Il Vescovo alla nuova unità pastorale “don Primo Mazzolari”: «Vi auguro di essere una super parrocchia»

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La visita pastorale alle parrocchie di S. Ambrogio, S. Giuseppe (Cambonino), S. Maria Annunciata (Boschetto) e S. Maria Nascente (Migliaro) a Cremona si è conclusa nella mattina di domenica 16 gennaio con la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni a S. Ambrogio e con l’ufficializzazione della costituzione dell’unità pastorale “Don Primo Mazzolari”. La nuova unità sarà guidata da don Paolo Arienti, nominato parroco moderatore, insieme agli altri parroci: don Alberto Martinelli, parroco del Cambonino, e don Maurizio Ghilardi, parroco del Boschetto e del Migliaro. Affiancati da don Giuseppe Salomoni e don Nicolas Diène, sacerdoti che già prestano il loro servizio presso queste comunità.

La costituzione dell’unità pastorale ha segnato il coronamento della visita pastorale del Vescovo, che per alcuni giorni ha incontrato le varie realtà parrocchiali, dopo i rinvii degli scorsi anni dovuti alla pandemia. Un’unità pastorale che nasce dopo molti anni di collaborazione e conoscenza tra le varie comunità, che nel corso del tempo hanno iniziato a condividere alcuni percorsi educativi e iniziative di diversa natura. Anche l’intitolazione a don Primo Mazzolari non è casuale: il sacerdote cremonese di cui è in corso il processo di beatificazione nacque, infatti, il 13 gennaio 1890 a Cremona in una cascina del Boschetto.

Nell’omelia della Messa a conclusione della visita pastorale, mons. Napolioni ha voluto riprendere il Vangelo del giorno: «Dopo anni di pace e progresso ora vi è il timore di un futuro con il segno meno: questo significa che non c’è più speranza, che non c’è più il Signore con noi? Guai se fossimo un Chiesa senza Cristo, perché saremmo una famiglia senza amore – ha quindi proseguito il vescovo di Cremona –. Il segno delle nozze di Cana custodisce una rivelazione: Gesù riempie il vuoto nei nostri cuori trasformando la fragilità umana in risorsa di speranza, perché i poveri e i semplici sanno amare se non si chiudono nella paura e nel risentimento in se stessi».

Quindi il vescovo Napolioni ha riflettuto sulla costituzione della nuova unità pastorale affidandola a Maria e augurandosi che questa «super parrocchia» possa fare grandi cose con una consapevolezza particolare: «Maria è madre in ogni tempo, e credo sia felice di sapere che le nostre parrocchie non hanno paura del futuro perché lo vogliono affrontare insieme. La visita pastorale culmina nella costituzione ufficiale di una specie di super parrocchia, ve lo auguro proprio: una parrocchia di parrocchie, una comunità di comunità, una famiglia di famiglie, in cui tutte le particolarità e le tradizioni hanno diritto di cittadinanza nella misura in cui concorrono all’armonia, come in un’orchestra. Ci mettiamo insieme non per paura, ma per la consapevolezza che c’è da costruire qualcosa di grande, dove la grandezza è interiore, della carità e del senso della vita».

«C’è una storia bella iniziata nelle vostre comunità – ha pertanto continuato mons. Napolioni ripensando agli incontri dei giorni appena trascorsi durante la visita pastorale –. Ho incontrato cristiani motivati e impegnati, ho percepito più il desiderio che il lamento e mi ha fatto piacere constatarlo insieme ai vostri sacerdoti, ricordando anche quelli che vi hanno preceduti e che hanno seminato ciò che oggi noi raccogliamo, custodiamo e portiamo avanti».

In conclusione, non è mancato nelle parole del Vescovo anche il ricordo di don Primo Mazzolari: «È bello che a ispirare questo cammino sia la figura preziosa di don Primo Mazzolari, nato e cresciuto in questa nostra Cremona e poi divenuto punto di riferimento nel tempo, ancora oggi, perché chi cerca il Vangelo vero lo trovi incarnato nelle sfide di ogni tempo: lui lo sapeva fare, tocca a noi saperlo fare ancora oggi».

Una visita pastorale segnata da giorni intensi, ha quindi voluto commentare il parroco moderatore, don Paolo Arienti: «Siamo stati immersi nella vita autenticamente semplice, a volte indaffarata, magari anche un po’ indifferente, sospesa e un poco precaria delle nostre comunità: questa è la verità di quello che siamo. Perché non siamo un territorio disegnato da un cartografo, né un’azienda verificata nei suoi standard di produzione».

