IL PROGETTO
Premesse generali
“Tutte le chiese particolari, giovani e antiche, sono chiamate a dare e a ricevere per la missione universale e nessuna deve chiudersi in se stessa…. Esorto tutte le chiese e i pastori, i sacerdoti, i religiosi, i fedeli, ad aprirsi all’universalità della chiesa, evitando ogni forma di particolarismo, esclusivismo o sentimento di autosufficienza. Le chiese locali, pur radicate nel loro popolo e nella loro cultura, debbono tuttavia mantenere in concreto questo senso universalistico della fede, dando cioè e ricevendo dalle altre chiese doni spirituali esperienze pastorali, di primo annunzio e di evangelizzazione, personale apostolico e mezzi materiali. Infatti, la tendenza a chiudersi può esser forte: le chiese antiche, impegnate per la nuova evangelizzazione, pensano che ormai la missione debbono svolgerla in casa e rischiano di frenare lo slancio verso il mondo non cristiano, concedendo a malincuore le vocazioni agli istituti missionari, alle congregazioni religiose, alle altre chiese. Ma è dando generosamente del nostro che riceveremo, e già oggi le giovani chiese, non poche delle quali conoscono una prodigiosa fioritura di vocazioni, sono in grado di inviare sacerdoti, religiosi e religiose a quelle antiche” (Giovanni Paolo II, RedemptorisMissio)
A distanza di tempo, l’appello alla missionarietà non è meno attuale. L’attualità potrebbe indurci a considerare il nostro come un tempo in cui annunciare ed evangelizzare sia ormai un fatto sterile, vivendo la grande tentazione di chiudere ulteriormente il nostro sguardo solo su ciò che esiste, ciò che garantisce la nostra vita di comunità cristiane di antica tradizione. In realtà è un tempo nel quale dobbiamo purificare le motivazioni dell’azione pastorale, implementare gli sforzi per un vera missionarietà.
Soprattutto è un tempo avvincente, che chiama tutte le comunità diocesane e parrocchiali, gli istituti religiosi e le associazioni e movimenti laicali, a ricevere e attuare nuovamente il mandato missionario, lasciando alla creatività dello Spirito un vero e ampio raggio di azione.
La Chiesa esiste per evangelizzare; sì, ma quale Chiesa? L’immagine di Chiesa infatti non è secondaria. Non si può ergere a paradigma una Chiesa autoreferenziale, preoccupata di auto-conservarsi. Deve necessariamente trattarsi di una Chiesa che è consapevole di essere in cammino, contrassegnata da diversità e variazioni ‘in corso d’opera’.
Non a caso l’assemblea CEI del maggio 2019 ha affrontato la questione: Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria, mentre il Papa ha indetto per il prossimo ottobre un mese missionario straordinario, sul tema: Battezzati e inviati, per dire come tutto un popolo è chiamato ad evangelizzare, in quanto è consapevole della presenza del Regno di Dio da comunicare agli uomini e alle donne di ogni tempo.
In particolare, oggi siamo convinti che:
- la diocesi deve darsi un progetto di cooperazione missionaria con Chiese sorelle, che consenta di non legare la missione solo all’iniziativa personale, ma di farsene carico tutti, in spirito di comunione e corresponsabilità.
- il progetto non deve riguardare solo la partenza di sacerdoti fidei-donum, ma deve valorizzare tutte le vocazioni e le esperienze ecclesiali che, in vario modo, possono maturare ed esprimere questa sensibilità.
- la scelta di alcune cooperazioni “strategiche” per la diocesi non esclude affatto la varietà di attività pro-missioni che singole parrocchie o altre realtà portano avanti con passione e frutto. Sarà importante però promuovere gruppi di animazione missionaria non solo legati a progetti locali e legami personali, ma partecipi di un cammino unitario di formazione e servizio.
- la partenza di presbiteri fidei-donum è fruttuosa quando è preparata, accompagnata, verificata con l’ausilio delle competenze disponibili nella Chiesa italiana e diocesana. Per far crescere forme di servizio missionario in èquipe e meno individuali, anche con presenze per brevi periodi dove possibile.
- Il progetto e le scelte conseguenti devono assicurare una permanenza che rispetti le indicazioni della CEI, per evitare l’identificazione della missione con le singole persone, perché non diventino insostituibili, e perché possa essere facile e positivo il ritorno nella Chiesa cremonese, che deve potersi rinnovare anche grazie ai loro apporti.
- La crescita di comunità straniere sul nostro territorio e nelle nostre parrocchie impone comunque una formazione alla reciprocità interculturale, al dialogo e allo scambio di esperienze.
Ecco quindi che la diocesi di Cremona si impegna a cooperare strutturalmente con l’arcidiocesi di Salvador di Bahia, secondo atti che verranno determinati di comune accordo, per assicurare il servizio di evangelizzazione e cura pastorale nella parrocchia di Cristo Ressuscitado in Novos Alagados (trentacinquemila abitanti, quasi tutti favelados).
Il primo concreto segno di tale impegno alla cooperazione sarà l’invio di un secondo sacerdote fidei-donum, con convenzione triennale rinnovabile, seguendo le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana, contenute nella Convenzione fidei-donum (preti e laici). Contestualmente, si aggiornerà con l’aiuto di don Bellani il progetto di servizio pastorale (secondo le indicazioni della Chiesa locale), con l’attenzione a creare un cantiere di solidarietà per facilitare le esperienze laiche (di singoli, gruppi di giovani o famiglie). Si cercherà di creare fra le due diocesi esperienze di scambio, prevedendo la possibilità di permanenze medio-brevi di sacerdoti e seminaristi, per arricchire la propria esperienza ecclesiale, come pure accogliendo in Italia giovani dal Brasile per stage formativi mirati.
La Chiesa cremonese avrà cura di far conoscere maggiormente la vita della comunità cristiana affidata ai nostri sacerdoti in Brasile, promuovendo anche iniziative concrete di raccolta fondi e microrealizzazioni di solidarietà accessibili a parrocchie, gruppi, famiglie.
Il vescovo di Cremona, con l’ausilio dell’Ufficio missionario diocesano, accompagnerà con attenzione lo sviluppo dell’esperienza, garantendo anche con le necessarie visite la verifica del cammino, in comunione con l’Arcivescovo di Salvador di Bahia e con gli altri soggetti interessati.
Lo spirito
- SIAMO TUTTI IN MISSIONE, QUA E LA’
- PER DIVENTARE DISCEPOLI-MISSIONARI,
- CI RICONOSCIAMO E INSERIAMO NEL MEDESIMO SOGNO-CANTIERE
- SENZA PAURA DI AVERE UNA PARROCCHIA SORELLA, LONTANO,
- PERCHE’ IL VANGELO CI CHIAMA AD APRIRCI ALLA FRATERNITA’ E ALLA MONDIALITA’, IN UN TEMPO DI CHIUSURE.
- …TUTTI SIGNIFICA NON SOLO I PRETI PARTITI, MA QUELLI CHE POTRANNO PARTIRE
E LE ALTRE VOCAZIONI CHE FANNO LA CHIESA, IN TEMPI E MODI DIVERSI

