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Giornata dell’Università Cattolica del S. Cuore: “I giovani tra disincanto e desiderio”

Domenica 14 aprile si celebra la 100ª Giornata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si tratta di un richiamo ai credenti per un attivo impegno nel sostenere e promuovere l’Ateneo, la cui presenza nella società riveste un ruolo di primaria importanza sia nel campo della ricerca e della trasmissione del sapere, sia nell’ambito formativo ed ecclesiale.

Fondata a Milano il 7 dicembre 1921, l’Università Cattolica del Sacro Cuore è tra i più importanti atenei cattolici d’Europa e del mondo e vanta una reale dimensione nazionale grazie ai suoi cinque campus: Milano, Brescia, Cremona, Piacenza e Roma, dove è presente anche il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.

Oltre 40mila studenti di dodici facoltà fruiscono di un’offerta formativa composita e multidisciplinare. Alla didattica di riconosciuto prestigio si affiancano servizi di qualità, costante attenzione al territorio, apertura internazionale e un’intensa attività scientifica con circa 5.000 pubblicazioni ogni anno in dieci aree disciplinari.

1.318 docenti in organico in Italia e oltre 40mila gli studenti: 29.302 a Milano, 4.494 e Brescia, 3.578 per Piacenza-Cremona, 9.727 a Roma.

Le Facoltà sono Economia (Milano e Roma), Economia e Giurisprudenza (Piacenza e Cremona), Giurisprudenza(Milano), Lettere e Filosofia (Milano e Brescia), Medicina e Chirurgia (Roma), Psicologia (Milano e Brescia), Scienze agrarie, alimentari e ambientali (Piacenza e Cremona), Scienze bancarie, finanziarie e assicurative (Milano-Brescia), Scienze della formazione (Milano, Brescia e Piacenza). Scienze linguistiche e letterature straniere (Milano e Brescia), Scienze matematiche, fisiche e naturali (Milano-Brescia), Scienze politiche e sociali (Milano e Brescia).

La Giornata 2024 ha come slogan “I giovani tra disincanto e desiderio” e interroga sulla domanda di futuro delle nuove generazioni. A tal proposito si rimanda a quanto scrive per l’occasione l’Arcivescovo Delpini (leggi il testo completo), che con uno stile, arguto e a tratti provocatorio, impegna tutti a una seria riflessione.

 

Locandina della Giornata dell’Università Cattolica 2024

 

Con l’Università Cattolica una risposta alla domanda di futuro dei giovani

Il 14 aprile la Giornata dell’Università Cattolica. Presidenza Cei: “I giovani cercano luoghi in grado di alimentare i loro desideri e che non soffochino la loro speranza”

“Dov’è il sapiente? Le IA tra algoritmi e libertà”. Padre Benanti a Santa Monica il 10 maggio per l’evento promosso da Diocesi, Riflessi e Università Cattolica




A Soncino e Antegnate le reliquie di Santa Teresa di Lisieux e dei suoi genitori, testimoni di santità famigliare

 

Hanno lasciato Soncino nella serata di venerdì 12 aprile le reliquie di Santa Teresa di Lisieux e dei suoi genitori, i Santi Luigi e Zelia Martin. Le urne sono partita poco dopo le 20.30 alla volta della parrocchia di San Michele Arcangelo di Antegnate dove rimarrà sino a domenica 21 aprile. A benedirle, prima che fossero caricate sul furgone che l’ha trasportata in Bassa Bergamasca, è stato il vescovo Antonio Napolioni, sul sagrato della Pieve.

A seguire, la Messa solenne nella maestosa chiesa dedicata a Santa Maria Assunta presieduta dal vescovo e concelebrata dal parroco di Soncino don Giuseppe Nevi, il vicario parrocchiale don Gabriele Barbieri, il parroco di Gallignano don Paolo Tomasi, l’ex parroco di Antegnate, il gallignanese don Rinaldo Salerno e il segretario del vescovo don Matteo Bottesini.

