Servizio Civile inCaritas: 4 posti disponibili

Anche Caritas cremonese quest’anno ospita il Servizio Civile Universale. Il progetto si intitola “Cittadini contro le povertà” ed è elaborato insieme a Caritas Crema e Caritas Lodi. I posti disponibili presso Caritas Cremonese sono quattro: due al Centro d’ascolto di via Stenico e due alla Casa dell’Accoglienza di via S. Antonio del Fuoco.

La durata del percorso formativo è di 12 mesi per 25 ore settimanali e prevede un rimborso spese, come stabilito dal Bando volontari del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale.

Per i giovani volontari che aderiranno si tratta di un’occasione per contribuire al bene comune e per fare un’esperienza di crescita personale e comunitaria nei valori della pace, della solidarietà e della giustizia.

La scadenza per presentare le domande è fissata alle ore 14 del 26 gennaio tramite il portale istituito dal Ministero al link: https://domandaonline.serviziocivile.it.

Per maggiori informazioni i candidati possono visitare il sito caritascremonese.it o contattare gli uffici di Caritas Cremonese allo 0372-35063.




Piadena, incontro di riflessione ambientale, sociologica ed economica con il gruppo diocesano Laudato si’

«Questo è il primo momento di un processo che coinvolge tutti». Con questo impegno si è concluso lincontro, presso loratorio di Piadena, promosso dal Gruppo diocesano Laudato si’ e dalla Pastorale Sociale e del lavoro della Diocesi di Cremona sul tema: Autostrada Cremona-Mantova: Tra i sì e i no un discernimento comune alla luce della Laudato si’.

Incontro molto partecipato, sia per il numero delle persone che hanno accolto linvito che per la presenza di gruppi e coordinamenti già attivi sul territorio delle zone pastorali 4 e 5, particolarmente interessati al tema. Come è stato più volte ribadito, oltre allinteresse al tema specifico, scopo del dialogo era quello di condividere unidea di sviluppo per questo territorio e per le comunità che lo abitano, usando lenciclica di Papa Francesco Laudato sì come paradigma. La cultura ecologica () dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte al paradigma tecnocratico. (LS 111)

La presentazione della Laudato si’, fatta da Damiano Chiarini del Gruppo diocesano Laudato si’, ha sintetizzato le linee guida che il Papa propone per la cura della casa comune, linee che si possono racchiudere nellespressione “Ecologia integrale”: ambientale, sociale ed economica. Concludendo con le parole del Papa: “In ogni discussione riguardante uniniziativa imprenditoriale si dovrebbe porre una serie di domande, per poter discernere se porterà ad un vero sviluppo integrale: Per quale scopo? Per quale motivo? Dove? Quando? In che modo? A chi è diretto? Quali sono i rischi? A quale costo? Chi paga le spese e come lo farà?” (LS 185).

Alla luce di queste premesse sono state condivise una serie di domande cui si è cominciato a dare qualche risposta, ma che devono essere il filo conduttore di tutto il processo di discernimento.

Sono state indicati tre punti di riferimento: 

Il processo che è luogo di incontro – Continuando ed approfondendo la lettura della dottrina sociale della Chiesa, ed in particolare le ultime encicliche di Papa Francesco, le comunità e le persone che hanno a cuore la cura del creato, territorio e persone, vogliono essere attente ai fenomeni che trasformano e rischiano di alterare lequilibrio ambientale e sociale del territorio ed esercitare la loro cittadinanza attiva. la Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma invito ad un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità o le ideologie non ledano il bene comune”. (LS 188)

Lo stile del dialogo aperto a tutti – Il dialogo aperto a tutti deve essere lo stile di questo processo: dialogo tra le persone ed i gruppi, dialogo con le istituzioni, dialogo con le realtà produttive, dialogo con gli ultimi che rischiano di essere scarto”.

Il cambiamento degli stili di vita – Non possiamo pretendere che tutto dipenda dagli altri: anche noi dobbiamo essere pronti a cambiare i nostri stili di vita nellutilizzo dei beni e delle risorse comuni. Il creato non è una cava da cui estrarre, ma una casa comune da custodire. Rinunciare a qualcosa per il bene comune non è una perdita ma un guadagno!

Con questi impegni ci è dati appuntamento per continuare questo processo di cambiamento nello stile dellecologia integrale di papa Francesco.




