«Che meraviglia!». Tra i capolavori del Museo Diocesano con lo sguardo dei visitatori del primo giorno

Sono occhi sorpresi, intrisi di meraviglia quelli dei visitatori che varcano per la prima volta nella mattina del giorno di Sant’Omobono, patrono della città e della diocesi, la soglia del nuovo Museo Diocesano di Cremona, realizzato all’interno del Palazzo episcopale, ed inaugurato soltanto poche ore fa.

Camminano lentamente all’interno delle dodici sale, guardandosi intorno, immersi in un’atmosfera suggestiva fatta di luci che mettono in risalto le opere che in modo mirabile raccontano la storia dell’arte e della spiritualità del territorio e delle comunità che nei secoli lo hanno abitato, e di ombre che si proiettano sulle superfici ruvide dei muri, donando all’ambiente una profondità sorprendente.

«L’inaugurazione di ieri, alla presenza dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini e della dottoressa Jatta dei Musei Vaticani ha segnato un inizio importante» ricorda Stefano Macconi, conservatore del Museo: «Oggi e domani saremo aperti in forma gratuita e il sold out delle due giornate ci racconta di un grande entusiasmo da parte della cittadinanza. Le prenotazioni confermano circa 1500 visitatori».

Il Museo inizia gradualmente ad animarsi, la curiosità è molta. E anche l’emozione.
«Che meraviglia…» sussurra una signora, alla vista della Tavola di Sant’Agata. Lo stesso accade ad un visitatore, entrando nella sala dei crocifissi, dove, a catturare la sua attenzione è la Grande Croce della Cattedrale.

La sensazione è che questo luogo possa permettere ai propri visitatori di compiere un viaggio vero e proprio. Un viaggio a ritroso nel tempo, attraverso secoli passati, nell’arte e nella tradizione di fede e spiritualità che hanno plasmato la comunità di questo territorio, fino alle sue radici profondissime.