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Lavare i panni in casa: inaugurata la nuova opera segno di Caritas Cremonese

Quest’anno più mai si può affermare che “per Sant’Omobono tutti gli stracci sanno di buono”. Non è solo – come ricorda questo proverbio cremonese – una questione di meteorologia, con il freddo (arrivato puntuale proprio in questa giornata) che fa andar bene ogni indumento pur di garantire un po’ di calore. “Sentono di buono” anche grazie alla nuova “opera segno” di Caritas Cremonese inaugurata nel pomeriggio di lunedì 13 novembre presso la parrocchia di S. Giuseppe, nel quartiere Cambonino della città: una lavanderia sociale, accanto a tre bilocali per donne in difficoltà.

La presentazione della nuova struttura dopo la benedizione da parte del Vescovo, che ha auspicato che anche le zone più periferiche della diocesi possano essere contagiate da questa fantasia caritativa.

A illustrare nel dettaglio quanto realizzato sono stati quindi il direttore della Caritas diocesana, don Antonio Pezzetti, e il suo vice, Cristiano Beltrami.

Presenti, insieme al parroco don Alberto Martinelli, diverse persone della parrocchia, ansiose di ammirare il recupero di questa struttura. C’erano naturalmente quanti, a diverso titolo, sono stati coinvolti nel progetto. E non mancava neppure il sindaco Gianluca Galimberti, insieme all’assessore Rosita Viola e Alessio Antonioli, nella doppia veste di operatore Caritas e presidente della Commissione consiliare sul sociale.

Una inaugurazione che in realtà vanta due progetti distinti, pur se in qualche modo collegati: e non solo per la vicinanza fisica.

Da un lato la lavanderia che permetterà di gestire i lavaggi di lenzuola e salviette di tutte le strutture della Caritas: circa 350 posti letto tra Casa dell’accoglienza (di Cremona e Casalmaggiore), comunità per tossicodipendenti femminile, casa per malati HIV/Aids, comunità per minori, centro accoglienza per donne e diverse forme di semi-autonomia alloggiativa.

Numeri importanti, che sino ad oggi nelle diverse strutture occupavano tempo e risorse che ora potranno dedicarsi ancora di più alla cura delle comunità lasciando l’attività di lavanderia a nuovi soggetti individuati e formati per tale servizio.

E qui c’è l’altro aspetto importante di questo progetto, con lo slogan “Lavare i panni in casa”, realizzato grazie a un contributo dell’8×1000: la risposta a un bisogno ordinario che diventa anche opportunità lavorativa ulteriore per soggetti in difficoltà. Un modello progettuale che Caritas Cremonese ha già sperimentato da tempo sul versante della ristorazione, realizzando ad esempio attraverso le proprie cooperative sociali “Carità e Lavoro” e “Servizi per l’Accoglienza” servizi di ristorazione per tutte le proprie strutture attraverso una cucina comune e un trasporto capillare.

Opportunità lavorativa che potrebbe essere offerta in primo luogo proprio alle donne ospitate negli alloggi realizzati a fianco con il sostegno dell’ATS Valpadana. Mini appartamenti protetti per donne sole con figli minori (anche disabili), realizzati tenendo veramente conto delle esigenze dei nuclei a cui sono destinati. Ambienti semplici ma di buon gusto, progettati con attenzione alle necessità quotidiane di vita in una casa.

Donne fragili sostenute con un’offerta abitativa, ma anche di occupazione, dunque, nell’ottica di promuovere la più ampia conciliazione possibile nei tempi famiglia/lavoro.

Due progetto risultati molto apprezzati dai residenti della zona, che hanno guardato anche con interesse al nuovo servizio lavanderia anche per le proprie necessità. E chissà che non possa essere proprio così in futuro. La lavanderia sociale non esclude, infatti, di aprirsi a nuovi servizi: a partire dal lavaggio degli indumenti degli ospiti delle varie comunità, ma magari estendendo il servizio anche ai privati, in particolare coloro che oggi si riferiscono alle lavanderie self service della città. Lavaggio e stiratura a cui, in una fase successiva, si potrebbero affiancare anche piccole riparazioni sui capi d’abbigliamento.