Prima storica visita del Vescovo alla comunità ortodossa rumena

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«Ho scritto sulla nostra pagina Facebook che questa visita è un momento storico». Così padre Doru Fuciu, parroco della Chiesa rumena ortodossa ha presentato alla propria comunità la visita del vescovo Antonio Napolioni, primo vescovo della Chiesa cattolica ad entrare nella chiesa di Borgo Loreto dove ogni domenica la comunità rumena si ritrova per la celebrazione comunitaria. Un momento gioioso e suggestivo dal profondo significato ecumenico, che si colloca significativamente all’interno della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Il vescovo si è recato alla chiesa della comunità ortodossa accompagnato da don Pietro Samarini, parco di Borgo Loreto, al termine della Messa celebrata in parrocchia in occasione della visita pastorale che si sta svolgendo nelle comunità della nascente unità pastorale con San Francesco e San Bernardo.

Calorosa l’accoglienza della comunità ortodossa rumena riunita per la celebrazione eucaristica, nella chiesa decorata magnificamente con le icone tipiche della tradizione ortodossa e colorata dagli abiti tradizionali indossati da alcuni fedeli.

«Il 2 febbraio – ha ricordato padre fu Chou – saranno 19 anni che la Chiesa ortodossa rumena è a Cremona. Ringrazio la Chiesa cattolica cremonese per che ci ha accolti. Ricordo al mio arrivo quando vidi nell’armadio della sacrestia i paramenti cattolici accanto a quelli ortodossi – ha aggiunto – Pensavo: oggi iniziamo dai vestiti poi l’unità sarà delle persone».

Il saluto del Vescovo Napolioni inizia con una richiesta di scuse: «Sono in ritardo – ha esordito -. Sono qui da sei anni, dovevo venire prima». In un clima di cordiale amicizia monsignor Napolioni è stato invitato sull’altare per l’ultima parte della celebrazione e al termine del rito il suo saluto è stato un messaggio sentito di unità nel nome di Cristo: «Dio è più grande di tutte le chiese. Abbiamo lingue diverse qualche divisione ma non sul Signore che è davvero uno. E noi siamo vicini, abitiamo la stessa terra e Dio ci chiede di dare testimonianza con le opere. La pandemia – ha aggiunto – ci mette alla prova tutti e ricorda che ci salveremo solo insieme. La possibilità di questo incontro – ha poi concluso – è un grande segno di quello che potremmo fare ancora di più per essere una cosa sola come ci ha chiesto Gesù». E poi, guardando all’assemblea e alla chiesa con i segni e i colori della tradizione ortodossa: «In questa unità la diversità abbellisce. Il mondo è a colori e anche la chiesa lo deve essere».

Dopo la benedizione l’incontro è proseguito con lo scambio dei doni: al Vescovo, invitato a spezzare il pane con il sale, simbolo evangelico di comunione, un’icona mariana e un mazzo di fiori in segno di amicizia, oltre ad un canto di augurio intonato dall’assemblea. In conclusione anche un omaggio al segretario episcopale don Flavio Meani in occasione del suo 70° compleanno.




Don Roberto Pasetti parroco di Belforte, Gazzuolo e Commessaggio

Come annunciato alle comunità interessate durante le celebrazioni di domenica 23 gennaio, Don Roberto Pasetti, già parroco di Commessaggio, diventa parroco anche delle parrocchie di Belforte e Gazzuolo, sostituendo don Marco Tizzi, del quale il vescovo ha accettato la rinuncia per motivi di salute. Don Marco Tizzi tuttavia resterà a servizio delle comunità, assumendo l’incarico di collaboratore parrocchiale di tutte e tre le parrocchie, ruolo che dal 2017 ricopre anche don Virginio Morselli.

Per le tre parrocchie della zona pastorale 5, in territorio mantovano, un’ulteriore tappa nel cammino già avviato verso la piena realizzazione dell’unità pastorale, per la quale a don Pasetti è affidato il ruolo di moderatore.

 

Profilo dei sacerdoti delle tre parrocchie

Don Roberto Pasetti, classe 1963, originario di S. Martino dall’Argine, è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1994. Ha iniziato il proprio ministero come vicario a Caravaggio; nel 2000 il trasferimento a Viadana, presso la parrocchia di Santa Maria Assunta e San Cristoforo. Nominato parroco di Scandolara Ripa d’Oglio nel 2002, nel 2012 ha assunto la guida anche delle parrocchie di Grontardo e Levata. Dal settembre 2018 il Vescovo gli ha affidato la cura pastorale della comunità di Commessaggio, prendendo il testimone da don Marco Tizzi, a cui oggi subentra anche nell’incarico di parroco di Belforte e Gazzuolo. Le tre comunità sono in cammino verso l’Unità pastorale di cui don Pasetti ricopre il ruolo di moderatore.

