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Azione Cattolica, assemblea elettiva in Seminario delineando le priorità per il futuro

Nel pomeriggio di sabato 17 febbraio si è svolta l’assemblea elettiva diocesana dell’Azione Cattolica. Intitolata “Testimoni di tutte le cose da lui compiute”, è stato un momento di riflessione di quanto fatto e vissuto come AC in questi ultimi anni attraverso un lavoro di lettura della realtà diocesana che le associazioni di base vivono.

Ciò ha permesso di costruire un documento assembleare offerto a tutta l’associazione diocesana come spunto di riflessione per rilanciare la proposta dell’Azione Cattolica nelle parrocchie, nella convinzione che l’idea di Chiesa che l’AC porta avanti sia quanto mai necessaria alle comunità parrocchiali e alla diocesi. I diversi settori si sono impegnati a proporre una sintesi di rilettura di quanto fatto in questi anni e delle traiettorie di sviluppo per il prossimo triennio.

All’assemblea erano presenti un centinaio di associati in rappresentanza dei 1.400 iscritti della diocesi.

L’assemblea si è aperta con un momento di preghiera e invocazione dello Spirito Santo. Il primo intervento è stato quello di Paolo Seghedoni, vicepresidente nazionale dell’AC e responsabile nazionale del Settore adulti. Seghedoni ha richiamato il concetto che l’AC è più di quanto sembra: le persone incrociate, le attività svolte, la presenza dei laici di AC negli uffici di pastorale diocesana, nelle comunità, sollecitando tutti a riflettere sul senso di essere laici che si associano e sullo stile proprio dei laici di AC.

Il secondo intervento è stato quello di Silvia Landra, delegata regionale dell’AC Lombarda, che ha riportato la riflessione sulla presenza dell’AC in Lombardia e sulla collaborazione necessaria tra le diverse associazioni diocesane.

Vi è stato anche il saluto di Gianluca Galimberti, ex presidente e ora sindaco di Cremona, che ha ricordato il tema della democrazia come uno degli orizzonti cui l’AC tutta è da sempre impegnata e chiamata.

In seguito Marco Dasti, responsabile diocesano Giovani, ha illustrato il documento assembleare che raccontava quanto fatto e i passi futuri per l’Associazione.

Tre le tante riflessioni emerse una su tutte richiamava al tema dell’intergenerazionalità. Per l’AC risulta prioritaria la collaborazione tra le diverse fasce d’età; tuttavia oggi vanno trovate nuove modalità per costruirla.

I partecipanti all’assemblea hanno poi avuto un momento di confronto in sottogruppi, durante il quale hanno potuto esprimere alcune sottolineature che impegneranno il prossimo Consiglio diocesano. Nello specifico le priorità emerse sono state: l’attenzione ai giovani, il linguaggio e la laicità, avere una maggiore capacità di santificare le realtà terrene, la responsabilità e la corresponsabilità con particolare attenzione alle coppie giovani e alle fragilità. È risultato prioritario anche tenere a mente i diversi passaggi d’età e di vita e accompagnarli adeguatamente così come alcuni delegati hanno sottolineato l’importanza di costruire la Chiesa del futuro e l’attenzione alla democrazia. Tutti hanno riportato la necessità di un’AC che doni entusiasmo, partecipazione e apertura.

L’incontro si è poi concluso con i ringraziamenti da parte del presidente diocesano uscente e tutti coloro che si sono spesi e si spendono in ruoli di responsabilità. In conclusione il presidente uscente Emanuele Bellani ha anche posto altri due nodi su cui il prossimo Consiglio sarà chiamato a riflettere: il rapporto parrocchia-AC e l’equilibro tra formazione e servizio per gli associati.

Al termine dello scrutinio sono stati eletti nel nuovo Consiglio diocesano di AC per l’ACR: Bertulini Frigè Ester, Cavagnini Giorgia, Guerrini Michele, Trevisi Giuseppe e Valerio Elisa; per il settore giovani: Bovarini Matteo, Fava Miriam, Corbani Lucia, Lanfredi Enrico, Proserpio Elia e Uggè Sofia; per il settore adulti: Bellani Emanuele, Corbari Silvia, Gerevini Gilberto, Ghezzi Chiara e Lingiardi Elena. Fanno parte inoltre del Consiglio i responsabili zonali AC eletti nelle assemblee zonali: Giovanni Fiumi, Andrea Fusar Imperatore, Franca Grazioli, Margherita Oneta e Mirko Zelioli e gli assistenti don Giampaolo Maccagni, Don Daniele Rossi e Don William Dalè e anche i rappresentati dei Movimenti di AC.