 

Photogallery

 

Interventi dopo la benedizione dei locali

Mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona

Don Antonio Pezzetti, direttore di Caritas Cremonese

Cristiano Beltrami, vicedirettore di Caritas Cremonese

Don Alberto Martinelli, parroco di S. Giuseppe al Cambonino

Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona

 

La nuova “opera segno” della Caritas raccontata nel Giorno del Signore




500 kg di prodotti freschi salvati dalla pattumiera con il progetto “No spreco”

Nella serata di martedì 21 novembre nella ex chiesa del Foppone, a Cremona, nel contesto della Settimana della carità è stato presentato il Progetto “No spreco”, con la neonata associazione “No Spreco A.p.s.” (con sede proprio al Foppone). Setti i soci fondatori: don Antonio Pezzetti e Cristiano Beltrami per la Caritas Cremonese, Diana J. Afman per Smart City Center, Laura Rossi e Luigi Avanzini per Filiera Corta Solidale Onlus, Giuseppe Gramuglia per i Lions Cremona e Corrado Boni presidente dell’Ente Fiera Cremona.

All’incontro ha preso parte anche il vescovo Antonio Napolioni e le assessori del Comune di Cremona Alessia Manfredini (Ambiente e Mobilità) e Rosita Viola (Trasparenza e Vivibilità sociale).

Dopo 7 mesi di sperimentazione risultati più che soddisfacenti nel quartiere Zaist di Cremona nella parrocchia di S. Francesco d’Assisi, la prima parrocchia 2.0 della città a dotarsi, due anni, di un’app fa per comunicare meglio con i parrocchiani vicini e lontani.

Dal 1° aprile 2017 la Caritas Cremonese, in collaborazione con alcuni negozianti della città e attraverso l’app Smart City Center, ha sperimentato il progetto No Spreco. Agevolato dalla legge Gadda (n. 116/16), una normativa esemplare entrata in vigore nel 2016, è stato possibile a raccogliere più di 500 kg di prodotti freschi, salvandoli dalla pattumiera, per un valore di mercato che si avvicina ai 3000 euro. 50 famiglie assistite delle volontarie della San Vincenzo dello Zaist, circa 200 persone tra cui anche molti bambini, hanno ricevuto, insieme al solito pacco alimentare con prodotti a lunga scadenza, anche carne, pesce, frutta, verdura, pane fresco, formaggi, latte, salumi, prodotti di gastronomia e prodotti di pasticceria.

Una buona prassi, quelle delle donazioni, che già esisteva sul territorio, ma finora non era né regolamentato da una buona legge né organizzata e coordinata in maniera continua. Ora, grazie alla normativa nuova, il costo dei prodotti donati può essere detratto fiscalmente, e a questo vantaggio fiscale si auspica che presto si possa aggiungere anche una riduzione della Tari, la locale tassa sui rifiuti.

A livello pratico l’associazione No Spreco coordinerà il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze, servendosi della collaborazione di diverse associazioni, di una e-bike cargo, di soci sostenitori e soprattutto della generosa partecipazione di negozianti e ristoratori. L’obiettivo è fare rete con le diverse realtà del territorio. Il modus operandi della nuova associazione si caratterizza anche dall’impiego di smartphone e app per una comunicazione rapida ed efficiente.

All’ombra del Torrazzo, i cremonesi, infatti, da alcuni mesi stanno utilizzando una nuova app, ideata dalla start up Smart City Center per raggiungere due obiettivi con un solo strumento.

Il primo, far scoprire ai cremonesi cosa si trova “dietro l’angolo”. Come in una piazza virtuale, l’app mette in contatto chi offre e chi cerca. Prodotti, servizi, notizie ed eventi. L’app è suddivisa in numerose piccole vetrine virtuali con cui si dà visibilità non solo ai commercianti, ai ristoratori e ai professionisti, ma anche alle associazioni sportive e culturali, alle onlus e alle parrocchie. Si vuole evitare, infatti, che altri negozi del quartiere chiudano, che il centro rimanga senza negozi e senza persone che s’incontrano per le strade e nelle piazze.

Il secondo obiettivo, strettamente legato al primo, consiste nel recupero e nella ridistribuzione delle eccedenze alimentari freschi, prodotti non solo della GDA ma anche dai piccoli negozi. Evitare che diventino rifiuti.

“Non sprecare” è donare ciò che è rimasto invenduto a chi si trova in difficoltà, ma è anche dare visibilità a chi vende prodotti alimentari.  Economia circolare e solidarietà 2.0 dunque, commercio locale e donazioni promossi con nuove tecnologie.

