Il Vescovo ai religiosi: «Non vi diciamo mai grazie abbastanza»

La fotogallery della celebrazione

«Il vescovo, il presbiterio e il popolo di Dio conoscono la vita consacrata? Ci ricordiamo di loro, preghiamo per loro? Gioiamo per la varietà dei doni e per la fantasia dello Spirito che attraverso uomini e donne nel tempo ha dato vita a tante forme di consacrazione?». Con queste parole il vescovo Antonio Napolioni si è interrogato nell’omelia della festa della Presentazione del Signore, ricorrenza nella quale ogni anno il 2 febbraio si celebra la Giornata mondiale della Vita consacrata.

La liturgia è stata occasione per ringraziare e ricordare il valore di chi dedica la propria esistenza al Vangelo con una vocazione particolare. A comporre l’assemblea in particolare religiose e religiosi provenienti dalle diverse comunità presenti sul territorio diocesano, membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Sul presbiterio, insieme ai canonici del Capitolo della Cattedrale, hanno concelebrato diversi sacerdoti membri di famiglie religiose e don Giulio Brambilla, delegato episcopale per la Vita consacrata.

La Messa si è aperta con la tradizionale benedizione delle candele, invocata dal vescovo Napolioni nel fondo della navata centrale della Cattedrale.

Nella sua omelia mons. Napolioni ha voluto sottolineare la gratitudine verso le diverse famiglie religiose: «Non vi diciamo mai grazie abbastanza: venire qui in Cattedrale oggi è un’occasione per ringraziarvi e restituirvi la centralità e la dignità piena nella chiave di cammino sinodale che urge praticare insieme».

A seguire il vescovo si è soffermato sulle letture del giorno: «Nelle letture spiccano le figure di Simeone e Anna, nella loro vecchiaia compiuta, non sofferta e lamentosa: non hanno ansia di raccontare e stanno lì ad aspettare che si compia l’attesa e se ne sperimenti la gioia eterna». Proprio prendendo spunto da queste figure, ha quindi proposto una riflessione sulla intergenerazionalità ecclesiale: «La Chiesa dovrebbe avere nei suoi vecchi testimoni di questa pacificazione interiore, compimento e saggezza e un terzo del lavoro sarebbe fatto – ha quindi proseguito –. Un altro terzo tocca alle generazioni di mezzo, come Maria e Giuseppe che portano il bambino al tempio pur conservando dentro di sé un turbamento interiore. Anche oggi abbiamo un bisogno enorme di adulti, di paternità e maternità, di assunzione di responsabilità».

Mons. Napolioni ha quindi concluso: «Infine, il futuro: questa Chiesa ricca di passato alle prove del presente come guarda al futuro? Il futuro non può essere previsto, può essere temuto, sognato, ma soprattutto accolto, come un bambino, che è segno di contraddizione. Perché sappiamo già di quel bambino che non necessariamente farà la felicità dei genitori secondo le migliori aspettative umane, ma finirà in croce. Anche il nostro futuro è rassicurato dalla croce».

Al termine della celebrazione sono stati ricordati gli anniversari di consacrazione religiosa: il 50° di suor Angela Simioni, di suor Emilia Martelli; il 60° di suor Silvina Ruggeri e di suor Luciana Porro, alle quali il vescovo ha voluto consegnare un dono in memoria di questo anniversario.

 

 

«Una vita consacrata al Vangelo significa una vita a servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini». A Chiesa di Casa, la testimonianza di due religiosi




Monastero della Visitazione di Soresina, il 24 gennaio alle 18 la Messa per S. Francesco di Sales

In occasione della festa patronale di San Francesco di Sales, santo protettore dei giornalisti e patrono del monastero della Visitazione di Soresina, lunedì 24 gennaio, alle 18, verrà celebrata la S. Messa presso il monastero stesso.

A presiedere la funzione sarà mons. Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina. Saranno presenti anche tutti i sacerdoti della parrocchia di Soresina e numerosi altri presbiteri.

La Messa segnerà l’inizio dell’anno giubilare salesiano, che si concluderà il 28 dicembre, per il quattrocentesimo anniversario della morte di S. Francesco. In relazione a ciò, l’Ufficio per la Penitenzieria apostolica, tramite un decreto emanato il 17 dicembre 2021, ha concesso l’indulgenza plenaria per le anime dei fedeli.

Prima della funzione, il vescovo Sigalini incontrerà in parlatorio, alle 17, le monache del convento soresinese, per colloquio “familiare”.

In vista degli imminenti appuntamenti, le monache hanno allestito l’altare dedicato al santo, esponendo il rocchetto che a lui apparteneva nel suo periodo vescovile e che è ora gelosamente custodito presso il monastero.

