“Siamo qui per una luce nuova”. Iniziato il pellegrinaggio a Lourdes con il Vescovo Antonio e 80 cremonesi

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Un clima incerto, quello tipico di Lourdes – dove si passa dal cielo plumbeo ad un sole rovente nel giro di pochi minuti – ha accompagnato i primi passi del pellegrinaggio dell’Unitalsi lombarda cui partecipano ottanta cremonesi guidati dal presidente della sottosezione Tiziano Guarneri.

In tutto i pellegrini – provenienti soprattutto da Como, Mantova e naturalmente dalla città del Torrazzo – sono oltre 250, tra di essi molti malati e diversamente abili, che grazie alla commovente disponibilità di dame e barellieri possono vivere con serenità e intensità i tanti momenti celebrativi che il santuario mariano offre ogni giorno.

I sacerdoti sono una decina, metà dalla nostra diocesi: don Maurizio Lucini, assistente diocesano Unitalsi, don Claudio Rasoli, presidente della Fondazione Opera Pia Ss. Redentore di Castelverde, don Massimo Macalli, parroco di S. Matteo delle Chiaviche, don Mario Martinengo, collaboratore parrocchiale a Bozzolo e don Stefano Montagna, vicario dell’unità pastorale S. Omobono che comprende le comunità della Cattedrale, S. Imerio e S. Pietro. Il giovane sacerdote sta accompagnando 16 giovani dai 22 ai 29 anni che, indossata la polo blu dell’associazione, si sono messi a servizio degli ammalati con grande passione e disponibilità.

Guida spirituale dell’intero gruppo lombardo è il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, giunto a Lourdes sabato 6 agosto, un giorno dopo l’arrivo dei lombardi in terra francese.

Il pellegrinaggio, infatti, è iniziato nella serata di giovedì 4 aprile con la partenza di sette pullman da diversi punti della nostra regione: due da Cremona. Arrivati la mattina successiva, il primo appuntamento comunitario si è tenuto nella Basilica del Rosario con la Messa di apertura presieduta da don Mario Martinengo. La giornata di sabato 6 si è aperta con la celebrazione penitenziale e le confessioni individuali: molti ammalati, ma anche tanti volontari, hanno voluto consegnare a Dio tutte quelle infedeltà e mancanze che non permettono una piena comunione con il Padre e con i fratelli. Nel primo pomeriggio il gruppo si è diviso: alcuni hanno celebrato la via Crucis sulla collina delle Spelonche (Espélugues) con le stazioni rappresentate da statue di ghisa dorate ad altezza naturale, i malati, invece, l’hanno vissuto nella prateria, la grande distesa di verde che si affaccia al di là del Gave, dove spesso i gruppi di giovani si ritrovano per pregare, ma anche per cantare ed esprimere la gioia e l’entusiasmo della loro età.

Alle 16.30, nella chiesa dedicata a Santa Bernadette, il vescovo Antonio, giunto in aereo nel primo pomeriggio, ha presieduto la S. Messa nella festa della Trasfigurazione del Signore.

Mons. Napolioni, nella breve omelia, ha rimarcato la grazia di essere in questo luogo di intensa preghiera, nel quale avvengono ogni giorno tanti piccoli miracoli che nessuno conosce, ma che sono estremamente reali: le conversioni dei cuori, scelte di vita improntate al Vangelo, l’accettazione delle proprie croci da parte di malati e infermi. E prendendo spunto dal Vangelo della Trasfigurazione ha proseguito: “Noi siamo qui non per rifarci il look o il lifting ma perché si accenda nel nostro volto una luce nuova. Terminata questa esperienza torneremo a casa: non ci prenda la nostalgia o l’invidia, perché potremo sempre essere uniti a Lourdes proprio attraverso la preghiera e godere così i frutti spirituali di questo luogo benedetto dalla Madonna”.

E commentando il volto luminoso di Gesù sul Tabor ha proseguito: “Egli si è trasfigurato proprio mentre pregava il Padre. Il suo modo di pregare ha davvero portato frutto in lui, cambiandolo addirittura di aspetto! Così può essere per noi: la preghiera, se vissuta bene, aiuta a cambiare lo sguardo sulle cose e sulla realtà. Essa ci permette di sperimentare la vicinanza di Dio e quindi sconfigge ogni sentimento di solitudine e di disperazione”. Infine l’invito a condividere i doni e le grazie spirituali di queste giornate di intensa spiritualità: “Diciamoci come davvero il Signore ci sta aiutando ad accettare quello che siamo e la realtà nella quale siamo immersi, anche se spesso è costellata di croci visibili e invisibili”.

Terminata l’Eucaristia il gruppo lombardo ha attraverso il ponte sul Gave e si diretto alla Grotta di Massabielle dove alle 18 il presule ha recitato il Santo Rosario in diretta su TV2000: in questo modo centinaia di cremonesi hanno potuto unirsi spiritualmente al pellegrinaggio.