«Vogliamo ringraziare il Signore – ha detto don Nevi prima della benedizione delle reliquie – perché ha portato un po’ di cielo sulla nostra parrocchia. Questi giorni sono stati una preziosa esperienza di ascolto della parola di Dio che si è incarnata nella vita di queste persone». «Le reliquie sono partite verso Antegnate e adesso tocca a noi essere reliquie dei santi», ha quindi introdotto la celebrazione il vescovo Antonio Napolioni che nell’omelia ha presentato un bellissimo ritratto di Teresa di Lisieux e dei suoi genitori, raccontando alcuni momenti della vita di questa famiglia Santa. Solo per citarne alcuni, la morte di Zelia, avvenuta quando la piccola Teresa (che il vescovo ha definito «il capolavoro educativo di questa coppia») aveva solo 4 anni, la fede in Dio, incrollabile fino alla commozione, di Luigi, ma anche le sofferenze fisiche derivanti dalla malattia che lo colpì nella parte finale della sua vita. E ancora l’ingresso di Teresa in monastero e le parole che Luigi Martin scrisse nella sua ultima lettera alle figlie, nella quale descriveva la loro come «una famiglia umilissima, ma che ha avuto l’onore di essere nel novero delle famiglie privilegiate dal nostro adorato Creatore».

«Allora – ha detto mons. Napolioni – questi giorni, questa Eucaristia, questo nostro trovarci ci facciano pregare così, per la nostra famiglia e per tutte le famiglie; non ci dobbiamo sentire giudicati e schiacciati da una famiglia così eccelsa, perché in realtà una famiglia santa è il primato della piccolezza, della fiducia, della confidenza infantile: questo miracolo si rinnovi, specie per le famiglie più provate e più divise, grazie alla nostra preghiera e all’intercessione dei Santi».

Ascolta l’omelia del vescovo Antonio Napolioni

Al termine della Messa don Nevi ha ripreso la parola per una considerazione e un auspicio finale: «Grazie al nostro vescovo per il bellissimo ed efficacissimo ritratto di questi tre santi. Nel ritratto che si fa di una persona è importante saperne cogliere qualcosa e noi, della figura di Teresa e dei suoi genitori, dobbiamo cogliere quegli aspetti che ci spingono ad andare avanti con un sempre maggior fervore».

Da parte del vescovo, che ha voluto rivolgere un pensiero alla giovane brignanese Debora Nisoli, morta in un incidente stradale avvenuto a Soncino nei giorni scorsi, l’esortazione ai presenti a fare l’abitudine non al male ma al bene.

 

 

Le urne intanto venivano accolte all’oratorio di Antegnate, da dove è partita la fiaccolata che le ha accompagnate in chiesa parrocchiale per la celebrazione solenne presieduta dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, l’agnadellese Gian Carlo Perego. Anche nel paese della Bassa Bergamasca le reliquie rimarranno una decina di giorni, densi di appuntamenti in chiesa parrocchiale animati anche dalle parrocchie di Covo (la celebrazione eucaristica di lunedì 15 alle 20.30), di Fontanella, Barbata e Isso (la celebrazione eucaristica di martedì 16, alle 20.30) e di Calcio (la celebrazione eucaristica di giovedì 18, alle 20.30). Da segnalare anche l’incontro di venerdì 19, alle 20.30, con i coniugi Schillirò, genitori di Pietro, il bambino guarito grazie all’intercessione dei santi Luigi e Zelia Martin. Domenica 21 aprile, alle 10.30, si celebra la messa di saluto alle reliquie che partiranno per la parrocchia di Sant’Alessandro in Colonna, a Bergamo.

Le reliquie faranno quindi ritorno in diocesi di Cremona a fine mese, il 28 aprile, presso l’unità pastorale “Mons. Antonio Barosi” di Casteldidone, San Giovanni in Croce, Voltido, San Lorenzo Aroldo e Solarolo Rainerio dove rimarranno sino al 1° maggio.




Il 13 aprile evento in Seminario per genitori, insegnanti ed educatori di preadolescenti ed adolescenti

Il mondo adulto in dialogo con l’adolescenza. Questo il focus dell’incontro, dal tema “Si avvicinò e camminava con loro”, pensato dall’Area Giovani della Diocesi di Cremona e che chiamerà a raccolta educatori di preadolescenti e adolescenti nella serata di sabato 13 aprile presso il Seminario vescovile di Cremona.

L’incontro si inserisce nel percorso formativo che la Federazione Oratori Cremonesi ha avviato nel novembre 2023 con gli educatori di oratorio e che, in questa nuova occasione, si allarga a tutti gli adulti, come genitori e insegnanti, che vivono a rapporto con adolescenti e preadolescenti.

