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06/02/2023 – Messa per san Francesco Spinelli (Casa Madre Adoratrici – Rivolta d’Adda)




Mozzanica, tornato all’originario splendore l’organo Tamburini della parrocchiale

Dopo un doveroso ed approfondito lavoro di restauro durato circa un anno, il pregiato organo Tamburini della chiesa parrocchiale di Mozzanica è tornato al suo antico splendore. L’inaugurazione nei giorni scorsi, con una celebrazione solenne presieduta dal parroco don Bruno Galetti (con lui sull’altare i mozzanichesi don Andrea Piana, vicario a Caravaggio, e padre Gianni Nicoli, dehoniano) ed animata dai canti della corale Santo Stefano diretta da Emanuele Magli e accompagnata all’organo stesso da Denise Lamera. Al termine il gruppo Storie di Mozzanica ha curato un momento di divulgazione culturale con interviste ad Adriano Carpani, storico del paese che ha da poco dato alle stampe una pubblicazione dedicata alla famiglia di organari Lingiardi, una delle più importanti in Italia, originaria di Mozzanica e poi trasferitasi a Pavia, al restauratore dell’organo Tamburini Claudio Bonizzi, titolare della ditta “Inzoli cav. Pacifico” di Crema, un’eccellenza del settore, e a Rosalba Rapuzzi che si è occupata del restauro del coro ligneo ottocentesco all’interno del quale l’organo della chiesa di Santo Stefano trova posto.

Fabbricato dalla pontificia fabbrica “Giovanni Tamburini” di Crema, l’organo a canne della parrocchiale di Mozzanica compie proprio in questo 2024 ottant’anni. Il collaudo effettuato da Federico Caudana, organista e maestro di cappella della Cattedrale di Cremona, reca infatti la data del 25 giugno 1944.

Prima del Tamburini la chiesa di Santo Stefano era provvista di altri organi, di cui si ha notizia almeno dalla metà del XVIII secolo. Nel 1655, ad esempio, è documentato un regale, un organo a canne di piccole dimensioni. Nel 1790 è documentato uno strumento fabbricato dal bergamasco Giuseppe Bossi, sostituito nel 1847 dall’organo Lingiardi, fabbricato dai fratelli Giacomo e Luigi Lingiardi di Pavia, sostituito per l’appunto nel 1944 dal moderno organo a trasmissione elettrica dell’organaro cremasco Tamburini.

«Sono molto soddisfatto – commenta il parroco don Bruno Galetti – di come la ditta Inzoli ha condotto quest’operazione di restauro durata circa un anno. Non sono stati eseguiti solo interventi di riqualificazione dell’esistente ma con il benestare della Soprintendenza sono state aggiunte delle trombe e delle migliorie sui pedali che rendono ora lo strumento pienamente rispondente alle esigenze della liturgia. Peccato solo che negli anni quaranta del secolo scorso andò perduto l’organo Lingiardi che il Tamburini pensava di risistemare in una nuova cassa nella controfacciata e di unire al nuovo organo con una console di comando per entrambi situata dietro l’altare».

La spesa per il restauro delle parti esistenti è stata di 30mila euro, cui si aggiungono circa 29mila euro per le parti in aggiunta e per le migliorie. Dalla Bcc di Mozzanica è arrivato un contributo a fondo perduto di 20.000 euro che, sommato all’8 per mille della chiesa cattolica, ha permesso alla parrocchia di sostenere il costo di questo intervento.




Caravaggio, una manifestazione per il santuario e il suo territorio

Una manifestazione senza colore politico, pensata non contro qualcuno (nella fattispecie il Comune di Misano), ma a favore della vita del territorio.
Questo lo scopo della mobilitazione promossa nella mattinata di sabato 20 aprile presso il santuario di Caravaggio dal comitato Salviamo il suolo (nel pomeriggio ulteriore tappa al parco Delle Cave, nel Bresciano) a salvaguardia di un territorio che potrebbe essere presto interessato dall’arrivo di una nuova logistica da circa 57mila metri quadri, individuata in territorio misanese, a nord della provinciale Rivoltana, e quindi distante in linea d’aria solo poche centinaia di metri dalla basilica di Santa Maria del Fonte, che dal maggio 2023 può vantare il titolo di Santuario Regionale della Lombardia.

La manifestazione è stata divisa in tre fasi: la prima, a partire dalle 10, dedicata alla raccolta-firme per chiedere alla classe politica di presentare una proposta di legge regionale unitaria a tutela del suolo, la seconda caratterizzata da alcuni interventi, e la terza, coreografica, incentrata su un flash mob.