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Domenica 7 agosto due gli appuntamenti importanti: alle 9.30 la Messa internazionale celebrata nella grande basilica ipogea dedicata a S. Pio X, mentre nel pomeriggio, alle 17, si terrà la solenne processione eucaristica che si snoderà per gli ampi e affollati piazzali del Santuario: proprio questo suggestivo rito sarà presieduto dal vescovo Antonio. Nel primo pomeriggio, per chi desidera, sarà possibile visitare i luoghi in cui visse Santa Bernadette prima della sua entrata nel convento di Nevers.

Lunedì ci sarà il momento più atteso: la Messa e il passaggio di ogni singolo pellegrino alla Grotta e quindi il gesto dell’acqua che quest’anno, a causa ancora dell’emergenza pandemia, sostituisce il bagno nelle piscine. In serata la compagine lombarda parteciperà ufficialmente alla processione aux flambeaux. Martedì 9 i momenti conclusivi: alle ore 9 la Messa finale con l’accoglienza del personale del primo anno e la celebrazione degli anniversari di ordinazione per i sacerdoti e di matrimonio. Alle 15, infine, la recita del Rosario e i saluti finali.

Claudio Rasoli




Casalmaggiore, impegno e finanziamenti per far rinascere la chiesa di S. Rocco

Dopo il contributo di 76.412 euro garantito dal bando di Fondazione Cariplo, vinto nel 2021, per la copertura del 50% delle spese di restauro della chiesa di San Rocco, arrivano alla parrocchia di Casalmaggiore ulteriori fondi: 200.000 euro per la conservazione e il consolidamento delle rovine della chiesa distrutta dall’esondazione del fiume Po del 1951. Casalmaggiore potrà dunque usufruire di questo finanziamento, stanziato nel 2022, grazie alla vittoria del bando promosso dalla sezione per la sicurezza sismica dei luoghi di culto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

«Dopo la vittoria dei due bandi – spiega l’architetto Gabriele Pezzini – siamo arrivati a una conclusione: unire, con l’accordo della Sovrintendenza e di Fondazione Cariplo, i due finanziamenti in un unico progetto, magari suddiviso in due lotti, che presenteremo a settembre». E prosegue: «In attesa della pubblicazione delle linee guida del Pnnr, l’auspicio è quello di ottenere l’approvazione entro ottobre, per poter poi stabilire i termini di inizio e fine lavori».

Il progetto andrebbe a costituire il secondo recente intervento sulla chiesa di San Rocco, dopo una prima opera di messa in sicurezza attuata attraverso il puntellamento della struttura pericolante. Il finanziamento di Fondazione Cariplo servirà alla conservazione degli affreschi, degli stucchi e delle opere decorative interne, mentre il contributo del Pnnr andrà poi a concludere il recupero sismico strutturale e di messa in sicurezza finale di tutta la struttura.

Chiesa di San Rocco che rappresenta un punto d’incontro tra generazioni, accumunate da un sentimento di devozione e cura dell’edificio: «La scuola Romani di Casalmaggiore si è presa molto a cuore questo progetto di restauro – racconta l’architetto –: infatti, già si era mossa, nel 2018, attraverso un convegno, affinché Casalmaggiore riuscisse a ottenere il primo finanziamento; essa è ancor oggi impegnata in una campagna di sensibilizzazione per un’ulteriore raccolta fondi, il cui collettore e la cui gestione dovranno essere concordati tra le associazioni del territorio». Non solo studenti però tra gli “affezionati” a San Rocco: «Tra gli anziani sento spesso parlare con nostalgia della chiesa che fu, prima dell’esondazione – conclude Pezzini –. Mi auguro che tutta questa devozione si possa trasformare in un aiuto concreto per rimettere in sesto San Rocco».

Un forte sentimento di affezione e interesse, dunque, per quel che resta della struttura di questa chiesa, ormai in stato di rudere, ma mai veramente dimenticata. A tal proposito il commento di don Claudio Rubagotti, parroco di Casalmaggiore: «È quasi illogico che si finanzi il restauro di ruderi, ma l’interesse e il coinvolgimento della scuola e della comunità hanno fatto sì che questa struttura non finisse nel dimenticatoio».




Unitalsi, in partenza il pellegrinaggio a Lourdes. Tra i volontari sedici giovani dell’U.P “Sant’Omobono”

Inizierà giovedì 4 agosto, alle 18.45, il pellegrinaggio a Lourdes per 80 cremonesi che hanno aderito alla proposta dell’Unitalsi lombarda, associazione che dal lontano 1903 accompagna malati e disabili nei maggiori santuari mariana d’Europa, in particolare quello nato attorno alla grotta di Massabielle e quello di Loreto nelle Marche.

I pellegrini, poco prima delle 19.00, saliranno su due pullman, uno attrezzato per gli infermi e uno per volontari e devoti, e, dopo aver viaggiato tutta la notte, arriveranno nelle prime ore di venerdì 5 nella cittadina sui Pirenei e si uniranno agli altri pellegrini lombardi: in tutto la compagine unitalsiana conterà oltre 250 persone tra malati, volontari, sacerdoti, semplici pellegrini e il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, eletto guida spirituale del pellegrinaggio regionale.

