1

Mons. Napolioni: «La caratteristica di Giussani e di chi lo segue ancora oggi è questa libertà: un uomo non costretto, ma che si muove per far piacere a Dio»

Il 22 febbraio 2005 moriva a Milano don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione, un uomo «toccato, anzi ferito, dal desiderio della bellezza», come disse il cardinale Joseph Ratzinger all’omelia del suo funerale in Duomo due giorni dopo. Sono passati 14 anni da quel giorno ma oggi più che mai l’eredità umana e spirituale del “Gius”, come lo chiamano affettuosamente i ciellini, è ancora viva. Lo si è visto bene ieri sera nel Duomo di Cremona, durante la messa celebrata da mons. Napolioni in ricordo di questo sacerdote carismatico e straordinario. Una cattedrale piena, il coro “San Facio” di CL che ha accompagnato con i suoi bellissimi canti la celebrazione e tanti sacerdoti sull’altare sono forse il segno più evidente di questa vita cristiana ricca e vivace anche sul territorio cremonese.

Nella sua omelia il vescovo ha ricordato il momento difficile che sta vivendo la Chiesa oggi, facendo memoria di quel passo che dice “Non si turbi il Tuo popolo davanti agli sconvolgimenti della Chiesa”.

«Questa sera – ha esordito – siamo tutti un po’ più tristi e preoccupati. Il Papa ci chiede di unirci intorno ai più deboli, ai più fragili e la Cattedra di Pietro è una cattedra in cui Pietro non può essere lasciato solo. Sin dall’inizio Pietro da solo non avrebbe potuto fare nulla. Pietro è solo uno che sta dietro Gesù e che nell’incontro con Gesù scopre se stesso e la possibilità di essere trasformato da quella appartenenza, da quella amicizia». Mons. Napolioni ha ripreso la prima lettura di San Pietro per invitare ciascuno a prendersi cura di chi si incontra sul cammino. Seguendo proprio le orme del primo apostolo: «Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge».

«Chissà quante volte don Giussani avrà letto questa pagina, avrà cercato di farla sua e noi oggi possiamo dire che ci è riuscito. Ci è riuscito attraverso un travaglio quotidiano, una lotta contro se stesso». Una lotta – ha proseguito – che è di tutti noi e che si supera se oso fidarmi di un gusto nuovo: “come piace a Dio”. E questo è il segno di chi è libero. La prima caratteristica del Gius e di chi lo segue ancora oggi è questa libertà: un uomo non costretto ma che si muove per far piacere a Dio. San Pietro poi richiama alla generosità. Perché un animo dovrebbe essere generoso? C’è una chiamata ad aprire il cuore, ma ci vuole una vita a capire che l’altro è un bene e che più gli altri sono diversi più mi sono cari. Chi può fare così? Un uomo che si è lasciato amare e diventa capace di amare. Un uomo la cui affettività non è ripiegata su se stessa, il cui cuore non è rattrappito dalla gelosia, dall’invidia e da tutte quelle erbacce che prima di fare male agli altri fanno male a noi stessi». In don Giussani, ha ricordato ancora il vescovo, questa affezione a Gesù è rimasta il segno più efficace di ciò che accadeva nel suo cuore. Un ultimo punto a cui il popolo di CL viene richiamato è quello di «essere modello del gregge». Perché la bellezza e la gioia di vivere non hanno bisogno di maschere se si è uomini e donne liberi, amabili e veri. E per farlo esiste un solo metodo, quello usato da Cristo con Pietro: attendere il suo rispettando la sua libertà e i suoi tempi. E su di lui ha poi costruito la Sua Chiesa. Questo è stato l’augurio di mons. Napolioni al popolo del don Gius: vivere non secondo il mondo ma secondo Dio. “Servono uomini liberi, amabili e veri fino alla sequela di Cristo nel martirio, disposti a rimettersi al giudizio di Dio giudice della storia”. Un augurio valido per tutto il popolo cristiano oggi.

Prima della benedizione finale c’è stato il breve saluto di Paolo Mirri, responsabile diocesano di CL, che ha ringraziato il Vescovo per la sua paternità, riprendendo un passaggio della sua ultima lettera pastorale dove si ricorda che Cristo è un fatto, è un vivente, non una teoria con cui guardare a priori gli eventi. Don Giussani ha testimoniato la stessa cosa, quando diceva ai suoi che è solo la grazia dell’incontro con Cristo che apre gli occhi e spalanca la ragione. Sono passati 14 anni dalla sua nascita al cielo, ha concluso Mirri, ma quella del Movimento di Comunione e Liberazione è una storia che non smette di attrarre il cuore di tanti e di rendere l’avvenimento di Cristo sempre presente. Come? Attraverso un cammino paziente e guardando ai tanti testimoni che il Signore mette davanti. A partire da Papa Francesco.




La cura della coppia nello stile delle «parabole viventi» (AUDIO e VIDEO)

Dirsi un grazie, piccolo o grande, purché non abbia più di 24 ore. O qualcosa che io potrei regalare alla nostra coppia. O ancora una ferita che ultimamente ci siamo fasciati… Le coppie di coniugi in sala si avvicinano, le mogli sussurrano all’orecchio del marito che sorride, mariti che baciano la mano della moglie. I coniugi Oreglia, Davide e Nicoletta, vent’anni di matrimonio, cinque figli e due ore di viaggio – da Mondovì – per guidare la riflessione alla giornata diocesana delle famiglie che si è svolta domenica 24 febbraio in Seminario a Cremona, portano la parabola del buon samaritano nella vita reale delle coppie. Gli sposi ascoltano e si lasciano coinvolgere. In clima nella sala è insieme intimo e di condivisione.

