Il 5 ottobre l’assemblea diocesana degli operatori della carità e del servizio

“Camminare insieme sulla via degli ultimi”. È questo il focus dell’assemblea diocesana per gli operatori parrocchiali dell’area del servizio e della carità che si terrà in Seminario mercoledì 5 ottobre. L’evento, che si colloca nel contesto del 50esimo anniversario di fondazione di Caritas Cremonese, vedrà intervenire l’arcivescovo Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas Italiana.

Quella del 5 ottobre è la seconda assemblea diocesana straordinaria voluta dal vescovo Antonio Napolioni all’inizio dell’anno pastorale per orientare la Chiesa cremonese sui grandi temi della vita ecclesiale e mettere mano ai “cantieri sinodali”. Una sorta di convegno pastorale “a tappe” che permetterà di ricevere stimoli e attivare confronti rispetto a specifici ambiti pastorali, coinvolgendo quanti nelle comunità sono coinvolti nel settore.

Operatori della carità (Caritas e San Vincenzo), impegnati nell’ambito della pastorale della salute, del sociale e del lavoro, e ancora pastorale missionaria e della migrazioni, con i sacerdoti e i diaconi, sono invitati all’assemblea diocesana che da pomeriggio di mercoledì 5 ottobre avrà luogo presso il Seminario vescovile di Cremona, in via Milano 5. L’appuntamento è a partire dalle 18.

Dopo la preghiera iniziale alle 18.30 il presidente di Caritas Italiana aiuterà i presenti con una riflessione su come le comunità cristiane possono “Camminare insieme sulla via degli ultimi”, tematica che darà ulteriormente approfondita nei lavori di gruppo che i partecipanti all’assemblea diocesana vivranno dalle 20.30 dopo un momento di cena condivisa. La serata si concluderà alle 21.30 con la preghiera conclusiva.

L’assemblea diocesana proseguirà all’indomani con l’incontro tra monsignor Redaelli e il clero diocesano, sempre in Seminario (dalle 9.30), e con un particolare riferimento al ruolo del prete nella comunità.

 

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Iniziazione cristiana, il 30 settembre il vescovo presenta ai catechisti la guida diocesana “Diventa quello che sei”

Il 30 settembre avrà luogo la prima assemblea diocesane, quella dedicata ai catechisti, occasione nella quale il vescovo Antonio Napolioni presenterà ufficialmente la guida diocesana Diventa quello che sei. Aggiorniamo l’iniziazione cristiana, con la quale si mette a punto l’interpretazione e l’attuazione del progetto di catechesi catecumenale da anni sviluppato nella Chiesa cremonese.

Per orientare la Chiesa cremonese sui grandi temi della vita ecclesiale e mettere mano ai “cantieri sinodali”, si è scelto quest’anno di promuovere un “convegno diocesano a tappe”, fatto da quattro assemblee diocesane straordinarie (oltre alla consueta assemblea oratori) caratterizzate da specifici ambiti e per questo rivolte ai componenti delle comunità coinvolti nel settore. Una modalità in cui ricevere stimoli e attivare confronti. Quattro le tematiche al centro dell’attenzione: la catechesi e l’iniziazione cristiana, la carità, l’ascolto della Parola e la corresponsabilità pastorale – coinvolgendo gli animatori del Giorno dell’ascolto e i Consigli pastorali – e la liturgia. Tutte le assemblee diocesane si svolgeranno presso il Seminario vescovile di via Milano, a Cremona, con un primo momento di approfondimento del tema nel tardo pomeriggio e, dopo cena, i lavori di gruppo.

A introdurre i temi dell’assemblea diocesana catechisti e i contenuti della guida diocesana Diventa quello che sei. Aggiorniamo l’iniziazione cristiana, che saranno illustrati dal vescovo in occasione dell’incontro del 30 settembre, è don Luigi Donati Fogliazza, incaricato diocesano per la Pastorale catechistica, al quale abbiamo posto alcune domande.

Don Luigi, con questo documento il vescovo intende focalizzare l’attenzione sull’itinerario dell’iniziazione cristiana rispondendo a un’urgenza pastorale per la Chiesa cremonese: quali riflessioni raccoglie?

«In questi anni abbiamo parlato molto di catechesi, proprio perché questi anni di pandemia hanno messo in luce l’essenziale del nostro impegno nell’accompagnare bambini, ragazzi e le loro famiglie alla scoperta della fede. Lo sguardo sull’essenziale ci ha anche costretti a riconsiderare con onestà il nostro impianto catechistico, a intuirne i pregi ma anche a coglierne i limiti. Il vescovo Antonio ci aveva già aiutato ad andare all’essenziale delle scelte del percorso diocesano nella lettera. Da un inizio a un nuovo inizio e a partire dai suoi punti fermi abbiamo intessuto un dialogo costante con preti, catechisti e comunità che in questi anni ci hanno permesso di costruire una visione d’insieme che mette in luce anche le fatiche di chi fa catechesi».

