La parola “unità”, sinonimo di cristianità. Insieme come i Magi se conserviamo il Vangelo nel cuore

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In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, giovedì 20 gennaio si è svolta la tradizionale veglia di preghiera ecumenica con la partecipazione del vescovo Antonio Napolioni, del pastore Nicola Tedoldi della Chiesa Evangelica Metodista di Piacenza e Cremona e di padre Doru Fuciu della Chiesa Ortodossa Rumena, e con la presenza dell’incaricato diocesano per la Pastorale ecumenica e il dialogo interreligioso don Federico Celini.

La celebrazione si è svolta quest’anno presso la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Lauretana e San Genesio, nel quartiere Borgo Loreto di Cremona, data la coincidenza negli stessi giorni con la visita pastorale del vescovo Napolioni e per la presenza, sul territorio, della chiesa ortodossa, in quella che in passato era la chiesa parrocchiale di Borgo Loreto.

La veglia è iniziata con la processione dei concelebranti insieme ai tre rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, che hanno acceso altrettante lampade dal cero pasquale.

Il tema del momento di preghiera – in riferimento a quanto caratterizza la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno –  è stato “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”, tratto dal Vangelo secondo Matteo.

Nella sua riflessione monsignor Napolioni ha affermato che «il loro viaggio è unito da questo segno che li attira, suscita il desiderio più profondo, lo distilla, lo matura e lo rende punto di incontro con altri uomini di buona volontà, con altri cercatori di senso e di Dio». «Lungo la strada insieme vengono tentati da colui che difende il potere terreno – ha proseguito mons. Napolioni – insieme resistono e arrivano, si prostrano, adorano e consegnano i loro doni. La tradizione fa si che ognuno di loro secondo noi abbia un determinato dono, ma in fondo non esiste una classifica, non gareggiano, non sono rivali, la diversità esalta la bellezza di quell’incontro. Sono le nazioni, i popoli, le saggezze e le culture, sono le storie degli uomini e delle donne che davanti a quel bambino, segnalato dalla stella e a sua madre, si compongono nell’unità più perfetta, quella che dà loro la forza di cambiare insieme». «Anche noi – ha detto ancora monsignor Napolioni – abbiamo bisogno di cambiare tante strade della nostra vita, non solo personale, ma sociale, mondiale e se noi cristiani nella diversità delle vicende teologiche e spirituali, fatta di divisioni ma anche di possibili riconciliazioni, di rinnovati incontri, amicizie, vogliamo cambiare, possiamo farlo solo se ci decidiamo insieme, stimando il rapporto di ciascuno, partendo dall’essenziale, da quel Vangelo che non solo nel libro, ma nel cuore non dobbiamo più smarrire. Allora non sarà più solo la chiesa cattolica a fare sinodo, ma saremo tutti, con metodi, linguaggi, tradizioni diverse a camminare insieme, perché quella stella continua a splendere e a indicarci la via».

Il momento di riflessione è proseguito con le parole del pastore Tedoldi, che ha voluto sottolineare che «oltre pregare il Signore per la nostra unità dovremmo pregarlo intensamente perché ci aiuti ad essere veramente cristiani, attenti ascoltatori e fedeli testimoni della Sua parola perché ritengo che è Cristo l’unità dei cristiani, per cui, non abbiamo bisogno di attendere altro. Dio ci ha donato se stesso in Gesù Cristo perché potessimo essere tutti una sola cosa». E ha proseguito il pastore Tedoldi: «Credo sia giunto il tempo di capire che unità è sinonimo di cristianità” e conclude “nel nostro presepe spirituale i magi sono sempre lì con il loro carico di tesori pronti a camminare verso il Signore. Mi piace pensare che questo sia proprio il senso della nostra unità: camminare da luoghi diversi, da esperienze diverse verso Dio che ci attende».

Ha poi espresso il suo pensiero padre Fuciu: «Unità è la parola chiave, i tre magi rappresentano l’unità, ma anche l’unità delle tre persone del Padre del Figlio e dello Spirito Santo che è la Santissima Trinità». E ha concluso: «Siamo qui per questa preghiera per l’unità dei cristiani rivolta a Dio per proteggerci e per essere benedetti».

