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Cristiani e Sikh: promuovere l’educazione verso la fraternità universale. Dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso il messaggio per Guru Nanak Prakash Diwas, che si celebra il prossimo 4 novembre

1. Dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, con grande gioia, presentiamo i nostri auguri festivi più auspicabili in occasione del Guru Nanak Prakash Diwas, celebrato quest’anno il 4 novembre. Che tutte le vostre celebrazioni che segnano questa santa festa rafforzino lo spirito di appartenenza e il vincolo di unità nelle vostre famiglie e comunità e pertanto aumentino la pace e la felicità tra di voi.

2. Quest’anno il nostro amato atto di condivisione di alcuni pensieri in questa occasione si focalizza su come Cristiani e Sikh possano promuovere l’educazione verso la fraternità universale. Questo tema assume grande rilevanza e importanza nel contesto mondiale di sconvolgente e crescente apatia, indifferenza, intolleranza, odio e violenza; allo stesso tempo, richiede anche maggiori sforzi da parte nostra per la promozione della fraternità universale.

3. Oggi più che mai si sente in tutto il mondo il bisogno di una nuova espressione di fraternità universale, come principio fondamentale per la vita degli esseri umani come individui e comunità.
Poiché siamo tutti legati vicendevolmente come figli di Dio, il dovere di assicurare un’educazione alla relazionalità universale dell’uomo e alla responsabilità verso l’altro, così come nei confronti del cosmo, acquisisce una grande importanza per i nostri tempi, per
promuovere il benessere e la cura di tutti. Ricordando questa necessità, Papa Francesco ha inequivocabilmente sottolineato che “la casa comune di tutti gli uomini e le donne deve continuare a crescere sulle fondamenta di una giusta comprensione della fraternità universale e del rispetto della sacralità di ogni vita umana, di ogni uomo e di ogni donna, … (e) della natura creata “(Saluto all’assemblea generale delle Nazioni Unite, 25 settembre 2015).

4. Purtroppo, l’ignoranza, il pregiudizio, l’avidità e l’egoismo di alcuni continuano a creare una situazione in cui l’ “altro” tende a essere trattato come inferiore, una non-persona o qualcuno da temere o addirittura da eliminare. Tutto ciò destabilizza, danneggia e distrugge i legami della fraternità e della comunione.

5. La promozione dell’educazione verso la fraternità universale richiede quindi un’attenzione primaria, un rinnovato fervore e una nuova espressione nel formare le mentalità e nell’educare persone a tutti i livelli, a partire
dalla famiglia, “la sorgente di tutta la fraternità” (Papa Francesco , Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 2014). È nella famiglia che i bambini, guidati dall’esempio dei loro genitori e degli altri anziani, imparano a rispettare, amare e prendersi cura degli altri; ad accettare le differenze; ad essere empatici verso i meno fortunati e ad amare e prendersi cura della natura. Le istituzioni educative, gli insegnamenti religiosi, i media, le agenzie governative e non governative hanno un ruolo altrettanto importante nell’inculcare questo
valore tra le masse. Il dialogo e l’azione interreligiosi hanno ovviamente un ruolo fondamentale nel generare pace, armonia e fraternità tra persone di diverse tradizioni religiose.

6. Auspichiamo che da credenti, fondati sulle nostre rispettive tradizioni religiose e con la convinzione comune che la paternità di Dio sia il fondamento della nostra fraternità, possiamo noi, Cristiani e Sikh, con altri credenti e popoli di buona volontà, promuovere individualmente e collettivamente l’educazione verso la
fraternità universale. Questa, secondo Papa Francesco, non è nient’altro che l’educazione alla pace stessa nella complementarità di diverse sensibilità e di ruoli propri (cfr Saluto ai partecipanti alla sessione plenaria del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, 9 giugno 2017).
Vi auguriamo nuovamente un felice Prakash Diwas del Guru Nanak Dev Ji