Tra i cremonesi alcuni ragazzi disabili della Fondazione Sospiro e della Fondazione Redentore di Castelverde, oltre che un gruppo di sedici giovani, tra i 22 e i 29 anni, dell’unità pastorale “Sant’Omobono”, comprendente le parrocchie cittadine della Cattedrale, S. Imerio e S. Pietro.

«Saranno tutti impegnati come barellieri – spiega il vicario don Stefano Montagna che li segue in questa forte esperienza di carità – tranne una ragazza che presterà servizio su un piano del Salus, la struttura dell’Unitalsi che accoglie malati e diversamente abili». E prosegue: «Già da qualche anno il gruppo accarezzava l’idea di farsi pellegrino a Lourdes come volontario, ma la pandemia ha bloccato tutto. Avevamo anche fatto un percorso di formazione con i membri dell’Unitalsi, sia di conoscenza del santuario sia per imparare come trattare i malati e come vivere concretamente il servizio di dame e barellieri».

«Quest’anno appena il presidente Tiziano Guarneri ci ha detto che riprendevano i pellegrinaggi ci siamo subito resi disponibili – racconta il sacerdote –. Per molti si tratta di una vera e propria esperienza spirituale per conoscere ed approfondire il messaggio che Bernadette ha ricevuto a Massabielle dalla Vergine. Per tutti c’è tanta voglia di mettersi in gioco con malati e diversamente abili nella consapevolezza che questo incontro arricchirà tutti».

«Siamo molto contenti di accogliere questi giovani – racconta il presidente Guarneri –. L’Unitalsi cremonese in questi anni ha incontrato tanti ragazzi degli oratori, alcuni di loro sono venuti a Lourdes come volontari e adesso sono membri attivi della nostra associazione. La nostra è una esperienza formativa a 360 gradi dove preghiera, carità, fraternità e dimensione ecclesiale si fondano armonicamente».

Il pellegrinaggio che, è sempre bene ricordarlo, inizia al momento della partenza dalle proprie case, avrà il suo primo momento comunitario alle 16.30 di mercoledì 5 agosto con la messa di apertura nella basilica del Santo Rosario. La mattinata di sabato 6 agosto sarà dedicata alla celebrazione del Sacramento della Riconciliazione e nel pomeriggio alla Via Crucis: i pellegrini percorreranno quella che sale sul monte, i malati quella posta nel grande prato al di là del fiume Gave. Alle 16.30 è programmata la S. Messa alla grotta, ai piedi della bella statua della Madonna, in quella nicchia in chi apparve Maria a Bernardette. Alle 18, in diretta su TV2000, sarà recitato il Rosario sempre presso la Grotta. Dopo cena, alle 21, la Via Crucis sarà celebrata dal personale. Domenica 7 agosto sarà caratterizzata dalla Messa internazionale nella grande basilica ipogea dedicata a San Pio X. Seguirà, prima di pranzo, la tradizionale foto di gruppo a ricordo del pellegrinaggio. Nel primo pomeriggio i pellegrini visiteranno i luoghi di Bernadette, mentre alle 17 si terrà la processione eucaristica. Alle 21 altro momento per i volontari dedicati alla condivisione. Lunedì 8, alle 8.30, gli unitalsiani lombardi parteciperanno alla Messa degli italiani alla Grotta, seguirà poi il gesto dell’acqua per i malati (per ora non è possibile ancora fare il bagno nelle piscine a causa della pandemia) e uno dei momenti più attesi e suggestivi: il passaggio alla Grotta. La sera, alle 21, ci sarà la processione aux flambeaux, una delle celebrazioni più caratteristiche del santuario francese. Martedì 9, alle 9, nella chiesa di S. Bernadette si terrà la Messa dell’arrivederci, mentre alle 15 nella cappella di Notre Dame sarà recitato il Rosario. Quindi la partenza per l’Italia sempre in pullman.

«Quest’anno – prosegue Guarneri – il tema pastorale che ci affida il santuario sono le parole che Maria rivolge a Bernardette “Vada a dire ai sacerdoti che si costruisca qui una cappella e che ci si venga in processione”. Tenendo conto del contenuto e della ricchezza di queste parole, la frase sarà spalmata in tre anni: quest’anno si centrerà l’attenzione su “Vada a dire ai sacerdoti…”, nel 2023 “…che si costruisca una cappella…” e nel 2024 “…e che si venga in processione”».

Nel 2022, quindi, quanti si recheranno in questo luogo mariano lambito dal fiume Gave saranno invitati meditare e pregare sul ministero sacerdotale, sul compito dei presbiteri nel servizio al popolo di Dio e come ausilio nel riscoprire quella comune vocazione sacerdotale che è uno dei doni più belli del battesimo.

