Drum Bun, l’associazione con lo “zaino in spalla”per conoscere esperienze di bene comune

Ci sono momenti in cui è necessario fare un bilancio del proprio percorso, ancor più quando occorre raccogliere il patrimonio della propria identità e rilanciarla nel presente e per il futuro: la pandemia, sotto questo punto di vista, è stata violentemente e forzatamente illuminante, poiché ha imposto limiti – fino a due anni fa – imprevedibili ed inimmaginabili, con cui oggi fare i conti.

Ecco dunque che anche Drum Bun, un’associazione con oltre vent’anni di storia di viaggi di volontariato in Italia e all’estero (tra Romania ed Albania), trovandosi per un lungo periodo impossibilitata a rispondere alla sua prima vocazione e missione, si è trovata costretta a ripensarsi. La risposta del servizio sul territorio, in termini animativi ed educativi e di aiuto alla rete di solidarietà locale è stata entusiastica e partecipata, ma ha acceso contestualmente il desiderio forte di immaginare nuove proposte per il bene comune anche a km0.

Da qui l’intuizione che ha ispirato l’iniziativa estiva “Zaino in spalla”: un viaggio per osservare, ascoltare, ispirarsi e tessere nuove relazioni.

Due le tappe principali del cammino di quattro giorni che ha impegnato un gruppo di giovani volontari dell’associazione cremonese nell’ultima settimana di luglio: Torino e Ventimiglia.

Primo step: l’incontro, presso l’Arsenale della Pace del SERMIG di Torino, con alcuni membri della Fraternità della Speranza, tra i quali il fondatore Ernesto Olivero, l’attuale presidente Rosanna Tabasso e il sacerdote cremonese don Marco Vitale; a seguire, nella splendida cornice del Parco del Valentino, lo scambio di prospettive con Riccardo d’Agostino dell’associazione ASAI di Torino, da anni impegnata in progetti di inclusione sociale a 360°.

La tappa piemontese si è poi conclusa con un dialogo aperto sul tema delle povertà digitali e sulle sinergie del territorio dedicate ai giovani con don Luca Peyron, responsabile della pastorale universitaria e dell’Apostolato Digitale di Torino, Ivan Brombeis, vicedirettore di Caritas Torino, e Salvatore Lanzafame, membro della Fondazione Carlo Acutis. A seguire e coronare la serie di incontri una mattinata di servizio, presso una struttura di prima accoglienza di Caritas di Ventimiglia, con Eugenia Genovese di Save The Children.

Testimonianze e servizi, ma anche momenti informali e di condivisione interna, in un’ottica di consolidamento e rafforzamento del gruppo. Il collettivo, composto da 14 membri, partito nella mattinata di giovedì 28 Luglio è tornato nel tardo pomeriggio di domenica 31, reduce da quattro giorni sicuramente impegnativi ma densi di spunti, sogni e progetti che verranno discussi e concretizzati in proposte proattive per il territorio cremonese.




A fine agosto a Cremona il summer camp “Campagne Etiche” di Altromercato

Diffondere consapevolezza circa la filiera agroalimentare, promuovere metodologie di formazione alternative e formazione tra pari e contribuire alla valorizzazione territoriale: ecco i tre grandi obiettivi del summer camp “Campagne Etiche” con sede a Cremona dal 28 agosto al 4 settembre.

Gli obiettivi della settimana si concretizzeranno in tre iniziative: l’organizzazione di una campagna di attivismo e sensibilizzazione, la creazione di una mappa digitale dei punti di Cremona legati a filiere sostenibili e la preparazione di una cena etica; non mancheranno giochi e attività al fine di favorire il coinvolgimento e la competizione amichevole tra i partecipanti a cura dell’associazione “Drum Bun”.

Saranno presenti anche momenti ricreativi ed escursioni, come la visita alla cooperativa “Rigenera” e alla Casa Circondariale locale, il tour culturale della città e l’esplorazione cicloturistica della campagna cremonese, tra siti storici e luoghi della tradizione alimentare locale. Nei vari momenti di formazione interverranno anche Università Cattolica, Libera e The Good Lobby.

La maggior parte delle attività si svolgerà all’aperto e sempre nel rispetto delle misure anti-Covid vigenti.

Come si evince dal ricco programma, l’obiettivo principale è quello di fornire ai partecipanti una formazione pratica e ben strutturata su competenze strettamente connesse all’attivismo giovanile con basilare riferimento al settore agro-alimentare, alle tematiche dell’eticità delle filiere produttive, della loro sostenibilità ambientale e alla peculiarità del Commercio equo e solidale come esempio di filiera virtuosa.