Cardinal Jean-Louis Tauran
Presidente

Bishop Miguel Ángel Ayuso Guixot,
MCCJ
Segretario

Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso

RICONCILIARSI PER ANNUNCIARE IL VANGELO. Dichiarazione comune della Conferenza Episcopale Italiana e della Chiesa Evangelica Luterana in Italia per il 500° anniversario dell’inizio della Riforma

«Piuttosto che i conflitti del passato, il dono divino dell’unità tra di noi guiderà la collaborazione e approfondirà la nostra solidarietà. Stringendoci nella fede a Cristo, pregando insieme, ascoltandoci a vicenda, vivendo l’amore di Cristo nelle nostre relazioni, noi, cattolici e luterani, ci apriamo alla potenza di Dio Uno e Trino.
Radicati in Cristo e rendendo a Lui testimonianza, rinnoviamo la nostra determinazione ad essere fedeli araldi dell’amore infinito di Dio per tutta l’umanità» (Dichiarazione congiunta in occasione della Commemorazione cattolico-luterana della Riforma, Lund 31 ottobre 2017). Queste parole hanno guidato il cammino di riconciliazione e di condivisione che ha coinvolto cattolici e luterani in tanti luoghi, in questo anno, per vivere l’esperienza di una commemorazione comune del 500° anniversario dell’inizio della Riforma, nella linea indicata dal documento Dal conflitto alla comunione della Commissione luterano-cattolica per l’unità.
In Italia numerose sono state le iniziative, a vario livello, alle quali hanno preso parte cristiani e cristiane per commemorare la Riforma del XVI secolo in un spirito che, se non può essere considerato una novità alla luce dei passi compiuti negli ultimi decenni, ha sicuramente aperto una nuova stagione nel cammino per la costruzione dell’unità visibile della Chiesa con la quale mettere fine allo scandalo delle divisioni.
Proprio alla luce di queste iniziative, cattolici e luterani auspicano che sia possibile proseguire nell’approfondimento della conoscenza dell’opera e della figura di Martin Lutero per una migliore comprensione delle ricchezze spirituali, teologiche e liturgiche del XVI secolo per una riforma della Chiesa, radicata sulle Sacre Scritture e arricchita dalla tradizione dei concili ecumenici, in grado di rimuovere quei pregiudizi che ancora impediscono una lettura condivisa delle vicende storiche della Riforma in tutte le sue articolazioni.
Nella lettura congiunta delle Sacre Scritture, che costituisce un passaggio fondamentale, da anni, nella scoperta quotidiana di cosa unisce i cristiani, cattolici e luterani invitano a trovare nuove fonti per sviluppare il cammino ecumenico, anche grazie a un rinnovato rapporto con il popolo ebraico proprio a partire dalla comune radice biblica. Leggere insieme le Sacre Scritture illumina l’esperienza di fede con percorsi ecumenici di ascolto e commento della Parola di Dio in modo da condividere tradizioni esegetiche e formulazioni dottrinali, affidando al Signore i tempi e i modi della realizzazione dell’unità visibile della Chiesa.
Cattolici e luterani ritengono che questi percorsi vanno sostenuti e incoraggiati nella prospettiva di favorire un ripensamento della catechesi in chiave ecumenica, soprattutto in relazione alla celebrazione del battesimo e del matrimonio e, più in generale, alle liturgie ecumeniche di riconciliazione, così da aiutare a vivere questi momenti della vita delle comunità locali come opportunità per riaffermare che per cattolici e luterani l’ecumenismo costituisce una scelta irreversibile, quotidiana, non emergenziale, in grado di aiutare una migliore comprensione delle proprie identità, rendendo più vivace e pregnante la missione della Chiesa. Cattolici e luterani vogliono rendere sempre più dinamico il proprio impegno nella cura della creato, proponendo un modello di sviluppo economico che non sia interessato alla logica del profitto, che tanti danni ha fatto anche nel nostro paese con l’inquinamento dell’aria, delle acque e della terra, ma, superando gli interessi individuali o di gruppo, sappia utilizzare le risorse del creato nel rispetto dell’ambiente e avendo sempre di mira il bene comune e quello stesso della terra di cui siamo custodi e non padroni.
Per cattolici e luterani, le peculiarità del cammino ecumenico devono portare a moltiplicare le occasioni per testimoniare l’amicizia e l’aiuto verso i poveri, in particolare oggi verso i migranti che fuggono da guerre e calamità naturali. Davanti al bisogno loro e anche di un numero crescente di nostri concittadini, ci impegniamo a coinvolgere le nostre comunità in uno sforzo maggiore di solidarietà, avendo sempre come modello il Buon Smaritano, quel Gesù che si china sulle ferite dell’umanità sofferente. Siamo aperti a collaborare con tutti i nostri
fratelli e sorelle a cui ci accomuna la fede nel Signore Gesù, ed anche con le donne e gli uomini di altre religioni e con tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro paese e del mondo.
Rafforzare l’amicizia nella fraternità, ai piedi della croce di Cristo, ci aiuterà a favorire una riconciliazione delle memorie in grado di sostenere cattolici e luterani nell’annuncio e nella testimonianza della Parola di Dio nella società contemporanea, per promuovere una riforma sempre più evangelica della vita quotidiana delle comunità locali.

