Uniti dal dolore, fratelli nella preghiera: celebrazione interreligiosa al cimitero di Cremona (VIDEO e FOTO)

Il vescovo Napolioni con i rappresentanti delle comunità cristiane, islamiche e sikh ha pregato per i defunti del Covid-19; presenti anche prefetto e sindaco
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Il cimitero di Cremona ha accolto nella mattinata di sabato 16 maggio i rappresentanti religiosi e civili per una preghiera interreligiosa in memoria delle vittime del Covid–19.

Erano presenti i ministri di diverse confessioni cristiane: per i cattolici il vescovo di Cremona mons. Antonio Napolioni, il pastore Nicola Tedoldi della Chiesa Metodista di Cremona e Piacenza, don Anton Jicmon, assistente spirituale della comunità cattolica rumena di Cremona, e don Pietro Samarini vicario zonale e parroco in città. Presenti anche l’imam Hassan Fathi Abouelmagd, del Centro Culturale Islamico “La Speranza” di Cremona, e Gurdwara Sri Guru Kalgidhar Sahib della comunità sikh, oltre al prefetto di Cremona Danilo Gagliardi e il sindaco Gianluca Galimberti.

A introdurre il gesto è stato don Federico Celini, responsabile diocesano per pastorale ecumenica e il dialogo interreligioso.

Il primo a intervenire è stato il pastore metodista, che ha ringraziato medici e infermieri per essere stati «la carezza di Dio» per tutti i malati e i moribondi.

Ha preso poi parola l’assistente spirituale della comunità cattolica rumena, che ha recitato il bellissimo “Tatal Nostru” e alcuni passi dell’Ufficio dei defunti, ricordando che bisogna allenarsi all’unità ogni giorno per non farsi trovare impreparati quando le circostanze sono sfavorevoli.

L’imam e i rappresentanti dei Sikh hanno elevato preghiere per i defunti, ricordando che i loro fedeli si sentono cremonesi e italiani e che per Cremona e l’Italia si sono spesi anche durante la pandemia.

Infine l’intervento di monsignor Napolioni e del sindaco della città. Il vescovo ha ricordato che «il dolore si fa palestra di fratellanza» e ha evocato le parole di San Francesco D’Assisi, capace di lodare la morte perché «quando è accompagnata dalla tenerezza di Dio rivela il senso della vita e ci ricorda che siamo fragili e bisognosi gli uni degli altri». «Il dolore – ha detto –da ferita può diventare feritoia di salvezza».

Il sindaco Galimberti ha chiosato: «Questo virus ci ha tolto il respiro, ma questa preghiera incarnata ci ha ridato il soffio dell’essere umani, fragili, desiderosi dell’altro senza il quale non c’è respiro».

Tutti i presenti, infine, hanno recitato la preghiera comune scritta per l’occasione da Mario Gnocchi, già presidente nazionale del Segretariato per le attività ecumeniche

 

Fotogallery della preghiera

 

 

Maria Acqua Simi

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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