Si è spento a 94 anni padre Picetti, barnabita-astronomo originario di Brignano Gera d’Adda

È morto oggi, 4 agosto 2021, all’età di 94 anni, il padre barnabita Battista Picetti, originario di Brignano Gera d’Adda, nella diocesi di Cremona. Fatale, purtroppo, l’infezione da Covid, contratta pochi giorni prima del decesso avvenuto in Cile, presso il collegio Barnabita di La Serena, dove il religioso cremonese ha svolto il suo ministero missionario.

Quello di padre Picetti è stato un ministero caratterizzato dall’impegno pastorale come parroco, soprattutto nella città dell’Higuera dove ha guidato la comunità dal 1979 al 2015, e dove nel 2008 ha ricevuto la cittadinanza onoraria per il bene profuso, ma anche dalla sua straordinaria conoscenza e capacità divulgativa delle scienze astronomiche.

Padre Picetti era infatti soprannominato in Cile “sacerdote dell’astronomia e del lavoro sociale”, ed è considerato l’ultimo scienziato barnabita, figlio di una generazione di grandi studiosi formati alle scuole dell’Ordine e personalità di spicco riconosciuta tra le sue eccellenze dalla comunità scientifica internazionale.

Una conoscenza e una passione che nel corso di tutta la vita ha saputo trasmettere ai suoi studenti. Sulla porta d’entrata del Tololito, il telescopio del Collegio di La Serena, ha fatto esporre la frase: «Giovane lascia “Tutto in Ordine” e che l’Infinito sia tuo!».

Una profonda spiritualità ha sostenuto e motivato la sua costante ricerca di quell’armonia celeste che ha insegnato a generazioni di giovani: «Tutto – ripeteva, come ricorda un bell’articolo pubblicato dall’Eco dei Barnabiti in occasione del suo 90° compleanno – è merito di un Essere superiore».

Nella mattinata di giovedì 5 agosto (ore 7.30) nella parrocchia di Brignano Gera d’Adda, dove risiedono i parenti e a cui padre Battista è sempre rimasto profondamente legato, si celebrerà la Messa in suffragio in attesa di conoscere le decisioni circa la sepoltura.
Celebrazioni di suffragio saranno celebrate anche dai confratelli barnabiti nella chiesa di San Luca in città

La biografia

Padre Battista Picetti, nasce il 7 maggio 1927 a Morengo, piccola cittadina del Bergamasco, da Carola Serughetti e Giuseppe, di Brignano Gera d’Adda, dove il giovane Battista cresce negli anni in cui è parroco in paese monsignor Donini. In quegli anni dell’infanzia matura la vocazione alla vita religiosa e sacerdotale. Formatosi a Monza, dove l’11 ottobre 1945 professa i voti semplici nell’Ordine dei Chierici Regolari di San Paolo e cinque anni dopo, sempre nella stessa città, il 24 settembre 1950 emette la professione solenne, dopo due anni a Roma viene ordinato presbitero il 12 aprile del 1952.

La sua missione sacerdotale inizia con l’invio in Cile. Il 18 settembre 1952, giorno della Festa Nazionale Cilena “Festa Patria”, arriva nel porto di Valparaiso, per poi trasferirsi a La Serena.

Qui ritrova e coltiva la passione per la fisica, scoperta durante la Seconda Guerra Mondiale, quando in Italia aveva collaborato col padre Bellani, barnabita e professore di fisica presso il Collegio San Francesco di Lodi, come assistente nel laboratorio di fisica.

Dopo aver ottenuto le abilitazioni per l’insegnamento si dimostra un ottimo divulgatore scientifico anche grazie alla costruzione dei modellini statici, meccanici e talvolta elettrici per l’illustrazione dei princìpi fisici e delle macchine fisiche semplici, creando, infine, un grande ed attrezzato Laboratorio di Fisica, divenuto un riferimento per tutto il Paese.