+ Ambrogio Spreafico
Presidente Commissione Episcopale
per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana

Pastore Heiner Bludau Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia

Roma, 31 ottobre 2017
nel quinto centenario dall’inizio della Riforma di Martin Lutero

Caso Anna Frank, Bassetti: vergogna. E la Figc: il Diario sarà letto in campo

Sta sollevando un’ondata di indignazione il gesto choc messo in atto dagli ultrà della Lazio, che domenica hanno tappezzato la curva avversaria dell’Olimpico di fotografie di Anna Frank in maglia romanista. La polizia ha individuato già 15 ultras ritenuti responsabili del gesto grazie alle immagini riprese dalle videocamere. Tra loro anche due minorenni, di cui uno tredicenne. Il lavoro di identificazione dei responsabili dell’atto razzista continuerà anche nei prossimi giorni. Secondo informazioni filtrate da ambienti investigativi alcune di queste persone avrebbero dei precedenti specifici e sono note alle forze dell’ordine.
Si procede per istigazione all’odio razziale così come previsto dalla legge Mancino che prevede condanne da 1 a 4 anni. Dal punto di vista amministrativo, invece, i responsabili del blitz rischiano fino ad 8 anni di Daspo.
«Per una cosa del genere può scusare soltanto una leggerezza e un’ignoranza invincibile. È una cosa vergognosa che si arrivi a strumentalizzare anche la figura di una vittima innocente». Durissimo il commento del presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti. «Se hanno letto il diario di Anna Frank – ha sottolineato Bassetti – hanno coscienza e lo hanno messo nel contesto di quello che è stata la Shoah e quel periodo storico dovrebbero vergognarsi ancora di più».
«Vergogna. È assurdo. Siamo al paradosso». Parole di condanna e di solidarietà alla Comunità ebraica di Roma sono state espresse stamane anche da monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo. «Stiamo sottovalutando l’antisemitismo risorgente in diversi modi», ha detto. «Non è possibile dimenticare ciò che è avvenuto soprattutto usando il nome, la storia e il dramma di Anna Frank in questo modo. Penso veramente che bisogna vergognarsi, che l’unica parola è: vergogna».
Adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma, e scritte antisemite: questo il lascito dei tifosi laziali alla Curva Sud dello stadio Olimpico dopo la partita col Cagliari. La foto è presa dal profilo Twitter di Ruth Dureghello-
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Il volto e le pagine del diario di Anna Frank, la sua storia di sofferenza e di morte a opera della barbarie nazista, hanno commosso il mondo. Utilizzare la sua immagine come segno di insulto e di minaccia, oltre che disumano, è allarmante per il nostro Paese, contagiato, ottanta anni addietro, dall’ottusa crudeltà dell’antisemitismo». Un disagio, quello del capo dello Stato, espressi direttamente al ministro dell’Interno Marco Minniti che a sua volta ha assicurato al Colle «grande impegno per individuare i responsabili di un comportamento così ignobile affinchè vengano perseguiti secondo la legge e vengano definitivamente esclusi dagli stadi».
Intanto il presidente della Lazio, Claudio Lotito, accompagnato da una delegazione del club con due giocatori, Wallace e Felipe Anderson, si è recata alle 12 alla Sinagoga di Roma per esprimere la propria solidarietà. Hanno deposto una corona di fiori in Sinagoga, sotto la lapide commemorativa delle vittime dei deportati di Roma. All’omaggio però non hanno preso parte rappresentanti ufficiali della comunità ebraica di Roma. «La visita non era stata concordata», spiegano fonti della comunità aggiungendo: «Oltre ai gesti servirebbero iniziative concrete da tutti i club».