Catechisti e famiglie devono attendersi un radicale cambiamento?

«Da tante parti è arrivata la richiesta non tanto di rimettere in discussione tutta la proposta diocesana, quanto di prendere sul serio le questioni che creano problemi alle nostre comunità cristiane e, soprattutto, di orientarci tutti verso un certo modo di accompagnare alla fede, che risponda cioè non tanto alle logiche strategiche di chi deve far funzionare un percorso, ma all’idea di Chiesa che vogliamo essere. Per questo possiamo dire che “diventa quello che sei” è l’invito del vescovo non solo a chi accompagniamo nella catechesi, ma anche a ciascun pastore e ciascun catechista. E soprattutto alle nostre comunità, perché diventino sempre più grembo che inizia alla fede».

Quale il nodo al centro di questo documento?

«Lo snodo centrale della questione, proprio in quest’ottica di ricerca dell’essenziale, è lo stile di accompagnamento alle famiglie: come accompagnarle, come far loro vivere momenti veri di comunità, come introdurle a celebrare il giorno del Signore, come sostenere il cammino dei loro figli… Sono le grandi questioni che ancora ci appassionano».

Nel concreto, che cosa contiene questa guida diocesana, che sarà presentata ufficialmente dal vescovo il 30 settembre in Seminario?

«Il vescovo raccoglie e rilancia le tante esperienze delle nostre comunità, che ha potuto vedere in prima persona nelle visite che ha effettuato e in occasione della celebrazione dei sacramenti. Il testo offre alcune chiavi di lettura del nostro impegno nella catechesi, orienta la progettazione e le scelte di fondo, segnala alcune possibilità di svolgimento dei percorsi e, soprattutto, tiene desto in tutti noi l’impegno dell’evangelizzazione, che non può ridursi al momento della catechesi, ma implica un movimento e una postura di tutta la comunità».

Quale sarà lo spirito con il quale volete vivere l’assemblea diocesana dei catechisti?

«L’assemblea di venerdì 30 non sarà l’occasione per ascoltare facili soluzioni a sfide complesse, ma l’occasione per ritrovare sintonia sull’azione catechistica che talvolta ci ha anche diviso e che certamente è tra le urgenze di tutte le nostre comunità. Sarà importante che, insieme ai catechisti della Diocesi, parroci e vicari siano presenti e possano portare il loro contributo, già dai lavori di gruppo dove ci sarà spazio per una prima risonanza alla presentazione del testo».

 

Info sull’assemblea del 30 settembre

Catechisti e sacerdoti sono dunque convocati in Seminario, nel pomeriggio di venerdì 30 settembre, per vivere insieme al vescovo questa prima assemblea diocesana. L’appuntamento è per le 18: dopo un momento di accoglienza e la preghiera, alle 18.30 monsignor Napolioni presenterà la guida diocesana, i cui temi saranno ulteriormente approfonditi nei lavori di gruppo che i partecipanti all’assemblea diocesana vivranno dalle 20.30, dopo un momento di cena condivisa. La serata si concluderà alle 21.30 con la preghiera conclusiva e il mandato ai catechisti.

 

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A Caravaggio inaugurata la processione aux flambeaux che si svolgerà il 26 di ogni mese

26 maggio 1432. La data dell’apparizione di Maria a Giannetta presso il prato Mazzolengo tra Caravaggio e Misano. Da allora il 26 a Caravaggio ha un suono dolce. Ricorda proprio quel gesto di tenerezza infinita della Madre verso un’umanità che, allontanatasi da Dio, aveva rischiato di cadere nel baratro. Ma lei, Madre di misericordia, era scesa da quella giovane contadina, come messaggera di conversione e riconciliazione. In un tempo in cui sembra che l’umanità si stia ancora allontanando un po’ troppo da Dio, è la preghiera a poter toccare i cuori. Per questo, il vescovo Antonio Napolioni ha sostenuto con forza la proposta di un momento di preghiera ogni 26 del mese, proprio a memoria di quel primo 26 maggio. Si tratta del rosario pregato sotto i 800 metri di portici che abbracciano il Santuario di Caravaggio, con i flambleux a illuminare il cammino, luci che si alzano a lode di Maria mentre il coro intona il ritornello dell’Inno alla Madonna di Caravaggio. Una preghiera semplice, talmente umile nella sua ripetitività che nessuno può dirsene incapace.

È iniziato così lunedì 26 settembre quello che vorrebbe diventare un appuntamento fisso, forse una tradizione. Alle 21 di ogni 26 del mese il ritrovo è sul piazzale antistante il santuario.

Silenzio e fiaccole accese, i fedeli si sono messi in processione guidati dalla croce di Cristo. Con il canto dell’organo suonato da Marco Bianchi e dal coro animato da Roberta Saleri, i pellegrini hanno snocciolato le Ave Maria camminando nel buio. Le note di “Maria, Maria, speranza nostra” vedevano alzarsi i flambeux luminosi verso l’alto, verso Maria, per rendere ancora più visibile la preghiera alla Madonna del Fonte.

