Archivi della categoria: Amedeo Lomonaco

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San Domenico, un santo senza tempo. L’ordine Domenicano festeggia gli 800 anni dalla morte del fondatore

Ricorre l'8 agosto la memoria liturgica di San Domenico di Guzman, ricordato da Fra’ Gerard Francisco Timoner, maestro generale dell’Ordine. E anche nel monastero di San Sigismondo si celebra l'anniversario nell'anno giubilare

Si celebra oggi, 8 agosto, la memoria liturgica di San Domenico di Guzmán, in un anno particolare. Nel 2021 ricorre infatti l’8° cenetenario della morte del fondatore dell’Ordine dei Predicatori, a cui appartengono anche le suore del monastero di San Giuseppe a San Sigismondo a Cremona, che oggi celebreranno solennemente la memoria del fondatore in questo anno giubilare con la Messa alle ore 11, preceduta dalla presentazione del libro sul grande Organo di San Sigismondo

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Amedeo Lomonaco
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Incontro Mondiale delle Famiglie: l’immagine ufficiale dedicata all’amore coniugale

L’atteso evento giunto alla decima edizione, dopo il rinvio di un anno dovuto alla pandemia, avrà il suo centro a Roma dal 22 al 26 giugno del 2022. Scelta l'immagine che lo rappresenterà: l’autore è l'artista e teologo gesuita padre Marko Ivan Rupnik, che l'ha dedicata all'episodio delle nozze di Cana

L’amore sacramentale tra uomo e donna è un riflesso dell’amore e dell’unità indissolubile tra Cristo e la Chiesa: Gesù versa il Suo sangue per lei. È questo il significato dell’immagine ufficiale del X Incontro Mondiale delle Famiglie. L’opera, intitolata “Questo mistero è grande”, è dipinta da padre Marko Ivan Rupnik. Come sfondo, è stato scelto l’episodio delle nozze di Cana di Galilea. Sulla sinistra, gli sposi appaiono coperti da un velo. Il servo che versa il vino ha il volto con i tratti di San Paolo, secondo l’antica iconografia cristiana. È lui a scostare con la mano il velo e riferendosi al matrimonio esclama: “Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!”. Continua a leggere »

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Incontro delle famiglie, il Papa propone un evento diffuso. Anche la Diocesi di Cremona pronta a rispondere (VIDEO)

Papa Francesco ha invitato sacerdoti e famiglie a collaborare per organizzare incontri nelle diocesi e nelle parrocchie di tutti i continenti

Il decimo Incontro Mondiale delle Famiglie presenta una formula inedita. Assumerà una dimensione “multicentrica e diffusa”. Roma sarà la sede principale, ma negli stessi giorni ogni diocesi potrà promuovere un incontro locale per le proprie famiglie e per le comunità. Ogni famiglia del mondo potrà essere protagonista. «Tutti potranno partecipare – sottolinea il Papa nel videomessaggio – anche coloro che non potranno venire a Roma». Tutti, dice ancora, potranno essere attivi e creativi.

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Amedeo Lomonaco
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Operatori umanitari: uomini e donne da emulare

Si celebra il 19 agosto la Giornata mondiale umanitaria. In occasione di questa ricorrenza, Caritas internationalis chiede che vengano sostenute le comunità locali. Con noi Rosario Valastro, vicepresidente di Croce Rossa Italiana: gli operatori umanitari contribuiscono alla pace

Ricordare coloro che ogni giorno aiutano milioni persone in tutto il mondo, affrontando pericoli e avversità, animati da un grande spirito di solidarietà. È questo l’obiettivo dell’odierna Giornata mondiale umanitaria scelta nel 2009 dall’Assemblea Generale dell’Onu in ricordo dell’anniversario del bombardamento della sede delle Nazioni Unite, nel 2003 a Baghdad, costato la vita a 22 persone. Si stima che, in tutto il mondo, una persona ogni 45 abbia bisogno di assistenza.