 

Biografia di San Francesco di Sales

Nato a Thorens il 21 agosto 1567, concluse a Lione i suoi giorni, consunto dalle fatiche apostoliche, il 28 dicembre del 1622, l’anno della canonizzazione di San Filippo Neri, che Francesco conosceva attraverso la Vita scritta dal Gallonio, a lui inviata dall’amico Giovanni Giovenale Ancina. Iscritto nell’albo dei Beati nel 1661, fu canonizzato nel 1665 e proclamato Dottore della Chiesa nel 1887 da Leone XIII.

Francesco di Sales si formò alla cultura classica e filosofica alla scuola dei Gesuiti, ricevendo al tempo stesso una solida base di vita spirituale. Il padre, che sognava per lui una brillante carriera giuridica, lo mandò all’università di Padova, dove Francesco si laureò, ma dove pure portò a maturazione la vocazione sacerdotale. Ordinato il 18 dicembre 1593, fu inviato nella regione del Chablais, dominata dal Calvinismo, e si dedicò soprattutto alla predicazione, scegliendo non la contrapposizione polemica, ma il metodo del dialogo.

Per incontrare i molti che non avrebbe potuto raggiungere con la sua predicazione, escogitò il sistema di pubblicare e di far affiggere nei luoghi pubblici dei “manifesti”, composti in agile stile di grande efficacia. Questa intuizione, che dette frutti notevoli tanto da determinare il crollo della “roccaforte” calvinista, meritò a S. Francesco di essere dato, nel 1923, come patrono ai giornalisti cattolici.

A Thonon fondò la locale Congregazione dell’Oratorio, eretta da Papa Clemente VIII con la Bolla “Redemptoris et Salvatoris nostri” nel 1598 “iuxta ritum et instituta Congregationis Oratorii de Urbe”. Il suo contatto con il mondo oratoriano non riguardò tanto la persona di P. Filippo, quanto quella di alcuni tra i primi discepoli del Santo, incontrati a Roma quando Francesco vi si recò nel 1598-99: P. Baronio, i PP. Giovanni Giovenale e Matteo Ancina, P. Antonio Gallonio.

L’impegno che Francesco svolse al servizio di una vastissima direzione spirituale, nella profonda convinzione che la via della santità è dono dello Spirito per tutti i fedeli, religiosi e laici, fece di lui uno dei più grandi direttori spirituali. La sua azione pastorale – in cui impegnò tutte le forze della mente e del cuore – e il dono incessante del proprio tempo e delle forze fisiche, ebbe nel dialogo e nella dolcezza, nel sereno ottimismo e nel desiderio di incontro, il proprio fondamento, con uno spirito ed una impostazione che trovano eco profondo nella proposta spirituale di San Filippo Neri, la quale risuona mirabilmente esposta, per innata sintonia di spirito, nelle principali opere del Sales – “Introduzione alla vita devota, o Filotea”, “Trattato dell’amor di Dio, o Teotimo” – come pure nelle Lettere e nei Discorsi.

Fatto vescovo di Ginevra nel 1602, contemporaneamente alla nomina dell’Ancina, continuò con la medesima dedizione la sua opera pastorale. Frutto della direzione spirituale e delle iniziative di carità del Vescovo è la fondazione, in collaborazione con S. Francesca Fremiot de Chantal, dell’Ordine della Visitazione, che diffuse in tutta la Chiesa la spiritualità del S. Cuore di Gesù, soprattutto attraverso le Rivelazioni di Cristo alla visitandina S. Margherita Maria Alacocque, con il conseguente movimento spirituale che ebbe anche in molti Oratori, soprattutto dell’Italia Settentrionale, centri di convinta adesione.




Al Monastero della Visitazione festa per san Francesco di Sales con l’apertura dell’anno giubilare

Si è aperto lunedì 24 gennaio presso il Monastero della Visitazione di Soresina l’anno giubilare Salesiano, che proseguirà sino al 28 dicembre. L’occasione è stata la festa liturgica di san Francesco di Sales, fondatore dell’ordine claustrale e patrono dei giornalisti. Per l’occasione nel pomeriggio la solenne Eucaristia è stata presieduta da mons. Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina. Con lui hanno concelebrato il parroco di Soresina don Angelo Piccinelli e gli altri sacerdoti della parrocchia: don Alberto Bigatti, don Giuseppe Ripamonti e don Enrico Strinasacchi, insieme anche all’ex vicario don Andrea Piana e con il servizio all’altere affidato al diacono permanente Raffaele Ferri.