Ascolta qui l’audio dell’intervento 

Dopo la preghiera iniziale, introdotta dai coniugi Dainesi, incaricati della pastorale familiare, e conclusa dalla benedizione del Vescovo Antonio, i tanti bimbi presenti all’incontro lasciano la sala, per partecipare allo spettacolo preparato per loro dalla Compagnia dei Piccoli (“Bandiera” una narrazione danzante ispirata al testo di Mario Lodi). Per mamme e papà, arrivati da tutta la diocesi, c’è il tempo prezioso da dedicare alla coppia.

https://www.facebook.com/compagnia.deipiccoli.1/videos/997581037101913/

 

La photogallery completa della giornata

Il tema della giornata per le famiglie riprende il titolo delle linee per l’anno pastorale: “Famiglie parabole viventi” e la riflessione proposta dai coniugi Oreglia parte proprio da una parabola, quella del buon samaritano, riportata nella vita delle famiglie attraverso un linguaggio vicino alla vita delle coppie ed un metodo coinvolgente, con l’utilizzo di canzoni e di piccoli “giochi” di coppia.

Al centro dell’intervento dei due coniugi piemontesi soprattutto la cura della “persona coniugale”, nella complessità e nella bellezza di una relazione “che è più della somma di due individui, ma è qualcosa che si costruisce insieme”. Un cammino che passa attraverso difficoltà, ferite, bisogni, sorprese e meraviglia. “Siamo come due persone schiena contro schiena – dice Nicoletta con un’immagine efficace – in una stanza. Per sapere com’è fatta tutta la stanza dobbiamo affidarci all’ascolto di chi è appoggiato alle nostre spalle”.

Dunque l’accento è posto sulla qualità del dialogo, sui gesti di tenerezza, sulla fedeltà, passando attraverso la quotidianità delle scelte: “Io voglio che lui/lei stia volentieri accanto a me, che torni da me facilmente”; oltre le ferite che dobbiamo fasciare, ricordando la preziosità della nostra coppia, la strada che abbiamo percorso e quanto di bello abbiamo costruito insieme”.

L’ultimo momento di condivisione è un abbraccio. Tutti in piedi, ogni coppia stretta in un abbraccio. Pochi minuti per ricordare che “il tempo non è illimitato, che la coppia ha bisogno che investiamo il nostro tempo nella sua cura”.

Un lungo applauso è il ringraziamento delle famiglie cremonesi che, dopo alcune altre riflessioni suscitate dalle domande inviate dai presenti durante la mattinata, si ritrovano nella chiesa del Seminario per la messa presieduta dal Vescovo Antonio che subito avverte: “Non è la Messa del Mulino Bianco, non siete qui perché siete le famiglie più belle della diocesi, ma perché il Signore vi ha portati qui”.

Ascolta qui l’audio dell’omelia 

Nella sua omelia monsignor Napolioni porta come esempio e come modello lo stile della famiglia per la costruzione “della Chiesa e di un mondo migliore”, grazie a quella “manutenzione quotidiana della relazione” e a quella autenticità che permette di ricominciare da “gesti di tenerezza, di misericordia, di ascolto” degli altri.

“Quello che accade oggi – conclude poi il vescovo prima della benedizione – non è un momento di passaggio ma è un programma di rinnovamento della Chiesa e della società»

Le offerte raccolte durante la Messa saranno destinate alle attività della casa famiglia Sant’Omobono di Cremona che accoglie mamme con bimbi e per la comunità di Marzalengo delle suore Adoratrici di Rivolta d’Adda che accoglie ragazze tossicodipendenti e spesso i loro bimbi.

Nel pomeriggio poi la conclusione della giornata con il pranzo insieme e i laboratori di coppia sulla Parola dedicati ad altre quattro parabole: “La perla preziosa”, “Il seminatore”, “Il banchetto di nozze” e “Vino. Nuovo in otri vecchi”, per continuare a prendersi cura della famiglia alla luce della Parola.




Accoglienza in parrocchia, un gruppo di cremonesi al meeting “Liberi dalla paura”

Consapevoli che «tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie responsabilità» e che il fenomeno delle migrazioni è «senza dubbio una delle più grandi sfide educative», raccogliamo l’invito a essere comunità accoglienti perché sappiamo che «rinunciare a un incontro non è umano».

Inizia con queste parole il documento conclusivo del Meeting “Liberi dalla paura” promosso da Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Centro Astalli svoltosi a Sacrofano dal 15 al 17 febbraio al quale ha partecipato una delegazione cremonese che ha portato la propria testimonianza a proposito di: «Accoglienza in parrocchia, dalla paura alla libertà».

Scarica qui il documento finale (pdf)

Santo, Chiara, Nicola e Paola, inviati dall’Ufficio missionario diocesano cremonese, hanno rappresentato la Diocesi di Cremona e l’unità pastorale “Don Primo Mazzolari” raccontando e condividendo il loro vissuto. Chi ha accolto, chi è stato accolto, chi ha aiutato con mezzi personali, chi con la scolarizzazione, chi ha offerto un lavoro… Chi ha imparato a superare i luoghi comuni e i pregiudizi.

L’accoglienza è senza dubbio un’esperienza interiore profonda: prima di essere una risposta a un bisogno è un’esperienza di condivisione ricca, che richiede un cammino di conversione personale e comunitario. Nello specifico domanda di coniugare la complessità del fenomeno migratorio con la complessità del reale, la disponibilità con il coraggio di farsi attraversare da presenze inattese lasciandosi guidare dalla fantasia dello Spirito Santo, che è infinita ma anche molto concreta.

Per questo occorre «cominciare a ringraziare chi ci dà l’occasione di questo incontro, ossia gli “altri” che bussano alle nostre porte, offrendoci la possibilità di superare le nostre paure, per incontrare accogliere e assistere Gesù in persona».

Il nostro mondo sembra sempre di più attraversato dalla paura, spesso alimentata e strumentalizzata ad arte dai potenti del mondo. Non c’è paura più insidiosa di quella che nasce dalla diffidenza e si alimenta della mancanza di speranza. Essa ci fa vedere l’altro come un contendente, un avversario, fino a trasformarlo in una minaccia, un nemico.

Abbiamo paura dei poveri, che ci ricordano che la loro condizione domani potrebbe essere la nostra, in una società che si disinteressa sempre di più delle persone e delle loro esistenze.