La serata è quindi proseguita con un momento di dialogo e ascolto reciproco in stile sinodale. Divisi in tre gruppi i partecipanti hanno potuto confrontarsi, riflettere e condividere pensieri riguardanti l’unità dei cristiani e come testimoniarla nel mondo di oggi e di domani. Quindi le tre lampade, che avevano accompagnato i lavori di gruppo, sono state riportate vicino all’altare in modo da essere visibili a tutti.

La veglia ecumenica si è quindi conclusa con un momento di preghiera seguito dalla benedizione.

 

Settimana ecumenica, don Celini a “Chiesa di Casa”: «Come i magi, insieme verso Cristo»




«Sinodalità non è esasperazione del particolare ma contestualità, condivisione, incarnazione»

Nel pomeriggio di sabato 8 gennaio si è svolto l’incontro sinodale del vescovo con i rappresentati delle associazioni e dei movimenti ecclesiali. Tra questi: Cammino Neocatecumenale, Comunione e Liberazione, CIF, Pax Christi, Fraternità Famiglia Buona Novella, Associazione Maestri Cattolici, MEIC, Unitalsi e Medici Cattolici. L’incontro è avvenuto in presenza nel salone Bonomelli del Centro pastorale diocesano di Cremona ma, per favorire la partecipazione di tutti data la situazione pandemica ancora in atto, vi è stata anche la possibilità di partecipare in modalità telematica.

Il Vescovo, dopo un iniziale momento di preghiera, ha guidato la riflessione con un’analisi del brano degli Atti degli Apostoli (2,42-48) che propone il «primo selfie della Chiesa», sottolineando che «è un selfie del quale dobbiamo conoscere bene anche la cornice – ha precisato monsignor Napolioni –. Sinodalità non è esasperazione del particolare, ma è contestualità, condivisione, incarnazione».

L’obiettivo, come nei precedenti incontri svolti nelle diverse zone pastorali, è stato quello di introdurre e motivare i primi passi del cammino sinodale, da continuare all’interno delle singole realtà e comunità, anche in vista della prossima fase zonale che vedrà coinvolti tutti gli operatori pastorali dei diversi settori a partire dalla metà di settembre.

Il vescovo Napolioni, affiancato dal vicario episcopale per la Pastorale don Gianpaolo Maccagni, si è rivolto ai rappresentanti dei movimenti e delle associazioni domandando «quali sono le principali luci e ombre nella vita della nostra Chiesa diocesana, fatta di vescovo, presbiteri, laici, religiosi, famiglie, parrocchie e cristiani aggregati».

Sono state quindi raccolte le riflessioni dei partecipanti, che hanno espresso dal loro punto di vista le risorse e le criticità della Chiesa, viste sia dall’interno che dall’esterno delle loro associazioni.

Ulteriore occasione di confronto tra il Vescovo e le associazioni sarà il momento sinodale in programma nel pomeriggio di domenica 9 gennaio presso la parrocchia di San Pietro al Po, a Cremona, con Comunione e Liberazione.




Mons. Napolioni a Vescovato: “La vita di Luisito è stata una grande vigilia, ed è cominciata qui l’epifania di ciò che egli è veramente stato”

Nel pomeriggio di mercoledì 5 gennaio il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto la Messa in suffragio di don Luisito Bianchi presso la chiesa parrocchiale di Vescovato, suo paese natale. Hanno concelebrato i parroci dell’unità pastorale Cafarnao: il moderatore don Giovanni Fiocchi, don Alessandro Bertoni e don Paolo Tomasi.

Don Luisito Bianchi è stato sacerdote, ma anche scrittore, poeta, romanziere, saggista, docente di materie letterarie e di sociologia, oltre che assistente provinciale delle ACLI di Cremona e centrale a Roma, operaio, benzinaio, infermiere e traduttore. Ha vissuto il suo ministero seguendo il passo del Vangelo di Matteo “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Don Giovanni Fiocchi ha introdotto la celebrazione ringraziando il vescovo per la sua presenza in occasione del decimo anniversario dalla morte del sacerdote vescovatino e ha sottolineato: “Tutti noi siamo qui riuniti per i valori grandi di amore, di attenzione ai piccoli, di servizio che don Luisito ha saputo incarnare così bene e lasciarci come eredità preziosa”.