Al termine del rosario le litanie cantate da don Gabriele Filippini hanno lodato Maria per la sua fede, lei, “beata perché ha creduto!”. Quindi la benedizione, impartita dal rettore del Santuario, mons. Amedeo Ferrari, che ha presieduto la celebrazione.

Davanti alla statua di Maria il numeroso gruppo di fedeli accorsi al santuario ha potuto ancora una volta, come dice la preghiera finale della benedizione, “essere raccomandato all’amore di una così grande Madre”.

Appuntamento al prossimo 26 di ottobre, con la certezza che scandire il tempo, il passare dei mesi al ritmo dell’Ave Maria non è solo un segno esteriore, ma è risposta di figli all’invito che quasi 600 anni fa è risuonato nei cieli di Caravaggio: “Pregate, digiunate e restate con me”.




Studi teologici, l’anno dei Seminari inaugurato a Cremona

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Il mese di settembre segna l’avvio delle attività scolastiche e anche del percorso di studi dei giovani in discernimento verso il sacerdozio. L’inizio delle lezioni, lunedì 26 settembre, ha segnato l’avvio ufficiale dell’anno accademico dei Seminari di Cremona, Crema, Lodi, Pavia e Vigevano con la celebrazione, alla presenza dei cinque vescovi, che quest’anno si è tenuta a Cremona dopo la visita al nuovo Museo Diocesano.

A presiedere l’Eucaristia, che è stata celebrata nella chiesa inferiore del Seminario di via Milano, è stato il vescovo Antonio Napolioni, affiancato dai vescovi Daniele Gianotti (Crema), Maurizio Malvestiti (Lodi), Corrado Sanguineti (Pavia) e Maurizio Gervasoni (Vigevano), dai rettori, dagli altri sacerdoti formatori e docenti.

A comporre l’assemblea i seminaristi delle cinque diocesi, alla presenza naturalmente del gruppo cremonese. Una comunità formata da una quindicina di componenti, dalla classe di Propedeutica sino all’anno del Baccellierato, con i quattro diaconi recentemente ordinati e che a giugno diventeranno sacerdoti.

Nell’omelia il vescovo Napolioni ha voluto suggerire tre specifiche indicazioni rivolte agli studenti di Teologia.

La prima è incarnata nella figura di Giobbe, «che si ripropone continuamente, nella storia, nella realtà, perché l’esperienza di essere provati, nella carne, negli affetti, nei pensieri, nei sentimenti, sta affliggendo tanti fratelli e sorelle». Giobbe che, nella prima lettura, ha ricevuto dai suoi messaggeri la notizia della morte dei figli. E da qui la riflessione di Napolioni: «Non si può scampare alla sorte. La sorte continuerà a inquietarci, a segnare il nostro cuore e la nostra mente. Anche Giobbe è scampato, ma come vivrà? La domanda sul dramma della vita attanaglia chiunque». «E la risposta arriva immediata – ha proseguito riferendosi al gesto di Giobbe che, spogliatosi delle sue vesti e del suo mantello, si prostra al Signore –. È bello vedere che egli non attribuisce a Dio alcuna colpa». Da questo stralcio del Libro di Giobbe arriva quindi la prima indicazione: «Non si può fare Teologia senza misurarsi con le domande: le domande degli altri, le domande di ciascuno di noi, le domande delle stagioni inquietanti e difficili della vita e della storia».

La seconda indicazione deriva invece dall’ascolto, punto cardine della vita di un cristiano: «L’ascolto del Signore, l’apertura del Vangelo, la contemplazione del Suo volto è il secondo grande mestiere del teologo, non solo di professione, ma anche del credente che ha bisogno di maturare una fede adulta, pensata tale da poter essere testimoniata e annunciata ai fratelli».

La terza indicazione è stata estrapolata dal brano evangelico in cui i discepoli domandano a Gesù chi di loro fosse il più grande: discussione risolta dal Signore attraverso la figura di un bambino. «Che cos’ha di speciale il bambino? Come può essere teologo il bambino? – ha chiesto il vescovo – Non nell’innocenza, ma nella condizione filiale, nella fiducia, questa sua capacità di accoglienza ed esigenza di accoglienza».

La riflessione del vescovo si è poi conclusa con un ultimo spunto, che ha preso vita dal motto “chi non è contro di voi è per voi”. «Stasera questa è la Parola del Signore, che nell’armonia della sua rivelazione ci indica davvero come metterci in ascolto, in ricerca, in studio, in cammino, personalmente e insieme in questo tempo di grazia che ci è dato di vivere anche tra Chiese sorelle».

Dopo la Messa un momento di ritrovo e di fraternità con la cena presso il refettorio del Seminario cremonese.