Ripercorrendo nelle parole di don Arienti i giorni di visita pastorale si sono ricordate le diverse realtà incontrate dal Vescovo nelle varie comunità: «In questi giorni abbiamo attraversato insieme al vescovo le diverse sfaccettature di questa vita, iniziando dalla cura dei più fragili come avviene nella casa di cura delle Figlie di San Camillo; l’alleanza fra i genitori, i nonni, i figli e i nipoti anche in questo tempo di pandemia visitando con il vescovo alcune famiglie; l’allegra curiosità dei bambini della scuola materna e la briscola degli anziani; il confronto con i più giovani e le loro idee con il desiderio grande di incontrare, benedire e fare crescere; chi tocca la carne sofferente dei più poveri aiutandoli con la carità; chi si fa carico di far risuonare la Parola nella catechesi; il confidente rispetto della comunità francofona e il ritrovarsi attorno alla Parola con gli adulti per condividere con il  nostro Vescovo la sua ricchezza e la sua provocazione».

Giorni di conoscenza e condivisione della nuova comunità dell’unità pastorale culminati nelle Messe presiedute da mons. Napolioni nelle diverse chiese parrocchiali, come ha infine ricordato don Arienti: «L’Eucaristia, dove si fa festa perché si possa tornare a vivere il quotidiano confermati dal Vescovo e rincuorati anche per quello che semplicemente siamo».

 




Il 18 gennaio in Cattedrale la celebrazione per il 750° della morte di san Facio

 

Martedì 18 gennaio ricorre il 750° anniversario della morte di san Facio (18 gennaio 1272). La ricorrenza sarà celebrata in Diocesi con particolare solennità ponendo nuovamente l’attenzione su uno dei più antichi santi di cui la Chiesa cremonese ha custodito la memoria quale concittadino esemplare per la fede e l’impegno nella carità.

Una figura che, proprio in occasione di questo anniversario, il vescovo Antonio Napolioni ha voluto richiamare nella sua ultima Lettera Pastorale – dal titolo “Ospitali e pellegrini. Sulle orme di san Facio” – pubblicata lo scorso dicembre con l’obiettivo di riproporne alcuni messaggi ancora di grande attualità.

 

La Messa in Cattedrale

Il momento celebrativo sarà nel pomeriggio di martedì 18 gennaio (memoria liturgica di san Facio) nella Cattedrale di Cremona con la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni. L’appuntamento è per le 17.55 quando, a introdurre la celebrazione, sarà la lettura di un riassunto della “Vita” medievale, antica biografia del Santo. La liturgia si concluderà quindi in cripta, davanti all’urna del santo.

Alla celebrazione – trasmessa in diretta tv su Cremona1 e in streaming cui canali web diocesani (diocesidicremona.it, canale youtube e pagine facebook) sono invitate in particolare le realtà che si occupano di volontariato e assistenza, a cominciare dai gruppi caritativi delle parrocchie e in riferimento all’ambito sanitario. Da sempre forte, infatti, è stato il legame tra il santo d’origini veronesi vissuto nella Cremona del XIII secolo, e questi due ambiti: carità e cura degli infermi.

Proprio san Facio, infatti, promosse a Cremona la Confraternita dello Spirito Santo. Gli obblighi di questo consorzio – come si legge nei documenti dell’epoca – “erano quelli di riunirsi ogni domenica per raccogliere le elemosine” che poi i “massari”, eletti tra i confratelli, portavano ai poveri che si vergognavano di mendicare.

Non si può dimenticare, inoltre, la presenza a Cremona della chiesa di S. Facio (meglio conosciuta in città come “Foppone”) che per secoli è stata la cappella del vecchio ospedale. L’Ospedale Maggiore di Cremona è stato fondato a metà del 1400 riunendo i beni di “ospitia” parrocchiali e di cinque case di ospitalità rette proprio dalla Confraternita dello Spirito Santo.

Nel contesto del 750° anniversario della morte di san Facio il Vescovo ha disposto che quest’anno in tutta la Diocesi tale ricorrenza sia celebrata come “memoria obbligatoria” e che il 18 gennaio nella città di Cremona siano sospese le messe vespertine nelle parrocchie e sacerdoti e fedeli convergano in Cattedrale.