Il primo Consiglio si riunirà il 29 febbraio per nominare la terna dei nomi da inviare al Vescovo per la scelta del nuovo o della nuova presidente. Il 16 marzo il Consiglio si riunirà nuovamente per nominare i responsabili dei settori su proposta del presidente nominato.




Anpc, Franco Verdi eletto all’unanimità presidente

Nuovo Consiglio direttivo dell’Anpc (Associazione nazionale partigiani cristiani) di Cremona: dopo la scomparsa dell’indimenticabile storico presidente Angelo Rescaglio, all’unanimità è stato eletto presidente Franco Verdi, figura assai nota a Cremona. Assume l’incarico di vicepresidente la signora Agostina Agosti, mentre Giorgio Carnevali è stato riconfermato come coordinatore.

Le finalità e gli scopi dell’associazione sono rappresentati dalla nobile idea di condividere intenti educativi, sociali e civili che dalle macerie morali della guerra hanno posto le premesse della storia repubblicana e della Carta costituzionale. Soprattutto  nella volontà di proiettarsi nel futuro, immediato e lontano, con immutata posizione democratica, popolare e culturale, nella consapevolezza che gli alti valori di democrazia e di libertà espressi dalla Costituzione saranno sempre considerati quali irrinunciabili principi etici, sociali e morali.




50 anni di Fism, una scuola che mette “prima i bambini”

 

Fondata nel 1957, la Federazione italiana scuole materne (Fism) festeggia quest’anno mezzo secondo di storia. Un compleanno festeggiato nella mattinata di sabato 17 febbraio a Cremona con il convegno “I bisogni educativi dell’infanzia nella realtà cremonese” promosso dall’Adasm (Associazione diocesana asili scuole materne) e Fism di Cremona insieme all’Ufficio diocesana di Pastorale scolastica. Una occasione di approfondimento e riflessione che ha visto la partecipazione di esperti nel settore dell’educazione.

A introdurre l’iniziativa, organizzata in collaborazione con la Fondazione comunitaria della Provincia di Cremona e ospitata presso il Centro pastorale diocesano di Cremona, è stato il presidente provinciale Adasm-Fism Sergio Canevari, che ha sottolineato che «le difficoltà economiche sono il principale problema delle scuole. Abbiamo fatto questo convegno per far conoscere la Fism a livello diocesano e provinciale, per questo abbiamo accolto anche insegnati provenienti dalla scuola pubblica. L’obiettivo è quello di lavorare insieme per il bene dei bambini: la scuola è fatta per il bene dei bambini. Bisogna superare quelle differenze fra scuole comunali, statali e paritarie, lavorando come comunità, senza per questo perdere la propria unicità».

Dagli anni ’70 la federazione si impegna a promuovere e sviluppare attività solidali nel campo dell’istruzione e dell’educazione, a beneficio ed assistenza anche economica delle scuole per l’infanzia paritarie, dedicando una particolare attenzione ai servizi prescolastici svolti dalle scuole aderenti. Oggi Fism conta più di 9mila istituti affiliati, composti da scuole materne, sezioni primaverili e nidi, per un totale di oltre 500mila bambini, di cui il 50% provenienti dalla Lombardia.

Dopo i saluti di don Gianpaolo Maccagni, vicario episcopale per la Pastorale che ha portato anche la vicinanza del vescovo Antonio Napolioni, impossibilitato a essere presente a motivo della Visita pastorale, e dell’assessore all’Istruzione e alle Risorse umane del Comune di Cremona Maura Ruggeri, è intervenuta Cinzia Parimbelli, del Consiglio nazionale Fism, che ha anzitutto ricordato il motto Fism: “Prima i bambini”. «Per i 50 anni la Federazione ha ritenuto di aggiungere al motto anche le parole “prendiamo il largo”: finalmente prendiamo il largo in un’ottica di tutela, di servizio e di sostegno a tutte le nostre realtà, che di fatto sono funzionali alle famiglie, all’impiego femminile e soprattutto ai bambini, che saranno gli adulti di domani». Una questione educativa che, però deve fare i conti ogni giorno con le risorse disponibili. «Quest’anno siamo riusciti ad ottenere dal Ministero dell’istruzione 90 milioni di euro in aggiunta a quelli stanziati attraverso il Mef, che si tradurranno tra il 2024 e il 2025 in una disponibilità di circa 200 euro in più a bambino. Non siamo solo venali, ma è vero che questi fondi potranno aiutare le scuole a fornire un servizio migliore alle famiglie».