“Siamo qui per ribadire la nostra posizioni di dissociazione contro posizioni di antisemitismo e razzismo. Annuncio oggi ufficialmente che la Lazio organizzerà una iniziativa annuale per portare ogni anno 200 tifosi in visita ad Auschwitz. La maggioranza della nostra tifoseria – ha sottolineato Lotito – è con noi”.
La Figc, che sul caso ha aperto un’inchiesta, d’intesa con il Ministro per lo Sport e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei),
ha disposto un minuto di riflessione su tutti i campi di calcio dopo lo scandalo «per continuare a coltivare la memoria della Shoah e l’impegno della società civile tutta, soprattutto assieme ai giovani, affinchè ogni contesto sportivo sia luogo che trasmetta valori e formi le coscienze».
Nel corso del turno infrasettimanale previsto nei campionati di Serie A, Serie B e Serie C e del turno previsto nel fine settimana per i campionati dilettantistici e giovanili, le squadre e gli ufficiali di gara si disporranno al centro del campo prima del calcio d’inizio mentre verrà letto un brano tratto dal Diario di Anna Frank: «Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità».
Il gesto choc risale a domenica sera nella curva Sud dello Stadio Olimpico, dove si sono sistemati di loro iniziativa i tifosi ultrà della Lazio per assistere alla partita della squadra bianco-azzurra contro il Cagliari visto che la “loro” curva, quella Nord, era interdetta per squalifica sempre per razzismo. Sui vetri, secondo quanto riferisce la comunità ebraica di Roma, sono stati affissi degli adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma e le scritte “romanista ebreo” e “Aron Piperno ebreo”.
Gli adesivi e i volantini offensivi sono stati rimossi in mattinata dagli addetti alle pulizie dello stadio in vista della gara di mercoledì della Roma con il Crotone.
Immediata la protesta della Comunità ebraica romana. La presidente Ruth Dureghello ha affidato il suo pensiero a Twitter: «Questa non è una curva, questo non è calcio, questo non è sport. Fuori gli antisemiti dagli stadi».
In uno degli adesivi, di cui Dureghello ha pubblicato una foto, si vede il ritratto di Anna Frank che indossa la maglia della Roma, in un altro la scritta «Romanista ebreo» e in un altro ancora la scritta «Romanista Aronne Piperno», con riferimento al personaggio di religione ebraica del celebre film con Alberto Sordi «Il Marchese del Grillo».
Sull’accaduto è intervenuto anche il vicepresidente della Comunità ebraica romana, Ruben Della Rocca: “È paradossale che dopo che alla Lazio era stata chiusa la curva nord per i cori razzisti contro due giocatori di colore del Sassuolo venga aperta la curva sud a un euro e i tifosi laziali esportino il razzismo anche lì. Basta siamo stanchi – sottolinea Ruben – la foto che abbiamo postato su twitter è stata presa direttamente dal profilo Instagram di un tifoso laziale che si vantava con altri tifosi scrivendo: ai romanisti abbiamo lasciato un ricordo… . Insomma i tifosi laziali hanno esportato razzismo antisemita anche in curva sud. Questo atteggiamento è una sfida alle istituzioni che ne devono prendere atto e devono farsi carico del problema”.
“La società deve prendere provvedimenti – conclude -. Per quale motivo le persone che vanno allo stadio devono fare una serie di controlli come avviene in aeroporto e poi chiunque può entrare con una foto di Anna Frank con la maglia della Roma senza subire alcuna conseguenza?”.
Anche Carlo Tavecchio, presidente della Figc, ha commentato la vicenda: gli adesivi antisemiti “offendono una comunità e tutto il
nostro Paese, è un atteggiamento inqualificabile”. Su Twitter la presidente della Camera Laura Boldrini scrive “Preoccupazione antisemitismo stadi, rispondere con durezza. Sottovalutare è darla vinta a razzisti. Solidarietà a comunità ebraica. #AnnaFrank”.