Durante la sua vita ha sperimentato, innovato e creato spazi e strutture, come l’Accademia di Fisica ed Astronomia nel Seminario Conciliar, per consentire ai tanti giovani che ne seguivano le lezioni di ampliare le loro conoscenze fisiche ed ammirare le stelle di notte.

Tra le sua intuizioni più stupefacenti, nel 1997, alla venerabile età di settant’anni, c’è l’elaborazione attraverso formule fisico-matematiche della visione cosmologica dell’universo, a cui diede il nome di “Visione Speculare”, in quanto l’universo, secondo i suoi calcoli, si starebbe espandendo in due dimensioni, appunto, speculari l’una dall’altra.

 

 

 

 

 




A San Luca una reliquia del beato Carlo Acutis

Una vita breve, conclusasi a soli quindici anni a causa di una leucemia fulminante, ma interamente dedicata a Dio e al prossimo. È questa, in estrema sintesi, l’esperienza di Carlo Acutis, giovane milanese stroncato dalla malattia nel 2006 e proclamato beato l’ottobre scorso. Ed è proprio una sua reliquia – una ciocca di capelli – ad essere custodita, da domenica 11 luglio, presso la Chiesa di San Luca, a Cremona, affidata alla comunità di Padri Barnabiti che dimorano nel convento adiacente.

I punti di contatto tra Acutis e san Antonio Maria Zaccaria, cremonese fondatore dell’ordine dei Barnabiti, certamente non mancano: Eucaristia e cura del prossimo sono state questioni centrali per la vita di entrambi. Inoltre Milano, città in cui Carlo Acutis ha vissuto fin da piccolo, rappresenta una tappa fondamentale dell’esperienza del santo cremonese: proprio dalla chiesa di S. Barnaba ha avuto origine l’Ordine che, dopo la morte del fondatore, è stato rilanciato dal vescovo san Carlo Borromeo.

«Per noi – spiega padre Giorgio Viganò, economo della comunità cremonese – è molto significativo il fatto di poter avere una reliquia del beato Acutis. È stato un giovane capace di centrare la propria vita intorno all’Eucaristia, che definiva “la mia autostrada verso il Cielo”. E sappiamo tutti molto bene quanto sia importante, oggi, provare a dialogare in modo serio con il mondo giovanile».

Mondo giovanile che è particolarmente caro alla comunità di San Luca. Padre Viganò, infatti, ricopre anche il ruolo di responsabile di una struttura molto particolare: un pensionato per studenti che ospita ben venticinque giovani. «In questo senso – racconta il barnabita – acquista ancora più valore la presenza della reliquia di Carlo Acutis: un giovane come tanti, ma capace di “guardare oltre”. Speriamo che, entrando in contatto con lui, anche noi, e i nostri ragazzi, possiamo imparare ad avere il suo stesso sguardo».

La reliquia del beato Carlo Acutis sarà dunque conservata nella cappella del Sacro Cuore, così che i fedeli possano avere l’occasione di accostarsi ad essa e di affidarsi all’intercessione del giovane milanese.

«Già parecchie persone sono venute a pregare davanti alla reliquia – conclude padre Viganò – ed alcuni sacerdoti hanno chiesto di poter organizzare dei piccoli pellegrinaggi per le proprie comunità. Questo ci lascia ben sperare nel fatto che molti sentano il desiderio di riscoprire la propria fede alla luce della testimonianza di personaggi che l’hanno vissuta e raccontata con la propria vita».

 

Profilo biografico del beato Carlo Acutis

Carlo Acutis nacque a Londra nel 1991, ma subito si trasferì a Milano con la famiglia. Nel capoluogo lombardo crebbe dimostrando sempre particolare cura per la propria vita di fede, avvicinandosi presto al sacramento dell’Eucaristia e dedicandosi al prossimo. La sua vita fu tragicamente interrotta da una leucemia fulminante, che lo condusse alla morte il 12 ottobre 2006, ad appena quindici anni.

