È online “Altri”, il nuovo numero di Riflessi Magazine

Chi sono gli altri? Quale sguardo gettiamo su ciò che è «fuori» di noi, dei nostri schemi o dei nostri ambienti? Sono questi interrogativi che danno origine ai tanti argomenti (sono interviste, storie, riflessioni e racconti per immagini) trattati nel secondo numero di Riflessi Magazine. Si intitola appunto «Altri» l’edizione di giugno del nuovo periodico digitale della diocesi di Cremona online da venerdì.

Il percorso tematico proposto «legge» questa parola – oggi oggetto di tanto interpretazioni, fraintendimenti e scontri ideologici – osservando la realtà che ci circonda da prospettive diverse: accanto a noi l’altro può diventare il parente malato di Alzheimer, il tifoso di una squadra avversaria, la personalità di un artista che lascia tracce di sé nei secoli fino a noi… Tanti altri i contenuti che rivelano – esplorando il rapporto di ciascuno con la differenza – conflitti e rinascite, eredità da ritrovare e frontiere di innovazione. Così si racconta di un gruppo di giovani indiani, immigrati di seconda generazione, che tengono vivo il legame con le loro radici attraverso la danza del Punjab, si incontra la storia di Anna, psicoterapeuta cremonese impegnata in Africa nella liberazione dei malati psichici che vivono incatenati agli alberi, si scende in metropolitana con l’Orfeo di Monteverdi e ci si chiede cosa succederà a noi domani quando diventerà normale parlare con oggetti “intelligenti” e che cosa significano i disegni di un bimbo che si trova a vivere la separazione di mamma e papà.
Quello di Riflessi Magazine è un numero speciale, ricco di contenuti che accompagneranno – senza fretta, come nello stile del mensile online – l’estate dei lettori fino alla prossima uscita attesa per settembre con il tema «Città».

 




“La rete sia strumento di unità e non di divisione”. La giornalista Iman Sabbah al Foppone (Video e foto)

Si è svolto martedì 4 giugno nel chiostro dell’ex chiesa del Foppone l’incontro organizzato dall’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali in occasione della 53^ Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali. Ospite della serata è stata la giornalista Iman Sabbah, giornalista Israele palestinese naturalizzata italiana, di religione Cattolica, attualmente corrispondente della Rai da Parigi.

Con il suo intervento, accompagnato dalle poetiche esecuzioni musicali di Giacomo e Anna Ruggeri, la giornalista ha offerto una personale lettura del messaggio del Papa per le Comunicazioni sociali sul tema “Siamo membra gli uni degli altri. Dalle social network community alle comunità”.

Il primo spunto è una parola che – dice Iman Sabbah – “non manca mai negli interventi del Papa: la parola incontro”.

Una parola che invita a riflettere sugli strumenti tecnologici e sulla rete come “uno strumento che deve unire e non dividere”. L’esempio arriva dalla sua terra d’origine, laTerea Santa, dovei social network sono diventati mezzo e occasione per incontrarsi “tra comunità cristiane dei paesi vicini nel Medio Oriente, che attraverso uno smartphone si scambiano le esperienze e le difficoltà di essere minoranza”.

Un altro tema della riflessione della giornalista Rai è quello della conoscenza: “La rete è uno strumento per verificare le notizie, per distinguere la realtà delle chiacchiere”. E la conoscenza, in un mondo dove tutti possono essere portatori di notizie è importante conoscere i rischi che si corrono di fronte al dilagare della disinformazione. “Un aspetto che noi operatori della comunicazione incontriamo ogni giorno”, sottolinea Iman Sabbah. “Ma spesso la corsa alla notizia toglie accuratezza alla verifica e fa cadere nelle fake news”. Una verifica che tuttavia riguarda tutti: “Prima di condividere con i social una notizia controllate qual è la fonte”.

La giornalista porta esempi eclatanti di notizie false che hanno condizionato l’opinione è il comportamento di molte persone: dal falso endorsement di Papa Francesco per la campagna elettorale di Trump, fino si fotomontaggi creati ad arte per diffondere notizie false sul tema dell’immigrazione nei paesi europei “sia a fine politico, economico oppure per un fine di diffamazione diretta di una persona”.

“Verificare, educare è sensibilizzare”: questa l’indicazione ripetuta con urgenza da Iman Sabbah che si rivolge alle famiglie, alla scuola e alle parrocchie. “È importante conoscere e educare all’uso responsabile della rete perché può danneggiare profondamente le nostre comunità”.

“La rete – conclude – è luogo del dialogo e non del monologo ed è uno spazio utile per condividere il bene e il bello che c’è nel nostro mondo è che non trova spazio nella informazione mainstream che preferisce le notizie negative. Combattiamo la deriva che trasforma un bene come la rete in in male”.