Eppure, l’istintiva reazione di allontanare dal nostro sguardo chi è in difficoltà, di isolare la nostra quotidianità per salvaguardarla, ci condanna a una solitudine che rende tutti più fragili e impotenti. Spesso dimentichiamo che la paura è esperienza anche dei migranti: crea ansia l’arrivare in un luogo nuovo, non familiare che a volte si rivela ostile, come pure agita la paura di deludere le persone care, di fallire nel progetto migratorio.

Sempre più spesso tale situazione è esacerbata da situazioni indotte dalle circostanze del Paese di approdo: paura di perdere il permesso di soggiorno, paura di essere considerati impostori e criminali. La nostra fede ci chiede di non abbandonarci alle nostre paure e di comprendere le paure che abitano i nostri fratelli e le nostre sorelle. Come cristiani, rendendoci conto delle sfide e delle difficoltà, siamo chiamati a non rinunciare: «Cristo continua a tendere la sua mano per salvarci!».

L’accoglienza per le nostre comunità è un dono, perché ci offre l’occasione di guardare al futuro con più speranza. L’incontro ci permette di toccare con mano di quante risorse umane, morali e culturali ciascuno è portatore e quanto possono essere ricche e creative le società che riescono a valorizzare le diversità e mettere a frutto i talenti di ciascuno in una prospettiva comune. Accogliere è il nostro modo di contribuire alla costruzione di una società rinnovata, capace di lasciarsi alle spalle l’ingiustizia del mondo e offrire alle generazioni più giovani un futuro di pace, di crescita economica, di maggiore equità sociale. Accogliere crea comunità, smaschera le nostre inconsistenze e ci aiuta a metterci in rete perché costruisce uno stile non solo di collaborazione ma anche di partecipazione e condivisione.

Noi che ci siamo lasciati liberare dalla paura, che abbiamo sperimentato la gioia dell’incontro, vogliamo «annunciare questo sui tetti, apertamente, per aiutare altri a fare lo stesso».

Come ha detto papa Francesco alla fine della Messa: «Il piccolo passo fa il grande cammino della storia! Avanti! Non abbiate paura, abbiate coraggio!»




Mons. Ruggero Zucchelli nuovo presidente del Capitolo della Cattedrale

È mons. Ruggero Zucchelli il nuovo presidente del Capitolo della Cattedrale: prende il testimone da mons. Giuseppe Perotti, in carica dal 2009. Eletto all’interno del Capitolo, la nomina è stata ratificata dal vescovo Antonio Napolioni in data 18 febbraio. Il Capitolo, denominato ufficialmente “Capitolo dei Canonici della Beata Vergine Assunta nella Chiesa Cattedrale di Cremona”, è il più antico e illustre collegio della città: la sua esistenza è attestata dallo storico Giuseppe Bresciani già nell’VIII secolo.

Gli statuti prevedono che il Capitolo sia composto da 15 membri effettivi. Questa l’attuale composizione del Capitolo:

  1. mons. Ruggero Zucchelli, presidente
  2. mons. Giuseppe Perotti
  3. mons. Mario Barbieri
  4. mons. Achille Bonazzi
  5.  mons. Marino Reduzzi
  6. mons. Giuseppe Soldi
  7. mons. Felice Bosio
  8. mons. Alberto Franzini
  9. mons. Attilio Cibolini
  10. mons. Vincenzo Rini
  11. mons. Antonio Trabucchi
  12. mons. Primo Margini
  13. mons. Libero Salini
  14. mons. Pietro Bonometti

Tre sono i canonici onorari: mons. Giuseppe Aresi, mons. Mario Cavalleri e mons. Angelo Talamazzini.

 

Biografia di mons. Ruggero Zucchelli

Mons. Ruggero Zucchelli è nato a Cremona il 14 agosto 1938 ed è stato ordinato sacerdote il 24 giugno 1972 mentre risiedeva nella comunità cittadina di Sant’Agostino. Dal 1972 al 1988 è stato vicario parrocchiale di Sant’Agata a Cremona, dal 1975 al 1981 vice-cassiere Legati, dal 1987 al 2008 responsabile dell’Ufficio diocesano di pastorale del turismo. Dal 2005 al 2013 ha ricoperto l’incarico di presidente di Teleradio Cremona Cittanova e dal 2007 al 2013 anche della Nuova Editrice Cremonese. Dal 1996 al 2001 è stato inoltre incaricato diocesano per il grande Giubileo del 2000. Presso la Curia vescovile ha ricoperto l’incarico di responsabile dell’Ufficio legati e S. Messe (dal 1981 al 2016), responsabile dell’Ufficio ragioneria (dal 1984 al 2016), oltre che presidente dell’agenzia turistica «Profilotours» (dal 2005 al 2012).

Nel 1999 il Papa San Giovanni Paolo II gli ha conferito il titolo di Cappellano di Sua Santità.

Nel 2008 mons. Lafranconi lo ha nominato parroco e rettore della Cattedrale, incarico che ha mantenuto sino al 2014, quando ha assunto l’incarico di Procuratore della Cattedrale. Dal 2006 è Canonico del Capitolo della Cattedrale.

Inoltre dal 2007 è presidente dell’Associazione «Battistero» e dal 2010 direttore dell’Istituto Gregorio XIV per l’educazione e la cultura.

 

Profilo del Capitolo della Cattedrale

L’attuale fisionomia del collegio dei canonici è chiarita nell’art. 3 dello Statuto del Capitolo della Cattedrale di Cremona che, riecheggiando il can. 503 del Codice di diritto canonico, recita: “Il Capitolo Cattedrale è il collegio dei Canonici dediti in primo luogo all’esemplare esercizio del culto divino in Cattedrale, (…) alla celebrazione quotidiana della liturgia delle Lodi e dell’Ora media e della Messa conventuale e, nel rispetto dell’attività pastorale della Parrocchia, alla disponibilità per le celebrazioni dell’Eucaristia e della Riconciliazione sacramentale e per la predicazione sacra, specie nei giorni festivi e nei tempi più significativi dell’anno liturgico”.

