Eroi oggi, le storie di Riflessi tra “superpoteri” e quotidianità

In copertina la foto di un papà che, con un ombrello rosso, protegge la sua bambina dalla pioggia, scoprendo il suo capo alle gocce che non scalfiscono al sua corazza di… eroe quotidiano. L’immagine scattata dalla fotografa cremonese Giulia Barbieri è la scelta della redazione di Riflessi Magazine per l’ultima edizione dedicata proprio agli «Eroi». «A qualche mese dal picco della pandemia – si legge nell’introduzione – con gli striscioni celebrativi riposti in qualche cassetto, il ricordo della indiscussa gratitudine che si assottiglia e la minaccia alla frontiera della salute pubblica è tutt’altro che respinta, dedichiamo queste pagine agli “Eroi”».

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Il richiamo potente e diretto è quello ai medici, ai volontari e al personale sanitario che durante la prima terribile ondata della pandemia non hanno smesso di rispondere a chi li definiva eroi che in fondo, non facevano altro che il loro lavoro, meglio che potevano. Come sempre.

«Non è “eroe” la parola stonata. È piuttosto un’idea di eroismo che la fa troppo facile: i superpoteri, il mantello, i raggi laser e gli addominali scolpiti. Ecco cos’è che non tornava. Non tornava ai medici in quelle corsie così lontane dal lieto fine, gli infermieri troppo “suonati” dall’ondata per godersi la gloria di una foto virale». E non torna a noi che in tempo di pace come nell’occhio della crisi «abbiamo bisogno di qualcuno o qualcosa che non sia senza macchia o senza paure: anzi. Cerchiamo qualcuno che ci somigli, che accetti di macchiarsi dei nostri stessi errori, che affronti i nostri fantasmi, le nostre scelte definitive. Non al nostro posto. Al nostro fianco, semmai». Per questo le pagine e le storie di Riflessi conducono «sul camion dei pompieri o nel salotto di casa».

L’eroe è quello che fa la sua parte, non rinuncia a battersi, si ammacca, arriva anche a un passo dal tracollo e – nota bene – non disdegna l’aiuto di qualcuno che la storia gli ha messo accanto. «Come i medici sul fronte del Covid, che accettano di essere chiamati eroi se questo significa che hanno “salvato il pezzo di mondo“ che gli stato affidato. Se questo significa che prima o poi tocca a tutti sfoggiare il proprio talento. Senza lanciare fulmini dagli occhi, ma “tenendo in equilibrio la vita” di chi ci sta vicino».

Lo dice, con eroica semplicità, uno dei bimbi delle elementari che raccontano i loro eroi in un simpatico videoclip. «”Sì, anche noi possiamo essere eroi”: lo sapevamo, quando avevamo 9 anni… ricordi?»

Da lì Riflessi inizia il suo viaggio tra i superpoteri di ogni giorno e di ogni età. Come quelli di Maria e Luigi, coppia di sposi che dopo sessant’anni e con la memoria congelata dall’alzheimer sfodera ancora l’arma segreta scritta sul retro di una foto antica: «T’amerò sempre».