Al termine dell’intervento è stato il direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali don Enrico Maggi a presentare le iniziative editoriali diocesane, dal portale diocesano, al nuovo periodico online Riflessi Magazine in uscita venerdì 7 maggio con la sua seconda edizione dedicata al tema “Altri”, fino alle produzioni radiotelevisive e all’impegno sui social network.

 

Una serata per parlare di comunicazione e comunità con Iman Sabbah , corrispondente della Rai a Parigi.Segui la diretta 👇🏻 dalla ex chiesa del Foppone

Pubblicato da Diocesi Di Cremona su Martedì 4 giugno 2019

 

Photogallery della serata




Direttori dei media locali a confronto con il Vescovo e Iman Sabbah

Nella mattinata di mercoledì 5 giugno, negli ambienti della Curia, il vescovo Antonio Napolioni ha incontrato i direttori delle testate giornalistiche locali insieme ai responsabili degli uffici stampa della pubblica amministrazione e di importanti realtà produttive del territorio. L’evento è stato promosso dall’Ufficio diocesano per le Comunicazioni nel contesto della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (celebrata domenica 2 giugno). Ad aiutare la riflessione la giornalista Rai Iman Sabbah.

L’evento – come precisato in apertura di lavori da don Enrico Maggi, incaricato diocesano per le Comunicazioni – ha sostituito l’annuale incontro del Vescovo con i giornalisti di gennaio, in occasione della festa patronale di san Francesco di Sales. Abbandonata la consueta formula della relazione di un esperto, si è scelto di coinvolgere gli operatori della comunicazione in una vera e propria “tavola rotonda” in cui ragionare insieme sui risvolti del proprio lavoro quotidiano. A tema la “narrazione” del conflitto attraverso gli strumenti della comunicazione.

Chiamata al confronto quella che mons. Napolioni ha definito la «stessa famiglia territoriale», unita nella ricerca del bene. Nelle parole del Vescovo la consapevolezza che proprio la Chiesa, per sua natura, non può non comunicare. Poi, con un riferimento alle parole di Papa Francesco – in particolare all’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” – ha ribadito la necessità che l’unità prevalga sul conflitto.

 

Ad offrire l’imput iniziale per la condivisione, l’intervento della giornalista Rai Iman Sabbah. A partire dalla sua esperienza di corrispondente da Parigi, ha illustrato come la sensibilità italiana e quella d’Oltralpe su temi di grande attualità nazionale non siano affatto comparabili. Nelle sue parole la testimonianza di quanto i professionisti dell’informazioni siano esposti al rischio di ingigantire fenomeni che in realtà non esistono, finendo per influenzare il proprio pubblico.

 Scheda di Iman Sabbah

Aperto il dibattito, interessanti osservazioni sono emerse circa l’importanza del giornalismo per il racconto dei fenomeni del nostro tempo e la rilevante responsabilità dei comunicatori. Il colloquio ha riguardato temi scottanti: la verifica delle fonti di informazione, la contestualizzazione dei fatti e l’appello alla coscienza professionale per bilanciare il diritto di cronaca con la valutazione della visibilità opportuna da concedere a vicende delicate, i pericoli legati all’emulazione fomentata dalle notizie.

Un confronto stimolante e arricchente che si è concluso con un arrivederci per ulteriori occasioni di condivisione professionale.

Photogallery dell’incontro




“Fake News” e servizio all’informazione: con Francesco Ognibene si ricorda il patrono dei giornalisti

L’appuntamento che ogni anno celebra con i giornalisti locali la memoria del Patrono san Francesco di Sales – liturgicamente il 24 gennaio – è stato invece convocato la mattina di lunedì 29, presso il Centro Pastorale di Cremona. Con il Vescovo Napolioni  i responsabili e gli addetti ai mezzi della comunicazione diocesana, professionisti di Cremona e provincia, rappresentanti degli Uffici Stampa di organizzazioni del territorio. E pure un gruppo di studenti maturandi del Liceo paritario “Vida” di Cremona.

Il Vescovo Antonio, che per impegni pastorali ha potuto essere presente solo per un saluto iniziale, ha guidato la preghiera introduttiva.

Intervento del Vescovo –  introduzione alla preghiera

L’incontro, promosso dall’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, ha dato l’opportunità per una seria riflessione su uno degli aspetti più problematici dell’informazione: la faticosa verifica della veridicità delle notizie e l’impegno dei giornalisti ad essere “custodi della realtà”, oltre ogni strumentale falsificazione degli eventi, soprattutto dopo l’avvento degli strumenti digitali di comunicazione e l’estendersi delle reti sociali.