L’ambizioso progetto, che vede come headliner l’associazione “Nonsolonoi”, in partnership con numerose associazioni, cooperative e realtà del territorio cremonese, ha aperto le sue iscrizioni, da finalizzare entro il 1° agosto; per iscriversi basta compilare un form online. Per info e iscrizioni, visitare il sito: https://www.nonsolonoi.org/.

 




“Liberi di essere”: allo Zaist uno spettacolo di danza inclusiva

«Per noi conta il senso della danza, perché tutti i corpi possono esprimere qualcosa: tutti possono ballare. Per questo abbiamo scelto il titolo “Liberi di essere”, perché vogliamo celebrare e mettere al centro la libertà!»: con queste parole Micol Manfredini, psicologa, ballerina e guida del gruppo “Danza espressiva” ha introdotto la serata che sabato 18 giugno all’oratorio di San Francesco, nel quartiere Zaist di Cremona, ha visto andare in scena lo spettacolo “Liberi di essere”, con protagonisti ballerini con diverse abilità che hanno così concluso il percorso laboratoriale iniziato a settembre.

Un percorso prolifico e fruttuoso, quello patrocinato dell’associazione U.S. ACLI Stradivari di Cremona, rappresentato dal presidente Luigi Suppini. Una preziosa «occasione di incontro per esprimersi e divertirsi», sottolinea ancora la Manfredini. Infatti, nell’arco di dieci mesi di prove svolte all’oratorio di San Bernardo, i partecipanti hanno potuto «esplorare le proprie caratteristiche artistiche e attitudini, superando limiti e ostacoli».

In un’ottica di inclusione e integrazione a 360° il gruppo è eterogeneo e variegato, formato da ragazzi e ragazze con differenti capacità e abilità. Greta, Eleonora, Sara e Giulia hanno sostenuto e affiancato Micol nella preparazione delle lezioni e dello spettacolo per poi danzare insieme a Luca, Valentina, Giorgia, Gloria, Melissa e Luca. Il risultato? Una coloratissima e vivace performance suddivisa in scene, ciascuna delle quali ispirata a una forma di libertà e identificata da un simbolo. Ecco dunque che foglie, torce, nastri e maschere divengono ben più di semplici oggetti di scena, poiché raccontano del desiderio forte di sentirsi liberi e di potersi esprimere, nonostante tutto e oltre tutto.

I ballerini hanno coinvolto ed emozionato il folto pubblico radunatosi all’oratorio di San Francesco, tanto che la serata si è conclusa con un momento di festa e danza condivisa. Perché, alla fine, non c’è cosa più bella che ballare, tutti insieme, in un tripudio di gioia e spensieratezza.

Alla luce del grande successo – confessa la capogruppo – si sta già immaginando una replica dello show e un nuovo percorso per il prossimo anno, dopo la meritata pausa estiva.




A Tds riflessione su giovani e lavoro con il prof. Fabio Antoldi

La vita, così come il lavoro, dipende essenzialmente dal contesto, dall’ambiente, da che cosa e da chi abbiamo intorno: purtroppo, però, la situazione non è affatto positiva. L’epidemia mondiale da Covid-19 cade a conclusione di un “decennio tosto”, tristemente segnato da un susseguirsi continuo di sconvolgimenti geopolitici, sociologici, ambientali e demografici globali.

I grandi cambiamenti che hanno veicolato le economie delle nazioni degli ultimi anni si possono raggruppare in alcuni “megatrends”, quali il cambiamento climatico e la variazione del mercato delle fonti energetiche, la digitalizzazione, invecchiamento della popolazione e il rovesciamento della piramide demografica, la riorganizzazione del potere mondiale e le connessioni legate al tema di una globalizzazione sfrenata.

Questi enormi meccanismi hanno messo in ginocchio anche e soprattutto il “Bel Paese”, che – secondo gli ultimi dati – risulta tra i Paesi meno digitalizzati, capaci di parlare la lingua inglese, innovativi, competitivi, impegnati sul fronte dell’occupazione giovanile e capaci di valorizzare economicamente i lavoratori. Insomma uno scenario a dir poco drammatico quello dipinto dal prof. Antoldi, docente dell’Università cattolica di Cremona e Piacenza e primo ospite del percorso giovanile diocesano Tds-Traiettorie di sguardi, inaugurato nel pomeriggio di domenica 17 ottobre a Cremona nella chiesa del Maristella.