 

L’intervento di Cinzia Parimbelli

 

È poi intervenuto il professor Franco Verdi, che con entusiasmo e passione ha raccontato la storia di questi 50 anni,  «un excursus storico che parte dal bisogno educativo e si evolve fino a diventare diritto educativo. Passare da una scuola finalizzata a una forma assistenziale di cura a una scuola centrata sul diritto all’istruzione, sul diritto alla formazione, è un operazione che avviene in un contesto familiare e di vita comunitaria». Il professor Verdi si è soffermato sulla figura di don Ferrante Aporti, sacerdote cremonese, ma anche pedagogista e uomo politico, pioniere dell’educazione scolastica infantile. Vero fondatore di quella che oggi è chiamata scuola per l’infanzia. «Il paradigma aportiano – ha evidenziato il professor Verdi – segna la traccia del percorso educativo italiano, che vede caratteristiche interessanti, soprattutto nell’evidenziare che c’è una forte necessità di una convergenza, un mettere in opera quella che è la responsabilità educativa della società. Prima c’è la promozione dell’uomo, dargli cultura, sapere, conoscenza e abilità, e solamente dopo si potrà parlare di evangelizzazione».

 

La relazione di Franco Verdi

 

Nella seconda parte della mattinata è intervenuta la professoressa Angela Biscaldi, docente del dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università Statale di Milano, che ha descritto il processo educativo da un punto di vista più antropologico, focalizzando l’attenzione sull’importanza del ruolo del genitore, ad oggi estremamente complesso. «Porto oggi la mia esperienza ventennale sui temi della responsabilità educativa – ha spiegato la professoressa Biscaldi –, bisogna cercare di capire come il processo di deistituzionalizzazione della famiglia e del matrimonio abbia portato l’attenzione sociale a concentrarsi sul bambino e sui suoi desideri e bisogni, ma non tutti i desideri e bisogni sono veramente bisogni educativi. Si tende sempre più spesso a realizzare ogni desiderio che il proprio figlio esprime, ma essere buoni genitori non significa necessariamente accontentare sempre, certe volte è necessario distinguere quello che è veramente importante da quello che invece è un bisogno istantaneo, e quindi superfluo».

 

La relazione di Angela Biscaldi

 

Al termine della conferenza i presenti hanno potuto confrontarsi con i relatori sui temi che sono stati descritti durante gli interventi, portando le proprie esperienze personali in ambito non solo scolastico, ma anche familiare e più in generale anche educativo.




Via Crucis di pace la sera del 1° marzo al Maristella

«La violenza contro popolazioni inermi, la distruzione di infrastrutture e l’insicurezza dilagano nuovamente nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico, dove nei giorni scorsi è stata anche incendiata la missione cattolica di Nostra Signora d’Africa a Mazeze. Preghiamo perché la pace torni in quella regione martoriata. E non dimentichiamo tanti altri conflitti che insanguinano il Continente africano e molte parti del mondo: anche l’Europa, la Palestina, l’Ucraina… Non dimentichiamo: la guerra è una sconfitta, sempre. Ovunque si combatte le popolazioni sono sfinite, sono stanche della guerra, che come sempre è inutile e inconcludente, e porterà solo morte, solo distruzione, e non porterà mai la soluzione dei problemi. Preghiamo invece senza stancarci, perché la preghiera è efficace, e chiediamo al Signore il dono di menti e di cuori che si dedichino concretamente alla pace.

Accogliendo l’invito accorato del Papa, Pax Christi, Acli provinciali, circolo Acli Romero e Pastorale Sociale diocesana, organizzano una via crucis per la pace, venerdì 1° marzo alle ore 21 a Cremona, presso la parrocchia Immacolata Concezione, nel quartiere Maristella. Alcuni momenti di riflessione saranno negli spazi esterni e la conclusione in chiesa parrocchiale.

«Anche se umanamente sembra che nulla cambi – spiegano gli organizzatori – la preghiera ci mette in sintonia con il futuro di Dio, con il progetto del suo regno di amore e pace che come discepoli del crocifisso, dobbiamo seppur frammentariamente, anticipare nella storia».