 

Don Marco Tizzi, nato a Sabbioneta nel 1948, è stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1971. Ha svolto il suo ministero come vicario a Viadana (S. Maria Assunta e S. Cristoforo) dal 1971 al 1979 e a Casalmaggiore (S. Stefano) dal 1979 al 1994, quando ha assunto l’incarico di parroco di Belforte al quale si è aggiunto dal 2012 quello di parroco di Gazzuolo. Dal 2015 al 2018 ha guidato anche la parrocchia di Commessaggio. Ora assume l’incarico di collaboratore parrocchiale delle tre parrocchie.

 

Don Virginio Morselli è nato a Cividale Mantovano nel 1939 ed è stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1964. Dal 1964 al 1978 è stato vicario di Gazzuolo, quindi dal 1978 al 1988 è stato parroco di Salina. Dal 1988 al 1987 ha guidato la comunità di Rivarolo del Re e dal 1997 al 2014 quella di Viadana “San Pietro Apostolo”. Dal 2014 al 2017 è stato collaboratore delle parrocchie di Vicomoscano, Casalbellotto, Quattrocase e Fossacaprara; quindi il trasferimento con l’incarico di collaboratore parrocchiale di Belforte, Commessaggio e Gazzuolo.




Ora di religione a scuola: i dati in diocesi e le ragioni di una scelta

È tempo di scelte anche per le famiglie cremonesi con figli in età scolare. Entro la fine di gennaio, infatti, bisognerà procedere all’iscrizione dei ragazzi che iniziano un nuovo ciclo scolastico e contemporaneamente decidere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.In diocesi di Cremona – che non comprende il Cremasco, ma piccole porzioni di Mantovano e Bergamasco e Cassano d’Adda nel Milanese – la percentuale dei ragazzi che nell’anno scolastico 2020/2021, si sono avvalsi di questa opportunità formativa è stata del 77,72%: su una popolazione scolastica totale di 45.714 unità ben 35.529 hanno seguito l’ora di religione. Rispetto al 2018/2019 si registra un lieve calo del 2,13%: due anni fa, infatti, la percentuale degli studenti che hanno scelto tale insegnamento era il 79,85%.
La media nazionale è dell’83,40% e quindi il nostro territorio si trova ben sotto di tale dato, in linea però con il trend registrato nel Nord Italia dove praticamente un alunno su tre non si avvale di tale materia scolastica.

Nelle scuole superiori gli avvalentesi all’ora di religione sono stati il 75,45%. Se i Centri Professionali hanno registrato percentuali altissime (96.07%), i licei sono restati leggermente sopra la media generale (77,91%) mentre si è assistito ad un brusco calo negli istituti tecnici (67,31%) e in quelli professionali (59,20%).
Nella scuola dell’infanzia la percentuale è arrivata al 81,21%, nella primaria è scesa al 78,21%, mentre nella secondaria di primo grado – ovvero le medie – la percentuale dei ragazzi che hanno seguito l’insegnamento della religione cattolica si è attestata al 77,08%. In media il 35% degli studenti di origine stranieri ha scelto di seguire la disciplina.

Così commentano questa situazione dall’Ufficio diocesano di pastorale scolastica:

Le ragioni di questo lieve ma costante calo sono diverse: anzitutto l’aumento di ragazzi di altre religioni; se i cristiani ortodossi sono propensi a seguire questo percorso formativo, non lo sono tutti gli altri. In secondo luogo ci sono sempre più famiglie che a causa della secolarizzazione imperante non hanno più nessun riferimento religioso, soprattutto nelle grandi città. In terzo luogo molti ritengono, a torto, che l’ora di religione sia una sorta di catechismo inutile per la propria formazione personale, invece che una vera e propria occasione per arricchire il proprio bagaglio culturale.

