Migranti: numeri stabili nell’accoglienza. L’attenzione ora si focalizza su chi deve lasciare le varie strutture

Il punto del direttore di Caritas cremonese don Antonio Pezzetti alla fine di un anno intenso
image_pdfimage_print

Continuano anche in queste settimane gli arrivi di migranti sul nostro territorio, ma il problema principale non quello del reperimento dei posti, quanto la condizione di coloro che, ottenuto o meno l’agognato permesso, devono lasciare le struttere di accoglienza. Una situazione a cui Caritas Cremonese guarda con particolare attenzione, nella consapevolezza che, nel periodo più rigido dell’anno, nessuno può essere messo alla porta da un giorno all’altro.

“Il picco degli arrivi – conferma don Antonio Pezzetti, direttore di Caritas Cremonese – è stato in estate. L’8 luglio le presenze erano 360. Da allora la situazione si è stabilizzata all’interno di Casa Accoglienza dove il numero dei nuovi arrivi, come nel caso dei 6 di questi giorni, è controbilanciato dalle partenze. Dal punto di vista della prima accoglienza siamo in un periodo di relativa calma”.

Questo anche grazie alle diverse disponibilità di collocazione individuate dalle Prefettura sul territorio. Così dei 26 arrivi di questi giorni solo 6 sono stati destinati al complesso di viale Trento e Trieste.

La situazione cremonese rispecchia quella a livello nazionale, dove risultano attualmente presenti 100mila migranti a fronte di circa 350mila arrivi.

“Chi ottiene la protezione sussidiaria o l’asilo politico – precisa don Pezzetti – ha la possibilità di rimanere nella struttura per ancora sei mesi o viene collocato in altre città italiane attraverso lo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Agli altri è chiesto di lasciare le strutture e rientrare nel loro paese, anche se intendono presentare appello”.

Il via vai presso la Casa dell’Accoglienza è dunque continuo. Una cinquantina di persone hanno ottenuto il permesso o sono in attesa di riceverlo, mentre a una ventina è stato rifiutato. È proprio a loro che si guarda con una certa preoccupazione, complice anche il clima rigido del periodo, e la consapevolezza che i criteri di selezione oggi sono molto più restrittivi.

“Il lavoro della Commissione – continua il direttore di Caritas Cremonese – sta accelerando, ma c’è anche da dire che le valutazioni avvengono con criteri differenti rispetto al passato. Un esempio: per i giovani neomaggiorenni prima almeno il permesso umanitario era scontato, ora non è più così. Abbiamo avuto casi di ragazzi, maggiorenni solo da pochi mesi, e che già erano inseriti nel progetto Sprar e frequentavano la scuola per la formazione edile, che hanno avuto il diniego. In questo modo non si è tenuto minimamente conto di quanto era stato fatto e ancora si stava facendo”.

“Se all’inizio era un problema di accoglienza – conclude don Pezzetti – ora il problema è di persone che, dopo un anno o due di attesa della decisione della Commissione, si vedono costrette a lasciare la struttura d’accoglienza. Su questa nuova situazione come Caritas siamo chiamati a interrogarci se davvero siano garantiti i diritti umani di queste persone”.

La provenienza da paesi in cui vi sono dittature meno “famose” di altre non garantisce la possibilità di ottenere un documento, ma interroga certamente sull’accoglienza che, almeno per legge, dovrebbe interrompersi e su come dall’oggi al domani le possibilità di tanti a costruirsi un futuro crollino come castelli di carte. E non va meglio per chi, pur con un permesso in tasca, rimane senza soldi e lavoro. È questa la nuova emergenza a cui Caritas Cremonese cerca di far fronte.