In questo senso confortano e sostengono le parole del card. Martini, nella sua lettera pastorale Sto alla porta:

“Le nostre speranze per questa vita possono dunque rimanere in buona parte nascoste agli occhi della storia e sono chiaramente percepibili solo agli occhi della fede e della speranza. Chi ha questi occhi lotta con amore per la giustizia, per la pace, per una più grande uguaglianza dell’umanità, per l’equilibrio della natura; si impegna per “utopie realistiche” come la visione di una nuova umanità proposta dall’insegnamento sociale della Chiesa; lavora per l’affermarsi pur circoscritto dei valori del Regno, con la certezza che essi rimangono in eterno; sono un’anticipazione di quella pienezza che, con fiducia e sicurezza, attendiamo da Dio solo”.




“I bisogni educativi dell’infanzia”, il 17 febbraio evento per festeggiare i 50 anni di Fism

Compie quest’anno 50 anni la Fism (Federazione italiana scuole materne), fondata nel 1974 accorpando a sé gli enti diocesani, come Adasm (associazione diocesana asili scuole materne), accomunati dalla medesima identità educativa. Mezzo secolo anni di storia, dagli anni ’70 ai giorni nostri. Oggi la Fism vede affiliati oltre 9mila istituti, tra scuole materne, sezioni Primavera e nidi, con oltre 500mila bambini, di cui il 50% in Lombardia.

Questo speciale compleanno sarà festeggiato a Cremona sabato 17 febbraio con il convegno “I bisogni educativi dell’infanzia nella realtà cremonese” che si terrà, dalle ore 9, nel salone Bonomelli del Centro pastorale diocesano (via S. Antonio del Fuoco 9A). Ad aprire l’evento l’introduzione di Sergio Canevari, presidente provinciale di Fism, e della responsabile nazionale Cinzia Parimbelli, sul tema “La Fism compie 50 anni: attività e servizio alle Scuole dell’Infanzia”.

Il programma dell’iniziativa sarà costruito su un excursus storico riguardante i bisogni dell’educazione, già dall’epoca del cremonese Ferrante Aporti, fondatore del primo asilo d’Italia. Infatti, come sottolinea il presidente Canevari, «i bisogni educativi hanno avuto risposte diverse nel corso della storia: dai bisogni di un tempo, magari più materiali, fino a quelli di oggi, sempre più formativi».

A tal proposito, alle 10, interverrà Franco Verdi, a lungo insegnante di Lettere e preside, membro dell’Unione cattolica italiana insegnanti, che approfondirà “Le origini dell’associazione e il contesto educativo del periodo storico”. Dopo una pausa, alle 11.10 avrà luogo l’intervento di Angela Biscaldi, docente del dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università statale di Milano, dal titolo “Bisogni educativi dell’inafnzia oggi”. Alle 11.40 il dibattito in aula, con la conclusione dei lavori.

Una giornata, dunque, con lo sguardo e l’attenzione rivolti all’educazione. Una mattina «per guardare alle origini, per riflettere sul presente e per porre le basi per il futuro», come evidenzia Canevari.

L’evento è organizzato dall’Ufficio di Pastorale scolastica della Diocesi di Cremona, in collaborazione con Fism, Adasm e con la Fondazione comunitaria della Provincia di Cremona.

Sarà rilasciato su richiesta un attestato di partecipazione a studenti e insegnanti che parteciperanno al convegno. Per la partecipazione è necessaria l’adesione, da segnalare tramite e-mail agli indirizzi fism@diocesidicremona.it o scuola@diocesidicremona.it.

 

Scarica la locandina dell’evento




Centro universitario cattolico, 16 borse di studio per giovani laureati

Borse di studio per sostenere giovani laureati, aspiranti alla carriera universitaria, nel conseguimento della necessaria preparazione scientifica, perché le università italiane possano contare su docenti che, con la loro professionalità, testimonino i valori evangelici nella vita e nell’insegnamento. Con questo scopo il Centro Universitario Cattolico (Cuc) mette a disposizione per l’anno 2024/2025 16 borse di studio, dal valore di 8mila euro annui cadauna al lordo delle imposizioni fiscali previste dalla legge.

Le domande per ottenere la borsa di studio dovranno essere presentata da laici (con esclusione di candidati agli ordini sacri, novizi e membri di Istituti di vita consacrata) di cittadinanza italiana e residenti in Italia, in possesso di un diploma di laurea di secondo livello, conseguito presso una università italiana entro il 31 dicembre 2023 e con valutazione non inferiore a 105/110. I richiedenti devono essere inoltre nati dopo il 31 dicembre 1991 e non devono superare il reddito annuo lordo di 20mila euro.