È stato il rettore del santuario, monsignor Amedeo Ferrari, a intervenire per primo chiarendo che non era una manifestazione contro qualcuno, per poi aggiungere: «Speriamo che la mobilitazione di oggi faccia crescere la sensibilità per questa terra e per questo cielo, perché il cielo di Lombardia è bello quando è bello. Se saremo in molti a manifestare, oggi e in seguito, a favore del santuario vorrà dire che ci sta a cuore, che sentiamo il bisogno di un luogo di raccoglimento e di silenzio e se ci interessa tutelare il santuario è per la salute completa delle persone che hanno bisogno di recuperare la testa e l’anima, oltre che lavoro e soldi».

I numeri dicono che al santuario mariano si sono presentate circa trecento persone. Tanti o pochi, l’importante è che i partecipanti fossero uniti nel loro intento, come ha detto nel suo intervento Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia: «La Regione, nel 2008 – ha affermato – ha inserito nella propria normativa il suolo come bene comune, ma forse non si è guardata abbastanza intorno. Non è vero che non si può chiedere a un operatore economico di fare scelte che vadano incontro alla tutela del suolo: bisogna farlo tutti insieme!».

Dal palco Paolo Falbo, docente universitario e membro del circolo Serio ed Oglio di Legambiente, ha speso più di una parola per i sindaci, persone che spesso alla guida di un piccolo comune si trovano davanti operatori commerciali che si presentano loro con capitali e avvocati, di fronte ai quali non hanno grosse possibilità di opporsi. «Dobbiamo rinforzare – ha detto – queste debolezze e qui sta il senso della nostra proposta: chiediamo che gli insediamenti come le logistiche e i data center vengano costruiti nelle aree dismesse, ne abbiamo per migliaia di metri quadri» e che «per interventi che comportino un consumo di suolo superiore a un ettaro sia obbligatoria la valutazione d’impatto ambientale»; inoltre che «i costi derivanti dall’inurbamento conseguente ai nuovi insediamenti siano a carico degli operatori economici che lì vanno ad insediarsi», e ancora che «i grandi insediamenti siano coperti da pannelli fotovoltaici». «E chiediamo  – ha aggiunto – la negatività termica».

La chiusura è stata affidata a Eugenio Bignardi, incaricato per la Pastorale sociale della diocesi di Cremona: «Vogliamo capire la situazione in cui viviamo, cercando di contenere i danni già avviati e chiedendo regole per la tutela di un bene prezioso», quello rappresentato dal santuario, dalla sua storia di fede e devozione e dall’ambiente in cui è inserito.

A seguire, il flash mob nell’ala ovest del santuario, una catena umana che a un certo punto ha alzato al cielo delle lettere che sono andate a formare tre frasi: “salviamo il santuario”, “salviamo il suolo”, “basta logistiche mangia suolo”.

Hanno aderito alla manifestazione gli eco-musei della Martesana e dell’Adda, diverse associazioni e parrocchie del territorio, dei gruppi diocesani legati in particolare agli uffici di pastorale sociale di Cremona, Bergamo e Crema, che ha messo a disposizione il palco.




Associazione collaboratori familiari del clero, a Caravaggio la giornata regionale di spiritualità

La recita delle Lodi seguita da un momento di riflessione e dalla celebrazione della Messa al mattino; di nuovo un incontro e una riflessione al pomeriggio. Questi i momenti che a Caravaggio, al Santuario di Santa Maria del Fonte, martedì 16 aprile hanno scandito la giornata regionale di spiritualità dell’Associazione collaboratori familiari del clero.

Un centinaio i presenti fra i quali la presidente nazionale Brunella Campedelli e la segretaria nazionale, nonché responsabile per la Diocesi di Milano, Maria Pia Caccia. A presiedere l’incontro, aperto dal saluto di Eliana Marcora, responsabile regionale dell’associazione, è stato il vescovo di Cremona Antonio Napolioni che, nell’auditorium del centro di spiritualità del Santuario, ha guidato la meditazione mattutina esortando i presenti a “Riflettere Cristo, luce del mondo, Cristo che è il nuovo, che è il futuro di noi come Chiesa intesa come famiglia di famiglie, di noi che non dobbiamo aver paura che il mondo scopra quanto Dio lo ami”.

