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Adoratrici, ultimo saluto a madre Maria Grazia Abeni. Missionaria in Africa, è stata Superiora Generale per 12 anni

Lunedì 1 agosto alle 9.30 i funerali presso la Casa Madre di Rivolta d'Adda

L’Istituto delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento ha dato la notizia della morte di madre Maria Grazia Abeni, avvenuta presso la Casa Santa Maria di Rivolta d’Adda nella notte tra venerdì e sabato 30 luglio. Le esequie saranno celebrate lunedì 1agosto alle ore 9.30 presso la Casa Madre dell’Istituto a Rivolta.

Nata a Brescia nel 1931, suor Maria Grazia è entrata nelle Adoratrici nel 1955, per emettere i primi voti nel 1958 e i voti solenni nel 1963 in Congo. Giovanissima infatti, nel 1961 è partita per la missione nell’ex Zaire, dove è rimasta fino al 2008, periodo interrotto dalla parentesi di dodici anni in cui ha guidato l’Istituto come Madre, dal 1983 al 1995.

Come Settima Superiora Generale dell’Istituto – ricorda il il sito delle Adoratrici – “ha continuato con sapienza l’opera di rinnovamento post-conciliare che madre Sofia Locatelli aveva iniziato. Donna della Parola di Dio, ce l’aveva sempre nel cuore e sulla bocca, e forse non c’è Suora Adoratrice che fra le pagine del breviario non tenga uno dei suoi innumerevoli bigliettini con i quali sempre esortava ad accogliere e vivere qualche frase della Sacra Scrittura. È stata lei, a partire dei primi anni ’90, a introdurre tra le Adoratrici lo studio e la meditazione della Parola di Dio, in particolare secondo il metodo della Lectio divina. Spesso ripeteva che nei suoi lunghi anni in Africa, quando gli aiuti spirituali scarseggiavano, è stata proprio la Parola a guidare i suoi passi e a confermare la sua vocazione e la sua missione. Donna di fede forte, carattere deciso e a tratti schivo, ha lasciato il segno di una persona retta e di forte spiritualità, donna dell’essenziale e del sacrificio”.

Dopo il 1995 poi il ritorno in Africa. Prima a Leopoldiville, poi a Kinshasa nel dispensario, quindi nel grande sanatorio di Makala, presso la Capitale, ha riservato la sua cura in particolare ai malati, soprattutto di TBC e di AIDS. È poi tornata in Congo dopo il suo mandato di Madre, per guidare come superiora le comunità di Lonzo, nella foresta congolese, Binza, quartiere popoloso della Capitale, e Bibwa, nuova comunità nei pressi dell’aeroporto.

TeleRadio Cremona Cittanova
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Il Papa in Canada: quando il gesto è il messaggio

La prossimità del Papa, specie negli incontri con le popolazioni indigene, è stato il segno distintivo del viaggio apostolico in Canada. Tanti i gesti che hanno sottolineato la dimensione penitenziale e di riconciliazione che Francesco ha voluto dare alla visita in terra canadese

“Un efficace processo di risanamento richiede azioni concrete”. Francesco lo aveva sottolineato concludendo il discorso alle delegazioni dei popoli indigeni del Canada, ricevute in Vaticano, la scorsa primavera. Il viaggio in terra canadese, affrontato con gioia dal Papa nonostante le difficoltà di deambulazione, si è contraddistinto proprio per quelle “azioni concrete” che sono i gesti. Atti che hanno preceduto o accompagnato le parole pronunciate dal Pontefice nel grande Stato nord-americano e, in particolare, i suoi richiami alla giustizia e al perdono come premessa di un autentico cammino di riconciliazione. In un qualche modo, si può affermare che il viaggio stesso sia stato un’azione concreta “dall’impatto enorme”, per riprendere l’affermazione del premier Justin Trudeau. Anche i giornali canadesi hanno pubblicato in questi giorni sulle loro prime pagine grandi foto che immortalavano tali gesti così significativi. Del resto, passati solo pochi minuti dall’arrivo a Edmonton, prima tappa della visita, il Papa aveva già compiuto un gesto tanto semplice quanto efficace per dare sostanza alla definizione “pellegrinaggio penitenziale” da lui indicata per questo viaggio apostolico: baciare la mano di un’anziana signora indigena, durante la cerimonia di accoglienza in aeroporto.