Sostenere le comunità locali

A causa della pandemia, il sistema umanitario internazionale è messo a dura prova come mai prima d’ora. Caritas internationalis richiama in particolare l’attenzione sul ruolo essenziale delle comunità locali nell’assicurare risposte immediate in ambito umanitario. E chiede che venga offerto un maggiore sostegno alle organizzazioni della società civile, specie quelle d’ispirazione religiosa come Caritas, che in tutto il mondo sostengono, aiutano e rafforzano le comunità locali. In questa giornata la comunità internazionale, sottolinea Aloysius John, segretario generale di Caritas internationalis, “ricorda la generosità di migliaia di operatori umanitari, dei poveri e soprattutto dei sopravvissuti ai disastri, che aspirano a vivere dignitosamente”. Caritas internationalis, riferisce l’agenzia Sir, esorta inoltre i governi e la comunità internazionale a destinare fondi, a livello locale, per il rafforzamento delle organizzazioni della società civile. Auspica poi lo stanziamento di fondi speciali per l’empowerment delle comunità locali e per consentire loro di intraprendere le azioni appropriate in caso di disastri.

Gli operatori umanitari non siano un bersaglio

La Giornata odierna è dunque un’occasione  per celebrare gli operatori umanitari in servizio in tutto il mondo ma anche coloro che hanno perso la vita aiutando le persone più povere, emarginate e vulnerabili. La pandemia, ricorda Rosario Valastro, vicepresidente di Croce Rossa Italiana, pone ostacoli ancora più grandi ma non ferma la risposta degli operatori umanitari.

Ascolta l’intervista a Rosario Valastro

«Questo è un mese in cui ricordiamo anche gli operatori umanitari, che sono stati e sono sul campo in Italia e all’estero anche in condizioni complesse come  la pandemia e l’emergenza sanitaria. Ed è bene ricordarli perché grazie al loro operato e all’operato delle nostre organizzazioni, si cerca di portare un aiuto a casa delle persone. E si cerca di limitare anche ulteriori vulnerabilità. Si tratta di persone, di donne e uomini, che contribuiscono alla pace. Contribuiscono evitando ulteriori vulnerabilità, malattie e sofferenze. E consentono a noi, indirettamente, di vivere una vita anche più serena».

Come vengono affrontate le emergenze umanitarie in questo tempo segnato dalla pandemia e da restrizioni sempre più forti imposte dai governi? Quali ostacoli aggiuntivi devono superare gli operatori umanitari?

«Gli ostacoli aggiuntivi possiamo classificarli probabilmente almeno in tre grosse macro-aree. La prima è quella dovuta allo stigma e alla discriminazione. L’emergenza sanitaria ha ampliato il numero di persone discriminate. Ci sono Paesi al mondo, per esempio la Nigeria, dove chi è ammalato di Covid-19 viene discriminato, come avveniva anche in passato con i malati di lebbra etc. Quindi c’è la difficoltà di accedere alle cure ed anche la difficoltà di riceverle o di farsi assistere dagli altri proprio perché si viene in qualche maniera messi all’angolo. Una seconda difficoltà è data, a volte, dalla incredulità di fasce della popolazione su quelle che sono le conquiste della scienza. Quindi c’è un po’ questa ritrosia ad adottare comportamenti che ci rendono maggiormente sicuri. Questo comporta un aumento, non solo del rischio, ma persino una difficoltà per gli operatori di agire in un clima tranquillo o addirittura sicuro. A volte, gli stessi operatori sono discriminati. Da eroi, come si diceva di loro nel mese di marzo, sono di nuovo diventati un bersaglio. Un’altra area di difficoltà è rappresentata dalle situazioni di conflitto. Il personale sanitario, il personale umanitario e le strutture sanitarie in generale non sono e non devono essere un bersaglio».

Guardiamo al mondo: quali sono le crisi umanitarie più gravi?

«Sono quelle di Paesi che vivono situazioni di conflitto. Ci sono alcuni Stati nel Medio Oriente, alcuni in Africa, alcuni Paesi con problematiche di natura ambientale a seguito dei cambiamenti climatici. Sono queste le zone più colpite nelle quali più forte è la presenza degli operatori umanitari. Il mio invito è quello di non chiamarli più eroi, ma apprezzare e difendere il loro operato. Ritengo che la cosa migliore sia difendere questa azione e magari copiarla. Non chiamarli eroi un giorno e poi, domani, disprezzare il loro operato».

Amedeo Lomonaco
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Aborto farmacologico fino alla nona settimana e senza ricovero, Marina Casini (Mpv): «Scelta legata a motivazioni ideologiche e a risparmi economici»

La presidente del Movimento per la Vita commenta le nuove linee di indirizzo per l’interruzione volontaria di gravidanza: «Le donne saranno sole in un momento difficile per la loro salute, mentre l’eliminazione di una vita umana viene banalizzata»

La pillola abortiva Ru486 potrà essere assunta, senza ricovero obbligatorio, fino alla nona settimana di gestazione. È quanto prevedono in Italia le nuove linee di indirizzo per l’interruzione volontaria di gravidanza che saranno emanate dal Ministero della Salute: è quanto annunciato stamattina su Twitter dal ministro Roberto Speranza.

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Amedeo Lomonaco
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Family Act, Belletti: piano incisivo se la politica non avrà la “sindrome di Penelope”

Approvato in Italia un pacchetto di provvedimenti a sostegno delle famiglie. Tra le misure previste, un assegno per ciascun figlio a carico. Francesco Belletti, direttore del Centro Internazionale Studi Famiglia (Cisf): nei prossimi mesi si vedrà se è davvero “un progetto operativo”. Nel sistema politico italiano, aggiunge, “c'è la sindrome di Penelope”: un nuovo governo “si pone come obiettivo quello di disfare quanto fatto dall’esecutivo precedente”

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge delega sul Family Act. Si tratta di un percorso solo avviato. Quella varata è infatti una legge delega e serviranno dei decreti legislativi per rendere operative le nuove misure. “Entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore della legge – riferisce la nota di Palazzo Chigi – arriveranno uno o più decreti legislativi di potenziamento, riordino, armonizzazione e rafforzamento della disciplina inerente i congedi parentali, gli incentivi al lavoro femminile, le misure di sostegno alle famiglie per la formazione delle figlie e dei figli e per il conseguimento dell’autonomia finanziaria”. Continua a leggere »

Amedeo Lomonaco
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Intervista al vescovo Napolioni: “Ci stiamo riscoprendo più uniti” (AUDIO)

Il vescovo parla dall'ospedale: "Sono impressionato dal ritmo di servizio del personale sanitario"

Nonostante la dura prova della malattia, è una testimonianza rincuorante e ricca di speranza quella del vescovo di Cremona, monsignor Antonio Napolioni, positivo al Covid-19 e ricoverato all’Ospedale cittadino. Le sue condizioni sono stabili e in miglioramento progressivo.

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Amedeo Lomonaco
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San Valentino: l’amore dei coniugi Beltrame Quattrocchi

Nel giorno in cui la Chiesa celebra il Santo patrono degli innamorati, ricordiamo due sposi che hanno vissuto “l'amore coniugale” nella luce del Vangelo: Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini

Sono i primi coniugi ad essere beatificati come coppia. Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini hanno vissuto a Roma nella prima metà del secolo ventesimo, un secolo in cui, come ha detto Giovanni Paolo II, “la fede in Cristo è stata messa a dura prova”. Continua a leggere »

Amedeo Lomonaco
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Il Papa: bisogna salvare i migranti. Dio ce ne chiederà conto

Francesco ha incontrato in Vaticano i rifugiati arrivati recentemente a Roma da Lesbo. “È l’ingiustizia - ha detto il Santo Padre - che costringe molti migranti a lasciare le loro terre”. Ed è “l'ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare”

Una croce e un giubbotto salvagente. Sono questi simboli di sofferenza, esposti in Vaticano nel Cortile del Belvedere, al centro del discorso rivolto da Papa Francesco ai profughi arrivati recentemente da Lesbo, in Grecia, con i corridoi umanitari. Il giubbotto, consegnato da un gruppo di soccorritori, “è appartenuto ad un migrante scomparso” in mare lo scorso mese di luglio. La croce, aggiunge il Papa, è trasparente ed esorta a guardare “con maggiore attenzione e a cercare sempre la verità”; ed è anche luminescente, “perché vuole rincuorare la nostra fede nella Risurrezione”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

È l’ingiustizia che fa morire i profughi in mare

Il giubbotto e la croce, spiega il Pontefice, ci ricordano che dobbiamo tenere aperti gli occhi e il cuore. Non dobbiamo restare indifferenti davanti a morti causate dall’ingiustizia:

Già, perché è l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l’ingiustizia che li obbliga a attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare.

L’ignavia è peccato

Salvare ogni vita umana, sottolinea il Santo Padre, “è un dovere morale che unisce credenti e non credenti”:

Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile. Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercé di trafficanti senza scrupoli. Come possiamo “passare oltre”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano, facendoci così responsabili della loro morte. La nostra ignavia è peccato!

Non è bloccando le navi che si risolve il problema

Il grido disperato di tanti fratelli, ricorda Francesco, non rimane sempre inascoltato:

Ringrazio il Signore per tutti coloro che hanno deciso di non restare indifferenti e si prodigano a soccorrere il malcapitato sulla via verso Gerico, senza farsi troppe domande sul come o sul perché il povero mezzo morto sia finito sulla loro strada. Non è bloccando le loro navi che si risolve il problema.

Al centro la persona, non gli interessi economici

Il giubbotto salvagente e la croce sono anche pietre miliari che indicano i passi da compiere. “Siamo tutti responsabili – afferma il Papa – della vita del nostro prossimo”:

Bisogna impegnarsi seriamente a svuotare i campi di detenzione in Libia, valutando e attuando tutte le soluzioni possibili. Bisogna denunciare e perseguire i trafficanti che sfruttano e maltrattano i migranti, senza timore di rivelare connivenze e complicità con le istituzioni. Bisogna mettere da parte gli interessi economici per mettere al centro la persona, ogni persona, la cui vita e dignità sono preziose agli occhi di Dio. Bisogna soccorrere e salvare, perché siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo, e il Signore ce ne chiederà conto al momento del giudizio.

Il gruppo di migranti arrivati da Lesbo

Sono 33 i profughi arrivati recentemente da Lesbo grazie ad un corridoio umanitario. Sono stati accompagnati dal cardinale Konrad Krajewski e dalla Comunità di Sant’Egidio. Tra i rifugiati ci sono 14 minori e una decina di fedeli cristiani. Attualmente a Lesbo, in Grecia, il campo profughi di Moria ospita oltre 14 mila migranti. Le loro vite e quelle di migliaia di profughi, si possono legare a simboli potenti, come quelli di un giubbotto salvagente e della croce. Vite che, con sguardi fraterni e non indifferenti, si possono incontrare tra vie di dolore e di speranza.

Amedeo Lomonaco
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Comece: la caduta del muro di Berlino è un appello per un’Europa migliore

In occasione del 30.mo anniversario della caduta del muro di Berlino, i vescovi della Commissione degli episcopati dell'Unione Europea (Comece) invitano tutti gli europei “a lavorare insieme per un'Europa libera e unita” attraverso un rinnovato processo di dialogo e per un comune futuro di pace

“La caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989 è stato uno degli eventi più importanti della storia europea degli ultimi decenni. Fu un momento pieno di emozioni. Dopo essere stati separati da un muro di cemento per più di ventotto anni, gli abitanti di Berlino – parenti, amici e vicini di casa – che vivevano nella stessa città, poterono incontrarsi, festeggiare ed esprimere la loro gioia e le loro speranze. Da questo momento in poi il mondo è cambiato”. È quanto sottolineano i vescovi della Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea (Comece) in occasione del 30.mo anniversario della caduta del muro di Berlino che per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, ha diviso in due la città tedesca. Continua a leggere »

Amedeo Lomonaco
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