Alle 11.30 monsignor Napolioni ha presieduto l’Eucaristia in basilica. Accanto a lui hanno concelebrato una dozzina di sacerdoti tra cui don Pierluigi Diaco, assiste spirituale nazionale dell’associazione.

Nell’omelia il vescovo ha fatto riferimento al martirio di santo Stefano, episodio narrato nel Vangelo del giorno. «Per essere così pieno di Spirito Santo – si è chiesto – a quante Messe avrà partecipato Stefano? Gli Atti non ce lo dicono. A qualcuna, ma gli è bastata. Quel nutrimento lo ha trasformato, lo ha unito talmente a Gesù da essere, Stefano stesso, un altro Cristo che genera a sua volta altri Cristi». «Signore – ha proseguito il vescovo – fa che questo nostro incontro ci faccia talmente bene da farci tornare a casa forti, coraggiosi, umili, appassionati di te, che costantemente guidi la storia». E ancora: «Che questa Eucaristia trovi ciascuno di noi a farsene portatore con la vita. Allora sì che saremo anche noi dei piccoli martiri».

Dopo pranzo il secondo momento di riflessione, ristretto ai collaboratori spirituali, agli incaricati diocesani e ai vertici associativi, ancora nell’auditorium del centro di spiritualità.

«Le nuove sfide di una società e di un mondo in continua evoluzione – ha detto nella sua relazione Maria Pia Caccia – ci portano a nuove sfide. L’invito del Concilio a leggere e interpretare i segni del tempo con fiducia, alla luce della Parola di Dio e della Tradizione, rimane un obbligo e un impegno per tutti. Il nostro impegno non è per cambiare le verità della fede o per adeguarle alla nostra esistenza, ma siamo noi che dobbiamo cambiare per capire i segni dei tempi e per concretizzare i nostri pensieri in un’evoluzione personale e nella Chiesa».

Al termine della giornata si sono svolte le elezioni per la nomina del presidente regionale per il prossimo biennio: l’associazione Collaboratori Familiari del Clero della Lombardia ha confermato nell’incarico Eliana Marcora, al suo secondo mandato.




A Soncino e Antegnate le reliquie di Santa Teresa di Lisieux e dei suoi genitori, testimoni di santità famigliare

 

Hanno lasciato Soncino nella serata di venerdì 12 aprile le reliquie di Santa Teresa di Lisieux e dei suoi genitori, i Santi Luigi e Zelia Martin. Le urne sono partita poco dopo le 20.30 alla volta della parrocchia di San Michele Arcangelo di Antegnate dove rimarrà sino a domenica 21 aprile. A benedirle, prima che fossero caricate sul furgone che l’ha trasportata in Bassa Bergamasca, è stato il vescovo Antonio Napolioni, sul sagrato della Pieve.

A seguire, la Messa solenne nella maestosa chiesa dedicata a Santa Maria Assunta presieduta dal vescovo e concelebrata dal parroco di Soncino don Giuseppe Nevi, il vicario parrocchiale don Gabriele Barbieri, il parroco di Gallignano don Paolo Tomasi, l’ex parroco di Antegnate, il gallignanese don Rinaldo Salerno e il segretario del vescovo don Matteo Bottesini.

«Vogliamo ringraziare il Signore – ha detto don Nevi prima della benedizione delle reliquie – perché ha portato un po’ di cielo sulla nostra parrocchia. Questi giorni sono stati una preziosa esperienza di ascolto della parola di Dio che si è incarnata nella vita di queste persone». «Le reliquie sono partite verso Antegnate e adesso tocca a noi essere reliquie dei santi», ha quindi introdotto la celebrazione il vescovo Antonio Napolioni che nell’omelia ha presentato un bellissimo ritratto di Teresa di Lisieux e dei suoi genitori, raccontando alcuni momenti della vita di questa famiglia Santa. Solo per citarne alcuni, la morte di Zelia, avvenuta quando la piccola Teresa (che il vescovo ha definito «il capolavoro educativo di questa coppia») aveva solo 4 anni, la fede in Dio, incrollabile fino alla commozione, di Luigi, ma anche le sofferenze fisiche derivanti dalla malattia che lo colpì nella parte finale della sua vita. E ancora l’ingresso di Teresa in monastero e le parole che Luigi Martin scrisse nella sua ultima lettera alle figlie, nella quale descriveva la loro come «una famiglia umilissima, ma che ha avuto l’onore di essere nel novero delle famiglie privilegiate dal nostro adorato Creatore».