Guarda a un futuro responsabile e consapevole la Giornata mondiale del turismo 2022

Il 27 settembre di ogni anno ricorre la Giornata mondiale del turismo. In questa circostanza proponiamo la riflessione di don Roberto Rota, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale del turismo della Diocesi di Cremona.

 

Che bisogno c’è di dedicare un giorno dell’anno al turismo, quando nel nostro tempo ogni giorno e ogni stagione possono essere vissuti come esperienza turistica?

Il turismo ha radici lontane – basti ricordare quelle esperienze particolari di turismo, come i pellegrinaggi, vissute lungo i secoli da varie categorie di persone – ma si impone come fenomeno culturale di élite, a partire dal sec XVIII, quando diventa una moda dell’aristocrazia europea intraprendere un lungo viaggio nella penisola italiana per visitare le nostre città d’arte, da nord a sud.

Se dovessimo ripensare alla logistica di quello che viene ricordato come “grand tour” noi moderni saremmo sconcertati: lunghi trasferimenti, numerosi passaggi di frontiere, mezzi di trasporto inadeguati, come spesso inadeguata era la possibilità di vitto e di alloggio. E allora che cosa spingeva a questo? Penso la ricerca della bellezza da contemplare per arricchire la qualità della vita.

Anche nel nostro tempo parlare di turismo significa offrire a tutti la possibilità di migliorare la qualità della propria vita, perché fermarsi e contemplare, allarga il cuore; e questo controcorrente a una logica efficientistica e consumistica.

Lo sviluppo economico e la ricerca scientifica hanno proposto, nel recente passato, un modello settoriale di miglioramento della qualità della vita che ha sottovalutato i rischi di impatto globale sul pianeta: lo ricorda anche Papa Francesco nella enciclica Laudato si’: “Questa sorella (terra) protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla” (n.2).

Anche un certo tipo di turismo, negli anni, ha contribuito, forse in modo inconsapevole, a questo degrado ambientale, anche nelle piccole cose, quando portavamo a casa la sabbia rosa delle isole di Spargi e Budelli, quando prendevamo un ramo di rododendro delle nostre montagne e ancor più quando ci sentivamo autorizzati a lasciare il nostro nome sulle pareti di monumenti antichi.

Per questo la Giornata mondiale del turismo 2022 torna a puntare sul futuro, un futuro responsabile e consapevole con il tema “Ripensiamo il turismo”.

Indubbio che il turismo abbia sofferto, forse più di ogni altro comparto economico, per la crisi pandemica, ma con l’avvio della ripresa del settore e sulla base di un riconoscimento politico e pubblico senza precedenti, l’Organizzazione Mondiale del Turismo evidenzia l’opportunità di ripensare al modo in cui tutti facciamo turismo. Ciò significa mettere le persone e il pianeta al primo posto e riunire tutti, dai governi e dalle imprese alle comunità locali, attorno a una visione condivisa per un settore più sostenibile, inclusivo e resiliente, per ritrovare il gusto di viaggiare nel rispetto delle mete e ancor più della gente che abita questi luoghi.

don Roberto Rota
Ufficio Pastorale del turismo
Diocesi di Cremona




Giornata del migrante e del rifugiato: le comunità cattoliche straniere insieme in preghiera a Borgo Loreto

Pomeriggio di gioia domenica 25 settembre in occasione della la celebrazione della 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, con la Messa vissuta nel chiesa della Beata Vergine Lauretana e San Genesio, nel quartiere Borgo Loreto di Cremona.

Don Irvano Maglia, moderatore dell’unità pastorale “Cittanova” di Cremona nella quale si ritrova la comunità cattolica romena, ha presieduto la liturgia, affiancato da don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese, don Pietro Samarini, vicario zonale della zona pastorale 3 e parroco di Borgo Loreto, e don Maurizio Ghilardi, incaricato diocesano dell’Ufficio Migrantes. Al suo fianco anche i cappellani delle comunità africane, don Nicolas Diene e don Patsilver Okah, e il collaboratore parrocchiale di Borgo Loreto don Vilmo Realini.

«Il Signore è con noi tanto più quando ci sono tante differenze e tante presenze diverse – ha esordito don Maglia accogliendo l’assemblea –. Lo Spirito privilegia le differenze e le fa diventare ricchezza per tutti. E fa diventare così la Chiesa più ricca, più bella, più dipinta».

I colori degli abiti tradizionali non sono certo mancati tra le comunità africane francofona e anglofona, che insieme alla comunità romena e ucraina hanno intonato canti e danze e hanno condotto le letture e le preghiere dei fedeli in lingua nazionale.

