Visita pastorale, nel weekend l’ultima tappa dell’anno a Cassano

Un’attesa lunga, finalmente sul punto di concludersi. Annunciata in più occasioni e rinviata ben due volte a causa dell’emergenza sanitaria, nel fine settimana da venerdì 1 a domenica 3 aprile si realizzerà la visita pastorale del vescovo Antonio Napolioni a Cassano d’Adda. Variegato è il programma della visita, la prima dopo la riunione sotto una sola guida pastorale delle quattro parrocchie milanesi, precedentemente affidate a distinti parroci.

Oratori, scuola, famiglie, associazioni di volontariato, forze dell’ordine e Amministrazione comunale, senza dimenticare i fragili e i bisognosi con le visite presso la RSA Belvedere  e i rifugiati ucraini, saranno al centro dei principali appuntamenti. Un calendario fitto quello che attende monsignor Napolioni nel lembo milanese della diocesi e che intende coinvolgere – tra ascolto, preghiera e meditazione – una comunità da poco avviata sul percorso dell’unità pastorale.

«Consegneremo al Vescovo il percorso iniziato, chiedendo lumi e ispirazione per il cammino futuro – commenta a tale proposito, con schietta semplicità, il parroco don Vittore Bariselli –. Ci porremo reciprocamente in ascolto, con la prospettiva di una ripartenza in tempi sicuramente assai problematici e che sembrano lasciare spazio a poche certezze». E ancora: «Con fiducia attendiamo l’incoraggiamento a continuare nella nostra marcia. Accogliamo il nostro Vescovo con gratitudine e speranza, in attesa delle nuove sfide che ci attendono, come la costituzione del nuovo e unico consiglio pastorale».




«La pastorale la facciamo tutti insieme», il vescovo in visita alle parrocchie unite di Cassano d’Adda

“Una città, una fede, una Chiesa”: il motto che ha annunciato la visita pastorale del vescovo Napolioni a Cassano d’Adda si rivela la migliore sintesi dei tre giorni vissuti intensamente nella periferia milanese della diocesi. Un fitto e variegato programma di incontri ha guidato mons. Napolioni nell’incontro con le quattro comunità cassanesi, ora avviate in un rinnovato percorso di unità. «Il vescovo viene per conoscere, per confermare la comunità nell’orientamento – ha più volte evidenziato nel corso degli incontri con i fedeli –. Più che per fare discorsi, sono venuto per capire e comprendere. La pastorale la facciamo tutti insieme, nella semplicità e nell’attenzione reciproca che il Signore ci suggerisce».

L’esordio della visita è significativamente avvenuto, venerdì 1° aprile, al cimitero, per pregare per i defunti, «per la memoria e il ringraziamento di chi ci ha preceduto». Intensi e partecipati sono stati i successivi appuntamenti con le scuole dell’infanzia, la celebrazione eucaristica presso la Rsa Belvedere e il proficuo incontro con le tante sigle che compongono il mondo dell’associazionismo locale, nel quale sono stati evidenziati i tanti bisogni (vecchi e nuovi) di una città che vive le difficoltà dell’oggi ma guarda anche al futuro «con spirito di grande solidarietà».

Molto apprezzati e partecipati sono risultati inoltre gli incontri con le realtà educative, la comunità ortodossa (che da anni si ritrova per il culto nella chiesa di Sant’Aquilino) e, soprattutto, i quattro momenti di “ascolto della Parola” – svoltisi in ciascuna delle principali chiese cassanesi – incentrati sul tema della misericordia e del perdono. Quattro incontri di ascolto nel corso dei quali, con semplicità, il vescovo ha sollecitato i partecipanti a far propria la Parola, in uno spirito di reciproco ascolto e condivisione.

In Municipio l’aula del Consiglio Comunale, quasi al gran completo, ha accolto, la mattina di sabato 2 aprile, il vescovo per un confronto con sindaco, assessori e consiglieri. «La sua presenza tra noi è un segnale importante – l’indirizzo di saluto del Primo cittadino Fabio Colombo –. Occorre collaborare per il bene di tutti e il rapporto tra Comune e parrocchie è fondamentale e particolarmente proficuo, soprattutto in un tempo di forti bisogni come quello attuale». Gli interventi del presidente del Consiglio comunale Giovanni Albano e dei consiglieri Francesco Testa, Elena Bornaghi, Vittorio Caglio e Valerio Brambilla hanno voluto evidenziare il ringraziamento per l’attenzione posta dal vescovo alla politica cittadina, nonché mettere in luce le tante potenzialità di una comunità vivace e laboriosa. Mons. Napolioni non ha mancato di ricordare la grande capacità di accoglienza della comunità cassanese: «Tutti i sacerdoti diocesani transitati per Cassano conservano un ottimo ricordo: gente generosa, una comunità che vive della particolarità di essere a cavallo tra tre provincie e due diocesi». La visita pastorale ha insomma risvegliato molti entusiasmi e riorientato le comunità parrocchiali cittadine, rinforzandole nello spirito di unitarietà e condivisione.