Nell’omelia mons. Napolioni, dopo la lettura della pagina del diario di don Luisito del 5 gennaio 1970, ha espresso: “In fondo la vita di Luisito è stata una grande vigilia, ed è cominciata qui l’epifania di ciò che egli è veramente stato. Non abbiamo ancora capito tanti aspetti del suo travaglio, delle sue scelte, del suo linguaggio, della sua poesia, della sua fede. Questo vale anche per il nostro tempo – ha continuato il Vescovo – sfidato non solo dalla pandemia, ma dalle contraddizioni di un mondo che noi non riusciamo a cambiare perché ci siamo viziati dentro, rischiamo di non cambiare strada, anche dopo la pandemia, dimenticando che il vero protagonista della storia è davvero il Signore”.

Ha poi concluso monsignor Napolioni: “Questo travaglio del parto dell’umanità nuova ha bisogno di profeti e poeti. Il profeta è colui che non parla le sue parole ma quelle che riceve dal Signore e poeta è colui che non crea semplicemente forme artistiche ma una realtà nuova e il fare che caratterizza la nostra terra, del quale io sono ammirato, ha bisogno di convertirsi a questa pienezza di senso”.

Un suggestivo momento di lettura di alcuni passi degli scritti di Don Luisito ha concluso la serata in ricordo del sacerdote originario di Vescovato.

Alla celebrazione hanno partecipato il sindaco di Vescovato e molti concittadini oltre i soci del Fondo Luisito Bianchi che, in occasione dei 10 anni dalla scomparsa del sacerdote, insieme all’associazione Amici dell’abazia di Viboldone, hanno distribuito la biografia scritta da Aldo Gasparini, per far conoscere la storia e il messaggio di don Luisito.

 

Profilo di don Luisito Bianchi

Don Luisito Bianchi nacque a Vescovato il 23 maggio 1927. Ordinato sacerdote il 3 giugno 1950, pur svolgendo il proprio ministero anche fuori diocesi rimase sempre molto legato alla terra cremonese e in particolare a quel “grumolo di terra e di case, nel cuore della Grande Pianura, dallo scanzonato e solenne nome di Vescovato”. Nella scelta di farsi prete prese ispirazione dalla testimonianza di vita di un altro grande sacerdote cremonese, don Primo Mazzolari.

Laureto in Scienze politiche a Milano, fu insegnante presso il Seminario vescovile (1950-1951), missionario in Belgio (1951-1955), vicario a S. Bassano in Pizzighettone (1956-1958), quindi ancora insegnante in Seminario (1964-1967).

Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta scelse di diventare uno dei primi preti-operai, lavorando dapprima in fabbrica, alla Montecatini di Spinetta Marengo, ad Alessandria, e poi come inserviente presso l’Ospedale Galeazzi di Milano. Sono di quegli anni alcune delle sue opere più mature, tra cui il capolavoro di narrativa moderna “La messa dell’uomo disarmato”, romanzo sulla resistenza nato da una profonda riflessione di Luisito sul senso della sua vita.

Testimone fedele del passo del Vangelo di Matteo “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, mise il tema della gratuità al centro della propria esperienza umana, snocciolandolo in tutti i suoi scritti, dai diari alle poesie, dalla narrativa ai testi della memoria: “Salariati” (Ora Sesta, Roma 1968), ), studio sociologico sul salariato di cascina nel cremonese; “Come un atomo sulla bilancia” (Morcelliana, Brescia 1972, riediz. Sironi, Milano 2005), storia di tre anni di fabbrica; “Dialogo sulla gratuità” (Morcelliana, Brescia 1975, riediz. Gribaudi, Milano 2004), “Gratuità tra cronaca e storia” (1982). “Dittico vescovatino” (2001), “Sfilacciature di fabbrica” (1970, riediz. 2002), “Simon Mago” (2002), “La Messa dell’uomo disarmato” (1989, riediz. Sironi, Milano 2003), un romanzo sulla resistenza; “Monologo partigiano sulla Gratuità” (Il Poligrafo, Padova 2004), appunti per una storia della gratuità del ministero nella Chiesa; diverse raccolte di poesie tra cui “Vicus Boldonis terra di marcite” (1993) e “Sulla decima sillaba l’accento”, “In terra partigiana”, “Parola tu profumi stamattina”, “Forse un’aia”. Nel 2010 ha pubblicato “Quando si pensa con i piedi e un cane ti taglia la strada”, dedicato ancora una volta al tema della gratuità. Dopo la sua morte, avvenuta il 5 gennaio 2012, la pubblicazione postuma de “Il seminarista” (2013).