«Sappiamo che in questa assemblea ci sono generazioni integrate nella nostra realtà religiosa – ha introdotto don Ghilardi – ma le origini, le radici e le differenze positive religiose e culturali meritano di essere curate e non negate, per far fiorire stili di vita nuovi accoglienti e sempre più evangelici anche per chi sembra non trovare novità e bellezza nel Vangelo». E ha concluso valorizzando la capacità delle comunità presenti di essere seme presso i migranti che hanno da poco raggiunto l’Italia «anche le persone che stanno muovendo i primi passi nella nostra chiesa meritano di essere accompagnate e di trovare nella chiesa diocesana un punto di approdo per la loro vita».

A don Maglia, invece, il compito di condurre l’omelia a partire dalla riflessione sulla Parola del giorno, che narrava la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro. Soffermandosi sul valore della condivisione della propria ricchezza, che diventa problematica quando fa dimenticare il prossimo, ossia colui che è vicino nella necessità e nella fatica, ha così approfondito. «Tutto ciò che Dio ha insegnato è racchiuso dentro al comandamento dell’amore. Il tuo cuore riconoscente verso il Signore – ha proseguito don Irvano- diventa capace di amare gli altri e il prossimo». E ha proseguito «Come voi avete esperienza della fatica che fate per entrare nella nostra società italiana, così anche noi italiani cristiani dobbiamo fare un cammino per l’integrazione e l’apertura alla diversità. La fatica condivisa, nostra e vostra, ci permette di integrarci e di diventare persone del mondo che si valorizzano l’un l’altro. Voi siete chiamati a conoscere ed entrare nelle leggi e istituzioni. Noi abbiamo un problema nella capacità di valorizzare i doni di Dio, che passano anche attraverso le persone di altre culture e tradizioni». E ha concluso con un segno di speranza: «Questo sforzo non è uno sforzo solo umano ma è possibile soltanto se lo Spirito Santo, fonte di unità, agisce nel nostro cuore. L’incontro tra queste due fatiche genererà frutti belli».

Al termine della celebrazione, nei ringraziamenti finali, don Ghilardi ha portato anche il saluto del vescovo Antonio Napolioni che, a Matera per il Congresso eucaristico nazionale, non ha potuto quest’anno presiedere l’Eucaristia della Giornata del migrante e del rifugiato, volendo comunque esprimere la propria preghiere e vicinanza alle comunità cattoliche straniere presenti in diocesi.

Il pomeriggio si è quindi concluso con un momento di festa condiviso, all’insegna delle diverse tradizioni culturali.




Congresso eucaristico, il vescovo Napolioni: «Una sosta di riflessione, di contemplazione, di preghiera che dà ancora più senso cammino sinodale»

Dopo la Via Lucis nel pomeriggio del 23 settembre, il secondo momento liturgicamente “corale” del Congresso eucaristico che è stato vissuto nella città di Matera dagli 800 delegati, accompagnati da 80 vescovi, in rappresentanza di 116 diocesi, è stato nel pomeriggio di sabato 24 settembre: la processione eucaristica. A presiederla mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina.

Poco prima della partenza, dalla parrocchia San Pio X, in piazza Giovanni XXIII, arriva il videomessaggio del vescovo Antonio Napolioni, che ha voluto condividere quanto la delegazione diocesana sta vivendo nella città dei sassi.

«Abbiamo riscoperto il gusto del pane e quindi l’impegno a vivere l’Eucarestia a 360 gradi», ha affermato il vescovo. Il tutto vissuto grazie a «un cammino di avvicinamento fatto di dialogo, di incontro con le persone nella loro realtà quotidiana» e «con la testimonianza che ne deve scaturire poi nei vari ambienti in cui i cristiani vivono la loro quotidianità».

«Una sosta di riflessione, di contemplazione, di preghiera – ha precisato il vescovo – che dà ancora più senso cammino sinodale che stanno facendo le Chiese in Italia che qui vedete unita anche nella compresenza di tanti vescovi e di tanti fedeli».

A portare l’Eucaristia in processione mons. Francesco Savino e da mons. Erio Castellucci, vicepresidenti della Cei, mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, e mons. Gianmarco Busca, presidente della Commissione episcopale per la liturgia. La conclusione del rito in piazza San Francesco d’Assisi.

Per il gruppo cremonese guidato dal vescovo Napolioni e che vede la presenza a Matera dell’incaricato diocesano per la Pastorale liturgica don Daniele Piazzi insieme ad alcuni seminaristi diocesani, alcune suore Adoratrici di Rivolta d’Adda e un ministro straordinario della Comunione, la prima parte della giornata era stata caratterizzata dalla partecipazione ad alcune meditazioni.

In serata in piazza Vittorio Veneto uno spettacolo fondato su tre elementi: terra, acqua e fuoco, che rimandano ai sacramenti dell’iniziazione cristiana. È “Il gusto del pane”, prodotto dalla Cei in collaborazione con Tv2000, che caratterizzerà la serata conclusiva del Congresso eucaristico nazionale di Matera, in attesa della Messa di Papa Francesco domenica mattina allo stadio.