Per preparare il pellegrinaggio il presidente Guarneri ha promosso un incontro formativo tenutosi nel pomeriggio di domenica 31 luglio al Centro pastorale diocesano: «Dopo la preghiera e la meditazione del nostro assistente spirituale, don Maurizio Lucini, e gli interventi di educatrici e fisioterapiste dell’Opera Pia Ss. Redentore di Castelverde che ci hanno aiutato ad approfondire la relazione con i malati ma anche le tecniche di movimentazione, abbiamo dato indicazioni concrete sul pellegrinaggio e sui servizi svolti da dame e barellieri oltre naturalmente a tutte le note tecniche e le indicazioni circa la partenza e le modalità di svolgimento del pellegrinaggio. Alla fine, a sorpresa, è arrivato anche il vescovo Antonio che ci ha spronato a vivere con intensità questo pellegrinaggio sia nella preghiera sia nel servizio ai più fragili».

Claudio Rasoli




Salvador de Bahia, primissimi giorni di missione per Alessandra, Anna e Tommaso

Dopo Martha Ferrari, altri tre giovani della Diocesi di Cremona hanno raggiunto la parrocchia di Cristo Risorto, a Salvador de Bahia, in Brasile, dando il via alla loro estate missionaria, iniziata quasi due mesi dopo il mandato ricevuto dal vescovo Napolioni il 5 giugno, domenica di Pentecoste, e che durerà fino alla terza settimana di agosto.

Arrivati in Brasile nella tarda serata del 28 luglio, i tre giovani hanno raggiunto la parrocchia il giorno successivo, dove hanno incontrato i ragazzi del posto: «Ci ha colpito chiaramente la diversità, dal punto di vista della mentalità, ma anche dello stile di vita – commentano – a tratti davvero insostenibile».

«La cosa che ci ha maggiormente colpito è stata il doposcuola – raccontano i tre ragazzi – che si svolge in uno spazio chiamato “kilombo”, in cui ci siamo resi conto che il livello di istruzione, oltre a essere molto basso, porta in sé anche una mentalità caotica, che si riflette anche sull’incapacità dei bambini di mantenere l’attenzione e la concentrazione e di attuare ragionamenti complessi. L’unico modo che si è trovato per ovviare a questo problema è stato quello di sviluppare un metodo di insegnamento basato sulla rigidità e sulla ripetizione mnemonica».

Un’impatto certamente forte per i primi giorni dei tre giovani in “missione”, di certo non privo di qualche difficoltà: «Se dovessimo scegliere tre parole per sintetizzare questi primi giorni – proseguono –, sarebbero “confusione”, “rumore”, “eccesso”. “Confusione” sia dal punto dell’organizzazione delle giornate, ma anche dal punto di vista delle stagioni, del clima, che qui è sempre più o meno uguale, caldo. Per quanto riguarda il “rumore” ci ha colpito sia la musica assordante proveniente dalle case e dalle macchine di passaggio, sia il tono di voce molto alto e la vivacità generale nel parlare. Infine, in contrasto con la povertà dei loro mezzi, si può notare come tendano a enfatizzare ogni momento della loro vita, colgono ogni occasione che hanno per fare festa, che sia il sabato sera o la vittoria di una squadra di calcio».

Infine l’auspicio di Alessandra, Anna e Tommaso per l’esperienza che proseguirà nelle prossime settimane in Brasile: «Speriamo di capire meglio la lingua, nei confronti della quale abbiamo riscontrato qualche difficoltà: questo ci permetterebbe di conoscere ancor meglio i ragazzi e capire qualcosa in più della loro vita».

«Un bellissimo scambio di esperienze tra le culture dei due paesi», si legge sul profilo Instagram della parrocchia brasiliana, testimone dell’entusiasmo con cui i ragazzi hanno atteso e accolto i giovani cremonesi, e con cui hanno apprezzato il lavoro svolto fin qui da Martha Ferrari, in Brasile già da inizio luglio. Nei prossimi giorni in arrivo a Salvador de Bahia anche l’ultimo dei volontari, Davide Chiari, che si andrà ad aggiungere al gruppo italiano già operativo in parrocchia.




Dal 4 al 10 agosto a Lourdes il pellegrinaggio Unitalsi con il vescovo Napolioni

“Vada a dire ai sacerdoti che si costruisca qui una cappella e che ci si venga in processione”. È la grande missione che Maria affidò a Bernadette Soubirous il 2 marzo 1858 dinanzi alla grotta di Massabielle. La giovane ragazza, nonostante la propria timidezza, presentò il messaggio al parroco di Lourdes, padre Peyramale, consegnando così alla Chiesa il compito di trasformare quell’antico pascolo di maiali in un luogo di preghiera e di annuncio della salvezza.

L’invito di Maria alla piccola veggente è stato scelto dal Santuario francese come tema pastorale per gli anni 2022-2024. Tenendo conto del contenuto e della ricchezza di queste parole, saranno presentate tre frasi: quest’anno si centrerà l’attenzione su “Vada a dire ai sacerdoti…”, nel 2023 “…che si costruisca una cappella…” e nel 2024 “…e che si venga in processione”.