Oltre che per la sua profonda spiritualità, è ricordato per il suo entusiasmo e la sua vitalità, che lo hanno portato ad intessere numerose relazioni di amicizia. Ebbe sempre una passione particolare per il mondo del web, tanto che realizzò un proprio sito internet, nel quale non mancava comunque un riferimento alla propria fede.

Il 10 ottobre 2020 è stato beatificato ad Assisi, città in cui è sepolto, dopo il riconoscimento di un miracolo da lui compiuto, nel 2013, nei confronti di un bambino brasiliano: parenti ed amici avevano pregato affidandosi all’intercessione di Carlo.




Lunedì a San Camillo il ricordo del beato Rebuschini

Lunedì 10 maggio si celebra la memoria liturgica del beato Enrico Rebuschini: camilliano, vero apostolo della carità, elevato agli onori degli altari da Giovanni Paolo II il 4 maggio 1997. Il suo nome e la sua opera sono indissolubilmente legati alla città di Cremona dove visse per quasi quarant’anni alleviando sofferenze materiali e spirituali di centinaia di persone che hanno varcato la soglia della clinica San Camillo di via Mantova. Quest’anno a causa della situazione pandemica non si celebrerà in modo solenne la memoria liturgica nella piccola chiesetta della clinica dove sono conservate le spoglie mortali del beato, per il quale però non mancherà l’attenzione e la preghiera.

In particolare se ne farà memoria lunedì 10 maggio nella Messa delle ore 8 celebrata presso la cappella della casa di cura da padre Virginio Bebber, superiore della comunità camilliana e amministratore delegato della Fondazione Opera San Camillo. In questa Eucarestia si ricorderà la figura del beato Enrico Rebuschini, padre camilliano dell’Ordine dei Ministri degli Infermi nato a Gravedona (CO) il 28 aprile 1860 e morto a Cremona il 10 maggio 1938. Un ministero, il suo, che ben si riassume nella missione “Andate ad annunciare il regno di Dio e curate gli infermi”, di cui diede prova fin dal suo arrivo a Cremona, il 1 maggio 1899.

Nella vita, e in particolar modo nella sua attività a Cremona, a San Camillo (undici anni come superiore della comunità e per trentaquattro anni amministratore-economo), lasciò un segno indelebile della carità ed umiltà nello spirito di servizio, declinati in una concreta solidarietà ed applicando, pienamente, la raccomandazione di san Camillo: “Servire i malati come fa una madre con il suo unico figlio infermo”.

 

Cronologia in breve del Beato

1860 – Enrico Rebuschini nasce a Gravedona, ultimo di cinque figli.

1871 – Terminato il Ginnasio, Enrico si iscrive al Liceo “Volta” di Como, poi, frequenta il primo anno alla Facoltà di Fisica e Matematica di Pavia.

1880 – Compie un anno di volontariato nel servizio militare a Milano come sottotenente.

1882 – Ottiene il diploma di ragioneria a Como. Il papà lo colloca all’Ospedale di Sant’Anna della città; spesso lascia gli uffici per incontrare ed interessarsi personalmente dei malati aiutandoli anche con denaro e abiti propri.

1884 – Nonostante l’opposizione paterna, è accolto dal Vescovo di Como in Seminario, poi inviato a Roma per studiare alla Gregoriana.

1886 – Costretto da un grave esaurimento, Enrico rientra in famiglia, ma il desiderio di seguire il Signore non lo abbandona. Nella Chiesa di Sant’Eusebio, di fronte ad un dipinto che rappresenta San Camillo incoraggiato dal Crocifisso, si fa strada la vocazione camilliana.