Ricco di speranza e ringraziamento il commento del parroco don Vittore Bariselli: «I numeri non sono importanti ma apre il cuore constatare come sia stata importante la partecipazione dei cassanesi: è confortante e significa che nella nostra città c’è voglia di fare comunità cristiana».  «Abbiamo cercato di raccogliere alcune fotografie delle comunità cristiane di Cassano: ora attendiamo cosa ci dirà il vescovo, quali indicazioni vorrà fornire per proseguire nel percorso avviato dell’unirà pastorale – prosegue don Vittore –. Ci aiuterà sicuramente a costruire nuovi orizzonti per poter vivere e testimoniare la nostra fede e soprattutto per dare risposta a un interrogativo: quale comunità cristiana vogliamo costruire per il futuro? I muri raccontano la bellezza della fede del passato e delle generazioni che ci hanno preceduto. Noi dobbiamo trovare nuove forme e un nuovo modo di vivere la fede che Dio ci ha consegnato, costruendo relazioni ancora più intense e guardando in faccia alle paure e ai timori che caratterizzano questi tempi. Forza Cassano dobbiamo andare avanti!».

«Cassano d’Adda è in cima alla diocesi ed è quindi in cima alle preoccupazioni e trepidazioni del vescovo – ha evidenziato mons. Napolioni alla fine della Messa di domenica mattina, cgelebrata nella chiesa di San Zeno –. Ci si attende che voi fedeli cassanesi diventiate per tutti un esempio di rinnovamento, di unità e di speranza. Continuerò a darvi fastidio, a sollecitarvi e spronarvi per la prosecuzione del cammino che ha visto in queste giornate i suoi momenti di grazia». La strada è ormai tracciata: tocca alla comunità cassanese percorrerla con fiducia e speranza.




Madonna della Medaglia Miracolosa, la peregrinatio tocca Cassano

Era il 1830 quando Caterina Labourè, giovane figlia della Carità di San Vincenzo, ebbe tre visioni della Santa Vergine che annunciava la necessità della preghiera per affrontare “tempi tristi e cupi”. Ebbero così origine la Medaglia della Vergine Immacolata – da cui prese il nome la festa liturgica approvata nel 1894 da Papa Leone – e una devozione che, col tempo, è diventata sempre più popolare ed apprezzata. In ricordo del 190° anniversario di queste apparizioni, la statua Madonna della Medaglia Miracolosa, in pellegrinaggio itinerante per l’Italia, giunge anche in diocesi di Cremona e precisamente, a Cassano d’Adda.

Il suo arrivo è previsto per martedì 15 giugno tra i ragazzi del Grest della Parrocchia di San Zeno, poi nel primo pomeriggio passerà dalla parrocchia dell’Annunciazione dove alle 17.30 si celebrerà un Rosario seguito dalla Messa con meditazione di padre Claudio Farroni. Alla sera, il trasferimento presso la chiesa di San Zeno, con il Rosario meditato, animato dalle associazioni cittadine.

Mercoledì 16 giugno alle 7 e alle 9 le Messe a San Zeno e, nel pomeriggio, la visita alla locale casa di riposo per la preghiera degli anziani ospiti. Dopo il Rosario meditato delle ore 17, alle 18 in San Zeno ci sarà la Messa conclusiva presieduta dal vescovo Antonio Napolioni.

L’evento è stato fortemente voluto dal Patronato Vincenziano e si innesta, come motivo di speranza e ripartenza, non solo a conclusione di un anno particolarmente difficile (con l’emergenza sanitaria e il conseguente stravolgimento sociale ed economico) ma anche quale prologo di un periodo di grandi novità ecclesiali in terra cassanese, con la realizzazione dell’unità pastorale tra le quattro parrocchie cittadine.

Partito lo scorso 11 novembre dal Vaticano con la benedizione di Papa Francesco, il pellegrinaggio è una iniziativa promossa dai Missionari Vincenziani d’Italia in collaborazione con la Famiglia Vincenziana. Dopo le tappe piemontesi, l’effige è arrivata in Lombardia per seguire un itinerario che la vede toccare diverse città come Milano, Vigevano e Mortara, Somma Lombardo, Como e Brescia.

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Vieni e vedi: per un giornalismo che si fa incontro. Il talk di Riflessi nella Giornata della Comunicazione (VIDEO)

“Vieni e vedi”, l’esortazione tratta dal  messaggio del Papa per la 55esima Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali (celebrata domenica 16 maggio), ha fornito titolo e argomenti per la nuova puntata di “Riflessi Magazine On air”, condotta da Filippo Gilardi. Ospiti in studio e in collegamento il caporedattore della redazione centrale di Avvenire, Francesco Ognibene, la responsabile delle comunicazioni dell’ASST Cremona Stefania Mattioli e l’incaricato dell’Ufficio comunicazioni della Diocesi di Cremona Riccardo Mancabelli.