Nel 2022, quindi, quanti si recheranno in questo luogo mariano lambito dal fiume Gave saranno invitati meditare e pregare sul ministero sacerdotale, sul compito dei presbiteri nel servizio al popolo di Dio e come ausilio nel riscoprire quella comune vocazione sacerdotale che è uno dei doni battesimali. A questo saranno, dunque, chiamati gli 80 pellegrini della diocesi di Cremona che dal 4 al 10 agosto hanno aderito al pellegrinaggio dell’Unitalsi regionale a Lourdes. In tutto i lombardi saranno 250 tra malati, dame e barellieri della benemerita associazione, sacerdoti, accompagnatori e fedeli. A guidare spiritualmente il gruppo sarà proprio il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni.

Il programma del pellegrinaggio prevede la Messa di apertura la sera di venerdì 5 agosto, mentre sabato 6 sarà dedicato al sacramento della Riconciliazione e alla Via Crucis sia per i pellegrini sia per i malati. La domenica sarà caratterizzata al mattino dalla Messa Internazionale e nel pomeriggio alla processione e all’adorazione eucaristica. Lunedì 8 è previsto uno dei momenti più attesi: l’Eucaristia e il passaggio individuale alla Grotta, e il gesto dell’acqua presso le piscine; la sera, alle 21, i fedeli lombardi parteciperanno alla suggestiva processione “aux flambeaux”. Martedì 9 agosto, infine, alle 9.15 la Messa dell’arrivederci nella chiesa di S. Giuseppe e alle 15 il Rosario nella Cappella di Notre Dame, poi la partenza per l’Italia.

«La nostra sottosezione – spiega il presidente Tiziano Guarneri – è quella più rappresentata insieme a Mantova e Como. Partiremo con i pullman la sera di giovedì 4 agosto e dopo le dovute soste arriveremo al santuario nella giornata di venerdì 5. Siamo particolarmente contenti perché a questa forte esperienza di fede e di servizio caritativo parteciperanno una ventina di ragazze e ragazzi dell’unità pastorale cittadina S. Omobono che comprende le parrocchie della Cattedrale, S. Imerio e S. Pietro. In questa loro prima esperienza saranno accompagnati dal vicario don Stefano Montagna».

L’Unitalsi cremonese non è nuova nel coinvolgimento dei giovani: «In questi anni tanti oratori hanno fatto esperienza di servizio con noi nei diversi pellegrinaggi sia a Loreto sia a Lourdes – raccontano dall’Associazione –. Tutti sono tornati non solo entusiasti per quanto hanno donato e soprattutto per quanto hanno ricevuto, ma anche maggiormente maturi nella fede e nella loro appartenenza ecclesiale! Diversi poi hanno continuato a frequentare l’associazione diventando membri attivi e propositivi».

Per preparare il pellegrinaggio il presidente Guarneri ha indetto un incontro per domenica 31 luglio al Centro pastorale diocesano a partire dalle ore 15.45: «Dopo la preghiera e la meditazione del nostro assistente spirituale, don Maurizio Lucini, e gli interventi di educatrici e fisioterapiste dell’Opera Pia Ss. Redentore di Castelverde che ci aiuteranno ad approfondire la relazione con i malati ma anche le tecniche di movimentazione, daremo indicazioni concrete sul pellegrinaggio e sui servizi svolti da dame e barellieri oltre naturalmente a tutte le note tecniche e le indicazioni circa la partenza e le modalità di svolgimento del pellegrinaggio».

Claudio Rasoli




Drum Bun, l’associazione con lo “zaino in spalla”per conoscere esperienze di bene comune

Ci sono momenti in cui è necessario fare un bilancio del proprio percorso, ancor più quando occorre raccogliere il patrimonio della propria identità e rilanciarla nel presente e per il futuro: la pandemia, sotto questo punto di vista, è stata violentemente e forzatamente illuminante, poiché ha imposto limiti – fino a due anni fa – imprevedibili ed inimmaginabili, con cui oggi fare i conti.

Ecco dunque che anche Drum Bun, un’associazione con oltre vent’anni di storia di viaggi di volontariato in Italia e all’estero (tra Romania ed Albania), trovandosi per un lungo periodo impossibilitata a rispondere alla sua prima vocazione e missione, si è trovata costretta a ripensarsi. La risposta del servizio sul territorio, in termini animativi ed educativi e di aiuto alla rete di solidarietà locale è stata entusiastica e partecipata, ma ha acceso contestualmente il desiderio forte di immaginare nuove proposte per il bene comune anche a km0.

Da qui l’intuizione che ha ispirato l’iniziativa estiva “Zaino in spalla”: un viaggio per osservare, ascoltare, ispirarsi e tessere nuove relazioni.

Due le tappe principali del cammino di quattro giorni che ha impegnato un gruppo di giovani volontari dell’associazione cremonese nell’ultima settimana di luglio: Torino e Ventimiglia.

Primo step: l’incontro, presso l’Arsenale della Pace del SERMIG di Torino, con alcuni membri della Fraternità della Speranza, tra i quali il fondatore Ernesto Olivero, l’attuale presidente Rosanna Tabasso e il sacerdote cremonese don Marco Vitale; a seguire, nella splendida cornice del Parco del Valentino, lo scambio di prospettive con Riccardo d’Agostino dell’associazione ASAI di Torino, da anni impegnata in progetti di inclusione sociale a 360°.