1887 – Entra nella Comunità camilliana di Verona. Dopo due anni inizia il noviziato, durante il quale, per dispensa speciale chiesta dagli stessi superiori, è ordinato sacerdote dal futuro S. Pio X

1899 – P. Enrico è destinato a Verona, poi a Cremona dove rimarrà per il resto della vita, svolgendo numerosi incarichi: Economo e Superiore della nuova Clinica da lui apprestata, coordinatore con le Suore Camilliane nell’assistenza ai malati di vaiolo, collaboratore della Croce Rossa Italiana nella cura dei soldati feriti in guerra, confessore del Vescovo e di numerosi penitenti della città, sollecito nell’assistenza spirituale ai malati a domicilio. In città tutti lo conoscono, lo stimano, lo cercano.

1938 – Muore a Cremona, il 10 maggio.

Nella sua vita spirituale spiccano: l’amore al Crocifisso e all’Eucaristia, l’affetto filiale alla Madonna della Salute e a S. Camillo, le devozioni alla Vergine di Pompei e a San Giuseppe.

 




Il vescovo alle monache di San Sigismondo: «Grazie sorelle, non lasciateci soli» (AUDIO e FOTO)

Nella mattina di lunedì 5 aprile il vescovo Antonio Napolioni si è recato presso il monastero di clausura di San Giuseppe, presso il complesso di Sigismondo, a Cremona, per celebrare la Messa nel lunedì dell’ottava di Pasqua con le monache domenicane e i fedeli presenti.

Il Vescovo nella sua riflessione ha sottolineato come «la missione che la Chiesa riceve all’indomani della Pasqua è quella di tradurre gli auguri di Pasqua in una missione: quella di portare il profumo del Risorto a chi non lo conosce, a chi è schiavo della paura, a chi non crede». E ha proseguito: «Bisogna portare questo annuncio non attraverso la pretesa, la conquista, l’insistenza, ma il contagio benefico dell’amore che solo uomini e donne innamorati di Gesù, con il cuore trafitto dalla sua vitalità, possono avere». Poi monsignor Napolioni ha proseguito: «Siamo fragili, ma non per questo meno amati da Dio, anzi più bisognosi della verità e non delle dicerie».

Quindi l’auspicio e il ringraziamento del Vescovo alla comunità claustrale: «Grazie sorelle! E non lasciateci soli, ma contagiateci in questa missione: che la Chiesa sia questa, che non viene mai sconfitta perché è la Chiesa dei piccoli, dei semplici, dei santi, degli innamorati, dei testimoni, dei martiri che fioriscono nei momenti di difficoltà e di persecuzione ricordandoci che Dio non è distante ma è sempre più vicino».

Al termine della celebrazione monsignor Napolioni si è fermato per salutare le claustrali domenicane cogliendo l’occasione per scambiare gli auguri di Pasqua.

Photogallery della celebrazione




Il vescovo a Soresina al monastero della Visitazione (AUDIO e FOTO)

Il vescovo Antonio Napolioni ha celebrato, nel giorno di Pasquetta, la Messa al Monastero della Visitazione di Soresina. Una presenza che è ben riassunta dalle parole di ringraziamento che il parroco, don Angelo Piccinelli, ha rivolto al Vescovo anche a nome della comunità Visitandina, ovvero «attenzione alla comunità».

Nel periodo dell’anno più significativo per i cristiani, perché si porta l’annuncio del Cristo Risorto, il Vescovo non ha dimenticato la comunità claustrale di Soresina ed è venuto personalmente per gli auguri alle sorelle Salesiane. Auguri che, come ha detto il Vescovo, «rischiano di essere vuoti, di rimanere in periferia rispetto al vero messaggio della Pasqua, quando invece dovremmo dirci buona Pasqua ogni settimana, perché ogni domenica è la festa cristiana originale». «Pasqua – ha detto ancora – è non essere prigioniero del male e non dargliela vinta, perché il Signore ha vinto il male e anche noi dovremmo saper fare la medesima cosa. Queste cose le dico oggi al Monastero della Visitazione, quando il Vangelo ci ricorda che le donne sono state le protagoniste della risurrezione di Cristo, pronte con oli per ungere il corpo di Cristo. Mi piace pensare che quell’olio non servito sia stato tenuto in serbo per tutti noi, per la chiesa e per il mondo».