Come funziona? La piattaforma informativa Smart City Center è un’app che si scarica gratuitamente sullo smartphone. Essa contiene tante piccole vetrine virtuali, insieme a notizie di cronaca e sport e un ricco menù di eventi. Il tratto distintivo dell’app, però, è la notifica. Questo messaggio in grado di raggiungere un gran numero di persone senza che si debba comunicare il proprio indirizzo email o numero di telefono. Gli utenti ricevono messaggi con sconti-fine-giornata e i commercianti comunicano, questa volta sola agli operatori No Spreco, le donazioni da ritirare dopo la chiusura. Un operatore dell’Associazione No Spreco ritira le donazioni e le porta immediatamente nella parrocchia che collabora con l’Associazione. Infatti le parrocchie della città, da sempre, sono in prima linea per sollevare i disagi di chi si trova in difficoltà. Loro conoscono le persone che a volte non hanno nemmeno il cibo da mettere in tavola per i propri familiari.

Da notare che prima che partisse il progetto No Spreco i pacchi alimentari distribuiti in parrocchia contenevano solo prodotti a lunga scadenza. Ora grazie al recupero a fine giornata, arrivano anche molti prodotti freschi, tra cui anche dolcetti, di solito la prima cosa a cui si rinuncia quando mancano le risorse economiche. Ecco perché, le volontarie riferiscono la felicità dei bambini quando ricevano insieme alla pasta e al riso anche un sacchetto con brioche o pasticcini.

L’onorevole Gadda ha fatto recentemente un appello affinché si lavori tutti insieme ad applicarla con nuovi progetti e esperienze la legge da lei proposta. A Cremona siamo ad un buon punto. La nuova associazione ha infatti già in cantiere altri progetti, in linea con l’estensione della legge 116/16, per recuperare anche prodotti per l’igiene personale, abbigliamento e articoli per la scuola. I cremonesi meno giovani si ricordano che nel cortile del Foppone si usava tenere un mercatino dei libri scolastici… che il passato ritorni?

 

Photogallery della presentazione

 

 

Contributi audio della presentazione:

Cristiano Beltrami (Caritas Cremonese)

Diana J. Afman (Smart City Center)

Giuseppe Gramuglia (Lions Cremona)

Corrado Boni (Fiera Cremona)

Laura Rossi (Filiera Corta Solidale)

Rosita Viola (assessore Trasparenza e Vivibilità sociale)

Alessia Manfredini (assessore Ambiente e Mobilità)

mons. Antonio Napolioni (vescovo di Cremona)

 




Il tema della povertà al centro del Consiglio regionale dell’AC

Domenica 12 novembre, presso il Centro pastorale diocesano di Cremona, nell’ambito della Settimana della carità si è svolto il convegno “Poor education. Quando economia fa rima con profezia”. Promosso dall’Azione Cattolica, che ha reso pubblica e aperta la sessione del consiglio regionale. L’evento ha visto la collaborazione di Caritas, Acli e Alleanza contro la povertà di Cremona. Si è voluto in questo modo condividere una riflessione sul tema della povertà e sulle possibili risposte da avviare personalmente o come gruppi sociali, associazioni e parrocchie.

Al tavolo dei relatori Laura Rancilio, che rappresenta l’Azione Cattolica al tavolo regionale di Alleanza Contro la povertà, Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, e Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona, che la presidente diocesana Silvia Corbari ha ringraziato nel suo saluto iniziale.

 

A moderare i lavori Valentina Soncini, delegata regionale di AC, che ha introdotto il convegno.

L’incontro ha così messo a fuoco il tema da diversi punti di vista: quello di un’associazione che, in “alleanza” con altre associazioni e organizzazioni, sta ponendo l’attenzione sulla questione sociale della povertà, nell’intento di individuare percorsi formativi e possibili risposte, così come ha indicato Laura Rancilio nel primo intervento.

A seguire, il presidente della Acli Rossini ha illustrato la questione della povertà in Italia, a partire dal cosiddetto convegno sui mali di Roma del 1974, passando per la ricchezza di proposte degli anni ’90, per poi arrivare ai giorni nostri e introdurre la riflessione sul “reddito di inclusione”, su cui si sta concentrando l’impegno di Alleanza contro la povertà in questo mesi, per cui si fa sempre maggiore la necessità di competenze e di mettere in relazione le diverse filiere di attenzione alla persona (sociale, sanitario, scuola, formazione professionale…).

Infine, il sindaco Galimberti, con la passione di sempre, ha illustrato, partendo dalla propria esperienza, ha illustrato alcune delle povertà incontrate, evidenziando come la necessità sia quella di avviare percorsi di comunità, di maggiore prossimità e di integrazione tra le politiche.