La celebrazione è stata introdotta dal saluto del parroco don Piccinelli che ha ricordato come la figura di san Francesco di Sales sia, per i soresinesi, sinonimo di fondatore della locale comunità Visitandina: una presenza discreta ed efficace che accompagna le vicende personali, familiari e collettive dei soresinesi da oltre due secoli. E ha aggiunto: «È significativo come, in occasione della posa della targa in memoria delle vittime del Covid, gli intervenuti, a partire dal sindaco, abbiamo rivolto espressioni di speciale riconoscenza e riguardo alle monache che con la loro preghiera e vicinanza spirituale hanno ossigenato le ragioni della nostra speranza, mentre la corsa del contagio rischiava di travolgere tutti nella disperazione. Nei mesi della paura e dello smarrimento, la chiesa del Monastero è diventata il catalizzatore delle angosce di tutti e il cuore pulsante della speranza che viene da Dio». Proprio per l’importanza spirituale delle monache, il parroco ha chiesto il dono di nuove vocazioni per mantenere viva la comunità claustrale.

Il vescovo Sigalini nella sua omelia ha sottolineato come Gesù sia il vero centro della vita e ja proposto alcune strade per permettere di ritrovare la giusta direzione nella vita di ogni cristiano. «La speranza – ha detto – è poter avere qualcuno che ci dia luce, convinzioni difficili da vivere, ma vere. Oggi siamo arrabbiati con la vita, con la pandemia che non ci dà tregua. Non siamo più capaci di darci fiducia, ma Dio non ci abbandona». Quindi, passando dalla riflessione delle Sacre Scritture alla celebrazione di san Francesco di Sales, ha aggiunto: «Oggi vi invidio, questa festa perché san Francesco di Sales è un uomo affascinante, ha una purezza celestiale; di lui colpisce la sua mitezza, la sua carità. Non urta mai con frasi severe, ma non fa sconti e non è ambiguo sulla verità. La prima misericordia, la più grande carità da fare è la verità. Vuole formare anime forti, a partire dalla donna che ritiene per natura un’innamorata di Dio. È convinto che la santità sia per tutti e trasmette questo messaggio. Ama l’uomo e lo vede redento da Dio, ma lo ama perché, prima di tutti, ama follemente il Signore, infatti l’umanesimo di san Francesco di Sales ha al centro Gesù». Il vescovo emerito di Palestrina ha quindi concluso l’omelia con un messaggio, anzi un monito per le monache della Visitazione: «Ora vi incombe la responsabilità di far bruciare l’amore di Dio nel mondo. In questo anno giubilare il vostro compito è far conoscere e amare san Francesco di Sales».

 

Biografia di San Francesco di Sales

Nato a Thorens il 21 agosto 1567, concluse a Lione i suoi giorni, consunto dalle fatiche apostoliche, il 28 dicembre del 1622, l’anno della canonizzazione di San Filippo Neri, che Francesco conosceva attraverso la Vita scritta dal Gallonio, a lui inviata dall’amico Giovanni Giovenale Ancina. Iscritto nell’albo dei Beati nel 1661, fu canonizzato nel 1665 e proclamato Dottore della Chiesa nel 1887 da Leone XIII.

Francesco di Sales si formò alla cultura classica e filosofica alla scuola dei Gesuiti, ricevendo al tempo stesso una solida base di vita spirituale. Il padre, che sognava per lui una brillante carriera giuridica, lo mandò all’università di Padova, dove Francesco si laureò, ma dove pure portò a maturazione la vocazione sacerdotale. Ordinato il 18 dicembre 1593, fu inviato nella regione del Chablais, dominata dal Calvinismo, e si dedicò soprattutto alla predicazione, scegliendo non la contrapposizione polemica, ma il metodo del dialogo.

Per incontrare i molti che non avrebbe potuto raggiungere con la sua predicazione, escogitò il sistema di pubblicare e di far affiggere nei luoghi pubblici dei “manifesti”, composti in agile stile di grande efficacia. Questa intuizione, che dette frutti notevoli tanto da determinare il crollo della “roccaforte” calvinista, meritò a S. Francesco di essere dato, nel 1923, come patrono ai giornalisti cattolici.

A Thonon fondò la locale Congregazione dell’Oratorio, eretta da Papa Clemente VIII con la Bolla “Redemptoris et Salvatoris nostri” nel 1598 “iuxta ritum et instituta Congregationis Oratorii de Urbe”. Il suo contatto con il mondo oratoriano non riguardò tanto la persona di P. Filippo, quanto quella di alcuni tra i primi discepoli del Santo, incontrati a Roma quando Francesco vi si recò nel 1598-99: P. Baronio, i PP. Giovanni Giovenale e Matteo Ancina, P. Antonio Gallonio.

L’impegno che Francesco svolse al servizio di una vastissima direzione spirituale, nella profonda convinzione che la via della santità è dono dello Spirito per tutti i fedeli, religiosi e laici, fece di lui uno dei più grandi direttori spirituali. La sua azione pastorale – in cui impegnò tutte le forze della mente e del cuore – e il dono incessante del proprio tempo e delle forze fisiche, ebbe nel dialogo e nella dolcezza, nel sereno ottimismo e nel desiderio di incontro, il proprio fondamento, con uno spirito ed una impostazione che trovano eco profondo nella proposta spirituale di San Filippo Neri, la quale risuona mirabilmente esposta, per innata sintonia di spirito, nelle principali opere del Sales – “Introduzione alla vita devota, o Filotea”, “Trattato dell’amor di Dio, o Teotimo” – come pure nelle Lettere e nei Discorsi.