E che quel profumo degli oli sia profumo di vita e speranza che va oltre la morte. «Un profumo che si deve sentire attraverso di noi. E i monasteri profumano di fiori e santità. Di questa santità spero profumino tutti i monasteri, i conventi, le case parrocchiali, le case di ogni famiglia. Perché il vero profumo è profumare di Cristo Risorto, di vita nuova, di speranza e di amore. La missione che nasce dal giorno dopo la Pasqua è di portare a tutti questo profumo di aria nuova, accoglienza, benevolenza … portare il Signore che ha cambiato la vita, dalle donne al sepolcro a tanti altri. Con Cristo in noi, l’augurio di buona Pasqua diventa un’esperienza di fede e comunione. Vi auguro di portare questo profumo agli altri».

Un gesto paterno di vicinanza, quello del Vescovo, in un periodo, quello scandito dai ritmi della pandemia, in cui si rischiano l’allontanamento sociale e la solitudine. Un gesto reso ancora più significativo dal messaggio del Cristo Risorto sottolineato dall’omelia. Un’omelia che la comunità claustrale e laica mediteranno e che, come auspicato dal parroco don Piccinelli, si trasformi in realtà attraverso i gesti di ciascuno.

La Messa delle 8 è stata presieduta dal Vescovo e concelebrata dal parroco don Angelo Piccinelli insieme al cerimoniere don Flavio Meani.

Photogallery della celebrazione




Un anno dalla morte di padre Alessandro Parmiggiani

Entrare nel mistero di una vita interamente dedicata a Dio è sempre molto difficile; neppure ci voglio provare. Il dono di sé al Signore si snoda su sentieri inconsueti e poco conosciuti; per usare un’immagine di colore sarebbe come entrare in una bella chiesa e mentre si rimane soli, nel silenzio, avere la sottile percezione dell’ombra di Dio, il fascino del Suo mistero. Ma Lui, Dio, rimane conforto a noi nascosto.

Padre Sandro aveva donato la sua vita a Cristo. A un anno dalla sua morte mi è sembrato doveroso ricordarlo e unirmi al dolore ancora vivo nella comunità dei saveriani, tra i suoi confratelli, tra i cristiani che lo hanno conosciuto, tra i suoi familiari, tra i viadanesi. Viadana è il territorio dove lui è nato e dove ha vissuto la sua prima adolescenza.

L’avevo incontrato la prima volta nel seminario di Cremona intorno agli anni ‘50. Eravamo molto diversi tra noi, neppure avevamo le stesse opinioni su tante cose, ma il dialogo correva sempre senza alcuna resistenza. Siamo diventati amici. Ci volevamo bene.

Sandro era molto sincero; era persona trasparente, piuttosto laico nel portamento, allegro e un po burlone. Viveva il seguito di Cristo con la fede e l’entusiasmo di chi viveva una grande avventura piena di libertà e di rischio. Fisicamente era forte come una quercia e di questo lui ne era fiero, tanto che, durante il tempo libero, si divertiva a misurarsi con noi con la forza delle sue braccia.

Nel 1957, insieme ad alcuni suoi amici, lasciò il Seminario ed entrò nell’Istituto Saveriano di S. Pietro in Vincoli (Ravenna). Noi, i suoi compagni, ne abbiamo sentito la mancanza per tanto tempo; ci sembrava che ci avesse superato in entusiasmo e nella decisione di seguire la propria vocazione missionaria.

Era nato nel 1935; nel territorio viadanese aveva piantato le sue radici culturali e religiose; tornava spesso nella sua piccola parrocchia di Salina dove viveva il contatto con la sua gente e partecipava alle buone tradizioni religiose. Viadana conosceva da tempo la comunità e lo spirito dei missionari Saveriani. Era viadanese anche padre Piero Sartorio, ancora oggi ricordato con affetto.