«Allora – ha detto mons. Napolioni – questi giorni, questa Eucaristia, questo nostro trovarci ci facciano pregare così, per la nostra famiglia e per tutte le famiglie; non ci dobbiamo sentire giudicati e schiacciati da una famiglia così eccelsa, perché in realtà una famiglia santa è il primato della piccolezza, della fiducia, della confidenza infantile: questo miracolo si rinnovi, specie per le famiglie più provate e più divise, grazie alla nostra preghiera e all’intercessione dei Santi».

Ascolta l’omelia del vescovo Antonio Napolioni

Al termine della Messa don Nevi ha ripreso la parola per una considerazione e un auspicio finale: «Grazie al nostro vescovo per il bellissimo ed efficacissimo ritratto di questi tre santi. Nel ritratto che si fa di una persona è importante saperne cogliere qualcosa e noi, della figura di Teresa e dei suoi genitori, dobbiamo cogliere quegli aspetti che ci spingono ad andare avanti con un sempre maggior fervore».

Da parte del vescovo, che ha voluto rivolgere un pensiero alla giovane brignanese Debora Nisoli, morta in un incidente stradale avvenuto a Soncino nei giorni scorsi, l’esortazione ai presenti a fare l’abitudine non al male ma al bene.

 

 

Le urne intanto venivano accolte all’oratorio di Antegnate, da dove è partita la fiaccolata che le ha accompagnate in chiesa parrocchiale per la celebrazione solenne presieduta dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, l’agnadellese Gian Carlo Perego. Anche nel paese della Bassa Bergamasca le reliquie rimarranno una decina di giorni, densi di appuntamenti in chiesa parrocchiale animati anche dalle parrocchie di Covo (la celebrazione eucaristica di lunedì 15 alle 20.30), di Fontanella, Barbata e Isso (la celebrazione eucaristica di martedì 16, alle 20.30) e di Calcio (la celebrazione eucaristica di giovedì 18, alle 20.30). Da segnalare anche l’incontro di venerdì 19, alle 20.30, con i coniugi Schillirò, genitori di Pietro, il bambino guarito grazie all’intercessione dei santi Luigi e Zelia Martin. Domenica 21 aprile, alle 10.30, si celebra la messa di saluto alle reliquie che partiranno per la parrocchia di Santo Spirito in Pignolo, sempre nella Bergamasca.

Le reliquie faranno quindi ritorno in diocesi di Cremona a fine mese, il 28 aprile, presso l’unità pastorale “Mons. Antonio Barosi” di Casteldidone, San Giovanni in Croce, Voltido, San Lorenzo Aroldo e Solarolo Rainerio dove rimarranno sino al 1° maggio.




A Rivolta d’Adda eseguita la prima della cantata composta per sant’Alberto Quadrelli

Un omaggio al patrono attraverso la musica. In occasione delle celebrazioni per l’850° anniversario della morte di sant’Alberto Quadrelli la basilica di Santa Maria e San Sigismondo, a Rivolta d’Adda, ha ospitato, nella serata di domenica 17 marzo, la prima esecuzione assoluta di “Riparatore di brecce, sarai chiamato”, cantata per soli, coro e quartetto di fiati appositamente commissionata per il Giubileo del patrono di Rivolta dal parroco mons. Dennis Feudatari, curatore dei testi di quest’opera che ha avuto lo scopo di mettere in musica la vita del santo, già parroco di Rivolta e poi vescovo di Lodi nel XII secolo, con brani attinti dalla Sacra Scrittura (con particolare riferimento al Libro dei Salmi e all’Apocalisse di san Giovanni) cui si aggiungono testi originali di nuovi inni e il solenne Te Deum conclusivo.

«La composizione di Rampi – ha commentato il maestro rivoltano Ivan Losio, musicista e presidente della consulta rivoltana della cultura – ha emozionato per la costante adesione della musica al significato del testo, per il linguaggio musicale ricercato nella linea melodica, per il sostegno armonico, per la componente contrappuntistica e per la pluralità di forme e stili, tanto nei passi solistici quanto soprattutto nei multiformi interventi del coro, con un efficace sostegno e contrappunto strumentale dei fiati e dell’organo».

La compagine esecutiva, diretta da Rampi stesso, era composta da un coro di una settantina di elementi provenienti dai coro Sicardo di Cremona e Santa Cecilia di Concorezzo, dalla soprano Marina Morelli, dal tenore Davide Pagliari e dal basso Francesco Spadari come solisti, da un coro favorito e da un ottetto di fiati.

