Preghiera per la pace con il Vescovo. Le donne ucraine in Cattedrale: «I nostri cari sotto le bombe; nella fede l’unico conforto»

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Una preghiera per la pace colma di speranza anche se segnata dalla preoccupazione e dal dolore di quanto sta avvenendo in Ucraina. Un’invocazione, quella del Rosario di venerdì sera in Cattedrale, davanti ad «una storia della salvezza tradita e insanguinata dalla smania di potere, dall’odio fratricida, dai nazionalismi e persino dalla divisione tra i cristiani», come ha spiegato il vescovo Antonio Napolioni rivolgendosi ai presenti e a tutti coloro che si sono collegati ai canali web e social della diocesi. «Non la paura ma la speranza, unita a una sacrosanta indignazione – ha continuato Napolioni – muovono alla preghiera per la pace, per la giustizia, per il rispetto dei popoli e perché la Genesi che ci vede protagonisti di una nuova fraternità nel mondo non si arresti».

Con la recita dei misteri dolorosi ieri la Chiesa cremonese ha infatti risposto all’appello di Papa Francesco secondo cui «Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno», in piena sintonia con tutte le chiese italiane, invitate dalla Cei ad unirsi in una preghiera corale che vorrà farsi digiuno il prossimo 2 marzo, mercoledì delle ceneri.

La Cattedrale ha pregato all’unisono, in maniera composta, sobria, inframmezzando ai misteri l’ascolto di brani evangelici e di scritti e parole del Papa. Una meditazione ed una invocazione che ha unito i fedeli in una voce sola, perché «il contagio benefico dell’ascolto profondo della Verità – come ha spiegato monsignor Napolioni – orienti verso scelte di dialogo e di pace». Nessuna illusione, perché «Dio non si sostituirà alla libertà dell’uomo», ma la certezza che la fede non resterà inascoltata.

Tra i presenti, fedeli laici delle parrocchie cittadine, sacerdoti, religiosi e numerosi rappresentanti di associazioni e delle istituzioni, che hanno preso parte in forma privata al momento di preghiera comunitaria. Fianco a fianco, cremonesi ed ucraini. Perché in Cattedrale c’erano anche loro, quelle presenze discrete di donne che abitano tante case dei cremonesi aiutando gli anziani. Donne che hanno pregato con le lacrime agli occhi raccontando, al termine del rosario, a chi avevano accanto, dei loro cari. «Mia figlia – ci ha detto Maria – sta per partorire nella nostra terra, con la paura di un bombardamento. Non vuole andare via. Con il marito vuole difendere la nostra terra. Le nuove generazioni vogliono restare nella loro patria». Nel cuore hanno le parole, i racconti di nipoti e genitori, con i quali sono ancora in comunicazione, ma temono il peggio. «La nostra unica salvezza – ripete Maria, con le connazionali Alina e Olga – è solo Dio che può sconfiggere chi ha intenti diabolici».

Condividono con la chiesa cremonese l’invocazione alla pace, gli occhi però rivelano l’angoscia di queste ore, ferite che non si rimargineranno con facilità. Sulle spalle hanno storie di fatica e lavoro, la conquista, trent’anni fa, di una libertà che ora vedono calpestata. «Unico conforto è la fede», ripetono con convinzione, e la vicinanza di una Chiesa che le ha accolte come sorelle e che promette di non lasciarle sole, di stare accanto a loro, alle loro famiglie e al loro popolo con la preghiera, e con gesti concreti di solidarietà e fratellanza.