Dopo un breve dibattito, Rossini e Galimberti hanno tirato le fila del discorso con alcune proposte concrete.

La mattinata si è conclusa con la celebrazione della Messa nella vicina chiesa di S. Abbondio presieduta dal vescovo Antonio Napolioni.

Dopo il pranzo presso la casa dell’accoglienza, luogo principe di incontro con povertà vecchie e nuove, nel pomeriggio i partecipanti dell’AC, in un confronto di gruppo, hanno affrontato alcuni risvolti associativi e non del tema, attraverso una riflessione sugli stili di vita, sulle dinamiche dei corpi intermedi come le associazioni e sulle alleanze possibili.

Giornata intenza, molto apprezzata dai partecipanti e che richiama l’attenzione sul compito profetico del cristiano.

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«Famiglia affidataria, uno splendido nome di Chiesa»

Ha guardato quest’anno ai minori, e in modo particolare all’affido, il tradizionale convegno delle Caritas parrocchiali promosso nell’ambito della Settimana della Carità. L’appuntamento è stato nella mattinata di sabato 18 novembre al Centro pastorale diocesano. L’occasione i 20 anni dell’associazione di famiglie affidatarie “Il Girasole”, nata nel 1997 a Cremona come organizzazione di volontariato e che promuove l’istituto dell’affido familiare in tutte le sue forme (affido a tempo pieno, part-time o temporaneo, così come azioni di solidarietà familiare e, ancora, si rende disponibile per situazioni di pronto intervento d’emergenza nei confronti di minori da 0 a 10 anni.

“L’affido e la solidarietà familiare – Profezia di comunione”, il titolo scelto per l’incontro che, moderato dallo psicologo Antonino Giorgi, docente dell’Università Cattolica che collabora con l’associazione, dopo le parole introduttive del direttore della Caritas diocesana, don Antonio Pezzetti, ha lasciato spazio al saluto della presidente, Marzia Bassignani. Nelle sue parole il variegato panorama di servizio offerto dalle famiglie de “Il Girasole”, declinate nella parola d’ordine “accoglienza”, estesa anche al rapporto con le istituzioni e con le famiglie di origine dei bambini in affido.

Naturalmente stretto il rapporto tra l’Associazione e il Comune, tanto che all’incontro non hanno voluto mancare neppure il sindaco Gianluca Galimberti e gli assessori Rosita Viola (Trasparenza e Vivibilità sociale) e Mauro Platé (Welfare di comunità, Servizi alle famiglie e alla persona). Proprio quest’ultimo nel suo saluto ha sottolineato come l’impegno di questa associazione abbia aiutato a trasformare l’idea di tutela del minore insieme anche alle modalità di lavoro dei Servizi sociali. Una vera e propria risorsa dunque – e non uno strumento, ha precisato – verso cui è necessario avere la giusta cura. Insieme al grazie, a nome dell’intera città, per l’azione che viene portata avanti, anche l’invito a far conoscere sempre più questo tipo di impegno, su cui si può basare il nuovo sistema di welfare comunitario.

Al centro della mattinata c’è stato, quindi, l’intervento del giudice del Tribunale per i minorenni di Brescia Federico Allegri, che ha anzitutto voluto dire grazie a questa associazione che svolge una «funzione essenziale» nella tutela dei minori. Un intervento iniziato con una triste carrellata delle situazioni che portano ad allontanare i figli: dai maltrattamenti all’abuso di sostanze o ludopatia. Procedimenti che – ha evidenziato il giudice – spesso nascono dai conflitti presenti nella coppia, con le conseguenti difficoltà ad affrontare i problemi dei figli, che in molti casi sono dilaniati da un vero e proprio conflitto di lealtà con i genitori, quando tra questi i rapporti sono incrinati.

«I tribunali dovrebbero servire solo per i casi estremi», ha quindi affermato, esprimendo la necessità che, valutando i decreti di legge, non si dimentichi però mai che il bambino è anzitutto persona.

Dopo aver elencato quelli che sono i diritti dei minori, ha sottolineato come metro di giudizio sia sempre il «bene preminente del bambino». Poi l’analisi della legge 184 con il diritto del bambino ad avere una famiglia. E il compito «oblativo» delle famiglie affidatarie, chiamata a mettersi in gioco anche a fronte di alcuni rischi.