Da “Avvenire”, 23 ottobre 2017

“Il dialogo come via per costruire la Pace”: incontro domenica 22 ottobre 2017 presso il Centro Mariapoli “Luce”, a Frontignano di Barbariga (BS)

Organizzato dal Movimento dei Focolari, con la partecipazione del Centro Culturale Islamico di Brescia, del Coordinamento dei Centri Culturali Islamici di Brescia e Provincia, da “Convergence” e dal “Minhaj-Ul- Quran International”, domenica 22 ottobre 2017 a Barbariga di Frontignano (BS), in via 11 Febbraio 2, si terrà un incontro sul tema “Il dialogo come via per costruire la Pace”.
L’invito all’iniziativa, che avrà luogo dalle ore 14,45 alle ore 18,00, è rivolto a tutti coloro che desiderano approfondire il dialogo interreligioso.

Festa del Diwali: mons. Spreafico (Cei), “abbiamo bisogno di luce per vincere il buio di noi stessi e la paura degli altri”

“La parola di Dio non è solo una parola. È una parola che illumina la storia. Oggi abbiamo fermamente bisogno di luce perché troppe volte ci areniamo per paura nel buio di noi stessi e per paura, vediamo gli altri non come nostri interlocutori ma come dei nemici. Papa Francesco parla di una Chiesa che esce e che incontra. Credo che dobbiamo recuperare come cattolici e come cristiani questa dimensione della luce che favorisce la conoscenza, abbatte i muri della diffidenza, apre all’accoglienza dell’altro”. Lo dice al Sir mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, presentando il convegno cristiano-indù che per iniziativa della Cei, del Centro Studi interreligiosi della Gregoriana e dell’Unione induista italiana, si tiene oggi all’Università Gregoriana alla vigilia del Diwali (Festa della Luce), principale festa indù, che si celebra il 19 ottobre.
Il Convegno dal titolo “Illuminazione e via tantrica. Cristiani e induisti in dialogo”, intende radunare pensatori cristiani e induisti in occasione della festa di Diwali per una riflessione comune. “Ci sono due elementi di questo convegno che vorrei sottolineare – dice mons. Spreafico -. Il primo è un elemento accademico a indicare che la conoscenza dell’altro passa attraverso uno studio, anche accademico, delle scritture, dei testi e delle tradizioni delle singole religioni. L’altro elemento è la spiritualità. Perché la cultura non è solo conoscenza delle Scritture e delle tradizioni, è anche una conoscenza che porta alla radice della nostra fede e di quello che è l’uomo di fronte a Dio. Questa dimensione spirituale è fondamentale in questo tempo di grandi contrasti e anche di grandi oscurità. La luce: abbiamo bisogno di vedere con più chiarezza il nostro tempo, di discernere quanto accade nella storia. C’è troppa superficialità e la superficialità genera paura e pregiudizi”.