Tanti i poteri, le proprietà e i privilegi appartenuti nella storia al Capitolo, i cui membri, solitamente cadetti del patriziato, nel IX secolo sono chiamati “fratelli canonici” o “cardinali della Santa Chiesa cremonese”. Oggi l’unico privilegio è l’uso della croce patriarcale (concessa nel 1414 da Giovanni XXIII, l’antipapa Baldassarre Cossa, per l’ospitalità ricevuta).

Quanto all’abito, dopo il Concilio Vaticano II il Capitolo ha rinunciato ai rivestimenti sontuosi del passato. I canonici, che fino ad oggi hanno conservato il titolo di monsignore e la facoltà di indossare l’abito liturgico detto “mozzetta”, hanno sempre esercitato un rilevante ruolo nel governo della diocesi, con la facoltà di elezione dei vescovi (fino alle bolle in contrario di Papa Bonifacio VIII).

Oggi hanno perso tutta questa rilevanza, compresa la nomina dell’Amministratore diocesano in sede vacante e l’esame delle pratiche amministrative di maggior importanza, attualmente demandato al Collegio dei Consultori. Dal 1990 il Capitolo non si occupa più nemmeno dell’amministrazione della Cattedrale: un solo canonico fa parte, per diritto, del Consiglio della Cattedrale, nominato dal Vescovo.




«No spreco», così la Quaresima di carità diventa smart

«No spreco» è il nome e la mission dell’associazione di promozione sociale nata due anni fa a Cremona su iniziativa della Caritas diocesana, in sinergia con alcuni altri soci fondatori. Un progetto che favorisce lo sviluppo sostenibile e riduce gli sprechi coinvolgendo cittadini e istituzioni. E lo fa attraverso una applicazione tecnologica che permette il recupero delle eccedenze alimentari nella catena di distribuzione locale e la loro ridistribuzione ai soggetti in stato di povertà.

Tutto il cibo non consumato e in buono stato, anziché finire in discarica, sprecato, si recupera destinandolo gratuitamente – proprio attraverso l’associazione «No spreco» – agli enti caritatevoli, in primis Caritas e San Vincenzo parrocchiali. Un progetto che, dunque, intende essere strumento concreto per rispondere alle esigenze del territorio, grazie alle possibilità offerte dall’attuale quadro normativo, in particolare grazie alla cosiddetta Legge Gaggia.

A fare la differenza è anche la modalità di raccolta e ridistribuzione degli alimenti, con una forte attenzione all’ambiente. Gli operatori di «No spreco» usano, infatti, un mezzo ecologico, a impatto zero: una bicicletta «e–bike cargo».

Consegna, nei punti di smistamento, in massimo due ore.La novità non sta tanto nella buona prassi delle donazioni, ancora oggi vanto di una città che nella storia ha scelto come patrono sant’Omobono, il «padre dei poveri». L’aspetto innovativo è il tentativo, attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia, di coordinare in maniera organica i possibili donatori (che possono anche detrarre fiscalmente il costo del cibo regalato) e le associazioni di volontariato impegnate nella distribuzione di pacchi alimentari ai più poveri.

Il successo della prima fase di sperimentazione ha portato l’associazione a strutturarsi in modo più organico, incrementando il lavoro di raccolta e la conseguente ridistribuzione. Così per il materiale donato non risultano più sufficienti gli esigui spazi messi a disposizione da alcuni oratori della città. Proprio su questo fronte si indirizzerà il tradizionale gesto di carità proposto in diocesi per la Quaresima.

«L’iniziativa quaresimale di quest’anno – conferma Cristiano Beltrami, vicedirettore di Caritas Cremonese e presidente dell’associazione No spreco – guarda proprio al potenziamento della nostra capacità ricettiva. I magazzini disponibili nelle parrocchie cittadine non risultano più sufficienti a rispondere alle necessità, per questo si è pensato di allestire un punto di raccolta unico, più funzionale e con le necessarie attrezzature, a San Savino, alle porte della città, in una delle strutture della Caritas diocesana che già funge da magazzino per Caritas e Filiera corta solidale». «La nostra sfida – continua Beltrami – è potenziare la raccolta e rinforzare quelle realtà che si occupano di persone in difficoltà».

Il tutto, naturalmente, con un respiro di carattere diocesano, che mira presto a superare i confini della città capoluogo. In questo senso l’associazione «No spreco» è a disposizione per supportare azioni simili anche in altre località dove, grazie alle caratteristiche dell’associazione, si potranno instaurare ulteriori rapporti virtuosi tra commercianti e parrocchie.

«La nostra mission è promuovere la consapevolezza che il progresso coincide con la capacità di usare al meglio le risorse e il capitale umano per realizzare uno sviluppo sostenibile. In questo senso occorre educare al recupero e alla riduzione degli sprechi, con la possibilità di far convergere, attraverso una raccolta costante, tutto quanto ancora è possibile utilizzare a favore di quelle realtà che sostengono situazioni di fragilità. Per questo l’associazione No Spreco si impegna a coordinare lo sforzo tra tutti i soggetti che operano nel contesto sociale ed economico locale per creare economie circolari a misura di città».

 

L’app “Spreco Smart”

«Attivarsi conviene». Questo lo slogan dell’app «Spreco Smart». La versione aggiornata, realizzata da Diana Afman, online da metà marzo, intende davvero proporsi come «attivatore» di buone abitudini, inducendo ad assumere nuovi stili di vita.

Già da tempo la app permette agli esercenti di segnalare alla cittadinanza particolari sconti sulle derrate alimentari rimaste invendute e che, altrimenti, a breve dovrebbero essere smaltite. L’ulteriore passaggio è la chiamata all’associazione «No spreco» che, una volta ritirato l’invenduto, provvede alla ridistribuzione tra le realtà benefiche del territorio.

Ma d’ora in poi l’app «Spreco Smart» aiuterà anche ad adottare stili di vita maggiormente virtuosi. Lo si farà quasi giocando con «missioni» giornaliere da compiere. Ad esempio rispondendo alla proposta di attingere acqua dalla fonte pubblica anziché acquistando bottigliette di plastica. Un gesto cui dovrà seguire la scansione del QRcode che si troverà in loco e che permetterà di accumulare punti che daranno poi diritto a sconti nei negozi aderenti al progetto.