«Per tanti anni come e in tante occasioni abbiamo parlato dell’adolescenza e sono state lette e presentate ricerche che descrivono la vita degli adolescenti e che costituiscono un patrimonio preziosissimo per chi oggi entra in aula di catechismo, in un oratorio, in una classe o semplicemente in casa – spiegano gli organizzatori –. In questa occasione vorremmo provare a mettere a tema il mondo adulto: con i suoi desideri, la sua passione educativa, la sua generosità, ma anche le sue fatiche, fragilità e paure». «Se è vero che “gli adolescenti sono lo specchio del mondo adulto” – aggiungono – allora è tempo di guardare in questo specchio e leggere quali passi intraprendere in oratorio, in classe, in famiglia, continuando a costruire alleanze tra agenzie educative».

Alle 19.15 avrà luogo il primo momento della serata nel bar del Seminario con l’apericena “in dialogo”: Barbara Gentili, del Consultorio Ucipem di Cremona, intervisterà Pierpaolo Triani, professore ordinario di Pedagogia presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e Mattia Cabrini regista e autore dello spettacolo “Altrove” che sarà messo in scena alle 21 a cura dalla “Compagnia dei Piccoli”.

L’intervento del professor Triani aiuterà a sviluppare un pensiero sull’adulto di oggi e sul suo sguardo nei confronti degli adolescenti.

Lo spettacolo teatrale “Altrove”, invece, è un lavoro teatrale che nasce da mesi di interviste con ragazzi, ragazze e operatori dei servizi della città che si occupano di adolescenza, come Spazio Agio, Neuropsichiatria, Serd, Consultorio, Asst, Comune di Cremona, Azienda Sociale, Cooperativa Meraki, Coop Nazareth e Cosper. Il teatro avrà il compito di provocare e stimolare ulteriori riflessioni personali che potranno essere condivise al termine.

«Di fronte al laboratorio dentro il quale gli attori adolescenti sono rinchiusi sulla scena come diventa lo sguardo dell’adulto? Selettivo e giudicante oppure più simile a quello dello studioso che osserva con curiosità e passione per capire il senso di alcuni comportamenti? – si chiede il regista, Mattia Cabrini – Ecco perché “Altrove” è uno spettacolo teatrale per gli adulti e sugli adulti i cui protagonisti sono adolescenti. Se, come diceva Shakespeare, “Il teatro fa da specchio alla natura”, forse gli adolescenti oggi reggono inconsapevolmente lo specchio agli adulti». E conclude: «L’obiettivo di tale spettacolo è quello di promuovere incontri di riflessione e dibattito per gli adulti su come rendere il territorio più attento ai desideri e ai bisogni dei ragazzi e delle ragazze».

L’incontro del 13 aprile in Seminario vuole avere un carattere narrativo ed evocativo, per provare a dare fiato e spazio ai vissuti degli adulti senza investirli nuovamente di “cose da fare” e sensi di colpa.

La partecipare su iscrizione (costo 8 euro a persona) da effettuare entro il 10 aprile all’indirizzo e-mail info@focr.it. Lo spettacolo sarà aperto a tutti, ma la visione è sconsigliata ai minori di 14 anni.

 

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Quaresima di carità: il bilancio dell’iniziativa di solidarietà

Venti testimonianze, oltre quindicimila euro di kit di abbigliamento, cinquecento colombe pasquali. Sono i dati delle iniziative della Quaresima di carità 2024, dal titolo “Dare Speranza alla Giustizia”, vissuta in diocesi con focus sul carcere di Cremona.

A partire dalla consegna delle colombe avvenuta presso la Casa circondariale e dal protocollo d’intesa per la promozione di lavori di pubblica utilità da parte dei detenuti, sottoscritto da Caritas diocesana e Casa circondariale (in foto), abbiamo parlato con suor Mariagrazia Girola, di Servizi per l’Accoglienza, per un resoconto complessivo della attività che hanno accompagnato il cammino verso la Pasqua, coinvolgendo tante realtà parrocchiali.

Suor Mariagrazia, quante testimonianze sono state realizzate da Caritas nel periodo della Quaresima per conoscere, promuovere e sostenere l’attività a favore delle persone in carcere?

«Gli incontri, tenuti dai cappellani e dagli operatori della Caritas cremonese che svolgono servizio in carcere, richiesti sono stati una ventina. Alcuni sono già stati fatti, altri verranno effettuati nei prossimi mesi. Le testimonianze hanno raggiunto principalmente gruppi di adulti delle Parrocchie della città o delle zone limitrofe, ma hanno coinvolto anche adolescenti e ragazzi delle medie durante la consegna delle colombe pasquali. Le persone che hanno ascoltato le testimonianze hanno potuto avvicinarsi un po’ di più a questa realtà. Il messaggio che abbiamo cercato di trasmettere è che al di là di ciò che una persona può avere commesso, non possono venire meno rispetto, attenzione, cura e bene della persona».