Per richiedere la borsa di studio, il candidato potrà inviare un messaggio e-mail alla casella di posta cuc@chiesacattolica.it, dichiarando la propria volontà di partecipare alla selezione per il bando Cuc 2024-25. La segreteria del CUC invierà le credenziali per l’iscrizione al portale del concorso, unico canale abilitato alla partecipazione al concorso (eventuali domande in forma esclusivamente cartacea non saranno prese in considerazione). la richiesta potrà essere effettuata nel periodo compreso tra il 1° marzo e il 30 aprile 2024.

Il candidato dovrà presentare la seguente documentazione in formato elettronico, caricandola tramite il portale del concorso entro il prossimo 10 maggio:

  • scheda personale del candidato da compilare correttamente in ogni sua parte;
  • curriculum dettagliato del candidato, comprensivo delle esperienze ecclesiali (animatore parrocchiale o di oratorio, catechista, vita di associazione, movimento, gruppo, altro);
  • certificato di laurea magistrale (o titolo equivalente), con il piano di studi seguito e le votazioni riportate nei singoli esami;
  • copia della tesi di laurea conforme all’originale;
  • progetto di ricerca per il quale si presenta la domanda di borsa di studio, da cui risultino: la motivazione della tematica prescelta; l’illustrazione dell’ipotesi di studio e i risultati che si intendono raggiungere; il piano di lavoro triennale e l’articolazione annuale prevista; la bibliografia di partenza per l’elaborazione del progetto. Il progetto dovrà essere originale; qualora il progetto facesse parte di una linea di ricerca più ampia, sarà necessario dichiararlo e definirne chiaramente gli obiettivi specifici;
  • elenco di ogni altro documento o produzione scientifica che il candidato riterrà opportuno presentare ai fini della valutazione e utile a comprovare la propria qualificazione in relazione al tema della ricerca. L’elenco dovrà essere corredato dai rispettivi testi, entro i limiti di spazio che verranno indicati per e-mail;
  • presentazione accademica da parte del docente relatore della tesi di laurea (o della tesi di dottorato) con una valutazione delle attitudini del candidato riguardo all’attività di ricerca;
  • dichiarazione del docente che segue il progetto, che attesti la validità e l’utilità della ricerca, la sua disponibilità a seguirne lo sviluppo e ad essere eventualmente contattato dal Cuc per delucidazioni. Il docente deve essere di ruolo (professore di I o II fascia, ricercatore universitario a tempo indeterminato) in un’università italiana.

Il candidato dovrà inoltre presentare, in forma cartacea: la scheda personale del candidato da compilare correttamente in stampatello in tutte le sue parti, e la presentazione ecclesiastica da parte del Vescovo della Diocesi di residenza, in originale, che attesti la formazione cristiana e l’impegno in forme di apostolato. La documentazione richiesta deve essere inviata al seguente indirizzo: “CENTRO UNIVERSITARIO CATTOLICO C/O CEI Via Aurelia, 468 00165 ROMA RM”.

Le borse di studio saranno assegnate dal presidente Cuc dopo aver acquisito il parere del Comitato docenti. La valutazione avverrà sulla produzione scientifica del candidato, sul programma di ricerca proposto e sulle attitudini risultanti dalla documentazione presentata. Ai candidati sarà inoltrata – tramite l’indirizzo e-mail fornito nella scheda personale – una comunicazione circa l’esito della domanda entro il prossimo ottobre. L’accettazione della borsa comporta la partecipazione alle attività istituzionali del Cuc, pena la decadenza della borsa.




Passione e fatiche dell’educatore sportivo, conclusa la prima fase del corso del Csi

È stata la serata di lunedì 5 febbraio a concludere la prima fase del corso base per educatori sportivi per i bambini dai 3 ai 10 anni, organizzata dal comitato cremonese del Centro sportivo italiano e proposta in tre appuntamenti presso il Centro pastorale diocesano. E proprio la sala Spinelli è stata gremita da gente di tutte le età per l’incontro dal tema La figura dell’educatore sportivo. Al centro dell’iniziativa gli interventi di don Alessio Albertini, sacerdote dell’Arcidiocesi di Milano e già assistente ecclesiastico nazionale del Csi, e Lina Stefanini, pedagogista e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

L’evento è stato introdotto e moderato da Davide Iacchetti, responsabile della sezione bambini e ragazzi del Csi di Cremona, che ha spiegato come lo sport non realizzi automaticamente l’educazione, ma perché ciò accada bisogna metterci un’intenzione. Ma chi ce la mette? Gli istruttori, gli allenatori, gli educatori. «Non si può essere istruttori senza essere educatori – ha sottolineato Iacchetti –, perché i bambini ci chiedono una relazione, attraverso la quale possiamo trasmettere loro qualcosa».