 

Download materiali utili:

Fratello Facio: il santo della carità, lavoratore e pellegrino

 

La lettera pastorale “Ospiti e pellegrini”

È dedicata a san Facio la quinta lettera pastorale scritta dal vescovo Antonio Napolioni, intitolata “Ospitali e Pellegrini. Sulle orme di san Facio”, pubblicata lo scorso dicembre. In un agile volume, impreziosito dalle illustrazioni della giovane artista cremonese Giulia Cabrini, la lettera pastorale riprende e ripropone la vita del santo. «L’anniversario – scrive nelle prime righe monsignor Napolioni – invita a ricordare uno dei più antichi santi custoditi dalla Chiesa cremonese, cogliendo alcuni messaggi di grande attualità per noi», «non con il rigore dello studioso, ma nella semplicità di una riflessione personale e di un dialogo fraterno, che il vescovo offre a credenti e non, a tutti i fratelli pellegrini nel tempo e nello spazio che ci son dati di attraversare». La lettera pastorale, che affianca alla riflessione brani tratti dall’agiografia del santo, invita dunque le comunità a essere «ospitali e pellegrini, come lui – spiega monsignor Napolioni presentandone l’uscita – ma nel nostro tempo, nel quale rischiamo di rinchiuderci nelle nostre case». Un invito a riscoprire ospitalità, ascolto, accoglienza… anche come Chiesa.

Nei dodici brevi capitoli della sua nuova lettera pastorale il vescovo affronta, lasciandosi guidare dai passi del santo, i passaggi più attuali della contemporaneità, che riguardano la Chiesa e la società intera: la solidarietà concreta, il lavoro, la transizione economica ed ecologica, la preghiera, il protagonismo laicale all’interno della Chiesa, il cammino sinodale.

Il volume, al prezzo di copertina di 1,50 euro, è disponibile presso gli uffici della Curia diocesana, la libreria Paoline di Cremona, il Santuario di Caravaggio e l’editrice diocesana TeleRadio Cremona Cittanova (0372-462122, prenotazioni@teleradiocremona.it).

“Ospitali e pellegrini”. San Facio parla al presente nella Lettera Pastorale del Vescovo Napolioni




Misure anti-Covid per celebrazioni e attività pastorali: senso di responsabilità e attenzione al bene comune

Dopo che nei giorni scorsi la Segreteria generale della CEI ha diffuso una comunicazione in cui si ribadiscono in maniera sintetica le principali attenzioni da osservare per garantire la sicurezza dei fedeli nelle celebrazioni e nelle altre attività pastorali e per contribuire a contenere, e quanto prima superare, la faticosa emergenza pandemica, in attesa di possibili orientamenti condivisi dalla Conferenza episcopale lombarda, il vescovo di Cremona Antonio Napolioni ha inviato una lettera a sacerdoti, diaconi e religiosi della diocesi con l’invito a “essere testimoni di fiducia, senso di responsabilità e attenzione al bene comune, compiendo l’atto di amore è costituito dalla vaccinazione anti covid”. Un invito rivolto anche ai fedeli, in particolare coloro che hanno responsabilità educative e pastorali.

“Non sto a ripetere le tante motivazioni che giustificano questa richiesta – scrive il Vescovo nella sua lettera – e faccio appello al sensus Ecclesiae che per noi cristiani dovrebbe essere un ulteriore fattore di discernimento”.

Tra le priorità evidenziati da monsignor Napolioni quella che “i fedeli partecipanti alle nostre celebrazioni, i quali talvolta segnalano timori e preoccupazioni, siano messi in grado di confidare nella nostra necessaria prudenza nei comportamenti”. Per questo diventa opportuno – sottolinea il Vescovo – “che i presbiteri, per prestare servizio nelle celebrazioni, abbiano sempre cura di trovarsi in una delle tre condizioni previste dalla legge”: vaccinazione, guarigione da non oltre 180 giorni o test negativo da non oltre 48 ore.

“Personalmente vorrei che la Santa Comunione fosse distribuita (e a maggior ragione, portata agli ammalati) – scrive ancora il Vescovo – da ministri vaccinati. Qualora ciò non fosse possibile, si incarichi ad actum una persona idonea, religiosa o laica, dotata di avvenuta vaccinazione”.

Nella lettera si richiama, inoltre, ad avere sempre “la massima cura delle precauzioni igieniche nella preparazione del necessario alla liturgia, tenendo sempre coperte le Specie eucaristiche sull’altare”, ricordando poi che nelle circostanze attuali non è ancora possibile distribuire la Comunione direttamente in bocca.

Nel frattempo l’Osservatorio giuridico regionale ha diffuso alcune precisazioni rispetto alle situazioni concernenti oratori e attività pastorali:

Nella sezione dedicata all’emergenza covid sul nostro portale, dove sono disponibili tutte le normative, i diversi materiali e gli approfondimenti, sono state aggiornate le indicazioni diocesane per il contenimento del contagio da Covid-19 nelle attività parrocchiali. Le novità riguardano in particolare l’obbligo vaccinale introdotto per tutti coloro che abbiano compiuto 50 anni, l’uso delle mascherina FFP2 obbligatorio in alcune condizioni (ad esempio per i trasporti) e quando è necessario il Green Pass Rafforzato. Riguardo all’accesso agli oratori (che per loro natura non sono circoli ricreativi e gli eventuali giochi dei ragazzi con un pallone non sono qualificabili come “pratica sportiva”) non è necessario il Green Pass. La certificazione verde rafforzata è richiesta invece per usare docce e spogliatoi e ai tesserati di associazioni sportive per lo svolgimento delle loro attività; ai partecipanti a eventuali tornei sportivi organizzati anche dalla Parrocchia; a coloro che, gratuitamente o con pagamento di un corrispettivo, ottengono in concessione il campo per praticare uno sport di squadra.

