili riguardanti il supporto alle famiglie bisognose durante il periodo di pandemia. «Non avevo bisogno di interviste ai cittadini di Cremona, ma piuttosto di sentir raccontare delle storie».

Gli studi hanno portato la ricercatrice alla formulazione di una “Teoria di innovazione sociale”. L’innovazione sociale viene però definita tale solo se presenta quattro caratteristiche specifiche:

  1. il coinvolgimento della comunità. A Cremona è risaltata una dedizione già insita nell’offrirsi a chi ha bisogno. L’unica differenza con il passato risulta essere un’evidente revisione del modo di operare, una maggiore collaborazione, da consolidare anche dopo l’emergenza sanitaria;
  2. una revisione delle pratiche sociali. Durante le attività di volontariato non si parla solo di consegna della merce e di bisogno impellente di diminuire lo spreco di cibo, ma ci si concentra anche sugli scambi comunicativi, sulla socialità con il destinatario; si instaurano rapporti, ci si informa sulle abitudini alimentari e non solo;
  3. la suddivisione delle sfide sociali
  4. il benessere della comunità. Se la comunità si sente coinvolta, oltre che aiutata, si sente bene. Non stare da soli aiuta gli altri a non esserlo.

La ricerca condotta dalla professoressa Cattivelli ha evidenziato però anche alcuni aspetti negativi riguardanti l’attività di distribuzione alimentare. Risalta subito lo scarso coinvolgimento di supermercati (solo due quelli hanno aderito) e la presenza in città di pochi orti urbani. Occorrerebbe quantomeno, secondo la ricercatrice, rinsaldare i rapporti con i piccoli produttori locali. Inoltre, è evidente la scarsa efficienza comunicativa: non si riesce sempre a intercettare e individuare il bisogno e bisognerebbe lavorare maggiormente su un processo di mappatura.

L’incontro si è concluso con i ringraziamenti della Cattivelli a tutti i membri della comunità cremonese, per la loro dedizione durante la pandemia e la collaborazione ricevuta nella ricerca, e con l’invito a creare e sfruttare maggiormente spazi come gli orti urbani, che possono diventare pretesto di socializzazione, di aiuto e di qualità alimentare.

In ambito di sostenibilità e agricoltura, è stato ricordatoche prossimamente partirà un nuovo progetto di rete, con Filiera Corta Solidale a fare da apri-fila, finanziato dall’8×1000 e dedicato alla distribuzione di frutta e verdura, con l’obiettivo di attuare un processo di sensibilizzazione alimentare.




Mons. Barosi e padre Zanardi, 80 anni del loro martirio

Il 19 novembre ricorre l’ottantesimo anniversario del martirio di mons. Antonio Barosi, originario di Solarolo Rainerio e amministratore apostolico di Kaifeng, e dei missionari del Pime (Pontificio istituto missioni estere) Mario Zanardi (di Soncino, in foto) Bruno Zanella e Gerolamo Lazzaroni, uccisi nel 1941 a Dingcun, nella provincia di Henan, in Cina.

Il massacro di Dingcun avvenne negli anni tragici dell’invasione giapponese della Cina e nel contesto della guerra contro il Giappone. La vita dei missionari era tutta dedicata al servizio della popolazione cinese, in un momento di grande miseria a causa delle inondazioni del Fiume Giallo, provocate per arrestare l’avanzata giapponese, che causarono centinaia di migliaia di morti e innumerevoli villaggi sommersi. I missionari rimasero accanto alla gente anche se senza né difese né garanzie, anzi consapevoli che, in quanto italiani, erano divenuti nemici agli occhi dei “partigiani” cinesi. L’Italia fascista era infatti alleata del Giappone, invasore della Cina.

Dingcun era una bella cittadina circondata da mura. I missionari e i loro collaboratori cinesi avevano suscitato una fervente comunità cattolica. Per incoraggiare i suoi cristiani, e celebrare le Cresime, l’amministratore apostolico Barosi (non ancora eletto vescovo, in foto qui a destra) vi si recò con padre Mario Zanardi, affrontando un viaggio di disagi e pericoli. La festa si tramutò in indicibile tragedia. La residenza dei missionari fu invasa da guerriglieri che li uccisero senza pietà. Negli anni a seguire la chiesa e la residenza furono distrutte e i resti dei martiri profanati. Ma i fedeli cinesi riuscirono a recuperare le ossa dei loro martiri e a nasconderle nella cittadina poco lontana di Zhoukou.

Verso la fine degli anni ’90 del secolo scorso, i cattolici di Zhoukou ricostruirono la chiesa, dedicata a san Giuseppe, nel cortile della vecchia residenza missionaria, collocando l’altare maggiore proprio sopra il pozzo dove i resti dei quattro martiri erano stati segretamente seppelliti. Proprio come ai primi tempi della Chiesa in Roma, quando si costruiva l’altare sulle reliquie dei martiri. Una decina d’anni fa i resti furono recuperati dal pozzo e, raccolti in urne, furono collocati in una apposita cappella a fianco della chiesa restaurata, sempre a Zhoukou.

Al di là delle sommarie testimonianze, che cosa accadde veramente? Come si svolsero i fatti e perché? Chi erano questi missionari? Ma, soprattutto, quale tesoro di testimonianza di fede e di dedizione alla Chiesa si riceve ancora oggi da loro? Dal 1941 ad oggi la ricerca non si é mai fermata. Molti gli ostacoli linguistici da affrontare, che diventano anche culturali e che a volte frenano l’interpretazione delle lettere, per non poi parlare di quelli politici, resisi ancor più avversi durante la rivoluzione culturale ad opera di Mao e non ancora trascorsi, che hanno reso il lavoro di ricerca molto arduo. Alcuni confratelli del Pime però non si sono arresi e hanno raccolto testimonianze, prove, materiale che confermerebbero non solo la totale dedizione di mons. Barosi e padre Zanardi a Cristo e quindi all’evangelizzazione, ma anche il loro dedicarsi ai poveri e alla Chiesa locale, cose queste che lasciano facilmente intuire come il loro sia stato un vero e proprio martirio in odio a tutto ciò. Ai fedeli il compito di tenere viva la loro memoria, magari dedicando uno spazio nella preghiera ogni 19 novembre, di far conoscere la loro storia e di pregare per chi come loro, ancora oggi, vive il rischio di vedersi privato della libertà e della dignità.

Nel 2011 una delegazione, composta anche dal cremonese don Mario Binotto, andò in Cina a recuperare le reliquie di Mons. Barosi e di padre Zanardi, con l’intento di riportarle “a casa”. Oggi le reliquie sono custodite a Soncino e a Solarolo Rainerio, paesi natali dei due missionari.

«Ancora oggi, a ottant’anni dalla tragedia – spiega don Binotto – teniamo viva ogni anno la loro memoria nei paesi in cui si trovano e facciamo visita costantemente al Pime, perché i loro martiri possano essere valutati per un eventuale processo di santificazione».

Padre Mario Zanardi sarà ricordato a Soncino nella Messa di venerdì 19 novembre alle 20.30 nell’antica pieve di S. Maria Assunta, a Soncino. Per l’occasione saranno messe a disposizione copie del libro Padre Mario Zanardi. Missionario martire in Cina scritto dall’ex sindaco Ambrogio Alberti ed edito da Acli soncinesi nel 2000. Una pubblicazione di 173 pagine che ripercorre la biografia di Zanardi e illustra il contesto storico delicatissimo in cui 80 anni fa fu ucciso e gettato nel pozzo insieme ai suoi confratelli missionari del Pime.