L’attenzione alle cosiddette “Fakes News” – vale a dire la disinformazione pianificata per interessi particolari – è il tema scelto da papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale per le comunicazioni sociali, che si celebrerà nella Chiesa universale il prossimo 13 maggio, festa dell’Ascensione.

“La verità vi farà liberi” (Gv 8,23). Notizie false e giornalismo di pace è il titolo del Messaggio promulgato il 24 gennaio scorso. Lo ha commentato con vigore e profondità il caporedattore di Avvenire, Francesco Ognibene, approfondendo il senso di una professione votata ad offrire a lettori e fruitori dei media un solido approccio alla verità dei fatti.

Dopo l’appassionata relazione del giornalista, un breve dibattito ha offerto spunti di riflessione sulle trasformazioni in atto nel panorama informativo, sul destino della comunicazione a stampa, su pregi e limiti dell’universo digitale.

Introduzione di don Enrico Maggi, responsabile Ufficio diocesano Comunicazioni sociali

Relazione di Francesco Ognibene

 

Photogallery

 

Il messaggio del Papa per la prossima Giornata delle comunicazioni

 

Profilo di Francesco Ognibene

Caporedattore, ad Avvenire dal 1991, Ognibene si occupa al Desk centrale di bioetica, informazione religiosa e pagine diocesane, mass media, giovani. Cura dal 2002 la pagina settimanale Portaparola, sulla cultura, la comunicazione e la pastorale, e dal 2005 segue la pagina settimanale Giovani-Gmg. Sempre dal 2005 è responsabile dell’inserto “è vita” del giovedì. Ha seguito sul campo convegni ecclesiali nazionali, Giornate mondiali della gioventù, Settimane sociali dei cattolici ed eventi ecclesiali. Nel 2002 ha coordinato il progetto di ridisegno editoriale e grafico di Avvenire. Nato a Roma nel 1964, è laureato in Scienze politiche all’Università Cattolica, è sposato dal 1995 e padre di tre figlie.




Manifesto della GMCS 2018 con una penna che rompe la logica del filo spinato

Anche quest’anno l’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali della CEI propone un manifesto sul tema della Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali. L’idea è semplice: una penna, con un guizzo verso l’alto, rompe la logica del filo spinato, simbolo di ogni guerra e di ogni violenza, di ogni muro e di ogni gabbia. La penna punta alla parola “verità”, quella che sola “fa liberi”.

È il simbolo di un giornalismo che costruisce pace, cercando la verità, e della ribellione alla dittatura delle “fake news”. È un omaggio a tutti quei professionisti che, talvolta a prezzo della loro stessa vita, rendono testimonianza alla verità smascherando menzogna e ipocrisia.

La penna è stilografica non per un vezzo nostalgico, per un capriccio vintage. È un oggetto che esprime amore per la scrittura, per la ricerca del linguaggio più appropriato per raccontare le cose come stanno. Giornalista non ci si improvvisa, comunicatore neanche: servono passione e studio, professionalità e aggiornamento.

Solo una comunicazione così potrà restituire alla nostra società il respiro del cielo azzurro che fa da sfondo alla nostra immagine. La verità ci farà liberi, se permetteremo alla sua brezza leggera di soffiare nelle menti e nei cuori.

Scarica il manifesto




“The Post”, un film sul buon giornalismo

“«La verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace” è il tema della prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, edizione numero 52 che si celebrerà il 13 maggio 2018. Di questo si parlerà a Cremona nell’incontro pubblico rivolto agli operatori della comunicazione lunedì 29 gennaio, presso il Centro pastorale diocesano, [leggi per saperne di più]. Su questa tematica saranno anche proposti 16 film per accompagnare nella riflessione sul messaggio del Papa per la Giornata.

Sedici proposte, da parte dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali e della Commissione nazionale valutazione film della Cei, che saranno rese note a partire da venerdì 2 febbraio; sedici schede film ragionate che saranno pubblicate con cadenza settimanale sul portale dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali sino alla celebrazione della Giornata delle comunicazioni, il prossimo 13 maggio.

Ad anticipare il piano dell’opera, le proposte pensate per la comunità tutta – dagli animatori ai catechisti, dai docenti alle famiglie –, è dunque l’approfondimento dedicato al film “The Post” di Steven Spielberg, nelle sale italiane da giovedì 1° febbraio 2018.