In un anno tanto insolito e drammatico quale quello contrassegnato dalla pandemia, tra angosce, paure e confusioni, si innalza l’invito di Papa Francesco: comunicare incontrando le persone, come e dove sono. Lo spunto di questa esortazione è nato durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, rendendo evidente per ciascun operatore della comunicazione la necessità di “ritrovare la realtà lì dove è; – come ha spiegato Ognibene – una realtà imprevedibile si è imposta e ci ha spiazzato, fungendo da invito a trarre una lezione per la nostra professione. Il Papa vuole chiederci di tornare a rispettare la verità, farci incontrare le persone, essere interessati a loro e alle loro storie, di non raccontare solamente quanto ho capito ma quanto emerge dalla relazione immediata”.

Tra le immagini più significative di un anno estremamente complesso spiccano quelle della Settimana Santa del 2020: “Il vescovo Antonio solo, senza fedeli, in una Cattedrale deserta: un impatto terribile – ha ricordato Riccardo Mancabelli – così come le immagini provenienti dall’Ospedale di Cremona” finite anche sulla ribalta nazionale. “Il nostro ufficio stampa si è trovato improvvisamente in prima linea, – ha ricordato Stefania Mattioli – ci siamo trovati dentro l’emergenza che ha colpito il mondo” con il compito di testimoniare quanto stava accadendo “con notizie vere, costruttive e positive”.

Un periodo emergenziale, insomma, dal quale è emersa la necessità di responsabilità nel raccontare, non solo da parte dei professionisti del settore, ma anche di tutti coloro che, quotidianamente, affollano i canali social del web. “La responsabilità deve esserci in tutti. La verifica e la responsabilità dovere di ogni professionista, va richiesta anche da tutti”.

Proprio in questa linea di responsabilità ed educazione alla comunicazione, si innestano le positive esperienze dei ragazzi del Liceo Vida di Cremona, – impegnati in un laboratorio giornalistico che ha portato alla nascita del periodico “Terza pagina” – e dei giovani parrocchiani di Rivarolo del Re che hanno dato vita alla web “Radio del rey”: due strumenti per introdurre al giornalismo e alla comunicazione le più giovani generazioni e che sono stati  presentati nel corso della puntata.

“Si  sottovaluta la fame di informazione dei ragazzi – ha precisato Ognibene, riferendosi al mondo giovanile –. Hanno un desiderio genuino di capire e – nonostante la pioggia di “fake news” -,sono meno incantabili dall’apparenza e non risultano ancora sopraffatti da altre logiche”.

Cosa resterà di quest’anno tanto particolare? “Innanzitutto un auspicio – è la risposta di Ognibene – abbiamo visto una serie di cose buone che inevitabilmente rimarranno dentro di noi, resteranno le relazioni risanate: abbiamo capito che si sono delle fonti degne di fiducia e dalla relazione personale nasce sempre qualcosa di buono”.

“Andate e vedete – ha concluso Mancabelli – va ricostruita una comunicazione fatta di incontri, perché interessa la persona, interessano le sue relazioni”.




Speciale Giorno del Signore: ripartire dal lavoro per una nuova stagione economica (VIDEO)

Il lavoro come “ripartenza” a conclusione del travagliato periodo della pandemia. Un “lavoro che cambia”, si reinventa, si riscopre in nuove modalità di azione – in parte dettate dalle difficili contingenze del momento – ma che necessariamente non deve smarrire l’attenzione alla persona e alla comunità. Se ne è parlato nella puntata speciale del “Giorno del Signore”, la rubrica diocesana andata in onda in occasione della giornata del Primo Maggio. Condotta dal direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali, Riccardo Mancabelli, ha visto la partecipazione di esperti e la raccolta di alcune preziose testimonianze dal territorio.

“Non è pensabile una vita a prescindere dal lavoro – è l’appello introduttivo del vescovo Antonio Napolioni –occorre sollecitare l’attenzione alla dignità e alla possibilità di lavoro per tutti”, anche  e sopratutto in una situazione non facile come quella attuale.

I dati non sembrano infatti lasciare spazio all’ottimismo. Oltre 456.000 sono stati i posti di lavoro persi in Italia nel corso del 2020: una  cifra pesante, originata in massima parte dalla emergenza sanitaria, all’interno della quale si inserisce – come ha evidenziato la professoressa Chiara Mussida, docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza-Cremona – una perdita “particolarmente marcata per le categorie più deboli, come la componente femminile e i lavoratori a tempo determinato”. Le donne si sono inoltre ritrovate a fare i conti con la difficoltosa conciliazione con i tempi della quotidianità, con figli in didattica a distanza e la compartecipazione alle faccende famigliari.