Com’è andata invece la raccolta fondi per i kit di abbigliamento?

«Molto bene. Ad oggi, sono stati raccolti 15.000 euro, ma mancano altre parrocchie e unità pastorali che consegneranno le donazioni nei prossimi giorni. Questi soldi sono serviti e serviranno per confezionare, con la collaborazione della Cooperativa sociale Gruppo Gamma che coinvolge persone con fragilità psichiche, kit di abbigliamento composti da giacca, intimo, magliette, pantaloni, felpe, salviette, ciabatte e scarpe, da consegnare ai detenuti che non hanno capi con cui vestirsi e che fanno richiesta».

Ci sono altre iniziative nelle quali è stata coinvolta Caritas durante la Quaresima 2024?

«Altre iniziative importanti che ci hanno aiutato a diffondere il messaggio di Speranza e Giustizia sono state:

  • la presenza di don Roberto Musa, cappellano del Carcere, e di Rossella Padula, direttrice del Carcere, a Chiesa di Casa, programma della Diocesi di Cremona (guarda qui);
  • l’articolo del Consorzio Solco relativo alla nostra collaborazione con la coop. Gruppo Gamma per il confezionamento dei kit dell’abbigliamento (leggi qui);
  • la preparazione di una stazione della via crucis per una parrocchia cittadina;
  • la testimonianza di don Graziano Ghisolfi, cappellano del carcere, sul piazzale del carcere durante la via Crucis cittadina dei giovani e adolescenti di domenica 24 marzo;
  • l’incontro organizzato dalla parrocchia di Soresina durante i quaresimali con don Marco Pozza, cappellano del Carcere di Padova (leggi qui)».

Dunque, risultati positivi. E ora come proseguirà l’attività di Caritas in Carcere?

«Il Vescovo Antonio nel messaggio scriveva: “Per generare speranza, occorre innanzitutto illuminare bene la realtà e liberarla da facili pregiudizi”. Ci sembra di poter affermare che il tema della giustizia abbia suscitato interesse e voglia di approfondire l’argomento e la questione, cercando di andare oltre l’immaginario comune e il pregiudizio che spesso c’è verso quella realtà. Il nostro grazie va a tutte le parrocchie, le unità pastorali, i gruppi e i singoli che hanno aderito con grande generosità al progetto della quaresima di Carità. Il contributo di ciascuno è prezioso per l’aiuto e il sostegno delle persone detenute. Un grazie anche a chi sostiene le persone detenute, i volontari e gli operatori del carcere con la preghiera.

La Quaresima è stata l’occasione per far conoscere la realtà e l’attività dei Cappellani e degli operatori Caritas. Ora, l’attività proseguirà in modo ordinario, con alcune novità. In collaborazione con gli operatori del Carcere e i cappellani, individueremo e accoglieremo detenuti che, grazie al Protocollo D’Intesa per la promozione di lavori di pubblica utilità, avranno la possibilità di svolgere attività nelle strutture della nostra Caritas. Inoltre, approfondiremo la tematica delle pene alternative al carcere (Lavori di Pubblica Utilità – LPU, Messa alla Prova – MAP), con l’obiettivo di stipulare una convenzione con il tribunale di Cremona per i LPU e le MAP.

Nelle prossime settimane, precisamente sabato 11 maggio, promuoveremo un convegno di approfondimento in collaborazione con la Cappellania del Carcere, vuole essere un modo per continuare ad approfondire la tematica e coinvolgere delle comunità».




Con l’Università Cattolica una risposta alla domanda di futuro dei giovani

 

“Domanda di futuro. I giovani tra disincanto e desiderio”. È questo il titolo scelto per la Giornata nazionale per l’Università Cattolica 2024 che si celebra domenica 14 aprile nella sua edizione numero 100. Un richiamo forte, eloquente, alla realtà, che, però, non perde di vista il futuro, l’orizzonte verso cui i più giovani si dirigono.

Intervenuto alla nuova puntata di Chiesa di Casa, il talk di approfondimento della diocesi di Cremona, il professor Pierpaolo Triani – docente in Cattolica e membro dell’Osservatorio Giovani Istituto Toniolo – ha sottolineato come sia fondamentale «focalizzare l’attenzione sulle dinamiche giovanili di oggi per poterle comprendere: non possiamo pensare di lavorare con le nuove generazioni senza conoscerle davvero».