L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio della Diocesi di Cremona e del Comune di Rivolta d’Adda, e la collaborazione operativa della Consulta della Cultura del Comune rivoltano. Il vescovo Antonio Napolioni, impossibilitato a essere presente, ha inviato i suoi saluti e i suoi complimenti per questa iniziativa.

Nell’introdurre la serata, Ivan Losio ha parlato di «Fortunata occasione per assistere ad un importante incontro tra sapienza e bellezza».

«Commissionando quest’opera – ha affermato mons. Feudatari al termine della Cantata – abbiamo pensato di creare l’occasione per produrre nuova musica che rimanga quale patrimonio per la comunità ed arricchisca la memoria e l’affetto per il nostro Santo patrono. E questo è stato reso possibile grazie alla disponibilità e alla straordinaria maestria di Fulvio Rampi». E il parroco ha proseguito: «Solitamente per celebrare una ricorrenza si fa ricorso a un repertorio importante e già esistente. In questo caso, e mi stava a cuore farlo, la musica è stata commissionata, come si faceva un tempo, e per un cristiano è importante sentire la parola di Dio espressa in una vicenda umana. Il risultato, quindi, è stato più che soddisfacente, così come la presenza in basilica».

Il prossimo appuntamento nel calendario di celebrazioni in onore di sant’Alberto Quadrelli è per domenica 19 maggio, alle 21 in oratorio, con una conferenza pubblica tenuta da don Luca Girello, professore di Patristica presso la Facoltà teologica di Lugano.




Rivolta d’Adda, il 17 marzo nella parrocchiale la prima della Cantata per sant’Alberto Quadrelli

Una prima esecuzione assoluta in onore di sant’Alberto Quadrelli, vissuto nel XII secolo, prima parroco di Rivolta, di cui è patrono, poi vescovo di Lodi. Si terrà domenica 17 marzo, alle 21, nella basilica di Santa Maria e San Sigismondo, la Cantata per soli, coro ed orchestra dal titolo “Riparatore di brecce, sarai chiamato”, composta dal maestro cremonese Fulvio Rampi su testo curato da monsignor Dennis Feudatari, parroco di Rivolta d’Adda. Si tratta di un’opera appositamente commissionata dalla Parrocchia in occasione delle celebrazioni per l’850° anniversario della morte di sant’Alberto Quadrelli, che ne esalta le virtù attingendo alle Sacre Scritture e alla liturgia. La presentazione alla stampa è avvenuta martedì 5 marzo nella sala Giunta del Comune.

«Proseguono le celebrazioni per l’850° anniversario della salita al cielo di aant’Alberto che sono iniziate lo scorso anno – ha detto la vicesindaco Marianna Patrini – e che si concluderanno all’inizio di luglio. Questo coinvolgimento attorno al programma evidenzia l’importanza che Rivolta vuole restituire al suo patrono».

Diocesi di Cremona, Comune e Consulta della cultura di Rivolta d’Adda patrocinano l’evento.

«Con l’aiuto del maestro Ivan Losio (musicista, direttore di coro e presidente della Consulta comunale della cultura), il coinvolgimento in precedenza dell’ex vicario don Michele Martinelli e in parte dell’attuale vicario don Francesco Gandioli – ha spiegato mons. Dennis Feudatari – continuiamo con le attività culturali pensate per l’850° dalla nascita al cielo di sant’Alberto aprendo quelle di quest’anno con la musica (com’era stato anche nel 2023) della Cantata che ho commissionato al maestro Rampi». E prosegue: «Per la sera del 19 maggio abbiamo invece in previsione una conferenza in oratorio, dal titolo “Dal simbolico al narrativo, dal mistero contemplato al mistero narrato. Passaggi teologici, liturgici ed artistici fra X e XII secolo” con don Luca Girello, docente di Patristica presso la facoltà teologica di Lugano, in veste di relatore. Concluderanno il programma le celebrazioni liturgiche che seguiranno un apposito calendario dal 3 all’8 luglio. In quest’ambito, la sera del 4 luglio, alle 21, in basilica, il vescovo di Lodi Maurizio Malvestiti celebrerà la Messa solenne».

Sulla Cantata si è soffermato Ivan Losio precisando che i solisti saranno un tenore, un soprano e un basso, mentre la parte corale sarà a cura di un coro favorito di sei cantori e di un coro formato da una sessantina di elementi appartenenti alle formazioni “Sicardo” di Cremona e “Santa Cecilia” di Concorezzo. In totale saranno quarantacinque i brani proposti, fra parti corali, recitative, arie solistiche e intermezzi strumentali. Dirigerà lo stesso Fulvio Rampi.

