Uno sguardo che educa al centro dell’Happening 2021: tre serate per riflettere e incontrarsi

Si è conclusa l'edizione 2021 della rassegna organizzata da Comunione e Liberazione dedicata al tema “Dagli occhi si capisce quando la vita ricomincia”
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“L’educazione è questione di cuore”. Con questo terzo e ultimo incontro si è concluso ieri sera l’Happening di Cremona. Quest’edizione, dal titolo “Dagli occhi si capisce quando la vita ricomincia”, è stata straordinariamente ricca nonostante le difficoltà di organizzare eventi pubblici in tempi stretti e con le incertezze dovute alla pandemia.

I primi due incontri, in piazza Stradivari, sono stati dedicati all’esperienza della Piazza dei Mestieri di Torino e alla presentazione della vita di Enzo Piccinini, un chirurgo modenese che ha cambiato la vita di migliaia di persone (e di medici) con la sua testimonianza appassionata prima di morire a soli 48 anni in un incidente d’auto.

Filo conduttore di tutta l’edizione è stata l’educazione declinata in tutte le sue forme, ma non in astratto. Testimonianze, racconti, dialoghi sono stati al centro di tutto.

L’incontro di sabato sera, dal titolo “Mi interessi tu – L’esperienza educativa di Piazza dei Mestieri”, ad esempio, è stato commovente per i racconti di chi opera in questo centro di formazione rivolto ai giovani dai 14 ai 18 anni, con sedi operative a Torino e Catania. A parlare, sul palco, Mauro Battuello, Cristina Bernardi e Monica Pillitu. «Non ci interessano grandi discorsi, ma che i ragazzi scoprano quello per cui sono fatti, coinvolgendosi nel lavoro. Che possano verificare che i loro talenti e il loro potenziale non è sprecato, ma è preso sul serio e ha possibilità di portare frutto». Piazza dei mestieri, infatti, è un luogo unico nel suo genere dove sono sorti un ristorante, un birrificio, una tipografia, aziende di design: tutte occasioni, hanno spiegato gli operatori del Centro, «per rimettere al centro l’educazione e il rapporto con i ragazzi, anche durante la pandemia».

E una passione educativa è quella che ha travolto Enzo Piccinini, medico modenese del quale è in corso la causa di beatificazione (è già Servo di Dio). Il giornalista Marco Bardazzi ne ha tracciato l’esistenza in un libro edito da BUR Rizzoli “Ho fatto tutto per essere felice – Enzo Piccinini, storia di un insolito chirurgo” che lui stesso ha definito un «corpo a corpo»: ha raccolto in oltre 50 interviste tra l’Italia e gli USA (dove Piccinini si era formato) racconti e testimonianze di chi ha avuto l’occasione di lavorare o imbattersi in quest’uomo che aveva come unico puntiglio nella vita quello di cercare la felicità. Non di avere una vita “a posto”, ma vivere una vita che fosse “unita”. E questo valeva per la famiglia (era sposato con 4 figli), nel rapporto con i pazienti, con i colleghi, con la politica, con la fede, con i maestri che ha incontrato. Tanto che oggi si parla ancora di “metodo Enzo” in molti ospedali italiani. A presentare il libro erano presenti l’autore, Stefano Siboni, un giovane chirurgo milanese che ha raccontato in maniera molto toccante la sua esperienza di medico durante il covid e poi Claudio Bottini, amico di Piccinini che con lui visse anche gli anni turbolenti delle contestazioni giovanili, delle Brigate Rosse ma anche dell’incontro con alcuni amici cattolici legati a Comunione e Liberazione che cambieranno per sempre la loro vita.

Come detto all’inizio, l’Happening si è concluso però ieri sera con un incontro partecipatissimo (nonostante il maltempo) in Sala Bonomelli, presso il Centro Pastorale, moderato dal giornalista Cristiano Guarneri. Al tavolo dei relatori erano presenti Roberta Balzarini (dirigente del Liceo Vida), Roberta Mozzi (dirigente dell’IIS Torriani) e Ugo Comaschi, di AAA Lavoro. In un dialogo serrato con alcuni studenti delle scuole superiori cremonesi e con alcuni genitori, si è messo a tema il ruolo della scuola, dell’insegnamento, dell’educazione senza sconti. Le testimonianze dei ragazzi, in particolare, sono partite dalle difficoltà della dad per arrivare ad abbracciare un orizzonte più ampio.

«Abbiamo chiesto ai nostri prof di tornare a guardarci negli occhi e vederci per davvero», ha raccontato Aurora del collettivo del liceo Manin. «E noi con tutti i nostri limiti stiamo cercando di ricordare ai nostri studenti che il covid non è tutto, che la vita ha un respiro molto più bello, grande e ampio che va riscoperto», ha detto Balzarini. Perché alla fine, come ha chiosato Comaschi, è tutta una questione di libertà e di sguardo. «Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi e ci faccia sentire amati. Allora lì uno riscopre quanto vale, si rimette in gioco. A scuola, sul lavoro, in famiglia».

Uno sguardo che è lo stesso respiro che l’Happening ha voluto regalare anche quest’estate a tutta la città.

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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