Per molti anni, e sino alla morte, avvenuta il 5 gennaio 2012 all’età di 84 anni, fu cappellano dell’abbazia di Viboldone, alle porte di Milano.

La sua casa natale a Vescovato, al civico 67 di via Matteotti, proprio per desiderio dello stesso don Luisito, diventò Casa Doreàn, riprendendo il nome che don Luisito dette a un cane trovatello e che significa “gratuitamente”, “in gratuità”. Un nome che identifica l’esistenza e il ministero del sacerdote vescovatino, di cui questa struttura – donata dagli eredi alla Fondazione Dominato Leonense – in collaborazione con il Fondo Luisito Bianchi intende custodirne l’immenso patrimonio librario, epistolare, letterario e musicale di Luisito per una sua una piena valorizzazione.




Il Vescovo a La Pace: «Voi ci testimoniate pazienza e fedeltà»

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Nel pomeriggio di domenica 19 dicembre il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto la Messa presso la Fondazione La Pace Onlus. La celebrazione si è svolta nella sala comune della Residenza per anziani dove hanno potuto partecipare molti ospiti con la presenza di alcuni volontari e dipendenti, con la direttrice Silvia Galli.

Hanno concelebrato il presidente don Roberto Rota, il xappellano don Luigi Mantia e il segretario vescovile don Flavio Meani, insieme ai sacerdoti ospiti della casa di riposo, che hanno invocato le intenzioni di preghiera.

Nell’omelia monsignor Napolioni ha ricordato che «viviamo un tempo in cui non solo nascono meno figli e quindi sembra che il nascere, il grande messaggio del Natale, sia diventato difficile, come anche fare visita», ha detto in riferimento alla scena della visitazione di Maria ad Elisabetta proposta nel Vangelo. «Veniamo da un periodo in cui non sempre questo è stato facile, opportuno. E tutto il mondo è ancora impaurito, bloccato». Quindi il vescovo ha proseguito con un segno di speranza: «Ci rallegra sapere che qualcuno ci visita lo stesso, che qualcuno ci viene a cercare di nascosto: l’amore di Dio, lo spirito Santo, la presenza di Maria, la compagnia degli angeli e dei santi, il ricordo dei nostri cari defunti».

Monsignor Napolioni ha quindi concluso: «Questa visita è l’incontro tra ciò che la comunità cristiana custodisce in tutte le sue membra: anziani e giovani, sani e malati di turno. Voi che ci testimoniate pazienza, fedeltà, sapete cercare ogni giorno le briciole di serenità che permettono di andare avanti, siete a pieno titolo in questa pagina di Vangelo. Permettiamo al Signore di stupirci allora, con tutto il bene che anche qui ogni giorno può nascere, crescere e manifestarsi».

Al termine della celebrazione il Vescovo ha augurato un sereno Natale a tutti i presenti e, accompagnato da direttrice, presidente e cappellano si è recato presso gli alloggi protetti e la comunità alloggio dove si è intrattenuto con i residenti per un momento di preghiera e di ascolto.




La “Luce della Pace di Betlemme” a Cremona

Nel pomeriggio di sabato 18 dicembre, presso il Seminario Vescovile di Cremona, gli scout delle Comunità MASCI Cremona 1 e Cremona 2, dopo un momento di preghiera, hanno distribuito la “Luce della Pace di Betlemme” con il motto “Facciamoci Luce per curare la Terra”. «Questa luce arriva da Betlemme, – ha affermato lo scout Filippo Nespoli – è simbolo della nascita di Gesù che ogni anno con il Natale rinasce nei nostri cuori. È simbolo della pace, patrimonio di tutti».

