Volontariato nelle strutture Caritas per educare alla cura

Intervista al direttore di Caritas Cremonese, don Antonio Pezzetti, guardando al nuovo anno pastorale, che sarà caratterizzato dall'inaugurazione di Casa di Nostra Signora
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Tempo di vacanze, ma non per la Caritas diocesana. Anche per tutto il mese di agosto, infatti, gli uffici di via Stenico rimangono aperti per le esigenze di tanti. Così come continua il lavoro quotidiano nelle tante opere segno: Casa dell’Accoglienza, Casa della Speranza, Fattoria della Carità e le comunità San Francesco, Lidia Pieresca e Giovanni Paolo II. Intanto si progetta il nuovo anno pastorale: al riguardo abbiamo chiesto alcune anticipazione a don Antonio Pezzetti, direttore di Caritas Cremonese.

 

Don Antonio, Caritas è certamente sinonimo di operatività, ma tra i suoi obiettivi primi ha anche quello dell’educazione a uno stile caritativo: quali saranno le tematiche su cui lavorerete il prossimo anno?

«È necessaria subito una precisazione. Le tematiche che ci guideranno nel nuovo anno pastorale non sono solo di Caritas: sono state ragionate insieme a tutti gli uffici di Curia che con noi formano il settore “Nel mondo, con lo stile del servizio”, coordinato da don Bruno Bignami. Insieme a noi c’è anche la Pastorale delle migrazioni, quella missionaria, sanitaria e la pastorale sociale e del lavoro».

 

Già in passato molte attività erano svolte in maniera sinergica, ora dunque lo saranno sempre di più?

«Esatto. Uno dei temi che ci guideranno, partendo dall’enciclica Laudato si’, è quello della cura, intesa come attenzione all’ambiente e all’altro: il povero, lo straniero, il malato. In questo senso vi saranno occasioni formative nelle parrocchie e nelle zone. E, appunto, sarà un discorso generale in cui naturalmente converge l’attenzione specifica dei nostri vari uffici».

 

A caratterizzare il cammino pastorale della Chiesa cremonese nel nuovo anno c’è il riferimento evangelico del Discorso della Montagna di Gesù…

«Naturalmente sarà un punto di partenza anche per noi. Sulla montagna Gesù consegna il Padre Nostro: è un discorso di fratellanza e fraternità che, soprattutto come Caritas, non può che metterci in discussione e interrogarci. In questo senso ci vengono in aiuto anche le parole di Papa Francesco che, a più riprese, invita a costruire ponti più che barriere».

 

Parlando di educazione, soprattutto nelle parrocchie, l’attenzione va naturalmente ai giovani. Per loro ci saranno proposte specifiche?

«Ribadiremo un auspicio, espresso in diverse occasioni anche dal vescovo Antonio: che le diverse opere segno della Caritas possano diventare sempre di più luoghi dove vivere questi aspetti della fraternità e della vicinanza, attraverso esperienze di volontariato».

 

Lei accennava alle opere segno: entro fine anno a Cremona è in agenda l’inaugurazione della rinnovata Casa di via Ettore Sacchi?

«Sì, l’avevamo annunciato in Quaresima: l’occasione sarà, come è ormai tradizione per questo tipo di inaugurazioni, la festa patronale di sant’Omobono. I lavori stanno continuando secondo programma per arrivare in tempo al taglio del nastro. L’avvio effettivo dei servizi credo sarà subito dopo Natale. Ricordiamo che si tratta di realizzare un progetto di accoglienza e sostegno alle donne in stato di fragilità e disagio all’interno della Casa di Nostra Signora del S. Cuore di Gesù, in via Ettore Sacchi 15, a Cremona. La struttura è stata donata alla Diocesi dall’Istituto secolare delle Oblate di Nostra Signora del Sacro Cuore, che all’interno avrà la sua sede. Vi sarà, inoltre, la presenza stabile di alcune religiose togolesi giunte in diocesi ormai da qualche tempo: le Suore di Nostra Signora di Nazareth. Il “Tavolo Rosa”, coordinato dalla prof. Paola Bignardi, sta portando avanti questo progetto che, come noto, si svilupperà su tre direttrici: abitare, lavorare, educare».

 

Questa inaugurazione avverrà dunque nel contesto della Settimana della Carità, che si svolgerà secondo il solito schema?

«No. Quest’anno non ci sarà il consueto convegno delle Caritas parrocchiali, ma un evento sul tema della povertà alimentare. La scelta non è casuale, visto che quest’anno ricorrono i cento anni delle Cucine Benefiche della san Vincenzo de’ Paoli. Sarà questo un importante spunto di riflessione».

 

Tutto si svolgerà a Cremona o anche le “periferie” della diocesi saranno coinvolte?

«Stiamo organizzando anche due eventi fuori città: nel Casalasco sulla Laudato si’ e nella Bergamasca, richiamandoci all’Anno giubilare e alle opere di misericordia, vorremmo richiamare l’attenzione su una delle nostre strutture segno, la Casa della Speranza, attraverso il progetto “La lucerna nella nebbia”. L’Aids non fa più notizia come in passato, eppure coinvolge ancora tante persone, e non solo categorie a rischio».

 

Vi saranno poi altre scadenze significative?

«Sicuramente l’Avvento di fraternità e la Quaresima di carità. Nel primo caso, sempre in collaborazione con l’Ufficio missionario, cercando di rispondere a qualche bisogno “lontano”; nel secondo guardando a qualche necessità del nostro territorio. Ma sulle destinazioni specifiche non c’è ancora nulla di definito. Vi sono poi altre occasioni, ma non prettamente di Caritas».

 

Quali?

«L’11 settembre si celebra la Giornata del Creato. Solitamente veniva festeggiata a “La isla de burro” della Fattoria della carità di Cortatano, dove sono allevati gli asini per la pet-therapy. Pur in continuità con questa tradizione, insieme a don Bignami abbiamo pensato di dare quest’anno all’evento una diversa caratterizzazione. Ci troveremo nell’ex oratorio di Zanengo, dove sarà inaugurato un nuovo campo per gli asisi, alla presenza del vescovo saveriano mons. Giorgio Biguzzi, emerito della diocesi di Makeni, in Sierra Leone».

 

E poi?

«Anzitutto la Giornata del Migrante e del Rifugiato. Fino all’anno scorso il Segretariato Migrantes era accorpato all’Ufficio Caritas, ora è stato affidato a don Anton Jicmon: è lui che si sta occupando direttamente dell’organizzazione. Come dicevo all’inizio, però, tutte queste iniziative non sono esclusiva di un solo ufficio, ma pensate e promosse dall’intera area pastorale. In questo senso celebreremo anche la Giornata del malato».

 

Per concludere non si può certo tralasciare l’impegno nell’accoglienza dei migranti: oggi quanti sono ospitati nelle stretture della diocesi?

«Considerando le persone ospitate a Casa dell’Accoglienza, sul territorio nelle parrocchie o in altre strutture e tramite la Coop. Nazareth direi ci aggiriamo sulle 370 unità. Lo scorso anno pastorale è stato caratterizzato dall’accoglienza diffusa, che certo continuerà. Si tratta, infatti, di un problema ancora aperto. Continuerà dunque l’impegno delle realtà che già hanno offerto disponibilità all’accoglienza, ma magari anche con altri che si apriranno a questa possibilità».