Parma era da sempre la città simbolo dei saveriani e ancora oggi è così; in questa città ancora oggi c’è la loro casa madre; gli abitanti do Parma seguivano con interesse le iniziative missionarie e offrivano il loro sostegno spirituale ed economico. Ricordo tra loro con stima padre Amato Dagnino, maestro spirituale riconosciuto ed apprezzato.

In Pakistan padre Sandro visse la sua prima missione. Il Bangladesh aveva un elevato tasso di povertà, era abitato dal 98% di islamici e il 9% di induisti. Studiò la lingua del posto, lavorò con entusiasmo nella parrocchia di Satkira ed era felice. La missione era il respiro della sua anima. In quella regione è ancora ricordato come un coraggioso testimone del Vangelo.

Si può immaginare quanto grande fosse il suo dolore quando, a soli 28 anni, mentre si dedicava a quella gente, fu sorpreso da un infarto al miocardio. Fu costretto a tornare in Europa e in Italia. Non si è dato per vinto:con lo stesso fervore continuò a seguire i centri di formazione culturale e spirituale dei giovani che si preparavano alla loro missione pastorale .

Grande fu la sua emozione quando, già anziano, gli fu concesso di tornare per pochi giorni in Bangladesh; voleva vedere la sua vecchia parrocchia e incontrare i cristiani che aveva conosciuto. Era l’uomo del cuore.

Sandro era la persona che viveva il dono di sé, con la poesia di un bel sogno, ma era altrettanto capace di affrontare le dure prove che lo facevano soffrire . Non si allontanava mai dalle cose vere anche quando erano difficili , le incontrava anzi nel loro aspetto più positivo.

Abitò per diversi anni anche a Cremona nella casa saveriana di via Bonomelli e si impegnò instancabilmente nella animazione missionaria in Diocesi. Appena poteva, tornava nella sua parrocchia di origine a Salina per celebrare la messa domenicale.

Ci ha lasciato il 5 aprile del 2020. La data, quest’anno, cade il lunedì di Pasqua, tempo liturgico della speranza che ci invita a sentirlo in viaggio verso l’eterno. Noi crediamo che il Signore possa accoglierlo nella Sua pace.

mons. Floriano Danini
parroco emerito di Viadana




A Vitorchiano la professione solenne di suor Maria Carolina Omodei

In un mondo scombussolato da un virus invisibile, c’è chi non smette di vivere e donare la propria vita. Lo sa bene la comunità delle monache trappiste di Vitorchiano, che nella mattinata del 19 marzo, nella solennità di San Giuseppe, era in festa per la professione solenne di Irene Omodei, oggi suor Maria Carolina. Cremonese, classe 1986, originaria della parrocchia di Bonemerse, la giovane monaca nasce in una famiglia numerosa, vivace e ricca di fede, segnata però dalla prematura scomparsa della mamma Chiara.

Irene cresce sostenuta dalla compagnia di Comunione e Liberazione, movimento nel quale si riconosce e dove si spende creando una fitta rete di amicizie in mezzo mondo. Amante del bel canto (ha fatto parte del coro parrocchiale di Bonemerse, diretto dalla zia Ilaria Geroldi), ha sempre avuto un’attenzione particolare per i bambini e i ragazzi, specie quelli più in difficoltà.

La sua scelta vocazionale matura nel tempo, dopo gli anni intensi dell’Università Cattolica di Milano e dopo un’esperienza di insegnamento in Colombia che la segna profondamente.

Nel dialogo con alcuni amici sacerdoti, tra i quali in particolare don Cesare Zaffanella, e con alcune monache di clausura, intuisce che è attraverso il lavoro, il silenzio e la preghiera che può compiersi il desiderio di essere felice che ha sempre cercato e desiderato. Non una fuga dal mondo, anzi. Un modo di essere ancor più dentro il mondo che passa dal fare le marmellate, curare i campi e l’orto o la realizzazione di immagini sacre e poi nel silenzio, nell’obbedienza, nella castità e nella preghiera e nella correzione fraterna.