La tappa piemontese si è poi conclusa con un dialogo aperto sul tema delle povertà digitali e sulle sinergie del territorio dedicate ai giovani con don Luca Peyron, responsabile della pastorale universitaria e dell’Apostolato Digitale di Torino, Ivan Brombeis, vicedirettore di Caritas Torino, e Salvatore Lanzafame, membro della Fondazione Carlo Acutis. A seguire e coronare la serie di incontri una mattinata di servizio, presso una struttura di prima accoglienza di Caritas di Ventimiglia, con Eugenia Genovese di Save The Children.

Testimonianze e servizi, ma anche momenti informali e di condivisione interna, in un’ottica di consolidamento e rafforzamento del gruppo. Il collettivo, composto da 14 membri, partito nella mattinata di giovedì 28 Luglio è tornato nel tardo pomeriggio di domenica 31, reduce da quattro giorni sicuramente impegnativi ma densi di spunti, sogni e progetti che verranno discussi e concretizzati in proposte proattive per il territorio cremonese.




Adoratrici, ultimo saluto a madre Maria Grazia Abeni. Missionaria in Africa, è stata Superiora Generale per 12 anni

L’Istituto delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento ha dato la notizia della morte di madre Maria Grazia Abeni, avvenuta presso la Casa Santa Maria di Rivolta d’Adda nella notte tra venerdì e sabato 30 luglio. Le esequie saranno celebrate lunedì 1agosto alle ore 9.30 presso la Casa Madre dell’Istituto a Rivolta.

Nata a Brescia nel 1931, suor Maria Grazia è entrata nelle Adoratrici nel 1955, per emettere i primi voti nel 1958 e i voti solenni nel 1963 in Congo. Giovanissima infatti, nel 1961 è partita per la missione nell’ex Zaire, dove è rimasta fino al 2008, periodo interrotto dalla parentesi di dodici anni in cui ha guidato l’Istituto come Madre, dal 1983 al 1995.

Come Settima Superiora Generale dell’Istituto – ricorda il il sito delle Adoratrici – “ha continuato con sapienza l’opera di rinnovamento post-conciliare che madre Sofia Locatelli aveva iniziato. Donna della Parola di Dio, ce l’aveva sempre nel cuore e sulla bocca, e forse non c’è Suora Adoratrice che fra le pagine del breviario non tenga uno dei suoi innumerevoli bigliettini con i quali sempre esortava ad accogliere e vivere qualche frase della Sacra Scrittura. È stata lei, a partire dei primi anni ’90, a introdurre tra le Adoratrici lo studio e la meditazione della Parola di Dio, in particolare secondo il metodo della Lectio divina. Spesso ripeteva che nei suoi lunghi anni in Africa, quando gli aiuti spirituali scarseggiavano, è stata proprio la Parola a guidare i suoi passi e a confermare la sua vocazione e la sua missione. Donna di fede forte, carattere deciso e a tratti schivo, ha lasciato il segno di una persona retta e di forte spiritualità, donna dell’essenziale e del sacrificio”.

Dopo il 1995 poi il ritorno in Africa. Prima a Leopoldiville, poi a Kinshasa nel dispensario, quindi nel grande sanatorio di Makala, presso la Capitale, ha riservato la sua cura in particolare ai malati, soprattutto di TBC e di AIDS. È poi tornata in Congo dopo il suo mandato di Madre, per guidare come superiora le comunità di Lonzo, nella foresta congolese, Binza, quartiere popoloso della Capitale, e Bibwa, nuova comunità nei pressi dell’aeroporto.




Oratori cremonesi, vinti due bandi per il finanziamento delle attività educative

L’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile, attraverso “Federazione oratori cremonesi” e “Noi Cremona Associazione – aps”, ha presentato, negli scorsi mesi, diversi progetti, partecipando ad altrettanti bandi per finanziare le attività educative in oratorio.

Al momento sono stati approvati e ne verranno finanziati due: “L’Oratorio si fa bene”, vincitore del bando “Per l’individuazione di progetti di utilità sociale” di Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona – Onlus, e “Crescere insieme: Interventi formativi per la promozione dell’aggregazione sociale e la partecipazione attiva di adolescenti e giovani alla comunità”, a valere sul bando per il “Terzo Settore 2022” di Regione Lombardia.

«La finalità generale dei progetti – spiega don Francesco Fontana, incaricato diocesano per la Pastorale Giovanile e presidente della Federazione oratori cremonesi – è quella di contrastare la povertà educativa non semplicemente mettendo in campo delle iniziative, ma attraverso il miglioramento della qualità delle relazioni in oratorio, in modo da prolungare l’efficacia dell’intervento ben oltre la durata delle attività che verranno messe in campo».