Il giudice ha ripercorso i passi che portano all’affido eterofamiliare, attuato preferibilmente con famiglie con figli (per aiutare a frenare l’investimento affettivo nei confronti del bambino in affido), dopo l’impossibilità di trovare una soluzione endoparentale, cioè nella famiglia allargata. Quindi la questione della durata dell’affido (due anni, prorogabili) e la questione della responsabilità genitoriale temporaneamente affidata a nuovi soggetti, che devono saperla gestire con il giusto equilibrio.

Non è mancato l’invito ad aprire le porte delle proprie case all’affido in quanto a volte i provvedimenti dei tribunali non vengono eseguiti proprio per mancanza di disponibilità.

Primo intervento del giudice Allegri

Secondo intervento del giudice Allegri

Terzo intervento del giudice Allegri

Non è mancato poi uno spazio per il confronto con i presenti, che hanno sollecitato questioni molto concrete, affrontate durante le esperienze di affido.

Risposte del giudice Allegri e dell’assessore Platè al dibattito

La relazione del giudice Allegri è stata inframezzata da alcune testimonianze. Cominciando da quella di Cosetta che, da sola, ha iniziato l’esperienza dell’affido. Nelle sue parole i momenti difficili, di rabbia e frustrazione, in particolare nel rapporto con le famiglie d’origini e nel difficile ruolo di affidataria quando per la prima volta si viene chiamati “mamma”.

Nelle parole di Arianna (che ha sperimentato anche l’affido di emergenza) l’esperienza di una solidarietà familiare che ha visto di fatto crescere il proprio nucleo familiare da 4 a 6. Tempo donato per venire incontro alle necessità di un’altra famiglia con la mamma impegnata al lavoro mentre il marito si è dovuto provvisoriamente spostare per motivi lavorativi in un’altra città. Una disponibilità che ha supplito alla mancanza di quella rete sociale, amicale o parentale necessaria per superare quel momento di difficoltà.

Particolarmente toccante l’intervento di Francesca Grande Platé, che vent’anni fa ha visto nascere l’associazione “Il Girasole”. Nel suo commosso intervento non solo le tappe di questa speciale realtà cremonese, ma anche il cammino personale che l’ha vista, alcuni anni fa, perdere la ragazzina che aveva in affido a causa di un drammatico incidente stradale.

A chiudere la mattinata è stato quindi il vescovo Antonio Napolioni che, con riferimenti del tutto personali, ha ricordato volti e situazioni, miracoli e fallimenti. Riflettendo quindi sulla responsabilità di colui al quale è stato affidato qualcuno (nei modi più diversi), ha affermato: «Urge una cultura e una spiritualità dell’affido, il cui contrario è l’invito a non fidarsi e non accogliere». E ancora: «Un amore maturo si fa oblatività».

Non è mancato l’invito affinché «nella comunità cristiana i piccoli siano criterio di discernimento delle scelte da compiere».

E ha concluso, rivolto alle famiglie affidatarie de “Il Girasole”: «Voi vi siete complicati meravigliosamente la vita, ma ci aiutate a essere un popolo vivo, che ha un futuro. Famiglia affidataria è uno splendido nome di Chiesa».

La mattinata si è conclusa con un rinfresco presso i vicini ambienti della Casa dell’accoglienza.

 

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Comunità educative per minori, tra esperienze e prospettive

“Il modello comunità educativa per minori, evoluzione sul territorio, esperienze e criticità”, questo il titolo del convegno organizzato nella mattinata di giovedì 16 novembre al Centro pastorale diocesano di Cremona nell’ambito della Settimana della carità. Spunto per affrontare il tema i dieci anni della comunità “Lidia Pieresca” di Cremona, realtà socio-educativa della Caritas per ragazze minorenni (anche con figli al seguito o in stato interessante) che per gravi motivi, stabiliti dal Tribunale dei minori, non possono crescere nella propria famiglia oppure perché si trovano in misura di custodia cautelare alternativa al carcere.

A introdurre i lavori è stato il direttore di Caritas Cremonese, don Antonio Pezzetti.

È toccato quindi a Cristiano Beltrami, vicedirettore della Caritas diocesana, aprire i lavori del convegno offrendo, numeri alla mano, una spaccato della mission della comuità Lidia.