Tuttavia, prosegue il relatore, «come docente, esperto del mondo del lavoro e padre» esistono delle vie d’uscita per un futuro più roseo e incoraggiante. Una soluzione si trova paradossalmente nella stessa etimologia di quella crisi che da anni affligge il sistema economico e politico italiano (e non solo): «Il significato greco di “crisi”, infatti, richiama il tema della prudenza e del discernimento, che sono nelle mani dei giovani». D’altra parte proprio i giovani, conclude Antoldi, sono la classe dirigente di un futuro che va costruito con creatività ed innovazione, mettendo in campo competenze e conoscenze e puntando ad un vero “patto sociale”.

Con questa nota di speranza si è così chiuso il primo incontro di Traiettorie di Sguardi, che tornerà con il prossimo incontro “Macchine Intelligenti” il 14 Novembre: ospite d’eccezione il prof. Paolo Benanti dell’Università Gregoriana di Roma.

 

L’intervento del prof. Fabio Antoldi




“Traiettorie di sguardi” sulle città invisibili, il 17 ottobre al Maristella al via la nuova stagione

Rivivere una città quasi dimenticata, rivedere luoghi che hanno smesso di essere familiari per mesi, riscoprire il gusto di scendere in piazza e ritrovarsi: questi passaggi, vissuti al termine della pandemia, sono stati straordinariamente forti, pur nella loro semplicità. Abituati a una vita piena, intensa, quasi frenetica, e costretti a rintanarci in casa per colpa di una minaccia invisibile, ma terribilmente concreta, si è persa di vista la bellezza di una città che è casa, spazio da inventare, abitare e ricostruire con ingegno e cuore. La città, dunque, non poteva che essere protagonista della nuova edizione del percorso diocesano per giovani “Traiettorie di sguardi”.

L’iniziativa di quest’anno, dal titolo “Le città invisibili. Quando l’uomo torna ad abitarle”, suggerisce un viaggio ideale nella città, al fine di riscoprire alcuni luoghi significativi e la loro importanza sia metaforica, sia nella vita di ogni giorno.

Protagoniste saranno dunque l’azienda e il museo, il municipio e persino la palestra, oltre alle strade e i sistemi e le connessioni tra le persone e gli spazi. Interverranno, come di consueto, relatori cremonesi e non solo: due professori conosciuti a livello italiano ed internazionale i proff. Fabio Antoldi e Paolo Benanti, due sindaci dal territorio cremonese Marco Pasquali e Massimo Galli, la campionessa olimpica Valentina Rodini e l’educatore Federico Copercini, l’orchestra inclusiva “MagicaMusica” e il direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale sociale e del lavoro don Bruno Bignami sono i nomi e i volti dell’edizione 21/22. Gli ospiti racconteranno la propria testimonianza, dialogando con il pubblico che, anche quest’anno, sarà invitato presso la Chiesa del Maristella, al fine di garantire il distanziamento e massimizzare il numero di posti disponibili.

Ogni incontro, a partire dalle ore 18.30, avverrà in chiesa nel pieno rispetto delle normative anticovid.

L’incontro inaugurale del 17 ottobre vedrà intervenire sulle tematiche economiche Fabio Antoldi, docente di Economia all’Università Cattolica di Cremona.

 

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In viaggio tra arte e spiritualità con le “Vele” di Gabriella Benedini a Santa Monica

In occasione del centesimo della fondazione, l’Università Cattolica del Sacro Cuore inaugura la tappa cremonese di “Itinerari di Arte e Spiritualità”, il percorso che porta l’arte contemporanea all’interno delle sedi dell’Ateneo. Nel pomeriggio di venerdì 15 ottobre è stata così inaugurata l’installazione dell’artista cremonese Gabriella Benedini nel chiostro di Santa Monica.

La sede di Cremona entra dunque nel progetto intitolato quest’anno «Nulla dies sine linea». collocando l’opera «Vele» nella splendida cornice del campus di Santa Monica, mentre la sede di Milano accoglie «L’arpa del pittore».

L’evento, realizzato a cura del Centro Pastorale di Ateneo e del dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte, è segno del fatto che «l’università non si è mai fermata, non ha mai smesso di prendere in mano il pennello e di tracciare la sua linea»: proprio con queste parole il direttore della sede dell’Università Cattolica di Cremona e Piacenza Mauro Balordi ha aperto l’inaugurazione dell’opera d’arte della cremonese Benedini. La mostra – ha aggiunto inoltre mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica – è «occasione di riflessione e dialogo tra cultura e Fede» oltre che «espressione di cura e sensibilità da parte degli studenti».

E proprio alcuni studenti hanno seguito la realizzazione della mostra in veste di esperti d’arte ed organizzatori di eventi, traducendo in pratica le nozioni imparate sui banchi o, negli ultimi mesi, attraverso uno schermo. Tutto questo grazie a quello che la professoressa Elena di Raddo – docente di Storia dell’Arte Contemporanea e guida dei giovani curatori – definisce un «percorso di ricchezza umana, al di là della semplice didattica universitaria», al fianco di un’artista con decenni di brillante carriera alle spalle.

Così la visionaria artista della città del violino omaggia la sua terra natia con un’opera che evoca il tema del viaggio. «Vele» è un insieme di cinque frammenti di barche, sapientemente plasmate e trasformate, ridipinte e convertite in vetroresina: l’opera – come ha spiegato la stessa Benedini -. è il prodotto di un «processo che parte da qualcosa di pre-esistente, che custodisce una memoria, che affascina per le sue forme e per il senso del viaggio che racchiude».

L’arte incontra quindi la spiritualità, riflette sul senso del tempo e del viaggio: «Cinque presenze bianche verticali dialogano con un altro contenitore, il campus dell’Università Cattolica, che un tempo era altro». Perché, in fondo, la vita è un viaggio, fatto di metamorfosi e di cambiamenti.




L’estate in viaggio di Drum Bun: sinergia con l’Università Cattolica grazie al progetto “Charity@HOME”

Viaggiare è un’esperienza essenziale per l’uomo, occasione di scoperta e crescita personale: non a caso proprio il tema del viaggio è fondativo per l’associazione Drum Bun, termine romeno che significa appunto “Buon Viaggio”.

Nata come associazione di volontariato giovanile con anima educativa e di sostegno di diverse fragilità, l’associazione da più di vent’anni è nota per i suoi viaggi estivi internazionali: le varie generazioni di volontari hanno, infatti, prestato servizio in diverse realtà tra Albania e Romania. La situazione emergenziale da Covid19, tuttavia, ha reso impossibile la partenza per due anni consecutivi.
Ciononostante, l’associazione non si è fermata, anzi, ha risposto prontamente partecipando al progetto CremonAiuta e svolgendo attività di servizio in sinergia con svariate realtà della città: l’impossibilità di raggiungere mete internazionali è stata, dunque, occasione preziosa per rafforzare i “legami a km0” e divenire parte integrante di una fitta rete di solidarietà sul territorio cremonese.

Tuttavia, come da tradizione, non mancheranno delle esperienze in Calabria, in collaborazione con la cooperativa “Il Segno” di Fuscaldo-Scarcelli (CS), impegnata nella coltura di ortaggi in campi confiscati alla criminalità organizzata e nella filiera di produzione di conserve, passate e altri prodotti alimentari.

La proposta coinvolgerà, oltre ad alcuni volontari Drum Bun, sia piccoli gruppi di minori stranieri non accompagnati (MSNA) affiancati da educatori della cooperativa Nazareth, sia gruppi di giovani e giovanissimi di alcune parrocchie della diocesi di Cremona, come quelle dell’unità pastorale Madre di Speranza (Zona 3).

Una interessante novità riguarda poi la sinergia con l’Università Cattolica del Sacro Cuore: grazie al progetto “Charity@HOME” , due studenti universitari presteranno servizio presso Rigenera, l’esperienza di Agricoltura Sociale della Cooperativa Sociale Nazareth, ed il centro diurno “Giona” (sempre gestito dalla cooperativa Nazareth), mentre altre due studentesse si uniranno ai volontari per l’esperienza in Calabria.

Ecco allora che si prospettano dei mesi estivi intensi e fruttuosi, mentre il pensiero si muove verso il prossimo anno e lo sguardo si allarga. Dopo la partecipazione al bando Erasmus+ con il progetto “InTEgration”, l’associazione, con il supporto della Cooperativa Nazareth, mira ad entrare in una rete di mobilità e scambio internazionale, oltre che ricercare nuove mete per le esperienze estive e non solo.

Insomma, sebbene una progettualità certa risulti tuttora particolarmente complessa, l’associazione non si dà per vinta, ma si impegna a valorizzare e rigenerare il territorio cremonese ed italiano, in attesa di tempi migliori.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito: www.drumbun.it.




I grandi si dimenticano come si fa a volare, le relazioni tra i giovani nell’età della pandemia

“I grandi si dimenticano come si fa a volare”: questo il titolo dell’incontro di “Traiettorie di sguardi”, il percorso per i giovani della diocesi, tenutosi domenica sera presso la Chiesa del Maristella a Cremona. Un evento finalmente in presenza (dopo diversi mesi di stop forzato nel rispetto delle normative vigenti anti-covid) capace di attirare diversi giovani da tutta la diocesi e di riempire la Chiesa.

La data, suggestiva e caratteristica, non era casuale: quale migliore occasione del Giorno degli Innamorati, S. Valentino, per riflettere sul tema delle relazioni nel mondo giovanile?

A guidare la riflessione il prof. Giorgio Prada, pedagogista, formatore, docente universitario e già diverse volte ospite di Tds. Il docente ha esordito commentando alcuni video realizzati ad hoc da alcuni giovani cremonesi circa il modo di vivere le relazioni ai tempi del covid-19: relazioni avvizzite, congelate, filtrate dalle luci blu degli schermi di smartphone e computer. Tuttavia, secondo il relatore, coesistono due enormi problemi: lo sgretolamento del “sistema” e la presa di coscienza che, anche prima della pandemia, le relazioni non erano poi così sane. Insomma la situazione grottesca nella quale il mondo è stato catapultato, da ormai quasi un anno, ha lasciato squarci evidenti, oltre ai quali si possono intravedere le criticità di uno stile relazionale qualitativamente scarno e poco fruttifico.

A partire da questa ipotesi, Giorgio Prada ha suggerito l’analisi di due canzoni: “La mia città” di Luca Carboni (1992) e “L’isola che non c’è” di Edoardo Bennato (1980). La prima, pur risalendo a quasi 30 anni fa, risulta estremamente attuale e significativa secondo Prada, che trova un’analogia tra il modo di vivere la città di Carboni e l’approccio alla vita di un giovane oggi. La seconda, riprendendo il tema portante del percorso di Tds di quest’anno, incentrato sulla figura di Peter Pan con tutte le sue luci ed ombre, ha permesso di stuzzicare il giovane pubblico su una modalità nuova per ri-generare le relazioni e, al contempo, “cambiare le cose”: il sogno. Sogno da intendersi come condivisione di progettualità, idee, aspettative, desideri, e dunque immaginazione condivisa di un futuro.

Un sogno che passa attraverso l’esperienza, il “fare insieme”: provoca il relatore sul fatto che «si impara prima a scrivere, poi a leggere». Si supera dunque la storica diatriba tra testa e cuore: il sogno, che com-portarsi bene, condividendo e facendo esperienza, è la chiave per risanare le ferite del nostro tempo, perché, come ci insegna proprio Peter Pan: “solo chi sogna può volare”.




Primo incontro di Tds con una riflessione dal lockdown e alle prospettive future

L’esperienza traumatica della pandemia e della quarantena ha lasciato ferite profonde (molte delle quali ancora aperte) e ha inevitabilmente stravolto la quotidianità di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Ora più che mai la situazione è incerta e allarmante, tanto da necessitare linee guida aggiornate con un nuovo decreto ministeriale: per questo il primo incontro della serie di incontri “Traiettorie di sguardi”, il percorso per i giovani promosso dalla Pastorale giovanile diocesana, ha voluto aprire lo sguardo sul futuro. L’appuntamento è stato nel pomeriggio di domenica 18 ottobre presso la parrocchia del Maristella, a Cremona, a partire dalla rilettura del passato, grazie alle parole di don Francesco Mazza, giovane sacerdote della diocesi di Fidenza e formato presso il Seminario di Cremona, e Valerio Fasani, insegnante di religione cremonese.

A introdurre la serata l’incaricato diocesano per la Pastorale giovanile, don Paolo Arienti, che ha illustrato il tema scelto quest’anno, presentando gli ospiti.

Fasani ha paragonato l’esperienza di un cristiano a quella di un equilibrista, suggerendo la precarietà e l’incertezza del momento e sottolineando la necessità di camminare sempre avanti con una direzione ben precisa. Come si suol dire, si impara dagli errori, però: i leggeri e cauti passi da equilibrista hanno portato l’umanità a prendere consapevolezza e (in parte) decostruire alcune idolatrie, tra le quali spicca l’idolatria dell’Io, fondamenta della “società delle eccellenze”. La situazione estremamente emergenziale – ha provocato Fasani – ha insomma messo in luce le criticità di un’umanità malata e distratta. L’iniziale senso di vuoto ha poi lasciato spazio alla speranza, alla capacità di «rivedere la presenza di Dio nella pienezza dell’amore vissuto che non cede spazio alla paura»: in questo senso la pandemia è stata apocalittica, poiché ha squarciato il velo delle idolatrie e delle fragilità umane, aprendo il tema della speranza e lasciando intravedere una direzione, un avvenire, un piano.