Fatto vescovo di Ginevra nel 1602, contemporaneamente alla nomina dell’Ancina, continuò con la medesima dedizione la sua opera pastorale. Frutto della direzione spirituale e delle iniziative di carità del Vescovo è la fondazione, in collaborazione con S. Francesca Fremiot de Chantal, dell’Ordine della Visitazione, che diffuse in tutta la Chiesa la spiritualità del S. Cuore di Gesù, soprattutto attraverso le Rivelazioni di Cristo alla visitandina S. Margherita Maria Alacocque, con il conseguente movimento spirituale che ebbe anche in molti Oratori, soprattutto dell’Italia Settentrionale, centri di convinta adesione.

 

Il giubileo salesiano … per recuperare l’ottimismo

Tra il 24 gennaio e il 28 dicembre 2022 corre l’anno “giubilare”, cioè di grazia, per i figli e le figlie spirituali di san Francesco di Sales, universalmente riconosciuto come il santo dell’umanesimo cristiano, ovvero dell’ottimismo realista ma irriducibile. Un “giubileo dell’ottimismo”, cioè della speranza e della fiducia, in tempo di pandemia, è esattamente quello di cui abbiamo bisogno. Secondo il Salesio un credente deve essere ottimista: “per fede” più che per carattere. Per chi crede, infatti, “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8, 28). In questo modo l’ottimismo diventa virtù. La questione, pertanto, non è se il mondo di oggi sia così buono da poter essere amato o talmente cattivo da dover essere odiato. È vero, invece, il contrario: che se amiamo l’umanità, cioè la società e, nel dettaglio, la Comunità soresinese cui apparteniamo … la renderemo certamente migliore; se la ignoriamo, contribuiremo alla sua inesorabile deriva. Come osserva acutamente l’intellettuale inglese convertito dall’ateismo G. K. Chesterton (+ 1936): “Gli uomini non amarono Roma perché era grande; Roma fu grande perché gli uomini la amarono” (“Ortodossia, cap. V). Un “semenzaio” di ottimismo e fiducia, nel nostro contesto cittadino, è certamente la Comunità claustrale della Visitazione: il regalo più bello che, da oltre duecento anni, san Francesco di Sales offre a Soresina. Una famiglia monastica è una grazia speciale ed un privilegio che non ha uguali: ne siamo consapevoli e profondamente riconoscenti al Signore. Ma non ci sfugge l’enorme responsabilità che ne deriva: a non sciupare un’esperienza tanto stimolante e provocatoria, la cui indole contemplativa sollecita, in tutti e in ciascuno, la coscienza di dover continuamente “ripartire da Dio”, tenendo fisso lo sguardo al Regno di Dio cui aspiriamo e verso cui siamo incamminati. Da lì, infatti, dal cielo “squarciato” invocato dagli antichi profeti e aperto per sempre e per tutti da Cristo Gesù, derivano la rugiada, la luce, la speranza per il nostro cammino. Un anno con S. Francesco di Sales ci aiuterà, non “nonostante”, ma attraverso la pandemia, trasformata, in “occasione” per mare di più, a recuperare l’entusiasmo del bene, la bellezza del vivere come famiglia dei figli di Dio, la gioia del Vangelo con cui contagiare vicini e lontani … Ci convincerà a prendere finalmente sul serio le parole di papa Francesco: “Non dobbiamo avere paura della bontà e della tenerezza”.

 

 




Soresina, il Vescovo al Monastero della Visitazione

Domenica 19 dicembre il vescovo Antonio Napolioni ha fatto visita alla comunità claustrale di Soresina, consueto appuntamento nei tempi forti, come in Quaresima e appunto in Avvento. Una visita per portare gli auguri suoi personali e di tutta la Diocesi alle otto monache visitandine che hanno accolto il vescovo con molta gratitudine.

Un incontro iniziato con la Messa presieduta dal vescovo alle 8 nella chiesa monastica di via Cairoli insieme al parroco di Soresina don Angelo Piccinelli e al segretario vescovile don Flavio Meani, con il seminarista Fabrice, per il secondo anno ospite a Soresina nei fine settimana, che ha prestato servizio all’altare.

«Il saluto del Signore a tutti voi, alle sorelle visitandine, caro don Angelo – le parole del vescovo all’inizio della Messa -. Possiamo gioire anticipatamente, pregustare, accendere il desiderio, disporre l’anima, il cuore, la vita, al dono al quale non dobbiamo fare l’abitudine: fare il confronto con gli altri Natali è peccato. È un dono nuovo, sempre nuovo, sempre più vero, sempre più vicino è il compiersi delle promesse di Dio».

