Il Papa in Myanmar e Bangladesh. Da Yangon a Dacca: Vangelo e dialogo tra le fedi

Basta dare un’occhiata alle statistiche sulla popolazione, per cogliere subito la fotografia del viaggio del Papa in Myanmar e Bangladesh. Nel primo dei due Paesi (dove arriverà domani), sui 51 milioni di cittadini, l’87 per cento sono buddisti, con i cattolici (700mila circa) all’1,27 per cento del totale. In Bangladesh, invece, gli abitanti sono quasi 150 milioni, i musulmani l’89 per cento, gli induisti il 10 e i cattolici (375mila) lo 0,24 per cento.
In quest’angolo del sud est asiatico i fedeli della Chiesa di Roma rappresentano dunque una goccia nell’oceano, ma come avrebbe detto Madre Teresa di Calcutta, senza di loro all’oceano mancherebbe una goccia di importanza inversamente proporzionale al numero in quanto a presenza caritativa, contributo alla pacificazione interetnica, sostegno alle fragili democrazie locali. A queste piccole ma determinanti comunità si rivolge dunque innanzitutto il viaggio di Francesco (il 21° del pontificato, con 31 Paesi finora toccati, e che ieri sera ha posto sotto la protezione della Vergine con la visita in Santa Maria Maggiore), che durerà fino a sabato 2 dicembre (il ritorno a Roma è previsto intorno alle 23). Viaggio che, al netto dei lunghi tragitti di andata e ritorno, è diviso equamente tra le due mete: primi tre giorni a Yangon e Nay Pyi Taw (la capitale istituzionale), secondi tre a Dacca.
Il programma tuttavia tiene conto della complessità sociale e religiosa dei Paesi visitati. E infatti segue uno schema che affianca ai momenti con le comunità cattoliche locali le occasioni istituzionali e gli incontri interreligiosi. Anzi, sotto quest’ultimo profilo, l’itinerario si è arricchito di un ulteriore appuntamento, nella mattinata di martedì 28 a Yangon, con le altre fedi che non sono il buddhismo, mentre al Consiglio supremo ‘Sangha’ l’incontro è fissato mercoledì alle 16.15 nel Kaba Aye Centre. A Dacca poi il Papa vedrà i rappresentanti delle diverse religioni venerdì 1° dicembre alle 17 nel giardino dell’arcivescivado. E qui ci sarà anche una delegazione dei Rohingya, la minoranza islamica che in Myanmar non ha cittadinanza ed è stata oggetto di violenze contro le quali lo stesso Francesco si è già pronunciato.
Dialogo interreligioso e contatti con i governi sono a queste latitudini come due facce della stessa complessa medaglia. La rinata democrazia birmana (guidata dal premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi) deve infatti fronteggiare da un lato le nostalgie totalitarie dei militari al potere fino a qualche anno fa, dall’altro evitare la tentazione del ritorno a una religione di Stato, per quanto maggioritaria tra la popolazione.
Rischi che anche in Bangladesh corre la pace sociale. L’attentato di matrice Daesh del luglio 2016 (in cui morirono anche nove italiani) è un potente campanello d’allarme in questo senso. Ecco perché in Myanmar il Papa dedicherà diverso spazio agli incontri con il presidente, il consigliere di Stato (la stessa Suu Kyi) con le autorità e il corpo diplomatico e ugualmente farà in Bangladesh, visitando anche il memoriale che ricorda i martiri dell’indipendenza dal Pakistan. A Yangon poi ha anche aggiunto all’agenda l’incontro in privato con il capo dell’esercito, per dimostrare la volontà di dialogare con tutti. Molta parte del suo tempo papa Bergoglio lo trascorrerà con le comunità cattoliche (alle quali negli anni scorsi ha ‘regalato’ per la prima volta un cardinale). Sia a Yangon che a Dacca celebrerà la Messa in pubblico. Nella prima città due volte (e tra l’altro benedirà le prime pietre di 16 chiese, del seminario e della nunziatura), mentre nella capitale bengalese ordinerà 16 nuovi sacerdoti. In entrambe le città il programma della visita si concluderà poi con l’incontro con i giovani. Una scelta voluta che insieme con la visita alla Casa di Dacca dove Madre Teresa si fermava costituisce un messaggio di speranza per il futuro. Con la conferma di una vicinanza ai poveri che in un certo senso sono i veri protagonisti di questo viaggio.

MIMMO MUOLO

Da “Avvenire”, 27 novembre 2017