È lo stesso Ufficio diocesano a offrire una riflessione sulle reali caratteristiche dell’insegnamento della religione cattolica in classe, sul suo valore per la crescita culturale degli studenti, e le ragioni di una scelta importante per il loro approccio alla realtà e dunque il loro futuro:

È fuori di dubbio che il Cristianesimo abbia influenzato in maniera determinante ogni settore culturale europeo e non solo.
Conoscere la religione cristiana, dunque, significa approcciarsi con più facilità a quella cultura che ha modellato la nostra società, i suoi valori, le sue tradizione, il suo modo di concepire l’uomo.
Senza una minima nozione di che cosa sia il Vangelo e della storia che è nata da esso, infatti, come si potrebbero comprendere la maggior parte delle opere d’arte, dei capolavori della letteratura e della poesia, di tante correnti filosofiche, di imponenti architetture? Anche chi rifiuta il messaggio di Gesù, non può non tenerne conto, vista la miriade di intellettuali e pensatori che lo hanno trattato, approfondito e a volte anche avversato.

L’ora di religione, inoltre, è una vera e propria scuola di dialogo che permette di conoscere le altre religioni, quell’itinerario compiuto da tanti popoli alla ricerca del mistero della vita, di un oltre che possa dare spessore e speranza al quotidiano.

Questa disciplina consente di affrontare temi che inevitabilmente affiorano nel cuore dei ragazzi: il senso della vita e della morte, il significato del dolore, la ricerca della bellezza, il desiderio di felicità. Soprattutto in questo tempo di pandemia, dove maggiormente l’uomo si riconosce fragile e smarrito, un confronto sereno e costruttivo non tanto sul “come”, ma sul “perché” della vita, appare quanto mai necessario.

Gli insegnanti di religione non sono dei catechisti e non vengono mandati a fare proselitismo: sono uomini e donne, preparati, quasi tutti laici, spesso padri o madri di famiglia, che credono fortemente che il pensiero cristiano possa essere un valore aggiunto per tutti.

 

L’ora di religione a scuola per educare all’esercizio della libertà




La parola “unità”, sinonimo di cristianità. Insieme come i Magi se conserviamo il Vangelo nel cuore

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In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, giovedì 20 gennaio si è svolta la tradizionale veglia di preghiera ecumenica con la partecipazione del vescovo Antonio Napolioni, del pastore Nicola Tedoldi della Chiesa Evangelica Metodista di Piacenza e Cremona e di padre Doru Fuciu della Chiesa Ortodossa Rumena, e con la presenza dell’incaricato diocesano per la Pastorale ecumenica e il dialogo interreligioso don Federico Celini.

La celebrazione si è svolta quest’anno presso la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Lauretana e San Genesio, nel quartiere Borgo Loreto di Cremona, data la coincidenza negli stessi giorni con la visita pastorale del vescovo Napolioni e per la presenza, sul territorio, della chiesa ortodossa, in quella che in passato era la chiesa parrocchiale di Borgo Loreto.

La veglia è iniziata con la processione dei concelebranti insieme ai tre rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, che hanno acceso altrettante lampade dal cero pasquale.

Il tema del momento di preghiera – in riferimento a quanto caratterizza la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno –  è stato “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”, tratto dal Vangelo secondo Matteo.

Nella sua riflessione monsignor Napolioni ha affermato che «il loro viaggio è unito da questo segno che li attira, suscita il desiderio più profondo, lo distilla, lo matura e lo rende punto di incontro con altri uomini di buona volontà, con altri cercatori di senso e di Dio». «Lungo la strada insieme vengono tentati da colui che difende il potere terreno – ha proseguito mons. Napolioni – insieme resistono e arrivano, si prostrano, adorano e consegnano i loro doni. La tradizione fa si che ognuno di loro secondo noi abbia un determinato dono, ma in fondo non esiste una classifica, non gareggiano, non sono rivali, la diversità esalta la bellezza di quell’incontro. Sono le nazioni, i popoli, le saggezze e le culture, sono le storie degli uomini e delle donne che davanti a quel bambino, segnalato dalla stella e a sua madre, si compongono nell’unità più perfetta, quella che dà loro la forza di cambiare insieme». «Anche noi – ha detto ancora monsignor Napolioni – abbiamo bisogno di cambiare tante strade della nostra vita, non solo personale, ma sociale, mondiale e se noi cristiani nella diversità delle vicende teologiche e spirituali, fatta di divisioni ma anche di possibili riconciliazioni, di rinnovati incontri, amicizie, vogliamo cambiare, possiamo farlo solo se ci decidiamo insieme, stimando il rapporto di ciascuno, partendo dall’essenziale, da quel Vangelo che non solo nel libro, ma nel cuore non dobbiamo più smarrire. Allora non sarà più solo la chiesa cattolica a fare sinodo, ma saremo tutti, con metodi, linguaggi, tradizioni diverse a camminare insieme, perché quella stella continua a splendere e a indicarci la via».