Una riflessione proseguita nell’omelia, con rifermento anche a san Francesco di Sales e santa Giovanna Francesca de Chantal, fondatori dell’ordine della Visitazione.

«Non c’è luogo più adatto di questo, il Monastero della Visitazione, per accogliere il vangelo della IV domenica di Avvento dell’Anno C. La liturgia ci prepara al Natale facendoci riscoprire il valore di questa visita, del visitare: Maria che non pensa solo alla sua gravidanza, straordinaria, sconvolgente, divina e umanissima nello stesso tempo, ma va ad aiutare la cugina. Un incontro tra l’attesa del mondo che si riassume nel grembo di Elisabetta e il Dono di Dio, il Salvatore, custodito nel grembo di Maria».

Dopo la celebrazione un’incontro informale tra il vescovo e le monache riunite in parlatorio è stato l’occasione per scambiarsi gli auguri e per un confronto fraterno che ha visto monsignor Napolioni raccontare del nuovo Museo diocesano, con l’attenzione andata anche al Monastero della Visitazione di Milano, da cui provengono quattro delle otto monache soresinesi a seguito di un riassetto delle comunità visitandine, oggi affidato all’Ordine dei Fatebenefratelli per le loro opere sociali e caritative.

Un momento molto fraterno a cui si sono aggiunti per un saluto anche i sacerdoti della parrocchia: il parroco don Angelo Piccinelli, il vicario don Alberto Bigatti, i collaboratori do Giuseppe Ripamonti e don Enrico Strinasacchi, insieme al seminarista Fabrice.




“Nella tua strada in cammino”, dal 27 novembre dai Barnabiti gli incontri dedicati al Vangelo di Luca

La comunità Barnabita di Cremona promuove, a partire all’Avvento, “Nella tua strada in cammino”, una serie di incontri dedicati al Vangelo di Luca. Gli appuntamenti, in programma a partire dal 27 novembre, si svolgeranno alle 16.30 nel Convento dei Barnabiti di Cremona (presso San Luca) con ingresso da viale Trento e Trieste 1. Relatore sarà padre Giuseppe, dell’Orto biblista barnabita.

La proposta proseguirà sino alla fine di maggio secondo il seguente calendario:

AVVENTO
27 novembre 2021 – Introduzione ai Vangeli dell’infanzia (e Annunciazione Lc 1,26-38)
11 dicembre 2021 – Gesù dodicenne al tempio (Lc 2,41-52)

DOPO L’EPIFANIA
8 gennaio 2022 – Il battesimo di Gesù e la genealogia (Lc 3,21-28)
22 gennaio 2022 – Gesù nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,14-30)

5 febbraio 2022 – La chiamata dei primi discepoli (Lc 5,1-11)
19 febbraio 2022 – Il discorso della pianura (Lc 6,17-36)

QUARESIMA
5 marzo 2022 – La predicazione di Giovanni Battista (Lc 3,1-20)
19 marzo 2022 – Gesù in casa di Simone e la peccatrice (Lc 7,36-50)

2 aprile 2022 – La passione di Gesù secondo Luca
9 aprile 2022 – Gesù muore in croce (Lc 23,35-49)

PASQUA
30 aprile 2022 – La risurrezione di Gesù (Lc 24,1-12)

14 maggio 2022 – Sulla strada verso Emmaus (Lc 24,13-35)
28 maggio 2022 – Apparizione agli Undici, ultime istruzioni e ascensione (Lc 24,36-53)




Giornata “Pro Orantibus”, domenica la preghiera per chi prega

Domenica 21 novembre si celebra la Giornata “Pro Orantibus”, la cui istituzione risale al secondo dopoguerra, più precisamente nel 1953, quando Pio XII pose la propria attenzione su tutti i monasteri di clausura del mondo, segnati profondamente dalla fine del conflitto mondiale, che li aveva portati ad affrontare gravi situazioni di indigenza. Oggi questa giornata assume un significato diverso: con il passare del tempo l’iniziativa si è infatti tinta di un colore prettamente spirituale, di vicinanza e di solidarietà.

Sono due le comunità di clausura presenti in diocesi di Cremona: a Cremona le monache Domenicane e a Soresina le monache Visitandine. La vita di clausura non va intesa come una fuga dalla realtà, ma come una scelta coraggiosa che si basa sulla preghiera per il prossimo, che accompagna e sostiene le persone nel proprio cammino da fedeli.

La Giornata, ormai da diversi anni, viene vissuta in diocesi con un momento di preghiera e riflessione che vede riunirsi le religiose di vita apostolica, perché la loro preghiera si unisca a quella delle monache, per ringraziarle dell’accompagnamento orante che le sostiene nel cammino apostolico. L’appuntamento, quest’anno, sarà a Cremona nella chiesa di San Sigismondo dove alle 16 è previsto il canto del Vespro con esposizione del Santissimo. A guidare la preghiera sarà il vescovo emerito Dante Lafranconi, che terrà la meditazione. La celebrazione è aperta a tutti.