Un altro modo per «far punti» sarà il volontariato: anche il tempo non deve essere sprecato.

Tra gli obiettivi del progetto «No spreco» c’è, infatti, anche quello della coesione sociale, riappropriarsi del termine «fare comunità». Con un’attenzione particolare rivolta ai più giovani, anche in sinergia con scuole e oratori.
In questo contesto nasce il progetto «Amico 2.0», pensato per favorire un incontro tra generazioni. La proposta è molto concreta: l’app potrà mettere in relazione un giovane con competenze smart e un adulto con necessità, ad esempio, di riprogrammare il cellulare, installare un televisore o aggiornare il computer. Servizi ricompensati con una «paghetta», grazie ai punti che si potranno accumulare sull’app «Spreco Smart».




Finestre sul mondo: viaggi e pellegrinaggi per il 2019

“Finestre sul mondo”, questo lo slogan del ricco il programma di viaggi e pellegrinaggi predisposti da Ufficio diocesano per la Pastorale del turismo e Segretariato pellegrinaggi, diretti da don Roberto Rota, con il supporto tecnico dell’agenzia turistica diocesana ProfiloTours. Accanto alla classiche mete di fede, che guardano ai principali santuari mariani d’Europa, la proposta del pellegrinaggio diocesano per quest’anno guarda alla Grecia.

 

Brochure con tutte le proposte per il 2019

 

Il pellegrinaggio diocesano in Grecia

Sarà un itinerario sulle orme missionarie dell’apostolo Paolo quello che il vescovo Antonio Napolioni guiderà, dal 2 all’8 settembre, nella culla della civiltà classica. Secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, l’Apostolo “delle genti”, dopo aver annunciato il Vangelo in Asia Minore, compie il “salto” nel mondo classico, nel corso del suo secondo viaggio. Dopo aver incontrato la piccola comunità ebraica di Filippi, città di cui oggi restano le rovine archeologiche, Paolo si spostò nella vicina Tessalonica, oggi Salonicco: qui i pellegrini potranno visitare monumenti bizantini come la Basilica di Santa Sofia e quella di San Demetrio. Particolarmente importante risulterà la tappa alle «Meteore», singolari monasteri ortodossi maschili e femminili costruiti su picchi di roccia. Da qui si proseguirà per Atene con sosta all’Areopago, luogo di un importante discorso di Paolo, continuando poi con la visita all’Acropoli e agli altri luoghi della classicità. Seguirà la tappa alla zona archeologica di Corinto, dove l’Apostolo fondò un’importante e complessa comunità. Non mancherà pure la visita alla località di Micene, legata alle memorie del poeta Omero, e di Epidauro, dove sorge il più maestoso tra i teatri di epoca antica. Il pellegrinaggio diocesano in Grecia rappresenta sicuramente la principale proposta per il 2019.

 

La Terra Santa

Ad aprile nella terra di Gesù anche quest’anno è organizzato un viaggio in Terra Santa, dal 2 al 9 aprile, con trasferimento in aereo. Il pellegrinaggio nella terra di Gesù, guidato da don Roberto Rota, porterà innanzitutto in Galilea, a Nazareth, per contemplare il mistero dell’Incarnazione. Sul monte Tabor i pellegrini potranno calarsi nell’evento evangelico della trasfigurazione. Prevista anche un’escursione sul lago di Tiberiade dove Gesù pronunciò il discorso delle Beatitudini. Tappe anche a Cafarnao (alla casa di Pietro e all’importante sito archeologico) e Tabga, dove secondo la tradizione avvenne il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Luoghi che ricordando miracoli e discorsi del Maestro, insieme alla chiamata degli Apostoli. L’itinerario continuerà poi a Betlemme sul luogo della nascita di Gesù. La conclusione del pellegrinaggio avverrà a Gerusalemme con la visita ai santuari e ai monumenti della città «tre volte santa» che ha al cuore la basilica della Risurrezione che conserva la roccia del Calvario e l’edicola del Santo Sepolcro. Per i pellegrini e non solo, presso l’agenzia ProfiloTour, è a disposizione il testo «Gerusalemme», un semplice strumento pensato proprio per chi compie la salita alla Città santa.

 

Orizzonti di fede

In alternativa, comunque, parecchie altre possibilità di pellegrinaggi e viaggi in cui non è certo l’aspetto turistico a farla da padrone. L’obiettivo di tutte queste proposte è incontrare popoli e culture, offrire opportunità di dialogo e incontro intorno ai valori che, lungo i secoli, hanno costruito le grandi civiltà. Con «Orizzonti di fede» c’è la possibilità di un turismo religioso capace di leggere i segni del sacro nella storia, nella cultura e nelle tradizioni di popoli anche lontani. Sei le proposte messe in cantiere quest’anno. A fine aprile si inizia da Lisbona: un millennio di storia tra architetture manueline e barocche in quartieri d’altri tempi. Dal 7 al 13 maggio viaggio nelle Fiandre, che saranno raggiunte dopo una tappa in Belgio, vero «cuore d’Europa» dal punto di vista geografico. L’itinerario prenderà avvio da Bruxelles, proseguendo per Bruges, Gand e Anversa. Poi l’Olanda con la visita a L’Aja e ad Amsterdam, naturalmente ammirando anche i tipici mulini a vento. A metà giugno si andrà in Friuli Venezia Giulia, alla scoperta delle sue perle artistiche e storiche grazie alla mescolanza di culture e influenze avvenute nel corso dei secoli. A fine settembre, dal 23 al 30, è prevista una intensa settimana in Polonia. Un vero e proprio itinerario attraverso la storia: Varsavia, Danzica, Breslavia, Czestochowa con il santuario della Madonna Nera, il campo di concentramento di Auschwitz, le Miniere di sale di Wieliczka e, per concludere, Cracovia. «Orizzonti di fede» condurrà anche, dall’8 al 17 ottobre, in Armenia e Georgia: terra di reminiscenze bibliche, dai richiami nostalgici di un passato glorioso, di aneliti di libertà e di lotte di sopravvivenza, di cime innevate, di laghi sospesi nell’azzurro, di ruvide pietre scolpite a merletto A metà novembre, infine, protagonista sarà l’India. Un mondo a parte, dove passato e presente convivono, tra spiritualità e pacifismo.

