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Francesco a CL: «Abbiate a cuore il dono prezioso del vostro carisma, perché esso può far rifiorire ancora molte vite»

C’erano anche oltre 250 cremonesi tra coloro che, nella mattinata di sabato 15 ottobre, hanno gremito Piazza San Pietro per l’udienza di Papa Francesco in occasione del centenario della nascita fondatore della fraternità di Comunione e Liberazione, mons. Luigi Giussani (Desio, 15 ottobre 1922 – Milano, 22 febbraio 2005). Una Piazza animata, prima dell’arrivo del Santo Padre, da preghiere e canti, in italiano, latino, inglese e spagnolo.

Dopo l’introduzione e i saluti al Santo Padre del presidente della Fraternità, Davide Prosperi, sono arrivate due testimonianze, «un segno della vitalità che don Giussani ha generato con il suo sì a Cristo». Prima una donna africana, un’infermiera che lavora con i malati di Aids nella baraccopoli di Kampala, in Uganda, che ha trovato nella figura di Giussani e nella fraternità di CL una via di inserimento nella vita cristiana. «Voglio ringraziare “don Gius” – ha detto – per avermi resa degna dell’abbraccio di Cristo».

La seconda testimonianza è stata quella di una ragazza di origine marocchina che, con la voce rotta dall’emozione, ha raccontato dell’abbandono del padre, quando aveva sette anni, un addio, uno scompenso, riempito da Dio, dalla fraternità e da don Giussani: «Il suo carisma mi sta accompagnando nel cammino della vita. Anche se non l’ho mai incontrato di persona, è stato strumento di Dio nella mia vita, perché mi sta permettendo di fiorire».

Dopo le testimonianze ha preso la parola il Pontefice, che ha riconosciuto e apprezzato CL come movimento tuttora capace di coinvolgere, radunare e mobilitare, e che ha ricordato Giussani come uomo di carisma, uomo di educazione e uomo Figlio della Chiesa: «È stato un sacerdote che ha amato tanto la Chiesa. Anche in tempi di smarrimento e di forte contestazione delle istituzioni, ha sempre mantenuto con fermezza la sua fedeltà alla Chiesa, per la quale nutriva un grande affetto». «La vita delle fraternità è sempre più difficile quando il fondatore non è più fisicamente presente», ha spiegato Papa Francesco ringraziando poi padre Jullián Carrón per il suo servizio alla guida del movimento. «Tuttavia non sono mancati i problemi di visione in un movimento in cui la Chiesa, e io stesso, spera di più, molto di più!» Da qui l’appello del Pontefice: «Sicuramente Giussani sta pregando per l’unità del movimento». «Per favore, non sprecate il tempo in chiacchiere, diffidenze e contrapposizioni».

Movimento, quello di Comunione e Liberazione, che da decenni ormai custodisce e incarna il carisma che fu di don Luigi Giussani, un carisma che, come confermato anche dal Papa, deve necessariamente “vivere da protagonista” all’interno di fraternità, movimenti e istituzioni, in equilibrio con l’autorità: «Un carisma va istituzionalizzato e un’istituzione deve mantenere una dimensione carismatica». E allora ecco il grande monito di Papa Francesco alla fraternità: «Abbiate a cuore il dono prezioso del vostro carisma, perché esso può far rifiorire ancora molte vite».

Dopo l’udienza, che si è conclusa con una richiesta di aiuto di Papa Francesco alla fraternità a diffondere la «profezia della pace», affinché Dio accompagni i poveri, gli abbandonati e i vulnerabili, è arrivata la benedizione finale, impartita dal Santo Padre.

«Sono venuto via da Roma contento – ha detto don Marco Genzini, assistente ecclesiastico di Comunione e Liberazione della Diocesi di Cremona –. Ho visto un popolo bello e festoso, che ha cantato e pregato, e un Pastore che ha chiesto la sequela alla Chiesa ma che ha riconosciuto la bellezza del cammino che stiamo facendo. Come don Giussani è rimasto affascinato da Cristo e dalla Chiesa, anche noi dobbiamo continuare ad affascinarci e affascinare».

Al termine dell’udienza alcuni cremonesi hanno fatto rientro a Cremona, mentre altri sono rimasti ancora nella Capitale. Come il gruppo di Gioventù studentesca che ha organizzato, con la partecipazione di oltre cinquanta ragazzi, una “versione estesa” del pellegrinaggio, con la partenza prevista per il pomeriggio di venerdì 14 ottobre e il ritorno domenica 16. Un’opportunità per gli adolescenti, dopo l’incontro con il Papa, di vivere le bellezze della Città eterna prima di fare ritorno alle proprie case.

 

Il video integrale dell’udienza




Centro nazionale autismo, il Vescovo benedice la prima pietra

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Un obiettivo clinico, e non solo, quello che si è posto la Fondazione Sospiro con la costruzione del Centro nazionale autismo. Medicina, psicologia ed educazione alla base di un progetto, presentato nella mattinata di venerdì 14 ottobre, a Sospiro, alla presenza delle autorità del territorio. A suggellare la mattina la benedizione, da parte del vescovo Napolioni, della prima pietra del Centro nel momento ufficiale presso il cantiere già operativo.