Un milione di persone del nostro Paese può inoltre considerarsi povera, cioè non in grado di soddisfare i bisogni primari della quotidianità: un dato che non può che suscitare preoccupazione. Numerosi sono infine gli “scartati”, coloro cioè che per la particolarmente fragile situazione occupazionale di partenza si sono trovate “non tutelate da forme di intervento pubblico e che devono essere inserite nel panorama occupazionale”, come precisato da don Bruno Bignami, sacerdote cremonese a capo dell’Ufficio nazionale della CEI per i problemi sociali e il lavoro, che ha sollecitato “uno sguardo sul futuro partendo proprio da queste categorie di individui, da reinserire dentro nuove prospettive di lavoro”.

Nonostante una situazione in apparenza poco rosea, numerosi sono tuttavia gli spunti di ottimismo e rinascita che si presentano nei tempi attuali, partendo innanzitutto dalla riscoperta della componente comunitaria del lavoro. “È forte il senso di comunità in quest’angolo di Lombardia, più che in altre zone della regione – è la considerazione di Guido Lombardi, direttore di Cremona1 e Cremona oggi –: si è capito che da soli non si va da nessuna parte e questo può essere il punto da cui ripartire”. Va quindi riformulato l’approccio con il lavoro, “abitare una nuova stagione economica e sociale”, nella quale la comunità e un più consapevole utilizzo della tecnologia siano in grado di ridisegnare nuove prospettive occupazionali e sociali.

“In questi mesi abbiamo utilizzato tecnologie, prima poco utilizzate, che hanno consentito di annullare le distanze e creato opportunità per proseguire nel lavoro e nelle relazioni – è la constatazione del giornalista economico – occorre quindi investire nella digitalizzazione”, con l’impegno di utilizzare queste nuove risorse in modo consapevole e responsabile.

La tecnologia, unita alla condivisione e alla solidarietà, è inoltre in grado di creare opportunità di inclusione e valorizzazione dell’individuo, come insegna l’esperienza della cooperativa sociale “Il calabrone”, una attività positiva e propositiva,  importante testimonianza del territorio.

A tutto ciò va aggiunto il coraggio per una nuova sfida: “Va creata una nuova cultura di impresa – considera don Bignami – una concezione diversa rispetto al passato: il lavoro va concepito non come una stagione ma come esperienza continuativa di una intera vita” . Una vera e propria rivoluzione che non deve tuttavia perdere di vista la persona, la famiglia e la componente sociale del lavoro, sempre finalizzato allo sviluppo della comunità e dell’individuo.

La trasmissione, introdotta dall’incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, Eugenio Bignardi, si è sviluppata anche grazie agli stimoli offerti dal presidente regionale delle Acli Martino Troncatti, il segreteraio generale della Cisl Asse del Po Cremona-Mantova Dino Perboni e il presidente di Confcooperative Cremona Tiziano Fusar Poli.

In chiusura il racconto di un’esperienza di riscatto nata grazie al contributo della “Borsa di sant’Omobono”, lo strumento di sostegno messa in campo dalla Diocesi di Cremona per chi ha perso il lavoro in questo periodo.

 

Il Vescovo: «O il lavoro dà dignità o non è lavoro» (VIDEO e FOTO)

San Giuseppe, lavoratore e padre, nelle riflessioni di don Mazzolari

Don Bignami: “Ci stanno a cuore i lavoratori”

Messaggio Cei per il 1° maggio: “la terribile prova della pandemia ha messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico”




Formazione operatori pastorali: “on life” senza angosce ma con attenzione (VIDEO e DOWNLOAD)

Con l’incontro “Il mondo digitale: azioni educative per fare comunità” lunedì 25 gennaio è iniziato il percorso formativo promosso dalla Diocesi di Cremona, attraverso l’Area giovani, per catechisti, educatori, giovani e tutti coloro che si trovano coinvolti nelle sfide formative. L’obiettivo non è offrire una comprensione tecnica delle piattaforme e dei vari profili social presenti in rete ma puntare su una riflessione di tipo antropologico e culturale, per capire come le nuove generazioni si pongano in relazione ai nuovi media.

Due gli ospiti in studio, con la conduzione affidata ad Andrea Cariani: Barbara Gentili, psicologa e psicoterapeuta presso consultorio Ucipem, e Piercesare Rivoltella, docente di Pedagogia e direttore del Cremit (Centro di ricerca sull’educazione ai media all’innovazione e alla tecnologia) dell’Università Cattolica di Milano.

Al termine di una breve scheda affidata ai pensieri e alle preoccupazioni di una coppia di genitori, di una educatrice e un docente, è iniziato il confronto tra i due esperti. «Il contesto digitale e virtuale fa parte del mondo sociale e culturale nel quale i giovani crescono – ha premesso, con toni rassicuranti, la dottoressa Gentili – non è più questione di essere pro e contro ma prendere atto del cambiamento. Il mondo digitale è la realtà e questo ha ricadute in campo identitario. In una società sempre più fobica rispetto alle relazioni fuori casa, i giovani hanno trovato delle piazze virtuali in cui poter giocare le loro relazioni, sopratutto in momenti in cui le relazioni in presenza non sono possibili».