E alla luce di questo ha voluto più volte ribadire il ruolo dell’università e dei docenti, nel cammino formativo di ogni studente. «Il percorso universitario – secondo Triani – si caratterizza per un duplice movimento, di ampliamento e approfondimento. Da un lato vengono espansi gli orizzonti, dall’altro si scende nella specificità delle discipline. Nostro compito, come insegnanti, è quello di ricordare che l’università non è solo un fatto intellettuale, bensì un’esperienza di vita».

In questo senso il percorso formativo e di crescita ha una grande necessità a livello relazionale. Secondo il docente, infatti, «tutti noi portiamo fragilità emotive, che, talvolta, lo studio mette alla prova. Recuperare l’idea che, nelle relazioni, le fragilità possano essere sostenute è fondamentale. Anche noi docenti possiamo essere punti di riferimento, per dare la forza agli studenti di stare dentro l’impegno. L’obiettivo, allora, è riuscire a mettersi in sintonia con il cuore dell’altro».

È una riflessione seria e profonda quella del professor Triani, frutto di una lunga esperienza sul campo e nell’Osservatorio Giovani. A conferma del suo punto di vista, anche le parole di un giovane studente, Luca Fedele: «Il confronto con gli altri aiuta molto a vivere bene l’università, così come l’esperienza che sto vivendo nella Consulta Universitaria. Incontrare colleghi di altri atenei è sicuramente utile ad arricchire il mio bagaglio personale e relazionale».

Il cuore dell’Università Cattolica batte ormai da più di un secolo per i giovani e per l’intera società. La vera sfida sembra dunque quella di intercettare i desideri dei giovani per comprenderne il disincanto proponendo un cammino di crescita umana a trecentosessanta gradi.

 

Il 14 aprile la Giornata dell’Università Cattolica. Presidenza Cei: “I giovani cercano luoghi in grado di alimentare i loro desideri e che non soffochino la loro speranza”




Fermiamo le guerre, sosteniamo la pace: il punto della situazione con l’analista Giorgio Beretta

Un pomeriggio per riflettere e approfondire il tema dell’economia delle armi e la corsa al riarmo su ispirazione dell’appello che da tempo Papa Francesco continua a ripetere: «Va fermata questa folle corsa alle guerre e alle armi». È quanto si è svolto nel pomeriggio di giovedì 11 aprile presso il Centro pastorale diocesano di Cremona con Giorgio Beretta, analista del commercio nazionale e internazionale di sistemi militari e di armi comuni all’interno dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (Opal).

L’incontro, intitolato “Fermiamo le guerre, sosteniamo la pace”, è stato promosso dall’Ufficio per la Pastorale sociale e del Lavoro della Diocesi di Cremona insieme a Pax Christi Cremona e hanno aderito Tavola della Pace di Cremona e Oglio-Po, Forum per la Pace e i diritti dei popoli “Primo Mazzolari”, Coordinamento Democrazia Costituzionale, Movimento Federalista Europeo e Circolo Acli “Oscar Romero”.

Nella sua introduzione Eugenio Bignardi, responsabile della Pastorale sociale, ha tracciato un quadro generale della situazione riprendendo proprio l’appello del Papa e quello che mons. Enrico Trevisi, vescovo di Trieste, ha lanciato nella Domenica in Albis a Bozzolo nella celebrazione nel ricordo di don Primo Mazzolari: «Non credo che un uomo come Mazzolari avrebbe taciuto nei confronti di questa economia di guerra verso la quale ci stiamo dirigendo con questa corsa agli armamenti; dobbiamo alzare la voce contro questi extra-profitti dell’industria degli armamenti».

Nella sua presentazione Bignardi ha quindi riportato dati importanti sul crescente aumento dei profitti dell’industria degli armamenti italiana negli ultimi anni, mettendo in guardia dallo svuotamento della legge 185 del 1990 sull’export delle armi, in revisione in questo periodo in Parlamento, insieme alla limitazione delle informazioni a disposizione del Parlamento e della società civile riguardo all’export degli armamenti italiani.

Nella sua esposizione Beretta è partito dai dati raccolti dal suo lavoro di ricerca e analisi, partendo proprio da quelli messi a disposizione grazie alla legge del 1990 oggi in revisione, dai quali emerge come il mercato degli armamenti europeo, nel suo complesso, si contende a livello mondiale il secondo posto insieme alla Cina dopo il primato degli investimenti statunitensi: «Non è vero che la spesa militare dei Paesi europei sia bassa, perché nel suo complesso sia gli investimenti per il riarmo sia l’export dell’industria militare ricopre le prime posizioni a livello mondiale».