Tratto da Sir

Dialogo interreligioso: messaggio per la festa induista Deepavali, “rispetto per gli altri è antidoto a intolleranza”

Riflettere su come cristiani e induisti possono insieme far crescere il rispetto reciproco tra le persone – andando oltre la tolleranza -, per preparare un’era più pacifica e armoniosa per ogni società”. È questo l’obiettivo della festa di Deepavali, celebrata da tutti gli Indù e in programma il 19 ottobre. Lo spiega il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in un messaggio sul tema “Cristiani e Indù: oltre la tolleranza”. Il testo, firmato dal presidente, il card. Jean-Louis Tauran, e dal segretario, mons. Miguel Ayuso Guixot, è stato inviato anche in lingua hindi. Nel messaggio, che parte dal dato dell’”impennata dell’intolleranza, causa di violenza in tante parti del mondo”, si fa notare che “la tolleranza comporta certamente apertura e pazienza con gli altri, riconoscendo la loro presenza in mezzo a noi”, ma “non basta, se dobbiamo operare per una pace duratura e una vera armonia”: “Servono pure un vero rispetto e attenzione alla diversità delle culture e delle usanze delle nostre comunità, che contribuiscono a loro volta alla salute e all’unità della società nel suo insieme”. “Considerare come una minaccia all’unità il pluralismo e la diversità conduce tragicamente all’intolleranza e alla violenza”, il monito del messaggio, in cui si afferma che “il rispetto per gli altri è un antidoto importante all’intolleranza, perché manifesta verso la persona e la sua innata dignità un autentico apprezzamento”. “Alla luce della nostra responsabilità verso la società, per far crescere questo rispetto, si deve dimostrare stima per le diverse usanze e pratiche sociali, culturali e religiose, nonché per il riconoscimento dei diritti inalienabili come il diritto alla vita o a professare e praticare la religione di propria scelta”, la proposta: “La via che devono percorrere le diverse comunità è dunque segnata dal rispetto. Mentre la tolleranza protegge semplicemente l’altro, il rispetto va oltre: favorisce la coesistenza pacifica e l’armonia per tutti. Il rispetto crea spazio per ogni persona e nutre in noi la sensazione di stare a proprio agio con gli altri. Invece di dividere e isolare, il rispetto ci consente di vedere le nostre differenze come un segno della diversità e ricchezza dell’unica famiglia umana”. In questo modo, come ha evidenziato Papa Francesco, “la diversità non sarà più vista come una minaccia, ma come fonte di arricchimento”. Per i responsabili religiosi e i credenti, come ha spiegato il Papa, tutto ciò comporta “il coraggio di accettare le differenze, perché chi è differente da me, culturalmente o religiosamente, non va visto e trattato come un nemico, ma accolto come un compagno di strada, nella genuina convinzione che il bene di ciascuno risiede nel bene di tutti”. Di qui la necessità di “andare oltre i confini della tolleranza” attraverso “la costruzione di una vera cultura del rispetto, capace di promuovere la risoluzione dei conflitti, la costruzione della pace e la vita armoniosa”. “Il rispetto per ogni persona, specialmente per quelli di culture e credenze diverse dalle nostre, che stanno in mezzo a noi”, la consegna finale per cristiani e induisti, “per costruire una società armoniosa e pacifica, in cui tutti sono rispettati e incoraggiati per cooperare all’unità della famiglia umana con il loro contributo unico”.

Da Agenzia SIR

LA PAROLA DIVENTA MUSICA: a Milano sabato 28 ottobre preghiera luterano – cattolica per i 500 anni della riforma con l’arcivescovo Mario Delpini

Sabato 28 ottobre, a Milano, nella Basilica di S. Simpliciano, in piazza S. Simpliciano, si terrà la preghiera luterano – cattolica per i 500 anni della riforma, con la partecipazione di mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano.
A partire da un brano dell’apostolo Paolo (Filippesi 2,6-11), il filo conduttore è un inno di sant’Ambrogio, alcune strofe del quale diventarono un inno di Martin Lutero, che divenne a sua volta una cantata di Bach.
Verranno eseguiti l’Inno di sant’Ambrogio “Intende qui regis Israel” proposto dalla Cappella musicale del Duomo diretta dal maestro Claudio Riva, la Cantata “Nun komm, der Heiden Heiland” (BWV 62) per soli, coro e orchestra di Johann Sebastian Bach eseguita dal Coro Mailänder Kantorei diretto dal maestro Davide Pozzi, l’Inno di Martin Lutero “Nun komm, der Heiden Heiland” eseguito dall’assemblea.