Sintesi delle indicazioni diocesane per le attività parrocchiali (aggiornata al 11 gennaio 2022)

Indicazioni diocesane dettagliate per il contenimento del contagio da Covid-19 nelle attività parrocchiali (aggiornate al 11 gennaio 2022)




Amoris Laetitia, “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”

È stata pubblicata la video testimonianza di Papa Francesco che, insieme ai coniugi Lykesia, di Mbandaka (Congo), propone una riflessione sul capitolo ottavo dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia: “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”.

In particolare, il Santo Padre ricorda che «oggi la fragilità delle famiglie è messa duramente alla prova. Tutti siamo fragili, e separazioni, divorzi, convivenze sono ormai una realtà che riguarda tante famiglie nel mondo. La Chiesa ha il compito di andare incontro a coloro che desiderano rimanere vicini a Dio, per aiutarli a trasformare i fallimenti e le sofferenze in opportunità di cammino verso la pienezza del Vangelo».

Il Papa ricorda che una Pastorale famigliare attenta sa accogliere, ascoltare, accompagnare e discernere non con semplici e banali ricette, ma con uno sguardo che sa comprendere davvero le situazioni. In ogni situazione è importante usare il balsamo della misericordia per lenire le ferite e far sentire la persona accolta, bisogna insegnare a perdonare, a comprendere a sperare. «Il Vangelo stesso ci richiede di non giudicare e di non condannare […] Siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è stata usata misericordia» (cf. AL 308; AL 310).

Ripensando a quanto ascoltato dobbiamo chiederci quale attenzione e capacità di ascolto abbiamo come credenti e come comunità nei confronti delle famiglie in crisi. «La Chiesa deve accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito, ridonando fiducia e speranza, come la luce del faro di un porto o di una fiaccola portata in mezzo alla gente per illuminare coloro che hanno smarrito la rotta o si trovano in mezzo alla tempesta» (AL 291).

Come comunità diocesana è stato avviato da alcuni anni un cammino di ascolto e accompagnamento rivolto alle persone separate, divorziate e in nuova unione, ma come ci ricordano i coniugi Lykesia «è impellente integrare le famiglie in difficoltà affinché ritrovino il dialogo, il perdono reciproco e la gioia dell’amore».

Scarica il sussidio 8

 

Estratto dal sussidio a cura dell’Ufficio famiglia diocesano




Settimana ecumenica, don Celini a “Chiesa di Casa”: «Come i magi, insieme verso Cristo»

In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, la rubrica settimanale Chiesa di Casa ha incontrato don Federico Celini, incaricato diocesano per la Pastorale ecumenica e il dialogo interreligioso. Anzitutto, don Celini, intervistato da Riccardo Mancabelli, ha descritto questa iniziativa internazionale come otto giorni in cui gli uomini e le donne di tutto il mondo, appartenenti a diverse tradizioni e confessioni cristiane, si riuniscono spiritualmente per pregare per una sola Chiesa». Questo dunque, lo spirito dell’iniziativa di preghiera ecumenica cristiana che si celebra ogni anno tra il 18 e il 25 gennaio ed è «preceduta significativamente dalla Giornata per il Dialogo tra Cattolici ed Ebrei, il 17 di Gennaio», dice don Celini.

La proposta affonda le radici già nel Settecento-Ottocento, quando nacquero «momenti di preghiera specifici per questo». Impulso particolare questi momenti di preghiera ecumenica l’hanno avuto nel XXI secolo, «quando si è passati dalla preghiera perché si fosse ricondotti nell’alveo della chiesa di Roma, alla preghiera perché tutti i cristiani si riconoscessero nell’ultima fede in Cristo». L’incaricato diocesano ha poi citato un intervento dell’abate Couturier per il dialogo ecumenico: “Dio vorrà, con i mezzi che egli vorrà, che non si preghi per la conversione ad una chiesa, ma per la conversione a Cristo”.