Un film che si ispira a fatti realmente accaduti rileggendo una delle pagine della storia statunitense del XX secolo attraverso il coraggio e l’ostinazione di due figure del mondo dell’informazione. Parliamo del Katharine Graham (Meryl Streep, che ha ottenuto la candidatura agli Oscar 2018 per il ruolo), prima donna alla guida del quotidiano “The Washington Post”, e Ben Bradlee (Tom Hanks), direttore del giornale, i quali hanno sfidato intimidazioni e poteri forti pur di dare la notizia, di rendere note informazioni sensibili sulle azioni (dubbie e spregiudicate) del proprio Governo durante la Guerra del Vietnam. La vicenda ha luogo nel 1971, quando “The Washington Post” recupera e decide di pubblicare sulle proprie colonne numerosi documenti sul Vietnam, i cosiddetti “Pentagon Papers”, a rischio di insabbiamento.

Senza sciogliere troppo gli snodi della vicenda, della trama, scritta in maniera puntuale e incalzante da Liz Hannah e Josh Singer, il film “The Post” costituisce una riflessione acuta e profonda su una questione di ieri ma ancora centrale nella società contemporanea, ovvero il giornalismo libero e responsabile. Spielber coglie il cortocircuito di un momento storico preciso, di un cambio di passo nel mondo dell’informazione, riuscendo però ad allargare il campo verso una riflessione di più ampio respiro. Così, attraverso i personaggi di Katharine Graham e Ben Bradlee – resi in maniera vigorosa dal duo Streep e Hanks – il regista tratteggia figure umanamente e professionalmente forti, capaci di mettersi in gioco per affermare il primato della buona notizia, senza lasciarsi condizionare dalle possibili conseguenze delle loro azioni. Pubblicare quei documenti a lungo secretati diventa una questione più che d’onore di deontologia, di etica. È infatti il non piegarsi alle logiche della convenienza o della corruzione il filo rosso che lega i fotogrammi del racconto, in un testo cinematografico che scorre fluido e inteso, anche se non privo di qualche momento di sosta o incertezza.

Con alle spalle più di quarant’anni di attività, Steven Spielberg dimostra ancora una freschezza creativa e una capacità di dirigere storie, attori, ancora potente e attuale. Un regista capace di diversificare i propri progetti, trovando continuo contatto con le varie generazione di spettatori. E ci auguriamo pertanto che proprio i giovani, i nativi digitali – quella fascia di popolazione che il Rapporto Censis-Ucsi ci indica come distante dall’informazione quotidiana, soprattutto stampata – trovino curiosità e vivo interesse in questa vicenda, rimettendo al centro del dibattitto pubblico il bisogno di un’informazione libera e responsabile. Una scommessa educativa e culturale per arginare il dilagare delle fake news. Richiesta che emerge anche dalle parole di papa Francesco, dal 52° Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali.




Le fake news e la “logica del serpente”

“L’uomo, se segue il proprio orgoglioso egoismo, può fare un uso distorto anche della facoltà di comunicare” e “l’alterazione della verità è il sintomo tipico di tale distorsione, sia sul piano individuale che su quello collettivo. Al contrario, nella fedeltà alla logica di Dio la comunicazione diventa luogo per esprimere la propria responsabilità nella ricerca della verità e nella costruzione del bene”. Lo scrive Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2018 dal titolo “‘La verità vi farà liberi’ (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace”, reso noto mercoledì 24 gennaio nella memoria liturgica di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

“In un contesto di comunicazione sempre più veloce e all’interno di un sistema digitale – scrive il Papa – assistiamo al fenomeno delle ‘notizie false’, le cosiddette fake news”, la cui efficacia è dovuta “in primo luogo alla loro natura mimetica, cioè alla capacità di apparire plausibili”. Essendo “false ma verosimili, sono capziose, nel senso che sono abili a catturare l’attenzione dei destinatari, facendo leva su stereotipi e pregiudizi diffusi” e la loro diffusione può contare “su un uso manipolatorio dei social network e delle logiche che ne garantiscono il funzionamento”.

“La difficoltà a svelare e a sradicare le fake news è dovuta anche al fatto che le persone interagiscono spesso all’interno di ambienti digitali omogenei e impermeabili a prospettive e opinioni divergenti. L’esito di questa logica della disinformazione è che, anziché avere un sano confronto con altre fonti di informazione, la qual cosa potrebbe mettere positivamente in discussione i pregiudizi e aprire a un dialogo costruttivo, si rischia di diventare involontari attori nel diffondere opinioni faziose e infondate”. Ne è convinto il Papa, che nel messaggio suggerisce alcuni strumenti per riconoscere le fake news: “Sono perciò lodevoli le iniziative educative che permettono di apprendere come leggere e valutare il contesto comunicativo” e “le iniziative istituzionali e giuridiche” ma “la prevenzione e l’identificazione dei meccanismi della disinformazione richiedono anche un profondo e attento discernimento”.

Francesco parla della “logica del serpente”, il quale “si rese artefice della ‘prima fake news’, che portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato”.