Dopo l’intervento di mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, che ripercorrerà i momenti salienti del Congresso eucaristico, sarà la volta della cantante Amara, accompagnata alla chitarra da Simone Cristicchi. I luoghi descritti da Carlo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli” saranno rievocati da Sebastiano Somma, mentre Isabel Russinova leggerà “Pane casalingo” di Grazia Deledda. Mimmo Muolo, vaticanista di Avvenire e autore della trasmissione (assieme a Fabrizio Silvestri, Donatella Gimigliano e Cristina Monaco), intervisterà il giovane scrittore Francesco Musolino e Giovanni Baglioni presenterà una sua composizione – “Radici” – per poi riflettere su un verso di “Avrai”, la celebre canzone di papà Claudio: “e sentirai di non avere amato mai abbastanza, se amore, amore avrai”. Poi Cristicchi rientrerà sul palco per cantare “Abbi cura di me” e “La cura” di Franco Battiato. Sul tema dell’acqua, Sebastiano Somma leggerà la poesia “La Sorgente” di Karol Wojtyla, mentre la giornalista Donatella Bianchi si soffermerà sull’importanza dei beni ambientali e la ballerina Anastasia Kusmina, proveniente dall’Ucraina, interpreterà una danza. Per la sezione dedicata al fuoco, Somma leggerà del “Roveto ardente”, mentre a Russinova è affidata la “Pentecoste”. In collegamento da Roma, la direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, rileggerà l’opera di grandi pittori, come Raffaello e Leonardo, dedicata al tema eucaristico. Giovanni Baglioni canterà “Dolce sentire”, mentre l’attrice e conduttrice televisiva Beatrice Fazi racconterà la sua esperienza sull’Eucaristia. Il cantautore siciliano Mario Incudine canterà “Tutti abbiamo bisogno di lu granu”, prima del commento del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, in chiusura di serata.




La Via Lucis tra i Sassi di Matera momento culminante della seconda giornata del Congresso eucaristico nazionale. Mons. Castellucci: «Siamo un popolo che cammina»

La Chiesa non è «un popolo ritagliato a parte, un popolo già arrivato alla meta, un popolo seduto in attesa della conversione del resto del mondo, ma un popolo che cammina». Mons. Erio Castellucci, vicepresidente della Cei, ha concluso con questa immagine uno dei momenti finora più intensi del Congresso eucaristico nazionale: la Via Lucis che ha portato il “popolo” degli 800 delegati e 80 vescovi, in rappresentanza di tutta la Chiesa italiana (presente anche una delegazione cremonese con il vescovo Antonio Napolioni), in cammino dalla Madonna de Idris – una delle 150 chiese rupestri che nell’arco di 150 chilometri si estendono lungo il territorio materano – fino alla piazza di San Pietro Caveoso, luogo scelto anche da molti set cinematografici per ambientare episodi legati alla vita di Gesù. «La Chiesa nasce itinerante», ha ricordato Castellucci: «Il cammino sinodale trova il suo paradigma nella celebrazione eucaristica», e il pane eucaristico è «un pane che la Chiesa, resa a sua volta Corpo dall’Eucaristia, deve spezzare con tutti – specialmente con i troppi Lazzaro esclusi dalle mense dei ricchi, se vuole essere fedele alla chiamata del suo Signore».

«C’è bisogno di questo pane nel momen­to storico più brutto, difficile e sofferto che le nostre genera­zioni stanno vivendo: prima la pandemia e poi la guerra»,

le parole di mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, che ha curato le meditazioni delle otto stazioni:

«Da Matera, vogliamo portare e spezzare il Pane, cibo di vita eterna, nelle nostre Chiese, nelle nostre parrocchie, nelle nostre famiglie, nel mondo del lavoro, nel mondo della politica».

A sfilare in processione tra i delegati, il Crocifisso ligneo del Seicento restaurato grazie alla Cooperativa “Oltre l’arte”, che ha anche lanciato una campagna di fund raising per sensibilizzare tutta la comunità nell’opera di recupero di un simbolo della devozione popolare materana.

Venerdì 23 settembre la seconda giornata del Congresso eucaristico nazionale era iniziata per il gruppo cremonese con l’Eucaristia nella chiesa di Sant’Agnese, nella periferia della città, con la liturgia presieduta proprio dal vescovo Antonio Napolioni.

A seguire spazio alle catechesi.

Un «viaggio del pane», passando di tavola in tavola, attraverso le tavole della creazione, della casa, dell’altare, della chiesa, della città, del Regno.

A proporlo è stato mons. Gianmarco Brusca, vescovo di Mantova, nella prima meditazione di questa edizione del Congresso eucaristico nazionale, tenuta in Cattedrale. «Niente nel cosmo è profano, ma tutto può essere profanato e reso volgare», ha spiegato. E ancora: «Sulla tavola della creazione non c’è solo il gusto del pane buono; entra anche il retrogusto del pane di sudore che ha il cattivo sapore del lavoro sottopagato, dello sfruttamento minorile, del lavoro insicuro o fatto in condizioni non dignitose».