Come ogni anno nell’ambito della Settimana ecumenica, la diocesi cremonese propone da tempo la Veglia per l’unità dei cristiani, quest’anno nella chiesa di Borgo Loreto: sarà giovedì 20 gennaio, alle 21,00 nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Lauretana e San Genesio a Cremona, alla presenza del Vescovo Mons. Antonio Napolioni, del Pastore Nicola Tedoldi della Chiesa Evangelica Metodista di Piacenza e Cremona, di Padre Doru Fuciu della Chiesa Ortodossa Rumena di Cremona. La celebrazione sarà caratterizzata, nel suo svolgimento, da momenti di chiara impronta sinodale, come ha specificato don Celini, definendola un «momento di vera fraternità».  Quest’anno, il tema della Settimana è tratto dal Vangelo di Matteo: “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti per onorarlo”. Tanti significati in una frase sintetica: «I Magi che sono il simbolo della diversità dei popoli; l’universalità della chiamata che è pure simboleggiata dalla stella; la ricerca inquieta del neonato Re da parte dei Magi, con la sete di verità, di bellezza, di bontà. Come i magi, tutti i cristiani condividono una comune ricerca di Cristo e un comune desiderio di adorarlo. In fondo è proprio questa la missione dei cristiani: chiamati ad illuminare la vita di tutto il mondo, in modo particolare in questo momento in cui tutti sono bisognosi» ha riflettuto don Celini.

Come rimarca l’enciclica “Fratelli tutti”, il dialogo ecumenico è una priorità, che si coniuga all’interno di un cammino iniziato da decenni. Così accade fra i componenti delle chiese non cattoliche e la Chiesa cattolica di Cremona, dove è in atto  «uno scambio fraterno di occasioni» che valica il limite della Settimana di preghiera. Oltre la veglia, infatti, sono già in atto altre iniziative, fra cui spicca la «lectio ecumenica con la condivisione della Parola di Dio, che si tiene una volta al mese fra protestanti, cattolici e ortodossi e condivisa da alcuni fratelli di Cremona, Crema e Piacenza. Altra iniziativa, spiega ancora l’incaricato diocesano, è «45 minuti per conoscersi»: otto Chiese ciascuna delle quali, una per mese, si presenta in modo sintetico. Il conoscere altre realtà aiuta a riscoprire se stessi: come i magi hanno offerto i loro doni; ognuno di noi «offre il dono della propria identità, che è per tutti» dichiara don Celini. Così, i pregiudizi cadono, poiché «il dono della comune fede arricchisce chiunque e fa rinvigorire il proprio cammino e le proprie speranze».

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«I conflitti devono essere risolti con il confronto tra le differenze»: don Pisani ricorda Mazzolari nell’anniversario della nascita

“Né barriere né guerre” con queste parole si è voluto ricordare don Primo Mazzolari nel 132° anniversario della sua nascita presso la cascina di San Colombano, poco distante dalla chiesa parrocchiale del Boschetto (Cremona), nel pomeriggio di giovedì 13 gennaio.

L’incontro, organizzato dalla Tavola della Pace di Cremona, il coordinamento di associazioni che si impegna per promuovere i temi legati alla pace, ha visto l’intervento di don Luigi Pisani, parroco di Bozzolo, che ha introdotto la figura di Mazzolari: «La vita di don Primo si può dividere in due parti, separate dall’esperienza della Prima Guerra Mondiale, esperienza che cambiò profondamente gli ideali patriottici del sacerdote, particolarmente colpito dalla morte del fratello».

«Nel mondo c’è ancora l’idea che una Nazione è rispettata grazie alla sua potenza: don Primo ha scardinato questa idea – ha quindi proseguito don Pisani – un popolo non può essere orgoglioso della potenza dell’esercito e delle armi, ma la capacità di distribuire il benessere e l’attenzione alle differenze: un popolo non dev’essere omologato perché bisogna fare in modo che i diversi vivano insieme».

Da queste premesse del pensiero mazzolariano, quindi la conclusione contro l’utilizzo della guerra: «Le differenze e le disparità devono essere risolte, non con le armi, ma con il confronto e con la politica. Noi dobbiamo essere consapevoli delle decisioni dei nostri: ad esempio noi sappiamo cosa vuol dire usare le armi atomiche? Sarebbe la distruzione del mondo». Ha quindi concluso don Pisani: «Questo è il grande messaggio di pace che don Primo ha iniziato e che tanti suoi contemporanei hanno poi proseguito a sviluppare: abbiamo anche il suo carteggio con don Milani per esempio. Mazzolari fa parte di una bella fetta di mondo cattolico da cui, non solo la Chiesa, ma tutto il mondo può prendere esempio: dobbiamo imparare che non esiste una guerra santa, perché la guerra porta solo a morti e distruzione mentre i conflitti devono essere risolti con il confronto tra le differenze».

A seguire hanno preso la parola altri esponenti in rappresentanza di diverse associazioni: nella differenza degli interventi è stato comune il ricordo degli ideali profetici di pace, amicizia e progresso sociale che caratterizzano il pensiero di don Primo Mazzolari, anche oltre i confini ecclesiali.