Dal luglio 2007 ad oggi qui sono passate 214 persone: 172 minorenni (di cui 5 mamme) e 13 donne con i propri figli, per un totale di 29 bambini. L’arrivo in comunità avviene intorno ai 16 anni: perché impossibilitate a crescere in famiglia o con misura di custodia cautelare alternativa al carcere. Tranne alcuni casi legati al progetto Sprar, si tratta di giovani inviate dai servizi sociali di tutto il nord Italia. Escludendo le mamme maggiorenni, le giovani accolte sono per lo più rom di diverse nazionalità (67), seguite da un consistente numero di italiane (50). La dismissione in una quarantina di casi è avvenuta per il rientro nella famiglia di origine, in 11 casi per l’affido a una nuova famiglia; 8 perché a fine pena, 10 per il trasferimento in comunità di semi–autonomia. Non mancano trasferimenti in altre comunità, oltre anche a fughe volontarie.

La parola è passata poi ad Adele Ferrari, responsabile dell’Unità operativa famiglia-infanzia-età evolutiva dell’Ats di Brescia che, con l’intervento dal titolo “Il senso e l’efficacia del collocamento del minore in comunità: quali sinergie e collaborazioni tra i servizi, educatori, famiglia d’origine e territorio?”, ha proposto una interessante e lucida analisi del mondo minorile allontanato dalle famiglie. La necessità più impellente è che tutti i soggetti che gravitano attorno al minore, ognuno per le proprie competenze, lavorino in rete ed abbiano un progetto con obiettivi condivisi.

Ha fatto seguito l’intervento dello psicologo e psicoterapeuta Stefano Morena che, aiutato anche da momenti di condivisione e stimolando i presenti, ha aiutato a riflettere su come “Abitare il limite. Vivere con adolescenti in una comunità educativa”. Partendo dal concetto di comunità per minori, intesa come luogo sicuro che sostiene l’adolescente nell’esplorazione del mondo, si è passati all’analisi di alcune parole chiave (esplorazione, partenza, ritorno, saluto etc). Dopo aver affrontato il concetto di struttura della comunità, ha proposto un’analisi del ruolo dell’educatore e di quello del gruppo dei pari. L’intervento si è concluso ponendo l’accento sulle nuove attenzioni che emergono dalle comunità educative: dai riti di ingresso/uscita all’attenzione ai profili social.

All’avvocato Mascia Ketty Bonetti Gandolfi il compito, invece di chiarire quelli che sono “I bisogni dei minori inseriti in comunità da un punto di vista giuridico”.

Da ultimo l’intervento di Ettore Vittorio Uccellini, responsabile Servizio Affari generali, Innovazione e Sviluppo – Settore Amministrativo ed Innovazione sociale del Comune di Brescia, con una relazione sulla “Evoluzione dei servizi in Comunità e forme di sperimentazione”.

In chiusura di convegno ha preso nuovamente la parola Adele Ferrari per alcuni chiarimenti, che hanno chiuso i lavori dell’intesa mattinata.

L’iniziativa prevedeva il rilascio dei crediti formativi per gli iscritti all’Ordine degli Assistenti sociali di Regione Lombardia e all’Ordine degli Avvocati.

 

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A Cristo Re pranzo insieme per concludere la Settimana della carità

Nella parrocchia di Cristo Re, a Cremona, è ormai tradizione che nel pranzo della comunità per la festa patronale ci sia spazio per tutti: da anni, infatti, un posto privilegiato lo si riserva agli ospiti delle Cucine benefiche che quotidianamente frequentano la mensa della San Vincenzo. Così è stato anche quest’anno, con l’appuntamento di domenica 26 novembre che ha assunto un significato ulteriore chiudendo, nell’atmosfera della Giornata mondiale dei poveri, il ricco calendario della Settimana della carità 2017.

Per questo al pranzo organizzato nella palestra dell’oratorio ha preso parte anche il vescovo Antonio Napolioni, insieme al direttore di Caritas Cremonese, don Antonio Pezzetti, alla presidente della Conferenza diocesana della S. Vincenzo de’ Paoli, Eugenia Rozzi Bassignani, e ad alcuni rappresentanti istituzionali.

C’erano poi, naturalmente, le famiglie di Cristo Re, giovani e meno giovani, insieme a chi, in parrocchia e non solo, vive momenti di difficoltà, persone accompagnate dalle varie San Vincenzo parrocchiali, così come una rappresentanza degli ospiti della Casa dell’accoglienza, che prima del momento conviviale hanno offerto un momento di musica secondo i costumi tradizionali dell’Africa.