Così, rientrata da Bogotà, decide di entrare in monastero seguendo una delle sue più care amiche di Cremona, Maria Chiara Bruschi (oggi suor Maria Giulia) che poco tempo prima aveva fatto lo stesso. In monastero, luogo che pure conosceva da anni, scopre una realtà nuova, ben lontana dalla vulgata comune secondo la quale le suore si chiudono tra quattro mura per sfuggire alle pressioni esterne. Tutt’altro: sono anni di scoperte di sé, di dialoghi, di nuove amicizie e di una profondità che rende ancora più belli i rapporti anche con chi è rimasto “fuori”. Una ricchezza grande. Questo è evidente a chiunque varchi il cancello del monastero, che ogni anno accoglie nuove entrate e che proprio nei mesi scorsi ha dato vita a una nuova Fondazione in Portogallo (l’ottava).

   

In foto due momenti della professione solenne, nella Messa presieduta da padre Loris Maria Tomassini, abate del Monastero Cistercense della Stretta Osservanza di Frattocchie a Roma

Negli anni proprio il grande numero di vocazioni, in controtendenza rispetto ad altre realtà simili, ha portato Vitorchiano ad aprire nuove fondazioni trappiste in Argentina, Cile, Venezuela, Indonesia, Filippine, Repubblica Ceca, Congo. Misteriosamente, e con la grazia di Dio, il carisma benedettino continua a generare e l’amicizia speciale con tanti cremonesi lo conferma. Del resto suor Maria Carolina è solo l’ultima di una lunga serie di giovani cremonesi che hanno scelto l’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza per il proprio cammino di conversione e incontro con Dio.




Suore della Beata Vergine, il 4 marzo i funerali di madre Saveria Pozzecco

Con la preghiera sulle labbra e nel cuore, il 2 marzo si è spenta madre Saveria Pozzecco. La religiosa delle Suore della Beata Vergine di Cremona, 93 anni, si è dedicata all’insegnamento di storia e filosofia nel Liceo linguistico di via Cavallotti, che in seguito ha diretto per lunghi anni come preside.

Affabile e gentile nei modi, ma anche rigorosa nell’esigere impegno e rispetto delle regole, ha formato con intelligenza e lungimiranza generazioni di studenti desiderosi di aprirsi al futuro con umanità e buona preparazione culturale.

Madre Saveria ha organizzato i primi viaggi di vacanze studio nei maggiori Paesi europei per l’apprendimento delle lingue straniere, valorizzando negli studenti il desiderio di conoscere, di progettare e di partecipare con libertà e responsabilità alla vita culturale e sociale per una vera crescita umana.

Nell’ambito della Congregazione, ha ricoperto ruoli importanti come vicaria e consigliera generale. Si è dedicata anche alle missioni della Beata Vergine nello Sri Lanka e nel Kenia dove sorgono scuole e dispensari che garantiscono un futuro più equilibrato alla popolazione.

Istriana, era entrata in collegio a Trieste, dove le suore della Beata Vergine svolgono la loro missione educativa fin dal 1922. Lì ha frequentato tutte le scuole fino alle superiori, per poi laurearsi in Storia e Filosofia. Lo scorso anno aveva festeggiato il 70esimo di professione religiosa.

Durante tutta la sua vita ha saputo trasfondere nei giovani la sua ricchezza interiore incitandoli ad avere fiducia nella vita e speranza nel futuro. Il suo passaporto per il Cielo: le sue opere.

I funerali saranno celebrati giovedì 4 marzo alle 11 nella cappella del Collegio della Beata Vergine, a Cremona.




L’abbazia benedettina di Praglia in lutto per la scomparsa di padre Paolo Fassera

Sabato 20 febbraio è deceduto presso l’abbazia benedettina di Praglia padre Paolo Fassera, originario di Isola Dovarese, dove era nato il 9 marzo 1940.