In una gremita sala di Villa Cattaneo l’ambizioso progetto, unico in Italia e in Europa, è stato presentato alle autorità. Il presidente della Fondazione, Giovanni Scotti, ha introdotto l’evento ricordando i numeri e la storia di Fondazione Sospiro, lasciando poi la parola al professor Serafino Corti, progettista clinico dell’istituto, e all’architetto Andrea Davide Nolli, progettista del futuro edificio.

«Nelle persone affette dallo spettro dell’autismo, esistono problematiche ulteriori all’autismo, legate all’interazione sociale o addirittura a condizioni psicopatologiche che non riescono nemmeno a comunicare – ha spiegato Serafino Corti, direttore del Dipartimento delle disabilità della Fondazione –. L’Italia, in questo, è un buco nero. Non abbiamo un centro dedicato capace di rispondere alle persone che oltre all’autismo hanno problemi comportamentali così gravi». Da qui la necessità di “muoversi”, di ideare qualcosa che per ora esiste solo negli Stati Uniti. «Serviva qualcosa di diverso – ha continuato Corti –. E per questo abbiamo iniziato a lavorare 17 anni fa, per trovare una luce più forte che uscisse da quel buco nero, un centro per l’inquadramento diagnostico dei comportamenti problematici e psicopatologie». Ha poi proseguito: «Non riusciamo a curare l’autismo, ma possiamo risolvere i comportamenti problematici ad esso legati».

Ma l’obiettivo non è solo clinico. Esiste una progettualità dedicata al reinserimento familiare degli individui, basata quindi su una residenzialità temporanea presso la struttura e alla diffusione di questa soluzione in tutto il territorio italiano, un modello caratterizzato da trattamenti innovativi e basato su approcci di tipo clinico, ma anche psicologico ed educativo. Ha così concluso Corti: «Non vogliamo diventare un centro monolitico in cui le cose si fanno qua e basta, ma che insegni ai ragazzi a tornare a casa loro». «Non c’è progresso senza utopia», diceva l’epistemologo Bertrand Russell. Serafino Corti ha aggiunto: «L’utopia non basta, ci vuole anche passione».

A seguire, l’intervento dell’architetto Andrea Davide Nolli, che ha presentato, anche attraverso un video, il progetto architettonico della realizzazione dell’edificio, illustrandone anche le particolari novità, quali un innovativo sistema di controllo dei pazienti, reso possibile da sensori di movimento che automaticamente andranno a inserire tutti i dati comportamentali in uno specifico database.

Ha quindi fatto seguito, in viale Lampugnani, nei pressi del cantiere dell’edificio, il momento ufficiale aperto dal presidente Giovanni Scotti che, commosso, ha ricordato come la realizzazione di questo centro rispetti la volontà del suo defunto predecessore: «Sarà una realtà di altissima eccellenza, unica nel nostro Paese, una sfida per la nostra realtà che ha fortemente voluto questo centro e lavorato per questo risultato negli ultimi anni con abnegazione».

Dopo di lui, moderati dal direttore generale Fabio Bertusi, gli interventi del prefetto di Cremona, Corrado Conforti Galli, l’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia, Alessandra Locatelli, il presidente della Provincia di Cremona, Paolo Mirko Signoroni e il sindaco di Sospiro, Fausto Ghisolfi, oltre a Cesare Macconi, in rappresentanza della Fondazione Cariplo, e Giuseppe Arconti, presidente della Fondazione Giorgio Conti.

Al termine degli interventi la firma, da parte delle autorità, sulla pergamena, dipinta da mons. Pietro Bonometti, che è stata posta all’interno della prima pietra del Centro nazionale autismo.




MCL, da Caravaggio l’avvio della nuova annata, caratterizzata dal Giubileo dell’associazione

Con la celebrazione eucaristica in programma venerdì 21 ottobre alle 18.30 al Santuario di Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, prenderà ufficialmente avvio la nuova annata associativa del MCL (Movimento cristiano lavoratori) che sul territorio di Cremona, Crema e Lodi ha già ripreso a pieno ritmo, dopo la pausa estiva, l’impegno in tutti i campi di azione (formazione, servizi alla persona, circoli). Attività che caratterizzano la presenza e l’azione del Movimento nei vari ambiti in cui è presente dentro la vita dei territori e delle comunità di riferimento.

Sarà il modo per prepararsi a vivere l’anno del giubileo del Mcl: era infatti l’8 dicembre 1972 quando, dal balcone di Piazza San Pietro, in Vaticano, Papa Paolo VI benedisse la nascita del Movimento Cristiano Lavoratori. Molto tempo è passato da allora, tante le generazioni e le persone che si sono succedute nell’impegno verso il MCL del territorio ad ogni grado e livello di responsabilità.