A San Sigismondo l’ulteriore momento della giornata sarà la Messa del mattino, alle 11.

A Soresina, invece, l’Eucaristia sarà celebrata nella chiesa del monastero alle 8 del mattino: durante la celebrazione avverrà il rinnovo delle promesse da parte delle monache. Nel pomeriggio, in comunione spirituale con la comunità domenicana di Cremona, la preghiera del Vespro (ore 16) con a seguire l’adorazione eucaristica (dalle 16.30 alle 17.30) promossa dal gruppo La Dieci pregando per i giovani.




Suore della Beata Vergine, la casa di Sestri Levante apre le porte a 18 afgani

Una e-mail e le Suore della Beata Vergine di Cremona sono coinvolte nella grande storia di disperazione e di amore che oggi attraversa il mondo. Mittente è una ex alunna ligure della scuola materna che ricorda alla perfezione la casa dell’Istituto a Sestri Levante, quella dove molti degli alunni cremonesi hanno trascorso le vacanze estive in tempi no-covid. La richiesta è quella di mettere a disposizione la struttura per dare ospitalità a un gruppo di diciotto afgani in fuga dal loro Paese.

Concitazione, ricordi, immagini affollano la mente delle religiose di via Cavallotti. Sguardi interrogativi… ma in breve tempo la decisione è presa.

La mail è del 25 agosto; il 26 agosto la risposta positiva; il 27 agosto il viaggio al mare per la consegna delle chiavi e far trovare tutto pronto per le 23, ora dell’arrivo dei profughi.

«Non abbiamo fatto lunghe e aride riflessioni – raccontano le suore della Beata Vergine dall’istituto di via Cavallotti – ci siamo lasciate trasportare dal cuore pensando anche ai figlioletti di quelle famiglie e soprattutto alla bimba nata da due giorni. Siamo felici di aver compiuto questo gesto d’amore che certamente comporta qualche rinuncia da parte nostra… ma in compenso la casa risuonerà delle voci e delle risa dei bambini e questo ci basta». «E soprattutto – concludono le religiose – senza scordare la Parola: “Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a Me” (Mt. 25,46)». E concludono: «La felicità della condivisione abita il nostro cuore e i nostri giorni».




San Domenico, un santo senza tempo. L’ordine Domenicano festeggia gli 800 anni dalla morte del fondatore

Si celebra oggi, 8 agosto, la memoria liturgica di San Domenico di Guzmán, in un anno particolare. Nel 2021 ricorre infatti l’8° cenetenario della morte del fondatore dell’Ordine dei Predicatori, a cui appartengono anche le suore del monastero di San Giuseppe a San Sigismondo a Cremona, che oggi celebreranno solennemente la memoria del fondatore in questo anno giubilare con la Messa alle ore 11, preceduta dalla presentazione del libro sul grande Organo di San Sigismondo

Ma chi è San Domenico?

È il 6 agosto del 1221. Consumato dalle fatiche, Domenico muore nel convento di Bologna. Nato nel 1170 in Spagna, a Caleruega, dedica la sua vita alle Sacre Scritture, ai poveri e alla preghiera. Da giovane si applica negli studi. Si trova nella città di Palencia quando, scosso dalla miseria e dalle sofferenze causate dalla carestia, vende i propri libri per aiutare i poveri. Dopo l’ordinazione sacerdotale, viene eletto canonico del capitolo della Cattedrale nella sua diocesi di origine, Osma. Nei primi anni del 1200, fonda l’Ordine dei Frati Predicatori per diffondere e difendere, attraverso il ministero della predicazione, le verità della fede cattolica. La specificità dell’ Ordine è riassunta da San Tommaso nella formula “contemplata aliis tradere”: trasmettere agli altri le cose contemplate. Il ritratto di San Domenico è condensato nelle parole del beato Giordano di Sassonia, suo successore nella guida dell’Ordine dei Predicatori: “Infiammato dello zelo di Dio e di ardore soprannaturale, per la tua carità senza confini e il fervore dello spirito veemente – scrive il beato Giordano di Sassonia – ti sei consacrato tutt’intero col voto della povertà perpetua all’osservanza apostolica e alla predicazione evangelica”. San Domenico, contemporaneo san Francesco di Assisi, è stato canonizzato da Papa Gregorio IX il 3 luglio del 1234.