La luce della pace è arrivata dalla stazione di Brescia grazie ad alcuni scout MASCI che l’hanno trasportata fino al Seminario dove tutta la comunità ha potuto attingere per portarla nelle proprie case, parrocchie e associazioni.

Ogni anno un bambino austriaco accende una luce dalla lampada nella grotta di Betlemme che è poi portata a Linz con un aereo della linea austriaca e da lì, con la collaborazione delle ferrovie è distribuita in tutto il territorio. Dal 1986 è arrivata anche in Italia ad opera degli scout sudtirolesi di madrelingua tedesca e nel 1996 vi è stata la prima distribuzione a livello nazionale utilizzando il mezzo ferroviario attraverso una staffetta di stazione in stazione. Questa tradizione a Cremona è iniziata nel 2006 e quest’anno, dopo la pausa forzata di dicembre 2020, ricomincia per portare un messaggio di gioia, speranza, amore, fratellanza e pace.

Gli scout adulti del MASCI si sono occupati della distribuzione della luce anche presso alcune comunità di accoglienza come Focolare Grassi, S. Omobono e Casa di Nostra Signora, senza tralasciare neppure alcune parrocchie e i gruppi scout del territorio. Nei prossimi giorni la luce arriverà anche alla Casa dell’accoglienza e alla Cucine benefiche, all’Ospedale Maggiore, in Palazzo vescovile e nel Palazzo comunale di Cremona.




Don Pozza a Romanengo: «La fede è la nostra storia d’amore con Dio»

Nella serata di giovedì 2 dicembre si è svolto presso la chiesa parrocchiale dei santi Giovanni Battista e Biagio vescovo di Romanengo  l’ultimo appuntamento del ciclo di incontri “Con il suo sguardo”, organizzato dai giovani della parrocchia.

Ospite della serata Don Marco Pozza, dottore in Teologia, sacerdote di strada, cappellano del carcere Due Palazzi di Padova, scrittore, conduttore tv noto per le sue interviste a Papa Francesco.

Tema dell’incontro: «Credo. Non credo. Perché dovrei credere?»

Ha introdotto la serata un momento di preghiera guidato dai ragazzi della parrocchia di Romanengo che ha introdotto l’intervento di don Marco aperto con una riflessione sul Vangelo della  genealogia di Gesù: «Bisogna riconoscere che la Genealogia di Gesù è spaventosa» ha detto.

Il sacerdote ha voluto iniziare commentando questi versetti per far capire che Dio ha fatto nascere Gesù in una famiglia umile e imperfetta nella quale tutti possono rispecchiarsi. «La maggior parte delle sere, per arrivare a Cristo sbaglio spesso strada come uomo e come prete… Leggo il Vangelo di Matteo e guardo in faccia questa gente e scopro che mi riguardano, vi confesso che mi sento a casa» riflette Don Pozza, perché, come dice il profeta Davide, «Dio solleva l’indigente dall’immondizia, rialza il povero per farlo sedere tra i principi».

Quindi perché credere in Dio?

«Se la fede è la nostra personale storia di amore con Dio – ha riflettuto – allora questa storia d’amore funziona come funzionano tutte», ovvero con momenti di difficoltà e «c’è un unico tarlo che può distruggere questa storia d’amore ed è l’abitudine». E ha aggiunto: «A volte è necessario perdersi per riuscire a trovarsi veramente». Perché, ha proseguito, «se la misericordia di Dio è così grande nei miei confronti, che mi vede tornare dal medesimo tradimento e mi aspetta a braccia aperte, io lo guardo in faccia e dico: un Dio che si comporta così con me come faccio a non crederci!?».

Concludendo, è dunque tornato sulla domanda iniziale: perché credere? «Dio – ha assicurato il sacerdote veneto – non si vergogna di dirmi che nel mondo c’è la miseria e quindi mi fido. Non mi fido di chi cerca di nascondere la fatica dentro la storia» e «non ho ancora trovato nessuno che si fidi di me come Dio, nemmeno me stesso».

La serata si è conclusa con un momento di preghiera e i ringraziamenti e saluti del parroco di Romanengo don Emilio Merisi.

