#WMOF22, Zona 4: famiglie come un’opera d’arte

Stand protagonisti anche all’oratorio di Vescovato, dove le famiglie della zona pastorale 4 si sono ritrovate nel pomeriggio di sabato 25 giugno per vivere il X Incontro mondiale delle famiglie, celebrato in contemporanea con Roma in tutte le zone pastorali della diocesi.

Dopo la preghiera iniziale, il via al percorso: prima una tappa introduttiva, con la testimonianza, per tutti i presenti, di Caterina e Alessandro Arenghi, una coppia di coniugi che ha raccontato la propria esperienza di fede come coppia accompagnatrice nel percorso di iniziazione cristiana.

Successivamente la divisione delle famiglie in gruppi e la partecipazione ad altri quattro stand. Uno dedicato all’ascolto di una canzone e alla riflessione sul testo, guidati dal maestro Pierpaolo Vigolini, scritto sul tema della famiglia come luogo di meraviglia e fragilità.

Poi un’attività costruita attorno alla visione di un filmato che alternava immagini di opere d’arte a frasi tratte da Amoris Laetitia.

Un altro stand era dedicato all’arte creativa, in cui i partecipanti si sono impegnati a costruire, partendo da cartelloni colorati, delle foglie sulle quali hanno espresso il loro concetto di famiglia e che sono state poi attaccate, al termine della giornata, su un albero in oratorio. Arte protagonista anche di una mini-mostra che offre attraverso un percorso interattivo suscitato dalla domanda «Se la famiglia fosse un’opera d’arte?».

Infine un ultimo stand, un’altra testimonianza, questa volta registrata, in cui Fausto Capellini ha raccontato l’esperienza del Baskin, il progetto di sport inclusivo nato dalla collaborazione tra più famiglie.

Per l’evento nella Zona 4 sono anche stati distribuiti due gadget: una calamita con raffigurato il logo della Giornata e un mattoncino Lego, simbolo della famiglia come base solida di ogni comunità.




Sinodo, a Sospiro l’incontro della Zona pastorale 4

«Una esperienza di Chiesa, intensa e profonda: abbiamo davvero iniziato un cammino, ringrazio il Signore per questa opportunità e provo una sincera gratitudine per tutti quanti hanno collaborato. Mi sto accorgendo di quanti “doni” abbiamo nelle nostre comunità… Il mio cuore è nella gioia, per tutto»: così si è espressa, al termine degli incontri, una partecipante all’assemblea sinodale della Zona pastorale IV che si è tenuta a Sospiro la sera di venerdì 26 e la mattina di sabato 27 novembre.

Il primo momento ha avuto luogo nel locale Teatro, messo a disposizione della Amministrazione comunale, alla presenza di una numerosa e motivata rappresentanza dei Consigli pastorali parrocchiali o delle unità pastorali della zona che si è raccolta intorno al Vescovo per iniziare in spirito di comunione e di partecipata ecclesialità il cammino sinodale indetto da Papa Francesco.

L’incontro è stato introdotto dalla preghiera e da un intenso raccoglimento, sostenuti dall’ascolto di parti della cantata sacra sull’Amoris Laetitia, musicata dal conterraneo maestro Federico Mantovani su testi di Davide Rondoni e solennemente eseguita in Cattedrale prima dell’avvento della pandemia dal Coro polifonico cremonese: una rinnovata emozione e ancora e sempre un vero godimento estetico e spirituale.

Quindi mons. Napolioni ha ripercorso le motivazione e le ragioni più vere e più profonde del cammino che tutta la Chiesa è invitata a percorrere in chiave sinodale, nella crescita della capacità di ascolto e di accompagnamento delle persone e delle comunità che Dio mette sul percorso di vita di ciascuno e delle comunità: un “esodo”, una uscita da non temere, rifuggendo dalla tentazione della chiusura, della esclusione e della esclusività. Insieme, «camminiamo perché siamo un popolo di popoli, viviamo l’unità e la pluralità della Chiesa, vivificata dalla immancabile presenza del Signore, che parla ad ogni uomo e a ogni tempo».  Allora, ha sollecitato a riflettere il Vescovo, «come stiamo camminando insieme e come possiamo camminare meglio insieme, riscoprendo le tre vie del rinnovamento della coscienza, dell’assunzione di responsabilità, della dimensione apostolica e missionaria del dialogo».