Il momento di riflessione è proseguito con le parole del pastore Tedoldi, che ha voluto sottolineare che «oltre pregare il Signore per la nostra unità dovremmo pregarlo intensamente perché ci aiuti ad essere veramente cristiani, attenti ascoltatori e fedeli testimoni della Sua parola perché ritengo che è Cristo l’unità dei cristiani, per cui, non abbiamo bisogno di attendere altro. Dio ci ha donato se stesso in Gesù Cristo perché potessimo essere tutti una sola cosa». E ha proseguito il pastore Tedoldi: «Credo sia giunto il tempo di capire che unità è sinonimo di cristianità” e conclude “nel nostro presepe spirituale i magi sono sempre lì con il loro carico di tesori pronti a camminare verso il Signore. Mi piace pensare che questo sia proprio il senso della nostra unità: camminare da luoghi diversi, da esperienze diverse verso Dio che ci attende».

Ha poi espresso il suo pensiero padre Fuciu: «Unità è la parola chiave, i tre magi rappresentano l’unità, ma anche l’unità delle tre persone del Padre del Figlio e dello Spirito Santo che è la Santissima Trinità». E ha concluso: «Siamo qui per questa preghiera per l’unità dei cristiani rivolta a Dio per proteggerci e per essere benedetti».

La serata è quindi proseguita con un momento di dialogo e ascolto reciproco in stile sinodale. Divisi in tre gruppi i partecipanti hanno potuto confrontarsi, riflettere e condividere pensieri riguardanti l’unità dei cristiani e come testimoniarla nel mondo di oggi e di domani. Quindi le tre lampade, che avevano accompagnato i lavori di gruppo, sono state riportate vicino all’altare in modo da essere visibili a tutti.

La veglia ecumenica si è quindi conclusa con un momento di preghiera seguito dalla benedizione.

 

Settimana ecumenica, don Celini a “Chiesa di Casa”: «Come i magi, insieme verso Cristo»




“Beato chi ascolta la Parola di Dio”, con don Compiani a “Chiesa di Casa” i temi e il senso della Domenica della Parola

In occasione della Domenica della Parola, che la Chiesa celebra il 23 gennaio questa settimana, Chiesa di Casa ha incontrato don Maurizio Compiani, biblista cremonese e incaricato diocesano per l’apostolato biblico. Nel dialogo con Riccardo Mancabelli, don Maurizio ha introdotto il significato della «iniziativa voluta da papa Francesco nel 2019, perché tutta la comunità cristiana si concentri sul valore della Parola di Dio. Non solo catechisti, sacerdoti e coloro che direttamente hanno a che fare con il ministero della Parola – ha spiegato – ma tutti i fedeli si devono nutrire del continuo rapporto con la Parola di Dio».

“Beato chi ascolta la Parola di Dio”: questo il tema scelto per la giornata nel 2022: «Richiamando questo passaggio evangelico, il Papa ci indica che il mettere in opera la Parola di Dio è fondamentale, però

occorre stare attenti a cosa si mette in opera: ciò presuppone ascolto attento e fedele della parola, altrimenti metto in pratica le mie strategie e non mi lascio realmente nutrire dalla Parola» spiega don Compiani.

Tuttavia, si potrebbe pensare che le nostre comunità non siano sempre educate ad un ascolto sincero della Parola. Don Compiani, invece, fa notare come «il fatto che la Domenica della Parola cada in questo periodo non è casuale: stiamo vivendo la Settimana dell’unità dei cristiani ma siamo anche molto vicini alla Giornata di preghiera per il dialogo fra cattolici ed ebrei, che è stata il 17 gennaio: è come dire che stiamo facendo un cammino proprio della comunità cattolica, che pone attenzione alla Parola di Dio».

Se dal Concilio di Trento si è verificata una sorta di «disaffezione alla Parola di Dio» – ripercorre il biblista cremonese – il Concilio Vaticano II va a sottolineare il fatto che «la Parola di Dio, per la comunità cristiana, è anche nutrimento diretto». Questa familiarità con la Parola, secondo l’incaricato diocesano, è ultimamente accresciuta: «Sicuramente ci sono state una serie di iniziative per aiutare a conoscere la Parola, come gruppi biblici, gruppi di ascolto della Parola, incontri di preghiera, scuole della Parola». È anche vero, però, come specifica don Compiani, che «la familiarità non nasce in poco tempo. Fa fatica a prendere piede quando nasce da iniziative sporadiche. Ha bisogno di forme più stabili.