«Alcune di esse non sono più tra noi – afferma il presidente territoriale Michele Fusari – e le vogliamo ricordare tutte insieme ovviamente a chi c’è stato, c’è e continuerà ad esserci in ogni luogo e in ogni dove a servizio del nostro caro e amato Movimento che, oggettivamente, è molto cresciuto in radicalità di azione nelle tre diocesi di riferimento di Crema – Cremona – Lodi, abbracciando di conseguenza sempre più comunità e più persone che hanno imparato a conoscere e apprezzare il nostro modo di fare».

Dopo la Messa presieduta dall’assistente ecclesiastico centrale don Angelo Frassi e concelebrata dagli assistenti dei circoli e delle comunità che il MCL serve sul territorio, gli aderenti avranno modo di vivere insieme un momento conviviale che sarà occasione per guardare agli appuntamenti dei prossimi mesi.




Clima e finanza, il 19 ottobre incontro con Andre Barolini

“La vita sulla terra è minacciata, serve responsabilità”. È il monito del Papa sul clima che, parlando alla Università Lateranense, si è detto preoccupato per i cambiamenti climatici che, oltre a danneggiare gli ecosistemi, rischiano di mettere in pericolo la stessa vita terrena. Da questa consapevolezza nasce l’iniziativa che mercoledì 19 ottobre, alle 17.30 al Centro pastorale diocesano di Cremona, porterà Andrea Barolini, direttore della rivista Valori (testata online promossa da Banca Etica), a sviluppare il tema “Clima e finanza. La tua banca finanzia le energie fossili?”.

«La responsabilità a cui il Papa ci richiama – spiegano i promotori dell’evento – è dovere di ciascuno di noi ed è compito prioritario delle Istituzioni che dovrebbero promuovere la conversione ecologica invocata dalla Laudato si’. La politica e la finanza hanno certamente un ruolo fondamentale nella lotta contro il cambiamento climatico, ma anche le nostre scelte quotidiane, dal basso, possono fare la differenza».

«I cambiamenti climatici dovuti a cause antropiche sono orami di dominio comune – ricordano ancora gli organizzatori –. Il ripetersi di eventi climatici estremi, anche nel nostro Paese, esigono una determinazione politica unita allo stanziamento di adeguati flussi finanziari per implementare le decisioni uscite dalle varie conferenze Onu sul clima, volte a ridurre il riscaldamento globale. Sappiamo che resta poco tempo per invertire la rotta e  che è necessario agire subito. È pertanto giusto chiedersi se i governi e, nello specifico, gli istituti finanziari e bancari stanno investendo in una vera transizione ecologica, se si limitano al greenwashing, o se continuano a finanziare le fonti fossili. E noi come cittadini clienti di banche, chiediamo trasparenza e uso etico dei nostri soldi, che vorremmo fossero utilizzati per salvare il clima e l’ambiente, e non per scopi opposti».

All’iniziativa, promossa da Stati generali clima-ambiente-salute, Bancaetica di Cremona e Fondazione Finanzaetica, aderiscono anche altri gruppi e associazioni del territorio.




Il ripudio della guerra da don Primo Mazzolari a Papa Francesco: a Bozzolo serata con il prof. Anselmo Palini

“La guerra giusta non esiste: il ripudio della guerra da don Primo Mazzolari a Papa Francesco” è il titolo della conferenza che il prof. Anselmo Palini terrà nella sala civica di Bozzolo (in Piazza Europa 19) martedì 11 ottobre alle 21, su invito della Tavola della Pace e delle associazioni Comunità Laudato si’ Oglio Po e Cremona, in collaborazione con la Fondazione don Primo Mazzolari e con il patrocinio del Comune di Bozzolo.

All’iniziativa aderiscono la associazioni Comunità Laudato si’ di Mantova, Pax Christi di Cremona, Noi ambiente salute di Viadana, il Forum Salviamo il Paesaggio della provincia di Cremona, ArciBassa di Gussola e Circoli Casalaschi delle Acli.

Nonostante la diffusa convinzione che, dopo il conflitto nei Balcani, la guerra non sarebbe mai più apparsa in Europa, con il suo corredo di assurde atrocità e barbare regressioni a comportamenti inumani, l’aggressione dell’Ucraina ha di nuovo reso attuale uno scenario drammatico che scuote le basi etiche della civile convivenza e soprattutto dei valori su cui si è fondato il diritto internazionale dalla fine della seconda guerra mondiale e sui quali è nata l’Unione Europea, allo scopo di scongiurare il ripetersi delle immani sciagure già subite.