Per il sindaco del borgo rivierasco Giovanni Sgroi «Questa è una grandissima dimostrazione di una comunità capace d’integrare chiesa, amministrazione e cultura attorno ad un evento storicamente importante, ricamato da un’opera alla prima esecuzione in assoluto».




«Se incroceremo lo sguardo di Cristo tutto potrà cambiare»

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Si è conclusa domenica 10 marzo, con la celebrazione in tarda mattinata della Messa solenne nella chiesa parrocchiale caravaggina dei Santi Fermo e Rustico, la visita pastorale del vescovo Antonio Napolioni alle comunità di Caravaggio e della frazione Vidalengo. Tre giornate intense nelle quali il Vescovo ha incontrato bambini e genitori, giovani e meno giovani, anziani ed ammalati, insegnanti, imprenditori, amministratori comunali, educatori e volontari di queste due realtà (una molto più grande dell’altra) che da settembre hanno iniziato un cammino insieme, accomunate dal fatto di avere un unico parroco, monsignor Giansante Fusar Imperatore, anche vicario della Zona pastorale I della diocesi.

Gioioso l’incontro con gli alunni della scuola Conventino-La Sorgente, un bel momento di festa nel quale non sono ovviamente mancati degli spunti di riflessione.

In tutti gli eventi di questa visita lo spirito è stato sempre propositivo, teso a sottolineare, da parte del Vescovo, il messaggio di un Dio “Che ha tanto amato il mondo” e ad evidenziare e incoraggiare ciò che c’è di buono, senza naturalmente nascondere problematiche che esistono, a Caravaggio e a Vidalengo come dappertutto. Ad esempio, nel caso degli educatori delle due parrocchie, incontrati sabato mattina nel salone del nuovo oratorio, monsignor Napolioni ha avuto parole di ringraziamento e di incoraggiamento: «Voi avete una vocazione – ha detto – e la vita come vocazione è un’avventura di comunione che ne riempie il senso».

Un intero pomeriggio, quello di sabato, è stato dedicato a Vidalengo, con gli incontri con i ragazzi e i genitori, la visita agli ammalati e la celebrazione della Messa delle 18.

 

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A proposito di celebrazioni, molto partecipata quella domenicale di chiusura della visita pastorale. Accento al Vescovo c’erano il parroco monsignor Giansante Fusar Impertore, il vicario don Andrea Piana e i collaboratori parrocchiali don Paolo Ardemagni, don Bruno Grassi e don Gabriele Filippini, oltre al diacono permanente Roberto Cavalli. Fra i banchi il sindaco Claudio Bolandrini e subito dietro i cresimandi che durante la Messa hanno ricevuto una particolare benedizione in vista del sacramento che andranno a ricevere.

«Entriamo nel cuore di Gesù – ha detto il vescovo all’inizio della celebrazione –, che è Colui che va verso la Pasqua rinnovando lo sguardo d’amore nel cuore di Dio per noi». Un invito ribadito anche nell’omelia: «Se incroceremo lo sguardo di Cristo tutto potrà cambiare e anche chi non crede potrà lasciarsi guidare e ricominciare a farlo». E ancora: «È un amore disarmante quello di Gesù, che ci fa scoprire che una luce si riaccende. È lui la speranza, è lui la Pasqua che ci viene incontro e che ci aiuta a camminare come popolo di salvati».

Da parte del parroco, prima della benedizione finale, il grazie di fine-visita: «Grazie al vescovo perché ci ha ricordato quanto Dio ci vuole bene. Abbiamo sempre bisogno di sentircelo ripetere».

Il Vescovo tornerà a Caravaggio per l’inaugurazione del nuovo oratorio. Un gioiello. «In questa visita pastorale – ha detto Napolioni – abbiamo avuto la possibilità di annusarlo»: profuma infatti tutto di nuovo. Mancano ancora i permessi e le certificazioni normative, dopodiché potrà essere fissata la data dell’inaugurazione.

