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«Come una mongolfiera che si alza verso il cielo»: don Fabrizio Ghisoni nuovo parroco di Paderno Ponchielli e Ossolaro

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Domenica 3 ottobre la comunità di Paderno Ponchielli ha vissuto un pomeriggio di festa per l’ingresso di don Fabrizio Ghisoni come nuovo parroco delle parrocchie di “San Dalmazio” in Paderno Ponchielli e “Santo Stefano martire” in Ossolaro, due delle quattro comunità dell’unità pastorale “Nostra Signora della Graffignana” (che comprende anche le parrocchie di Casalbuttano, San Vito e Polengo). La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo Antonio Napolioni, affiancato dal vicario zonale don Giambattista Piacentini, dal parroco moderatore dell’unità pastorale don Gianmarco Fodri e da don William Dalè, da poco ordinato diacono in servizio presso l’unità pastorale. Ad accompagnare il nuovo parroco anche don Giuseppe Nevi, parroco di Soncino dove don Fabrizio ha svolto l’incarico di vicario, insieme ad alcuni parrocchiani soncinesi.
La celebrazione è stata animata dai canti della corale parrocchiale con Francesca Capelli all’organo “Pacifico Inzoli”, recentemente restaurato.

A dare il primo benvenuto a don Ghisoni è stato Cristiano Strinati, sindaco di Paderno Ponchielli, che ha rivolto al nuovo parroco alle porte della chiesa un saluto a nome della comunità comunale che rappresenta: «Voglio subito dare del tu al parroco per farti percepire una presenza familiare: il tuo arrivo è significativo perché sarai parroco di tutta la comunità comunale diventando parroco anche di Ossolaro e dovrai cercare di smussare gli spigoli di questa nuova unione. Abbiamo pensato di regalarti un pallone da calcio “Tango Rosario” conoscendo la tua passione calcistica e come simbolo dell’oratorio visto che un pallone fa sempre famiglia».

Al termine dei riti di ingresso della Messa il vicario zonale don Giambattista Piacentini ha dato lettura del decreto di nomina. La liturgia è quindi proseguita con l’aspersione dell’assemblea e con l’incensazione dell’altare per mano del nuovo parroco.

Un membro del Consiglio pastorale parrocchiale ha rivolto poi  il saluto della comunità parrocchiale a don Fabrizio: «Le comunità di Paderno e Ossolaro affidate alla sua guida con vera gioia e spirito di servizio, dopo aver salutato con affetto e riconoscenza i predecessori don Claudio e don Floriano, sono ora desiderose di condividere con lei il cammino di fede e di crescita spirituale e umana – ha detto –. Averla tra noi è un dono grande che sprona ognuno a mettersi in gioco per il bene comune come laici responsabili». E ancora: «L’entusiasmo con il quale si appresta a diventare nostro parroco ci riempie di gioia e ci investe di precipue responsabilità: insieme nella quotidianità cercheremo di rendere buona testimonianza con semplicità e impegno sostenendoci a vicenda come si fa in una vera famiglia».
È stata quindi donata a don Fabrizio una nuova stola, simbolo del sacerdozio, come augurio per questo nuovo capitolo del suo ministero.

Dopo le letture del giorno, è stata l’omelia del Vescovo a offrire ulteriori spunti di riflessione: «A un prete si chiede di benedire tutto, persino le macchine e tanti altri oggetti, ma il Vangelo di questa domenica si conclude con Gesù che benedice i bambini, li accoglieva e conosceva il loro segreto e voleva insegnare ai discepoli, come a noi, che l’atteggiamento vero del credente è sapere di avere Dio come padre, Maria e la Chiesa come madre».

«Ti chiedo – ha ripreso mons. Napolioni –, prima di insegnare, di imparare una realtà: le vie, i nomi, gli indirizzi e le storie. La parrocchia non è enorme, ma seguire queste storie sarà la vera nuova idea e realtà di parrocchia, famiglia di famiglie dove insieme si vince la paura e ci si aiuta nelle difficoltà, dove le fragilità vengono prese in carico umilmente da tutti come è lo stile del Signore che ci accompagna così tutti i giorni della nostra vita».

Il vescovo ha poi concluso: «I campanili devono essere delle antenne di comunicazione, ben venga una santa gara di campane, non sempre, di giorno a dire la gioia di una fede contagiosa e allora sarà bello guardare al futuro, che non ci metterà paura davanti al fascino della vita familiare e coniugale e al dolore che proviamo per le ferite di tante famiglie. Nasca la carità di servirle insieme alla comunità e ai sacerdoti, in comunione con la Chiesa e con il Papa, perché davvero l’amore dell’uomo e della donna sia la grande letizia della vita umana e cristiana in ogni tempo».

La celebrazione è quindi proseguita con la liturgia eucaristica e dopo la Comunione ha visto il nuovo parroco prendere la parola per un saluto alla comunità che lo ha accolto: «Nel cuore ho solo la lode e il ringraziamento al Signore e a tante persone, soprattutto a don Claudio Rasoli, mio compagno di Messa, che mi ha preceduto in questa parrocchia e che mi lascia una comunità viva, attiva e che mi ha accolto in maniera calorosa».