Da qui ha preso il via la relazione di don Alessio Albertini che, citando Rollie Massimino, coach per quasi vent’anni della squadra di basket della Villanova University, ha illustrato il ruolo e gli obiettivi dell’allenatore, ovvero «dare una disciplina, aiutare a vincere e far divertire».

«Il lavoro dell’educatore sportivo è faticoso, mi verrebbe da dire “ma chi te lo fa fare” – ha proseguito don Albertini, fratello dell’ex calciatore Demetrio Albertini –, ma tutti i mestieri che hanno a che fare con le persone hanno bisogno di qualcosa in più». Attraverso queste parole il sacerdote ha introdotto quelle che a suo modo di vedere sono le cinque fatiche dell’educatore sportivo. Un bravo educatore sportivo «è colui che non lascia solo, che non abbandona», è colui che si prende cura, che cura, in senso figurato, quel «”femore rotto”, che nel mondo animale significa “vita perduta”», è colui che rischia, anche in vista di risultati futuri, «come un imprenditori di sogni», è colui che dice sempre la verità, e «deve essere un “felicitatore”, un portatore sano di felicità». Ha dunque chiuso così il suo intervento, con un augurio ai giovani presenti in sala: «siate liberi e non smettete mai di sorridere».

Nella seconda parte della serata è intervenuta Lina Stefanini. La docente dell’Università Cattolica ha voluto tracciare un percorso basato sulla caratteristica fondamentale dell’educatore sportivo, che è, oltre alla competenza, la capacità di ascolto. «Saper ascoltare per poi riuscire a interessare e ad avere un dialogo – ha evidenziato la professoressa Stefanini a margine dell’incontro –. Un argomento che però attualmente non è particolarmente facile, perché ci siamo disabituati, anche con l’avvento dell’informatica, ad ascoltare con più piacevolezza chi interviene».

Si chiude dunque questa fase, cui farà seguito il rilascio di un attestato di partecipazione e il riconoscimento di tre crediti sportivi per allenatori, istruttori e dirigenti Csi. Per chi ha intenzione di ottenere la qualifica di istruttore, allenatore o educatore sportivo di 1° livello, saranno in programma, nei mesi primaverili, altri sei incontri teorico/pratici.




Unitalsi, assemblea con inaugurazione dei nuovi locali presso il Centro pastorale diocesano

Gli aderenti e i simpatizzanti della Sottosezione di Cremona dell’Unitalsi sono riuniti in assemblea domenica 28 gennaio. Come di consueto, ad ogni inizio d’anno, gli argomenti trattati sono stati l’approvazione del bilancio consuntivo dell’esercizio precedente e del preventivo del 2024, la valutazione delle attività svolte e naturalmente la programmazione dell’anno appena cominciato.

L’assemblea è iniziata con la preghiera e la meditazione proposta dall’assistente don Maurizio Lucini. Il presidente Tiziano Guarneri ha poi evidenziato nella sua relazione le attività effettuate lo scorso anno e comunicato quanto si è in animo di fare per il 2024.

Nelle attività svolte nel 2023 si ricordano i pellegrinaggi e – tra l’altro – l’udienza dal Santo Padre a Roma nel dicembre scorso, in occasione del 120° della fondazione dell’associazione.

Nel 2024 la Sottosezione propone i pellegrinaggi a Collevalenza e Assisi (dal 10 al 13 maggio), a Lourdes (dal 5 all’11 agosto) e a Caravaggio (domenica 22 settembre).

Saranno riproposti ed intensificati gli incontri di preghiera ed animazione presso alcune strutture residenziali sanitarie assistenziali, cosi come non mancherà la partecipazione alla XXXII Giornata mondiale del malato, che a livello diocesano si celebrerà domenica 11 febbraio alle 11 nella chiesa parrocchiale di Piadena.