Un segno di speranza

Nella Basilica di San Domenico a Bologna, mercoledì 4 agosto, il cardinale Matteo Maria Zuppi ha presieduto la Messa nel Giubileo per gli 800 anni dalla sua morte. Ha concelebrato anche fra Gerard Francisco Timoner, maestro generale dell’Ordine. “Come ha eloquentemente scritto Papa Francesco nella sua lettera all’Ordine per commemorare l’VIII centenario della nascita alla vita eterna di san Domenico – ha sottolineato fra’ Timoner nell’omelia – tra i titoli attribuiti a san Domenico, Praedicator gratiae, ‘Predicatore di Grazia’ spicca per la sua consonanza con il carisma e la missione dell’Ordine da lui fondato”. “Questo – ha aggiunto – è il nostro dono alla Chiesa: la ‘grazia della predicazione’ e la ‘predicazione della grazia’ cioè l’annuncio di Dio, Grazia increata, che si dona all’umanità. Coltivando e condividendo questo carisma e questa missione, Domenico divenne una vera Luce della Chiesa”. “In questi tempi difficili in cui la gente sembra perdere la speranza, San Domenico ci offre spem miram, una meravigliosa speranza”.

Sulle orme di San Domenico

Oggi i domenicani sono circa cinquemila, sparsi in 80 nazioni. La famiglia religiosa include anche monache dedite alla vita contemplativa, suore impegnate nell’apostolato. Tra i figli illustri di San Domenico ci sono San Tommaso d’Aquino, Francisco de Vitoria, uno dei padri del diritto internazionale. Il cammino sulle orme di San Domenico si snoda tra le vie del Vangelo e quelle del mondo. È quanto sottolinea a Vatican News fra’ Gerard Francisco Timoner, sottolineando che San Domenico è un santo “senza tempo”.

Dopo otto secoli Domenico resta un santo del tutto moderno…

Noi pensiamo che San Domenico sia un santo medievale, ma San Domenico è un santo “classico”, un santo senza tempo, non perché si collochi al di là delle vicissitudine della storia. Ma perché diventa un evento di senso in ogni momento della storia. Esattamente 300 anni dopo la morte di San Domenico, Ignazio di Loyola legge le biografie di San Francesco e di San Domenico. E sperimenta la grazia della conversione. Se Domenico ha ispirato un uomo vissuto centinaia di anni dopo di lui a diventare il santo. Allora Domenico può essere una fonte d’ispirazione anche per noi oggi: San Domenico ha qualcosa da dire anche per noi in questo tempo.

San Domenico ha ispirato molte altre storie di santità…

L’ispirazione di San Domenico è ampia: abbiamo San Tommaso d’Aquino che ha dedicato la sua vita per lo studio e anche per servire la Chiesa con la sua filosofia e teologia. Abbiamo Santa Caterina da Siena e santi come San Martino de Porres, Santa Rosa de Lima che hanno predicato con atti di misericordia. Abbiamo anche il Beato Angelico, un grande pittore, e poi altri santi. E quindi una santità multiforme, nel segno della ricchezza della santità San Domenico.

Nella lettera che Papa Francesco le ha indirizzato lo scorso 24 maggio in vista dell’ottavo centenario della morte di San Domenico, il Pontefice scrive che Domenico può “servire da ispirazione a tutti i battezzati, i quali sono chiamati, come discepoli missionari, a raggiungere ogni ‘periferia’ del nostro mondo con la luce del Vangelo e l’amore misericordioso di Cristo” Come i domenicani, in questo tempo scosso anche dalla pandemia, svolgono la loro missione nelle periferie, nelle frontiere non solo geografiche?

Abbiamo fratelli e sorelle che lavorano in queste periferie, per esempio nella frontiera tra l’umanità e l’inumanità, nella frontiera della giustizia e della pace. In tutto il mondo abbiamo fratelli sorelle che lavorano in questa frontiera. A Ginevra, presso le Nazioni Unite, abbiamo un ufficio che si chiama “Domenicani per la Giustizia e la Pace”.




A Sospiro la professione solenne di suor Susanna Maria

Ha emesso la sua professione solenne nella solennità dell’Assunta suor Susanna Maria, dei Frati Poveri e Suore Povere di Gesù e Maria. Siciliana classe 1985, originaria di Leonforte, in provincia di Enna, ha emesso i voti nella Messa celebrata nel pomeriggio di sabato 14 agosto nella chiesa parrocchiale di Sospiro.

Alle spalle una laurea in Filosofia. E proprio la sua ricerca della verità in ambito filosofico l’ha condotta alla scoperta della Verità che esiste, con la ripresa del cammino di fede e un percorso di discernimento vocazionale che l’ha portata a lasciare tutto per seguire Cristo nella comunità dei Frati Poveri e Suore Povere di Gesù e Maria, istituto religioso fondato da fra Volantino Verde e approvato nel 2019 nella diocesi di Noto.

Carisma dell’istituto, insieme alla preghiera, è andare per le strade, in semplicità, povertà e competenza, per portare le anime ai Sacramenti, specialmente quelli della Confessione e della Comunione. Lo ha ricordato lo stesso iniziatore dell’ordine durante l’omelia.

