Comunicare cultura evangelica: mons. Follo e don Bellini in dialogo con il Vescovo

“Come noi preti comunichiamo cultura evangelica?”.  Su questa “provocazione” del vescovo Antonio Napolioni è stata incentrata l’assemblea plenaria del clero cremonese, che si è svolta in Seminario la mattina di giovedì 5 maggio.

Dopo la preghiera iniziale, in occasione della quale mons. Napolioni ha richiamato tra l’altro la bellezza e la necessità di testimoniare il Risorto oggi a una umanità bisognosa di senso e di annuncio, ha preso la parola don Marco D’Agostino, rettore del seminario, che ha illustrato le modalità, i significati e i principi ispiratori che hanno reso possibile il rinnovo del grande salone del Seminario stesso.

Si è quindi entrati nel cuore del tema proposto. Mons. Franco Follo (da poco rientrato in diocesi dopo il servizio alla Segreteria di Stato prima e come osservatore permanente all’Unesco di Parigi poi) e don Ezio Bellini (missionario otto anni a Mogi das Cruzes, in Brasile, laureato in Teologia e licenziato in Filosofia) hanno offerto ricche e profonde riflessioni, animate dal Vescovo, che le ha di volta in volta introdotte e sollecitate, richiamando anche il filo conduttore dell’incontro.

L’incontro ha concluso la serie di appuntamenti offerti al clero, che hanno visto la presenza di mons. Paolo Martinelli, recentemente scelto dal Papa come vicario apostolico eletto dell’Arabia meridionale, e una serie di testimonianze di preti diocesani sul tema “preti che si prendono cura”.

Gli interventi di mons. Follo e di don Bellini – alti e spazianti in orizzonti assai ampi – hanno toccato varie tematiche, tra le quali il “pensare credendo e il credere pensando”; la moltiplicazione frammentata della cultura e delle culture; la multiculturalità come dato e l’interculturalità come compito, affinché le varie culture, in un proficuo  dialogo, “suonino insieme” e “ le culture siano fecondate nel nostro tempo”; la doverosa e rispettosa attenzione alla giusta percezione dell’altro; il dato di fatto di una cultura contemporanea caratterizzata dalla “bulimia dei mezzi e dalla anoressia dei fini”;  l’inquietudine dell’uomo d’oggi, comunque costante nella spiritualità di ogni tempo; la necessità di una proposta culturale, fondata sul Vangelo, che arrivi non al “concetto”, ma alla elaborazione di “giusti giudizi”.

Queste tematiche, in particolare, sono state poi oggetto delle riflessioni che i presbiteri, suddivisi in piccoli gruppi, hanno fraternamente condiviso.

La mattinata si è quindi conclusa nella cappella del seminario con la preghiera, segnata anche dalle libere invocazioni dei presenti, e dal pranzo comunitario.