Don Fabrizio ha quindi proseguito ricordando la mongolfiera noleggiata qualche anno precedentemente in oratorio a Paderno Ponchielli: «La vita cristiana è un po’ come cucire una mongolfiera, tante volte  è un lavoro lungo e anche complicato: quando va in alto la mongolfiera è leggera, piena di aria calda – ha quindi proseguito il nuovo parroco – perché si sollevi e ci porti al Signore in maniera simbolica, è necessario sia acceso un fuoco, il fuoco dello Spirito Santo, e allora spero che quel fuoco sia acceso nel cuore di ognuno, e che quell’aria calda riempia ad ognuno di noi quella pienezza di grazia di cui Maria è l’esempio».

Quindi, don Fabrizio ha concluso: «Un ultimo pensiero lo voglio rivolgere alla Paderno celeste, è già in programma la Messa per i defunti, questa visione dove noi siamo la Chiesa militante ma tanti nostri fratelli sono già vivi in Dio, ci permette di avere una visione ampia, celeste: quella della mongolfiera che si alza verso il cielo. Nel dialogo e nel confronto spero che potremo fare tanta strada insieme».

Per concludere il pomeriggio di gioia, dopo le firme dell’atto di immissione alla presenza dei testimoni, è stato quindi il momento di un rinfresco in oratorio per festeggiare insieme e scambiare le prime parole di conoscenza con don Fabrizio con i canti di accoglienza dei bambini del catechismo: “Con te faremo cose grandi” e “Tu sei uno di noi” sulla figura del sacerdote.

Successivamente, martedì 5 ottobre alle 21, don Ghisoni presiederà l’Eucaristia in suffragio dei defunti nella chiesa parrocchiale di San Dalmazio.

Matteo Lodigiani

 

Biografia del nuovo parroco

Don Fabrizio Ghisoni, classe 1977, originario di Villacampagna, è stato ordinato il 15 giugno 2002. Ha iniziato il proprio ministero a Cremona come vicario della parrocchia Ss. Apollinare e Ilario, e dal 2011 è diventato vicario anche di Sant’Agata. Nel 2013 il trasferimento a Soncino come vicario di S. Maria Assunta e S. Giacomo apostolo, S. Pietro apostolo e S. Bartolomeo apostolo in Isengo; incarichi a cui dal 2015 ha aggiunto anche quelli di vicario di Casaletto di Sopra e Melotta. Ora monsignor Napolioni l’ha scelto come nuovo parroco delle comunità di San Dalmazio in Paderno Ponchielli (prendendo il testimone da don Claudio Rasoli) e Santo Stefano martire in Ossolaro (dove era parroco don Floriano Scolari).

 

Saluto di don Fabrizio Ghisoni

Cari parrocchiani,

con molta gioia mi preparo a trasferirmi in mezzo a voi. Ringrazio il Vescovo per la fiducia e non vedo l’ora di cominciare il mio ministero a Paderno e Ossolaro nonché nell’Unità Pastorale Nostra Signora della Graffignana.

Sul retro dell’immaginetta alla mia prima messa, ormai 19 anni fa, feci scrivere questa frase del Beato Ildefonso Schuster: “la nostra condizione è tale che, o siamo ministri di Dio ed allora saremo santi – o non lo siamo, e allora recheremo più danno che vantaggio alla Chiesa e alle anime”. Ero giovane e volevo proprio contribuire alla nuova evangelizzazione come la presentava il Papa, allora Giovanni Paolo II, nella Novo Millenia Ineunte. Oggi Papa Francesco torna spesso a spronare il clero su questi temi ma il tutto è ancora difficile e la secolarizzazione avanza.

Alla luce di questi slanci giovanili devo confessare di non essere ancora “santo”, però non ho mai smesso di interrogarmi su come “far passare la linfa”.

Sì, Gesù si definisce la vite e noi allora ne siamo semplicemente i tralci. Il Maestro, infatti, ci dice: “chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla (Gv 15,5).

Perciò vengo in mezzo a voi col pensiero che il vero pastore è Cristo, è Lui che ha già redento il mondo; a noi il compito di lasciar passare la Grazia, di dissodare il terreno per far respirare il seme buono dalla zizzania soffocante… e allora “Sì: sarà bello essere “fratelli in Cristo”. lo vengo in mezzo a voi con gioia ed entusiasmo.

In realtà quest’anno 2021 secondo di Pandemia, che si è aperto con uno Sciamano a Capitol Hill e si chiude con il ritorno dei Talebani in Afganistan, sembra resettare 20 anni di storia e lascia aperte tante preoccupazioni politiche e sociali. Nonostante tante cose brutte che ci circondano voglio venire in mezzo a voi ad annunciare ancora la buona novella, la Parola viva di Cristo. Farò mio il suggerimento che San Paolo lascia a Timoteo: “annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento (2Tm 4,2) perciò vi chiedo fin da subito di aver pazienza. Nell’attesa di incontrarci presto mi affido alle vostre preghiere; su me e su tutti voi la protezione della Vergine Maria della Graffignana e dei Santi Dalmazio e Stefano.

don Fabrizio