Il Santo Padre ricorda quindi che “educare alla verità significa educare a discernere, a valutare e ponderare i desideri e le inclinazioni che si muovono dentro di noi, per non trovarci privi di bene ‘abboccando’ ad ogni tentazione”.

“Il più radicale antidoto al virus della falsità è lasciarsi purificare dalla verità”, che nella visione cristiana “non è solo una realtà concettuale, che riguarda il giudizio sulle cose, definendole vere o false” ma “ha a che fare con la vita intera”. “Liberazione dalla falsità e ricerca della relazione” sono dunque “i due ingredienti che non possono mancare perché le nostre parole e i nostri gesti siano veri, autentici, affidabili. Per discernere la verità occorre vagliare ciò che asseconda la comunione e promuove il bene e ciò che, al contrario, tende a isolare, dividere e contrapporre”. “Il miglior antidoto contro le falsità – prosegue Francesco – non sono le strategie, ma le persone: persone che, libere dalla bramosia, sono pronte all’ascolto e attraverso la fatica di un dialogo sincero lasciano emergere la verità; persone che, attratte dal bene, si responsabilizzano nell’uso del linguaggio. Se la via d’uscita dal dilagare della disinformazione è la responsabilità, particolarmente coinvolto è chi per ufficio è tenuto ad essere responsabile nell’informare, ovvero il giornalista, custode delle notizie. Egli, nel mondo contemporaneo, non svolge solo un mestiere, ma una vera e propria missione”.

Non mancano parole riservate a chi per lavoro opera nel settore della comunicazione. “Promuovere un giornalismo di pace, non intendendo con questa espressione un giornalismo ‘buonista’, che neghi l’esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati” ma, al contrario, “un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti”. Questo l’invito del Papa per “un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle – sono al mondo la maggioranza – che non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l’avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale”.

Il testo integrale del messaggio

 

I numeri

Ogni 60 secondi vengono pubblicati 3 milioni di contenuti su Facebook, 430mila tweet, compiute 2 milioni e 315mila ricerche su Google, inviate 150 milioni di email e 44 milioni di messaggi su WhatsApp, visualizzati 2 milioni e 700mila video su YouTube.

 

Le reazioni

“Le fake news sono uno degli elementi che avvelenano le relazioni” perché “hanno una fisionomia mimetica: è la dinamica del male che si presenta sempre come un bene facilmente raggiungibile”. Lo afferma mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per le Comunicazioni della Santa Sede, commentando in un’intervista a Vatican News il messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali 2018. Per Viganò, “l’efficacia drammatica di questo genere di contenuti sta proprio nel mascherare la propria falsità, nel sembrare plausibili per alcuni, agendo su competenze, attese, pregiudizi radicati all’interno di gruppi sociali più o meno ampi”. Il prefetto ricorda anche il “ruolo dei social network nell’innesco e nella propagazione” di queste notizie false, che “uniti a un utilizzo manipolatorio, finiscono per sfociare in forme di intolleranza e odio”. “Le false notizie – aggiunge – nascono dal pregiudizio e dall’incapacità di ascolto”. La strategia per combatterle la indica Papa Francesco nel messaggio: “Il più radicale antidoto al virus della falsità è lasciarsi purificare dalla verità”. “Solo così – commenta Viganò – potremmo contrastare, sin dal loro sorgere, pregiudizi e sordità, che non fanno altro che stoppare ogni forma di comunicazione, chiudendo tutti in un circolo vizioso”. Per il prefetto, “solo con un cuore libero e capace di ascolto attento e rispettoso, la comunicazione può costruire ponti, occasioni di pace senza infingimenti. Tutto questo ci esorta a non arrenderci nella ricerca e nella propagazione della verità, soprattutto nell’educazione dei giovani”. Viganò invita a “riportare al centro del dibattito la responsabilità della comunicazione” perché sia “luogo di ascolto, di dialogo e persino di dissenso sebbene nelle forme della normale dialettica dell’interazione”. “Affinché i fatti riportati posseggano una luce autentica senza ombre di mezze verità o di verosimiglianze”, sottolinea, “penso che sia i cittadini sia le istituzioni debbano trovare nuove forme di alleanze che vanno dalla scuola alla politica fino alle federazioni professionali”. “Diversamente – conclude Viganò – la professione giornalistica perderà oltre alla credibilità anche la propria identità”.