Il bando promosso da Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona – Onlus prevede di sostenere l’impegno economico delle parrocchie della diocesi appartenenti alla provincia di Cremona che hanno scelto di avvalersi della collaborazione di educatori professionali per qualificare ulteriormente la proposta educativa estiva soprattutto legata al tempo del Grest. «Si tratta di una scelta pastorale che da anni diverse parrocchie e unità pastorali finanziano con risorse proprie – prosegue il presidente di Focr –. Gli oratori, da sempre e per vocazione, sono attivi, presenti e operanti nell’impegno educativo. Lo sono stati prima, durante e lo saranno anche dopo il Covid. Le attività dell’oratorio si svolgono grazie esclusivamente all’impegno volontario dei membri delle comunità cristiane che li animano. E questo è utile ribadirlo con chiarezza.  Ma è altrettanto vero che nelle ultime estati, con la pandemia in corso, diversi enti hanno riconosciuto importante contrastare la situazione di povertà educativa e relazionale che si è generata, mettendo a disposizione delle risorse economiche».

Il secondo bando, organizzato invece da Regione Lombardia e vinto dalle Diocesi lombarde, riguarda i finanziamenti per il sostentamento e la realizzazione di progetti da parte di Organizzazioni di volontariato (Odv), Associazione di promozione sociale (Aps) e fondazioni del terzo settore. Anche gli oratori della diocesi di Cremona potranno usufruire dei contributi provenienti dal bando. Saranno infatti 28.503 gli euro di cui gli oratori cremonesi godranno per poter finanziare le proprie iniziative. A tal proposito, è stata pubblicata, negli scorsi giorni, sul Bollettino ufficiale Regione Lombardia, la graduatoria per l’assegnazione dei contributi, per il 2022, per le azioni che svolgono a sostegno della funzione sociale ed educativa. Regione Lombardia, con decreto dell’Assessorato a Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità, ha quindi stanziato 700.000 euro a favore di undici Diocesi lombarde e della Regione ecclesiastica lombarda.

Anche in questo caso si tratta principalmente di sostenere le parrocchie che si avvalgono della collaborazione di educatori professionali inseriti in un progetto pastorale definito e articolato, in questo caso su tutto l’anno pastorale e non solo durante l’estate. Sono tre le linee di intervento, gli obiettivi, per cui il contributo andrà ad agire: finanziare “Giochiamoci i talenti”, la scuola animatori in programma a settembre a Cesenatico, favorire l’inserimento di educatori professionali nella ferialità degli oratori e realizzare alcuni laboratori espressivi di teatro e danza.

«Un progetto educativo che permetta il lavoro di un operatore impegna maggiormente la parrocchia o unità pastorale nel suo compito e responsabilità educativa – osserva ancora don Francesco Fontana –. Possiamo però azzardare a dire che l’educatore professionale è un tecnico, un aiuto valido e prezioso, ma le scelte pastorali, la vocazione educativa, la missione evangelizzatrice sono affidate alla parrocchia che in nessun caso può delegare ad altre figure questi compiti specifici». Anche Regione Lombardia, scegliendo di finanziare questo progetto, ha riconosciuto il valore della proposta oratoriana come contesto promettente per azioni educative efficaci.

«Poter accedere anche a finanziamenti esterni permette di svolgere ancor più e meglio quello che in ogni caso si farebbe – conclude Fontana –: prendersi cura delle giovani generazioni proponendo la bellezza della vita buona del Vangelo e offrendo non soltanto iniziative, questa la vera e straordinaria forza dell’oratorio, ma un ambiente di relazioni che possono durare nei loro effetti positivi ben oltre la durata dei progetti anche migliori e ben al di là delle risorse economiche impiegate».




Battistello Caracciolo: un capolavoro del Museo Diocesano in mostra al Museo di Capodimonte di Napoli

Tra le suggestive opere custodite all’interno del Museo Diocesano di Cremona, spicca Gesù nell’orto confortato dall’angelo, un quadro realizzato – con olio su tela – dal pittore napoletano Battistello Caracciolo (Napoli, 1578-1635) e che rappresenta Cristo proprio nel Getsemani, nei giorni della Sua Passione.

Dedicata proprio al Battistello, è attualmente allestita, presso la sala Causa del Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, la grande mostra monografica sull’artista che più di altri ha incarnato gli insegnamenti di Caravaggio, al punto da ottenere la definizione di “patriarca bronzeo dei Caravaggeschi” dallo storico dell’arte e critico Roberto Longhi. Proprio a questa mostra, attiva sino al 2 ottobre, il Museo Diocesano ha prestato la “sua” opera.  Essa si trova di fianco a Cristo e l’angelo, quadro, in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, in cui l’autore raffigura il medesimo tema, in una collocazione che propone il suggestivo e inedito confronto tra le due tele.