 

Il video integrale della celebrazione conclusiva




Visita pastorale, nel fine settimana il Vescovo a Caravaggio e Vidalengo

Le parrocchie di Caravaggio e di Vidalengo accolgono da venerdì 8 a domenica 10 marzo il vescovo Antonio Napolioni per la visita pastorale. Caravaggio e Vidalengo: due parrocchie nella provincia di Bergamo, un solo Comune, un unico parroco, monsignor Giansante Fusar Imperatore, che da un anno ha la responsabilità di entrambe le comunità.

«Quella di Vidalengo – spiega il parroco – essendo più piccola è caratterizzata da un forte senso d’appartenenza. Un gruppo di volontari porta avanti le attività, seppur con numeri ridotti. Caravaggio è una realtà molto vivace dal punto di vista delle attività cittadine, mentre la parrocchia vive il suo momento di maggior partecipazione con il Grest. Il percorso catechistico è partecipato, ma non da tutti e fra coloro che non vi aderiscono ci sono anche dei bambini italiani».

Nella visita il vescovo avrà modo di vedere di persona lo stato del nuovo oratorio. Proprio nelle scorse settimane sui canali social della parrocchia caravaggina è stato postato un video che annuncia la conclusione dei lavori di riqualificazione del complesso intitolato a san Luigi Gonzaga. Monsignor Giansante fa il punto della situazione: «La parte strutturale è quasi del tutto finita. Resta da concludere qualcosa sull’impiantistica e si attendono le autorizzazioni dei vigili del fuoco. Auspichiamo di poterlo inaugurare in occasione del Grest. Comunque il rinfresco finale, dopo la messa di domenica mattina, si terrà proprio nel cortile dell’oratorio». La sua realizzazione è iniziata nel 2018 con la posa della prima pietra, ma se ne parlava già dal 2014.

Non sorride, il parroco, quando gli si chiede della frequenza alle Messe, nota dolente a Caravaggio e Vidalengo come dappertutto. «I ragazzi vengono a Messa – continua il sacerdote – se sono coinvolti in qualche attività, come il catechismo della domenica mattina, altrimenti in chiesa non li si vede. C’è un gruppo di giovani che il vicario, don Andrea Piana, cura con molta attenzione e abbiamo un gruppo scout molto attivo. Elementi che orbitano attorno all’oratorio ci sono, ma per vederli partecipare, come ho detto, devono essere coinvolti in qualche attività».

Per quel che riguarda le realtà parrocchiali sia a Caravaggio che a Vidalengo c’è l’Azione Cattolica. Da segnalare anche le Acli, con i servizi di patronato, un gruppo che si ritrova una volta la settimana per la recita del Rosario in parrocchia, un gruppo che frequenta il santuario di Santa Maria del Fonte e una decina di ministri straordinari della Comunione.

La parrocchia può contare anche sulle celebrazioni trasmesse in diretta radiofonica su RCN – Radio Cittanova In Blu, in fm e in streaming, che trasmette anche alcuni programmi di intrattenimento e spiritualità a cura di un gruppo di volontari della comunità che mantengono viva l’eredità dell’ex Radio Magnolia.

Nella sua visita il Vescovo avrà modo di incontrare queste ed altre realtà locali: nella giornata di venerdì i bambini della scuola paritaria Conventino-La Sorgente (alle 11.30), gli insegnanti (alle 16.30) ed il mondo del volontariato (alle 18.30); sabato gli educatori (alle 9.30), i cresimati del 2023 (alle 10.30), l’Amministrazione comunale (alle 11.30), i ragazzi ed i genitori di Vidalengo (alle 16.30) e gli adolescenti ed i giovani (alle 20.30).

Non mancheranno le visite agli ammalati e sono previsti incontri sia con le realtà produttive del territorio sia con un’associazione di promozione sociale che, grazie ad un progetto inclusivo, organizza momenti d’accoglienza ai visitatori della chiesa di San Bernardino.

Gli ultimi appuntamenti domenica 10 marzo: alle 9.30 il Vescovo incontrerà i ragazzi e i genitori di Caravaggio, quindi alle 11 la Messa nella chiesa parrocchiale dei Santi Fermo e Rustico trasmessa in diretta tv su Cremona1 e i canali web e social della Diocesi.




Il Vescovo in visita nelle comunità di Soncino e Casaletto

Al via nella serata di giovedì 29 febbraio, alle 20.30, con una preghiera in San Giacomo con i collaboratori e i volontari della parrocchia, la visita pastorale del vescovo Antonio alle parrocchia di Soncino e Isengo, insieme anche a quelle di di Casaletto di Sopra e di Melotta.