Alla fine dell’assemblea gli unitalsiani hanno potuto condividere la benedizione dei nuovi locali, siti nel Centro Pastorale di Via S. Antonio del Fuoco a Cremona (con l’auspicio che siano luoghi di incontro e di relazione e non solo uffici, come è stato detto) e terminato la giornata in allegria con una cena in un locale della città, con l’impegno di portare avanti il servizio come affermato da Francesco in occasione dell’udienza del dicembre scorso (“….la bellezza di una Chiesa che sa accompagnare, una Chiesa che sa prendersi cura dei più deboli, una Chiesa che sa annunciare il Vangelo nella carità operosa”).

Si prega di rivolgersi all’associazione (mail: cremona@unitalsilombarda.it oppure unitalsigiovanicr@hotmail.com. In alternativa telefono cellulare  348 8124577) per ogni chiarimento per quote e modalità di partecipazione ai pellegrinaggi indicati e per altre mete e date proposte dalla Sezione Lombarda.




Cure palliative, per curare comunque chi è inguaribile

 

La moderna medicina palliativa è nata nel 1967 per mano di Cicely Saunders, infermiera, medico e assistente sociale inglese che si dedicò, anche attraverso la diffusione degli hospice, al sollievo dei malati senza speranza di guarigione. Nacque così il concetto moderno di “cura palliativa”, che divenne presto un movimento scientifico-culturale basato su un solido principio: la persona gravemente malata, seppur inguaribile, è però curabile. Una cura intesa come cura della persona nella sua interezza, del suo nucleo familiare e amicale, della complessità dei suoi bisogni in ottica multidimensionale.

E proprio il tema “Nella sofferenza una speranza: il malato inguaribile e le cure palliative” è stato il fulcro del convegno promosso nel pomeriggio di domenica 4 febbraio, in occasione della 46ª Giornata nazionale della vita, nella sala Bonomelli del Centro pastorale diocesano di Cremona. Relatore il professor Marco Maltoni, oncologo ed ematologo, direttore dell’unità cure palliative di Forlì e medico coordinatore della rete di cure palliative della Romagna. L’evento è stato moderato dal dottor Paolo Emiliani, presidente del Centro di aiuto alla vita di Cremona.

Ma in che modo l’hospice e le cure palliative possono rappresentare una speranza? La risposta del professor Maltoni è stata chiara: «L’hospice può essere identificato come un luogo di vita e speranza perché nella condizione reale di vita, che è una condizione di limite che un malato non si è scelto, può accadere qualcosa – ha spiegato –. Può accadere che dentro a delle relazioni ci sia come un richiamo a cercare il significato dell’istante presente, anche quando questo istante presente è scandaloso». «Può accadere l’annichilimento, la chiusura in se stessi – ha aggiunto –, ma può anche nascere un grido».

«La sfida di una persona malata, che quindi deve fare un percorso di accettazione di una condizione che lo porta a significativi condizionamenti, è quello di non vivere questa condizione da solo – ha specificato Maltoni a margine dell’evento –. Le cure palliative sono dunque nate come innesto sulla tradizione di cura secolare, come nuovo modo di guardare al paziente e alla sua famiglia, sapendo di avere a che fare con persone segnate non solo da un dolore fisico, ma da una sofferenza totale».

Non un abbandono ma una speranza. Un nuovo modo di pensare la medicina, un metodo “fatto insieme” perché «le cure palliative – conclude Maltoni – hanno come caratteristica il lavoro di équipe: è un gruppo che si prende cura di un altro gruppo, della persona malata e della sua famiglia».

 

L’intervento del prof. Maltoni

 

A chiudere gli eventi della 46ª Giornata nazionale per la vita domenica 4 febbraio, nel tardo pomeriggio, nella chiesa dell’Immacolata Concezione, nel quartiere Maristella di Cremona, è stato “Oy khodit son – Ninne nanne dal mondo”, concerto nel quale l’orchestra “Phantasia & Co” e il coro parrocchiale dell’Immacolata hanno eseguito brani “della buonanotte” di diverse culture e tradizioni.

La serie di eventi promossi in diocesi per la 46ª Giornata nazionale per la vita si chiuderà la sera di lunedì 5 febbraio con l’adorazione eucaristica per la vita che si terrà presso Cascina Moreni alle ore 21. La consueta iniziativa promossa tutti i primi lunedì del mese nella cappella della cascina, nel mese di febbraio avrà come particolare intenzione proprio il tema della vita. L’adorazione sarà presieduta da don Graziano Ghisolfi, consigliere spirituale della “Fraternità Famiglia Buona Novella”, la cui associazione ha sede proprio a Cascina Moreni.