 

“Forse da ragazzi un po’ tutti, come il trovatello de ‘La luna e i falò’ di Cesare Pavese, ci siamo ritrovati a chiudere gli occhi per provare se, riaprendoli, la collina fosse scomparsa, lasciando intravedere un paese migliore”. Parte citando il capolavoro di Pavese, il commento di don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei al Messaggio del Papa per la 52ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Grazie alla cultura digitale, spiega don Maffeis, si è dato un “contributo decisivo” al “desiderio di ‘andare più lontano’”, dove ciascuno ha trovato “l’America” ovvero “un mondo seducente di immagini, news e commenti”. Eppure la velocità “in macchina come nella vita”, ricorda il direttore dell’Ucs, “presenta rischi pesanti”. Si può pensare, infatti, “che tutti i contenuti siano uguali, che tra rappresentazione e realtà non corra chissà quale distinzione, che le proprie credenze contino più dei fatti e che, comunque, ci si possa sottrarre a tutto ciò che è dissonante”. Uno sfondo in cui “si rafforzano facilmente pregiudizi e stereotipi, sospetti e chiusure” dove “diventa difficile anche riconoscere le fake news”. In questo contesto dove “oltre che fruitori, tutti siamo diventati produttori – scrive don Maffeis – il Papa sottolinea ‘la responsabilità di ciascuno nella comunicazione della verità’; responsabilità che chiede di educarsi ed educare al discernimento, alla verifica, all’approfondimento”. “Nel suo rapporto con la realtà – conclude – , la verità rimane un’esigenza insopprimibile”, che, come spiega papa Francesco “è ciò su cui ci si può appoggiare per non cadere’”.

 

 

 

 

 

 




Incontro dei collaboratori della comunicazione sul territorio diocesano

Nel pomeriggio di sabato 27 gennaio si sono riuniti i collaboratori del territorio diocesano da tempo a servizio dell’informazione mediante il settimanale “La Vita Cattolica” che ha cessato da un mese la pubblicazione. Invitati dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi per uno scambio di informazioni sul futuro degli strumenti ecclesiali, si sono ritrovati presso il Centro Pastorale di Cremona.

Per l’occasione il responsabile dell’Ufficio don Enrico Maggi ha illustrato il progetto che si conta di rendere attivo nell’anno in corso, con il potenziamento degli strumenti web e la creazione di un nuovo portale di informazione ecclesiale rivolto al territorio e spiccatamente alla presenza dei cristiani nelle realtà sociali, culturali, educative e nel dibattito delle opinioni sull’attualità.

Un primo censimento delle risorse umane disponibili è stato avviato durante l’incontro, ma proseguirà cercando di intercettare altre risorse presenti nelle comunità cristiane della Diocesi, così da favorire la massima partecipazione quando il nuovo strumento sarà operativo – presumibilmente entro l’anno 2018.

A tutti i collaboratori è stata proposta una riqualificazione tecnologica  e la nuova definizione dei propri ruoli, chiedendo di segnalare alla redazione del portale www.diocesicremona.it eventi ed appuntamenti di carattere ecclesiale e pastorale.

A conclusione dell’incontro è stato distribuito a ciascuno il messaggio del Papa per la Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali 2018, e dopo la celebrazione dell’Eucaristia – in cui si è ricordato san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti – il gruppo si è congedato con l’impegno di verificare in tempi brevi  i termini della futura collaborazione.

 




Nell’approssimarsi della festa patronale dei giornalisti diffuso il messaggio del Papa per la 50ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali

Presentato ufficialmente il 22 gennaio il messaggio di Papa Francesco per la 50ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (8 maggio 2016), sul tema: “Comunicazione e Misericordia: un incontro fecondo”. Il testo – un doppio appello a quanti hanno responsabilità istituzionali e ai pastori della Chiesa – è stato diffuso nell’imminenza della memoria liturgica del patrono dei giornalisti, san Francesco di Sales (24 gennaio). Una ricorrenza che per la Diocesi di Cremona cade quest’anno tra il saluto al vescovo Lafranconi e l’ingresso in diocesi con ordinazione episcopale del suo successore, mons. Napolioni. Per questo non è stato programmato il tradizionale momoento di incontro rivolto agli operatori pastorali. Un appuntamento che slitta proprio alla prossima Giornata delle comunicazioni. “L’appuntamento però è solo rimandato – scrive nella lettera inviata ai giornalisti il direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, mons. Attilio Cibolini –. Il nuovo Vescovo Antonio Napolioni ci fa sapere che ben volentieri ci incontrerà tutti, magari in occasione della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni l’8 maggio p.v.”.

La lettera di mons. Cibolini ai giornalisti

Il messaggio del Papa

È la misericordia l’unica strada per una corretta comunicazione. Non c’è alternativa. E questo vale sia per i “pastori nella Chiesa” sia per “quanti hanno responsabilità istituzionali, politiche e nel formare l’opinione pubblica”. Nel messaggio per la 50ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che la Chiesa celebrerà il prossimo 8 maggio, Papa Francesco illustra tutto il suo pensiero su come “comunicazione e misericordia” possano stabilire “un incontro fecondo”. E lo fa già dalle battute iniziali del testo invitando “tutte le persone di buona volontà” a “riscoprire il potere della misericordia di sanare le relazioni lacerate e di riportare la pace e l’armonia tra le famiglie e nelle comunità”.