L’esposizione, a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello, è nata dall’idea di Sylvain Bellenger, direttore del Museo, con la collaborazione istituzionale di Mario Epifani, direttore del Palazzo Reale di Napoli e di Marta Ragozzino, direttrice regionale Musei Campania. In sala Causa al Museo e Real Bosco di Capodimonte sono allestite quasi 80 opere molte delle quali provenienti da istituzioni pubbliche, italiane ed estere, collezionisti privati ed enti ecclesiastici, tra cui appunto, il Museo Diocesano di Cremona che con questo prestito coglie una preziosa occasione di dialogo e collaborazione con una delle più importanti istituzioni artistiche nazionali e internazionali come il Museo di Capodimonte, così come con le altre realtà che attraverso proposte espositive di questo livello accolgono anche il neonato Museo Diocesano di Cremona nella rete della grande arte.

 

Biografia di Battistello Caracciolo

Nato a Napoli nel 1578, dove muore nel 1635, Giovan Battista Caracciolo, detto Battistello, è il primo e il maggiore dei pittori caravaggeschi dell’Italia meridionale.

Fu scolaro di Fabrizio Santafede e seguace della “scuola” caravaggesca appresa quando Caravaggio giunse a Napoli verso la fine del 1606 per sfuggire alla cattura che rischiava dopo l’omicidio compiuto a Roma, restando in città per circa otto mesi. Il suo impatto sulla vita artistica della città fu immediato e molto profondo.

Battistello, di pochi anni più giovane di Caravaggio e allievo di Belisario Corenzio, fu uno dei primi a testimoniare il nuovo stile e senz’altro uno dei più talentuosi tra i vari artisti che si cimentarono (ad esempio Carlo Sellitto) con le tecniche pittoriche introdotte dal grande maestro, improntate al drammatico tenebrismo di una pittura piana e poco profonda con figure scultoree in cui la luce acquistava sempre maggior importanza rispetto alla prospettiva.

Uno dei primi lavori che testimoniano l’influenza caravaggesca fu La liberazione di San Pietro (1608-1610), eseguita per la chiesa del Pio Monte della Misericordia (quello stesso luogo che ospitava, ed ospita tuttora, il capolavoro di Caravaggio: le Sette opere di Misericordia).

La sua pittura diventò più raffinata subito dopo il suo soggiorno romano del 1614, dopo essere diventato il maestro della scuola napoletana; i suoi soggetti preferiti furono quelli religiosi con pale d’altare e, in modo inusuale per la pittura caravaggesca, affreschi. In effetti a Roma ebbe modo di avvicinarsi a varie correnti e quindi poté espandere il suo orizzonte figurativo, non tanto allineandosi con il Barocco quanto distaccandosi progressivamente dal Caravaggio e accostandosi al manierismo e ai Carracci.

Dal 1618 soggiornò a Genova, a Firenze e tornò nuovamente a Roma, dove iniziò a manifestare interesse per il classicismo del Carracci e della scuola emiliana, lavorando per sintetizzare il suo personale caravaggismo con queste nuove tendenze

Di nuovo a Napoli, tradusse questa sintesi nelle grandiose scene d’affresco raffigurate nel suo capolavoro La lavanda dei piedi (1622), eseguito per la Certosa di San Martino.

Se Battistello fu quanto di più simile ad un allievo il Caravaggio avesse avuto, bisogna riconoscere che fu un caravaggesco molto infedele. A differenza del maestro, egli disegna, affresca e incide. Alcuni dei lavori più impegnativi dell’ultimo tempo del Caracciolo, negli anni 1630, sono tra i capolavori della pittura murale in Italia meridionale. Battistello, di fatto, si forma come frescante tra la fine del ‘5oo e i primi del ‘6oo e, come pittore ad affresco, conclude, con l’aiuto di una bottega, il suo percorso in alcune delle maggiori chiese della città.




Madonna di Brancere, confermata la Messa a Brancere, ma la siccità impedisce la processione sulle acque del fiume

La drammatica crisi idrica del fiume Po condiziona anche il programma della tradizionale processione sul Fiume della statua della Regina del Po, in occasione nella solennità della festa dell’Assunta, il 15 agosto.

Vista la grave siccità che da settimane ormai sta facendo soffrire il grande fiume e le sue sponde, nell’ultima riunione organizzativa che ha visto la partecipazione del parroco e del sindaco di Stagno Lombardo, del vicario episcopale don Gianpaolo Maccagni e dei rappresentanti di protezione Civile e Società canottieri, si è infatti deciso di confermare la celebrazione della Messa alle 17 presso il Lido Ariston Sales di Brancere, mentre non sarà possibile svolgere la tradizionale processione con le barche sulle acque del Po.

Una decisione sofferta, ma condivisa da tutte le parti in causa: «C’è stata da parte di tutti grande disponibilità e buona volontà per rendere possibile la celebrazione della Messa. E tutti sono espresso il loro dispiacere per l’impossibilità di confermare la processione con le barche sul Po. Tutti però sono consapevoli della situazione drammatica delle acque del fiume che non rendono possibile la navigazione, anche per evidenti ragioni di sicurezza».

Al termine della Messa l’effigie della Vergine Regina del Po sarà portata con una breve processione via terra fino alle rive del fiume dove sarà effettuato il gesto del lancio della corona di fiori verso il fiume, con una preghiera particolare per la fine della carestia. Successivamente la statua sarà poi riportata in auto verso Brancere.