Subito prima suor Susanna Maria, che ormai da diversi anni risiede con alcune sorelle nella vicina comunità di Longardore, aveva pronunciato il proprio eccomi davanti alla superiora generale, madre Veronica, e al delegato episcopale per la Vita consacrata, don Giulio Brambilla.

Dopo l’omelia il suggestivo momento della professione, iniziato con la candidata che si è sdraiata a terra mentre tutta l’assemblea ha pregato le litanie. Quindi la promessa di obbedienza, povertà e castità, pronunciata tenendo la propria mano in quella della madre generale che subito dopo le ha posto sul capo una corona di fiori quale simbolo delle nozze appena celebrate con Cristo. La firma sui documenti ha quindi suggellato l’ufficialità del suo donarsi al Signore.

Hanno concelebrato l’Eucaristia il parroco don Federico Celini, il collaboratore don Giacomo Ghidoni, don Stefano Montagna e don Aldo Manfredini.

Oltre alla mamma di suor Susanna, giunta per l’occasione dalla Sicilia, e le consorelle, si è unità intorno a lei l’intera comunità parrocchiale dell’intera unità pastorale “Madre Nostra” e gli amici conosciuti negli anni di servizio in terra cremonese.




San Sigismondo, l’8 agosto festa di San Domenico con la presentazione del libro sul grande organo settecentesco

L’8 agosto nella chiesa di San Sigismondo, a Cremona, la memoria liturgica di san Domenico sarà celebrata con particolare solennità e con la proposta di eventi di carattere spirituale e culturale. L’occasione è l’anno giubilare nell’800° anniversario della morte del santo fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori, più comunemente noto come Domenicano, al quale appartengono le monache claustrali che ormai da anni risiedono presso il complesso di largo Bianca Maria Visconti.

Il primo appuntamento della giornata sarà la presentazione del nuovo libro sulla storia del grande organo rinascimentale della chiesa di San Sigismondo, a cura di Antonio Disingrini, organista che accompagna la principali celebrazioni della chiesa monastica cremonese. La presentazione è in programma alle 10.30 alla presenza dello stesso autore e dei rappresentanti dell’associazione Serassi, che dal 2002 opera per la valorizzazione degli antichi organi a canne e della musica antica in genere.

Proprio la voce dell’organo si potrà ascoltare nella solenne celebrazione eucaristica delle 11, presieduta dal cappellano del monastero don Daniele Piazzi: alla tastiera per l’occasione ci sarà Camillo Fiorentini con l’accompagnamento corale della Schola Sant’Antonio Maria Zaccaria.

Nel pomeriggio alle 17 ci sarà la celebrazione dei Secondi Vespri cantati, insieme alla comunità monastica.

L’organo Maineri-Acerbis

Il volume monografico, intitolato “L’organo Maineri-Acerbis” ed edito dall’Associazione Giuseppe Serassi all’interno della “Collana d’arte organaria”, racconta la storia artistica e musicale dell’organo che dal 1567 è collocato nel complesso monastico cittadino.

Questo nuovo libro è stato pensato da Disingrini, che dal 1981 presta servizio come organista presso la chiesa e che aveva seguito il restauro dell’organo nel 1995, poiché non esisteva ad oggi nulla che illustrasse questo strumento di pregio che è oggetto di curiosità e interesse da parte di tanti fedeli cremonesi come di tanti turisti.

Lo stupendo strumento, infatti, la cui origine si colloca nel 1567 ad opera di Gian Francesco Maineri, si inserisce perfettamente nel contesto della chiesa rinascimentale che raccoglie lo stile architettonico prebramantesco e lo sviluppa nel ricco corredo pittorico dei Campi e della loro scuola.

Spicca in primis la stupenda cassa dell’organo, esempio d’arte incisoria, su disegno e progetto del pittore Bernardino Campi, la cui doratura si deve ad un’aggiunta settecentesca.

Lo strumento, conservatosi integro nei secoli successivi, fu ricostruito nel 1860 da Luigi Vincenzo Acerbis che reimpiegò gran parte del materiale primigenio, tra cui le antiche canne, mantenendo così l’originario equilibrio sonoro e aggiungendo la struttura meccanica indispensabile al suo funzionamento. Questo strumento, che ha quindi accompagnato per secoli le celebrazioni liturgiche con il suo suono, fu riconosciuto già dall’Impero austroungarico come monumento nazionale. L’organo ha subito diverse modifiche nel corso dei secoli, ma l’aggiunta di vari registri non ha intaccato il suono originale che è rimasto invariato dal XVI secolo.

Il libro ripercorre questa lunga storia fino al 1941, quando sono terminate le diverse significative modifiche allo strumento. Nel 1995 l’organo è stato oggetto un importante restauro ad opera della ditta Pedrini-Poisa.