«L’Eucaristia fa la Chiesa perché genera una gamma di relazioni di cui la comunità vive:

relazioni filiali, fraterne e sororali, paterne e materne, relazioni sacerdotali verso il creato. Dio comunica sé stesso a noi e noi entriamo in comunione con lui; nello stesso tempo coloro che partecipano al sacramento entrano in comunione gli uni con gli altri e la creazione entra, attraverso l’uomo, in comunione con Dio».

«Il gusto profondo del pane è gusto delle relazioni ma anche il gusto della nostra originale personalità», ha osservato Busca, secondo il quale «è falsa l’alternativa tra vivere per la comunione e perdere sé stessi oppure vivere per sé, una sorta di autoaffermazione di sé. L’Eucaristia santifica l’unità, ma santifica anche la vocazione originale a diventare ciò che Dio vuole che io sia, ciò che egli ha amato in me da tutta l’eternità. La chiesa è sì un corpo, ma formato dalla sinfonia di personalità differenti, originali e uniche. Nell’Eucaristia la differenza smette di essere fonte di divisione e diventa buona».

«Il mondo, purtroppo, sembra diviso tra chi non ha fame perché ha troppo cibo e chi ha fame perché non ne ha»,

la denuncia: «In virtù di questa perversa situazione, molti sono esclusi dalla società in cui vivono e diventano ben più che sfruttati: diventano avanzi, scarti, rifiuti». «Il paradosso dell’abbondanza in cui credevamo di vivere, con la crisi economica di questi ultimi anni – la tesi del vescovo, sulla scorta del Papa – ha mostrato che la miseria può essere tra di noi e colpire qui, nelle nostre terre, uomini e donne che vivono tra la penuria e la fame, faticando ad avere ciò che è necessario per vivere e dovendo così ricorrere all’aiuto di istituzioni caritative». «Anche come comunità cristiana – l’invito del presule – impegniamoci in una conversione alimentare, a operare dei mutamenti dei nostri comportamenti verso il cibo:

combattiamo gli sprechi, gli eccessi, la pornografia alimentare

che esibisce senza ritegno cibi raffinatissimi senza capire che si offende chi non si può permettere neppure la razione minima giornaliera. Fare comunione al pane spezzato non ci può lasciare tranquilli. Una sana inquietudine eucaristica porta i credenti che sono cittadini del mondo globale, nostra casa comune, a denunciare disuguaglianze e ingiustizie, e promuovere piani politici ed economici per riaffermare che i beni della terra sono per tutti».




Aumento costi dell’energia: il grido d’allarme delle rsa del territorio

Il vertiginoso aumento del costo dell’energia è oggi più che mai un argomento complesso e controverso che rischia di segnare in maniera irreparabile numerose realtà italiane e non solo. A far le spese del caro bollette non sono solamente i cittadini comuni, ma anche le imprese e i negozianti, e ancor più in difficoltà ci sono quelle imprese che forniscono servizi essenziali. Tra loro le case di riposo, che hanno visto quadruplicare la spesa di ogni singola bolletta: un ammontare di denaro che vedrebbe le rsa costrette ad aumentare in maniera significativa il contributo della retta richiesto agli ospiti.

La situazione è davvero tesa. Si rischia l’implosione di un sistema che tutela la salute degli anziani e dei disabili. E le ricadute potrebbero travolgere l’intera società. Non si tratta di una visione apocalittica, ma dell’allarme lanciato dalle associazioni di categoria che uniscono le rsa del territorio di Cremona e quelle dislocate in Lombardia. L’occasione è stata la conferenza stampa che nel pomeriggio di venerdì 23 settembre si è tenuto presso la sala riunioni della fondazione Opera Pia Ss. Redentore di Castelverde. Al tavolo dei relatori il presidente di A.R.Sa.C. (l’associazione delle residenze assistenziali per anziani della provincia di Cremona) Giovanni Scotti, il presidente di A.R.L.E.A. (associazione di livello regionale che rappresenta e tutela gli erogatori socio sanitari) Walter Montini e Augusto Farina, vicepresidente di A.R.Sa.C. e consigliere U.N.E.B.A. Cremona (organizzazione di categoria del settore sociosanitario, assistenziale ed educativo). Ha moderato l’incontro don Claudio Rasoli, responsabile comunicazione A.R.Sa.C. e presidente della Fondazione di Castelverde.

A mettere in guardia sulle conseguenze del caro bollette l’intervento di Giovanni Scotti: «Se non ci sarà una risposta concreta e reale le strutture saranno costrette a metter mano sulle rette degli ospiti già nel 2022». Perché «una bolletta è arrivata a costare 80.000 euro, a fronte dei 20.000 che era fino a poco tempo fa». Un rincaro che finirà sulle spalle degli ospiti e delle loro famiglie, con l’ipotesi di un aumento di «10 euro giornalieri sulle rette, arrivando dunque a 300 euro mensili da aggiungere a quelli attuali: una spesa che comprometterebbe molte famiglie».