Una realtà importante quella soncinese, formata dalle parrocchie di Santa Maria Assunta e San Giacomo apostolo (Pieve), dalla quella di San Pietro apostolo e quella della piccola frazione di Isengo intitolata a San Bartolomeo apostolo. «Proprietà – spiega il parroco don Giuseppe Nevi – la parrocchia ne ha in abbondanza, dalle chiese alla scuola materna e all’oratori. Ciò, dal punto di vista amministrativo, richiede parecchio impegno. A proposito di immobili, in questi anni abbiamo sistemato tante cose. Il prossimo obiettivo è la ristrutturazione dell’oratorio che ha bisogno di spazi. Proprio perché si tratta di un ex monastero, fondato dalla beata Stefana Quinzani, gli spazi a disposizione sono abbastanza piccoli per le esigenze odierne. C’è anche un teatro dismesso che vorremmo sistemare, ma il desiderio è di realizzare anche un nuovo salone. Non è un caso che l’oratorio risenta parecchio, in inverno, di questa situazione. Diciamo che in primavera, con la possibilità di sfruttare l’area all’aperto, rinasce quanto ad attività».

Dal punto di vista religioso anche Soncino – che può contare sulla presenza di un vicario parrocchiale, don Gabriele Barbieri – non è immune dal calo di presenze che ovunque gli eventi liturgici fanno registrare, soprattutto dopo la pandemia da Covid-19. «Abbiamo puntato molto – continua don Nevi – sulla liturgia, intesa come riscoperta dell’incontro domenicale, e anche feriale per certi aspetti, che è sempre preparata nei particolari così come curiamo il canto, affidato a una piccola schola cantorum». «Purtroppo c’è l’assenza totale, domenicale, non solo di adolescenti e giovani, ma anche dalle fasce d’età che arrivano ai 45-50 anni. Proprio per questo, dopo la visita pastorale sarà conferito un mandato ai missionari Passionisti per tenere una serie di incontri e di visite alle famiglie nel tentativo di riavvicinarle alla liturgia. L’appuntamento sarà dal 10 al 24 marzo prossimi. Il loro mandato continuerà anche il prossimo anno, puntando sulle giovani famiglie per concludersi poi con una missione popolare rivolta a tutti i parrocchiani».

Quanto al programma della visita pastorale, sia la giornata di venerdì che quella di sabato saranno fitte di appuntamenti per il vescovo, che concluderà ufficialmente la sua presenza a Soncino domenica mattina, con la messa solenne delle 11 nella chiesa della Pieve trasmessa in diretta tv su Cremona1 e i canali web e social della Diocesi.

Venerdì 1 marzo Napolioni inizierà la giornata incontrando i bambini dell’asilo Santa Cerioli (alle 9) e proseguirà con la visita ad alcune realtà lavorative del borgo (che avrà una coda martedì 5 marzo con la visita alla Cieffe Milano). Alle 12.30 incontrerà ragazzi e docenti del Cfp della cooperativa InChiostro, mentre alle 15 sarà all’asilo San Martino. A seguire, presiederà nella chiesa di San Giacomo la Via crucis con i bambini e i ragazzi della catechesi e poi incontrerà, alle 17,30 i bambini della scuola dell’infanzia in oratorio.

Sabato il vescovo celebrerà la Messa alle 9 a Isengo, dopodiché sarà alla Fondazione Soncino Onlus e, alle 11.30 nella sala consiliare del Municipio per l’incontro con gli amministratori comunali. Nel pomeriggio, alle 18.30 in oratorio guiderà la preghiera con i ragazzi delle scuole superiori e il conferimento del mandato ai missionari della missione adolescenti. In serata, alle 20.30, ancora in oratorio, incontrerà i genitori dei ragazzi delle scuole superiori.

Ma la visita pastorale toccherà anche le parrocchie di Casaletto di Sopra e di Melotta. Qui il vescovo vivrà sabato pomeriggio, alle 15.30, nella sala Fantasy di Casaletto di Sopra, un incontro coi parrocchiani, cui farà seguito la celebrazione della Messa alle 17 in chiesa parrocchiale. «Siamo una comunità piccola – afferma don Massimo Cortellazzi, che dopo essere stato collaboratore parrocchiale, da settembre è diventato parroco insieme a anche Romanengo –. Sommando Casaletto e Melotta arriva forse a 600 abitanti, alcuni dei quali non originari del posto. La visita del nostro vescovo, per noi figura essenziale e punto di riferimento, è un evento che ci siamo preparati a celebrare degnamente».