 

 




Giornata “Pro Orantibus”, a S. Sigismondo la celebrazione presieduta dal vescovo Lafranconi

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Domenica 21 novembre la Chiesa ha celebrato l’annuale Giornata “pro orantibus” che invita a pregare a favore delle comunità di clausura.

Questa giornata è stata istituita nel 1953 da Pio XII che pose l’attenzione su tutti i monasteri clustrali del mondo, segnati dalla fine del conflitto mondiale, che li aveva portati ad affrontare gravi situazioni di indigenza. Con il passare del tempo questa giornata ha acquisito un significato più spirituale, di vicinanza e solidarietà.

In diocesi di Cremona sono presenti due comunità di clausura: le monache Visitandine a Soresina e le monache Domenicane a Cremona.

Proprio nella chiesa di San Sigismondo nel pomeriggio del 21 novembre si è svolto un momento di adorazione e riflessione che ha unito nella preghiera le claustrali a tutte le religiose e religiosi di vita apostolica, al quale hanno partecipato anche diversi laici.

Alle 16 si è tenuto il canto del Vespro, presieduto dal vescovo emerito di Cremona, mons. Dante Lafranconi, che nella sua riflessione ha posto l’attenzione sulla speranza, che “è quella tensione che si basa sulla promessa di Dio e guarda al futuro della propria vita”.

“Quando penso da cristiano alla speranza – ha detto il vescovo emerito – la vedo collegata strettamente con la promessa di Dio”. E ha proseguito: “Guardiamo il percorso della storia della salvezza così come lo troviamo nella Bibbia, in fondo la prima volta che Dio fa una promessa all’uomo è quando dopo il peccato originale Dio si preoccupa dell’uomo e addirittura gli prospetta il superamento del male”.

Mons. Lafranconi ha concluso affermando che “la speranza è un filo che attraversa tutta la storia dell’umanità fino alla sua consumazione, e noi del Natale celebriamo l’epicentro, il motivo, la radice, la forza e la forma di questa speranza”.

La celebrazione, introdotta da madre Giuliana Arsuffi (responsabile Usmi) e alla presenza del delegato episcopale per la Vita consacrata don Giulio Brambilla, si è conclusa con l’esposizione del Santissimo e l’adorazione.




A Castelverde la testimonianza di padre Damiano Puccini, da 18 anni missionario in Libano

Nella serata di lunedì 8 novembre, presso l’oratorio di Castelverde, si è tenuto l’incontro testimonianza con padre Damiano Puccini, sacerdote toscano missionario in Libano da 18 anni.

In Libano il potere è articolato fra Presidente della Repubblica, Primo Ministro e Presidente del Parlamento, i quali devono essere rispettivamente cristiano maronita, musulmano sunnita e musulmano sciita, in rappresentanza dei tre gruppi religiosi più importanti del Paese. Anche i posti di lavoro pubblici devono essere distribuiti tra le varie confessioni religiose, seguendo regole non scritte ma ben radicare. «Questo è un sistema per salvare l’aspetto confessionale di ciascuno e per evitare che uno domini sull’altro, per essere in grande equilibrio», ha spiegato padre Puccini. Per questo motivo san Giovanni Paolo II sosteneva che il Libano fosse un messaggio di convivenza pacifica.

Nonostante ciò negli ultimi due anni la popolazione del Libano ha vissuto un costante peggioramento delle condizioni di vita causato dal blocco dei beni da parte delle banche, dalle carenze costanti di prodotti essenziali e dalla carenza di corrente elettrica, che il più delle volte manca, senza dimenticare il cataclisma dell’esplosione al porto di Beirut, il 4 agosto 2020.

In questo contesto padre Puccini ha fondato l’associazione “Oui pour la vie” che in Libano si adopera per favorire relazioni di pace tra persone appartenenti a confessioni diverse e invita a una solidarietà concreta. L’associazione opera a Damour, luogo di massacro del cristianesimo, teatro dell’omonima strage del 20 gennaio 1976 in cui civili cristiano-maroniti vennero massacrati dai palestinesi del campo profughi libanese di Tell al-Za’tar.

I volontari di “Oui pour la vie” portano conforto morale e materiale nelle case dei poveri «facendoli sentire bene dentro», nella consapevolezza che «si può incontrare Dio anche in queste circostanze di povertà», ha detto il missionario.