 

 

 

 

Giornata della vita, al Maristella una serata di preghiera e testimonianze

“Una chat per la vita”, la presentazione del libro del Movimento per la vita di Varese ha aperto gli eventi della 46ª Giornata della vita

Chiesa di casa, la forza della vita ci sorprende

Giornata per la vita: “ogni vita ha immenso valore” e “stupefacente capacità di resilienza”




“Una chat per la vita”, la presentazione del libro del Movimento per la vita di Varese ha aperto gli eventi della 46ª Giornata della vita

L’accoglienza e l’ascolto viaggiano anche sul web e sanno farsi difesa della vita. Lo ha dimostrato l’esperienza del Movimento per la vita di Varese che ha accettato la sfida della rete e lo ha raccontato a Cremona nella mattinata di sabato 27 gennaio presso SpazioComune in piazza Stradivari. Si è trattato del primo appuntamento in diocesi organizzato in vista della 46ª Giornata della vita in calendario il 4 febbraio.

A presentare il volume, “Una chat per la vita”, che racconta 50 storie di speranza raccolte online, sono state le due autrici, Vittoria Criscuolo, presidente del Movimento per la vita di Varese, insieme a Susanna Primavera, del direttivo dell’associazione, affiancate dai brevi interventi di Massimo Gandolfini, neurochirugo presidente nazionale di Family Day, e dell’avvocato Piercarlo Peroni. «Si tratta di un modo virtuoso di utilizzare il web – ha esordito Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la vitadi Cremona – di cui parliamo perché non vogliamo assuefarci alla cultura della morte, o meglio, alla cultura dello scarto, per usare le parole di Papa Francesco».

«Il progetto – ha chiarito Criscuolo – è nato sei anni fa dalla voglia di modernizzarci. Abbiamo consultato diversi esperti per creare un sito su cui pubblicare ogni settimana articoli capaci di attrarre l’attenzione di chi ha difficoltà o domande in merito alla vita». E così, le associate si sono formate per un anno e mezzo, si sono impratichite con la scrittura via web per poi imparare la modalità più adeguata per affrontare attraverso una chat le eventuali domande di ragazze, donne e uomini che si trovano a fare i conti con nascite indesiderate, aborti ormai avvenuti, richieste di aiuto. La risposta degli utenti della rete è stata travolgente. «Attratti da alcune parole chiave dei titoli degli articoli che pubblichiamo – continua Criscuolo – uomini, giovai donne, persone di ogni età aprono la chat e iniziano a porci domande 24 ore su 24». Ne escono drammi personali, storie di ferite riemerse dopo anni, richieste di aiuto drammatiche, sfoghi di ragazze lasciate sole dopo aver praticato a casa l’aborto.

Certo «il rapporto personale manca – aggiunge Primavera –, manca lo sguardo o il sorriso di chi ascolta. Però intercettiamo tantissime persone di tutta Italia e anche dell’estero che al nostro sportello non sarebbero mai arrivate». La potenza del web di accorciare le distanze è nota, come anche quella di permettere sfoghi anonimi senza il peso di un giudizio personale. Le volontarie lo sanno, ma sanno anche che dietro la velocità di lettere digitate in attesa di una risposta c’è un cuore che batte, una mamma ferita che cerca, consciamente o meno, aiuto, un padre che non ha voluto prendersi le sue responsabilità.

Colpisce i presenti a SpazioComune la professionalità delle risposte che non urtano, non giudicano, ma si prendono cura del dolore attraverso parole ferme ma delicate.

«Dopo le 23 arrivano le richieste più dolorose», aggiunge la presidente del Movimento per la vita di Varese. Quando calano le ombre, la solitudine si fa spesso riflessione amara che cerca conforto, aiuto e speranza. Ed è proprio la speranza che fa commuovere chi legge il libro, il filo rosso delle 50 chat riportate nel volume dove il dolore scuote, sferza, ma è anche punto di partenza per una rinascita che sa trasformare l’errore in aiuto per altri.

Si badi bene, non è una questione tutta femminile. «L’articolo che ha avuto 40mila visualizzazioni portava il titolo Il padre assente», spiegano. Forse a dire che esiste un problema tutto maschile sul tema aborto, una questione che nasce «da una interpretazione della legge 194 a favore della deresponsabilizzazione dei padri», precisa l’avvocato Peroni.

 

Giornata per la Vita, a Cremona un programma ricco di iniziative