La sua è stata una riflessione anche sul fondamento delle politiche in materia di guerra, a partire dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Costituzione Italiana, nelle quali viene indicata la strada maestra della rimozione dei conflitti e del ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, profilando anche il ruolo che il nostro Paese dovrebbe ricoprire nel promuovere la pace nelle situazioni di conflitto, certamente non investendo in armi.

Il focus è stato poi concentrato sul mercato italiano: «L’Italia esporta una parte degli armamenti prodotti ai Paesi alleati Nato e dell’Unione Europea, ma una grossa parte viene venduta ai Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente: se c’è una cosa di cui abbiamo bisogno è ripensare l’industria militare e ricalibrarla sulle effettive esigenze militari dell’Europa, superando la sua frammentazione e inefficienza, mentre oggi risponde alle esigenze di mercato, che non è detto coincidano con le esigenze di sicurezza».

Quindi Beretta è passato a spiegare il funzionamento della legge 185 del 1990: «Questa legge prevede un’autorizzazione da parte dell’Autorità nazionale Uama (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) che ha il compito di autorizzare l’export di armi su tre diversi livelli: l’autorizzazione governativa per l’export di armamenti, il controllo della tipologia di quanto esportato e il relativo controllo bancario». «Questa impostazione di controlli dovrebbe permettere un certo livello di trasparenza su tutti e tre i livelli, nonostante negli anni siano state apportate modifiche ai report annuali rendendo la lettura dei dati meno precisa», ha spiegato l’esperto dell’Opal, che ha rilanciato quindi l’allarme: «Con la nuova normativa proposta, al governo spetterà l’autorizzazione finale, che potrà avvenire anche tramite una valutazione di tipo politico, senza nessun controllo da parte del Parlamento».

Quindi l’appello finale, rivolto a tutte le associazioni e alla società civile, a mobilitarsi secondo le modalità previste da Rete Pace e Disarmo: come punto di partenza le realtà associative che hanno partecipato all’incontro si sono proposte di aderire a questa raccolta firme e di procedere con l’invio di una lettera-appello ai parlamentari italiani. L’incontro è stato anche occasione per rilanciare la campagna “Italia ripensaci” per chiedere al governo italiano l’adesione al Trattato per la proibizione delle armi nucleari in vigore dal 2021 a livello internazionale.

 

La relazione dell’analista Giorgio Beretta




L’eroicità della santità, don Primo Mazzolari e padre Silvio Pasquali

Don Primo Mazzolari e padre Silvio Pasquali. Entrambi nati nella periferia della città di Cremona: uno al Boschetto, l’altro al Cambonino (allora sotto la parrocchia di Picenengo). Per entrambi una vita spesa nella risposta alla chiamata del Signore annunciando e testimoniando il Vangelo da presbiteri: uno come parroco in terra cremonese e mantovana, l’altro come missionario in India. Entrambi accomunati oggi da un processo di beatificazione in corso.

Due figure al centro della riflessione sulla santità che don Umberto Zanaboni, vicepostulatore della causa di beatificazione di Mazzolari, ha offerto nella serata di mercoledì 10 aprile nella chiesa del Cambonino, parrocchia in cui si trova la cascina natale di padre Pasquali e che, insieme alla parrocchia del Boschetto, dove si trova la cascina natale di Mazzolari, fa parte dell’unità pastorale «Don Primo Mazzolari».

«Il candidato alla santità è colui che si è aperto alla grazia di Dio, che piano piano lo ha trasformato per far vedere i tratti di Gesù nella sua vita, contemporaneamente ai suoi limiti e difetti – ha spiegato don Zanaboni – Questo perché il santo ha vissuto lo stesso Gesù, il Messia sconfitto, che è l’anti-eroe, un fallito umanamente: questa è l’eroicità evangelica, la sapienza della croce».

La santità, infatti, non è solo aderire a valori morali: «L’eroicità di un santo ribalta la vita normale perché una cosa sono i valori del mondo, mentre dall’altra parte c’è la Pasqua di Gesù: i valori della canonizzazione del mondo sono quelli ben spiegati da San Paolo: debolezza, nullità, il disprezzo che sono l’opposto della nobiltà, della sapienza e della potenza secondo la logica umana» ha quindi proseguito il sacerdote nella sua spiegazione.

Quindi don Umberto Zanaboni ha voluto ricordare come a volte si ha un’idea distorta della santità: «Le debolezze del santo vanno mostrate, perché dimostrano la sua grandezza nell’ affrontarle. Spesso i santi hanno caratteri duri, ma che convertono la gente; i santi sono tutti un po’ matti perché credono nell’impossibile di Dio, anche in questo momento della nostra Storia».