I temi fondativi del Sinodo («non per redigere documenti finali, ma per innestare processi») sono stati ripresi e ulteriormente approfonditi dal Vescovo nell’incontro di sabato mattina nell’oratorio di Sospiro, a partire soprattutto dalla Parola di Dio e su essa fondati, dando poi largo spazio alla condivisione a gruppi – libera, ricca, fertile – , in cui evidente e motivata è stata l’adesione a quanto la Chiesa sta invitando a vivere, nel desiderio genuino di contribuirvi al meglio, senza paura, perché sostenuta dall’opera incessante dello Spirito Santo.

Proficui, anche per una fraternità fra i partecipanti, sono risultati pure la cena serale, e il break mattutino, sempre vissuti nel rigoroso rispetto delle vigenti norme anticovid.

Un primo incontro, questo, a livello zonale, che ovviamente ora continua nella riproposizione nei Consigli pastorali, nonché per tutto ciò che nei prossimi anni si sarà chiamati a recepire, ascoltare, testimoniare.

Venerdì 3 e sabato 4 dicembre l’ultimo appuntamento zonale coinvolgerà a Rivarolo Mantovano le comunità del Casalasco-Mantovano. Solo la prima parte di un cammino che, all’inizio del nuovo anno, vedrà le comunità ritrovarsi ancora a ragionare e riflettere insieme




Tempo del creato, a Pontirolo una riflessione sull’acqua come bene comune e diritto condiviso

Domenica 5 settembre, presso località Pontirolo (Drizzona), si è svolto l’incontro promosso dalla zona pastorale IV nell’ambito del Tempo del creato. L’evento – dal titolo ”Di acqua e altri racconti” – ha avuto per tema l’acqua come bene comune e diritto condiviso ed è stato preparato dalla professoressa Annunciata Camisani e da Luana Cappelletti Griffini, proprietaria di Cascina Pontirolo, la meravigliosa location che ha accolto i presenti.

A introdurre i lavori la professoressa Camisani che, dopo aver dedicato «questo spazio di riflessione a tutte le donne e in particolare alle donne afgane, prime vittime di ogni discriminazione e assenza di diritti», ha approfondito il concetto di opportunità data dal rispetto dei diritti umani. Primo fra tutti la possibilità di usufruire di un bene comune, quale l’acqua, protagonista delle letteratura di ogni tempo, perché centrale nella vita di ogni uomo. Aprendo a un breve excursus letterario da Petrarca a Virginia Wolf fino ad arrivare ai Millennium Goals delle Nazioni Unite, la prof. Camisani (come tutti la chiamano dopo tanti anni al liceo linguistico Romani di Casalmaggiore) si è soffermata sulla situazione delle donne nel mondo. «Il pensiero ci porti alle tante donne e bambine che camminano per ore alla ricerca di un pozzo a cui attingere acqua e che non hanno per questo la possibilità di studiare e istruirsi».

Al tavolo dei relatori era seduto anche Diego Antonioli, già consigliere provinciale presso le ACLI Cremonesi e attivista nei Movimenti per l’acqua che portarono al Referendum del 2011. La sua relazione ha avuto per titolo “Acqua bene comune” e si è dipanata a partire dalla prima guerra per l’acqua avvenuta in Bolivia nel 2000, che ha portato alla privatizzazione delle risorse idriche, per poi proseguire nella descrizione del Comitato per l’Acqua Pubblica cremonese. Grazie ai tanti Movimenti per l’acqua pubblica si raccolsero, a seguito del 3° Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua del 2006, 700.000 firme per proporre una legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua e della sua gestione. Da ultimo, Antonioli ha voluto ricordare, nell’ambito dell’impegno di tutto il territorio cremonese sul tema, la netta presa di posizione della Diocesi di Cremona, che nel 2007 aveva invitato, grazie a don Bruno Bignami, l’allora vescovo della Patagonia Cilena, mons. Luis Infanti della Morra, autore della Lettera Pastorale “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana. L’acqua è vita”.