Padre Fassera, che ha emesso la sua professione monastica a Praglia l’11 luglio 1967, era stato

ordinato sacerdote il 1° luglio 1973. Durante il suo ministero ha ricoperto cariche di rilievo come quella di procuratore generale della Congregazione sublacense, tra il 2001 e il 2004.

La comunità Benedettina di Praglia conta complessivamente una 40ina di membri, la maggior parte di loro vive stabilmente a Praglia mentre dieci prestano servizio nelle nelle tre case dipendenti (San Giorgio Maggiore di Venezia, Monte della Madonna di Teolo, Sadhu Benedict Math in Bangladesh), due presso la Curia Generalizia della Congregazione Sublacense-Cassinese a Roma, dove un monaco è professore di Teologia all’Ateneo di Sant’Anselmo.




Un video su san Francesco Spinelli, di cui il 6 febbraio ricorre la memoria (VIDEO)

Sono passati ormai più di due anni dalla canonizzazione di padre Francesco Spinelli, il fondatore delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda, avvenuta il 14 ottobre 2018 in Piazza San Pietro. Sabato 6 febbraio, in occasione della sua festa liturgica, un nuovo video, realizzato da TeleRadio Cremona Cittanova, vuole riproporre la figura del Santo.

Attraverso la vita, le parole e l’esperienza accumulata in novant’anni di vita da una suora Adoratrice, suor Tecla Rosa, il carisma di don Francesco viene presentato come un segno vivo per la Chiesa di oggi.

L’abile intreccio tra la biografia del fondatore delle Adoratrici e la vicenda umana di suor Tecla narra come ancora oggi, a distanza di quasi 150 anni, il dono consegnato alla Chiesa nella figura del prete bergamasco, poi adottato dalla diocesi di Cremona, ha ancora molto da dire. Per l’oggi e per il domani il dono della adorazione-carità parla al cuore di uomini e donne che vogliono mettere al centro della loro vita l’Eucaristia come incontro e come stile.

Un video semplice, che non ha la pretesa di essere una inedita novità, ma che, proprio nel suo carattere di vicinanza all’ordinarietà, è immediato e diretto. La vita dei santi non è data per se stessa, ma perché diventi seme gettato nel solco della storia dell’umanità. Altri, attingendo al loro esempio e alla loro intercessione, continueranno lo stesso cammino dietro al Maestro. Suor Tecla e Federico Benna, due volti per dare voce a un’unica storia: quella di un santo, che non cessa di ripetere alla Chiesa: “adorate, attingete, servite”. È la pienezza di una vita accolta, condivisa, donata fino alla fine. Per essere pane spezzato per la vita del mondo.

Il video, nato da un’idea di don Enrico Maggi, realizzato con le riprese di Stefano Priori e prodotto da TeleRadio Cremona Cittanova, sarà disponibile – dal pomeriggio di sabato 6 febbraio – sul sito internet dell’Istituto delle Suore Adoratrici www.suoreadoratrici.com.

 

La ricorrenza di san Francesco Spinelli

L’attuale situazione di emergenza non permette di celebrarne con la consueta solennità la memoria liturgica del fondatore delle Adoratrici che, tuttavia, desiderano condividere alcuni momenti di preghiera anche con coloro che, restando nelle proprie case, potranno vivere in comunione

Mercoledì 3 febbraio si è svolta la tradizionale “giornata sacerdotale”, pregando per tutti i sacerdoti; giovedì 4 giornata mariana con la preghiera del Rosario meditato. Venerdì 5 febbraio alle 20.30 adorazione eucaristica presso la parrocchia di Rivolta d’Adda, dove sabato 6 febbraio alle 8.30 vi sarà la solenne celebrazione eucaristica nella festa del fondatore delle Adoratrici

 

6 FEBBRAIO
San Francesco Spinelli, sacerdote (memoria)
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