 

Ascolta la riflessione di don Zanaboni

Don Primo Mazzolari, uomo di fede che fa fermentare vita

Suore Catechiste di Sant’Anna, Messa a Picenengo nel ricordo del battesimo del fondatore padre Silvio Pasquali




“Fermiamo le guerre, sosteniamo la pace”, giovedì 11 aprile alle 17.30 al Centro pastorale diocesano intervento di Giorgio Beretta

«Va fermata questa folle corsa alle guerre e alle armi» ripete da tempo con forza Papa Francesco. Proprio per riflettere su questo appello del Pontefice e capire cosa succede in Italia, l’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e lavoro, insieme a Pax Christi Cremona, propone un incontro con Giorgio Beretta, analista del commercio nazionale e internazionale di sistemi militari e di armi comuni all’interno dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (Opal). L’incontro si terrà giovedi 11 aprile alle 17.30 presso il Centro pastorale diocesano di Cremona, in via S. Antonio del Fuoco 9/A. L’evento ha come titolo “Fermiamo le guerre, sosteniamo la pace”.

«L’incontro – affermano gli organizzatori – sarà anche occasione per far sentire la nostra voce sullo svuotamento della legge 185/90 sull’export delle armi.  La legge 185/90 è stata approvata a seguito della mobilitazione della società civile per introdurre criteri non-economici del commercio estero delle armi italiane, mutuando questa posizione sia dalla Posizione Comune UE sull’export di armi, sia dal Trattato delle Nazioni Unite sul commercio delle armi (Arms Trade traete – ATT). Questa legge impedisce di inviare armi ai Paesi in conflitto o che violano i diritti umani e ha reso più trasparente al Parlamento e alla società civile tale commercio. Nel febbraio di quest’anno, il Senato ha approvato delle modifiche alla legge che facilitano l’export di armi e cancellano i meccanismi di trasparenza: ora tele provvedimento è all’esame della Camera. Le organizzazioni della società civile si mobilitano, coinvolgendo anche le istituzioni e gli enti locali, per chiedere di mantenere il controllo del Parlamento sull’export di armi e sulle banche che fanno affari con tali operazioni; chiedono che il Parlamento ascolti e rappresenti i bisogni dei cittadini che non chiedono oltre armi ed una economia di guerra, ma lavoro, diritti e sicurezza».




“Disarmiamo le guerre, sosteniamo la pace”, l’11 aprile evento al Teatro Leone di Castelleone

“Disarmiamo le guerre, sosteniamo la pace” è il tema dell’incontro pubblico che la sera di giovedì 11 aprile, alle 21, si terrà presso il Teatro Leone di Castelleone, in via Garibaldi. A poca distanza dalle recenti iniziative  messe in campo nel Mese della Pace, l’Azione Cattolica di Castelleone, sempre in rete con la Parrocchia di Castelleone, il gruppo scout Agesci Castelleone2, “Alice nella città”, ArciSolidale, Anpi Castelleone, Fotoclub Elio Fornasa, con il patrocinio del Comune di Castelleone e anche con il supporto di Pax Cristi, promuove un incontro pubblico con Giorgio Beretta, analista del commercio internazionale e nazionale di sistemi militari e di “armi leggere” e dei rapporti tra finanza e armamenti, per riflettere sul tema dell’importanza della legge 185  e soprattutto di entrare nel merito delle modifiche che sono state paventate.

«È fondamentale – scrivono gli organizzatori – che la società civile conosca questa legge, la sua importanza, non solo per quel che riguarda le esportazioni militari italiane, ma anche per quanto riguarda l’informazione e la trasparenza nel settore di finanziamento bancario e  del  pericolo di una “Terza guerra mondiale a pezzi” come l’ha definita Papa Francesco».

Giorgio Beretta svolge la sua attività di ricerca per l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia, osservatorio  che fa parte della Rete italiana pace e disarmo (RiPD), e ha pubblicato diversi studi e contributi sul commercio di armi italiane e sulla diffusione delle armi in Italia. Inoltre, scrive per varie riviste e quotidiani nazionali, oltre che per diversi siti di informazione sociale. Recentemente ha pubblicato il libro “Il Paese delle armi. Falsi miti, zone grigie e lobby nell’Italia armata” (Altreconomia). Scrive per varie riviste tra cui “Il Mulino” e quotidiani nazionali tra cui “Il Manifesto” e “Avvenire”, oltre che sui siti di Unimondo.org e Osservatoriodiritti.it e per la rivista “Missione Oggi”.