La parola è poi passata a Mina Bettinoni, volontaria dell’associazione AsSos Africa di Cremona. Il suo intervento si è concentrato sulle opere idriche che l’associazione ha promosso negli anni tra Uganda e Madagascar, grazie ai fondi raccolti in Italia. In particolar modo è stato presentato il progetto “Padania Acque for Africa”, nato in collaborazione con l’azienda del territorio cremonese, che ha permesso ad oggi di costruire in Madagascar tre pozzi e una scuola. Perché l’assenza di acqua potabile è sempre correlata a povertà e malnutrizione, ma anche ad un alto tasso analfabetismo e mancanza di istruzione. «Il 16 agosto 2019 sono stati inaugurati contemporaneamente i 3 pozzi che abbiamo costruito grazie alla manodopera locale», ha spiegato la Bettinoni, mostrando fotografie di donne e bambini tra i banchi di scuola. Ed ha proseguito descrivendo il “Progetto Milly” in fase di svolgimento, che prevede azioni mirate a combattere la malnutrizione delle donne e dei loro bambini. Un progetto «che vuole ricordare il senso dell’essere donna, madre, moglie e di tutte quelle dimensioni che le donne del Madagascar vivono sempre, nonostante spesso vengano emarginate o perdano i loro bambini».

In chiusura del pomeriggio alcune parole del vicario zonale e parroco di Piadena-Drizzona-Vho, don Antonio Pezzetti, che ha invitato a «promuovere il Bene passando da azioni che generano il bene, quello vero, concreto, tangibile» e che ha auspicato che l’associazione AsSos Africa possa interfacciarsi con le realtà scolastiche del territorio e con gli oratori nel periodo del Grest, perché «è giusto che i bambini conoscano quello che succede attorno a loro e trovino delle strade per poter contribuire a modo loro al Bene».

L’incontro è stato anche l’occasione per presentare il prossimo appuntamento culturale, che si svolgerà nel mese di ottobre presso i locali dell’oratorio di Piadena e che riguarderà i diritti umani.

 

Nella Giornata del Creato l’invito a una vera transizione ecologica. Ecco le proposte nelle zone




Don Bruno Bignami parla dell’enciclica “Fratelli tutti” ai giovani della Zona IV

Da qualche anno, un gruppo giovani della Zona IV della nostra diocesi, provenienti da diverse parrocchie del territorio, accompagnati da don Massimo Macalli, don Umberto Zanaboni e don Paolo Fusar, stanno collaborando e si stanno impegnando, non solo per la loro formazione personale ma soprattutto per creare una commissione di pastorale giovanile che possa favorire una maggiore attenzione nei confronti delle fasce più giovani.

Negli anni scorsi, sono state diverse le esperienze vissute e le tematiche toccate. I diversi incontri che si sono tenuti nello scorrere del tempo, sono sempre stati ospitati in differenti oratori della zona. Un anno fa, molto toccante l’esperienza di convivenza vissuta presso la Casa per gruppi della Focr a Gabbioneta. Oltre allo stare insieme e alla fortuna di intrecciare e approfondire legami di amicizia, si è cercato di approfondire i punti essenziali della Evangeli Gaudium di Papa Francesco e capire come affrontare da discepoli le sfide della Chiesa nel nostro tempo.

La dinamica è questa. C’è un piccolo gruppo che traina, propone, si incontra assiduamente per pensare, proporre e rendere realizzabile l’incontro. A seguire, il passa parola. Ogni giovane ha l’impegno di invitare qualche amico o conoscente che può essere interessato. Con lo stupore di tutti il primo incontro online che si è tenuto agli inizi dello scorso novembre ha visto la partecipazione di più di 30 giovani.

Quest’anno il tema scelto unanimemente è l’Enciclica Fratelli tutti che papa Francesco ha reso pubblica lo scorso 4 ottobre dalla tomba del Poverello d’Assisi.

Il prossimo 18 dicembre i giovani propongo un incontro on line, nel quale don Bruno Bignami, presbitero della nostra diocesi e Direttore dell’Ufficio Nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, offrirà uno sguardo ad ampio raggio dell’Enciclica e traccerà le linee di lettura del corposo e impegnativo documento.

 




Veglie missionarie/4 – A Scandolara Ravara tutti sulla sulla stessa barca della missione

La veglia missionaria dei gesti, colma di segni e di presenze. Così si potrebbe definire il momento di ascolto, preghiera e riflessione che, in occasione alla vigilia della Giornata missionaria mondiale si è svolto nella serata di sabato 17 ottobre presso la chiesa di Santa Maria Assunta a Scandolara Ravara coinvolgendo le comunità delle zone pastorali 4 e 5.