Da 15 anni i volontari di “Oui pour la vie” donano un terzo delle loro risorse ai poveri, oltre a un servizio umile, silenzioso e quotidiano, «non per compassione, ma per il proprio cuore, per leggere con il cuore di Dio le difficoltà del prossimo».

L’associazione si occupa dell’organizzazione della cucina di Damour, che offre pasti a tutti coloro che ne fanno richiesta indipendentemente dall’appartenenza religiosa. Cura inoltre l’istruzione di bambini analfabeti di ogni appartenenza e provenienza.

Il messaggio che porta padre Puccini è quello di mettere la priorità sui doni gratuiti di Dio senza vergogna per rispondere con il bene a situazioni di difficoltà.




Agricoltura, allevamento e ambiente nell’armonia del Creato: giornata di riflessione a Grumone di Corte de’ Frati

Nel pomeriggio di sabato 25 settembre, presso Villa Manna Roncadelli di Grumone (frazione di Corte de’ Frati) si è svolto l’incontro dal titolo “A.A.A.: Agricoltura, Allevamento, Ambiente nell’armonia del Creato” per le comunità della Zona pastorale 2, in occasione delle giornate dedicate al Tempo del Creato (1 settembre– 4 ottobre) voluto da Papa Francesco nell’anno dedicato all’enciclica Laudato.

L’evento, a cui ha partecipato anche il sindaco di Corte de ‘ Frati Giuseppe Rossetti, è iniziato con un momento di preghiera tenuto da don Giovanni Tonani (parroco di Pozzaglio, Olmeneta, Casalsigone, Castelnuovo Gherardi e Corte de’ Frati) e da don Giambattista Piacentini, vicario zonale, nella suggestiva riproduzione della grotta di Lourdes presente all’interno del giardino della villa.

In seguito, si sono succeduti diversi relatori moderati da Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro, che ha introdotto le diverse tematiche trattate.

Luigi Ferrari, presidente del Parco Oglio Nord ha illustrato le molteplici attività del parco che vanno dall’educazione ambientale per i più piccoli fino alla promozione di prodotti di eccellenza coltivati e lavorati da aziende che si trovano all’interno del parco e che rispettano le regole di sostenibilità loro imposte, oltre al controllo per la salvaguardia della biodiversità di questo territorio.

Uuna guardia ecologica volontaria ha raccontato la sua esperienza nel Parco mostrando la sua grande passione e amore per la Terra, concludendo con la preghiera: «Le volpi dei campi e gli uccelli del cielo hanno un posto da chiamare casa. Poiché utilizziamo male la terra, il suolo, l’acqua e l’aria, gli habitat vengono profanati e milioni di specie non hanno più una casa. Abbi pietà di noi per il bene della Terra e di tutto ciò che contiene»

Carlo Maria Recchia, Delegato Regionale Giovani Impresa Lombardia, che con la sua azienda ha recuperato la coltivazione del mais corvino, una delle varietà più antiche del mondo, ha puntualizzato come sia importante per una agricoltura sostenibile, anche un attenzione alla sostenibilità economica.

L’esperienza di Luciano Lanfredi ha mostrato invece come sia possibile promuovere eco-sostenibilità attraverso le nuove tecnologie, nel rispetto dell’ambiente.

La Terra è la casa di tutti e ognuno deve averne cura e rispettarla collaborando, ne è un esempio l’interessante iniziativa promossa dalle sorelle Sivalli: Laura Sivalli ha illustrato come attraverso una forma di tutorato condominiale sia riuscita a responsabilizzare condomini appartenenti a diverse etnie illustrando regole da utilizzare per una civile convivenza e rispetto dell’ambiente. Oltre a questa avventura ha descritto la sua attività come pedagogista all’interno dalla cooperativa Inchiostro di Soncino che si occupa di promozione territoriale a partire dai bambini attraverso l’orto didattico fino a ristorante e bar didattici.

Per concludere il moderatore Bignardi ha sottolineato l’importanza di creare momenti d’incontro per sensibilizzare tutti e capire come continuare l’attenzione all’ambiente e la cura del creato nel territorio.