«Ogni guerra – affermano gli organizzatori – è un dramma, una tragedia che grava sui popoli; nessuna guerra produce un vincitore e l’umanità intera ne esce sconfitta. Sempre più urgente è la diffusione quindi di una cultura di pace, di disarmo, di nonviolenza. Anche se è difficile dobbiamo agire, insistere e fare ognuno la nostra parte. L’Azione Cattolica, insieme a tante altre associazioni, da sempre ha a cuore il tema della pace, di cruciale importanza che riguarda tutti noi, il futuro del nostro Paese e del mondo intero». E ancora: «In questo momento storico, in cui l’attenzione dovrebbe essere ancor di più rivolta alla costruzione della pace e al benessere collettivo, assistiamo invece a scelte che sembrano andare nella direzione opposta. Non possiamo rimanere inermi di fronte ad un immane spreco di risorse preziose dissipate per un pericoloso riarmo. Ricordiamo che nella nostra Costituzione, all’articolo 11, si fa esplicito riferimento al ripudio della guerra e, coerentemente con un pensiero di pace, civiltà e di applicazione dei principi del nostro ordinamento, siamo chiamati ad opporci ad una rischiosa modifica della legge 185/90». «È sotto gli occhi di tutti – sottolineano gli organizzatori – il dato delle esportazioni di armi nel nostro Paese e la sua vertiginosa ascesa. Infatti negli ultimi quindici anni non solo la vendita si è quintuplicata, ma il fatto grave è che le armi sono state fornite a Paesi in guerra e che non rispettano i diritti umani. Di recente il Senato ha approvato un disegno di legge che modifica significativamente la legge 185/90, ossia indebolisce una normativa fondamentale per il controllo e la trasparenza sull’esportazione di armamenti, compreso l’elenco delle cosiddette “banche armate”. Queste modifiche potrebbero ridurre drasticamente i meccanismi di autorizzazione, controllo parlamentare e di trasparenza su tali operazioni. La Rete Italiana Pace e Disarmo ha lanciato con forza una petizione per chiedere ai deputati di non svuotare la legge 185 del 1990, ma piuttosto di rafforzare i principi che l’hanno ispirata, sia in termini di scopo, sia in termini di efficacia e di trasparenza». E concludono: «Lavoriamo dunque per la pace. Tutti siamo chiamati ad essere “artigiani di pace e di speranza”! Scossi dai tanti, troppi, conflitti in atto nel mondo, non possiamo e non dobbiamo far tacere la domanda di pace che interroga le nostre coscienze e ci spinge ad allargare l’orizzonte della nostra umanità, nella convinzione che la pace è un bene necessario e un dovere inderogabile, senza cui non può esservi alcun progetto credibile sul futuro per nessuno».




“Dalla Pasqua all’impegno per la pace pace”, il 12 aprile al Maristella serata nel ricordo di don Mazzolari

In occasione del 65° anniversario della morte di don Primo Mazzolari, nel giorno esatto della conclusione della sua vita terrena, il 12 aprile, Pax Christi e il circolo Acli Oscar Romero organizzano nella chiesa parrocchiale del Maristella, a Cremona, una serata dal titolo “Dalla Pasqua all’impegno per la pace pace”, con inizio alle ore 21.

Saranno letti alcuni brani del sacerdote cremonese con accompagnamento musicale, per trasformare il ricordo di questa insigne figura profetica in stimolo a testimoniare senza timore la propria fede nel Cristo vivente, anche attraverso il coraggio di chiedere pace e invitare i credenti a farsi operatori di pace autentica a tutti i livelli delle relazioni umane.

Una cristianità che s’incanta dietro memorie e che ripete, senza spasimo, gesti e parole divine, e a cui l’alleluia è soltanto un rito e non la trasfigurante irradiazione della fede e della gioia nella vita che vince il male e la morte dell’uomo, come può comunicare i segni della Pasqua?

Le parole di don Primo interrogano anche oggi. Spingono a non aver paura di andare controcorrente in nome del Vangelo della vita e della pace, pronti anche a essere calunniati, emarginati, incompresi per questo. Don Primo, che ha sperimentato la sofferenza per la pace e la giustizia, per la verità e la fede, aiuti in questo frangente storico, così complesso e preoccupante, a non perdere la speranza e a intensificare, come ci chiede Papa Francesco, l’impegno e la preghiera per la pace nel mondo.