Qui la cronaca delle giornate del Papa in Canada (Agensir)

Ogni viaggio papale si può (anche) raccontare per immagini. Ciò vale forse ancora di più questa volta, tanto è stato forte il valore simbolico degli eventi e degli incontri a partire da quello di lunedì scorso a Maskwacis, che ha avuto un suo ideale raccordo con quello conclusivo a Iqaluit, con i giovani e gli anziani del popolo Inuit. Il Papa che, sulla carrozzina, prega silenziosamente nel cimitero della comunità di Ermineskin. Il Papa che bacia lo striscione rosso con impressi i nomi dei bambini morti nelle scuole residenziali e poi in piedi, senza l’ausilio del bastone, sta davanti al capo indigeno “Aquila dorata” che gli pone sulla testa un copricapo segno di rispetto e riconoscimento di autorevolezza. Ancora, quel gesto di riconsegna dei mocassini rossi, simbolo del dolore di tanti ragazzi indigeni, che gli erano stati donati in Vaticano quattro mesi fa. Particolarmente evocativa l’immagine di Francesco assorto in meditazione sulle rive del Lac Ste. Anne, un luogo che unisce nella devozione popoli indigeni e fedeli cattolici. Un’istantanea dal sapore evangelico che ci riporta alle sorgenti della fede e che, come ha poi sottolineato nell’omelia, ci fa immaginare un altro lago, a migliaia di chilometri di distanza, quello di Galilea inscindibilmente legato alla vita e alla predicazione di Gesù.

Anche un gesto “ordinario” come la benedizione di un’immagine sacra qui assume un valore “straordinario”. Quando il Papa, nella chiesa del Sacro Cuore dei Primi Popoli, benedice la statua di Kateri Tekakwitha, la prima indigena nord-americana ad essere proclamata Santa, ci sta infatti dicendo che il lievito del Vangelo può, anzi deve, crescere e fecondare i popoli che incontra senza annullarne l’identità e il patrimonio culturale e spirituale, perché la fede si annuncia non si impone. C’è poi un gesto che non ha fatto i titoli dei giornali ma che dà testimonianza non solo del senso profondo di questo viaggio, ma di una delle direttrici portanti del ministero petrino: “la rivoluzione della tenerezza”. Giovedì, al termine della Messa nel Santuario di Sant’Anna di Beaupré, una mamma ha portato al Papa per farlo benedire il suo bambino, affetto da una grave malformazione. Un momento di grande dolcezza con il Papa che, non solo ha benedetto il bimbo, ma lo ha pure tenuto in braccio accanto alla madre. Anche in questa circostanza, come in tante altre durante il viaggio, la sedia a rotelle non ha ostacolato la prossimità alla gente. Anzi, questa condizione di fragilità ha reso – se possibile – ancora più vicino il Papa a quanti soffrono.

Francesco non è mai rimasto distante dal dolore delle persone che ha incontrato. Per ascoltare, ascoltare con il cuore – ci ha testimoniato tante volte – bisogna stare vicino al prossimo. Un atteggiamento che si è visto molto bene nell’incontro di ieri con gli ex alunni della scuola residenziale di Iqaluit, “ai confini del mondo”. Francesco si è seduto in mezzo a loro in una fila di sedie a forma di cerchio, ponendosi dunque “alla pari”. Arrivato fino a soli trecento chilometri dal Circolo Polare Artico, ha così ribadito concretamente con questo gesto che il pastore deve avere l’odore delle pecore, soprattutto di quelle più lontane e ferite.

Un viaggio quindi che ha visto intrecciarsi armonicamente – come i fili delle fasce colorate delle vesti degli indigeni – gesti e parole, discorsi e azioni concrete. Il gesto, parafrasando il noto mass-mediologo Marshall McLuhan (canadese e cattolico), si è così fatto messaggio. Un messaggio di amore e di riconciliazione.

Alessandro Gisotti

VaticanNews
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Oratori cremonesi, vinti due bandi per il finanziamento delle attività educative

Fontana, presidente Focr: «Poter accedere anche a contributi esterni permette di svolgere ancora meglio quello che in ogni caso si farebbe: prendersi cura delle giovani generazioni»

L’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile, attraverso “Federazione oratori cremonesi” e “Noi Cremona Associazione – aps”, ha presentato, negli scorsi mesi, diversi progetti, partecipando ad altrettanti bandi per finanziare le attività educative in oratorio. Continua a leggere »

Matteo Cattaneo
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Battistello Caracciolo: un capolavoro del Museo Diocesano in mostra al Museo di Capodimonte di Napoli

Tra le suggestive opere custodite all’interno del Museo Diocesano di Cremona, spicca Gesù nell’orto confortato dall’angelo, un quadro realizzato – con olio su tela – dal pittore napoletano Battistello Caracciolo (Napoli, 1578-1635) e che rappresenta Cristo proprio nel Getsemani, nei giorni della Sua Passione. Matteo Cattaneo Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