Il mondo dei social non è quindi un ambito negativo o da rifiutare: «È uno spazio in cui trovare occhi che guardano e possono approvare e mostrare aspetti di se positivi -ha proseguito Barbara Gentili -. È necessario uscire dal fraintendimento adulto circa la veridicità della realtà delle relazioni  con lo smartphone: le relazioni online sono reali e hanno effetti reali sui ragazzi. Comunicano di più con gli amici, nel tentativo di sopportare la solitudine esistenziale che la crescita impone».

Vi è un aspetto che conferma il forte desiderio di socialità in presenza dei ragazzi: da studi e ricerche, risulta infatti come tra i giovani venga sottolineata la mancanza, nelle relazioni da remoto, della corporeità. «Nei progetti di educazione alla affettività emerge nostalgia del profumo e del tatto del corpo dell’altro – ha spiegato l’esperta – la relazione virtuale non sostituisce quindi  la relazione in presenza, che viene comunque ricercata, ma è una continuità di essa, in grado di arricchire la vita reale».

Anche Piercersare Rivoltella ha tenuto a ribadire la concretezza delle relazioni virtuali: «Oggi si preferisce utilizzare sempre meno l’espressione “on line” e, con un gioco di parole, preferire quella “on life”, per indicare la vitalità delle relazioni in Rete  I media sono nelle nostre vite, e quasi nulla delle nostre attività quotidiane è possibile senza di loro». Vero è, comunque, che non poche siano le criticità: «La conoscenza in Internet non è difficile da reperire e ci raggiunge in misura maggiore di quanto non serva – ha spiegato il docente –. Questo eccesso di informazioni, tuttavia, spesso produce disorientamento e tante sono informazioni che invecchiano precocemente. Il fenomeno delle fake news è derivato proprio dall’assottigliamento del legame tra informazioni e cose».

In un contesto tanto complesso quali sono quindi le  attenzioni che gli adulti possono mettere in azione? «Gli adulti non devono essere troppo angosciati: bisogna conoscere, essere curiosi – ha nuovamente rassicurato la dottoressa Gentili -. Conoscere è anche  porsi una domanda di senso  sull’utilizzo che i giovani fanno di questi strumenti». Le principali accuse rivolte dagli adulti alla socializzazione in rete hanno un fondamento che rientra in uno squisito ambito formativo: il turpiloquio, lo scambio di materiale inappropriato, gli atteggiamenti scomposti, «si  riferiscono ad aspetti educativi, al rispetto al valore del se e dell’altro che non sono esclusivamente  legati al mondo del web – ha efficacemente chiarito Gentili -. Non si può educare un giovane a utilizzo dei social se prima non si  è educato un bambino al rispetto di se e dell’altro». La sfida vera, quindi, è  legata all’affiancamento: «Non si tratta di proteggere con modalità regressive e proibizioni, ma fornire strumenti utili alla autoregolazione, alla capacità di scegliere individualmente e progressivamente in modo equilibrato. Occorre investire sulla responsabilità».

«Il lavoro dell’adulto, di intervento educativo sul minore, deve passare nello spazio della ricostruzione del pensiero critico – è proseguita la riflessione del prof. Rivoltella, richiamando una questione spesso sottaciuta ma concreta – oggi non si può ridurre problema educazione media a corretta presenza a interno dei social, ma vi è un aspetto da non sottovalutare. La medialità è fatta da piattaforme nelle quali siamo utenti e che ci espropriano di una serie di dati che ci caratterizzano, sulle basi di questi dati veniamo profilati e algoritmi costruiscono per noi proposte commerciali o di valore che sul medio e lungo termine possono creare problemi».

La questione dell’utilizzo di social e web da parte dei più giovani, insomma, pur se da liberare da immotivate ansie e preoccupazioni, si pone come particolarmente complessa e da padroneggiare con adeguato studio e preparazione. Proprio in questo senso prosegue il percorso formativo pensato per gli operatori pastorali.

Già disponibili materiali per l’autoformazione scaricabili direttamente dal sito www.focr.it/formazione/media-digitali-ed-educazione: schede, letture e un laboratorio di autovalutazione (gestibile in base ai ritmi familiari e professionali).

Giovedì 4 e 11 febbraio Dalle ore 17.30 alle 18.30, laboratorio interzonale online per insegnanti per la condivisione di buone prassi e la rilettura pedagogica: Infanzia e Primaria nelle interzone bergamasca, cremonese e mantovana; incontri unitari per Secondaria di primo e secondo grado. Per informazioni e iscrizioni: scuola@diocesidicremona.it.

Sabato 6 febbraio per le zone 1, 2 e 4 e sabato 13 febbraio per le zone 3 e 5 Dalle ore 15.00 alle 16.30, laboratorio zonale online a numero chiuso per catechisti ed educatori: condivisione di buone prassi e rilettura pedagogica. Per iscriversi, entro il 31 gennaio, compilare il form su focr.it/educazione-e-media-digitali. Per ulteriori chiarimenti: segreteria@focr.it o contattare la Focr al 377-2802851.

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Operatori pastorali, è tempo di formazione




«Distanti, ma non divisi»: si è svolta online la preghiera ecumenica (VIDEO)

Il tempo di pandemia non arresta la forza della preghiera ma, al contrario, la rafforza e la rende più incisiva, soprattutto nella settimana dell’anno tradizionalmente dedicata  al tema dell’unità dei cristiani. Una suggestiva serata di riflessione, trasmessa dal portale diocesano, ha così rappresentato un motivo per ritrovarsi virtualmente ma nella solida certezza della fede, facendosi guidare dalla pagina di Vangelo scelta dalle monache del convento elvetico di Granchamp, una singolare realtà  nata in area riformata, con una specifica vocazione ecumenica.

«Ci riconosceranno se saremo uniti – ha introdotto la serata don Federico Celini, incaricato diocesano per l’ecumenismo – un momento tanto complicato e doloroso come il presente, condizionato dalla pandemia, si deve aprire nella speranza e diventare foriero di possibilità che solo se saremo uniti potremo sperimentare come efficaci».

Il professor Mario Gnocchi, già presidente del Segretariato per le attività ecumeniche, ha focalizzato l’attenzione sul verbo “rimanere”, che ricorre per ben dieci volte nei primi dieci versetti del capitolo quindici del Vangelo di San Giovanni. «Non ci è chiesto di prendere iniziativa o partire per una meta: è chiesto innanzitutto di rimanere nell’amore e nella Parola», è stato il commento del prof. Gnocchi. «L’unità dei Cristiani – ha quindi continuato – non è una conquista umana ma è espressione di una comunione che ci è donata e a cui a noi è chiesto di aprire il cuore e la mente. La nostra preghiera chiede a Dio che ci apra occhi e cuore perché siamo capaci di riconoscere questa unità e questa comunione a cui ci apriamo col Battesimo. La preghiera per l’unità è possibile perché è essa stessa preghiera».

«Viviamo questo incontro ecumenico distanti ma non per questo divisi nel riconoscersi fratelli. – ha invece esordito il Vescovo Antonio Napolioni – Rimanete nel mio cuore e produrrete molto frutto: l’immagine della vite e dei tralci rappresenta il cuore di una rivelazione che parte dall’antichità e che è fatta di dono e di tradimento, di sogno e di delusione, anche se Dio  non si non si arrende mai e il suo giudizio non è mai punitivo ma sempre pedagogico e di rigenerazione». «La preghiera ottiene sicuramente la pace del cuore, la consegna di noi stessi alla paternità di Dio, -ha proseguito il Vescovo –  la legge diventa amabile e la gioia di Dio moltiplica la gioia umana».ù

È toccato al pastore metodista Nicola Tedoldi e al padre ortodosso Doru Fociu, portare le voci della unica anche se frammentata fratellanza cristiana. «”Rimanete nel mio amore e produrrete molto frutto”: Gesù utilizza immagine della vigna per parlare della catena di relazione che unisce noi a Dio attraverso la vite» ha commentato il pastore Tedoldi, responsabile delle comunità metodiste di Cremona e Piacenza, riprendendo il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. «Senza la linfa vitale della pianta il trancio è destinato a seccarsi e finire nel fuoco ma se rimane attaccato alla vite ha funzione fondamentale. Dobbiamo essere consapevoli di essere veicoli del messaggio di Cristo ai cristiani di tutte le denominazioni che si sono separati; siamo tutti tralci della medesima vite e  solo uniti  possiamo essere portatori del suo amore. – ha incisivamente evidenziato il pastore – Non ci viene chiesto di essere portatori di idee o pensieri o teologie ma di portare frutti per la gloria di Dio Padre».
«L’ecumenismo non è un cammino per portare tutti all’interno di una unica istituzione religiosa; – ha poi concluso – si tratta di un percorso volto ad accettare e riconoscere che tutte le chiese, in modi e sensibilità diverse, possono esprimere la fede in Gesù senza la pretesa di possedere la esclusiva verità. Non possiamo dirci Cristiani senza sguardo ecumenico, perché Cristo non è diviso» .

Padre Doru Fuciu, guida della comunità ortodossa rumena di Cremona, ha ribadito il richiamo all’amore vicendevole, destinato a fruttificare nella vite. «La vite è Cristo, il Padre è l’agricoltore che lavora e il figlio fa nascere i suoi tralci, che siamo tutti noi – ha evidenziato -. Siamo tutti Cristiani e viviamo in un periodo nel quale abbiamo bisogno di starci accanto ed aiutarci nel nome del suo amore».

Tre distinte voci del Cristianesimo diviso, si sono così ritrovate unite da una feconda pagina di Vangelo, dando corpo ad una preghiera corale e condivisa.  Un motivo di forte speranza, sul quale ricostruire la società sballottata dalle negatività dell’emergenza sanitaria e sociale.