Presieduta dal vicario zonale della Zona 5, don Davide Barili, e alla presenza di altri sacerdoti tra i quali il parroco don Ettore Conti e il vicario zonale della Zona 4 don Antonio Pezzetti, la serata, che poteva essere seguita anche tramite ebook con apposita app, è stata suddivisa in tre momenti – la chiamata, la tempesta, la salvezza – con espliciti riferimenti alla vocazione di Giona e san Paolo.

A introdurre, un brano della meditazione di papa Francesco del 27 marzo scorso, in cui il Pontefice ha richiamato tutti gli uomini alla fratellanza e alla reciproca vicinanza in un periodo storico in cui “ci siamo resi conto di trovarci tutti sulla stessa barca”.

E proprio la barca è stata scelta dagli organizzatori quale simbolo della veglia, una barca a cui tutti i presenti hanno avuto accesso scrivendovi il proprio nome e da cui tutti hanno portato a casa un’intenzione scelta tra tante, segno di condivisione nel bisogno e nella richiesta.

Momento centrale della veglia è stata la testimonianza di don Davide Ferretti, in Italia in queste settimane per un momento di riposo a conclusione del primo anno di permanenza a Salvador de Bahia, in Brasile, in qualità di “fidei donum” insieme a don Emilio Bellani presso quella che il Vescovo Napolioni non esitò a definire, in occasione del suo mandato un anno fa, la 223esima parrocchia della diocesi di Cremona. Per lui, che a Scandolara è stato parroco per cinque anni, sino alla sua partenza per la missione, è stato un ritorno in famiglia.

Don Ferretti ha parlato della sua esperienza di crescita personale come di chi sta «imparando – dai fratelli brasiliani della favela in cui si trova – come vivere la fede» nel completo abbandono a chi ti cammina accanto in ogni situazione della vita. E dopo aver descritto la pastorale in un contesto particolare com’è quello del Covid 19, ha richiesto preghiere per chi «è dall’altra parte del mondo», perché nessuno si senta dimenticato.

La serata si è conclusa con il mandato missionario a tutti i partecipanti, affinché possano rispondere con generosità, nei luoghi dove dilagano malattia, sofferenza, solitudine, abbandono, smarrimento: “Ecco, manda me!”, come ricorda il messaggio del Papa per questa Giornata.




Una ripresa attesa, ma graduale: «Continuiamo a tutelare la salute di tutti i parrocchiani»»

Anche le parrocchie della zona pastorale 4 si stanno riorganizzando per la riapertura, attesissima, delle celebrazioni liturgiche. In questi mesi i parroci della zona hanno sempre mantenuto un contatto tra loro e anche con il vescovo, grazie a video-conferenze e telefonate e ora – in pieno accordo con le disposizioni governative e seguendo le indicazioni di Diocesi e CEI – si preparano a ricominciare gradualmente la vita liturgica e parrocchiale.

Ne abbiamo parlato con don Federico Celini, parroco a Sospiro (unità pastorale di Sospiro, Longardore, San Salvatore, Tidolo, Cella Dati, Derovere e Pugnolo).

«Siamo felici di poter iniziare nuovamente a celebrare pubblicamente la santa Messa e i sacramenti. Io e gli altri sacerdoti ci stiamo organizzando al meglio perché vogliamo tutelare la salute di tutti i nostri parrocchiani. Il covid-19 ha purtroppo colpito anche la nostra comunità e sappiamo che è bene non sottovalutare i rischi: abbiamo celebrato diversi funerali in solitudine, accompagnando nel dolore tante famiglie. Per questo non lasciamo alcun dettaglio al caso, anche se stiamo ovviamente approcciandoci a qualcosa di nuovo», spiega.

«Anche grazie alla collaborazione della Diocesi, ci siamo mossi per mettere a disposizione mascherine e guanti, per la sanificazione dei locali, la disposizione di totem per le istruzioni da adottare e segnaposti per il distanziamento. Per ogni chiesa abbiamo valutato metratura, numero di banchi e di sedie (in quella di Sospiro abbiamo calcolato ad esempio circa novanta posti) e abbiamo anche rimodulato gli orari delle messe».

Che, ci tiene a chiarire, non saranno più trasmesse in streaming o in video-party sui social. «Per scelta fin dall’inizio del lockdown abbiamo proposto alla nostra comunità di seguire insieme le celebrazioni che venivano trasmesse dalla Diocesi o dai canali vaticani. Un modo per sentirci ancora più uniti alla nostra Chiesa locale ma anche a quella universale».