Due le sfide principali per il 2022 rilanciate durante il pomeriggio: il disarmo ambientale per riconvertire l’industria militare che è tra i principali fattori di inquinamento e l’adesione al Trattato di abolizione delle armi nucleari dell’Onu entrato in vigore il 22 gennaio 2021, non ha ancora sottoscritto dal governo italiano.




Il “nuovo Messale” un anno dopo: numero speciale gratuito di Rivista di Pastorale Liturgica

 

Poco più di un anno fa, usciva la terza edizione del Messale in italiano. Un lavoro di quasi vent’anni. Che cosa se ne può dire, ad alcuni mesi dall’adozione? Cerca di rispondere a questa domanda il numero speciale e gratuito di Rivista di Pastorale Liturgica (Editrice Queriniana), in cui teologi, liturgisti, ma anche fini pensatori hanno tentato di rilanciare la riflessione e l’azione.

Il numero è solo digitale ed è scaricabile qui.




Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, il 20 gennaio a Borgo Loreto la veglia ecumenica

“In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti per onorarlo”. Questo il tema conduttore, tratto dal Vangelo di Matteo, della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che annualmente si tiene dal 18 al 25 gennaio, in cui gli uomini e le donne di tutto il mondo, appartenenti a diverse tradizioni e confessioni, si riuniscono spiritualmente per pregare per una sola Chiesa.

Incentrata su questa proposta e valorizzandola, la veglia ecumenica diocesana si terrà giovedì 20 gennaio, alle 21, nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Lauretana e San Genesio (Borgo Loreto) a Cremona, in piazza Cappellani Caduti, alla presenza del vescovo Antonio Napolioni, del pastore Nicola Tedoldi della Chiesa evangelica metodista di Piacenza e Cremona e di padre Doru Fuciu della Chiesa ortodossa rumena di Cremona, e sarà caratterizzata, nel suo svolgimento, da momenti di chiara impronta sinodale.

Il compito di preparare a livello internazionale il materiale per la Settimana del 2022 è stato affidato alla commissione nominata congiuntamente dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, dalla Commissione Fede e Costituzione e dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente con sede a Beirut, in Libano. Quest’ultima ha scelto il tema e redatto i testi che guideranno la preghiera dei cristiani di tutto il mondo.

«I Magi ci rivelano l’unità di tutti i popoli voluta da Dio – spiega la Commissione –. Viaggiano da paesi lontani e rappresentano culture diverse, eppure sono tutti spinti dal desiderio di vedere e di conoscere il Re appena nato; essi si radunano insieme nella grotta di Betlemme, per onorarlo e offrire i loro doni. I cristiani sono chiamati ad essere un segno nel mondo dell’unità che Egli desidera per il mondo. Sebbene appartenenti a culture, razze e lingue diverse, i cristiani condividono una comune ricerca di Cristo e un comune desiderio di adorarlo. La missione dei cristiani, dunque, è quella di essere un segno, come la stella, per guidare l’umanità assetata di Dio e condurla a Cristo, e per essere strumento di Dio per realizzare l’unità di tutte le genti».

Dunque, essere la stella che illumina il cammino verso Gesù Luce è la missione della Chiesa, segno forte e significativo di speranza, in un mondo in travaglio e nelle difficoltà della vita di ciascuno, in cui comunque mai manca la presenza di Dio. Per questo i cristiani di tutte le tradizioni e confessioni sono chiamati a essere luce che illumina il cammino, con la preghiera, la parola, le azioni. E devono far sì che le divisioni tra loro non affievoliscano questa luce, affinché la strada non diventi oscura: «Al contrario, siano cristiani uniti, che adorano Cristo insieme e aprono i loro scrigni in uno scambio di doni».

Per questo, anche quest’anno e come sempre, la Settimana di preghiera si pone come del tutto attuale, non disincarnata o lontana dalle condizioni concrete in cui l’umanità si trova storicamente a vivere. Infatti la pandemia che tutto il mondo sta affrontando, con le conseguenti crisi di carattere economico, sociale, politico, di senso, ha evidenziato la necessità e il desiderio, percepiti profondamente e a livello globale, di una vera luce, che illumini le oscurità esistenziali. Questa luce sia offerta dalle Chiese, che «devono collaborare per dare sollievo agli afflitti, accogliere gli sfollati, alleviare chi è schiacciato dal peso della vita, e costruire una società più giusta e onesta».

La Settimana di preghiera, dunque, rappresenta un forte e pressante invito alle Chiese a «lavorare insieme affinché i giovani possano costruire un futuro che sia conforme al cuore di Dio, un futuro in cui tutti gli esseri umani possano sperimentare la vita, la pace, la giustizia e l’amore. La strada nuova per le chiese è la via dell’unità visibile che perseguiamo con sacrificio, coraggio, audacia così che, giorno dopo giorno “Dio regnerà effettivamente in tutti”».

