Castelleone, l’abbraccio della Madre della Misericordia nell’anniversario delle apparizioni

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La comunità di Castelleone è tornata a celebrare la memoria delle apparizioni della Vergine della Misericordia a Domenica Zanenga, nei giorni 11, 12, 13, e 14 maggio dell’anno 1511. E proprio l’11 maggio, dopo due anni di sospensione, la processione dalla chiesa parrocchiale fino al Santuario è il segno di una devozione che i secoli non hanno affievolito.

Aprendo la celebrazione nella chiesa di SS. Filippo e Giacomo monsignor Napolioni ha richiamato l’attesa forzata di questo appuntamento, invitando a ricordare nella preghiera chi non c’è più e – passando nelle strade – a pregare per chi abita il paese.

La preghiera del rosario e la musica della banda di Castelleone hanno scandito i passi della processione che ha attraversato il centro abitato, il mercato e le bancarelle della festa popolare che la tradizione unisce alla memoria delle apparizioni. Davanti a tutti le carrozzine degli anziani e dei malati della casa di riposo “Busi” accompagnati dagli operatori, poi le classi di catechismo e tutta la comunità: giovani, famiglie, bambini, anziani. Con monsignor Napolioni anche il vescovo emerito Dante Lafranconi, il parroco don Giambattista Piacentini e altri sacerdoti della zona.

Ad accogliere i fedeli sulla porta del Santuario “vestito a festa” dei colori bianco e azzurro di Maria, il custode don Renato Onida che ha benedetto l’ingresso delle tante persone in preghiera che hanno gremito la chiesa per partecipare alla Messa presieduta dal vescovo, aperta dal gesto dell’offerta del cero posto ai piedi della Vergine dal sindaco di Castelleone Pietro Enrico Fiori.

«Dio non ha i soldi e non ha nemmeno i soldati». Ha esordito il vescovo nella riflessione proposta durante l’omelia. «Perché  dunque noi ricorriamo a Lui? Che cosa può fare mentre il mondo pensa di risolvere tutto con i soldi e i soldati? E invece rischia di distruggersi. Non solo su scala mondiale, ma anche nel piccolo».

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Domande che riguardano un tempo segnato dalle fatiche e dai timori, nel mondo e nelle vite di ciascuno, nelle comunità e nelle famiglie ma che trovano una risposta proprio dallo sguardo rivolto a «questa ragazza che canta il Magnificat e manifesta la sua fede nella potenza di Dio ed è piena di gioia». Commentando le letture del giorno mons. Napolioni ha posto al centro della riflessione la «ricchezza di grazia e di misericordia di Dio» che ha toccato Paolo convertendolo a Cristo e che ha trovato in Maria «la creatura più piena». «Possa essere il suo – ha aggiunto – il volto della Chiesa che riscopriamo in questo tempo in cui siamo tentati di sentirci pochi, vecchi, sterili e un po’ disperati. No, vogliamo ritrovare la nostra giovinezza spirituale, lo stupore dell’incarnazione, la fedeltà della presenza del Signore nelle circostanze più difficili della storia umana. Dobbiamo essere una Chiesa che gli dà una mano nel realizzare con gioia e fiducia le promesse del Magnificat».

Ma come – torna la domanda iniziale – come si fa a «rovesciare i potenti senza soldi e senza soldati? Con la preghiera – è la risposta suggerita dal vescovo – con l’amore, la penitenza, con la testimonianza della nostra fede, l’incoraggiamento alle nuove generazione perché osino credere in un futuro migliore e lo costruiscano insieme ai credenti».

Prima della conclusione della celebrazione il parroco don Giambattista Piacentini ha preso la parola per un breve messaggio di saluto e ringraziamento: «Ci siamo riappropriati di un bel gesto – ha detto – il cammino dalla chiesa parrocchiale al Santuario. Partendo dal luogo dove ordinariamente celebriamo l’Eucaristia, ogni tanto abbiamo bisogno di tornare alla Madre per riscoprire di essere accolti, consolati tra le braccia della Madre. Questo è il luogo dove la nostra comunità sperimenta, attraverso l’amore di Maria, la bellezza di essere la Chiesa del Signore».

La messa dell’anniversario delle apparizioni si è quindi conclusa, prima della benedizione finale, con la lettura della preghiera alla Madre della Misericordia di Castelleone, proclamata dai concelebranti, rivolti verso la statua della Vergine e accompagnati dalla voce dell’assemblea.