Da qui la convinzione delle associazioni promotrici dell’evento della necessità di fare chiarezza e confrontarsi con le profonde riflessioni di chi, come don Primo Mazzolari, avendo vissuto in prima persona ben due conflitti mondiali, ha elaborato un pensiero chiaro e inequivocabile sulla guerra, tuttora valido e ancor più attuale, alla luce non soltanto delle considerazioni etiche di tipo religioso, ma anche dell’immenso potenziale distruttivo sviluppato nel frattempo da tecnologie belliche sempre più sofisticate, “scienza esatta persuasa allo sterminio”, al punto da poter completamente annullare la vita sulla terra. Già in epoca romana c’è chi ha dovuto constatare con amarezza “hanno fatto il deserto e lo chiamano pace”.

«Da sempre però l’umanità – spiegano gli organizzatori – ha dovuto duellare con la propria coscienza, cercando giustificazioni a ciò che la stessa natura umana aborriva come follia pura (Papa Giovanni l’ha definita “aliena alla ragione”), perciò è nata la teoria della “guerra giusta” con la quale si sono cimentati in tutte le epoche teologi, filosofi del diritto e di scienze politiche. Ecco l’urgenza di una serata come questa: approfondire le origini, le ragioni e l’evoluzione di questa definizione nel tempo e comprendere, attraverso il pensiero di don Primo Mazzolari e di Papa Francesco quali soluzioni in realtà siano già oggi disponibili e praticabili concretamente per disinnescare le controversie in modo nonviolento e costruttivo, creando le basi per una convivenza pacifica più duratura e facendo uscire definitivamente la guerra dalla storia, debellandola come una malattia perniciosa, altrimenti sarà la guerra a cancellare dalla storia l’umanità».




AC Giovani, “Necessità di virtù”: dalla parola all’esperienza

Sono stati cinquanta i giovani tra i 19 e i 30 anni della diocesi di Cremona che hanno partecipato al campo dell’AC a Sonico, nel Bresciano, nel fine settimana dal 30 settembre al 2 ottobre. Accompagnati dall’assistente diocesano giovani don Michele Martinelli, hanno riflettuto sulle Virtù teologali.

Le riflessioni sono partite da alcune domande: Fede, Speranza, Carità sono solo parole? Sono troppo “alte”, complesse o lontane per un giovane di oggi? La risposta alla domanda iniziale è stata: no. Le virtù sono ciò a cui tutti – giovani o adulti – dovrebbero tendere. Sono il motore della vita. Non si è trattato di una riflessione superficiale, ma un calarsi dentro il significato più vero di queste parole, un tempo per interrogarsi e crescere. Durante i tre giorni sono intervenuti alcuni testimoni che hanno affrontato le diverse virtù declinandole nelle proprie esperienze di vita.

La Fede è un dono del quale avere cura, la Speranza è uno “stile di vita” da allenare, la Carità è ciò che dà senso alla vita. Certo, a parole tutto è semplice, ma nella realtà… è davvero possibile viverle pienamente? Le persone incontrate sono risultati esempi viventi che Fede, Speranza, Carità sono strumenti concreti che permettono di realizzare qualcosa di buono, sono salvagenti che tengono a galla nelle tempeste che si attraversano, sono luce che indica la strada. I giovani di AC hanno conosciuto Andrè e Daniele che, grazie a Fortunato e alla sua casa-famiglia (perché a lui non piace chiamarla comunità), combattono la tossicodipendenza. E poi hanno ascoltato la storia di Valerio, innamoratissimo papà adottivo. Non supereroi, ma persone reali; esperienze vere, faticose, dolorose, ma allo stesso tempo generatrici di amore e bellezza.

I giovani presenti hanno passato del tempo insieme nel quale hanno condiviso momenti di gioia, di canto,  di gioco, di ascolto e di preghiera. Ognuno con il proprio bagaglio di esperienze, il proprio carattere e personalità, ma accomunati dal desiderio – a volte velato, a volte dirompente – di vivere in modo autentico e pieno la propria vocazione e la propria giovinezza.




Conclusione del Tempo del Creato, due iniziative nel Mantovano con le associazioni del territorio

Doppio appuntamento, a conclusione del Tempo del Creato, con gli eventi promossi dall’associazione Comunità Laudato si’ Oglio Po, Slow Food (condotte di Mantova ed Oglio Po) e Tavola della Pace, con la collaborazione del Distretto Bio Casalasco Viadanese, Noi Ambiente Salute e la cooperativa di commercio equo e solidale Nonsolonoi.

Teatro del primo evento sarà l’ecomuseo “Terre d’Acqua” di San Matteo delle Chiaviche presso il quale si svolgerà domenica 2 ottobre, a partire dalle 17, il 7° evento della rassegna “Il Pianeta Divorato” promosso da Slow Food, con la visita preliminare all’impianto idrovoro. Dalle ore 18.30 nel salone dell’ecomuseo dialogo a quattro tra Maria Grazia Mammuccini (presidente Federbio), Barbara Nappini (presidente nazionale Slow Food), una rappresentante della Comunità Laudato si’ Oglio Po e una rappresentante di Fridays for Future (Erica Innisi). Al centro dell’incontro il tema “L’agricoltura dopo i tragici eventi che ci stanno portando a sfiorare la Terza guerra mondiale”. Il dialogo verterà sui vari aspetti dello scenario che stravolge l’agricoltura, sia a seguito dei cambiamenti climatici sempre più incombenti che del conflitto in corso, con le conseguenze sulla produzione del cibo, sul problema dell’acqua (in termini di quantità e qualità) e sulle dinamiche di produzione dell’energia tramite tecnologie che investono il settore primario. Le relatrici saranno a disposizione per le domande del pubblico e per analizzare, ciascuna sulla base della propria specializzazione ed esperienza, le implicazioni e le ricadute sulla vita quotidiana dei cittadini di tutti questi elementi, cercando soluzioni e confrontando proposte. Alle ore 20, per chi volesse, è possibile cenare nei locali della sala macchine dell’antica centrale termoelettrica con il menu Slow Food predisposto per l’occasione: prenotazioni e informazioni al 349–1296429 (Luigi).

Martedì 4 ottobre, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi che segna il termine del Tempo del Creato, sarà il presidente di Altromercato, Alessandro Franceschini, autore del libro “Consumi o scegli? Il potere della sostenibilità per cambiare l’economia” a condurre l’incontro sul ruolo che i cittadini possono rivestire nel decidere se essere solo “consumatori” o “consumAttori”, nel senso di voler acquisire maggiore consapevolezza sui retroscena del commercio globale, per contribuire a dirigere le sorti dell’economia in una direzione più etica, attraverso il “voto” con il portafoglio e l’educazione al “consumo critico”. L’incontro sarà preceduto da un breve momento di preghiera e riflessione sul tema della Giornata del Creato guidato da don Umberto Zanaboni a partire dalle ore 18, presso l’auditorium della Cooperativa Palm P&W a Buzzoletto di Viadana. L’evento si concluderà con un momento conviviale con prodotti del territorio e proposte del commercio equo e solidale.




Azione Cattolica, dopo la ricca estate il 25 settembre la presentazione del nuovo anno associativo

Il tema che accompagnerà l’anno associativo dell’Azione cattolica è “Andate dunque!”. Ripensando ai mesi passati si può dire che in realtà l’Ac non si sia mai fermata.

I primi a partire durante l’estate sono stati circa 80 giovanissimi. La settimana dedicata ai ragazzi e alle ragazze delle superiori si è svolta a Gromo dal 31 luglio al 7 agosto e sono state giornate in cui ci si è guardati, ascoltati, parlati, si sono rivisti amici importanti e ne si sono scoperti altrettanti, si è stati vicini, insieme. Il titolo del campo è stato “Domani è già qui” e si è prestata particolare attenzione al futuro. In un mondo in cui le previsioni sul futuro sono le più disparate, gli educatori hanno cercato di pensare a come vivono il futuro i ragazzi, convinti che non ci fosse un modo giusto o sbagliato, ma credendo che riflettere sui propri pensieri e i propri sguardi sia un buon modo per affrontare ciò che si vive. “Cosa pensate del futuro?”, “Come guardate il vostro futuro?”, “Cosa ci deve essere nel vostro futuro?” sono le provocazioni che sono state lanciate ai ragazzi, vogliosi di percorrere una settimana di attività, giochi, gite, che permettessero di vivere una settimana di grande condivisione. Pensando al futuro, si è parlato della paura che può bloccare, sapendo però che si può lavorare sul prendere consapevolezza di queste paure, riconoscendole, accettandole. Dall’altro lato si è riusciti a sperimentare un’altra lente con cui si può guardare ciò che ci sta attorno e ciò che ci si aspetta, la creatività: riuscire a cambiare prospettiva, trovare una soluzione vedendo ciò che si para davanti agli occhi di tutti sotto una luce diversa, è uno dei modi che permette di vivere, liberi nel proprio modo originale di esprimersi.

Dal 7 al 14 agosto un centinaio di bambini e ragazzi dell’Acr hanno partecipato al campo a loro dedicato a Serrada di Folgaria. Il tema del campo è stato “Una grande discendenza”. Durante questi giorni i ragazzi, divisi nei diversi gruppi d’età e accompagnati dagli educatori, da don Daniele Rossi e dal seminarista Alessandro Galluzzi, hanno ripercorso le gesta di Abramo. Proprio quest’ultimo è stato il fulcro delle attività svolte durante la mattina. Gli educatori, attraverso attività dinamiche, giochi e riflessioni, hanno trasmesso ai ragazzi il legame tra i passi della Genesi, il cui protagonista è Abramo stesso, e le quattro parole chiave scelte: accoglienza, gratuità, gratitudine e disponibilità. A seguito delle attività del mattino come sempre nel pomeriggio c’erano momenti di gioco e i momenti dedicati alla preghiera.

Nel weekend dal 2 al 4 settembre adulti e famiglie si sono ritrovati a Cesenatico per il campo dal titolo “Per costruire un’Europa di pace”. Tutto è partito un venerdì sera di inizio settembre, con una “zuppa di sasso”: una favola di un lupo sdentato che bussa alla porta di una gallina portando con sé una proposta per una cena a dir poco stravagante, ma che poi, con il coinvolgimento di tutti i vicini e l’apporto di ingredienti personali, si è rivelata molto meno scontata di quello che sarebbe potuta sembrare all’inizio. Già questa può essere una discreta sintesi figurata di quello che è stato il weekend adulti e famiglie di Azione cattolica: si è parlato di conflitti, ma soprattutto di pace; di magistero, ma anche di attualità; di massimi sistemi, ma anche di quotidianità. Don Bruno Bignami ha guidato e proposto, con la sua competenza ed esperienza, spunti di riflessione che partivano dalla storia dell’idea di “guerra giusta”, all’interno del magistero della Chiesa, passando per le grandi riforme scritte del Concilio Vaticano II e vissute da grandi testimoni quali don Mazzolari, don Milani e don Dossetti. Tanti i testi e gli spunti profondi emersi durante le riflessioni, ma una cosa in particolare ha colpito al di là dei contenuti: il metodo. Insieme si è sperimentato il metodo di confronto “sinodale”, applicato proprio al tema della pace e della guerra. Non si può vivere senza conflitti, ma si può imparare ad abitarli: per questo servono “artigiani di pace”, come li chiama Papa Francesco, e ogni uomo è chiamato a questa complicatissima opera.

Nel mese di settembre poi si sono incontrati tutti i presidenti e responsabili di Ac nelle diverse zone pastorali con un momento conviviale e di confronto sulla presenza dell’Ac nelle parrocchie e nelle comunità, un momento che ha fatto risaltare la dedizione e l’affetto dei presidenti per le proprie comunità.

Nella giornata del 25 settembre, presso la parrocchia della Beata Vergine di Caravaggio, a Cremona, si terrà l’incontro di inizio anno che è anche occasione di ritrovo dei partecipanti ai campi estivi Acr e Giovanissimi. La giornata del 25 settembre vuole essere un momento di ripartenza ufficiale delle attività di tutta l’Ac diocesana. Le riflessioni della giornata verteranno sul tema scuola ed educazione partendo dall’ultimo numero di Dialogo (clicca qui per scaricare il testo), che parla appunto della scuola e dell’educazione. La scuola chiama in causa non solo gli studenti, ma anche tutto il mondo adulto. Da quest’anno inoltre ripartirà a Cremona il Movimento studenti di Azione cattolica, come occasione per tutti gli adolescenti di vivere la scuola come ambiente di vita e di impegno di crescita.

Come da tradizione, “chiudono” il giro dei campi estivi i Giovani, che vivranno un weekend il prossimo 30 settembre e 1-2 ottobre a Sonico. Il campo Giovani ha come argomento le virtù.

Relazione, formazione e spiritualità restano i capisaldi dei cammini di Azione cattolica.




Casse rurali e Don Primo Mazzolari: sguardo sui poveri per cambiare economia e società

È stata la Sala civica di Bozzolo, nel Mantovano, a fare da sfondo all’incontro «Gli uomini hanno bisogno di pane», convegno dedicato alla figura di don Primo Mazzolari e alla storia delle casse rurali sul territorio diocesano.

L’evento, organizzato dalla sinergia tra la Banca di Credito Cooperativo cremasca e mantovana e la Fondazione don Primo Mazzolari, si è tenuto nella mattinata di sabato 17 settembre e si è aperto con l’introduzione della presidente della Fondazione, Paola Bignardi e con il saluto del vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, del vescovo di Crema, mons. Daniele Gianotti, di Francesco Giroletti, presidente della Bcc cremasca e mantovana e del sindaco di Bozzolo, Giuseppe Torchio.

I SALUTI INTRODUTTIVI

«Stiamo re-imparando a camminare insieme – ha esclamato il vescovo Napolioni nel suo saluto –. Il sinodo non è una cosa che abbiamo inventato noi, ma che esisteva già e che nasce dalla collaborazione tra comunità e territori». E la vita di don Primo Mazzolari ne è piena testimonianza.

Anche Banca di credito cooperativo, con i suoi principi di mutualità, cerca di offrire tramite il proprio operato e le relazioni sul territorio un segno di vicinanza ai più bisognosi, quella stessa vicinanza che era propria di Mazzolari. Principi che vengono sottolineati nelle parole del presidente Giroletti, che ha affermato: «Il nostro agire deve essere finalizzato al bene delle comunità in cui operiamo».

Dopo i saluti iniziali, le quattro relazioni: Vita contadina e sviluppo delle casse rurali in Italia tra la fine dell’Ottocento e gli anni Cinquanta, del professor Pietro Cafaro, Don Primo Mazzolari e i problemi sociali del suo tempo del professor Giorgio Vecchio, Le casse rurali di Bozzolo e nel Mantovano dalla “Rerum novarum” al fascismo, di don Giovanni Telò, storico e membro del Consigli di amministrazione della Fondazione Mazzolari, e, come conclusione, L’ispirazione di don Primo Mazzolari e i problemi sociali odierni del professor Matteo Truffelli, perito, assieme a Giorgio Vecchio, per la causa di beatificazione di Mazzolari.

La relazione di Cafaro presentato un excursus storico, volto a ripercorrere la storia delle casse rurali, istituzioni antenate delle attuali Banche di credito cooperativo, nate nella Germania protestante nella seconda metà del 1800, dopo la crisi agricola, e arrivate per la prima volta in Italia nel 1893. Una vita difficile quella delle casse rurali, inizialmente ostacolate dalla diffidenza della Chiesa cattolica, poi finalmente accettate e sviluppate per poi essere di nuovo ostacolate dalle normative contro l’autoregolamentazione delle banche. Casse rurali che hanno poi visto il loro completamento definitivo solo pochi decenni fa, con la riforma bancaria del 1993 e la nascita delle Bcc, un ritorno, come aveva già anticipato Mazzolari, «ai loro principi originali».

LA RELAZIONE DI PIETRO CAFFARO

 

La riflessione di Giorgio Vecchio si è concentrata, invece sulla figura di Mazzolari e sul suo rapporto con la società del suo tempo; un sacerdote che operava per ciò che era, «senza voler essere un teologo, un esegeta, un politico o un analista politico». Da qui l’appello del professor Vecchio: «Diffidate dunque dall’abuso dell’appellativo di “profeta”». Mazzolari operava per i poveri, poiché vedeva la miseria attorno a lui, nei suoi compagni di studi, ma anche negli emigrati rientranti in Italia allo scoppio della Grande Guerra. E qui sorge la grande somiglianza con il periodo attuale e la situazione ucraina. «Ma chi sono i poveri? – ha domandato il professor Vecchio, dando un’immediata risposta – Sono tutti coloro che vengono sfruttati, che non dispongono di mezzi per il sostentamento, ma soprattutto coloro che vivono in condizioni umilianti». E, citando Mazzolari, in riferimento non solo alla vita materiale, ma anche a quella spirituale, ha concluso: «I poveri sono i figli di Dio, che lui chiama beati. Il povero sono io. Ogni uomo è povero».

LA RELAZIONE DI GIORGIO VECCHIO

 

Mazzolari che non ha vissuto la nascita e l’arrivo in Italia delle prime casse rurali, ma che ha assistito al loro sviluppo, nei territori delle Diocesi di Cremona e Mantova. Ha infatti spiegato don Giovanni Telò come, storicamente, dopo l’enciclica di Leone XIII, Rerum novarum, anche senza espliciti riferimenti ad essa, le Diocesi di Cremona e Mantova, guidate dai vescovi Bonomelli e Sarto, che sarebbe poi diventato Papa Pio X, abbiano visto la diffusione delle casse rurali, spesso incardinate nelle parrocchie, soprattutto nei territori dell’alto Mantovano e della bassa Bergamasca. «Nelle parrocchie – ha spiegato Telò – nasce una nuova figura, quella del parroco sociale, che non sta più solo sull’altare, ma che guarda anche alla società». Casse rurali che vedranno poi concretizzarsi il loro declino con l’avvento del fascismo, che arrivò ad ostacolarne l’operato anche attraverso veri e propri attentati.

LA RELAZIONE DI DON GIOVANNI TELÓ

 

Infine la relazione di Matteo Truffelli, un parallelismo tra le opere di Mazzolari e la vita contemporanea, un parallelismo tra gli insegnamenti di Mazzolari e i pensieri di Papa Francesco: «Don Primo fu essenzialmente un provocatore, ma nel senso educativo del termine. Amava far prendere conoscenza della situazione, spingeva i suoi interlocutori a mettersi in gioco, a confrontarsi con la realtà». Il relatore ha però invitato a non estrapolare la vita del sacerdote dal suo contesto, a farla riflettere sul presente con cautela. «È però innegabile – ha proseguito Truffelli – che le parole di Mazzolari continuano a parlare alla Chiesa e alla società: continuano a pro-vocare». «Anche al giorno d’oggi – ha concluso – economia e politica sono sopraffatte da diversità e ingiustizie». «La mia convinzione è che tanto la politica quanto l’economia e la cultura assumono valore se funzionali a difendere i più deboli e non a incrementare la potenza dei più forti». Sulla scia delle più che mai attuali parole di Papa Francesco: «Solo un’economia giusta non porta al conflitto e alla distruzione».

LA RELAZIONE DI MATTEO TRUFFELLI

A chiudere il convegno ha preso di nuovo la parola Paola Bignardi, che ci ha tenuto a ringraziare tutti i presenti, dando appuntamento al secondo incontro che avrà luogo a Crema nel mese di ottobre.




Dalla Tavola della Pace di Cremona un appello al disarmo

In occasione della Giornata internazionale della Pace, che si celebra mercoledì 21 settembre, la Tavola della Pace di Cremona pubblica un appello a tutti i cittadini, soprattutto ai giovani, ad associazioni, forze sociali e politiche, di fronte a una guerra che in Ucraina sembra non finire mai e che continua a distruggere ed uccidere. Un appello che si riflette anche sulle imminenti elezioni politiche del 25 settembre, con l’auspicio che tutte le forze politiche “in campo” possano condividere l’ideale comune di pace in un periodo così preoccupante.

Si legge nell’appello:

“Si guardi finalmente in faccia la tragica realtà: i finanziamenti alla guerra non fanno che alimentare la guerra. Se continua così, fra qualche mese avremo solo più macerie e più morti: una crisi di sistema di enorme gravità che investe economie, società, livelli di vita e di occupazione, relazioni internazionali.
La risposta non è certo darla vinta all’invasore, la Russia di Putin. Ma nemmeno quella di puntare tutto sulla distruzione del nemico, con il rischio di portarci tutti ad un passo da una guerra più grande e di dimensioni mondiali.
L’Italia, l’Europa, il Pianeta sono dentro una crisi di sistema globale che attraversa tutti i continenti e che governi e poteri economici non sembrano riconoscere, forse perché più attenti ai gruppi di interessi che ne traggono vantaggio, e che decidono chi potrà stare al sicuro e chi no. Così tornano a crescere povertà, discriminazioni, disuguaglianze; e la miseria, dovremmo sapere, è nemica della pace.
Siamo preoccupati per l’Italia, per il presente e per l’immediato futuro. Il movimento per la pace è autonomo ed indipendente. Non fiancheggiamo alcun partito. Vogliamo dialogare con tutti nel rispetto dei reciproci ruoli. Guardiamo al mondo, della politica, e soprattutto delle Istituzioni, come luogo alto che deve fare sintesi delle diverse proposte che, nel nostro caso, elaboriamo grazie alle competenze della Rete nazionale Pace e Disarmo, nella quale ci riconosciamo.
La scadenza elettorale del 25 settembre dovrebbe far emergere tra i partiti e i candidati idee e impegni su temi cruciali come la pace, il disarmo, la difesa dei diritti umani, le relazioni
internazionali. Temi che hanno visto pronunciarsi con chiarezza grandi personalità come Papa Francesco e testimoni laici come Gino Strada e Carlin Petrini. Purtroppo su questi temi la quasi
unanimità degli schieramenti politici, a differenza dalla popolazione italiana che auspica la pace e desidera rafforzare le opportunità per raggiungerla, sembra ritenere possa esistere una sola politica: la militarizzazione della sicurezza e il ritorno alla logica dei blocchi politico-militari contrapposti con la fedeltà assoluta alla Nato. La pace invece si raggiunge con una visione politica e un’azione diplomatica più coraggiosa e lungimirante, con la richiesta che le istituzioni internazionali riprendano in mano il ruolo di pacificazione delle controversie internazionali. Quanto c’è di tutto questo nel dibattito politico/elettorale in corso?”

«Oggi più che mai – scrivono dalla realtà cremonese della Tavola della Pace – sosteniamo che una politica di pace, disarmo, nonviolenza sia necessaria alla nostra società per le fondamentali connessioni con ambiente, lavoro, diritti civili e sociali». Sono sette, infatti, i punti cardine presenti nel documento recentemente pubblicato, veri e propri bisogni urgenti in funzione dei quali agire. Innanzitutto la necessità di riformare e rafforzare l’Onu, la necessità di un’Europa unita, della formulazione di una nuova politica estera e di una nuova politica di disarmo, la necessità di una difesa non armata e non violenta e, ultime ma non per importanza, la necessità di promuovere una cultura di pace e la necessità di un Servizio civile universale come programma costruttivo per la pace, uno strumento di coinvolgimento e, al contempo, di sensibilizzazione di ragazze e ragazzi, donne e uomini del domani.

Aderiscono alla Tavola della Pace di Cremona: Acli Provinciali, Amici di Emmaus, Amnesty International gruppo 288, Anpi provinciale, Arci Cremona, Arci Bassa, Arcygay “La Rocca” Cremona, Associazione latinoamericana, Associazione 25 Aprile, Auser provinciale, Banca del Tempo, Caritas diocesana, Cgil, Cisl, Comitato casalasco per la Pace, Donne senza Frontiere, Forum per la pace e il diritto dei popoli “Don Primo Mazzolari”, Forum provinciale del Terzo Settore, Gruppo Articolo 32, Immigrati cittadini, Lega di Cultura di Piadena, Legambiente circolo “Vedo Verde” Cremona, Libera associazioni, nomi e numeri contro le mafie – coordinamento provinciale, Movimento federalista europeo, Movimento adulti scout cattolici italiani, Non solo noi, Pax Christi, Rete Donne lab, Uisp Cremona.

 

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