Dalla prossima settimana del resto anche le messe a Santa Marta di Papa Francesco non verranno più trasmesse in streaming. «In qualche modo ora continueremo un po’ con il modus operandi adottato in questi mesi: abbiamo sempre mantenuti vivi i rapporti con i parrocchiani, proponendo riflessioni sulla parola di Dio, tenendo video-call con i catechisti, il coro, i circoli e le associazioni che ruotano intorno alla nostra unità pastorale. Anche noi preti della zona pastorale ci siamo sentiti costantemente per aggiornarci e aiutarci in questi tempi difficili. Continueremo a utilizzare questa modalità virtuale finché non ci saranno garanzie sulla tutela della salute di tutti». E poi, aggiunge, «il caro vecchio telefono è stato e resterà sempre acceso per chiunque abbia bisogno».




Storia di accoglienza della vita nell’affido e nell’assistenza ai bimbi disabili

Nella serata di sabato 1 febbraio, vigilia della Giornata Nazionale della Vita, si è celebrata presso la chiesa di Santa Maria Assunta a Piadena la veglia per la vita della zona pastorale IV .

Il momento di preghiera è stato presieduto da don Antonio Pezzetti, parroco e vicario zonale, insieme al vicario parrocchiale don Paolo Fusar Imperatore ed è stata accompagnata dal coro parrocchiale: la preghiera è stata animata con brani del Vangelo e brani estratti dal Messaggio dei vescovi italiani per la 42^ giornata della Vita.

Durante la veglia ci sono state due testimonianze di vita: una mamma che ha iniziato un’esperienza di affido e una suora delle Figlie di Gesù sofferente.

La storia di Monica e Pietro Varasi è quella di una mamma e un papà che hanno perso il loro unico figlio quindicenne otto anni fa e dopo questo grande lutto familiare hanno iniziato un percorso di fede che li ha portati ad avvicinarsi alla “Casa Giardino” delle suore Figlie di Gesù sofferente a Casalmaggiore dove hanno iniziato un’esperienza di volontariato e condivisione insieme ai bambini diversamente abili.

Un giorno si è presentata la necessità di aiutare un bambino con alcuni problemi a casa e l’iniziale intento di un aiuto occasionale si è poi trasformato in un vero e proprio affido: «Inizialmente non volevamo un figlio in casa che stravolgesse le nostre vite, specialmente dopo la perdita di nostro figlio – ha raccontato Monica – ma il Signore ti parla, attraverso un sogno, una preghiera, una persona che incontri… Oggi questo affido, sebbene non sia facile, dà tanta gioia». Infatti, concludendo la sua testimonianza Monica ha voluto sottolineare che: «L’affido è stato fatto non per un precetto o per una regola, ma perché quanto ti senti veramente amato da Dio allora ti rendi conto che non puoi che fare altrettanto: l’unica cosa che puoi fare è amare Dio attraverso gli altri, attraverso i fratelli».

Successivamente la testimonianza di suor Maria Buongiorno, delle Figlie di Gesù sofferente, ha voluto ricordare il carisma che contraddistingue l’ordine: essere famiglia nell’assistere i giovani disabili: «Il nostro apostolato – ha spiegato la religiosa – è quello di fare sentire che al di là delle loro sofferenze sono persone preziose, per far apprezzare anche a loro il dono della vita». Il carisma che viene dal fondatore padre Giuseppe Renzi non riguarda solo i singoli bambini, infatti la “Casa Giardino” di Casalmaggiore rimane sempre aperta anche per le famiglie di questi fanciulli: «Noi teniamo tra le braccia questi figlioli disabili e sosteniamo i genitori con tenerezza, cercando di non farli sentire mai soli perché la solitudine è una sofferenza grave: oltre ai piccoli gesti dell’accoglienza siamo sempre in movimento per portare i figlioli a fare varie esperienze. Noi siamo un po’ vagabondi… come Gesù, in cammino per le vie del mondo».

 

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Il “Cortile dei sogni” in zona IV: un’opportunità per ripensare insieme l’oratorio

Dopo un momento di convivialità nei locali dell’oratorio di San Daniele Po, ha preso il via l’incontro tra gli oratori della Zona pastorale 4 per il progetto il “Cortile dei sogni”, che guarda un ripensamento condiviso degli oratori nella prospettiva di un’apertura verso nuove possibili alleanze educative. Dopo la preghiera iniziale, don Paolo Arienti, incaricato diocesano per la pastorale giovanile, ha introdotto e guidato l’incontro.