Lo scoglio maggiore è forse questo: riuscire a sanare la frattura fra la vita pastorale della Chiesa e la Parola di Dio».

Capita, infatti, che «la Parola sia un riferimento, ma fintanto che non siamo tenuti a fare delle scelte; quando dobbiamo scegliere, spesso ci muoviamo a partire da logiche che poco hanno a che fare con la Parola di Dio». Come l’ospite in studio specifica, «la Parola di Dio deve essere il principio vitale che va ad animare ogni aspetto della vita del credente, sia personale che comunitario. Bisogna tornarci continuamente». 

Familiarità non significa, però, cercare nella Parola le soluzioni che preferiamo, oppure, di fronte ad un brano “scomodo”, scegliere di ignorarlo. Il rischio è quello di adottare «un approccio a volte utilitaristico: vado a cercare ciò che ho già in mente. In tal caso, però, sono io che costringo la parola di Dio entro i miei pregiudizi. Oppure cerco solo la pagina che conferma le mie idee, eliminando le altre». Don Compiani ha dunque rimarcato che tale problematica è sintomo della «necessità di un rapporto continuativo».

Alla Parola bisogna accostarsi «con domande, ma in modo libero: non solo devo scrutare la Parola di Dio, ma devo permettere alla parola di scrutare me, così che mi parli in modo più ampio rispetto alle mie certezze».

Dunque, una Parola che va oltre i nostri pensieri e le nostre immagini. «La riforma liturgica va proprio in questo senso. Secondo quanto ci insegnano i Padri della Chiesa, la Parola di Dio è come una sposa per il suo sposo: cerca il suo coniuge!». Per questo è sempre più auspicabile un ascolto leale e disponibile, nella certezza che la persuasività della Parola non sia frutto di una nostra abilità o delle nostre idee, ma nel contenuto della Parola stessa.




Domenica della Parola di Dio, un’occasione per rimettere l’ascolto al centro della realtà

“Beato chi ascolta la Parola di Dio!” (cf. Lc 11,28). È questo il titolo scelto da Papa Francesco per la Domenica della Parola di Dio che quest’anno ricorre il 23 gennaio.

Il titolo si rifà alla famosa e più ampia beatitudine del Vangelo di Luca dove  a una donna che esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato», Gesù risponde: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». È evidente che la beatitudine evangelica unisce l’ascolto della Parola di Dio con la sua messa in opera. Il Papa però intende richiamare l’attenzione sulla sua prima parte. Indubbiamente l’agire con coerenza è un valore, ma a condizione che la decisione sia saldamente e autenticamente fondata su un ascolto assiduo, attento e fedele della Parola di Dio. Come spiega mons. Rino Fisichella: «L’esistenza cristiana si caratterizza per l’ascolto della Parola di Dio. In essa viene offerto un senso così profondo che aiuta a comprendere la nostra presenza tra le alterne vicende del mondo. Sarà sempre una lotta dura tra quanti aderiscono alla Parola e quanti vi si oppongono. Edulcorare questa condizione potrà dare ai cristiani un ruolo sociale più remunerativo, ma li renderà insignificanti, perché alla fine resteranno “muti” e soggiogati».

Non si tratta perciò di incoronare l’ascolto della Parola come momento “introduttivo” (e sbrigativo) all’agire o ancor peggio a tutte le riunioni di sorta… È certamente accresciuta nelle comunità cristiane una certa familiarità con la Parola di Dio, ma nella vita ecclesiale soffriamo ancora di una profonda frattura tra “pastorale” e “Parola di Dio”, “catechesi” e “Parola di Dio”, “teologia” e “Parola di Dio”… come ambiti diversi, a volte affiancati, ma poco comunicanti. Mondi ancora troppo paralleli.