In un mondo impaurito si elevò alta la melodia di un canto nuovo (VIDEO)

Un applauso dedicato a tutti coloro che soffrono, negli ospedali, nelle carceri o sono impediti a partecipare fisicamente all’Eucarestia “per la paura del contagio”, ha festosamente aperto la Messa solenne di Natale celebrata venerdì 25 dicembre in Cattedrale, alle ore 11, dal vescovo Antonio Napolioni. “Impediti nei gesti,  riscopriamo quanto è possibile fare per rincuorarci e vivere felici” ha evidenziato il Vescovo che ha poi ripreso, come prologo dell’omelia, la recente esortazione di Papa Francesco: “In un mondo impaurito, si levi alta la melodia di un canto nuovo”.

Un canto nuovo “composto dal Padre e intonato dal vagito di un bimbo”, una melodia che diventa “sinfonia” poiché “non si tratta di un assolo” . “Ciascuno di noi è chiamato ad accordarsi come lo strumento di un orchestra, accordarsi con il “la” dato da Gesù. –  è la significativa metafora  utilizzata da Mons. Napolioni – Agire con lui, dietro di lui,  senza illudersi di poter fare da soli e senza smanie di protagonismo o seminando gelosia, rivalità e persino odio e razzismo.”  Il mondo deve accorgersi di questo canto nuovo: “questo non significa fare un mondo cristiano separato dal resto della realtà; – ha proseguito –  il figlio di Dio è venuto a l mondo per tutte le genti, per tutta la Terra.  O ci salviamo tutti o non si salva nessuno. Ce ne stiamo accorgendo soprattutto  in questi tempi.” Solo stando con il Signore e praticando il Vangelo si diventa accoglienti , fratelli universali e senza paura di perdere. “Vogliamo cantare  la musica del cuore, dello spirito, quella che non ci estrania – è la conclusione del Vescovo – Ciascuno di noi è in grado di dare un apporto unico ed irripetibile.  Sia questo il nostro Natale, un po riservato e frenato ma proprio per questo ricondotto alla sorgente della salvezza”.




Natale dello sportivo, «Se Cristo non ha mani, noi gli prestiamo anche i piedi» (VIDEO)

Il tradizionale e atteso appuntamento del  “Natale dello sportivo” si è trasformato, nell’anno dell’emergenza sanitaria, in un evento web trasmesso sul canale youtube della Federazione Oratori Cremonesi e sui social del CSI di Cremona. La “premiere” è andata in rete nella serata di lunedì 14 dicembre e rimane visionabile in rete.

Dopo un breve saluto di Claudio Ardigò, presidente del CSI di Cremona, è toccato al vescovo Antonio Napolioni entrare nel vivo della riflessione. «Vorremmo che questo Natale difficile passasse in fretta, ma anche che riesca a incidere in noi in modo da uscirne migliori e che, come certe sconfitte di campionato, ci dia la forza per reagire con più grinta».

Mons. Napolioni ha poi ripreso il testo della recente lettera pastorale “Cristo non ha mani”. «Devo chiedervi scusa – ha provocatoriamente proseguito – perch[ tra le tante immagini usate all’interno del testo per esplorare le mani che  Gesù ha nella vita di tutti, non ho messo le mani dello sportivo». Cristo ha infatti bisogno delle mani di tutti: mani per giocare, per lottare, per formare. «Se giochiamo nella squadra di Dio la vita diventa un grande gioco, non perché la prendiamo per gioco, ma perché ci giochiamo totalmente in essa, con spirito di squadra e sapendo l’obiettivo da raggiungere – è la esortazione del Vescovo –. La vera battaglia è interiore:  il Natale di Gesù fa vincere la luce sulle tenebre, la generosità sull’individualismo».

«L’augurio è di riprendere non come prima, ma meglio di prima – è la conclusione intrisa di speranza –. Se Cristo non ha mani, noi gli prestiamo anche i piedi per essere totalmente uomini e donne secondo il Vangelo. Nessuno resti in panchina, ciascuno senta che c’è una squadra che ha bisogno di lui!».

La riflessione è proseguita con l’intervento di Vittorio Bosio, presidente nazionale CSI, che ha invece esordito, puntando l’attenzione sul momento fortemente critico che sta vivendo il settore dello sport, paralizzato dalla pandemia in corso. «Viviamo una situazione particolare, alla ripresa ci sarà bisogno di noi e dobbiamo essere pronti per essere al servizio della comunità; i ragazzi avranno bisogno di qualcuno che li accolga – ha evidenziato Bosio -. Nessuno ne uscirà da solo: dobbiamo lavorare insieme; sarà un modo per dimostrare che il CSI è ancora utile per i ragazzi e la loro formazione». Significativa è l’esortazione finale con cui il presidente nazionale del CSI ha voluto concludere il proprio intervento: «Serviranno cuori generosi e persone ancora più generose di quando ci siamo fermati.  Sarà un Natale che ci insegnerà a riprenderci la vita. Occorre farsi trovare pronti e con tanto coraggio!».