Mobilitati i volontari in cucina così come per l’organizzazione, con il servizio ai tavoli affidato ai ragazzi dell’oratorio, affiancati dal vicario don Pierluigi Fontana e il seminarista Jacopo Mariotti.

Papa Francesco ha parlato della “sfida di scoprire e trasmettere la ‘mistica’ di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio” (Evangelii gaudium 87). Ripetutamente sollecita a fronteggiare la cultura dello scarto con la cultura dell’incontro, a non limitarsi a gesti sporadici e a qualche ora di volontariato, ma a dar luogo ad un incontro vero con i poveri, ad una condivisione che diventi stile di vita.

«Incontrarci, mescolarci, cercare vere esperienze di fraternità. Sono obiettivi alti. Siamo consapevoli che le iniziative sono sempre inadeguate – ha spiegato don Enrico Trevisi, il parroco di Cristo Re, parrocchia cittadina che da qualche tempo è impegnata nell’accoglienza di alcuni profughi -. Ancor più sappiamo che spesso in un circolo vizioso le povertà materiali rimandano a ben altre povertà che potremmo dire “spirituali”. Alla solitudine, alla mancanza di rispetto per la dignità del povero, all’esclusione da tanti ambiti e relazioni. E talvolta anche alla mancanza di una cura spirituale dei poveri: presi come siamo dal rispondere ai bisogni materiali e dalle tante iniziative parrocchiali. Ci auguriamo che quest’incontro inauguri o alimenti un processo nel quale abbattiamo pregiudizi e paure. E il modello rimane il Signore con la sua inaudita capacità di accostare e di lasciarsi accostare».

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La Maddalena protagonista a Casa di Nostra Signora

Pomeriggio “in rosa” a partire dalla figura della Maddalena nel pomeriggio di venerdì 17 novembre a Cremona presso Casa di Nostra Signora, la struttura di via Ettore Sacchi della Caritas diocesana inaugurata lo scorso anno e che ormai sta iniziando a offrire a pieno regime un’attenzione tutta particolare al mondo femminile nella realtà cremonese.

Duplice l’occasione. Da un lato la posa della statua, in gesso patinato, raffigurante la “Maddalena recante olio profumato” dello scultore cremonese Pietro Ferraroni. L’opera è stata donata alla Casa dai figli di Ferraroni, in ricordo dei genitori.

L’incontro, organizzato in sinergia con il “Tavolo Rosa” nel contesto della Settimana della carità, e che ha visto la presenza anche del vescovo Antonio Napolioni, è stato introdotto da una riflessione di Paola Bignardi proprio sulla figura della Maddalena, a partire dall’episodio evangelico raccontato da Luca (7,36-38).

 

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L’intervento di Paola Bignardi




“A proposito di donne”, a Casa di Nostra Signora uno spettacolo contro la violenza sulle donne

Sabato 25 novembre, tra gli eventi promossi a Cremona nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, Casa di Nostra Signora, la struttura della Caritas diocesana di via Ettore Sacchi con un’attenzione tutta particolare al mondo femminile, ha fatto da scenario allo spettacolo “A proposito di donne”: storie meravigliose di donne che hanno insegnato al mondo. L’evento è stato organizzato da Caritas Cremonese e Tavolo Rosa nel contesto della Settimana della carità.

In una suggestiva cornice, in quelle che un tempo erano le cantine e oggi, dopo il restauro, sono diventate eleganti sale per incontri, è stato offerto al numeroso pubblico un estratto dallo spettacolo scritto da Mauro Monni, attore e regista teatrale. La messa in scena ha offerto spunti di riflessione su alcune donne che, alcune loro malgrado, sono entrate nella storia. Chi nel mondo dello spettacolo, chi nell’ambito accademico, chi “semplicemente” nel loro quotidiano facendo scelte che hanno compromesso la propria vita.

In una scenografia essenziale si sono alternati alcuni monologhi all’interno di un contenitore di storie di donne che hanno tracciato con le loro vite un percorso che ha segnato il loro tempo.

Nei monologhi le storie di Anna Magnani, Clara Schumann, Franca Viola, Greta Garbo, Francesca Morvillo e Rosa Parks. Sul palco 6 donne cremonesi: Serena Carpaneto, Emi Mori, Chiara Tambani, Anna Governatori, Angela Bartoli, Elena Poli, attrici non professioniste che nei mesi scorsi, insieme al regista, hanno allestito tutte insieme lo spettacolo che era stato proposto nel teatro di Ostiano e a Cremona a Palazzo Cittanova.