Sono le parole che il vescovo Napolioni ha scritto nella sua lettera pastorale a ricordare l’importanza della «passione educativa», e la necessità che essa si «traduca – concretamente – nel rilancio degli oratori». Da qui ha preso avvio il discorso introduttivo di don Paolo Arienti.

Dopo i momenti di ascolto proposti in precedenza attraverso la compilazione di due schede, una sul “DNA dell’oratorio”, l’altra su “luci e ombre” per andare più in profondità rispetto ai vari indicatori in cui si compone l’oratorio (rapporto con adolescenti, famiglie, stranieri, istituzioni civili), è stata la volta della terza scheda, che chiedeva alle parrocchie di raccontarsi, portando magari un oggetto evocativo della propria esperienza, per poi passare ad una fase in cui mettersi a dialogare più specificamente sulla propria realtà zonale.

La Zona 4, notava del resto don Paolo Arienti, è quella in cui alcuni esperimenti innovativi sono già in corso, come l’inserimento di alcune figure professionali all’interno degli oratori, la mistagogia, il gruppo giovani e la commissione zonale. L’obiettivo è stato dunque quello di ragionare un po’ sulle “alleanze”, da individuare e consolidare.

Diversi rappresentanti delle parrocchie e delle unità pastorali impegnati nella pastorale giovanile hanno preso dunque la parola per descrivere le singole realtà e cercare di delineare le possibili alleanze educative a livello zonale. Nonostante le criticità condivise, soprattutto nella frequenza  feriale degli oratori e nell’impegno necessario per la costruzione delle unità pastorali (che –  come notava don Paolo – implica comunque l’esistenza di una struttura già nascente di pensiero condiviso) la quasi totalità degli interventi ha voluto sottolineare per lo più gli aspetti positivi su cui è possibile costruire il ripensamento concreto degli oratori.

Una tavoletta di legno con dei chiodi sparsi uniti da un groviglio di fili è l’oggetto rappresentativo portato da Pasquale, educatore operante nell’unità pastorale di Gabbioneta, Binanuova, Vescovato e Ca’ de’ Stefani. «L’idea è quella di creare delle reti con le associazioni e con il territorio, con le istituzioni e reti soprattutto nel coinvolgimento maggiore dei più giovani», laddove si rileva un vero e proprio “scollamento” generazionale.

Un ramo fiorito di mandorlo, per indicare la fragilità ma anche la voglia di rivivere, e l’immagine di don Bosco che rievoca l’importanza della presenza del sacerdote in oratorio, i due oggetti presentati invece dall’oratorio della nascente unità pastorale di Cella Dati, Derovere, Longardore, Pugnolo, San Salvatore, Sospiro, Tidolo.

Tutte le proposte sono sembrate convergere sulla necessità di creare percorsi e risorse comuni: la proposta di Pasquale è quella di organizzare degli incontri zonali sfruttando le reti già esistenti tra gli adolescenti dei vari oratori e coinvolgendo le figure educative, i collaboratori della F.o.Cr. e il gruppo giovani già esistenti in Zona 4. L’idea condivisa è in particolare quella di accompagnare i ragazzi, già così ampiamente coinvolti durante l’esperienza estiva del Grest, anche nel corso di incontri invernali in cui creare reti di relazioni e dare rilievo alle esigenze dei ragazzi stessi.

In chiusura don Paolo Arienti, dopo aver ricordato come il progressivo cambiamento dei nostri oratori può essere emblematicamente sintetizzato nelle espressioni degli ultimi tre vescovi (il vescovo Assi parlava di “palestra”, Lafranconi partiva dalla domanda “che cercate?”, mentre Napolioni ha rilanciato con “Gesù per le strade”), ha infine ricordato l’incontro conclusivo del 17 aprile, un’opportunità di condivisione e crescita sul tema del ripensamento dell’oratorio a livello diocesano.