Proprio sul tema apocalittico si è accodato il don Mazza, il quale ha ripercorso la sua personale esperienza trovando un senso altro, di svelamento della realtà e del progetto divino al di là della mera e umana disperazione. Disperanza che si è tradotta, ha riflettuto il giovane sacerdote, nell’uso quotidiano di modi di dire (come “vedremo” e “non ho tempo”) che raccontano di quanto ci si è rintanati nella comodità del silenzio, dell’isolamento e della de-responsabilizzazione. La risposta, dunque, può e deve essere nello sforzo di guardare oltre, di alzare lo sguardo in su, insieme: la soluzione non è il distanziamento sociale, bensì il distanziamento fisico, sinonimo di coesione davanti alla fragilità.

Gli interventi degli ospiti sono stati una preziosa occasione per rileggere la storia passata con uno sguardo di speranza al futuro: un mix di teologia e filosofia, con una spolverata di frammenti di vita vissuta, sono stati gli ingredienti vincenti di un incontro molto apprezzato dal pubblico di giovani che ha riempito la chiesa del Maristella, dove quest’anno si svolgono gli incontri per garantire il pieno rispetto delle norme anti-Covid. Le stringenti direttive hanno invece impedito il consueto svolgimento di momenti conviviali, sia all’inizio che al termine dell’incontro.

Il prossimo appuntamento è fissato per domenica 22 novembre, sempre alle 18.30 al Maristella: ospiti tre giovani scout che racconteranno del loro cammino di Santiago. La serata, che prende spunto dal verso di Bennato “… e poi dritto, sino al mattino”, sarà accompagnata dalle impressioni artistiche di Giulia Cabrini.

Scarica la brochure di presentazione del percorso




“Seconda stella a destra”: a Tds i giovani in viaggio come Peter Pan

Dopo l’interruzione forzata dovuta al lockdown, torna anche quest’anno TDS-Traiettorie di sguardi, l’iniziativa di pastorale giovanile promossa a livello diocesano: un’occasione preziosa per riflettere circa tematiche giovanili. La nuova edizione prevede sei serate (l’ultima delle quali partecipando alla veglia delle Palme diocesana) incentrate sulla figura di Peter Pan, rappresentante del mondo giovanile con tutte le sue ambiguità.

Il primo incontro, “Pietra su pietra”, sarà domenica 18 ottobre e sarà dedicato alla rilettura dell’esperienza tragica della pandemia insieme a don Francesco Mazza, giovane prete fidentino che si è formato presso il Seminario di Cremona, e Valerio Fasani, insegnante.

L’appuntamento è fissato per le 18.30 presso la parrocchia del Maristella, a Cremona. Dopo un aperitivo in oratorio l’incontro con gli ospiti, che quest’anno avranno luogo nella chiesa parrocchiale per garantire il distanziamento in ottemperanza alle normative vigenti per la prevenzione al contagio da Covid-19.

Il secondo incontro, il 22 novembre, partendo dal verso di Bennato “… e poi dritto, sino al mattino”, sarà destinato ad una riflessione sul viaggio mediata dalla testimonianza di tre giovani scout emiliani.

Il 13 dicembre terzo appuntamento cercando di rispondere alla delicata e spinosa domanda “Che cos’è verità?”, analizzando il ruolo di scienziati e giornalisti nella comunicazione. Interverranno il direttore del quotidiano Avvenire, Marco Tarquinio, e la ricercatrice e docente universitaria Manuela Monti.

Il quarto incontro, “I nostri figli finiranno per strada”, si svolgerà il 17 gennaio e sarà focalizzato su un’analisi di luci e ombre del panorama lavorativo post Covid-19, grazie alle parole del professore Fabio Antoldi, dell’Università Cattolica, e dei giovani fondatori della start-up cremonese “ProCremona”.

“I grandi si dimenticano come si fa a volare”: l’ultima serata, nel giorno di san Valentino (14 febbraio), si concentrerà sul mondo delle relazioni, seguendo le provocazioni del sociologo dell’Università Bicocca di Milano Giorgio Prada.

Tutte le informazioni su www.tdscremona.net.

 

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