Le voci, le storie, alcune immagini e le musiche scelte con cura e che facevano viaggiare nel tempo, negli anni in cui quelle donne coraggiose si sono confrontate con realtà difficili, spesso crude hanno reso ancor più vive ed attuali le loro storie.

La serata, aperta da un momento di aperitivo, ha visto molti indossare qualcosa di rosso, proprio in riferimento alla Giornata.

La nuova Casa di Nostra Signora, inaugurata lo scorso anno, sta ormai iniziando a offrire a pieno regime un’attenzione tutta particolare al mondo femminile nella realtà cremonese attraverso tre attenzioni: la casa, l’educazione e il lavoro. Nel 2014 l’Istituto secolare delle Oblate di Nostra Signora del S. Cuore di Gesù ha donato lo stabile di via Ettore Sacchi (sua storica sede) alla Diocesi di Cremona perché continuasse a rispondere alle esigenze delle donne in difficoltà e a una funzione di aggregazione e collaborazione tra tutte le associazioni che, a vario titolo, operano sul territorio diocesano nel settore della formazione e promozione morale, civile e culturale della donna. Un punto di riferimento emblematico, dunque, dell’attenzione della Chiesa cremonese alla condizione femminile, soprattutto nei suoi aspetti più fragili.

Gli obiettivi che la rinnovata Casa si propone sono:

  • presa in carico di donne in situazioni di fragilità: donne sole senza lavoro, donne e madri che escono da percorsi di comunità e che devono essere accompagnate verso l’autonomia;
  • sostegno a madri bisognose di aiuto, anche in vista della conciliazione tra i tempi di lavoro e quelli della cura dei figli;
  • offerta di riferimento a donne che sono in condizione temporanea di fragilità: badanti, donne straniere bisognose di orientamento in un contesto sociale estraneo;
  • formazione (per le nuove generazioni, educatori e operatori sociali, genitori) a un nuovo modo di pensare la condizione femminile;
  • offerta culturale alla città su temi attinenti la condizione femminile;
  • offerta di sostegno relazionale a donne sole, soprattutto anziane.

La violenza contro le donne esiste, è diffusa e, nonostante anni di impegno e di crescente attenzione, non appare affatto in diminuzione. Le donne sono vittime di brutali ed efferate forme di violenza nella quotidianità e, soprattutto, nelle relazioni più intime. Un aspetto inquietante della violenza che deve interrogare a più livelli. Risulta allora fondamentale acquisire conoscenze e competenze per riconoscere il paradigma della differenza di genere e la violenza contro le donne come un fenomeno socio-culturale e una violazione dei diritti umani.

In provincia di Cremona è attiva da tempo una rete territoriale costituita da istituzioni, servizi e associazioni di volontariato che accoglie, ascolta, orienta, sostiene e cura le donne vittime di violenza. Ma non basta. La violenza di genere colpisce le donne ma è agita dagli uomini. Molti di loro hanno già preso la parola pubblicamente assumendo direttamente il problema e impegni concreti.

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Giornata dei poveri, veglia di preghiera dai Frati

Momenti intensi di preghiera e riflessione personale con lunghe pause di silenzio. Si è caratterizzata così la veglia di preghiera promossa nella sera di venerdì 17 novembre a Cremona nell’ambito della Settimana della carità, guardando in modo particolare alla Giornata mondiale dei poveri.

L’appuntamento è stato nella chiesa dei frati Cappuccini di via Brescia. A guidare la preghiera padre Marco Galdini, affiancato dal guardiano padre Giorgio Peracchi, alla presenza anche del direttore della Caritas diocesana, don Antonio Pezzetti.

La serata, organizzata a carattere zonale, è stata un intenso momento di discernimento comunitario, guardando in particolare al tema della povertà.

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Settimana della carità, il 19 novembre gesto di solidarietà nelle parrocchie

La Settimana della carità è come sempre caratterizzata dalla proposta, rivolta a tutte le comunità parrocchiali, di un segno di solidarietà: “fatti concreti”, come ricorda anche lo slogan di quest’anno. Così domenica 19 novembre, nella Giornata mondiale dei poveri, ogni parrocchia è invitata a raccogliere materiali di prima necessità o per l’igiene personale per fronteggiare, anzitutto, le situazioni di fragilità presenti all’interno delle stesse comunità, eventualmente anche con la possibilità di aiutare realtà vicine non in grado di far fronte da sole a tutte le necessità o a sostegno della Caritas diocesana.