Locandina della Veglia ecumenica del 20 gennaio

 




Sinodo, da metà gennaio nelle Zone le assemblee rivolte a tutti gli operatori pastorali

Prosegue in modo intenso il cammino sinodale della Chiesa cremonese che, dopo gli incontri di avvio guidati dal vescovo nelle cinque zone pastorali nei mesi scorsi, si appresta a vivere un altro momento in cui ogni zona della diocesi sarà chiamata a giocare un ruolo da protagonista anche grazie al lavoro, già svolto e ancora in corso, in ciascuna parrocchia.

Con la metà di gennaio, infatti, prendono avvio nelle cinque zone pastorali le seconde assemblee sinodali, questa volta aperte a tutti gli operatori pastorali.

«A motivo dell’aumento dei contagi – spiega il vicario episcopale per la Pastorale, don Gianpaolo Maccagni – abbiamo previsto un primo momento, il venerdì sera, in ogni parrocchia o unità pastorale. Sarà fornita una traccia comune da seguire insieme a un video con la riflessione del vicepresidente della Cei per l’area nord, l’arcivescovo Erio Castellucci, e di alcune famiglie, per soffermarsi sull’idea di comunità cristiana che sta emergendo nella prospettiva delineata da Amoris Laetitia. Il sabato mattina successivo, dalle 9 alle 12, i lavori continueranno invece a livello zonale, in due sedi distinte: una per gli operatori pastorali dell’area Giovani (catechisti, educatori e insegnanti) e un’altra che radunerà tutti gli altri operatori».

Inaugura il percorso la Zona 2, i cui operatori pastorali, dopo il ritrovo di venerdì 21 gennaio in ogni parrocchia, si incontreranno sabato 22 a Soresina. I due poli scelti per gli incontri sono la Scuola dell’Immacolata per l’area Giovani e l’Oratorio Sirino per le altre aree.

Il weekend successivo sarà invece il turno della Zone 4 e 5. Per la zona 5 il punto di ritrovo sarà il paese di Rivarolo Mantovano, in due distinti locali della parrocchia. In zona IV, invece, gli operatori dell’area Giovani si riuniranno presso la palestra di Cicognolo, l’altro luogo d’incontro è in via di definizione.

A concludere il ciclo di incontri saranno la Zona 1 nel weekend del 18 e 19 febbraio e, infine, la Zona 3 il 25 e 26 febbraio.

Gli incontri del sabato propongono due momenti di gruppo, coordinati da un “moderatore”, che avrà il compito di guidare il lavoro e sintetizzare i vari contributi. Il primo momento sarà incentrato sul tema della famiglia, basato sulla propria esperienza familiare e sull’incontro con le altre famiglie. Il secondo momento verterà, invece, su una condivisione di idee, qualche proposta e passo concreto da compiere perché lo stile familiare possa cambiare e innovare il concetto dell’ “essere chiesa”. Ogni incontro terminerà con una breve conclusione pensata per rilanciare il senso del laboratorio e la preghiera dell’Angelus.

«Gli incontri zonali che si sono svolti tra la fine di ottobre e l’inizio di dicembre – racconta il vicario episcopale per la Pastorale – hanno visto una buona presenza, con una media di 80/90 persone in rappresentanza di quasi tutte le parrocchie, soprattutto laici, ma con la presenza anche di sacerdoti, religiosi e diaconi. Direi che si è raggiunto l’obiettivo, che era quello di presentare e chiarire lo scopo di un cammino sinodale che coinvolge la Chiesa intera, partendo dal “basso“».

Tra momenti di ascolto della Parola, riflessione e confronto non sono mancate occasioni in cui tracciare l’immagine di Chiesa di oggi. Lo si è fatto letteralmente chiedendo di disegnare la Chiesa che ciascuno sta sperimentando. «Dai disegni – prosegue don Maccagni – emergono alcune costanti: viene quasi unanimemente presentata in difficoltà, povera di numeri, isolata dalla realtà e dal mondo, che viene disegnato accanto, o comunque altrove; una Chiesa ingessata e spesso a disagio. Ricorrenti le descrizioni di una Chiesa cittadella fortificata, ma anche vuota e che si interroga su dove sono andati tutti, in particolare bambini e giovani. Nel frattempo, però, i disegni mettono in luce il desiderio di una Chiesa “casa” dalle porte spalancate, con una strada in entrata e uscita. Una Chiesa che raccoglie e convoca, dai volti diversi, desiderosa di riempire di nuovo gli spazi, oppure di uscire accompagnando le persone senza “catturare“. Emerge il desiderio di uscire dagli steccati, vincendo la paura, per incontrare la realtà e le persone, e per vincere l’isolamento. Nei disegni la mascherina, i distanziamenti tra i banchi, le norme prudenziali ricordano quanto questo abbia segnato le nostre comunità». Nel confronto sono emerse anche aspettative deluse, con la fatica a volte a individuare germogli di vita da incoraggiare. «Trapela però la convinzione – conclude il vicario per la Pastorale – che il Sinodo è una preziosa occasione per individuare la direzione da prendere per un cammino da fare insieme. Anche se rimane la paura di sprecarla inutilmente in vuoti discorsi».