Ecumenismo: Pavia, al via il ciclo su “Agostino e Lutero – Cinquecento anni dalla Riforma”

Prende il via mercoledì 11 ottobre, a Pavia, il ciclo di conferenze su “Agostino e Lutero – Cinquecento anni dalla Riforma” promosso, al compiersi dei 500 anni dall’inizio della Riforma protestante (1517-2017), dal Comitato Pavia Città di Sant’Agostino attraverso la sua commissione filosofica-teologica. Si tratta di appuntamenti ai quali – spiegano gli organizzatori – “parteciperanno studiosi di fama internazionale che in un percorso di rivisitazione critica di quanto accadde nel XVI secolo offriranno gli sviluppi delle loro ricerche”. “Il senso profondo di questa iniziativa – spiega Walter Minella, già presidente del Comitato – è il rilancio di un ecumenismo che consideri la pluralità delle varianti del cristianesimo come un’offerta, uno stimolo, un dono”. Analogamente, il pastore Maurizio Abbà della Chiesa Valdese di Pavia sottolinea che “gli studiosi effettueranno la loro riflessione alla luce anche del ‘dialogo’ ideale tra Agostino e Lutero e del dialogo interconfessionale contemporaneo con l’ausilio dei risultati della storiografia, oltre gli schematismi superati e i giudizi frettolosi e non fondati”. Il pastore valdese evidenzia anche come “l’interpretazione della Riforma protestante e della conseguente storia degli effetti richieda di uscire dalla doppia tenaglia sia della liquidazione sommaria, da una parte, sia dell’apologetica acritica dall’altra”. All’incontro di domani, in programma dalle 18 presso la sala multimediale del convento degli Agostiniani, interverranno don Saverio Xeres, docente della Facoltà Teologica di Milano, che parlerà di “Lutero visto dai cattolici. Origine e ragioni di un profondo mutamento”, e il pastore Abbà su “La Riforma Protestante, lineamenti e prospettive”. Il ciclo proseguirà mercoledì 8 novembre con la presenza del gesuita Giancarlo Pani, vicedirettore della rivista “La Civiltà Cattolica”, per concludersi martedì 21 novembre con gli interventi di mons. Franco Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, e Massimo Firpo, docente all’Università di Torino e alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

Il sapere «abbraccia» la vita: Sophia, l’ateneo del dialogo. A Loppiano compie 10 anni l’istituto universitario

«Lo scorso anno un nostro studente dell’Ucraina mi confidava: “Se dovessi dire a qualcuno perché scegliere Sophia, gli chiederei: vuoi conoscere il mondo? E risponderei: allora vai a Sophia!”. Ecco questo è un luogo in cui la sapienza divina e la ricerca umana del sapere divengono una cosa sola». Monsignor Piero Coda racconta “Sophia”, l’istituto universitario nato da un’intuizione di Chiara Lubich che compie dieci anni. Teologo di vasta fama, membro della Commissione teologica internazionale e della Commissione per il dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, con quindici anni alla spalle di insegnamento alla Pontificia Università Lateranense, Coda è il preside del singolare ateneo eretto dalla Santa Sede che si trova a Loppiano, la cittadella del Movimento dei Focolari affacciata sull’Arno, a trenta chilometri da Firenze. Quando gli si domanda di tracciare il bilancio di un decennio di attività, il teologo professore guarda ai ragazzi giunti da quaranta Paesi che hanno frequentato l’istituto: 126 hanno conseguito la laurea e 15 il dottorato. «Quasi il 90% di loro ha trovato in breve tempo un impiego professionale o ha proseguito il cammino in campo accademico. E ciò che mi dicono è che qui hanno acquisito gli strumenti per interpretare la contemporaneità e agire da protagonisti in un mondo plurale, complesso, che necessita di persone capaci di dialogo».