 

Escursioni giornaliere

Tra monasteri e città d’arte l ricco cartellone di proposte tra viaggi e pellegrinaggi, è arricchito anche da quattro escursioni giornaliere in Italia, alla volta di alcune città di particolare interesse storico–artistico e delle loro abbazie. Il 23 febbraio tappa a Modena e all’abbazia di Nonantola. Il 23 marzo visita ad Asti e all’abbazia di Vezzolano. Il 21 maggio la meta sarà la città di Trento con San Romedio e Sanzeno. Ultima proposta dopo l’estate, a Padova, il 21 settembre. Rimanendo sempre entro i confini nazionali, ad agosto, è in programma un interessante tour della Puglia.

 

I santuari mariani

Tra i pellegrinaggi del 2019 non mancano le classiche mete mariane.

In particolare dal 28 al 30 giugno il viaggio (in aereo) a Fatima, dove il 13 maggio 1917 la Vergine apparve a tre pastorelli.

Molteplici le possibilità di recarsi al santuario di Lourdes, in Francia, anche nell’ambito dell’anniversario della prima apparizione di Maria a Bernadette, avvenuta l’11 febbraio 1858. Ben sei i viaggi organizzati a Lourdes in giornata: il 25 marzo, l’11 maggio, il 19 giugno, il 16 luglio, il 13 settembre e il 16 ottobre. Presso lo stesso santuario ci sarà pure la possibilità di aderire a pellegrinaggi più lunghi, tra i due e i quattro giorni: dal 10 al 12 febbraio, dal 26 al 29 aprile, dal 15 al 16 maggio e dall’11 al 13 settembre.

Il 22 settembre si svolgerà il pellegrinaggio diocesano presieduto dal vescovo Napolioni all’inizio del nuovo anno pastorale a Caravaggio, al Santuario di Santa Maria del Fonte, patrona della diocesi insieme a sant’Omobono.

Sempre rimanendo sul territorio della diocesi di Cremona vi è la possibilità di farsi pellegrini su «La via dei Santuari», un percorso di fede che unisce Caravaggio a Casalmaggiore, passando per la città di Cremona, toccando i principali santuari mariani locali.

 

Informazioni e iscrizioni

Ogni informazione in merito alle proposte dell’Ufficio diocesano per la Pastorale del turismo è possibile contattare l’agenzia turistica ProfiloTours (cui è affidata la logistica dei viaggi) presso gli uffici di piazza S. Antonio Maria Zaccaria 2, a Cremona (tel. 0372–460592, e– mail info@profilotours.it) o sul sito www.profilotours.it

Da sottolineare, infine, che l’Ufficio di Pastorale del turismo, insieme alla ProfiloTours, è anche disposizione delle parrocchie e associazioni della diocesi il necessario supporto nell’organizzazione di escursioni o pellegrinaggi.

Ulteriori altre proposte uscendo dall’Italia, dal 1° all’8 luglio è prevista la visita alla Spagna del nord. Non mancano mete più lontane, come la Giordania ad aprile e il Vietnam a marzo. In preparazione anche le proposte che porteranno a visitare Istanbul e il Sud Africa.

 

Nel Giorno del Signore la presentazione di don Roberto Rota




Il 2 giugno il mandato ai giovani che in estate vivranno esperienze tra missione, solidarietà e servizio

Domenica 2 giugno  il vescovo Napolioni presiederà un incontro di preghiera presso la chiesa del Migliaro, a Cremona, per la consegna del mandato ai giovani che durante l’estate partiranno per esperienze individuali, parrocchiali, associative o diocesane di missione, mondialità e servizio. E proprio l’apertura al mondo e all’impegno solidale costituiscono il filo rosso che lega le proposte di gruppi e realtà diocesane che già da oggi invitano a lasciarsi raggiungere dalle diverse chiamate. La serata si aprirà alle 19.30 con l’apericena offerto dalla parrocchia, cui seguirà – dalle 20.45 – l’incontro con il vescovo.

Scarica la brochure con tutte le proposte

Ci sono le esperienze ormai consolidate della associazione Drum Bun che propone i campi educativi in stile grest in Albania e Romania con i bambini e gli adolescenti in alcune parrocchie cattoliche, in una parrocchia ortodossa e presso alcune case famiglia o villaggi per bambini in situazione di abbandono, dove i giovani sono chiamati ad affiancare per due settimane il personale e i volontari locali (due settimane compreso tra il 26 luglio e l’11 agosto), e il GreenCamp presso la cooperativa il Segno di Fuscaldo in Calabria, per una settimana di scambio e di lavoro con gli operatori e un gruppo di adolescenti stranieri accolti dalla cooperativa Nazareth (16–23 agosto oppure 23–30 agosto).

Una nuova esperienza di conoscenza e di servizio è poi quella organizzata dalla Caritas Cremonese, in due turni (7–14 luglio e 22–28 agosto) presso le strutture segno della Caritas cremonese, nel cuore dell’impegno diocesano nei confronti dei più deboli e svantaggiati. Sarà allestito un campo–base per il pernottamento e momenti di confronto presso Cascina Moreni, la struttura cittadina che conserva la memoria di Fabio, morto in Ex Jugoslavia durante un trasporto umanitario, mentre durante le giornate sarà possibile affiancare gli operatori presso Casa Accoglienza e altri servizi–segno della Caritas.

Saranno invece il Brasile e il Senegal le due mete delle esperienze estive di «vita di missione». Dal 17 luglio al 9 agosto a Salvador de Bahia, dove opera il cremonese don Emilio Bellani, i giovani svolgeranno attività di conoscenza e animazione, servizio e condivisione dei ritmi feriali della comunità, ma anche laboratori e la distribuzione della «cesta basica» per le famiglie bisognose. Dal 6 al 21 agosto invece le Suore Adoratrici di Rivolta d’Adda propongono alle ragazze un’esperienza in Senegal nei pressi di Dakar, dove la missione dell’Istituto fondato da San Francesco Spinelli gestisce un centro estivo e un dispensario.