La misericordia, infatti, “è capace di attivare un nuovo modo di parlare e di dialogare”. E qui, un po’ a sorpresa, Francesco cita Shakespeare, nell’anno in cui ricorrono i 400 anni dalla morte. “La misericordia non è un obbligo. Scende dal cielo come il refrigerio della pioggia sulla terra. È una doppia benedizione: benedice chi la dà e chi la riceve” (Il mercante di Venezia, Atto IV, Scena I).

Il linguaggio della politica. Il “potere” della misericordia, dunque, coinvolge tutti: “famiglie”, “comunità”, “popoli”… E soprattutto chi esercita funzioni pubbliche. Per questo, dice Francesco, “è auspicabile che il linguaggio della politica e della diplomazia si lasci ispirare dalla misericordia, che nulla dà mai per perduto”. Da qui l’“appello” a “quanti hanno responsabilità istituzionali, politiche e nel formare l’opinione pubblica, affinché siano sempre vigilanti sul modo di esprimersi nei riguardi di chi pensa o agisce diversamente, e anche di chi può avere sbagliato”. Infatti, osserva, “è facile cedere alla tentazione di sfruttare simili situazioni e alimentare così le fiamme della sfiducia, della paura, dell’odio”. Invece, “ci vuole coraggio per orientare le persone verso processi di riconciliazione, ed è proprio tale audacia positiva e creativa che offre vere soluzioni ad antichi conflitti e l’opportunità di realizzare una pace duratura”.

Le parole dei pastori. Ma la misericordia va applicata, in modo sostanziale, pure nella comunicazione ecclesiale. “Come vorrei – scrive Francesco – che il nostro modo di comunicare, e anche il nostro servizio di pastori nella Chiesa, non esprimessero mai l’orgoglio superbo del trionfo su un nemico, né umiliassero coloro che la mentalità del mondo considera perdenti e da scartare! La misericordia può aiutare a mitigare le avversità della vita e offrire calore a quanti hanno conosciuto solo la freddezza del giudizio”. Per questo, spiega ancora, “lo stile della nostra comunicazione sia tale da superare la logica che separa nettamente i peccatori dai giusti. Noi possiamo e dobbiamo giudicare situazioni di peccato – violenza, corruzione, sfruttamento, ecc. – ma non possiamo giudicare le persone, perché solo Dio può leggere in profondità nel loro cuore”. Secondo Francesco, “solo parole pronunciate con amore e accompagnate da mitezza e misericordia toccano i cuori di noi peccatori. Parole e gesti duri o moralistici corrono il rischio di alienare ulteriormente coloro che vorremmo condurre alla conversione e alla libertà, rafforzando il loro senso di diniego e di difesa”.

Prossimità e ascolto. “L’incontro tra la comunicazione e la misericordia – chiarisce il Papa – è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa. In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità”. Per questo, è molto importante saper ascoltare. “L’ascolto – sottolinea Bergoglio – ci consente di assumere l’atteggiamento giusto, uscendo dalla tranquilla condizione di spettatori, di utenti, di consumatori. Ascoltare significa anche essere capaci di condividere domande e dubbi, di percorrere un cammino fianco a fianco, di affrancarsi da qualsiasi presunzione di onnipotenza e mettere umilmente le proprie capacità e i propri doni al servizio del bene comune”.

E ancora: “Ascoltare significa prestare attenzione, avere desiderio di comprendere, di dare valore, rispettare, custodire la parola altrui”. In definitiva: “Nell’ascolto si consuma una sorta di martirio” e “saper ascoltare è un dono che bisogna invocare per poi esercitarsi a praticarlo”. Prossimità e ascolto, allora, perché tra “comunicazione e misericordia” ci sia “un incontro fecondo”.

Il messaggio integrale di Papa Francesco

San Francesco di sales, Patrono dei giornalisti

San-Francesco-di-SalesNato a Thorens il 21 agosto 1567, concluse a Lione i suoi giorni, consunto dalle fatiche apostoliche, il 28 dicembre del 1622, l’anno della canonizzazione di San Filippo Neri, che Francesco conosceva attraverso la Vita scritta dal Gallonio, a lui inviata dall’amico Giovanni Giovenale Ancina. Iscritto nell’albo dei Beati nel 1661, fu canonizzato nel 1665 e proclamato Dottore della Chiesa nel 1887 da Leone XIII.