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Una rete di carità tra lungo le strade della diocesi

Una carità che da e per tutti. E’ questo il senso dell’incontro tenutosi nella mattinata di domenica 10 novembre presso l’oratorio di Sospiro, nell’ambito della Settimana Diocesana della Carità promossa dalla Caritas cremonese. Sono intervenuti don Pierluigi Codazzi – nuovo direttore di Caritas -, il responsabile dell’area pastorale “Nel mondo con lo stile del servizio” don Maurizio Lucini e il diacono Marco Ruggeri.

È stata un’occasione di confronto aperto, di dialogo e di testimonianza con molti parrocchiani e operatori della carità della zona pastorale IV, presenti per discutere delle sfide “del fare del bene” oggi.

Ci troviamo infatti in un contesto sempre mutevole e dove “fare rete” diventa più che mai necessario per vincere i grandi mali che affliggono l’uomo contemporaneo: la solitudine e la povertà in primis.

Filo conduttore è stato un brano tratto dal Salmo 9: “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”. Le parole del Salmo – riprese da Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata mondiale dei poveri (che si celebra domenica 17 novembre)  – manifestano del resto una incredibile attualità. Esprimono una verità profonda che la fede riesce a imprimere soprattutto nel cuore dei più poveri: è possibile ed è necessario restituire la speranza perduta dinanzi alle ingiustizie, alle sofferenze e precarietà della vita. L’impegno di tutti – e l’impegno di Caritas va in questa direzione – sarà dunque quello di lavorare sempre più a stretto contatto con le numerose realtà caritative (associazioni, gruppi, movimenti) presenti sul territorio cremonese al fine di creare un’educazione alla carità che sia condivisa e che possa allargarsi, per poter rispondere in maniera convincente ed esaustiva alle emergenze quotidiane.

Ci sono molti casi di indigenza, malattia, solitudine ma anche la delicata situazione dei migranti o di madri rimaste sole in giovane età a cui far fronte. Uniti, perché – come diceva don Primo Mazzolari – “la carità è la poesia del Cielo portata sulla terra”.

 

 




La Giornata del Creato della Zona 4 celebrata alla Cascina San Marco di Tidolo

L’amore per il Creato e la sua cura sono al centro dell’esperienza umana e cristiana vissuta a Cascina San Marco di Tidolo, frazione di Sospiro, dove una cinquantina di ragazzi con disabilità intellettiva ed autismo coltivano, raccolgono e trasformano i frutti rossi in squisite confetture biologiche.

Una straordinaria realtà di inclusione sociale, lavorativa e di ecologia “integrale” che diventa autentica celebrazione del Creato attraverso il lavoro dell’uomo, il dono della terra e dei suoi frutti: more e lamponi, mirtilli e ribes.

È a partire da questa realtà che la Zona pastorale 4 ha voluto festeggiare la 14^ Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, invitando a conoscere l’attività svolta dall’impresa agricola-sociale Cascina San Marco, un progetto nato nel 2018 da Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro con la collaborazione e il sostegno di 23 imprese del territorio.

Il pomeriggio si è aperto con il benvenuto del Presidente di Cascina San Marco Simone Zani, il quale ha precisato come «questo posto, immerso nella campagna cremonese, rappresenti un nuovo progetto di vita per i giovani e adulti con disabilità chiamati ad uscire dal contesto di vita residenziale per sperimentare un contesto relazionale e lavorativo a contatto con la natura».

Il parroco di Sospiro don Federico Celini ha poi introdotto una riflessione sulla Enciclica Laudato sì di Papa Francesco, ricordando che «abbiamo ricevuto un mandato biblico, quello di custodire il Creato, dono prezioso, dunque è necessario sviluppare una coscienza ecologica reale e vera, come quella che si sperimenta a Cascina San Marco, luogo di incontro, di condivisione, di azione e di produzione, di cura delle persone in condizione di fragilità».

Rosolino Fiorini, presidente del gruppo ecologico El Muroòn di Sospiro, è intervenuto per spiegare l’attività a supporto degli operatori di Cascina San Marco nella fase della raccolta dei piccoli frutti, illustrando in generale tutto il servizio svolto a favore dell’ambiente e della comunità dal 1992.

Sante Mussetola, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, ha infine sottolineato che «l’attuale crisi ecologica è un appello alla conversione interiore, pertanto siamo chiamati a vivere la dimensione cristiana anche in rapporto con l’ambiente secondo una ecologia della relazione e ragionando sul “noi”».

L’iniziativa si è conclusa con la degustazione delle marmellate e la visita guidata del frutteto e del laboratorio di produzione.