Come ogni anno poi l’Unitalsi proporrà il pellegrinaggio con gli ammalati a Lourdes dal 4 al 9 agosto, mentre torna l’esperienza di spiritualità ecumenica a Taizé (11–18 agosto) proposta dalla Federazione oratori.

 




Sulle orme del Dio che “si spreca”, il messaggio del vescovo per la Quaresima di Carità (TESTO E VIDEO)

Come ogni anno il vescovo propone alle comunità di tutta la diocesi di partecipare alla Quaresima di Carità, una raccolta fondi da destinare ad un’opera di solidarietà sul territorio. Quest’anno le offerte raccolte contribuiranno all’allestimento di un nuovo magazzino per l’attività dell’associazione «No Spreco» che si occupa in particolare di recuperare le eccedenze alimentari per metterle a disposizione delle famiglie bisognose attraverso l’operato dei volontari della Caritas e delle San Vincenzo parrocchiali. Proponiamo di seguito il messaggio del vescovo Antonio per la Quaresima 2019 (versione pdf).

Sulle orme del Dio che “si spreca”

Il tempo di grazia che ci è dato di vivere, nella Quaresima 2019, non può andare “sprecato”. Il Signore, paziente e misericordioso, ci dona tempo per la conversione, per ritornare al Vangelo, per compiere scelte e gesti di giustizia, per dire No al peccato e Sì alla santità, quella che si concretizza in una vita quotidiana attenta anche ai particolari. Il Papa ce lo ha ben ricordato nella Gaudete et exsultate, che stiamo meditando nel presbiterio e nelle comunità.

I tempi di cambiamento epocale che attraversiamo sono densi di sfide, che non possiamo snobbare. Molte questioni si rimandano reciprocamente, in un intreccio che spetta a tutti noi, ciascuno per la sua parte, provare a sbrogliare. Crescente divario economico e sociale tra popoli e generazioni, emergenza climatica ed ambientale, esigenza di trasformazione dell’economia secondo criteri di ecologia integrale, e perciò pienamente umana… sono alcuni dei temi che la Laudato sì ha chiaramente imposto all’attenzione di tutti. Cosa fare?

Tra le tante azioni che le nostre comunità, in vario modo, stanno compiendo, risulta urgente correggere i nostri stili di vita, improntandoli ad attenzioni che combattano la “cultura dello scarto”, che miete vittime tra le persone, nella natura, offendendo la Provvidenza di Dio e ferendo gravemente la fraternità umana. Sarà questo il miglior modo per attualizzare in maniera intelligente e più sistematica il sempre valido impegno penitenziale del digiuno.

Per questo, la Chiesa di Cremona propone di vivere la Quaresima di quest’anno innanzitutto come itinerario di profonda conversione a Cristo, ma focalizzando preghiera, riflessione e impegno concreto anche sulla lotta agli sprechi, alimentari e non solo.

Diversi soggetti, anche non ecclesiali, stanno da tempo collaborando nell’Associazione “No spreco” promossa dalla Caritas Cremonese per offrire strumenti moderni e facili, accessibili a tutti, perché ciascuno smetta di essere spettatore non giocante, e comprenda come contribuire all’opera comune. I sussidi diffusi spiegano cosa si intende fare: offrire modi concreti per raccogliere le eccedenze alimentari e tanti altri prodotti utili, mettendoli a disposizione dei meno abbienti, anche in tempo reale.

Alle diverse comunità chiedo di affrontare queste tematiche, sperimentando concrete iniziative secondo lo spirito e il metodo del progetto. In particolare, le offerte che raccoglieremo in questa “quaresima di carità” serviranno a realizzare il necessario magazzino centrale a San Savino e gli altri strumenti previsti dal progetto, che si sta collaudando con successo da più di un anno. L’associazione “No Spreco” e la Caritas, la Focr e la San Vincenzo sono a disposizione per precisare ulteriormente come inserirsi in queste proposte.

Sul piano spirituale ricordo che, paradossalmente, questa lotta allo spreco è un modo per provare ad assomigliare ad un Dio che, piuttosto che sprecare cose e persone, “spreca se stesso”, in un “amore a perdere”, che non inquina ma bonifica i cuori, le relazioni, la storia, rendendola esperienza di salvezza e di gioia per tutti.

Il Signore sa trattare tutti i rifiuti, persino il peccato, che ci chiede di consegnargli con umile fiducia, per sperimentare la gioia di chi è perdonato, resuscitato, consegnato a nuova possibilità di vita e di gioia.

Secondo la sua pedagogia, il Signore non fa tutto da solo, ma coinvolge quelli che ha incontrato, chiamato ed amato, perché sulle sue orme diffondano la bellezza di una vita attenta anche ai particolari, ai piccoli, agli scarti. Perché il giardino del mondo e i suoi tanti abitanti vivano nell’armonia e nella bellezza cui il Padre li ha destinati.

Pensiamoci, preghiamo perché lo Spirito ci convinca e ci motivi, vinciamo pigrizia e superficialità per essere artisti della nostra convivenza umana.

Il Signore benedice così tutti i suoi figli, e il loro futuro.

+ Antonio, vescovo

Lo speciale sul Giorno del Signore

Scarica QUI la locandina

Scarica QUI la brochure




L’ultimo saluto a don Luciano Manenti: «Maria l’ha portato con sé in cielo»

Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo gremita di gente, nel pomeriggio del 14 febbraio, per la celebrazione, presieduta dal vescovo Antonio Napolioni, delle esequie di don Luciano Manenti, il sacerdote vailatese morto lunedì sera all’età di 78 anni mentre si trovava ricoverato da alcuni giorni all’ospedale di Treviglio per l’acutizzarsi della malattia di cui soffriva da tempo.