Fratello Facio: il santo della carità, lavoratore e pellegrino

Nato a Verona intorno al 1196, intorno ai trent’anni Facio, per motivi politici lasciò la sua città d’origine per trasferirsi a Cremona dove esercitò l’attività di orafo. Il suo viaggio a Verona per riconciliarsi con gli avversari lo costrinse per alcuni anni alla prigionia. Rientrò quindi, probabilmente negli anni sessanta del XIII secolo, a Cremona, dove promosse la Confraternita dello Spirito Santo, della quale divenne massaro (cassiere – elemosiniere). Gli obblighi di questo consorzio sono descritti dal suo affiliato di Piacenza: riunione ogni domenica per raccogliere le elemosine che i massari, eletti tra i confratelli, portavano poi ai poveri che si vergognavano di mendicare. Insieme ai membri ordinari dovevano esserci dei penitenti che si consacravano a tempo pieno a questa attività caritativa. Facio portava mantello e barba, segni esteriori della vita penitenziale volontaria. Come Omobono, dunque, si fece “conversus”: da qui si comprende il titolo di “frater” che gli è stato attribuito.

Le caratteristiche della sua santità possono essere sintetizzate sotto tre aspetti: nel lavoro, nel pellegrinaggio e nella carità. La sua fu una vita di preghiera e penitenza, ma la vita di san Facio lega il suo nome al latino “facere”, presentandolo dunque come un santo attivo e modello facilmente imitabile dal laicato. Lavoro che, però, dagli agiografici non è esaltato in se stesso, ma in quanto serve per l’elemosina ed, essendo orefice, a costruire vasi sacri per le chiese. Il pellegrinaggio nel XIII secolo è un mezzo di santificazione privilegiato. Facio sarebbe stato diciotto volte a San Giacomo di Compostela e altrettante volte a Roma, oltre che in altri santuari. Cristo, la Vergine, l’apostolo Pietro erano l’oggetto della sua devozione. La terza direttrice della spiritualità di san Facio è l’aver trasformato, in modo assai intenso negli ultimi otto anni della sua vita, la sua tensione penitenziale, manifestata soprattutto nei pellegrinaggi, in una scelta di servizio ai poveri. Una vita che si colloca anche nelle lotte politiche del suo tempo e nelle quali si schierò come guelfo per il partito della Chiesa.

Facio morì all’alba del 18 gennaio 1272 e questo fu da subito il giorno della sua festa liturgica. Dopo alcuni spostamenti di date, l’ultima riforma del calendario liturgico ha riportato la sua memoria al “dies natalis”, ma poiché la sua azione fu rivolta prevalentemente alla città di Cremona, il suo culto è declinato e la Cattedrale ne conserva le reliquie, l’Ufficio liturgico diocesano ha ritenuto di non inscriverlo come memoria obbligatoria per tutta la diocesi, ma quale memoria facoltativa, indicando che sia ricordato nella città che l’ha accolto, che ha servito e che ne custodisce la sepoltura.

La principale fonte storica sulla vita e i miracoli di san Facio è un manoscritto in scrittura gotica italiana databile tra fine XIII e inizio XIV secolo. L’originale è conservato ad Harvard, mentre a Cremona, in Archivio di Stato, si trova una copia del 1500. La Vita, edita e studiata dallo storico francese André Vauchez, fu tradotta da don Carlo Bellò nel 1972. L’antico documento è annotato da una scrittura notarile che nei margini sottolinea i momenti salienti della vita e numera i miracoli, informando anche che il codice apparteneva all’Ospedale Maggiore di Cremona e che la vita con la raccolta dei miracoli è stata composta dal presbitero Giovanni su commissione di Giovanni Belli arciprete della Cattedrale. Annotazioni che sono da collocare dunque dopo la metà del XV secolo, epoca in cui venne fondato l’Ospedale Maggiore, la cui chiesa settecentesca, conosciuta come Foppone, era intitolata proprio a san Facio.

 

Approfondimento storico-agiografico su san Facio
(a cura di don Daniele Piazzi)

 

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