Francesco di Sales si formò alla cultura classica e filosofica alla scuola dei Gesuiti, ricevendo al tempo stesso una solida base di vita spirituale. Il padre, che sognava per lui una brillante carriera giuridica, lo mandò all’università di Padova, dove Francesco si laureò, ma dove pure portò a maturazione la vocazione sacerdotale. Ordinato il 18 dicembre 1593, fu inviato nella regione del Chablais, dominata dal Calvinismo, e si dedicò soprattutto alla predicazione, scegliendo non la contrapposizione polemica, ma il metodo del dialogo.

Per incontrare i molti che non avrebbe potuto raggiungere con la sua predicazione, escogitò il sistema di pubblicare e di far affiggere nei luoghi pubblici dei “manifesti”, composti in agile stile di grande efficacia. Questa intuizione, che dette frutti notevoli tanto da determinare il crollo della “roccaforte” calvinista, meritò a S. Francesco di essere dato, nel 1923, come patrono ai giornalisti cattolici.

A Thonon fondò la locale Congregazione dell’Oratorio, eretta da Papa Clemente VIII con la Bolla “Redemptoris et Salvatoris nostri” nel 1598 “iuxta ritum et instituta Congregationis Oratorii de Urbe”. Il suo contatto con il mondo oratoriano non riguardò tanto la persona di P. Filippo, quanto quella di alcuni tra i primi discepoli del Santo, incontrati a Roma quando Francesco vi si recò nel 1598-99: P. Baronio, i PP. Giovanni Giovenale e Matteo Ancina, P. Antonio Gallonio.

L’impegno che Francesco svolse al servizio di una vastissima direzione spirituale, nella profonda convinzione che la via della santità è dono dello Spirito per tutti i fedeli, religiosi e laici, fece di lui uno dei più grandi direttori spirituali. La sua azione pastorale – in cui impegnò tutte le forze della mente e del cuore – e il dono incessante del proprio tempo e delle forze fisiche, ebbe nel dialogo e nella dolcezza, nel sereno ottimismo e nel desiderio di incontro, il proprio fondamento, con uno spirito ed una impostazione che trovano eco profondo nella proposta spirituale di San Filippo Neri, la quale risuona mirabilmente esposta, per innata sintonia di spirito, nelle principali opere del Sales – “Introduzione alla vita devota, o Filotea”, “Trattato dell’amor di Dio, o Teotimo” – come pure nelle Lettere e nei Discorsi.

Fatto vescovo di Ginevra nel 1602, contemporaneamente alla nomina dell’Ancina, continuò con la medesima dedizione la sua opera pastorale. Frutto della direzione spirituale e delle iniziative di carità del Vescovo è la fondazione, in collaborazione con S. Francesca Fremiot de Chantal, dell’Ordine della Visitazione, che diffuse in tutta la Chiesa la spiritualità del S. Cuore di Gesù, soprattutto attraverso le Rivelazioni di Cristo alla visitandina S. Margherita Maria Alacocque, con il conseguente movimento spirituale che ebbe anche in molti Oratori, soprattutto dell’Italia Settentrionale, centri di convinta adesione.




Festa dei giornalisti riflettendo sulle fake news

Nella mattinata di lunedì 29 gennaio si svolgerà l’annuale incontro per i giornalisti e gli operatori della comunicazione, promosso dall’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali nell’ambito della memoria liturgica del patrono San Francesco di Sales.

L’incontro, che si svolgerà alle 10 presso il Centro pastorale diocesano di Cremona (via Sant’Antonio del Fuoco 9A) vedrà intervenire il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni.

Il convegno, introdotto dal direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, don Enrico Maggi, sarà incentrato sul tema della prossima 52esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “«La verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace”. Ad aiutare ad approfondire il delicato argomento sarà il giornalista di “Avvenire” Francesco Ognibene.

Caporedattore, ad Avvenire dal 1991, Ognibene si occupa al Desk centrale di bioetica, informazione religiosa e pagine diocesane, mass media, giovani. Cura dal 2002 la pagina settimanale Portaparola, sulla cultura, la comunicazione e la pastorale, e dal 2005 segue la pagina settimanale Giovani-Gmg. Sempre dal 2005 è responsabile dell’inserto “è vita” del giovedì. Ha seguito sul campo convegni ecclesiali nazionali, Giornate mondiali della gioventù, Settimane sociali dei cattolici ed eventi ecclesiali. Nel 2002 ha coordinato il progetto di ridisegno editoriale e grafico di Avvenire. Nato a Roma nel 1964, è laureato in Scienze politiche all’Università Cattolica, è sposato dal 1995 e padre di tre figlie.