Una cinquantina i sacerdoti presenti, alcuni dei quali sono stati allievi proprio di don Luciano nel lungo periodo di tempo in cui lui ha insegnato in Seminario a Cremona. Fra i banchi, una rappresentanza delle suore Serve del Focolare della Madre, i sindaci di Brignano Beatrice Bolandrini, di Caravaggio Claudio Bolandrini, di Vailate Paolo Palladini, il vicesindaco di Misano Piero Pilenga ed i volontari dei gruppi di protezione civile di Brignano e di Misano con i gonfaloni dei rispettivi comuni.

Accanto al Vescovo Antonio il vescovo emerito Dante Lafranconi, il vicario generale della Diocesi don Massimo Calvi, il vicario zonale don Marco Leggio ed il parroco di Vailate don Natalino Tibaldini.

Photogallery

“Ci stringiamo attorno a don Luciano – ha detto il Vescovo ad inizio celebrazione – che ora è faccia a faccia con Dio. Lo accompagniamo con la fede, che non toglie il dolore ma lo trasfigura e le rende fecondo coma la Pasqua di Gesù, che don Luciano ha sempre annunciato”.

Nell’omelia, monsignor Napolioni ha iniziato ricordando la devozione di don Luciano per la Beata Vergine di Lourdes. “Da tanti anni ogni 11 febbraio (anniversario dell’apparizione) don Luciano si recava a Lourdes e proprio l’11 di febbraio Maria se l’è portato con sé in cielo. Queste possono sembrare frasette profumate, di inizio-predica, ma chi l’ha conosciuto sa che non è così, perché la bussola del suo cuore era ben orientata”.

Il Vescovo ha proseguito facendo riferimento all’intelligenza di don Luciano e alla sua laurea in pedagogia. “Oggi lo presentiamo a Dio nella festa dei Santi Cirillo e Metodio, che hanno consacrato la loro vita al Vangelo usando l’intelligenza. Anche don Luciano ha studiato e si è dedicato all’approfondimento. Non ha solo meditato la parola del Signore ma ne ha anche accolto l’intima pedagogia”. Un invito che il Vescovo ha esteso a tutti i presenti.

Ha proseguito chiedendo ai fedeli di “Non sentirsi più poveri nonostante la perdita di un sacerdote”. “Siamo fatti per entrare in comunione con Dio – ha spiegato -, però finché siamo qui c’è tanto bene da riaccendere nel nostro cuore. La Chiesa non è fatta solo di preti ma anche di catechisti, di educatori, di una fioritura di slanci che non dobbiamo mai impedire con la nostra arroganza”.

Da ultimo, l’invito a custodire don Luciano nella memoria di ognuno. “Alimentiamo la fede addolorati – ha concluso – ma anche ricostruiti in ciò che lui ci ha insegnato e stimava, come l’amore per la vita e l’amore nella fede in Dio”.

La salma di don Manenti, accompagnata da don Tibaldini, è stata tumulata nel cimitero locale, nella tomba riservata ai preti originari di Vailate o che in parrocchia hanno prestato servizio.




Un servizio diocesano per persone separate, divorziate e in nuova unione

È in fase di avviamento il nuovo servizio diocesano di ascolto e accompagnamento per persone separate, divorziate e in nuova unione. Nato dalla riflessione sull’esortazione apostolica Amoris Laetita di Papa Francesco, il servizio raccoglie le sollecitazioni della conferenza episcopale lombarda. E’ il vescovo Antonio Napolioni a spiegarne l’origine e a sottolinearne l’importanza pastorale.

«Sono passati più di due anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, con cui il Papa ha raccolto quanto emerso nei due Sinodi sulla famiglia e nelle iniziative collegate, offrendo alla Chiesa solidi e aggiornati orientamenti per un rilancio dell’evangelizzazione del dono del matrimonio e della pastorale familiare.

La nostra diocesi da tempo mette al centro della sua attenzione la vita delle coppie e delle famiglie, in diversi modi e momenti: dall’accompagnamento di innamorati e fidanzati alla cura delle giovani coppie, dal ruolo dei genitori nell’iniziazione cristiana dei figli all’attenzione a chi ha vissuto la prova di una separazione o di un divorzio, ecc.

Dopo aver approfondito attentamente quanto indicato da Amoris Laetitia e riflettuto sulle situazioni emergenti nelle nostre comunità, in comunione con gli altri Vescovi lombardi, diamo vita ad un Servizio specificamente rivolto alle persone separate/divorziate e in nuova unione.

I sussidi che oggi presentiamo ne spiegano compiti e modalità, che sono state illustrate negli incontri zonali dei sacerdoti, e che potranno essere meglio illuminate anche in futuro. Mi auguro che la proposta venga accolta da tutti con fiducia, contribuendo alla crescita in unità della nostra esperienza di fede, in modo da diventare casa accogliente anche per chi facesse più difficoltà a credere e vivere il Vangelo.

Verità e carità saranno sempre i fari che rischiarano il cammino, anche quello più irto di sfide e difficoltà. Chiedo a tutti di accompagnare con la preghiera questi passi che ora compiamo».

Scarica la locandina

Scarica il pieghevole

 

In sintesi

  • Propone:
    • Percorsi di gruppo di riflessione e discernimento alla luce della Parola (vedi calendario)
    • Colloqui individuali e di coppia per un accompagnamento spirituale
    • Accompagnamento nel cammino personale di discernimento della propria situazione
  • Contatti:
    • Attraverso il proprio parroco o altro sacerdote.
    • Scrivendo direttamente all’indirizzo separatiedivorziati@diocesidicremona.it , chiedendo un incontro personale per una prima conoscenza della situazione
    • Tramite contatto telefonico 370 3677183

 

Gli incontri di preghiera e riflessione

Tutti gli incontri si terranno a Cremona presso il Centro Pastorale Diocesano e a Caravaggio presso il Centro di Spiritualità dalle ore 21 alle 22.30

  • 25 febbraio: “Dove sei?” (Gen 3, 1-15)
  • 18 marzo: “L’ozio di Davide e la bellezza di Betsabea” (1Sam 11, 1-15.26-27)
  • 8 aprile: “Beati! È ancora possibile oggi?” (Mt 5, 1-11)
  • 6 maggio: “L’amore estremo” (Mt 5, 43-48)
  • 10 giugno: “La preghiera dei figli” (Mt 6, 5-15)