Sarebbe imperdonabile nella prassi pastorale abituarsi a riservare “un posto d’onore” alla Parola di Dio, ponendola come su un podio: ammirata, celebrata, “ascoltata”… ma appunto anche confinata a preambolo introduttorio, o magari ridotta ad alimento per una “spiritualità” intesa come altro e lontana dalla realtà. Significherebbe tradire un autentico ascolto della Parola di Dio che non può essere privo di forza e di dirompente concretezza. L’ascolto è un requisito permanente della vita di fede: va custodito di continuo, esteso ad ogni ambito del vivere perché la testimonianza cristiana non è la gran cassa del nostro agire, ma il sublime canto della Parola che nella sua comunità si fa carne e vivifica il popolo in cui ha posto le sue radici.

Per meglio celebrare la Domenica della Parola, il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione ha approntato un apposito sussidio a cui vale la pena dare un’occhiata. In una cinquantina di pagine si trovano vari suggerimenti che spaziano da momenti liturgici, a riflessioni utili per la catechesi e l’omelia, a iniziative da mettere in campo. Il tutto è suddiviso in tre ambiti: la Parola di Dio in Comunità, la Parola di Dio in Famiglia, la Parola di Dio nella preghiera personale. Una appendice è poi dedicata al tema più generale: Chiesa e Parola di Dio.

Don Maurizio Compiani
Incaricato diocesano Apostolato Biblico

Clicca qui per il Sussidio 2022




Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, il 20 gennaio a Borgo Loreto la veglia ecumenica

“In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti per onorarlo”. Questo il tema conduttore, tratto dal Vangelo di Matteo, della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che annualmente si tiene dal 18 al 25 gennaio, in cui gli uomini e le donne di tutto il mondo, appartenenti a diverse tradizioni e confessioni, si riuniscono spiritualmente per pregare per una sola Chiesa.

Incentrata su questa proposta e valorizzandola, la veglia ecumenica diocesana si terrà giovedì 20 gennaio, alle 21, nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Lauretana e San Genesio (Borgo Loreto) a Cremona, in piazza Cappellani Caduti, alla presenza del vescovo Antonio Napolioni, del pastore Nicola Tedoldi della Chiesa evangelica metodista di Piacenza e Cremona e di padre Doru Fuciu della Chiesa ortodossa rumena di Cremona, e sarà caratterizzata, nel suo svolgimento, da momenti di chiara impronta sinodale.

Il compito di preparare a livello internazionale il materiale per la Settimana del 2022 è stato affidato alla commissione nominata congiuntamente dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, dalla Commissione Fede e Costituzione e dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente con sede a Beirut, in Libano. Quest’ultima ha scelto il tema e redatto i testi che guideranno la preghiera dei cristiani di tutto il mondo.

«I Magi ci rivelano l’unità di tutti i popoli voluta da Dio – spiega la Commissione –. Viaggiano da paesi lontani e rappresentano culture diverse, eppure sono tutti spinti dal desiderio di vedere e di conoscere il Re appena nato; essi si radunano insieme nella grotta di Betlemme, per onorarlo e offrire i loro doni. I cristiani sono chiamati ad essere un segno nel mondo dell’unità che Egli desidera per il mondo. Sebbene appartenenti a culture, razze e lingue diverse, i cristiani condividono una comune ricerca di Cristo e un comune desiderio di adorarlo. La missione dei cristiani, dunque, è quella di essere un segno, come la stella, per guidare l’umanità assetata di Dio e condurla a Cristo, e per essere strumento di Dio per realizzare l’unità di tutte le genti».

Dunque, essere la stella che illumina il cammino verso Gesù Luce è la missione della Chiesa, segno forte e significativo di speranza, in un mondo in travaglio e nelle difficoltà della vita di ciascuno, in cui comunque mai manca la presenza di Dio. Per questo i cristiani di tutte le tradizioni e confessioni sono chiamati a essere luce che illumina il cammino, con la preghiera, la parola, le azioni. E devono far sì che le divisioni tra loro non affievoliscano questa luce, affinché la strada non diventi oscura: «Al contrario, siano cristiani uniti, che adorano Cristo insieme e aprono i loro scrigni in uno scambio di doni».

Per questo, anche quest’anno e come sempre, la Settimana di preghiera si pone come del tutto attuale, non disincarnata o lontana dalle condizioni concrete in cui l’umanità si trova storicamente a vivere. Infatti la pandemia che tutto il mondo sta affrontando, con le conseguenti crisi di carattere economico, sociale, politico, di senso, ha evidenziato la necessità e il desiderio, percepiti profondamente e a livello globale, di una vera luce, che illumini le oscurità esistenziali. Questa luce sia offerta dalle Chiese, che «devono collaborare per dare sollievo agli afflitti, accogliere gli sfollati, alleviare chi è schiacciato dal peso della vita, e costruire una società più giusta e onesta».