Accoliti, catechisti e lettori: nuovi ministeri a servizio competente e stabile della comunità

Presentata la nota ad experimentum dei vescovi italiani per il prossimo triennio

A distanza di mezzo secolo dal primo intervento normativo sui ministeri laicali (Paolo VI, Ministeria quaedam), Papa Francesco, nel gennaio 2021, ha tolto il veto di dare i ministeri istituiti del Lettorato e dell’Accolitato alle donne. Non solo, nel maggio 2021 ha istituito il ministero del Catechista. Come sempre i documenti della Santa Sede richiedono di essere incarnati nelle Chiese locali e si demandano alla Conferenza episcopale le linee guida. Continua a leggere »

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“Alle querce di Mamre”, il gruppo per l’accompagnamento pastorale delle persone omosessuali

Ogni terza domenica del mese a Caravaggio gli incontri di lectio divina, con spazi per lo scambio, la condivisione e la discussione

Accogliendo l’appello di alcuni fedeli laici di orientamento omosessuale, nel dicembre 2007, per iniziativa dell’allora vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, si è configurato il gruppo “Alle querce di Mamre”, formato da persone desiderose di essere accolte e sostenute nel proprio cammino di fede, favorendo così uno spazio e dei momenti dove sperimentare anzitutto la dimensione relazionale della persona e promuovere l’accoglienza, l’incontro, il dialogo, la discussione, la riflessione. Coordinate principali dell’accompagnamento pastorale risultano la stima reciproca, l’amicizia cordiale e soprattutto la preghiera. Continua a leggere »

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Pausa estiva, le date di chiusura degli Uffici diocesani

Per quanto riguarda la Curia di Cremona, nella prima metà di agosto chiuderanno sia la sede del Palazzo vescovile che il Centro pastorale diocesano

Come ogni anno gli uffici della Curia di Cremona, sia quelli presso il Palazzo vescovile di piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria sia quelli con sede presso il Centro pastorale diocesano di Cremona in via Sant’Antonio del Fuoco 9A, osserveranno un periodo di chiusura estiva. Continua a leggere »

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Siccità. Università Cattolica: «Dalla ricerca risposte per combattere le criticità in agricoltura»

Il web magazine “Secondo Tempo” con il contributo di docenti della Facoltà di Scienze agrarie alimentari di Piacenza - Cremona ha analizzato l’impatto dell’insufficienza idrica nei vari ambiti della filiera

Fiumi in secca, campi allo stremo, agricoltura sempre più in difficoltà. La siccità che sta colpendo l’Italia nel 2022 sta mettendo a dura prova le imprese agricole italiane. Le piogge si sono dimezzate con un impatto devastante sulle produzioni nazionali favorito dal caldo record. Nelle nove Regioni che hanno dichiarato lo stato di emergenza (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Lazio, Umbria, Liguria e Toscana) 332mila imprese agricole rischiano di chiudere i battenti mentre i danni hanno già superato i 3 miliardi di euro. “Secondo Tempo”, web magazine dell’Università Cattolica, con il contributo di docenti della Facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali dei campus di Piacenza e Cremona ha analizzato, nel reportage “L’estate senza pioggia”, l’impatto dell’insufficienza idrica nei vari ambiti della filiera e come si sta muovendo la ricerca scientifica per dare risposte alle criticità prodotte dalla grave insufficienza.
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AgenSir
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Intervento chirurgico per mons. Perotti. Il canonico della Cattedrale operato a Cesena

Il sacerdote cremonese colpito da emorragia cerebrale durante le ferie a Cesenatico. Operazione riuscita presso l'ospedale "Bufalini" di Cesena

Nella mattinata di lunedì 25 luglio monsignor Giuseppe Perotti, canonico del Capitolo della Cattedrale di Cremona, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico presso il reparto di neuro chirurgia dell’Ospedale “Bufalini” di Cesena.

Il sacerdote cremonese era stato ricoverato d’urgenza nella giornata di domenica 24 dopo che, mentre presiedeva la Messa presso la Casa Sant’Omobono, la struttura per vacanze della diocesi di Cremona dove stava alloggiando da alcuni giorni per un periodo di ferie, Era stato colto da un forte malore con conseguenti difficoltà nel linguaggio. Al ricovero nel centro specializzato gli esami hanno riscontrato una emorragia cerebrale in corso.

L’intervento chirurgico si è concluso con buon esito. Dalla giornata di martedì per monsignor Perotti inizia presso la struttura sanitaria di Cesena il periodo di convalescenza e riabilitazione.
Al sacerdote classe 1936 gli auguri di una pronta e completa guarigione da parte del presbiterio e di tutta la Chiesa cremonese.

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