Per questo nei giorni scorsi un vero e proprio grido di aiuto le sigle di rappresentanza delle case di riposo del territorio lo hanno rivolto alla Regione, attraverso una lettera destinata al governatore della Lombardia Attilio Fontana e all’assessore al Welfare Letizia Moratti. La missiva contiene la richiesta di un incontro urgente per «approfondire l’attuale situazione e condividere insieme le decisioni nelle tempistiche più appropriate». A firmare congiuntamente la lettera, insieme a Giovanni Scotti, don Roberto Rota, presidente U.N.E.B.A. di Cremona.

Ma gli aiuti regionali e governativi pare non promettano nulla di buono. Lo stanziamento di 39 milioni di euro previsto dalla Lombardia dal 1° aprile e deliberato in Giunta nei giorni scorsi non riguarda, infatti, tanto il problema energia, ma le unità di offerta operativa delle rsa. Cifra comunque irrisoria in quanto, suddivisa tra le varie rsa, si tradurrebbe in una riduzione di 1,50 euro sul rincaro giornaliero di 10 «decisamente una misura insufficiente per il problema che stiamo affrontando», ha affermato Farina.

E il contributo del Governo sull’energia, ancora non ripartito a livello regionale, non si prevede possa davvero alleviare il problema. Il tutto facendo i conti con «una legislazione obsoleta e da rivedere» che, come ha sottolineato Montini, complica ulteriormente le cose in un periodo di così drastici cambiamenti.

Con amarezza Augusto Farina rivela che «alcune strutture più piccole nelle montagne della provincia di Brescia hanno già dovuto chiudere, e gruppi privati le hanno acquisite, allontanandole dalla cura per il territorio che le distingueva nel loro rapporto con gli ospiti».

Una situazione che riguarda sul territorio migliaia di persone: sono 5mila i posti letto nelle 29 rsa della provincia, in cui lavorano 9mila persone. Ma il calcolo non include anche le famiglie degli utenti e tutti i fornitori e le attività che ruotano attorno al settore.

La conferenza stampa si è conclusa con un appello finale di don Claudio, che ha chiesto una forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica rispetto al reale rischio di chiusura di numerose rsa, con l’inevitabile ripercussione sulla vita di numerose persone e delle loro famiglie.




Il 25 settembre a Cremona la Messa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Sulla scia delle parole di Papa Francesco, che parla di «un futuro per tutti e tutte», si celebra domenica 25 settembre la 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, sul tema “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”. La Giornata mondiale sarà vissuta anche in diocesi di Cremona con la Messa che sarà celebrata proprio il 25 settembre alle 15.30 presso la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Lauretana e San Genesio, nel quartiere Borgo Loreto di Cremona, alla presenza delle quattro comunità cattoliche di stranieri: la comunità africana anglofona, quella francofona, quella romena e quella ucraina.

Una scelta particolare quella della chiesa che ospiterà la celebrazione: la Messa era solitamente celebrata nella parrocchia di S. Maria Nascente, al Migliaro, scelta per il ritrovo periodico delle comunità straniere. Quest’anno la scelta di spostarla a Borgo Loreto, sfruttandone la sua maggiore “centralità” geografica, rendendo la celebrazione più accessibile anche a tutti coloro cui risulta difficoltoso spostarsi nella periferia della città.

Sarà don Irvano Maglia, moderatore dell’unità pastorale “Cittanova”, presso la cui chiesa di San Bassiano ha “sede” la comunità cattolica romena, a presiedere la Messa, in sostituzione al vescovo Napolioni, impegnato al Congresso eucaristico nazionale di Matera. Concelebreranno l’Eucaristia i due cappellani delle comunità africane, don Nicolas Diene e don Patsilver Okah, don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese, don Pietro Samarini, vicario zonale della zona pastorale 3 e parroco di Borgo Loreto, e don Maurizio Ghilardi, incaricato diocesano dell’Ufficio Migrantes.

«La presenza dei cappellani etnici è segno che anche la nostra realtà ecclesiale sta cambiando – spiega proprio don Ghilardi –. La presenza di realtà straniere in Diocesi è ormai importante e rilevante per la vita delle nostre comunità».

Una Giornata che servirà quindi a dare una risposta alla provocazione lanciata dal Santo Padre, che ha detto: «Il futuro comincia oggi e comincia da noi. Non possiamo lasciare alle prossime generazioni la responsabilità delle decisioni. E i giovani devono essere protagonisti di questo nuovo inizio. Ma secondo voi, quali decisioni vanno prese subito, adesso?».

 

Il messaggio di Papa Francesco per la 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato