Dal Papa nel ricordo di don Giussani, anche 250 cremonesi sabato in udienza in Piazza San Pietro

Si celebra sabato 15 ottobre il centenario della nascita di mons. Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione. Per l’occasione, è stato organizzato un pellegrinaggio, in cui i membri di CL provenienti da tutto il mondo si riuniranno in Piazza San Pietro, proprio la mattina del 15 ottobre, per l’udienza concessa da Papa Francesco. Un’occasione per ricordare, rivivere e contemplare la memoria e le opere del fondatore. Numerosa la partecipazione anche dalla diocesi di Cremona, dalla quale, già dal pomeriggio di venerdì 14 ottobre, partiranno, in maniera autonoma o attraverso l’organizzazione di piccole comitive, circa duecentocinquanta persone.

«L’udienza sarà un passaggio fondamentale del cammino che stiamo compiendo – spiega Davide Prosperi, presidente della fraternità, nella lettera in vista dell’incontro con il Santo Padre –. Con il pellegrinaggio alla casa di Pietro vogliamo affermare ancora una volta la nostra affezionata sequela al Papa e in essa il nostro appassionato amore a Cristo e alla Chiesa».

L’apertura della piazza è prevista per le 8 di sabato 15 ottobre; alle 10 un momento di preparazione attraverso la recita delle Lodi; alle 11.30, infine, la tanto attesa udienza con Papa Francesco.

Al termine dell’udienza alcuni cremonesi faranno subito rientro a Cremona, mentre altri rimarranno ancora nella Capitale. Ne è un esempio la realtà di Gioventù studentesca di Cremona che ha organizzato, con la partecipazione di oltre cinquanta ragazzi, una “versione estesa” del pellegrinaggio, con la partenza prevista per il pomeriggio di venerdì 14 ottobre e il ritorno domenica 16. Un’opportunità per gli adolescenti, dopo l’incontro con il Papa, di vivere le bellezze della Città eterna prima di fare ritorno alle proprie case.

«A Papa Francesco affidiamo, come figli, il desiderio che dal profondo ci anima di offrire – prosegue Prosperi –, attraverso la concretezza della nostra esistenza, il nostro contributo di fede e di costruzione del bene comune a vantaggio di tutti i nostri fratelli uomini, continuando a mendicare, anzitutto per noi stessi, Colui che solo può compiere la sete del cuore dell’uomo: Gesù di Nazareth». E, con una citazione al fondatore del movimento, conclude: «È questo che don Giussani ci ha insegnato e testimoniato con la sua vita: “Nel grande alveo della Chiesa e nella fedeltà al Magistero e alla Tradizione, abbiamo sempre voluto portare la gente a scoprire, o a vedere in modo più facile, come Cristo è presenza”. Noi “esistiamo solo per questo”».




Scout Cassano d’Adda, 100 anni di storia e una strada verso il futuro

I palloncini bianchi e blu iniziano a scorgersi sul ponte di Cassano d’Adda. Un manifesto identifica il luogo della festa: cento anni di scoutismo per il gruppo Agesci Cassano d’Adda 1 si celebrano lì, dove tutto ha preso vita nel 1923: alla base La Colonia. Uniforme e fazzolettone indosso, i primi scout arrivano puntuali, subito dopo la Messa. Gli stand dei vari gruppi sono stati allestiti in mattinata. Bambini, giovani, adulti, scout di ieri, di oggi e di domani, sono pronti insieme a rinnovare la promessa. In cerchio, subito dopo alcuni momenti di gioco e l’alzabandiera. “Un rituale – hanno detto i capi scout – che abbiamo vissuto tante volte, ma che oggi assume un valore particolare. È bello ritrovarsi qui dopo tanto tempo, con le emozioni che lo scoutismo ci ha donato, per rinnovare quello spirito di servizio che appartiene ed apparterrà sempre a ciascuno di noi”.

Tanti gli ospiti accorsi per l’iniziativa che, domenica 16 ottobre, ha ufficialmente aperto le celebrazioni per il centenario. Dal sindaco di Cassano d’Adda Fabio Colombo, al parroco don Vittore Bariselli allo scout veterano Giorgio Varisco, in forze dal 1958 fino agli adulti del Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani). Colombo ha ricordato la sua permanenza all’interno del gruppo. «Porto con me l’essere scout in ogni giornata. Ogni giorno sono pronto per servire, forse per quello ho scelto di assumere un impegno civico. Perché, come dice il fondatore Baden Powell, è opportuno provare a migliorare un posto, rispetto a come lo abbiamo trovato. Voglio crederci, voglio provare nel mio piccolo a rendere il mondo e questo paese migliore».

Anche il vescovo Antonio Napolioni ha partecipato alle celebrazioni nel primo pomeriggio con il suo fazzolettone al collo. «È vecchio, è rammendato, ma c’è. Perché la verità è che non si smette mai di essere scout, nemmeno da adulti. Devo dire grazie a questo movimento: da piccolo mi ha insegnato lo spirito dell’avventura e l’arte di crescere, da capo l’importanza del Vangelo e ora da vescovo la pazienza di stare con tutti, non solo con gli scout. Ripartiamo da qui, preghiamo e invochiamo la pace in noi stessi, perché raggiunga anche gli altri. Perché raggiunga il mondo intero».

Subito dopo, il desiderio di divertirsi ha preso il  sopravvento tra quiz, giochi in mezzo al verde, tornei e tanti sorrisi. Gli stand raccontano un modo di essere tra gli zaini pronti per la route e i valori che accompagnano il gruppo.

«Quest’anno – ci ha detto il capo scout Stefano Amati – è sì un’occasione per fare un bilancio, ma è soprattutto un volano per guardare oltre, per andare oltre, con i valori di ieri e di oggi sottobraccio. Daremo vita a iniziative in sinergia con l’Amministrazione comunale, creeremo una carta dei valori condivisa da tutte le Istituzioni che a vario titolo si occupano di educazione e poi coinvolgeremo la nostra comunità nei tipici momenti del vivere scout: il torneo di roverino o la palla scout».

Le celebrazioni si chiuderanno a giugno del prossimo anno con una gita in perfetto stile scout: «Dormiremo in tenda tutti insieme – conclude Amati – e faremo festa ancora una volta per camminare dritti verso il futuro insieme e più consapevoli. Intanto, tanti auguri gruppo scout Cassano d’Adda 1».

 

Scout Cassano d’Adda 1: 100 anni di storia e un futuro da vivere




Scout Cassano d’Adda 1: 100 anni di storia e un futuro da vivere

Cento anni di storia, mani strette, sguardi incrociati, strade condivise. È quasi tutto pronto a Cassano d’Adda per la festa di domenica 16 ottobre, organizzata per il centenario del gruppo scout Cassano d’Adda 1. Fondato nel 1923, il gruppo apre così un anno di festeggiamenti, che si concluderà nel prossimo mese di giugno 2023.

«Un modo per incontrarci ancora con chi ha fatto parte del gruppo o semplicemente ha condiviso un tratto del percorso. Un modo per ricordare chi siamo stati, cosa abbiamo fatto. Per guardare a chi siamo e decidere cosa saremo». Un suggerimento giunge forte e chiaro da quell’uniforme che i “capi” Stefano Amati ed Elisa Leoni indossano anche durante una riunione su una piattaforma online. È sinonimo di fatica, ma soprattutto di sorrisi, di amicizie, di attimi condivisi che «da sempre donano benessere. Quando vivi un’esperienza che ti fa stare bene non puoi tenerla per te. Devi raccontarla agli altri. Lo scoutismo è contagioso». Lo è da un secolo. «Resiste, perché resistono i valori, che hanno portato i fondatori a credere nella forza di un gruppo che, anche zoppicando, continua a camminare».

Attenti, sognatori, possibilisti, ottimisti, competenti. «Gli scout si riconoscono». Non solo dall’uniforme, dal fazzolettone o dalle foto che raccontano la storia di un gruppo. «Si distinguono nell’attenzione al prossimo, nella propensione al servizio. Dopo 100 anni insegniamo ancora ai giovani a essere cittadini del mondo. Perché è vero, il tempo corre, il mondo cambia, i giovani sono diversi  e lo scoutismo si adatta, ma non perde di vista i suoi baluardi. Non può farlo. Essere cittadini del mondo significa essere attenti al proprio contesto di appartenenza, dandosi da fare nelle attività sociali, nell’impegno politico, nell’attenzione all’ambiente. Cerchiamo di esserlo con la fede salda nel cuore e l’esempio di Gesù come strada maestra».

Lo scoutismo educa «non impone. Viviamo una dimensione di gruppo, ma prestiamo attenzione alla singola persona, affinché viva un percorso individuale di crescita e giunga ad una scelta libera e consapevole». In parole povere «lo scoutismo – chiarisce Elisa – è per tutti, ma non tutti sono per lo scoutismo».

L’associazione resta, però, una porta sempre aperta. Casa di relazioni, sinonimo di comunità. «Imponendoci distanza, il Covid ci ha interrogato. Ci siamo chiesti più volte se fare riunioni dietro a uno schermo fosse scoutismo. La risposta che a Cassano ci siamo dati è sì. Perché gli strumenti cambiano: la vera sfida per il futuro sarà immaginare lo scoutismo vero anche con l’utilizzo dei social network, è lì dove stanno i più giovani».

Anche la festa di domenica 16 ottobre, che vedrà la partecipazione anche del vescovo Antonio Napolioni, è stata organizzata con modalità innovative: «Abbiamo trovato nuovi modi di fare rete. E continueremo a cambiare. Perché non c’è buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento».

L’appuntamento per domenica è fissato: alle ore 10 si terrà la Messa nella parrocchia di San Zeno, alle 11.30 l’accoglienza presso la base scout La Colonia. Alle 12 la cerimonia d’apertura con i saluti istituzionali e l’alzabandiera. Poi il pranzo e i giochi e, infine, i saluti.

«Questo è solo il primo di un anno di appuntamenti. L’obiettivo che ci siamo posti per il domani è quello di diventare sempre più presidio per il nostro paese, creando sempre nuove sinergie». Perché verso il futuro si corre solo insieme.




Francesco a CL: «Abbiate a cuore il dono prezioso del vostro carisma, perché esso può far rifiorire ancora molte vite»

C’erano anche oltre 250 cremonesi tra coloro che, nella mattinata di sabato 15 ottobre, hanno gremito Piazza San Pietro per l’udienza di Papa Francesco in occasione del centenario della nascita fondatore della fraternità di Comunione e Liberazione, mons. Luigi Giussani (Desio, 15 ottobre 1922 – Milano, 22 febbraio 2005). Una Piazza animata, prima dell’arrivo del Santo Padre, da preghiere e canti, in italiano, latino, inglese e spagnolo.

Dopo l’introduzione e i saluti al Santo Padre del presidente della Fraternità, Davide Prosperi, sono arrivate due testimonianze, «un segno della vitalità che don Giussani ha generato con il suo sì a Cristo». Prima una donna africana, un’infermiera che lavora con i malati di Aids nella baraccopoli di Kampala, in Uganda, che ha trovato nella figura di Giussani e nella fraternità di CL una via di inserimento nella vita cristiana. «Voglio ringraziare “don Gius” – ha detto – per avermi resa degna dell’abbraccio di Cristo».

La seconda testimonianza è stata quella di una ragazza di origine marocchina che, con la voce rotta dall’emozione, ha raccontato dell’abbandono del padre, quando aveva sette anni, un addio, uno scompenso, riempito da Dio, dalla fraternità e da don Giussani: «Il suo carisma mi sta accompagnando nel cammino della vita. Anche se non l’ho mai incontrato di persona, è stato strumento di Dio nella mia vita, perché mi sta permettendo di fiorire».

Dopo le testimonianze ha preso la parola il Pontefice, che ha riconosciuto e apprezzato CL come movimento tuttora capace di coinvolgere, radunare e mobilitare, e che ha ricordato Giussani come uomo di carisma, uomo di educazione e uomo Figlio della Chiesa: «È stato un sacerdote che ha amato tanto la Chiesa. Anche in tempi di smarrimento e di forte contestazione delle istituzioni, ha sempre mantenuto con fermezza la sua fedeltà alla Chiesa, per la quale nutriva un grande affetto». «La vita delle fraternità è sempre più difficile quando il fondatore non è più fisicamente presente», ha spiegato Papa Francesco ringraziando poi padre Jullián Carrón per il suo servizio alla guida del movimento. «Tuttavia non sono mancati i problemi di visione in un movimento in cui la Chiesa, e io stesso, spera di più, molto di più!» Da qui l’appello del Pontefice: «Sicuramente Giussani sta pregando per l’unità del movimento». «Per favore, non sprecate il tempo in chiacchiere, diffidenze e contrapposizioni».

Movimento, quello di Comunione e Liberazione, che da decenni ormai custodisce e incarna il carisma che fu di don Luigi Giussani, un carisma che, come confermato anche dal Papa, deve necessariamente “vivere da protagonista” all’interno di fraternità, movimenti e istituzioni, in equilibrio con l’autorità: «Un carisma va istituzionalizzato e un’istituzione deve mantenere una dimensione carismatica». E allora ecco il grande monito di Papa Francesco alla fraternità: «Abbiate a cuore il dono prezioso del vostro carisma, perché esso può far rifiorire ancora molte vite».

Dopo l’udienza, che si è conclusa con una richiesta di aiuto di Papa Francesco alla fraternità a diffondere la «profezia della pace», affinché Dio accompagni i poveri, gli abbandonati e i vulnerabili, è arrivata la benedizione finale, impartita dal Santo Padre.

«Sono venuto via da Roma contento – ha detto don Marco Genzini, assistente ecclesiastico di Comunione e Liberazione della Diocesi di Cremona –. Ho visto un popolo bello e festoso, che ha cantato e pregato, e un Pastore che ha chiesto la sequela alla Chiesa ma che ha riconosciuto la bellezza del cammino che stiamo facendo. Come don Giussani è rimasto affascinato da Cristo e dalla Chiesa, anche noi dobbiamo continuare ad affascinarci e affascinare».

Al termine dell’udienza alcuni cremonesi hanno fatto rientro a Cremona, mentre altri sono rimasti ancora nella Capitale. Come il gruppo di Gioventù studentesca che ha organizzato, con la partecipazione di oltre cinquanta ragazzi, una “versione estesa” del pellegrinaggio, con la partenza prevista per il pomeriggio di venerdì 14 ottobre e il ritorno domenica 16. Un’opportunità per gli adolescenti, dopo l’incontro con il Papa, di vivere le bellezze della Città eterna prima di fare ritorno alle proprie case.

 

Il video integrale dell’udienza




Centro nazionale autismo, il Vescovo benedice la prima pietra

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Un obiettivo clinico, e non solo, quello che si è posto la Fondazione Sospiro con la costruzione del Centro nazionale autismo. Medicina, psicologia ed educazione alla base di un progetto, presentato nella mattinata di venerdì 14 ottobre, a Sospiro, alla presenza delle autorità del territorio. A suggellare la mattina la benedizione, da parte del vescovo Napolioni, della prima pietra del Centro nel momento ufficiale presso il cantiere già operativo.

In una gremita sala di Villa Cattaneo l’ambizioso progetto, unico in Italia e in Europa, è stato presentato alle autorità. Il presidente della Fondazione, Giovanni Scotti, ha introdotto l’evento ricordando i numeri e la storia di Fondazione Sospiro, lasciando poi la parola al professor Serafino Corti, progettista clinico dell’istituto, e all’architetto Andrea Davide Nolli, progettista del futuro edificio.

«Nelle persone affette dallo spettro dell’autismo, esistono problematiche ulteriori all’autismo, legate all’interazione sociale o addirittura a condizioni psicopatologiche che non riescono nemmeno a comunicare – ha spiegato Serafino Corti, direttore del Dipartimento delle disabilità della Fondazione –. L’Italia, in questo, è un buco nero. Non abbiamo un centro dedicato capace di rispondere alle persone che oltre all’autismo hanno problemi comportamentali così gravi». Da qui la necessità di “muoversi”, di ideare qualcosa che per ora esiste solo negli Stati Uniti. «Serviva qualcosa di diverso – ha continuato Corti –. E per questo abbiamo iniziato a lavorare 17 anni fa, per trovare una luce più forte che uscisse da quel buco nero, un centro per l’inquadramento diagnostico dei comportamenti problematici e psicopatologie». Ha poi proseguito: «Non riusciamo a curare l’autismo, ma possiamo risolvere i comportamenti problematici ad esso legati».

Ma l’obiettivo non è solo clinico. Esiste una progettualità dedicata al reinserimento familiare degli individui, basata quindi su una residenzialità temporanea presso la struttura e alla diffusione di questa soluzione in tutto il territorio italiano, un modello caratterizzato da trattamenti innovativi e basato su approcci di tipo clinico, ma anche psicologico ed educativo. Ha così concluso Corti: «Non vogliamo diventare un centro monolitico in cui le cose si fanno qua e basta, ma che insegni ai ragazzi a tornare a casa loro». «Non c’è progresso senza utopia», diceva l’epistemologo Bertrand Russell. Serafino Corti ha aggiunto: «L’utopia non basta, ci vuole anche passione».

A seguire, l’intervento dell’architetto Andrea Davide Nolli, che ha presentato, anche attraverso un video, il progetto architettonico della realizzazione dell’edificio, illustrandone anche le particolari novità, quali un innovativo sistema di controllo dei pazienti, reso possibile da sensori di movimento che automaticamente andranno a inserire tutti i dati comportamentali in uno specifico database.

Ha quindi fatto seguito, in viale Lampugnani, nei pressi del cantiere dell’edificio, il momento ufficiale aperto dal presidente Giovanni Scotti che, commosso, ha ricordato come la realizzazione di questo centro rispetti la volontà del suo defunto predecessore: «Sarà una realtà di altissima eccellenza, unica nel nostro Paese, una sfida per la nostra realtà che ha fortemente voluto questo centro e lavorato per questo risultato negli ultimi anni con abnegazione».

Dopo di lui, moderati dal direttore generale Fabio Bertusi, gli interventi del prefetto di Cremona, Corrado Conforti Galli, l’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia, Alessandra Locatelli, il presidente della Provincia di Cremona, Paolo Mirko Signoroni e il sindaco di Sospiro, Fausto Ghisolfi, oltre a Cesare Macconi, in rappresentanza della Fondazione Cariplo, e Giuseppe Arconti, presidente della Fondazione Giorgio Conti.

Al termine degli interventi la firma, da parte delle autorità, sulla pergamena, dipinta da mons. Pietro Bonometti, che è stata posta all’interno della prima pietra del Centro nazionale autismo.




MCL, da Caravaggio l’avvio della nuova annata, caratterizzata dal Giubileo dell’associazione

Con la celebrazione eucaristica in programma venerdì 21 ottobre alle 18.30 al Santuario di Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, prenderà ufficialmente avvio la nuova annata associativa del MCL (Movimento cristiano lavoratori) che sul territorio di Cremona, Crema e Lodi ha già ripreso a pieno ritmo, dopo la pausa estiva, l’impegno in tutti i campi di azione (formazione, servizi alla persona, circoli). Attività che caratterizzano la presenza e l’azione del Movimento nei vari ambiti in cui è presente dentro la vita dei territori e delle comunità di riferimento.

Sarà il modo per prepararsi a vivere l’anno del giubileo del Mcl: era infatti l’8 dicembre 1972 quando, dal balcone di Piazza San Pietro, in Vaticano, Papa Paolo VI benedisse la nascita del Movimento Cristiano Lavoratori. Molto tempo è passato da allora, tante le generazioni e le persone che si sono succedute nell’impegno verso il MCL del territorio ad ogni grado e livello di responsabilità.

«Alcune di esse non sono più tra noi – afferma il presidente territoriale Michele Fusari – e le vogliamo ricordare tutte insieme ovviamente a chi c’è stato, c’è e continuerà ad esserci in ogni luogo e in ogni dove a servizio del nostro caro e amato Movimento che, oggettivamente, è molto cresciuto in radicalità di azione nelle tre diocesi di riferimento di Crema – Cremona – Lodi, abbracciando di conseguenza sempre più comunità e più persone che hanno imparato a conoscere e apprezzare il nostro modo di fare».

Dopo la Messa presieduta dall’assistente ecclesiastico centrale don Angelo Frassi e concelebrata dagli assistenti dei circoli e delle comunità che il MCL serve sul territorio, gli aderenti avranno modo di vivere insieme un momento conviviale che sarà occasione per guardare agli appuntamenti dei prossimi mesi.




Clima e finanza, il 19 ottobre incontro con Andre Barolini

“La vita sulla terra è minacciata, serve responsabilità”. È il monito del Papa sul clima che, parlando alla Università Lateranense, si è detto preoccupato per i cambiamenti climatici che, oltre a danneggiare gli ecosistemi, rischiano di mettere in pericolo la stessa vita terrena. Da questa consapevolezza nasce l’iniziativa che mercoledì 19 ottobre, alle 17.30 al Centro pastorale diocesano di Cremona, porterà Andrea Barolini, direttore della rivista Valori (testata online promossa da Banca Etica), a sviluppare il tema “Clima e finanza. La tua banca finanzia le energie fossili?”.

«La responsabilità a cui il Papa ci richiama – spiegano i promotori dell’evento – è dovere di ciascuno di noi ed è compito prioritario delle Istituzioni che dovrebbero promuovere la conversione ecologica invocata dalla Laudato si’. La politica e la finanza hanno certamente un ruolo fondamentale nella lotta contro il cambiamento climatico, ma anche le nostre scelte quotidiane, dal basso, possono fare la differenza».

«I cambiamenti climatici dovuti a cause antropiche sono orami di dominio comune – ricordano ancora gli organizzatori –. Il ripetersi di eventi climatici estremi, anche nel nostro Paese, esigono una determinazione politica unita allo stanziamento di adeguati flussi finanziari per implementare le decisioni uscite dalle varie conferenze Onu sul clima, volte a ridurre il riscaldamento globale. Sappiamo che resta poco tempo per invertire la rotta e  che è necessario agire subito. È pertanto giusto chiedersi se i governi e, nello specifico, gli istituti finanziari e bancari stanno investendo in una vera transizione ecologica, se si limitano al greenwashing, o se continuano a finanziare le fonti fossili. E noi come cittadini clienti di banche, chiediamo trasparenza e uso etico dei nostri soldi, che vorremmo fossero utilizzati per salvare il clima e l’ambiente, e non per scopi opposti».

All’iniziativa, promossa da Stati generali clima-ambiente-salute, Bancaetica di Cremona e Fondazione Finanzaetica, aderiscono anche altri gruppi e associazioni del territorio.




Il ripudio della guerra da don Primo Mazzolari a Papa Francesco: a Bozzolo serata con il prof. Anselmo Palini

“La guerra giusta non esiste: il ripudio della guerra da don Primo Mazzolari a Papa Francesco” è il titolo della conferenza che il prof. Anselmo Palini terrà nella sala civica di Bozzolo (in Piazza Europa 19) martedì 11 ottobre alle 21, su invito della Tavola della Pace e delle associazioni Comunità Laudato si’ Oglio Po e Cremona, in collaborazione con la Fondazione don Primo Mazzolari e con il patrocinio del Comune di Bozzolo.

All’iniziativa aderiscono la associazioni Comunità Laudato si’ di Mantova, Pax Christi di Cremona, Noi ambiente salute di Viadana, il Forum Salviamo il Paesaggio della provincia di Cremona, ArciBassa di Gussola e Circoli Casalaschi delle Acli.

Nonostante la diffusa convinzione che, dopo il conflitto nei Balcani, la guerra non sarebbe mai più apparsa in Europa, con il suo corredo di assurde atrocità e barbare regressioni a comportamenti inumani, l’aggressione dell’Ucraina ha di nuovo reso attuale uno scenario drammatico che scuote le basi etiche della civile convivenza e soprattutto dei valori su cui si è fondato il diritto internazionale dalla fine della seconda guerra mondiale e sui quali è nata l’Unione Europea, allo scopo di scongiurare il ripetersi delle immani sciagure già subite.

Da qui la convinzione delle associazioni promotrici dell’evento della necessità di fare chiarezza e confrontarsi con le profonde riflessioni di chi, come don Primo Mazzolari, avendo vissuto in prima persona ben due conflitti mondiali, ha elaborato un pensiero chiaro e inequivocabile sulla guerra, tuttora valido e ancor più attuale, alla luce non soltanto delle considerazioni etiche di tipo religioso, ma anche dell’immenso potenziale distruttivo sviluppato nel frattempo da tecnologie belliche sempre più sofisticate, “scienza esatta persuasa allo sterminio”, al punto da poter completamente annullare la vita sulla terra. Già in epoca romana c’è chi ha dovuto constatare con amarezza “hanno fatto il deserto e lo chiamano pace”.

«Da sempre però l’umanità – spiegano gli organizzatori – ha dovuto duellare con la propria coscienza, cercando giustificazioni a ciò che la stessa natura umana aborriva come follia pura (Papa Giovanni l’ha definita “aliena alla ragione”), perciò è nata la teoria della “guerra giusta” con la quale si sono cimentati in tutte le epoche teologi, filosofi del diritto e di scienze politiche. Ecco l’urgenza di una serata come questa: approfondire le origini, le ragioni e l’evoluzione di questa definizione nel tempo e comprendere, attraverso il pensiero di don Primo Mazzolari e di Papa Francesco quali soluzioni in realtà siano già oggi disponibili e praticabili concretamente per disinnescare le controversie in modo nonviolento e costruttivo, creando le basi per una convivenza pacifica più duratura e facendo uscire definitivamente la guerra dalla storia, debellandola come una malattia perniciosa, altrimenti sarà la guerra a cancellare dalla storia l’umanità».




AC Giovani, “Necessità di virtù”: dalla parola all’esperienza

Sono stati cinquanta i giovani tra i 19 e i 30 anni della diocesi di Cremona che hanno partecipato al campo dell’AC a Sonico, nel Bresciano, nel fine settimana dal 30 settembre al 2 ottobre. Accompagnati dall’assistente diocesano giovani don Michele Martinelli, hanno riflettuto sulle Virtù teologali.

Le riflessioni sono partite da alcune domande: Fede, Speranza, Carità sono solo parole? Sono troppo “alte”, complesse o lontane per un giovane di oggi? La risposta alla domanda iniziale è stata: no. Le virtù sono ciò a cui tutti – giovani o adulti – dovrebbero tendere. Sono il motore della vita. Non si è trattato di una riflessione superficiale, ma un calarsi dentro il significato più vero di queste parole, un tempo per interrogarsi e crescere. Durante i tre giorni sono intervenuti alcuni testimoni che hanno affrontato le diverse virtù declinandole nelle proprie esperienze di vita.

La Fede è un dono del quale avere cura, la Speranza è uno “stile di vita” da allenare, la Carità è ciò che dà senso alla vita. Certo, a parole tutto è semplice, ma nella realtà… è davvero possibile viverle pienamente? Le persone incontrate sono risultati esempi viventi che Fede, Speranza, Carità sono strumenti concreti che permettono di realizzare qualcosa di buono, sono salvagenti che tengono a galla nelle tempeste che si attraversano, sono luce che indica la strada. I giovani di AC hanno conosciuto Andrè e Daniele che, grazie a Fortunato e alla sua casa-famiglia (perché a lui non piace chiamarla comunità), combattono la tossicodipendenza. E poi hanno ascoltato la storia di Valerio, innamoratissimo papà adottivo. Non supereroi, ma persone reali; esperienze vere, faticose, dolorose, ma allo stesso tempo generatrici di amore e bellezza.

I giovani presenti hanno passato del tempo insieme nel quale hanno condiviso momenti di gioia, di canto,  di gioco, di ascolto e di preghiera. Ognuno con il proprio bagaglio di esperienze, il proprio carattere e personalità, ma accomunati dal desiderio – a volte velato, a volte dirompente – di vivere in modo autentico e pieno la propria vocazione e la propria giovinezza.




Conclusione del Tempo del Creato, due iniziative nel Mantovano con le associazioni del territorio

Doppio appuntamento, a conclusione del Tempo del Creato, con gli eventi promossi dall’associazione Comunità Laudato si’ Oglio Po, Slow Food (condotte di Mantova ed Oglio Po) e Tavola della Pace, con la collaborazione del Distretto Bio Casalasco Viadanese, Noi Ambiente Salute e la cooperativa di commercio equo e solidale Nonsolonoi.

Teatro del primo evento sarà l’ecomuseo “Terre d’Acqua” di San Matteo delle Chiaviche presso il quale si svolgerà domenica 2 ottobre, a partire dalle 17, il 7° evento della rassegna “Il Pianeta Divorato” promosso da Slow Food, con la visita preliminare all’impianto idrovoro. Dalle ore 18.30 nel salone dell’ecomuseo dialogo a quattro tra Maria Grazia Mammuccini (presidente Federbio), Barbara Nappini (presidente nazionale Slow Food), una rappresentante della Comunità Laudato si’ Oglio Po e una rappresentante di Fridays for Future (Erica Innisi). Al centro dell’incontro il tema “L’agricoltura dopo i tragici eventi che ci stanno portando a sfiorare la Terza guerra mondiale”. Il dialogo verterà sui vari aspetti dello scenario che stravolge l’agricoltura, sia a seguito dei cambiamenti climatici sempre più incombenti che del conflitto in corso, con le conseguenze sulla produzione del cibo, sul problema dell’acqua (in termini di quantità e qualità) e sulle dinamiche di produzione dell’energia tramite tecnologie che investono il settore primario. Le relatrici saranno a disposizione per le domande del pubblico e per analizzare, ciascuna sulla base della propria specializzazione ed esperienza, le implicazioni e le ricadute sulla vita quotidiana dei cittadini di tutti questi elementi, cercando soluzioni e confrontando proposte. Alle ore 20, per chi volesse, è possibile cenare nei locali della sala macchine dell’antica centrale termoelettrica con il menu Slow Food predisposto per l’occasione: prenotazioni e informazioni al 349–1296429 (Luigi).

Martedì 4 ottobre, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi che segna il termine del Tempo del Creato, sarà il presidente di Altromercato, Alessandro Franceschini, autore del libro “Consumi o scegli? Il potere della sostenibilità per cambiare l’economia” a condurre l’incontro sul ruolo che i cittadini possono rivestire nel decidere se essere solo “consumatori” o “consumAttori”, nel senso di voler acquisire maggiore consapevolezza sui retroscena del commercio globale, per contribuire a dirigere le sorti dell’economia in una direzione più etica, attraverso il “voto” con il portafoglio e l’educazione al “consumo critico”. L’incontro sarà preceduto da un breve momento di preghiera e riflessione sul tema della Giornata del Creato guidato da don Umberto Zanaboni a partire dalle ore 18, presso l’auditorium della Cooperativa Palm P&W a Buzzoletto di Viadana. L’evento si concluderà con un momento conviviale con prodotti del territorio e proposte del commercio equo e solidale.