“Custodi di ogni vita”, uno speciale per celebrare la 44ª Giornata nazionale per la Vita

 

È stato realizzato tra le opere esposte nella sala della Natività del nuovo Museo diocesano di Cremona, lo speciale sulla 44ª Giornata nazionale per la vita, andato in onda nella serata di ieri su Cremona 1 e sui canali social della diocesi (dove è ancora disponibile).

Il filo conduttore è stato il messaggio per la Giornata proposto dal Consiglio episcopale permanente della Cei – dal titolo «Custodire ogni vita» – di cui sono stati proposti alcuni passaggi. Un testo in cui si evidenziano le ripercussioni della pandemia sulla custodia della vita nascente e terminale, sulle fragilità, sul sistema sanitario e sulle responsabilità individuali.

Tra letture, preghiere e testimonianze di impegno, la riflessione è stata accompagnata da diverse forme artistiche: la musica con i canti del coro della Gioventù francescana registrati presso la chiesa del convento dei Cappuccini di via Brescia; l’arte che dalle sale del Museo ha accompagnato anche alla scoperta della la pala del «Riposo nella fuga d’Egitto», capolavoro di Luigi Miradori, detto il Genovesino, custodita presso la chiesa di S. Imerio e presentata da don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano per i Beni culturali; il teatro con il monologo Factum est, scritto da Giovanni Testori e adattato al video dall’attore Jim Graziano Maglia, in cui a prendere voce è il feto, colui che nella realtà non ha diritto di parola.

«Il tema “Custodire ogni vita” è un tema estremamente faticoso – ha spiegato nella sua introduzione il dott. Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la vita di Cremona –. Custodire significa esattamente il contrario di scartare».
La Giornata per la vita è stata istituita quarantaquattro anni fa, a memoria dell’approvazione della legge 194 e della legalizzazione dell’aborto. Ed è proprio questo avvenimento, con tutte le conseguenze, con tutti gli eventi che lo hanno seguito, a dare una spinta in più in favore dell’impegno per la tutela della vita. «Allora ben venga questa Giornata per la vita – prosegue Emiliani – per ricordare come la difesa della vita nascente non possa essere sottostimata».

Nel sottolineare questa urgenza il presidente del Cav, ricorda il «diritto all’aborto» evocato da Macron nel suo discorso al Parlamento europeo lo scorso 19 gennaio: «Quei tredici secondi di applausi sono una grande ferita, un brivido. Eppure rilanciano la grande emergenza antropologica, culturale ed educativo» che «chiama tutti noi all’impegno»

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Lo speciale ha poi proposto le significative testimonianze di chi è impegnato ogni giorno a custodire la vita, su diversi fronti.

Il dottor Marco Quinzani, responsabile delle cure palliative presso l’hospice Ancelle della carità di Cremona, ha affrontato il tema delicato della dignità della vita nelle sue fasi terminali: «Devo ammettere che il termine “cure palliative” aveva creato in me un certo equivoco: quando non c’è praticamente più nulla da fare si affida il paziente alle cure palliative – racconta il dottor Quinzani –. In realtà la miglior sintesi del significato di cure palliative è “tutto quello che resta da fare”». Una definizione intrisa di speranza, che non fa pensare a queste come un’ultima spiaggia. «Significa custodire una fase delicata dell’evoluzione di una malattia e della vita del paziente stesso, dove ogni atto e ogni gesto, dal più semplice al più specialistico, si svolge all’interno di una relazione: una relazione di cura che ha la potenzialità di permettere il raggiungimento della migliore qualità possibile per il paziente, ma anche per gli operatori sanitari».

La parole “insieme”, l’attenzione alle relazioni e alla cura, è il tema che guida la riflessione anche attraverso le altre testimonianze, come quella dei coniugi Chiara Mertolini e Davide Ghisleri, sposati da vent’anni e genitori di due figli, che raccontano la loro esperienza famigliare in un periodo particolare come quello della pandemia, un periodo descritto da Chiara come una tempesta, in cui la coppia «si è ritrovata a tenere insieme il timone di una barca in mezzo al mare».

«Vivere la nostra famiglia in questi due anni ha voluto dire vivere un periodo in cui le incertezze e i timori hanno costituito un bagaglio che accompagna ancora oggi con naturalezza la nostra quotidianità» ha raccontato Chiara.  «Custodire i figli in questi anni, aver cura di loro nelle condizioni straordinarie di questi tempi, ha voluto anche dire, per noi, una misura diversa del tempo della vita insieme – ha aggiunto Davide – nel senso che sono state tante le ore passate insieme in casa, con giornate più lunghe, tempi e modi di condivisione di spazi che sembravano a tutti più ristretti. Ma stare insieme più spesso ha provato i nostri caratteri e ci ha donato più occasioni di dialogo e di vita».

Significativo l’intervento di alcune volontarie del Centro di aiuto alla vita di Cremona, che hanno raccontato la loro attività al fianco delle donne e delle famiglie che, nella difficoltà di affrontare una maternità, pensano di ricorrere all’aborto: una vicinanza fatta di ascolto, vicinanza, ma anche sostegno economico alla mamma durante la gravidanza e al suo bambino nelle prime fasi della vita.

Non è mancato l’ intervento da parte del vescovo Antonio Napolioni, che ha offerto una lettura del tema della custodia della vita a partire dalla Parola di Dio.

«La vita è fragile, delicata – ha spiegato il vescovo nel suo contributo –. Tra l’abbondanza e la miseria, tra l’opulenza e l’emarginazione, tra una vita che nasce e non sempre fiorisce e una vita che termina non sempre nella dignità che le è necessaria, siamo davvero chiamati a rinnovare l’impegno di custodire anche la sorpresa apparentemente negativa, il momento critico, passaggio doloroso, deserto da attraversare. E se riusciamo a farlo senza lasciare nessuno da solo, allora sì che avremo un futuro».