Grazie ai migranti la cura delle aree verdi di Cremona

I lavori proseguiranno anche nelle prossime settimane grazie all'intesa tra Comune e Caritas. Coinvolte anche altre realtà della provincia
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Attività di volontariato nelle aree verdi della città di Cremona per i migranti ospiti alla Casa dell’Accoglienza. Un impegno che sempre più li vede attivi nella manutenzione dei giardini pubblici e delle aree verdi della città.

Così, dopo i lavori che li hanno visti all’opera per la verniciatura della panchine di piazza Roma e per quelle del parco del Vecchio Passeggio, nei giorni scorsi, muniti delle necessarie attrezzature e seguendo le indicazioni degli addetti del Servizio Verde Pubblico del Comune, hanno svolto interventi di scerbatura nelle aiuole dei giardini di piazza Castello e in quelle di via 1° Maggio (in foto).

Altri lavori di manutenzione di aree verdi proseguiranno anche nelle prossime settimane nel resto dei quartieri cittadini.

«Si tratta di un importante opera di volontariato e ringraziamo la Caritas per la disponibilità nell’accoglienza e integrazione dei migranti», commentano al riguardo le assessore del Comune di Cremona Alessia Manfredini (Ambiente) e Rosita Viola (Vivibilità Sociale). «L’obiettivo – precisano ancora le due assessore – è favorire i percorsi di integrazione, arricchire la conoscenza del territorio, contribuire all’apprendimento di competenze e professionalità, oltre a stimolare un impegno per la cura dei beni comuni della nostra città attraverso azioni concrete a favore dell’intera comunità».

Tutto ciò è reso possibile grazie all’intesa tra il Comune di Cremona e la Caritas diocesana e che prevede attività volontarie a favore della collettività.

«Questo non accade solo a Cremona – sottolinea don Antonio Pezzetti, direttore di Caritas Cremonese – ma in molte delle realtà dove i migranti sono ospitati: come, ad esempio, a Pessina Cremonese, Villarocca o Cingia de’ Botti. In accordo con le realtà locali, ma anche per aiutare qualche privato. Accanto a quanti sono accolti con il progetto Sprar e godono di una “borsa-lavoro”, c’è anche l’impegno di tutti gli altri che sono ospitati nelle nostre strutture, e svolgono questi lavori come volontariato».

«Sicuramente – conclude don Pezzetti – si tratta di un bel segno. Non è solo questione di far qualcosa per occupare il tempo, ma dimostrare le proprie capacità e il proprio desiderio di contribuire al bene comune: oggi come volontari, domani magari con un lavoro».