La Settimana di preghiera, dunque, rappresenta un forte e pressante invito alle Chiese a «lavorare insieme affinché i giovani possano costruire un futuro che sia conforme al cuore di Dio, un futuro in cui tutti gli esseri umani possano sperimentare la vita, la pace, la giustizia e l’amore. La strada nuova per le chiese è la via dell’unità visibile che perseguiamo con sacrificio, coraggio, audacia così che, giorno dopo giorno “Dio regnerà effettivamente in tutti”».

Locandina della Veglia ecumenica del 20 gennaio

 




Anche gli Uffici di Curia in cammino sinodale

Nel segno della corresponsabilità, dell’ascolto, della propositività i responsabili degli uffici pastorali della Curia diocesana e i coordinatori d’Area della Diocesi si sono ritrovati nel pomeriggio di lunedì 17 gennaio presso il Centro pastorale diocesano per un momento di confronto con il vescovo Antonio Napolioni, alla presenza anche anche del vicario episcopale per la Pastorale, don Gianpaolo Maccagni.

Scopo dell’incontro, il primo dell’anno, come ha precisato don Maccagni in apertura, è stato quello di fare emergere nodi, prospettive, modalità efficaci e nuove per camminare insieme: spazio dunque al dialogo, in un clima di fraterna schiettezza.

Dopo avere ringraziato il Signore, esprimendo e condividendo «gratitudine e stupore per l‘iniziativa gratuita con cui il Signore guida la sua Chiesa», il Vescovo ha invitato a individuare con attenzione e in profondità con quali criteri i vari Uffici di Curia leggono e vivono la sinodalità, interrogandosi anche sull’orizzonte teologico, spirituale e culturale da cui essi sono guidati. E, inoltre, «quali i “perché”, le risorse nascoste, i doni non ancora espressi, non ancora, condivisi, non ancora realizzati». Ecco che l’incontro si è posto come un vero e proprio “laboratorio di discernimento”.

Ci si è quindi aperti all’ascolto dell’esperienza di tutti, incentrato sulla domanda fondamentale proposta dal Sinodo universale: «Come si realizza  oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale, quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?».

Numerosi, ricchi di analisi e suggestioni, segnati dal desiderio di un fedele e fecondo servizio alla Chiesa, i vari interventi hanno preso spunto dallo specifico sentire di ognuno, fondato su quanto vissuto “sul campo” e sempre in un’ottica di confronto costruttivo e rispettoso. In particolare, ci si è soffermati sulla necessità di “incontrarsi” per la condivisione di punti di vista e prospettive, sulla ricerca dei linguaggi e delle modalità più consone all’annuncio e alla testimonianza che la Chiesa è chiamata a offrire agli uomini e alle donne del nostro tempo, sull’ascolto che non può che interessare tutte le dimensioni e le prospettive del mondo contemporaneo, evitando anacronistiche, sterili e controproducenti nostalgie, sul passaggio dall’ascolto a una relazione che faccia scoprire il volto vero e bello di una Chiesa vicina.

È decisivo, in tutto questo, come ha richiamato il vescovo Napolioni, riconoscere la verità delle persone, con la visione di Chiesa che ciascuna di esse incarna, con la propria ricchezza di storia, di esperienze, di attese. In questo «il pastore non è il leader carismatico, ma colui che, in spirito sinodale, fa emergere le diversità e le ricchezze che anche tali diversità racchiudono, e le guida e le accompagna, in quella complessità dinamica che è presente in ogni organismo vivente».

Necessario e certamente fecondo, allora, sarà un accostamento e un approfondimento di quella profonda e ricca miniera che è rappresentata dal magistero di Papa Francesco: un accostamento e un approfondimento che siano scevri delle troppe semplificazioni che troppo spesso gli sono riservate: un magistero che, invece, non può che costituire un orizzonte sicuro a cui guardare, in quel cammino che la Chiesa tutta è chiamata a sperimentare con fiducia e con coraggio. Perché essa sia, sempre, luce delle genti.

L’incontro si è concluso con l’impegno di una prossima occasione più distesa nel tempo nei prossimi mesi,  per continuare la condivisione in vista anche di uno stile nuovo che dovrà vederci tutti più desiderosi di accompagnare insieme il cammino diocesano.