L’incontro dei vescovi di Cremona e Crema con politici, amministratori ed esponenti del mondo economico e sociale

Definita da taluni «onirica» o «utopistica», l’enciclica Fratelli tutti rappresenta un documento di forte impatto, capace di trasformare con la «terapia della fraternità» un mondo malato nel corpo e nello spirito.  A fare il punto sulla terza enciclica di Papa Francesco ci ha pensato un incontro promosso dagli uffici per la Pastorale sociale e del lavoro delle diocesi di Cremona e di Crema, e svoltosi, con il coordinamento degli incaricati diocesani Eugenio Bignardi e Angelo Marazzi, nella serata di giovedì 3 dicembre attraverso le modalità di videoconferenza imposte dall’emergenza sanitaria e con gli interventi dei vescovi di Cremona e Crema, mons. Antonio Napolioni e mons. Daniele Gianotti.

«Forte è il legame con il precedente magistero di Francesco – ha esordito mons. Gianotti, cui è stato affidato il compito di illustrare e commentare della lettera apostolica –. Con la Laudato si’ l’uomo è infatti connesso a tutto, con la Fratelli tutti, è connesso a tutti».

Dialogo – da non intendersi esclusivamente come «febbrile scambio di opinioni» – dignità e ricerca della verità fondata su Dio sono i temi principali attraverso cui si snodano gli otto capitoli del testo, scritti con linguaggio semplice, ma denso di valori e riferimenti in grado di riorientare gli atteggiamenti di tutti.

«Questa enciclica – ha precisato il vescovo di Crema – prosegue sul modello delle precedenti e contiene temi cari e già proposti in diverse occasioni. Lo stimolo per la sua elaborazione è giunto tuttavia da una fonte “esterna”, precisamente dall’incontro con l’Imam di Abu Dhabi Al-Azhar, una esperienza che ha stimolato confronto e apertura».

Il modello su cui si delinea la «fratellanza» – cardine dell’intero documento – è tratto dalla parabola del Buon Samaritano, «riferimento biblico dell’intera enciclica, che prende su di sé il dolore dei fallimenti anziché fomentare odi e risentimenti». La comunione fraterna e la condivisione con l’intera umanità, per essere veramente feconda, deve snodarsi «nell’orizzonte del credente».

Da qui scaturiscono le linee guida per la vita quotidiana di tutti e, in particolare, per la «azione politica» che è protagonista del quinto capitolo dell’enciclica. Mettendo ben in guardia da un «populismo irresponsabile» , l’obiettivo irrinunciabile è quello di «assicurare, sempre e comunque, la dignità della persona».

«La buona politica deve quindi porsi maggiormente nella prospettiva della fecondità anziché del mero ottenimento dei risultati», ha precisato ancora monsignor Gianotti riprendendo le parole dell’enciclica: «Essa, infatti, non ha il compito di procacciarsi voti con le promesse ma, al contrario, di favorire le diversità produttive, pensare con visione ampia e interdisciplinare, costruire un ordine sociale animato dalla carità, assicurare la dignità assoluta e irrinunciabile della persona; migliorare anche le condizioni di vita di una sola persona, significa aver fatto della buona politica».

L’introduzione all’incontro e la relazione del vescovo di Crema

«In questa enciclica sono presenti centotrenta anni di dottrina sociale della Chiesa – ha commentato nel suo intervento finale il vescovo di Cremona Antonio Napolioni –. La Fratelli tutti è una offerta di riflessione anche per i non credenti, una scommessa sull’umano che si pone nell’orizzonte della più ampia inclusività possibile».

La conclusione dell’evento dopo il dibattito

La presenza,  tra il pubblico collegato, di numerose persone impegnate nella politica, dalle Amministrazioni locali all’Europarlamento, ha sollecitato un dibattito proficuo e ricco di motivi di riflessione. Particolarmente stimolante il riferimento lanciato al tema della «tenerezza applicato alla politica» e ad una azione dettata da «conforto e provocazione, nella quale non è ammessa l’indifferenza».

 

Ulteriore appuntamento sabato 5 dicembre

Il magistero di Papa Francesco sarà al centro anche di un altro incontro promosso dalla Diocesi di Crema in collaborazione con la Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Cremona: sabato 5 dicembre, dalle 10 alle 12, in professor Leonardo Becchetti, ordinario di economia politica all’Università di Tor Vergata, terrà un intervento in streaming sul canale Youtube de Il Nuovo Torrazzo di Crema sul tema “Economia di Francesco, economia civile, nuova economia”, ispirandosi ai contenuti del recente evento internazionale “The Economy of Francesco” che ha coinvolto migliaia di giovani economisti da tutto il mondo per un dialogo e una proposta per il cambiamento dei modelli economici globali.