Il preside definisce “Sophia” un’«idea innovativa di università» caratterizzata «da una forte interdiscipilarietà e dall’incontro fra i sapere». Poi cita il filosofo francese Edgar Morin. «In questo nostro tempo avvertiamo l’esigenza di “ripensare il pensiero”, ossia di dare nuove ali a una cultura che sappia intercettare le sfide del presente e offrire risposte realistiche». E se «papa Francesco esorta a costruire ponti e non muri, a progettare un nuovo paradigma di sviluppo della società, dell’economia, della politica», le sue parole hanno dato «ulteriore linfa al nostro progetto». Il corso di laurea magistrale (con il relativo dottorato) in “cultura dell’unità” è stato il primo lanciato dall’istituto e testimonia la vicinanza al Movimento dei Focolari. «Siamo partiti dalla convinzione di superare la frammentazione dei saperi offrendo un percorso che facesse germogliare una cultura integrata, illuminata dal Vangelo, dalla dottrina sociale della Chiesa e dalle prospettive del Vaticano II. Un percorso che non aveva qualcosa di simile nell’ambito degli studi accademici proposti dalla Santa Sede». In occasione del decennale si sono aggiunti due nuovi corsi: quello in scienze economiche e politiche e quello in ontologia trinitaria. «Grazie alla crescita della qualità accademica e del numero dei docenti, sono stati attivati due titoli più spendibili professionalmente. In particolare quello in ontologia trinitaria riprende un’espressione del filofoso e teologo tedesco Klaus Hemmerle e, legato al carisma dell’unità, vuole esprimere la circolarità fra filosofia e teologia». “Sophia”, però, non è soltanto lezioni o esami. È anche, e soprattutto, una «comunità di vita», come ama chiamarla Coda. «Abbiamo voluto che l’ambiente di studio si innestasse in un’esperienza di incontro, di scambio, di preghiera che attraversasse tutte le dimensioni del quotidiano. E al centro ci sono gli studenti, i professori e lo staff di collaboratori». Non è un caso che l’istituto abbia come cornice la Mariapoli internazionale di Loppiano. «Chiara Lubich – spiega il preside – riteneva che l’università dovesse nascere nel contesto di un “laboratorio” globale com’è questa cittadella. Perché la considerava una necessaria espressione del legame intrinseco fra pensiero ed esperienza». Del resto per capire che cos’è “Sophia” occorre rifarsi alla lungimiranza della fondatrice del Movimento dei Focolari. «L’idea di un’istituzione universitaria è sempre stata presente nella spinta carismatica che ha animato Chiara Lubich e poi il Movimento. Già dalla fine degli anni Quaranta era emersa l’urgenza di declinare l’ispirazione evangelica “Che tutti siano uno” anche in chiave culturale e sociale». Oggi l’istituto ha creato anche due centri di ricerca. «Uno è l’Evangelii gaudiumper il rinnovamento della missione ecclesiale nella linea di papa Francesco; e l’altro è il Sophia Global Studiesper affrontare le sfide attuali a livello mondiale in una prospettiva interdisciplinare. Si tratta di iniziative in cui la proposta accademica di “Sophia” prende il volo per inserirsi nel dinamismo sociale di un frangente così complesso ma al tempo stesso carico di speranza ». Non solo. Il prossimo 14 dicembre prenderà il via la cattedra “Athenagoras I-Chiara Lubich” in sinergia con il patriarcato ecumenico di Costantinopoli. «Una serie di lezioni – conclude Coda – sui temi della spiritualità e dell’ecclesiologia ortodosse nell’ottica del dialogo ecumenico».

GIACOMO GAMBASSI

Tratto da “Avvenire”, 08/10/2017